lunedì, febbraio 15, 2010
Dubai: rimborso al 60% dei debiti, ossia un fallimento pilotato
mercoledì, febbraio 10, 2010
Dubai al fallimento , di nuovo
La Grecia è forse riuscita a mendicare un salvataggio, ma sbaglieremmo a credere che sia la fine. E' soltanto l'inizio. Ad esempio, Chi pensava che il "caso Dubai" fosse storia vecchia si è sbagliato, come, forse, chi pensa che basti una garanzia ad Atene per risolvere i problemi strutturali che hanno portato la Grecia sull'orlo del baratro.
Dubai World, il veicolo societario dell'emirato, starebbe per chiedere una moratoria su 22 miliardi di dollari del proprio debito. Siamo di nuovo sull'orlo del baratro, come a Dicembre 2009, quando i problemi finanziari di Dubai avevano creato tensioni sul mercato del credito. L'intervento dell'emirato di Abu Dhabi aveva tamponato la situazione, ma evidentemente non l'aveva risolta. Risulta evidente che chi sosteneva che bastasse un salvataggio per risolvere il problema e che sino a pochi giorni fa sosteneva che Dubai fosse "storia vecchia" (Libero, ad esempio) si sbagliava: senza un aggiustamento drastico, i problemi sono soltanto rimandati; questo vale per Dubai come per il prossimo ed apparentemente inevitabile salvataggio della Grecia: se fatto senza infliggere la necessaria, dolorosa correzione, i problemi di fondo rimarranno irrisolti e trasformeranno la Grecia in una perenne fonte di perdite per gli altri membri dell'Unione. Per chi fosse ancora scettico, ricordiamo l'esperienza del Mezzogiorno italiano per capire come i finanziamenti a pioggia servano a ben poco, in certi casi.
lunedì, novembre 30, 2009
CHi parla
Phastidio sintetizza in maniera interssante quanto sta avvenendo fra Dubai e la Grecia, oltre a dare un esempio di qualcosa che qui si sostiene da anni: per uscire dalla crisi è indispensabile apprendere di nuovo che il rischio esiste sempre, dove c'è rendimento - ed il rischio di fallimento e ristrutturazione c'è sempre. Cercare di azzerare il rischio tramite il binomio regolamentazione + bailout è una illusione statalista, destinata al fallimento; l'unico modo per disciplinare i banchieri è ripristinare la paura delle conseguenze di una decisione sbagliata.
Ogni alternativa è illusoria, vista la presenza di una fiorente industria specializzata nell'aggirare ogni regolamentazione, per quanto draconiana o bizantina, lasciando alle banche i soli vantaggi dei salvataggi. Per banchieri e speculatori, sarebbe invece impossibile evitare l'ira dei propri investitori, se le perdite derivanti dai propri errori venissero pagate in prima persona.
Non sarei così certo che Dopo Dubai i mercati parlano a Dublino affinché Roma intenda. O meglio, non credo che Roma sia la nazione più a rischio. L'Italia è in una sgradevole situazione debitoria, ma relativamente stabile. Al contrario di nazioni come Grecia e Spagna, il cui squilibri sono potenzialmente devastanti, oppure dei giganti anglosassoni, che stanno per scoprire i dolori dell'assenza di equilibrio fiscale.
