lunedì, novembre 21, 2011

Tea Party Italia - Il 26 Novembre tutti a Milano

Sabato 26 novembre dalle ore 14.30 il Tea Party Italia – referente ufficiale per l'Europa dei Tea Party Patriots USA - darà vita ad una importante manifestazione a Milano in P.za S. Babila a cui aderiscono moltissimi movimenti e associazioni liberali italiane. E’ la prima manifestazione nazionale di tutti i Tea Party del nostro paese contro l'invasione dello stato nella vita dei cittadini, contro un fisco oppressivo e una politica incapace di agire per il bene del paese. Un'occasione importante per per dire no a gran voce ad ulteriori tasse: no ad ulteriori aumenti dell'IVA, no all'ICI e no alle patrimoniali. Sì a riforme coraggiose in senso liberale, sì ai tagli alla spesa pubblica, sì alle liberalizzazioni e alla riduzione del carico fiscale.

Monti si è insediato al Governo e non ha ancora chiarito questo punto determinante: vuole rilanciare il paese tagliando la spesa, le tasse e liberalizzando o lo vuole fare prosciugando i risparmi degli italiani?
Il governo tecnico si insedia per fare riforme impopolari che avrebbero scontentato l’elettorato di una parte o dell’altra, chiediamo a gran voce che queste riforme siano autenticamente liberali e non si traducano nella via più facile da percorrere: l'ennesimo salasso fiscale, dipinto come risolutivo, che darebbe però il colpo di grazia ad imprese, famiglie e ceto medio.

Tea Party Italia, da P.za S.Babila vuole lanciare un messaggio forte: la battaglia contro un fisco oppressivo è la chiave di volta per un vero rilancio del paese. Tantissimi gli ospiti importanti che interverranno durante la manifestazione.

Saranno con noi numerosi ospiti autorevoli, fra cui: Carlo Lottieri, Adriano Teso, Alessandro De Nicola, Giancarlo Pagliarini, Marco Respinti, Annalisa Chirico e molti altri ancora.

Info:
Portavoce Nazionale: Giacomo Zucco
giacomo.zucco@teapartyitalia.it, 329.7717158

Segreteria Organizzativa: Saba Giulia Zecchi
saba.zecchi@teapartyitalia.it, 377.4178051



Tea Party ITALIA - IL 26 NOVEMBRE TUTTI A MILANO!


martedì, settembre 27, 2011

downgrade bancari: l''ultimo dei problemi

Standard &Poor’s ha declassato tre delle maggiori banche italiane e cambiato l’outlook per altre 15; quasi contemporaneamente Moody’s ha ridotto il rating di tre delle maggiori banche USA, CItigroup, Wells Fargo e BAnk of America, che insieme raccolgono un quarto di tutti i depositi negli Stati Uniti. Le Borse di tutto il mondo sono crollate, nonostante la Fed avesse annunciato nelle stesse ore nuove misure straordinarie per sostenere i mercati.
La reazione istintiva è stata, per molti, quella di ricorrere alla teoria del complotto: le agenzie di rating hanno inferto, per oscuri scopi, una improvvisa pugnalata alle spalle alle banche. La vera tragedia è invece che le decisioni delle agenzie di rating sono solo l’ultimo dei problemi per i sistemi bancari di entrambe la nazioni, .

Dal punto di vista meramente tecnico, l’azione di declassamento delle banche italiane era soltanto questione di tempo. I rating di una banca non possono essere superiori, in linea generale, al rating della nazione nella quale ha sede; una volta declassato il merito di credito dell’Italia, il processo di revisione al ribasso si è messo in moto e non poteva avere conclusioni molto differenti. Intesa, Mediobanca e BNL non sono peggiori delle altre, ma al contrario erano fra le poche banche rimaste ad avere un merito di credito così alto da essere sensibili al “tetto” costituito dal rating della Repubblica Italiana. Le altre avevano già rating inferiori e quindi non sono state toccate.
Il declassamento delle tre grandi banche americane è fondamentalmente avvenuto per lo stesso motivo: Moody’s aveva inizialmente risparmiato loro un taglio di rating profondo quanto quello di altri giganti bancari come Goldman Sachs o JPMorgan, ritenendo che avessero unlivello di supporto governativo implicito superiore quello di queste ultime. Visti i recenti sviluppi politici, invece, l’agenzia ritiene ora che non vi siano più particolari differenze.

Perché questa importanza sul supporto statale per un settore economico particolare all’interno di un’economia di mercato che si proclama essere ormai libera, anzi troppo libera? Perché tale libertà dai diktat politici nella realtà non esiste, persino in Occidente, per ampi settori della vita economica. Le banche non sono aziende come la altre, ma vivono all’interno di un “patto col diavolo” che sospende almeno parzialmente il funzionamento del sistema di mercato: per cui da un lato sono sottoposte ad una vigilanza che decide aspetti essenziali della gestione; dall’altro, godono di una forte limitazione della concorrenza, di un accesso privilegiato alla BCE e della presunzione che, in caso di problemi seri, il governo interverrà salvando non soltanto i depositanti, ma tutti i creditori e forse anche gli azionisti. Le agenzie di rating tengono conto di tale situazione, come lo fa l’intero mercato, anche se raramente viene esplicitata chiaramente; laddove il credito del potere politico cala, così deve seguire quello dei propri protetti e si è semplicemente certificato ciò che era già reso evidente dal crollo delle quotazioni. Il problema, semmai, è il rilievo dato ad istituzioni che non sono più in grado di fornire nuove informazini od analisi pregnanti, anticipando i mercati. Le agenzie di rating si sono trasformate da istituti di ricerca a meri certificatori dell’ovvio, burocrazie operative con tempistiche talmente lunghe da arrivare regolarmente in ritardo, esattamente ad immagine delle burocrazie ministeriali che le hanno plasmate, trasformandole nel tempo in monopoli garantiti per legge e sottraendole alla disciplina della concorrenza. Fato comune, d’altronde, alle banche che dovrebbero analizzare.

Crossposted su notapolitica.it

martedì, giugno 14, 2011

Svolta sociale a destra: come se non lo fossimo già troppo

E adesso Alemanno e Storace prendono fischi per fiaschi e pretendono una svolta "sociale" . Chiedo scusa, ma stiamo vivendo da anni sotto un governo gonfio di socialisti e che pratica il socialismo ad ogni livello, salvo quello della retorica. Vogliamo ricordare le misure populistiche, la controriforma dell'avvocatura, i piani-casa, la mancata riforma del fisco, le manipolazioni del mercato con i salvataggi di vario ordine grado, i favori alle municipalizzate?

La Lega, che adesso sostiene di non voler più prendere sberle, dovrebbe fare un'autocritica altrettanto profonda: ha buona parte della responsabilità ricade anche sulle sue spalle; dopo aver abbandonato l'originale carica antistatalista, il movimento di Bossi si è trasformato in un partito degli assessori, che ha bloccato la riforma delle aziende comunali, si è opposto alla trasparenza nelgi appalti ed ha sposato, per miopia elettorale e identico humus pseudoscientifico e complottista, le peggiori cause reazionarie in campo agricolo ed industriale. Nell'immediato, i leghisti hanno invitato a votare Sì, almeno con l'esempio pratico. Poco hanno,quindi, da lamentarsi; dovrebbero invece porsi le stesse domande dei piani alti del PdL.

La disaffezione del popolo di centrodestra è dovuto anche a questo, all'enorme distanza fra la retorica liberale ed una pratica che pare una versione clericale del centrosinistra.
Quale controprova, si ricordi il periodo di maggior successo per le componenti del PdL e per la Lega: coincidono con i momenti più liberali e meno statalisti. I cedimenti alle oligarchie sindacali e corporative, invece, si sono sempre rivelati fallimentari, appena al di là dell'immediato.Come si era già scritto tempo fa e come sta avvenendo infine, se ci si comporta come la brutta copia, si rischia che il popolo bue se ne accorga e voti l'originale.

La rinascita del centrodestra non può certo ricominciare da una nuova dose del veleno che rischia di ridurre in polvere il cuore produttivo italiano e quel poco di libertà che ha permesso, ma una ripresa del vero, unico tratto distintivo del centrodestra rispetto ai collettivisti a sinistra: la libertà responsabile, ad ogni livello.

Senza questo, meritiamo l'oblio, sostituiti dalla falsa sinistra dei Bossi e degli Alemanno.

lunedì, giugno 13, 2011

Il Sì è un voto per la partitocrazia e per il vero regime mediatico

Carlo Stagnaro spiega molto bene perché il "Sì" al referendum sull'acqua è in realtà un Sì alla partitocrazia ed ai Carrozzoni pubblici.
Mi fa quasi tenerezza vedere orde di indignati mettersi in fila ai seggi per votare un'iniziativa che ci riporta ai tepi più bui della partitocrazia, quando assessori e ministri affidavano agli amici degli amici il potere di sperperare risorse del contribuente in nome del "bene comune". Adesso votano compatti per permettere alla classe politica di continuare a depredarli in maniera occulta, invece di essere costretti ad ammettere la bancarotta del sistema; il quesito, infatti, renderà più difficile affidare tramite gara la gestione degli acquedotti, con il risultato che continuerà ad essere gestito da burocrazie buone soltanto a devastare gli acquedotti .
Il bello è che si tratta di persone in perfetta buona fede , che si scandalizza per molto meno, quando appare sugli organi di stampa di centrosinistra.
E questo ci porta all'altro punto dolente: il successo questi referendum è costruito su di una valanga di mistificazioni , bugie e distorsioni tendenziose della realtà, al cui confronto Minzolini appare quale un dilettante di belle speranze e Silvio Berlusconi un principiante alle prime armi.
SI tratta, temo, della prova generale per la restaurazione del regime orwelliano dei media che ha afflitto l'Italia per decenni. SE il Caimano vi pareva onnipresente, vedrete quando lorsignori si riprenderanno il tubo catodico.


Hat tip: IBL

mercoledì, aprile 20, 2011

Ricordando Ayn Rand

Un bell'articolo di Donald L. Luskin ci ricorda la vare Ayn Rand. Detestata ai suoi tmepi dai conservatori "ufficiali", perché atea; ben cosciente di quanto i "cpiatalisti", quando di Stato, potessero rivelarsi i principali nemici del capitalismo

"But it's a misreading of "Atlas" to claim that it is simply an antigovernment tract or an uncritical celebration of big business. In fact, the real villain of "Atlas" is a big businessman, railroad CEO James Taggart, whose crony capitalism does more to bring down the economy than all of Mouch's regulations"

martedì, aprile 19, 2011

Vai Hugh Hendry






YouTube - Hedge Fund Manager Hugh Hendry

giovedì, aprile 14, 2011

Mercato drogato, mercato allucinato?

Deutsche Bank analizza il meccanismo di trasmissione dello stimolo della Fed - e scopre alcuni dati interessanti. Il meccanismo di trasmissione non è il sistema bancario, che paradossalmente rifiuta di prestare e quindi non inietta davvero contanti nell'economia. Questo , per inciso, è il motivo per cui l'enorme aumento di massa monetaria non sta causando impennate inflazionistiche- è come se le banconote appena stampate non lasciassero mai i magazzini della Fed.

La Fed sta di fatto operando tramite una forma di manipolazione di mercato più sottile, che di fatto ha persuaso gli investitori a marcare al rialzo il valore dei propri investimenti, senza tuttavia avere modificato di molto quanto vi è al di sotto. Non si tratta di una buona notizia: il sistema bancario non è apparentemente in grado di ricominciare a lavorar,e neppure sotto stimolanti ed i mercati finanziari possono rimanere in questo stato soltanto sino a quando credono che la liquidità della Fed possa effettivamente arrivare a salvarli ogni singola volta in cui vi sono problemi. Con il sistema bancario incapace di muoversi, il canale di trasmissione è di fatto chiuso e l'effetto annuncio non sarà in grado di nascondere per sempre la realtà.

Il mercato non è drogato di liquidità, insomma. E' in uno stato di allucinazione permanente, il che è persino peggio. O le banche ricomonciano a prestare, creando inflazione e rischiando tuttavia un'orgia di malinvestimenti, o il mercato dovrà riprezzarsi al ribasso, tornando a valutazioni coerenti con un'economia non più in caduta libera, ma almeno in una seria convalescenza.


Government

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Hat tip - The Diamond Age

mercoledì, aprile 13, 2011

Crisi economiche, beta-bloccanti e teoria Austriaca

La massiccia interferenza della Federal Reserve durante la crisi economica è stata spesso spiegata (anche dallo stesso Bernanke) impiegando l'analogia dell medico che deve intervenire drasticamente per salvare un paziente durante un attacco di cuore.
Dimentichiamo per un attimo le azioni della Fed e del governo americano nel periodo precedente, che hanno contribuito enormemente all'esplosione della crisi stessa: il cardiologo è anche lo spacciatore che ha fornito droga mal tagliata e poi farmaci controproducenti al paziente.

Anche se ci limitassimo al periodo che viene spesso descritto con metafore mediche, The Daily Capitalist ci fa notare oggi come tale metafora, propriamente intesa, fornisca supporto non tanto alla tesi interventista , quanto alla ricetta liberale esposta dagli economisti austriaci:

It’s past time for beta blockers rather than stimulants for the economy, based on the following analogy.


Let’s take Ben Bernanke as the doctor on the case of the U. S. economy, having succeeded Alan Greenspan while the mid-decade “boom” was beginning to arise from the tech wreck of 2000-2002. Let’s further posit that Dr. Bernanke committed economic malpractice. He failed to properly diagnose the patient as suffering from a surfeit of poor lending practices, with massive misallocation of capital and an amazingly leveraged set of financial companies betting their entire shareholder capital on the chance that housing would avoid a collapse.


Let us segue to a more directly medical analogy. Come 2007, when small finance companies had been blowing up and then Bear Stearns developed problems with some of its deals, Dr. B made a small therapeutic step of cutting the cost of “discount window” rate of credit allocation a bit. But the patient worsened and by the following year, Bear Stearns itself was in critical condition. Nonetheless, the good doctor insisted that the housing market was in solid enough condition that any recession that might be underway would follow an ordinary course. Conservative therapy was continued.


But instead the patient developed worsening chest pains. Rather than order a high-tech treadmill stress test or an angiogram, the doctor continued on course. Finally, in late summer/early fall 2008, the patient suffered a massive myocardial infarction (i.e. a “heart attack”).


Now was the time for heroics. Indeed, the Bernank rose to that occasion. He defibrillated the patient and brought in specialists from around the world to get the patient over the crisis. In medicine, very weak hearts may need their pumping function supported by providing intravenous adrenaline. This was done for the financial system. Nonetheless, so much damage was done that a case of congestive heart failure (i. e., a severe economic downturn) occurred. Extensive economic adrenaline was administered in late 2008 and 2009.


The problem is the following. Adrenaline and its analogues are only beneficial during the acute phase. Paradoxically, the way the heart heals best and improves its pumping function is by giving, as soon as possible, medicine that initially weakens the pumping function of the heart.


The pharmaceutical industry spent a good deal of time in the 1980s and 1990s developing phosphodiesterase inhibitors to treat congestive heart failure. These stimulants indeed strengthened the heart as a pump, and most patients on them had more energy and felt better.


Truly unfortunately, treated patients tended to die sooner than patients on placebo. What was happening was that the same medicine that stimulated the heart to pump harder also overstimulated the “electrical” system of the heart that controls the timing of the heartbeat. This led to an unacceptable incidence of sudden cardiac death from irregularities of the heart rhythm (ventricular fibrillation).


This is about as direct an analogy to the current practice of treating a crisis caused by too much cheap credit with even more and even cheaper credit that I can find. It feels good, but it introduces tons of risk. The risk is now on the sovereign, not merely on corporations that could have been liquidated without the sovereign or society as a whole being greatly impaired for very long.


It also turns out that the treatment of weak hearts following myocardial infarctions may point to a better method of recovering from the crisis.


A type of medicine called a beta blocker was developed decades ago to treat a variety of cardiovascular problems including high blood pressure, coronary artery disease, and rapid heart beats. Beta blockers tend to slow the heart rate and weaken the force of contraction of the heartbeat. Therefore it was against all principles of American medicine to give a beta blocker to treat a weak heart.


In Scandinavia, however, physicians had a different point of view. As early as the 1970s, they had reasons to think that beta blockers were beneficial for weak hearts. Lo and behold, they persisted and by the late 1990s, with numerous setbacks along the way, they began to pick up adherents and organized clinical trials to prove their case.


As it happens, beta blocker treatment of weak hearts and the clinical syndrome of congestive heart failure both decreases the incidence of sudden cardiac death and allows the heart to heal and actually increase its pumping function over time. Slow and steady wins this race, not the short-term fix of stimulants except as the latter are needed during the acute crisis.


The economic analogy that I see supports the Austrian view of credit collapses. If credit is allowed to get scarce following a credit boom, the economy will tend to heal by handling the prior malinvestments appropriately. New expenditures will have to meet a high hurdle rate to go forward. Those new capital and other expenditures will therefore tend to succeed and by the standard miracles of capitalism, will tend to allow additional capital to be created, which so long as capital is kept scarce enough, will then also be handled with care.


As with the proper use of capital after the collapse of a credit boom, this is how beta blockers in fact work in heart failure. They are given in mini doses initially. As the heart recovers, the dose is gradually increased, always blocking the effects of adrenalines (our naturally-produced stimulants). The cardiac cells learn to function more efficiently as they are freed from the adrenergic stimulation that in healthy hearts is normal but in weakened hearts has deleterious effects. The heart ends up both stronger and more resistant to ventricular arrhythmias.


Eventually the Scandinavian view of the proper treatment of weak hearts won. It took a while, but all doctors were united in their desire to do right for their patients, and most thought leaders knew enough to be open to new approaches. Also, the pharmaceutical companies were looking for new uses for old drugs and were willing participants in searching for a new paradigm to treat heart failure.


The challenges for Austrian-oriented thinkers in the field of national economic policy are profound, but there is reason for hope. Outmoded intellectual paradigms such as pre-Copernican astronomy tend to fail due to their inability to explain newer, contradictory data without excessive complexity. We have just been through a decade in which the financial system has lurched from the extremes of record-high stock valuations (a false “new paradigm) to record-high money valuations (i. e. global money yields near zero). None of this wildness makes sense, just as the bizarre paths that astronomical bodies had to follow for the earth-centric view of the solar system to be followed also came to look ridiculous.


I believe that a growing number of people are therefore deciding that something is fundamentally rotten in the state of Keynesianism, as the real world refuses to follow the predictions of the money-printers.


As ideas that were proposed to solve the economic crisis of eight decades ago are twisted and mutated into more and more bizarre forms and work less and less well, I become more and more hopeful that economic common sense will eventually prevail. Per Gandhi:


First they ignore you, then they laugh at you, then they fight you, then you win.

lunedì, aprile 11, 2011

Delta One - un altro siluro sul modello di CDO e subprime?

Il linguaggio con cui
FT Alphaville descrive i prodotti Delta One mi ricorda, anche troppo da vicino, le descrizioni non-specialistiche di prodotti che hanno alla fine scavato crateri nei bilanci di banche ed aziende: CDOs, cartolarizzazioni subprime, PIKs.

Intendiamoci, non me la prendo con la tecnologia finanziaria: sarebbe luddismo. Inoltre, per devastare un sistema finanziario non servono certo prodotti complessi: anche in Italia il disastro delle .com e più di un ciclo di bolle e disastri immobiliari dimostra quanto bravi siano i nostri pseudobanchieri e pseudogestori a perdere soldi.
Quello che rende pericolosi questi prodotti sono i compratori ignoranti, che vi investono i risparmi di investitori finali ignari dell'incompetenza dei propri gestori. Incompetenza perpetuata da una struttura solo formalmente simile ad un mercato, dove invece banche centrali, governi e caste professionali fanno a gara per erigere barriere all'entrata e cartelli sanzionati dallo Stato.

Ma Silvio è davvero Zarathustra?

L'Elefantino Giuliano Ferrara sogna un Berlusconi che ci piace:

«Di tanto in tanto dovreste ricor­darvi il sale di questa nostra av­ventura: iniettare dosi massicce di libertà in un paese che era bloc­cato, che non conosceva l'alter­nanza di forze diverse al governo dello Stato, un paese in cui piano piano alla dittatura morbida del­le ideologie nazional-popolari in declino si andava sostituendo quella, ancora più tignosa e illibe­rale, delle burocrazie giudiziarie d'assalto e di poteri economici senza inventiva e senza capitali ma con molte immodeste ambi­zioni di dominio»




Il mio timore è che questo Berlusconi ormai esista soltanto nei sogni di Ferrara e di alcuni fra noi liberali. Spero , come sempre, di sbagliarmi.

Se lo riconoscono al Politico.com, se lo riconoscessimo a Roma

Persino il lato sinistro di POLITICO.com riconosce quanto i Repubblicani siano in ascesa, non solo nei sondaggi ma soprattutto nella capacità di imporre la propria agenda. L'unico pericolo è una replica del 1994 e del 2006: che il partito perda concentrazione sull'economia e ricominci a corteggiare gli elettori della destra religiosa con misure illiberali che costerebbero care.
Una doppia lezione anche per la nostra destra, che nonostante tre lustri di successi elettorali non è mai riuscita ad imporre la propria tabella di marcia in nessun campo , né quello delle riforme, né soprattutto quello culturale. Il tono del dibattito e le proposte intorno a cui si dibatte sono tutte di matrice sinistra; lo stesso linguaggio è storpiato dalla pregiudiziale collettivista. La destra, che stia al potere o stia all'opposizione, soffre di tali e tanti complessi d'inferiorità da non ricordare né la propria gloriosa storia, né le proprie vittorie intellettuali oltre che politiche nel presente. Nonostante fondazioni, case editrici, riviste, ogni volta che si deve presentare il proprio punto di vista alla cittadinanza, si arruola un transfuga della casta totalitaria, ignorando chi magari ha studiato, praticato e propagandato la via libertà per una vita .

In Italia, siamo riusciti a dimenticarci che il collettivismo ha creato disastri ovunque abbia dominato. Siamo talmente succubi dei nostri complessi d'inferiorità da ritenere inferiore chiunque non si sia formato a sinistra, fra i sacri testi degli ammiratori di genocidi.
Il giorno in cui smetteremo di affidarci a socialcomunisti neppure tanto ex, disprezzando per principio gli intellettuali liberali e conservatori sia nella storia che fra le nuove leve, sarà il giorno in cui la destra italiana avrà finalmente la speranza di cambiare davvero qualcosa. Sino ad allora, sino a quando non ci toglieremo questa reverenza istintiva verso le mitologie fallaci della sinistra, non importerà quanto spesso si vinca; rimarremo soltanto dei portatori d'acqua per i transfughi dell'altra parte, dei servi a casa nostra, condannando l'Italia a proseguire sulla via della schiavitù

venerdì, marzo 11, 2011

Roma, Uganda

E poi si chiedono perché qualcuno di noi sogna il Wisconsin, che ha stracciato l'obbligo di contrattazione collettiva dei dipendenti pubblici fra sindacati e governo statale.
A Roma, lo sciopero è stato revocato ma la metropolitana si ferma comunque. Il migliore dei mondi possibili per i sindacati: niente taglio di stipendio, niente lavoro, disagi garantiti. I nostri complimenti ai burocrati comunali ed alla magistratura, che certamente non troverà nulla da obiettare di fronte a questo genere di comportamenti: i contratti, in Italia, sono tutelati soltanto quando il tutelando è tinto di rosso fuoco.

sabato, febbraio 26, 2011

invidia

Avrei voluto scriverlo io. Grande Pietro. Sporcarsi le mani: un appello ai liberali

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Motorola Atrix 4G- Slurp

Non è davvero un 4G , ma le specifiche sono impressionanti anche in confonto a quelle dell'iPhone. Speriamo in un rapido arrivo in Italia? Motorola Atrix 4G review -- Engadget

principi e applicazioni

Lo sloga di Stefano è una magistrale sintesi della soluzione di Einaudi per l'estensione ottimale del governo. È tuttora valida, basta non affidarsi a un Fanfani per l'applicazione altrimenti persino i panettoni ci diventano di Stato Facebook Status forwarded by John Christian Falkenberg

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venerdì, febbraio 25, 2011

Buone notizie da Giuliano

Buone notizie : Giuliano Ferrara torna su Raiuno con Radio Londra. Un motivo per tornare a guardare la TV?

AIG, ancora problemi

I risultati del colosso assicurativo nascondono problemi operativi dietro agglomerato utili straordinari generati vendendo le divisioni migliori.
AIG Swings to Profit as Asset Sales Offset Big Charge - WSJ.com

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mercoledì, febbraio 23, 2011

Razzismo sindacale

Alla faccia di MartinLuther King e del mito dei sindacati di sinistra "naturalmente" progressisti ed aperti alle minoranze. Alla faccia dei politicamente corretto, i sindacalisti di Denver diventano razzisti quando i "neri" non fanno quello che dicono loro: GAY BLACK TEA PARTYER Attacked By Racist SEIU Activists at Denver Tea Party (Videos) | The Gateway Pundit

domenica, febbraio 20, 2011

Quando avremo un Paul Ryan in Italia?

Non pretendiamo neppure la Thatcher o Reagan. Ci basterebbe avere come presidente della Commissione Bilancio uno come il pragmatico Paul Ryan, intervistato oggi dal WSJ, con la sua dettagliata "road map" per dimostrare che un futuro dove il governo sia meno invadente è possibile.
Per ora dobbiamo accontentarci di Giulio Tremonti, che scrisse bene una volta, nel 1994, e razzola male da una generazione. Ed è il meno peggio, oltretutto, ci dicono. La realtà non potrebbe essere più differente, ma la classe politica attuale è cieca e sorda a chiunque sia una minaccia anche minima ad una riduzione del proprio strapotere sulla vita e sulle tasche del singolo: il PD per programma, il PdL nella prassi mettono la museruola o il bavaglio a chiunque parli di mercato. L'unica "libertà" che piace è in realtà il privilegio ottenuto violentando il contribuente.

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