martedì, giugno 20, 2006

Disonore

Michael Yon e' uno dei miei fotoreporter preferiti; ha narrato la guerra in Iraq in maniera esemplare. Quello che ho letto qui , con colpevole ritardo, sul trattamento riservato a lui ed alla sua opera, mi sono chiesto: Sfruttamento commerciale o pura canaglieria?
Grazie a Wellington e a Dallas per la traduzione e la diffusione e grazie a Vincenzo Fiorentini, per l'elenco dei magazine spacciati in Italia da Hachette.



l fotografo freelance americano Michael Yon,
autore di molte famose immagini scattate sul fronte iracheno,
sta cercando di far circolare per la blogosfera questo suo testo. Noi
aderiamo alla sua richiesta su segnalazione del nostro amico e
affezionato commentatore Dallas che ha anche effettuato la
traduzione in Italiano. Chiunque lo desideri può riprodurre il seguente testo sul suo blog (o anche solo linkare questo post).

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Disonore.


Recentemente,
una nuova rivista è stata pubblicata negli Stati Uniti ed in Canada da
uno degli imperi editoriali internazionali più importanti.


HFM è un’azienda francese nota per la pubblicazione di altri ben conosciuti periodici:

American
Photo, Boating, Car and Driver, Cycle World, ELLE, ELLE Decor,
ELLEgirl, Flying, For Me, Home, Metropolitan Home, Popular Photography
& Imaging, Premiere, Road & Track, Road & Track Road Gear,
Road & Track Speed, Sound & Vision, Woman’s Day and Woman’s Day
Special Interest Publications.


La loro ultima rivista si chiama “SHOCK”.


Nel
comunicato stampa distribuito su larga scala che ne annunciava il
debutto, Mike Hammer – capo redattore – l’ha definita come “il Life
magazine per il nuovo millennio”.




Le
persone dietro questa rivista già conoscono bene l’effetto di immagini
di un certo tipo; essi contano proprio sulla forza di quell’effetto per
il successo della rivista.


Lo stesso Hammer ha detto più volte, su più pubblicazioni e siti web:


“Shock
evoca un responso fortemente emozionale da parte dei consumatori quando
essi ne vedono le foto e leggono le storie che si celano dietro di
esse. Shock riempie uno spazio per il consumatore di oggi il cui
appetito visivo è cresciuto ma non è stato efficacemente servito ancora
da nessun medium. Shock fornisce invece un banchetto sfolgorante per
gli occhi, e con carattere.”



Ed
in effetti, stanno decisamente rimepiendo degli spazi con un sacco di
qualcosa, ma c’è certamente molto poco di sfolgorante nel modo in cui
SHOCK ha usato una delle mie foto più famose - senza il mio permesso e
senza che io ne fossi nemmeno a conoscenza – servendolo come portata
principale del primo piatto di quel “banchetto per gli occhi, e con
carattere”.



L’immagine più prominente sulla copertina è la mia foto del Maggiore Mark Bieger che
culla una bambina iraquena – Farah – ferita a morte dallo scoppio di
un’ autobomba, un attentato ad opera di insorgenti che coinvolse
brutalmente un gruppo di ragazzini mentre correvano incontro a militari
statunitensi in pattuglia, per salutarli.


Ma
la foto è macchiata dal titolo sensazionalistico “LA GUERRA E’ ANCORA
UN INFERNO , la Stridente Prova che l’Iraq è il nuovo Vietnam”.


L’articolo
interno relativo alla copertina non è altro che una ristampa di foto di
entrambe le guerre, posizionate a coppie affiancate, al fine di provare
come queste guerre siano simili. L’utilizzo del mio lavoro in questo
contesto potrebbe far insinuare che questa sia [anche] la mia opinione.





Sopra:Foto del Maggiore mentre culla Farah.



Le
circostanze catturate in quell’immagine, così come il fatto chiave che
quella foto l’avevo scattata io, erano facilmente conoscibili.


Infatti,
non riesco a capire come una qualsiasi agenzia fotografica potesse
ragionevolmente affermare di non sapere che quella era una mia
fotografia, che era stata scattata immediatamente dopo che
l’attentatore aveva attaccato i bambini, e che io ero appena riuscito
ad emergere da una protratta disputa con l’esercito [americano] per
proteggerne il copyright. La ragione per la quale posso affermare senza
dubbio che il team responsabile di SHOCK sapesse tutto questo e lo
stesso abbia operato con un preciso intento, si può trovare all’interno
della copertina.




infatti – assieme all’indice dei contenuti – c’è una mia foto mentre
tengo una copia incorniciata dell’immagine in questione. Quella foto fu
scattata per accompagnare un articolo di Mitch Stacey per l’Associated
Press. Il testo di accompagnamento di me con la mia foto all’interno
della copertina, recita:


“Il
fotografo dilettante Michael Yon ha catturato un momento di storia
nello scattare la nostra foto di copertina mentre raccoglieva contenuti
per il suo blog di guerra. Vuoi essere il nostro prossimo fotografo di
copertina? Inviaci le tue foto!”



E
data questa descrizione, non ho faticato a capire perché così tanti
lettori ce l’avessero con me. SHOCK ha evidentemente implicato che io
abbia fornito loro la foto e che sia in qualche modo affiliato alla
rivista.


Quindi HFM sapeva chiaramente che io fossi l’autore di quella fotografia.


Quando
confrontati, hanno affermato di aver ricevuto la foto “legalmente” da
un’agenzia fotografica, Polairs Images; peccato che io non abbia alcuna
relazione con Polaris e che non li abbia mai autorizzati a distribuire
il mio lavoro.




Quando
abbiamo contattato Polaris Images, per prima cosa ci siamo sentiti dire
che era possibile che avessero ricevuto il permesso di vendere quella
fotografia dalla moglie del soldato raffigurato in essa.


Ma
la moglie del Maggiore – che ha l’abitudine di conservare il suo
scambio di email - ha rapidamente messo fine a queste affermazioni
senza senso.


Alla
fine, non ha davvero più importanza fuori dell’aula di tribunale chi
sapesse cosa e quando ne siano venuti a conoscenza, poiché una volta
chiaro come davvero stessero le cose, l’orologio ha iniziato a scandire
il tempo sull’obbligo di una chiara rettifica della situazione da parte
loro.




Ed
è per questo che quando appresi del palese copyright infringement sulla
mia foto, rilasciai immediatamente una dichiarazione dove spiegavo come
non avessi fornito alcun permesso per l’utilizzo e che mai avrei
acconsentito ad usare un’immagine che io stesso ho definito “sacra” per
me, in un flgrante contesto in cui si cercasse di approfittarne per
discreditare e demonizzare i soldati americani. Ciò che mi ha
oltraggiato di più, peraltro, è stata la tempistica con cui il lancio
della rivista con la mia immagine sia coinciso con il Memorial Day
weekend, mettendo in circolazione 300,000 copie di questo subdolo
attacco lo stesso giorno in cui gli americani stavano onorando i loro
soldati in tutta la nazione. Sono così disgustato dall’utilizzo che si
è fatto di questa foto che per me simboleggia la vera natura del nostro
esercito, che ne ho richiesto all’editore il ritiro da tutti gli
scaffali.



HFM
non solo si è rifiutata, ma mi ha fatto sapere per iscritto che mi
avrebbero potuto accusare di diffamazione a causa delle proteste
ricevute da terze parti per l’utilizzo non autorizzato della mia foto.
Il mio avvocato, John Mason, ha iniziato quindi ad intraprendere i
necessari passi legali in questa debacle e per i primi giorni della
disputa sono rimasto in silenzio - a parte la dichiarazione che ho
fatto sul mio sito web - come forma di rispetto del normale svoglimento
della giustizia.



Ma
la mia buona fede si è scontrata con dosi altalenanti di squallide
scuse e fallimenti di una ragionevole negoziazione. Presunti avvocati e
vari critici mediatici sono entrati nel turbinìo ed ognuno sembrava
avere una sua prospettiva particolare della verità. Ma questa disputa
va ben oltre la legge. Va ben oltre il denaro. Ed è arrivato il momento
in cui io parli apertamente di quello che è emerso fin qui.



Come
la maggiorparte degli usi illegali, tutto questo è arrivato alla mia
attenzione solo dopo che i lettori lo hanno scoperto. Succesivamente,
quando ho iniziato a ripulire il mio buon nome, diversi blogger ne
hanno iniziato a parlare inserendo anche le informazioni di contatto
con l’editore, che ha iniziato ad essere quindi inondato di proteste.
In quel momento, HFM si è rivolto verso me ed ha iniziato a
minacciarmi, per iscritto, di farmi causa per diffamazione. No, non si
tratta di un errore di stampa: si sono impadroniti del mio lavoro,
l’hanno usato in modo volgare, hanno poi disonorato il nostro esercito
pubblicando la rivista nello stesso weekend del Memorial Day e quando
qualche blogger patriottico ha iniziato a lamentarsi di questa storia,
hanno minacciato me. Persone che intraprendono un’attività
professionale cercando deliberatamente di offendere ed insultare gli
altri, dovrebbero perlomeno essere abituati alle lamentele.



E’
scontato, c’è sempre qualcosa di scioccante in ogni esempio di cattivo
gusto ed in questo senso la nuova rivista SHOCK è ben titolata. Come
altro definire una rivista che promette ai suoi lettori scorci di esami
rettali e cadaveri in decomposizione? Se SHOCK rimanesse nei confini
del materiale rivoltante, è altamente improbabile che riuscirebbe ad
ottenere altro che l’attenzione di un limitato numero di osservatori
mediatici e di ragazzini di dodici anni. Ma se la pubblicazione è
davvero interessata a spingere solo il contesto visivo, perché allora
scegliere di fare il lancio promozionale con una storia di copertina
fortemente intrisa di significato politico che ipotizza “prove
scioccanti” della similitudine delle guerra in Vietnam ed in Iraq, per
poi produrre invece solo la giustapposizione di fotografie che hanno a
malapena qualche riferimento in contenuto o composizione? L’unica cosa
scioccante è il suo evidente squallore e l’unica cosa che prova è
quanto in basso possa arrivare un mega gruppo editoriale francese, Hachette Filipacchi Media, per riuscire a rimediare un paio di dollari da un’arrogante profittazione degli altri.



Mike
Hammer, capo redattore di SHOCK, era su CNN l’altro giorno, gustando il
proprio ruolo di “bellezza del poco evoluto”, vantandosi con la
correspondente Jeani Moos del fatto che “noi pubblichiamo foto che la
maggior parte dei media non hanno il coraggio di pubblicare”. Oh,
davvero? E allora perché fare il lancio promozionale con una fotografia
di copertina che è stata su più di 50 giornali americani, è stata
scelta come foto dell’anno dai lettori di Time Magazine Online, è stata
selezionata da MSNBC per il suo “Anno 2005 in Fotografie” ed è stata
presa in considerazione per il Pulitzer?



La risposta si trova nello scioccantemente basso numero di pubblicità che adorna le sue pagine.



Quando il Wall Street Journal riportò dell’imminente lancio di SHOCK, si soffermò sulle sue possibilità di sopravvivenza.


Le
nuove riviste, così come i nuovi ristoranti, sono tra le attività più
rischiose. Il Wall Street Journal ha considerato SHOCK più rischiosa
della maggiorparte di esse:



“Outlook:
Le foto rivoltanti non sono per tutti, così la rivista include un po’
di foto rubate alle celebrità. Non a caso compare Jessica Simpson che
fa un gesto osceno. La rivista dovrebbe attrarre la stessa risma di
lettori maschili di Maxim ed FHM, ma molto probabilmente avrà scarsa
attrattiva per i pubblicitari”



Ebbene questa si è rivelata una previsione esatta, come Daryl Lang ha precisato nel suo articolo ““Gross-Out Magazine Shock Comes To The U.S” per PDNONLINE:



“Questo numero ha solo 5 pubblicità, per JVC, Bowflex, Girls Gone Wild, un servizio di telefoni cellulari ed una scuola cinematografica”



Il
futuro di SHOCK dipende dalle vendite al dettaglio. Io spero che il
numero di persone che pagheranno quei circa due dollari per avere
l’opportunità di vedere una pila di teste di gallina insanguinate
ingrandite-su-due-pagine, non sia abbastanza per supportare una rivista
con una tiratura di 300,000 copie. Specialmente quando esiste un
surplus di programmi televisivi (pensate a MTV Jack-Ass) e siti
“gotcha” (come rotten.com) che forniscono una più che abbastanza
zelante visione delle disgrazie altrui anche per il più pigro degli
adolescenti. E sono tutte gratis.



Questa
rivista non ha speranza d’avere successo a meno che l’editore non
riesca a piazzarla in moltissime vetrine e non riesca a renderne più
attraente la copertina rispetto a tutte le altre che potenzialmente
possono sviare l’attenzione del consumatore.



Ma non con la mia foto, non lo faranno.



Il
mio avvocato sta contattando tutte le aziende elencate come
distributrici di SHOCK informandole che il nostro intento è perseguire
chiunque abbia avuto od abbia parte in questo inconsistente, subdolo
sfruttamento di un vero eroe americano.



E
mentre questa battaglia procede, è importante spiegare perché ho deciso
di citare in giudizio HFM, Polaris Images e chiunque altro intenda
profittare dalla distribuzione non autorizzata. E’ anche importante
notare che io non ho mai citato in giudizio nessuno in vita mia.
Abbiamo tentato di negoziare un intendimento, ma io insisto sul fatto
che le riviste debbano essere ritirate come parte di qualsiasi
possibile accordo. Loro lo hanno rifiutato. C’è stato molto trambusto,
come quando questa mattina, Samantha Melamed ha riportato in MediaLife:



“Shock
ha già tolto l’immagine dal suo sito internet, dove era stata postata
come parte di un montaggio di coperina dichiarando ‘
LA GUERRA E’ ANCORA UN INFERNO , la Stridente Prova che l’Iraq è il nuovo Vietnam’”.



Il
vice presidente per la comunicazione corporate di Hachette, Anne Janas,
dice che l’azienda ha rimosso la fotografia dal sito come una
“dimostrazione di buona volontà”, scambiando la controversa copertina
con una alternativa che era stata preparata prima del lancio.



Quello
di cui Janas non ha fatto menzione è che mentre stavano facendo sfoggio
di “buona volontà” sul sito web, stavano anche ricoprendo Los Angeles
con poster della rivista con la copertina originale intatta.





Photo credit: Michael B.



Questo
è stato il lancio promozionale di una rivista con una tiratura iniziale
di 300,000 copie. Il redattore è andato recentemente da Paula Zahn, in
CNN, a prendersi un po’ di pubblicità gratis. La mia unica
proeoccupazione nell’ingigantire questa situazione è di fornire loro
pubblicità gratuita. Ma HFM sta già ottenendo molta visibilità e lo
stesso rifiutano di pervenire ad un ragionevole accordo in relazione
all’utilizzo non autorizzato della mia foto. Non mi tirerò indietro.




Io
non posso bloccare SHOCK, ma la gente che compra e che si abbona alle
riviste di HFM può avere un impatto sulle future decisioni di business
di HFM. Similmente, quelle aziende che si servono di Polaris Images
dovrebbero fare molta attenzione.


HFM
è nella classe dei pesi massimi dell’editoria, ed ha disonorato i
nostri veterani e la nostra nazione, nel weekend del Memorial Day per
giunta. Malgrado i tentativi d’insabbiamento e le palesi minacce, non
mi metteranno a tacere. Alcuni di questi stessi distributori hanno già
tolto dagli scaffali le riviste che contenevano offese ai Musulmani e
che hanno provocato risse in tutto il mondo. Altri hanno rimosso
riviste che promuovevano valori non conformi alle proprie preferenze.
Sarà interessante vedere quanti toglieranno questa rivista dalle loro
vetrine per i principi in gioco, questa volta. Scommetto che i
negozianti saranno più sensibili alle opinioni dei propri clienti, e
scommetto che la maggior parte degli americani sarebbe d’accordo che
quest’ultimo colpo basso francese ai nostri soldati, è stato quello di
troppo.



Link to original text:


http://www.michaelyon-online.com/wp/dishonor.htm


Michael Yon’s homepage:


http://www.michaelyon-online.com


in Italia HFM pubblica, tramite la sua controllata Rusconi:

Gente, Eva3000,
GenteMotori, Tuttomoto, Auto&Fuoristrada, GenteViaggi, Green,
Quark, Hotel&Lodge, Elle, Gioa, MarieClaire, Rakam.




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