La reazione istintiva è stata, per molti, quella di ricorrere alla teoria del complotto: le agenzie di rating hanno inferto, per oscuri scopi, una improvvisa pugnalata alle spalle alle banche. La vera tragedia è invece che le decisioni delle agenzie di rating sono solo l’ultimo dei problemi per i sistemi bancari di entrambe la nazioni, .
Dal punto di vista meramente tecnico, l’azione di declassamento delle banche italiane era soltanto questione di tempo. I rating di una banca non possono essere superiori, in linea generale, al rating della nazione nella quale ha sede; una volta declassato il merito di credito dell’Italia, il processo di revisione al ribasso si è messo in moto e non poteva avere conclusioni molto differenti. Intesa, Mediobanca e BNL non sono peggiori delle altre, ma al contrario erano fra le poche banche rimaste ad avere un merito di credito così alto da essere sensibili al “tetto” costituito dal rating della Repubblica Italiana. Le altre avevano già rating inferiori e quindi non sono state toccate.
Il declassamento delle tre grandi banche americane è fondamentalmente avvenuto per lo stesso motivo: Moody’s aveva inizialmente risparmiato loro un taglio di rating profondo quanto quello di altri giganti bancari come Goldman Sachs o JPMorgan, ritenendo che avessero unlivello di supporto governativo implicito superiore quello di queste ultime. Visti i recenti sviluppi politici, invece, l’agenzia ritiene ora che non vi siano più particolari differenze.
Perché questa importanza sul supporto statale per un settore economico particolare all’interno di un’economia di mercato che si proclama essere ormai libera, anzi troppo libera? Perché tale libertà dai diktat politici nella realtà non esiste, persino in Occidente, per ampi settori della vita economica. Le banche non sono aziende come la altre, ma vivono all’interno di un “patto col diavolo” che sospende almeno parzialmente il funzionamento del sistema di mercato: per cui da un lato sono sottoposte ad una vigilanza che decide aspetti essenziali della gestione; dall’altro, godono di una forte limitazione della concorrenza, di un accesso privilegiato alla BCE e della presunzione che, in caso di problemi seri, il governo interverrà salvando non soltanto i depositanti, ma tutti i creditori e forse anche gli azionisti. Le agenzie di rating tengono conto di tale situazione, come lo fa l’intero mercato, anche se raramente viene esplicitata chiaramente; laddove il credito del potere politico cala, così deve seguire quello dei propri protetti e si è semplicemente certificato ciò che era già reso evidente dal crollo delle quotazioni. Il problema, semmai, è il rilievo dato ad istituzioni che non sono più in grado di fornire nuove informazini od analisi pregnanti, anticipando i mercati. Le agenzie di rating si sono trasformate da istituti di ricerca a meri certificatori dell’ovvio, burocrazie operative con tempistiche talmente lunghe da arrivare regolarmente in ritardo, esattamente ad immagine delle burocrazie ministeriali che le hanno plasmate, trasformandole nel tempo in monopoli garantiti per legge e sottraendole alla disciplina della concorrenza. Fato comune, d’altronde, alle banche che dovrebbero analizzare.
martedì, settembre 27, 2011
downgrade bancari: l''ultimo dei problemi
Posted by Unknown at 9:25 AM |
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domenica, febbraio 20, 2011
Quando avremo un Paul Ryan in Italia?
Posted by J.C. Falkenberg at 12:23 PM |
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giovedì, gennaio 20, 2011
Spagna, atto secondo
Visto che il primo tentativo di salvare le banche senza ammettere l'insolvenza del sistema è andato male, il governo Zapatero ha avuto un'idea geniale: riprovarci. Almeno secondo indiscrezioni arrivate al Wall Street Journal.
Il copione è identico: miliardi di euro preis in prestito per ricapitalizzar ele banche ed obbligo, per queste, di sottoporsi a degli stress test.
Il problema è anche peggio dell'ultima puntata: cosa garantisce che le banche non aggireranno i test, come è evidentemente accaduto un anno fa? E soprattutto: in quale modo emettere altri trenta miliardi di debito risolverà una crisi di fiducia acusata da eccesso di debito? La soluzione sta nel sospetto che si tratti di un consolidamento: spostare la crisi sul debito sovrano spagnolo, in modo da costringere Francia e Germania ad intervenire, per evitar e gli imbarazzi politici.
Spain to Ramp Up Bank Bailouts: "Spain plans to pour billions more euros into its troubled savings banks and force them to be more open about their lending practices, an acknowledgment that previous efforts to fix the banks have fallen flat.
Posted by J.C. Falkenberg at 12:58 PM |
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martedì, dicembre 21, 2010
I furbi bevono, gli stupidi si lasciano governare
Hat tip: Reason
Posted by J.C. Falkenberg at 10:13 AM |
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lunedì, novembre 29, 2010
Pubblico non è sinonimo di statale, non solo nell'acqua
Giordano Masini affronta bene la vicenda dell'acqua (statale) all'arsenico Non è la proprietà statale dell'acqua ad evitare danni ; Al contrario, indebolisce i controlli e la moltepicità degli attori che permette pesi e contrappesi nella gestione di un bene tanto prezioso. UNa società privata sarebbe controllatamolto più severamente da una burocrazia statale, o ancora meglio da istituti di sorveglianza privati e dai media, rispetto all'attuale controllo effettuato da una branca della burocrazia su di un'altr,a con l'indipndenza che possiamo immaginarci.
Una sola nota: non usiamo più il termine "pubblico", per favore, al posto di statale: è fuorviante. Acqua "pubblica" dovrebbe solo significare disponibile a tutti coloro che la pagano, senza discriminazioni. Una società che fornisca un servizio di questo tipo potrebbe essere benissimo privata, come accade in molti altri contesti. A contare, qui, è la proprietà governativa, statale. La confusione fra i due termini è il solito, patetico tentativo di inquinare la lingua per impedire un dibattito razionale. I collettivisti chiamano le pretese "diritti", i socialdemocratici "liberali", e così via, per acquisire un vantaggio morale, indipendentemente dalla bontà delle posizioni che propongono.
Posted by Unknown at 4:09 PM |
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lunedì, agosto 30, 2010
Incentivi, il cavallo non beve. Per fortuna
Posted by J.C. Falkenberg at 11:11 AM |
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venerdì, marzo 26, 2010
Regionali: La Lega riesce ad essere più statalista del PD
I programmi dei candidati, quando presenti, danno insomma ragione a Bossi quando parla di Lega "del popolo" . Nel senso di partito degno del Fronte Popolare: la Lega è ormai più statalista ed assistenzialista del PD e le sue politiche di spesa implicano una spirale del debito oppure una ripetuta rapina fiscale ai danni dei ceti produttivi. Se la cosa va bene a Maroni e Bossi, ex-sinistri, stupisce che qualcuno ancora s'illuda che il partito padano sia antitasse ed antistatalista. Quando li sentite urlare "basta tasse ", non significa che ne pagherete di meno: significa che le pagherete alla Casta Lumbard, dalla Trota Renzo Bossi in giù, invece che a Montecitorio. Non ci pare un gran cambiamento.
Posted by Unknown at 4:36 PM |
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lunedì, novembre 23, 2009
Stato usuraio
Lo Stato usuraio (HT NeoLib):
"Sempre pronto ad ergersi come paladino dei poveri e dei deboli, è proprio lo Stato però che nei fatti finisce con l'applicare tassi usurai ai suoi poveri sudditi; al solito, quel che viene proibito ai comuni mortali - pena la galera - diventa invece come per magia legale quando a compiere gli stessi atti sono gli sgherri del fisco. E' successo così a Vibo Valentia che per il mancato pagamento di una tassa Irpef di 1.800 euro, scaturita da un conguaglio e mai notificata al contribuente, sia scattata una richiesta di 3.600 euro, senza che peraltro sia stato inviato il dovuto avviso di pagamento per lettera raccomandata come prescritto, e senza quindi che venisse indicato il responsabile del procedimento. L'ignara vittima, nel tentativo di informarsi su quanto accaduto, ha fatto trascorrere ulteriori giorni senza pagare quanto richiesto, così che oggi per chiudere la pratica sarebbero necessari 4.600 euro, roba da far impallidire per l'appunto i piu' terribili usurai. Con una sostanziale differenza: che l'usuraio chiede il conto in virtù di un accordo volontario, per quanto indotto da esigenze spesso improcrastinabili, lo Stato invece fa della coercizione la sua sola ragion d'essere."
Posted by J.C. Falkenberg at 1:17 PM |
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domenica, novembre 22, 2009
Brunetta-Tremonti: bersaglio gusto, motivi sbagliati
Posted by J.C. Falkenberg at 10:43 AM |
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venerdì, ottobre 16, 2009
Banca del Mezzogiorno: onestà cercasi
Crosspost from Giornalettismo
Riproporre un modello fallimentare dandogli una mano di vernice non risolverà i problemi del credito nel mezzogiorno.
STATALE O PARASTATALE? - Secondo il ministro, non si tratterebbe di una banca statale, ma di un’istituzione “disegnata dallo stato” , ed affidata ai privati. Purtroppo non si vedono al momento soggetti privati con un minimo di entusiasmo per il progetto: nonostante le agevolazioni fiscali che vengono promesse alla nuova entità. Il ministro starebbe quindi facendo pressione per una partecipazione delle Poste, ossia di una entità statale, nonché delle Casse di Risparmio e delle fondazioni bancarie, tutte entità parastatali controllate dalla classe politica locale. Il mondo delle banche di credito cooperativo sembra essere reticente, almeno alle attuali condizioni; il sistema delle BCC ha già i suoi problemi e le sue opportunità con l’espansione dei propri bilanci ed il supporto alle piccole e medie imprese nelle proprie aree di competenza. D’altronde, il modello citato ad esempio è quello del Crédit Agricole: una banca che di privato ha davvero poco, controllata com’è da una costellazione di banche cooperative. Un colosso funzionante grazie ad una dirigenza che talvolta finge di non ascoltare i propri referenti politici e, soprattutto, alle facilitazioni fiscali ed al trattamento estremamente benevolo in tema di antitrust e trattamento dei consumatori che il governo francese accorda alla “Banca Verde”. Un modello da valutare attentamente, per una nazione dove le grandi banche già non coccolano il picoclo risparmiatore. Per inciso, vanteria secondo la quale nella neonata banca “non si parla inglese” suona inquietante. Il ministro dimentica forse che i maggiori critici degli eccessi degli ultimi anni sono stati proprio alcuni fra i più accesi liberisti di lingua inglese, mentre i maggiori sostenitori della grande bolla sono stati i governi più interventisti. La crisi finanziaria nasce da abusi che le banche italiane praticano assiduamente da decenni senza nessun bisogno di lezioni dall’estero: obbedire ai politici ed ai propri padrini, nascondere i problemi sotto il tappeto e ricorrere al contribuente quando questo non è più possibile; vantarsi di non guardare alle esperienze anglosassoni significa semplicemente applicare la politica dello struzzo. Ricordiamo infatti che il Sud non è privo di banche per la cattiveria della finanza milanese, ma perché le banche meridionali sono affondate una dopo l’altra sotto il peso di pratiche scandalose e di gestioni antiquate. E’ avvenuto sia per il Banco di Napoli e per il Banco di Sicilia, di proprietà del governo centrale, sia per le casse di risparmio meridionali, istituzioni mutualistiche di fatto controllate dai notabili locali.
CRACK NAPOLETANI Il salvataggio del Banco di Napoli è costato alle casse statali ed al sistema bancario qualcosa come 3,7 miliardi di euro; il Banco di Sicilia venne acquisito dal Mediocredito Centrale quando era sull’orlo della bancarotta. Le casse di risparmio meridionali confluite in Carime vennero tutte salvate da Cariplo dietro ordini diretti di Banca d’Italia, ma riuscirono successivamente ad affondare i conti di BancaPopolare Commercio e Industria. Chiunque si lamenti del colonialismo bancario settentrionale dovrebbe cominciare con il riconoscere che l’alternativa era, in ogni caso, un fallimento che avrebbe condotto a perditeingenti. Sono state tutte realtà devastate non da avventure finaziarie globali, ma da un rapporto perverso con il territorio, lo stesso tipo di rapporto che si vorrebbe ora esaltare: il denaro raccolto dai depositanti viene prestato a tassi d’interesse troppo bassi rispetto ai rischi effettivi dell’investimento in loco. Il risultato è uno squilibrio gestionale, perché gli interessi sui prestiti ad aziende meritevoli non bastano a coprire le perdite su quelli non andati a buon fine. Aggiungiamo a questo le pratiche clientelari endemiche di una gestione dominata da imperativi di natura politica ed è semplice comprendere i rischi di un progetto come quello tremontiano, dove questi problemi si riproporranno in maniera drammatica. Il coordinamento del progetto è poi stato affidato al ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola. Ci si permetta di avere perplessità sul ruolo di sorvengliante della costruzione di una banca che si vorrebbe indipendente dal governo e, si spera, dalle manipolazioni politiche: oltre ad una ben pubblicizzata nostalgia per le partecipazioni statali, ha anche un certo pénchant per iniziative quali lo stanziamento di un milione di euro per ripristinare il volo Roma-Albenga, che per una curiosa coincidenza è l’aeroporto più vicino ad Imperia, residenza del ministro. Non vediamo perché gruppi privati potrebbero entrare nella compagine societaria di una istituzione di questo genere, se non dietro promessa di una contropartita, esplicita od implicita, da parte governativa. A questo punto, rischieremmo di nuovo un copione già visto: socializzazione delle perdite, privatizzazione dei profitti, da parte di soggetti privati che non andrebbero definiti imprenditori, ma prestanome o meglio ancora favoriti del principe. Esistono alternative migliori: ad esempio, l’ipotesi di una no-tax area permetterebbe di incentivare lo sviluppo locale senza distorcerlo, mentre un maggiore investimento in sicurezza ed una politica liberale sulle infrastrutture permetterebbero un maggiore coinvolgimento di capitali privati. Una strada forse rischiosa, ma sicuramente una novità rispetto a grandiosi piani burocratici che si rifanno al passato e che rischiano di tramutarsi , di nuovo, nella solita grande abbuffata a spese del contribuente."
Posted by J.C. Falkenberg at 12:25 PM |
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lunedì, agosto 17, 2009
American Dream or American Nightmare?
Temo che l'esagerata attenzione riservata all'immobiliare e l'interferenza governativa che ne è seguita mettano a rischio il Sogno, minandone le vere basi: duro lavoro, istruzione, risparmio e meritocrazia, indipendentemente dal mercato immobiliare.
E' interessante anche notare come il processo abbia avuto un'accelerazione negli anni '90, grazie al mix di visione neokeynesiana dell'economia e delle operazioni di manipolazione dei cambi di alcune nazioni esportatrici.
For most Americans, until the recent past, home ownership was a dream and the pile of rent receipts was the reality. From 1900, when the census first started gathering data on home ownership, through 1940, fewer than half of all Americans owned their own homes. Home ownership rates actually fell in three of the first four decades of the 20th century. Yet the story of how the dream became a reality is not one of independence, self-sufficiency, and entrepreneurial pluck. It's not the story of the inexorable march of the free market. It's a different kind of American story, of government, financial regulation, and taxation. We are a nation of homeowners and home-speculators because of Uncle Sam. Bottom Line: More support for the high likelihood that the global financial crisis, mortgage tsunami, and housing bubble can all be traced to federal government intervention to create affordable housing, see |
Posted by J.C. Falkenberg at 5:15 PM |
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domenica, luglio 19, 2009
Riflessioni mercatiste
Il problema è che siamo abituati a chiamare "mercato" qualcosa che invece vengono manipolate a scopi politici e redistributivi, oppure non sono un mercato se non nel nome.
Il meccanismo di mercato funziona, sempre, ma è necessario che esista un mercato, un'arena dove una pluralità di compratori e venditori può interagire, senza coercizione. Quando osserviamo da vicino i cosiddetti "fallimenti di mercato, non è un caso che si scopra come siano invece frutto di pesanti interventi politici, sussidi e trattamenti di favore che hanno bloccato o distorto il funzionamento del mercato. E adesso, per "correggere" tali difetti, non si cerca di riparare il meccanismo, ma di distorcerlo ulteriormente, con il rischio che si infranga del tutto.
Prendiamo il caso dlela crisi dei mercati finanziari: si accusano la "speculazione" e i titoli tossici, ma chi è che ha sofferto di più? Proprio le istituzioni più sorvegliate e regolate dal governo, che hanno lavorato male, prendendosi rischi assurdi in base ad assunzioni errate. Tanto, sapevano perfettamente che il governo le avrebbe salvate, date le dimensioni e le garanzie implicite della regolamentazione bancaria.
Ricordiamocelo, la prossima volta che un Krugman o un Mucchetti qualsiasi blatereranno d'aumento dell'intervento pubblico: sono i politici ad aver creato, per stupidità, questa bolla. Dar loro ancora più potere garantisce soltanto che il danno sarà intenzionale e non accidentale, come la triste storia dell'economia europea è qui a dimostrare.
Posted by J.C. Falkenberg at 10:27 AM |
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domenica, luglio 12, 2009
Derivati e instupiditi
la transazione più celebre riguarda l'ammortamento di una emissione obbligazionaria, dove i derivati non c'entrano per nulla; si tratta di un'operazione paragonabile ad una truffa su di un conto corrente o su di un conto di deposito. Negli altri casi, il problema sono sempre state le commissioni, fuori misura - forse perché da devolvere successivamente ai partiti politici? Questo accadeva una volta con gli appalti per le forniture o per i lavori pubblici. Adesso, la minore trasparenza dei derivati potrebbe permettere ad amministratori pubblici infedeli di distribuire denaro ai favoriti attraverso questo canale, o a "fornitori" poco scrupolosi si approfittare dell'incompetenza e dell'ingenuità dei burocrati governativi. Si tratta si un problema ben noto e si risolve sempre nello stesso modo, per quanto sgradevole per gli statalisti e certi funzionari: nel breve periodo, aumentando la trasparenza negli appalti e impiegando personale qualificato per controllare i costi; nel medio periodo, riducendo la spesa pubblica, riducendo così le opportunità di appropriazione del denaro dei contribuenti a fini politici o personali.
Se proprio volete punire le banche, concentratevi sul vero scandalo: i derivati venduti a certi clienti privati, inutili,costosi o completamente fuorvianti.
Hat tip: Hurricane_53
Posted by J.C. Falkenberg at 9:14 AM |
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martedì, luglio 07, 2009
Condanne allo statalismo
"Per aver creato uno schema di Ponzi, una gigantesca truffa che ha trasferito ricchezza da una generazione d'investitori ad un'altra, l'imputato Bernard Madoff è condannato a dirigere la Social Security (l'INPS americana)".
Potrebbe anche candidarsi alla guida della banca centrale, o delle autorità di regolamentazione del settore bancario...
Hat tip: Carpe Diem
Posted by J.C. Falkenberg at 1:59 PM |
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venerdì, luglio 03, 2009
Wal-Mart e la statalizzazione dell'assistenza sanitaria
"Supporting new regulations is usually good business if your company is big enough to absorb compliance costs that could slow down or cripple your competitors. Even better if can you sign on early and win over a few influential opinion makers, interest groups, and politicians so you'll have some pull over how the regulations are written."
Reason Magazine
Posted by J.C. Falkenberg at 2:14 PM |
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martedì, giugno 30, 2009
Trenitalia, lo sfascio continua
Per fortuna, questa volta era "soltanto" la Torino Roma e non l'asse portante delle Ferrovie. Trenitalia si conferma comunque un gigante dai piedi d'argilla e malato terminale, in grado di sopravvivere soltanto tramite l'abuso del proprio monopolio, al quale si aggrappa sempre più disperatamente - come dimostrano le vessazioni alle Regioni e lo scandalo del settore cargo.
Le regioni ormai vengono periodicamente ricattate : o aumentate i sussidi oppure tagliamole corse. La sola Regione Lombardia ha dovuto aumentare il sussidio che paga da 180 a 280 milioni di euro semplicemente per mantenere stabile il pessimo livello di servizi fornito ai pendolari. E Moretti, il sindacalista AD delle Ferrovie, concede interviste trionfalistiche in cui si vanta di avere portato le FF.SS. in pareggio, senza dettagliare i metodi da ricattatore con cui lo ha ottenuto.
Nel settore cargo, Trenitalia aveva perdite dell'80 per cento del fatturato: tutto fa brodo, pur di impedire a colpi di sconti irrealistici l'entrata di nuovi operatori in un settore liberalizzato di fresco. Tanto, a ripianare il deficit, ci pensa il tartassato contribuente.
La liberalizzazione è ormai dietro l'angolo, se soltanto il governo volesse, si potrebbe porre fine a questo scempio
Hat tip: Corriere della Sera
Posted by J.C. Falkenberg at 11:50 AM |
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domenica, giugno 28, 2009
Argentina, il Sole (24ore) acceca i lettori
Dovendo parlare delle elezioni imminenti, si parla soltanto dell'aumentato divario sociale fra ricchi e poveri nei sobborghi di Buenos Aires. Tre righe di citazioni da preti progressisti e attivisti politici rigorosamente di sinistra, una frase in cui s'insinua che il candidato di destra sia un manganellatore senz'altri desideri che sterminare i proletari ed, infine, un plauso alla retorica assistenzialista dell'attuale governo.
Nessun dato, niente analisi dei programmi elettorali, del panorama politico locale, nessun accenno alla storia recente o ai temi scottanti dibattuti in Argentina, al di la' del generico lamento pauperista. L'intero articolo e' una lunga raccolta di aneddoti e di pennellate di colore locale, dove si cerca di convincere il lettore che la visione del mondo di chi scrive corrisponda alla realtà, tramite artifici retorici; trasformando, in questo caso, un articolo sulle elezioni in una tirata terzomondista che fornisce per fare propaganda ad un governo corrotto, illiberale e rapace.
L'Argentina sta per affrontare una tornata elettorale che potrebbe finalmente porre fine l'assalto populista ed anticapitalista che la famiglia presidenziale ha scatenato contro le basi dell'economia argentina, portandola vicino al collasso. Il governo di Nestor Kirchner ha sprecato l'occasione di una ripresa durevole, inseguendo invece un facile consenso a base di politiche assistenziali e clientelari sempre più sfacciatamente populiste; la moglie, eletta dopo di lui, ha fatto anche di peggio. Il calo dell'economia globale ha ridotto le esportazioni argentine, riducendo le entrate ed esponendo il livello insostenibile di sussidi e spesa pubblica; la soluzione della coppia più' amata dal cronista del Sole e' stata tremendamente semplice: derubare gli argentini delle proprie pensioni. Letteralmente: il govenro ha requisito il patromionio di tutti i fondi pensione argenitni.
Quando questo non e' stato sufficiente, la coppia presidenziale ha innalzato alle stelle le tariffe all'esportazione. Il risultato e' stato duplice: da un lato, il crollo delle esportazioni. Dall'altro, la rivolta degli allevatori e dell'agroindustria argentina. E qui sono iniziati i problemi per il governo populista: gli allevatori sono praticamente gli unici operatori economici argentini efficienti, che non ricevono sussidi e che al contrario sopportano sia il maggior carico fiscale che le inefficienze delle industrie protette e sussidiate dal governo; che non vivono a Buenos Aires e non sono quindi ricattabili con i metodi tipici dei coniugi Kirchner, ossia la minaccia di non ricevere favori e denaro e il ricorso alle folle dei diseredati, mantenute a colpi di sussidi di cui non avrebbero bisogno, se non per colpa degli stessi politici che elargiscono loro panem et circenses. Persino a Buenos Aires comincia a crescere un movimento di protesta verso gli eccessi populistici e le depredazioni economiche delal coppia Kirchner-Férnandez, ma il corrispondente del Sole non trova di meglio che trasformarlo in una macchietta criptofascista, con prosa e fonti degne del "Manifesto". Se volete leggere qualcosa di più equilibrato, provate con l'Economist, non certo sospetto di simpatie per il centrodestra, di questi tempi.
Non sembra una storia particolarmente noiosa; al contrario, dovrebbe essere manna dal cielo per un quotidiano da sempre, a parole, pronto a difendere le libertà civili ed economiche.
Qualcuno lo spieghi al compagno giornalista, per favore.
Posted by Unknown at 11:41 PM |
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giovedì, giugno 25, 2009
La sanità italiota è bellissima - quanto le tasse.
Gli americani non sono scontenti della loro sanità: sono preoccupati dei costi in aumento - e il piano democratico aggraverà il problema. Da Freedomland- Quant’è bella la sanità americana: "More than eight in 10 said they are satisfied with the quality of care they now receive and relatively content with their own current expenses, and worry about future rising costs cuts across party lines and is amplified in the weak economy. [Washington Post]
Oh,perbacco: ben 8 americani su 10 sono soddisfatti del sistema sanitario a stelle e strisce. Adesso fate un sondaggio così in Italia, se ottenete un risultato soltanto simile possiamo tornare alla sagra dei luoghi comuni, alla sanità americana buona solo per i ricchi, ai Pronto Soccorso con la Carta di Credito e a tutte le idiozie che vi hanno raccontato sugli Stati Uniti. Altrimenti, andiamo oltreoceano e importiamo pure quella."
Un paio di commenti al post si dichiarano pronti a scambiare l'assicurazione sanitaria USA con il sistema italiano. Senza negare gli enormi problemi di quella USA, io ci starei attento. e, ragazzi, se voi vi prendete anche il "contributo sanitario" del 31% del vostro salario. Siete davvero convinti che il SSN valga il 31% dello stipendio , oltre ai miliardi di euro in debiti che accumula ogni anno, che non vengono conteggiati nelle statistiche e che prima o poi dovremo pagare?
Il problema del mercato sanitario americano è il solito: una regolamentazione che aiuta solo burocrati ed aziende, mischiato ad un codice fiscale che incentiva il peggior tipo di assicurazione sanitaria e scoraggia i cittadini dall'assicurarsi, premiando invece soluzioni che bloccano il metodo di controllo dei costi più efficiente: la concorrenza. Proviamo a rendere gli individui davvero responsabili e vediamo cosa succede? No, ovviamente: è il Governo che deve intervenire, nonostante i precedenti "interventi" abbiano probabilmente aggravato situazione
Da notare anche il problema dell'approccio attuale al problema della sanità: un miscuglio di bugie, affermazioni oltraggiose e smentite precipitose. Il il CBO, sorta di Corte dei conti USA, strettamente indipendente, ha calcolato che i due piani sanitari democratici sarebbero costati fra i 1000 ed i 1500 miliardi di dollari nei primi dieci anni, senza una chiara strategia sulle fonti da cui reperire i fondi - o meglio, con una strategia da veri socialisti europei: "risparmi" e nuove tasse.
Una bella "differenza" rispetto ai proclami obamiani, per cui sarebbe possibile riformare il sistema senza aggravi aggiuntivi, ed un esempio di come la retorica Democrat sia affascinante, ma persino più fuorviante delle tirate evangeliche dei repubblicani di destra.
Posted by J.C. Falkenberg at 11:58 AM |
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giovedì, giugno 18, 2009
Mises su Obama e gli statalisti
"Promettono le gioie del giardino dell'Eden, ma pianificano la trasformazione del mondo in un gigantesco ufficio postale" Ludwig Von Mises, Bureaucracy, 1944
65 anni e nulla è cambiato.
Hat tip: Mises on Obama | Cato @ Liberty
Posted by J.C. Falkenberg at 12:08 PM |
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mercoledì, giugno 17, 2009
USA, la fine della Repubblica
Benjamin Franklin aveva ragione: "quando l'elettorato può votare per regalarsi dei soldi, siamo alla fine della Repubblica". Racchiude, in una frase, la transizione del governo da male necessario per difendere la libertà di persone e famiglie a macchina edita all'imposizione delle opinioni di chi la controlla ed alla rapina per beneficiare chi è dalla "parte giusta".
In Europa, la degenerazione è arrivata con la nobilitazione dello scrocco ad opera dei socialisti , marxisti o cattolici, che hanno coniugato parassitismo e lavoro forzato, chiamandolo "solidarietà".
Negli USA, ci stiamo arrivando, grazie ad un Presidente straordinariamente eloquente e pronto a tutto pur di sfruttare una crisi, creata dagli eccessi dello statalismo per aumentare ancora di più il peso del governo.
Qualcuno lo fermi.
Hat tip: The Diamond Age. masstrovato
Posted by Unknown at 2:46 PM |
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