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martedì, settembre 11, 2007

Liberalismo a sinistra, il nocciolo del problema

Alberto Mingardi e JimMomo si chiedono perché la blogosfera di destra abbia reagito tanto male al titolo del nuovo libro di Giavazzi ed Alesina. Timore di una Sinistra liberista? Niente affatto, credo; motlo più probabile un malinteso riguardo l'oggetto e la ragione delle reazioni ostili. Il nocciolo del problema viene toccato proprio da Mingardi, quando scrive

"Ma non può essere questo il caso, quando destra e sinistra si qualificano sempre di più per il loro approccio a questioni di carattere etico e culturale."

E' questo assunto che ha causato e deve causare la reazione di parte della blogosfera di destra, quella vasta parte che rifiuta l'appiattimento della contesa politica su temi etici, sul bisogno d'identità. Non è un caso che alcune delle reazioni più decise siano arrivate proprio da blogger che di identitario e confessionale hanno ben poco: l'obiettivo è proprio quello di evitare il la polarizzazione a partire da temi etici, per loro natura spesso cause della rinascita dello Stato etico, tendenzialmente autoritario se non totalitario.

Nessuno cerca di marcare il territorio e nessuno piangerebbe se la sinistra smettesse d'essere dominata da socialisti di vario genere, spingendo forse anche ladestra italiana a dare ancora più spazio alle tematiche liberali.
Purtroppo il titolo, se non il contenuto, del libro di Giavazzi ed Alesina si muove nella direzione opposta, dando l'impressione di volere identificare la libertà economica con la sinistra, escludendo la possibilità che esista una destra liberale. Esclusione totalmente antistorica e palesemente falsa, che tuttavia farebbe un gran favore sia a coloro che vedono la destra quale baluardo della reazione clericale, sia a coloro che vorrebbero trasformare la destra italiana in questo incubo. Dobbiamo stupirci che ai liberali questo non vada affatto bene?

La riesumazione del termine "liberista" è anatema per ogni autentico liberale, per due fondati motivi. Uno è quello tradizionale, ossia il timore che una sinistra liberalsocialista pretenda di poter mantenere libertà politiche in un sistema economico statalista; tale eventualità è già stata confutata dalla storia, che ha dato ragione ad Einaudi contro Croce. L'altro motivo è più attuale e molto più pericoloso ed è speculare al primo: se può esistere un liberismo separato dal liberalismo, allora si può supporre la possibilità di difendere le libertà economiche, lasciando la porta aperta alla compressione della libertà in altri ambiti, innanzitutto quello etico.
Il centrodestra italiano, è vero, è anche troppo pronto ad abbandonare il percorso verso un autentico partito liberale di massa, un percorso appena iniziato ed irto di difficoltà, ma a cui almeno formalmente continua ad aderire, nonostante le tentazioni ad applicare appena possibile il tradizionale socialismo conservatore a sfondo confessionale. L'impostazione suggerita dal libro di Giavazzi ed Alesina darebbe il colpo di grazia, senza garantire alcuno spazio a sinistra, dove lo spazio politico e le basi storiche e culturali per una sua crescita sono persino inferiori che a destra. Ancora una volta, vogliamo stupirci che la blogosfera liberale si ribelli ad una simile prospettiva, all'eutanasia ed alla cancellazione del lavoro di una generazione, per compiacere chi vorrebbe riscrivere la storia?


HT: Istituto Bruno Leoni

lunedì, settembre 10, 2007

Il liberismo è di sinistra quanto l'igiene personale

Ossia, lo vorremmo tutti, ma purtroppo non è per nulla scontato.
Non ho alcun dubbio che Giavazzi, ex socialista autonomista, od Alberto Alesina siano liberali "senza se e senza ma" e che vorrebbero che il resto della sinistra italiana seguisse la strada che hanno tracciato. Questo implica, tuttavia, il ripudio delle proprie radici socialiste e che si riconoscesse l'ovvio: definirsi contemporaneamente di sinistra ed in favore del libero mercato è possibile, ma sarebbe necessario rinnegare gran parte della storia dei maggiori partiti della sinistra italiana degli ultimi 150 anni. Non lo è, rimanendo di "questa" sinistra.

Io sarei felice se socialdemocratici, socialisti e comunisti, di sinistra e di destra, si convertissero al "liberismo"; dovrebbero tuttavia cessare di essere socialisti o comunisti, anche in termini di pratiche di origine totalitaria. Assistiamo invece al prevalere dell'abitudine vagamente orwelliana per la quale a sinistra, una volta convertiti ad una qualsiasi pratica o idea, si pretende di riscriverne la storia e la definizione, dimostrando così di non aver mai errato, neppure quando si aderiva a posizioni opposte.

La storia della sinistra italiana è, da un certo punto di vista, relativamente semplice: le tendenze stataliste, collettiviste, totalitarie hanno assorbito o ridotto alla marginalità ogni altra corrente di pensiero. L'unico servizio che gli sconfitti hanno fatto agli intellettuali di sinistra è quello di fornire loro una serie di figure che, debitamente ripulite, possono essere spacciate per appartenenti sostenitori di politiche che hanno svolto un ruolo positivo nella storia d'Occidente, pronti per divenire "padri nobili" di una sinistra che, nei fatti, li ha emarginati e resi ininfluenti nel proprio sviluppo storico.
A questo modo si può sostenere d'avere seguito quasi ogni principio politico, insieme alla propria antitesi, di averne sempre seguito i precetti, mentre gli altri, coloro che in questo caso si definivano liberali e liberisti, ma non erano comunisti, socialisti, socialdemocratici o "liberal" , non vi hanno mai capito nulla. La Sinistra, come il Duce (socialista massimalista) od il Partito, ha sempre ragione.

Lo abbiamo visto accadere con la democrazia parlamentare, il liberalismo, la tolleranza politica e persino l'anticomunismo, senza neppure il minimo accenno di vergogna o di autocritica: ricordiamoci la farsa del Gramsci "liberale" ed anti-totalitario, oppure le dichiarazioni di Walter Veltroni, ex- gerarca della FGCI, che sostiene di non essere mai stato comunista. Adesso tocca al "liberismo" (l'impiego di questo termine, da solo, chiarisce l'origine del liberalismo di certa sinistra)? 1984 incontra Pinocchio.

E' questo, credo, a causare la reazione vigorosa di alcuni, sul lato destro della blogosfera: non ci preoccuperebbe minimamente vedere la sinistra italiana divenire liberale o "liberista", al contrario ne saremmo felici; ma vorremmo evitare una replica dello scempio a cui ci è toccato assistere già una volta.
Abbiamo già assistito allo scippo ed alla sevizie del termine e della tradizione liberale, abusato da sinistra sino a ridurlo a mero artificio verbale. La sinistra non divenne più liberale, dopo essersi riempita la bocca del termine fino a renderlo quasi un insulto; non credo che diverrà particolarmente liberista, qualsiasi cosa s'intenda con questo termine, tramite un'operazione che non rompe con gli schemi della "superiorità antropologica". Sino a quando si avallano e reiterano certi stratagemmi, né liberali, né liberisti, i riformatori dell'Unione avranno armi caricate a salve, nella battaglia per la mente ed il cuore degli elettori di sinistra.



HT&Round-up: liberalizzazioni.net,The Right Nation,Mithrandir,The right Nation-2,Uncle LVDP,Brother Camelot, JimMomo

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