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lunedì, giugno 13, 2011

Il Sì è un voto per la partitocrazia e per il vero regime mediatico

Carlo Stagnaro spiega molto bene perché il "Sì" al referendum sull'acqua è in realtà un Sì alla partitocrazia ed ai Carrozzoni pubblici.
Mi fa quasi tenerezza vedere orde di indignati mettersi in fila ai seggi per votare un'iniziativa che ci riporta ai tepi più bui della partitocrazia, quando assessori e ministri affidavano agli amici degli amici il potere di sperperare risorse del contribuente in nome del "bene comune". Adesso votano compatti per permettere alla classe politica di continuare a depredarli in maniera occulta, invece di essere costretti ad ammettere la bancarotta del sistema; il quesito, infatti, renderà più difficile affidare tramite gara la gestione degli acquedotti, con il risultato che continuerà ad essere gestito da burocrazie buone soltanto a devastare gli acquedotti .
Il bello è che si tratta di persone in perfetta buona fede , che si scandalizza per molto meno, quando appare sugli organi di stampa di centrosinistra.
E questo ci porta all'altro punto dolente: il successo questi referendum è costruito su di una valanga di mistificazioni , bugie e distorsioni tendenziose della realtà, al cui confronto Minzolini appare quale un dilettante di belle speranze e Silvio Berlusconi un principiante alle prime armi.
SI tratta, temo, della prova generale per la restaurazione del regime orwelliano dei media che ha afflitto l'Italia per decenni. SE il Caimano vi pareva onnipresente, vedrete quando lorsignori si riprenderanno il tubo catodico.


Hat tip: IBL

lunedì, agosto 30, 2010

Dopo trent'anni, Guardian e Corsera ancora al fianco di Cernenko contro Mrs. Thatcher

Speriamo vivamente che nessuno, nel 2010, possa ritenere credibile la storia sottostante allo "scoop" del Guardian: non tanto che Margareth Thatcher bloccò aiuti sovietici ai minatori britannici in sciopero , ma che i sindacati russi fossero "indipendenti" e il milione di dollari che i sindacati russi pare fossero pronti a versare fosse "spontaneamente" versato dai lavoratori. Il Guardian scrive ed il Corriere riporta, senza fare commenti, quasi avallando la panzana. Ricordiamo come l'URSS, ancora negli anni'80, rispondesse alle proteste dei minatori a colpi di carrarmato e deportazioni nei gulag e che l'indipendenza dei sindacati russi nei confronti del partito fosse pari a zero. Quel milione era una semplice mossa provocatoria dei leader dell'URSS, ma evidentemente c'è ancora chi vuole credere alla menzogna comunista a discapito delle innumerevoli prove della mostruosità del regime sovietico.
Pur d'insultare Margareth Thatcher, a quanto pare, ogni riciclaggio è buono.

lunedì, maggio 17, 2010

Quando i servizi italiani coprivano le stragi dei palestinesi

Un mattone del muro di gomma a difesa degli atti terroristici palestinesi sta cominciando a crollare disinformazione : Furono i palestinesi ad uccidere i giornalisti Italo Toni e Graziella De Palo

Il Sismi di allora - dicono i familiari che hanno potuto accedere a parte delle carte segrete dell’Aise, il servizio l’Agenzia informazioni e sicurezza esterna - con Stefano Giovannone e Giuseppe Santovito fece operazioni di copertura a favore dell’Olp. Non abbiamo però prove sul movente né sul gruppo che effettuò gli omicidi. In sede giudiziaria George Habbash (Fplp) venne indicato come il mandante, ma poi fu assolto per insufficienza di prove" (fonte: LiberaliPerIsraele).


Chissà cosa ne pensano i molti giornalisti italiani e le strutture dell'informazione in Italia, abituate a scambiare la propaganda palestinese per una fonte attendibile, come nel caso dei falsi nella guerra del 2006, che portarono ad un repulisti nelle file di Reuters, oppure per i falsi contenuti in documentari come "Jenin, Jenin". Per troppo tempo i media italiani hanno vissuto in una realtà parallela nella quale i palestinesi sono sempre innocenti, anche quando stanno installando una bomba ,si vantano degli eccidi commessi, prendono di mira i giornalisti , si ingegnano ad usare i civili come scudi umani od impiegano le scuole e le moschee come arsenali e fabbriche d'armi, protestando poi quando vengono bombardate.

venerdì, aprile 23, 2010

Il popolo lo serve tua sorella

Vorremmo tanto conoscere il background dello sciagurato ghostwriter pidiellino che ha inserito la frase "servire il popolo" nel documento Pdl di ieri, uno slogan prontamente ripreso dal Corriere della Sera. Ci piacerebbe poter dire che lo slogan più celebre del genocidio maoista sia stato ripreso con perfidia dai titolisti del Corriere per tirare una frecciatina ad un partito in teoria di destra, ma profondamente infettato dai peggiori cascami della sinistra, ma temiamo che sia semplicemente passato inosservato.
Rimane il fatto che, con destrorsi così ( o così, o così), l'egemonia culturale della sinistra non ha purtroppo nulla da temere: a destra si continuano a barattare pochi anni di sottogoverno in cambio della lobotomizzazione d'intere generazioni.

venerdì, aprile 16, 2010

Vianello e i doppi standard della sinistra

Per anni la sinistra ha glorificato artisti ed intellettuali di area, nonostante la loro adesione alle peggiori nefandezze dei regimi comunisti ed il loro supporto attivo alle campagne propagandistiche di partito. Adesso, tuttavia, si vorrebbe infangare la memoria di
Raimondo Vianello per alcune dichiarazioni di supporto a Silvio Berlusconi e di comprensione (non di appoggio) per i ragazzi arruolatisi a Salò.
Guttuso non può essere criticato per aver fatto da pittore servo delle campagne elettorali del PCI in epoca staliniana, quando erano ben noti i crimini sovietici; Sartre andrebbe idolatrato senza pensare al proprio lavoro al soldo del PCF; intere legioni di artisti ed artistoidi di sinistra vanno giudicati cancellando ogni riferimento adorante al maoismo, o alle contraddizioni dell'appoggio alla causa gay ed insieme a Cuba, uno dei regimi più omofobi del pianeta; i firmatari di infamie come l'appello-istigazione al linciaggio di Calabresi e le loro cheerleader di Lotta Continua vanno rispettati indipendentemente dalle loro colpe e mai deve essere ricordato il loro "erroruccio" di quegli anni.
Una delle leggende dell'intrattenimento italiano, che ha condotto una vita irreprensibile per decenni, deve essere invece bruciato in effige per aver detto che avrebbe votato Forza Italia, oppure per avere sostenuto che fra i ragazzini volontari a Salò molti avevano intenzioni oneste, anche se sbagliarono nello scegliere quella parte politica - errore che fecero, ad esempio, Scalfari, Bocca e Dario Fo in varie fasi delle propria esistenza. Sono l'unico a sospettar el'impiego di due pesi e due misure?

Gilioli è un ipocrita, oppure uno smemorato ignorante della storia e della cronaca della consorteria alla quale aderisce. Scelga lui.


Hat tip Il Fazioso

mercoledì, aprile 14, 2010

Zaia il ciociaro: Al 24ore Riottizzato saltano anche geografia e cronaca






al Sole 24Ore , i tagli e il riallineamento ideologico del compagno Gianni si cominciano a sentire. Prima abbiamo avuto edizioni domenicali degne dell'inserto culturale del Manifesto, poi difese a spada tratta di Gino Strada spacciate per reportage. Adesso, ci godiamo un trafiletto nel quale Luca Zaia diventa governatore del Lazio.
Lapsus freudiano o semplice, crassa ignoranza? In fondo si sa che, per lorsignori, chiunque non sia compagno è fascio per definizione.

lunedì, marzo 29, 2010

La propaganda obamiana sul 24 Ore

Forse è vero che La minaccia ad Obama parte dal Texas, ma di certo la sua elencazione dei padri nobili delle "due americhe" in guerra è profondamente errata e di parte.
Così Claudio Gatti, del Sole 24 Ore:

Tra l'Atlantico e il Pacifico, oggi più che mai esistono due Americhe. C'è l'America di Barack Obama e di Nancy Pelosi, rispettivamente figlio di un keniota e nipote di un abruzzese, che è quella che ha riformato il sistema di assicurazione sanitaria e ha come modelli Thomas Jefferson, Franklin Delano Roosevelt, i Kennedy (da John a Ted) e Martin Luther King Jr.
E c'è quella che ama presentarsi come la "real America" fatta di gente dai cognomi più tradizionali e che nella riforma vede un ennesimo passo nel processo di socializzazione dell'economia nazionale imposto da una classe politica corrotta e senza più alcun vincolo, né genetico né culturale, con i padri fondatori del paese.È l'America platealmente cristiana, che ha come miti politici il leader dell'esercito confederato Thomas " Stonewall" Jackson, Ronald Reagan e Newt Gingrich, e si sente rappresentata dalla Moral Majority e dalla National Rifle Association, la lobby delle armi da fuoco.
[...]Via anche Thomas Jefferson, uno dei padri fondatori del paese che nel 1801, da presidente, introdusse il concetto della separazione tra Stato e Chiesa con la sua interpretazione del primo emendamento della Costituzione

Gatti prende una delle frange più lunatiche della destra americana e la eleva a paragone per l'intero movimento, arrivando a contraddirsi, oppure a dimostrare una discreta ignoranza di ciò che sta a destra dei socialdemocratici che si spacciano per "liberal" . Thomas Jefferson è un'icona dei libertari e dei conservatori americani, a causa della sua strenua opposizione allo stato centralista ed all'invadenza governativa nella sfera personale; Jefferson è stato un eroe sia per Ronald Reagan sia per Newt Gingrich, deifniti da Gatti stesso i "miti politici" di quelli che lui nomina come i "portavoce" dell'America profonda, impiegandoli per descrivere metà dell'America come una banda di bifolchi creazionisti. La realtà è che, per quanto religiosi siano, pochissimi americani contestano la posizione di Jefferson sulla separazione fra Stato e Chiesa, una posizione che non è fra l'altro per nulla eccezionale fra i Padri Fondatori. Ci dispiace per Claudio Gatti, ma evidentemente ha letto troppo a lungo il New York Times , versione americana di Repubblica, invece di svolgere il proprio mestiere d'inviato. Il fatto che si permetta di paragonare Ted Kennedy a Roosevelt o a Jefferson getta molta più luce sui suoi pregiudizi, che su quelli dei repubblicani che vorrebbe infangare. Speriamo di non dover socprire che l'articolo è l'ennesimo copia e incolla dell'ennesiomo articolo di propaganda tipico dle New York Times nei suoi momenti peggiori.

domenica, novembre 08, 2009

Michael Moore dall'Annunziata: la fiera dell'assurdo

Lucia Annunziata oggi intervista Michael Moore. Per mezz'ora,  si fanno al regista americano le stesse domande che si porrebbero al presidente della Camera, ad un ambasciatore o ad un rispettato esperto d'economia e politica internazionali.
 Al pubblico di Raitre, ovviamente, viene presentato come un guru in possesso di una conoscenza perfetta delle condizioni degli USA e dei rapporti fra Italia ed USA. Peccato che Michael Moore sia un incrocio fra Di Pietro e Nanni Moretti, senza i (pochi) pregi di entrambi, ma con buona parte dei loro difetti: un regista di mezza tacca, che produce documentari infarciti di propaganda e falsità. Lucia Annunziata, un vero mastino e di norma una brava giornalista, ha improvvisamente un punto cieco e si mette in ginocchio di fronte ad un incompetente, che si diverte a definire gli avversari della riforma sanitaria come dei razzisti nostalgici della schiavitù, pronti ad uccidere  Obama in nome della supremazia razziale. L'unico momento in cui l'Annunziata si adombra è quello in cui Michael Moore fa notare che FIAT non ha  esattamente una grande reputazione negli USA; Marchionne o non Marchionne, i dati sull'affidabilità sono quelli che sono. E' un vero peccato che Moore non applichi gli stessi standard di rigore, quando si diverte a trinciare giudizi su ciò che non conosce e non vuole conoscere. 

Il canone RAI serve anche a questo: lasciare campo libero ai pregiudizi di un'altrimenti valida giornalista, prestandole l'autorità dell'imprimatur governativo e i soldi di ogni contribuente.

lunedì, novembre 02, 2009

La stampa estera che non piace a Repubblica


Quello che Repubblica non vi racconta: sulla prima pagina del Wall Street Journal online non ci finiamo solo e solamente per notizie negative. Oggi, ad esempio, c'era un bell'articolo sui progressi della lotta alla camorra. Da notare: lo snapshot si rifà al pomeriggio, mentre in mattinata la notizia era ancora più in evidenza.
Non credo che Repubblica ci scriverà ponderose articolesse, meditando sulla decadenza italiota e sulla mafiosità berlusconiana. Soprattutto, non credo ve ne parlerà mai: la stampa estera esiste soltanto quando critica, mai quando approva quanto avviene in Italia sotto un governo di centrodestra.

giovedì, ottobre 15, 2009

South Park ed ACORN

A South Park hanno deciso di fare una sana pernacchia ad ACORN:




Lo scandalo ACORN è l'ennesimo scheletro nell'armadio dell'AMministraiozne Obama che nessuno voleva raccontare: la brutta storia di una associazione filantropica che paga la campagna elettorale di Obama in violazione delle leggi sul finanziamento ai partiti, ma lo nega; che ottiene miliardi di dollari dal pacchetto di stimolo dell'economia e viene beccata ad impiegare quel denaro per finanziare inquilini morosi da anni, immigrati illegali, delinquenti e, dulcis in fundo, due attivisti travestiti da sfruttatori della prostituzione ansionsi di aprire un bordello con minorenni importate dal sudamerica. Il Presidente Obama, pur avendo lavorato per un'organizzazione affiliata ad ACORN ed averne elogiato il lavoro in numerosi comizi, nega ora di conoscerli. Un po' come Veltroni, che nega di essere mai stato comunista dopo aver passato vent'anni ad elogiare il comunismo mondiale dai vertici delle Botteghe Oscure. Ovviamente, i grandi giornali americani hanno cercato di insabbiare ripetutamente la storia. Se non ti chiami Bush, al New York Times non interessi, esattamente come in Italia: ai nostri santoni della libertà di stampa, la tua vita interessa soltanto se sei di centrodestra. Altrimenti, puoi tranquillamente stuprare ragazzine ed essere applaudito.

Hat tip:Hot Air

lunedì, ottobre 12, 2009

Un buon motivo per rivalutare Dan Brown: alla Dowd non piace

Maureen Dowd è la versione americana di certa sinistra intellettuale italiana: apocalittica, antiliberale, arrogante, populista quando le fa comodo e radical-chic in ogni momento. Un misto fra Di Pietro e Sabina Guzzanti. Se Lost Symbol, l'ultimo libro di Dan Brown le è indigesto come dice, dev'essere un cumulo di ciarpame migliore del precedente. Non tutto il male vien per nuocere

mercoledì, ottobre 07, 2009

libertà di stampa e autocensura

Caro Roberto, non so se hai notato anche tu che la libertà di stampa in italia è proprio negata. Chi voleva sapere notizie dello stupratore seriale responsabile di oltre 15 violenze, tale Luca Bianchini, nonchè coordinatore del circolo del PD del Torrino all'Eur, (sospeso dal partito) dovrà aspettare ancora. Che fine ha fatto il bravo coordinatore del PD che nel tempo libero stuprava? Sulla vicenda è sceso un silenzio così rumoroso che desta qualche sospetto. Che sia perchè è di sinistra? O, forse, perchè non era un cineasta?
Però è strano, il Berlusca che si tromba una zoccola barese - dunque consenziente - tiene banco per mesi sulla stampa sinistrosa, un coordinatore del circolo Pd romano che stupra a iosa, dopo un giorno di palcoscenico mediatico sparisce come una meteora. Perché l'utilizzatore finale dei processi o la Gabanelli non fanno una bella inchiesta anche su Bianchini? C'è stampa e stampa.
Un lettore dal Profondo Nord padano. (
Dagospia)
Hat tip: Paolo

Kindle arriva in Italia. Amazon ancora no

Dal 19 Ottobre Kindle arriva in Italia. Il gioiellino di Amazon serve a scaricare in tempo reale libri e riviste ed assicura, in teoria, una leggibilità simile a quella cartacea. Per ora, niente libri in italiano: Amazon non esiste nel nostro paese. ci dovremo accontentare di titoli in inglese e di quotidiani e riviste in italiano, ovviamente a pagamento. Visti i prezzi , non sembra un affarone.

martedì, settembre 22, 2009

Obama cerca di censurare blog e video ed i media tacciono

Una querela, in Italia, infiamma stampa e televisioni, ma una legge che permette al governo di censurare a volontà libri e cinema viene a malapena menzionata.

Vi piacerebbe che Berlusconi avesse il diritto di vietare la pubblicazione di un libro, soltanto perche’ parla di un politico? O che il quotidiano Repubblicapotesse scrivere sul governo, anche senza tener conto dei fatti, ma fosse illegale trasmettere un documentario che parla di politica? Benvenuti nella Nuova America: l’amministrazione Obama sta interpretando la legge in questo modo e cercando di passarne altre simili. In Italia, nessuno ne parla. Sui nostri media, impegnati ed imparziali, dove ogni starnuto di Bush veniva considerato al pari dell’invasione nazista della Polonia, il puro e semplice tentativo di vietare la pubblicazione di libri e documentari passa sotto silenzio. Negli USA, nel frattempo, si è scomodata la Corte Suprema, mentre giornali e TV tacciono. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è la censura governativa scattata sul documentario “Hillary: The Movie“. Si tratta di un lungometraggio prodotto da Citizens United, un’associazione non-profit conservatrice; è estremamente critico di Hillary Clinton e non esistono molti dubbi sullo scarso affetto che la produzione riserva alla ex-first lady. Sembra, in sintesi, una versione di destra dei capolavori propagandistici di Michael Moore. La differenza è che Moore non ha mai avuto problemi con le autorità federali, mentre la “nuova ” Casa Bianca ha minacciato la galera per i produttori del video, se avessero osato proporlo sulla TV via cavo. Ad inizio 2008 gli spot sul documentario erano già stati vietati in televisione dalla commissione elettorale, perché vennero ritenuti “propaganda elettorale non autorizzata” che avrebbe potuto interferire con le primarie del partito democratico. In seguito, la comissione elettorale e il governo federale hanno minacciato 5 anni di galera ai produttori, se il documentario fosse stato trasmesso via cavo, in pay-per-view. Il fatto sarebbe stato già grave e discriminatorio di per sé e la causa sembrava , ma ad Aprile 2009 il dream team obamiano è riuscito in un clamoroso autogol. Malcolm Stewart, il nuovo Solicitor General (avvocato generale) nominato da Obama, non ha trovato di meglio che sostenere che il governo ha il pieno diritto di bandire e censurare ogni pubblicazione che ritenga di natura politica. Ora, il Primo Emendamento della costituzione è una delle architravi della libertà americana, il primo dei diritti civili ed è molto chiaro: il diritto di parola, soprattutto nella sfera politica, è intangibile, per quanto abominevoli sano le opinioni espresse. Il Primo Emendamento è spesso servito a coprire numerosi abusi, ma la Corte Suprema non ne ha tollerato il ripudio esplicita ed ha preso un provvedimento eccezionale. Ha ordinato ai legali della difesa di ridefinire il caso; in questo modo, invece di chiarire la costituzionalità dei limiti di una sezione della legge elettorale, la Corte intende ristabilire il principio generale della libertà di parola anche in periodo elettorale. Malcolm Stewart non è più Solicitor general, ma la bomba è esplosa.

RIMEDIO PEGGIORE DEL MALE? La radice del problema è la serie di recenti leggi di riforma dei finanziamenti elettorali. La principale è il Bipartisan Campaign Reform Act del 2002, meglio noto come il McCain-Feingold Act. Il senatore repubblicano McCain ed il liberal, ossia socialdemocratico, Russ Feingold sono stati gli sponsor di un nobile tentativo di limitare l’influenza delle lobby aziendali e dei sindacati nelle campagne elettorali. Sono stati imposti limiti ai finanziamenti elettorali ed è scattato il divieto, per aziende e sindacati, di finanziare messaggi diretti ad attaccare o a sostenere candidati alle elezioni, per un periodo fra i trenta ed i sessanta giorni. L’autorità di specificare quali messaggi costituiscano propaganda politica è stata affidata ad un’agenzia governativa, la Federal Electoral Commission (FEC). Gli avversari della legge e sostennero che si stava concedendo a politici e burocrati il potere di censurare determinati gruppi di persone, quando il materiale riguarda i politici stessi, mentre i limiti alla spesa e le nuove regolamentazioni avrebbero favorito i grandi interessi, con le risorse per affrontare la burocrazia, ed i politici già al potere, che godono di “pubblicità gratuita sui media. Vennero definiti lacché delle corporations. Dopo soli sette anni, i difetti della norma sono evidenti: i limiti ai finanziamenti elettorali si sono rivelati fallimentari ed hanno paradossalmente favorito gli individui molto ricchi, le grandi aziende e le organizzazioni di massa, scoraggiando chiunque altro dall’intervenire. Adesso emergono anche gli effetti perversi dei limiti alla propaganda politica. La parte più contestata è il divieto di pubblicare materiale che sia finanziato in tutto od in parte da una “corporation”, ossia un’azienda. Il problema è l’inevitabile l’interpretazione data da politici e burocrati. In senso stretto, ad esempio, quasi ogni libro che non sia pubblicato a spese dell’autore viene finanziato da una corporation: la casa editrice. Ogni film ed ogni documentario hanno una pletora di finanziatori che non sono persone fisiche: la casa di produzione, il distrbutore che ha dato anticipi, il conglomerato dei media che ne acquista i diritti per l’uscita in DVD. Di conseguenza, la FEC è libera di considerare ogni lavoro che parli di un politico, soprattutto sotto elezioni, come una potenziale fonte di contributi elettorali non controllabili e di conseguenza si arroga il diritto di autorizzare o vietarne la pubblicazione. A decidere cosa sia una forma di espressione esente da censura e cosa sia invece propaganda, inoltre , è la FEC stessa, con l’eventuale copertura dell’amministrazione. I documentari sono ad esempio teoricamente esenti dalla legge; si tratta di una scappatoia impiegata abbondantemente da Michael Moore e che è stata invece preclusa dalla FEC ai produttori del documentario su Hillary Clinton. Una legge che si proponeva di migliorare la democrazia ha quindi fornito al governo i mezzi per minare la libertà di stampa. Mentre l’amministrazione Bush, con tutte le sue colpe, non ha mai fatto uso della norma, l’Amministrazione Obama ha dimostrato di non avere alcun problema a censurare le voci non gradite.

OBAMA PEGGIO DI ALFANO? – Il caso getta una luce ancora più inquietante sulla libertà di espressione su Internet. Un impiego estensivodelle leggi vigenti metterebbe a rischio l’attività politica su Internet, dove il confine fra informazione e attivismo non è mai stato lungo le linee tradizionali. Il governo Obama e la FEC hanno già sostenuto che le norme darebbero loro il diritto di intervenire e censurare blog e siti colpevoli di attività politica a ridosso delle elezioni; considerando che negli USA il ciclo elettorale è pressoché continuo, si comprende la gravità di una simile affermazione, su cui di recente si sta cercando di effettuare una precipitosa retromarcia. I media americani, in teoria sempre pronti ad insorgere contro ogni violazione della libertà di parola, hanno reagito soltanto debolmente. In parte, si tratta del pregiudizio positivo nei confrontidi Barack Obama, ma esistono motivazioni più sostanziose. Innanzitutto radio, televisioni e giornali registrati sono infatti esenti dalle regolamentazioni del McCain-Feingold; godono quindi di un privilegio concesso loro dalla legge, a scapito di chiunque altro. Questo significa che i media sono ancora liberi di spendere qualsiasi somma, appoggiando o dando l’assalto ad un candidato, senza che la commissione elettorale possa intervenire. Chiunque abbia avuto il piacere di una trasmissione con Santoro o Bruno Vespa quali conduttori dovrebbe accoglier econ una sana dose di scetticismo l’idea che i media siano naturalmente imparziali. Un’ipotetica stretta amministrativa di Obama su Internet libererebbe i media tradizionali da concorrenti temibili. Al confronto, il Decreto Alfano sembra decisamente materia per dilettanti. Concedere potere ad una burocrazia governativa si è rivelato un rimedio peggiore del male. Ancora una volta, la legge delle conseguenze inattese smentisce l’efficienza dell’approccio interventista ad un problema: norme nate con le migliori intenzioni vengono sistematicamente applicate per gli scopi peggiori. Non si capisce perché insistiamo a chiamarla “legge delle conseguenze inattese”: dopo decenni, le conseguenze dello statalismo dovrebbero essere quasi scontate.


Crosspost con Giornalettismo

domenica, settembre 20, 2009

Schumpeter, nome giusto per l'epoca giusta

Il settimanale inglese The Economist ha l'abitudine di chiamare alcune sue rubriche fisse con nomi storici per illa sezione a cui fa riferimento la rubrica. Per la rubrica di commenti sul business e il management si è scelto il nome di Joseph Schumpeter. Scelta estremamente azzeccata, specialmente di questi tempi: Schumpeter coniò il termine "distruzione creativa" per descrivere ed enfatizzare il ruolo dell'innovazione e dell'imprenditore nella crescita economica: senza di essi, non esiste miglioramento del tenore di vita.
Dal mio punto di vista, è azzeccata anche per quelli che l'Economist ritiene difetti: lo scetticismo nell'abilità dei governi di uscire da una recessione a forza di debiti e spese, il pessimismo sulle prospettive della democrazia, il suo liberalismo non adulterato e la sua adesione alla Scuola Austriaca. Se si vuole mischiare Keynes con Schumpeter, si ripeteranno semplicemente gli errori dei "Liberal" socialdemocratici , per l'ennesima volta.

Schumpeter: Taking flight | The Economist

sabato, agosto 29, 2009

Orobici invertiti

Il pezzo del Foglio sulle Botte da orobici è divertente, perché vero.
L'unico appunto che posso fare è che li campioni antropologici paiono invertiti: per chi vive fra l'Adda e il Garda, la descrizione di Belpietro gli guadagnerebbe immediato sul suolo bergamasco e occhiate di scherno nella spericolata città della Leonessa, mentre quella attribuita a Feltri farebbe guadagnare a chiunque altro la sprezzante definizione di "brehà ganassa" e anche di peggio, all'ombra della Città Alta, con il suo culto conservatore della solidità in ogni cosa, dalle case ai rapporti, sino all'istintivo rispetto per la fedeltà ad ogni costo.
Questo consola il bergamasco che qui scrive: dover comprare un giornale diretto da un bresciano, anche se proveniente dal confine, richiede sempre uno certo sforzo interiore, anche considerando grandi firme e gradevoli traslochi.

lunedì, agosto 24, 2009

Liberi Giornali

Farina e Socci al Giornale, Bechis, Facci e Nicola Porro a Libero, Telese che finalmente tornato a casa, dopo anni passati a fare la quinta colonna.
Peccato che Giacalone potrebbe seguire Feltri, ma direi che in generale possiamo festeggiare il ritorno di Feltri al Giornale e poi andare a comprare Libero.

HT: Phastidio
clipped from www.dagospia.com
Il duello tra i due direttori bergamaschi-destrorsi, fin dal'inizio, è stato incandescente: uno scipparsi continuo di penne: Sallusti e Mughini che traslocano al ‘Giornale', Belpietro che porta seco l'inviato di punta di Panorama Gianluigi Nuzzi e il vice Mario Sechi, l'arrivo probabilissimo di Facci e del vice direttore Nicola Porro a "Libero', intanto Luca Telese preferisce alzare i tacchi per sbarcare al quotidiano di Padellaro-Travaglio "Il Fatto",
blog it

domenica, luglio 26, 2009

Valsania non riconosce Brad Pitt

Marco Valsania scrive oggi di quello che potrebbe essere il primo scandalo finanziario scoperto dalla blogosfera, riguardo allo hi-fi trading. Il pezzo è interessante, ma tradisce una certa fretta nell'assemblarlo e nel piegarlo all'interno degli schemi.  Tutto comprensibile, ma per favore, qualcuno gli idca che Tyler Durden  non è il nome del proprietario del blog Zerohedge, ma uno pseudonimo: si tratta del nome del protagonista di Fight CLub, come reso evidente in più di una occasione sul blog stesso.
Una svista secondaria? Possibile, ma ZeroHedge è proprio  uno  dei blog che più ha spinto per  portare allo scoperto il problema dello HFT ed il fatto che Valsania non si sia neppure  accorto della  sua "identità" ci fa sorgere qualche dubbio sulla profonda attenzione con cui l'articolo sarebbe stato confezionato; il pezzo è d'altronde relegato in una edizione domenicale di luglio. D'altronde, parliamo dello stesso quotidiano dove  le "esperte di mercato dei capitali confondono spesso reddito fisso e strumenti derivati, ossiamele con pere, Tutto, pur di somigliare a Report? 




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lunedì, luglio 20, 2009

Una nazione di evasori

Dice bene Lakeside Capital, commentando l'ex fascista preferito dai radical-chic:

La vasta platea dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, che paga le imposte per ritenuta alla fonte e quindi fino all’ ultimo centesimo, assisterà allo sconcio spettacolo di evasori fiscali che ottengono sanatoria pagando una tassa «una tantum» del 5 per cento (l'aspirante Dio) .

Come se non esistessero insegnanti che fanno decine di ripetizioni rigorosamente “in nero”, operai di imprese piccole e medio-piccole che hanno stipendi al minimo e poi percepiscono il resto direttamente dalle tasche dell’imprenditore, ovviamente “in nero”, lavoratori dipendenti col secondo lavoro non dichiarato, e quant’altro. Certo non accumulano fortune, ma pur sempre evasori sono, tecnicamente parlando(Lakeside Capital).


Siamo una nazione di evasori, come ogni altra nazione , dati l'opportunità ed il movente, ossia tasse troppo elevate e ritenute ingiuste unite ad un sistema impositivo iniquo ed inefficiente.
La differenza con altri stati è che in Italia sia l'opportunità che il movente sono macroscopici, mentre i moralisti giacobini che ci ritroviamo come"opposizione" non sanno fare altro che starnazzare e scroccare alla mano pubblica. Salvo poi lamentarsi che nessuno li segua, senza comprendere che la credibilità di un mantenuto non è superiore a quella di un evasore.

giovedì, giugno 25, 2009

Buone notizie dai media

Fuori Ferrara, dentro Giannino. A Radio24 migliorano i palinsesti.

Hat tip: DestraLab

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