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mercoledì, febbraio 27, 2008

E' morto il padre del consevatorismo moderno

Oggi si è spento William F.Buckley Jr. , il fondatore della "National Review" e uno degli uomini che di più ha fatto per la storia di tutto l'arcipelago intellettuale che si oppone allo statalismo. Il suo cpaolavoro è stato quello di portare avanti l'idea del fusionismo, ossia della desiderabilità della convivenza e del dialogo fra liberali, libertari, anticomunisti e tradizionalisti conservatori.
Come ricorda oggi la National Review Online nel necrologio, è stato il primo a credere che unificare in un solo movimento, politico e culturale, avrebbe potuto fare la differenza contro lo statalismo ed il collettivismo dilaganti. Forse non è stato il primo a dichiarare che la storia non stava per "svoltare a sinistra", maè sicuramente stato fondamentale nel fornire, almeno negli USA, una "casa" a tutti coloro che lo pensavano, a creare un ambiente nel quale, dalla fusione e dal confronto di differenti tradizioni, si è potuto formare un nuovo conservatorismo, dotato di rispettabilità intellettuale e talmente fiducioso in se stesso da fornire alternativa a tutto tondo alla sinistra dilagante, ma anche a credere che il corso degli eventi non condannasse all'oblio coloro che non erano collettivsti. Barry Goldwater, Ronald Reagan, Margaret Thatcher gli debbono molto, moltissimo.
Noi europei gli dobbiamo ammirazione e il migliore dei complimenti : l'imitazione del suo esempio. Fino a quando non riusciremo a costruire una vera alternativa a tutto campo allo statalismo , liberale e conservatrice, fino a quando non avremo l'orgoglio di crederci e di poter fare a meno di vivere delle idee e dei rifugiati dal mondo collettivista, i partiti politici di centrodestra vinceranno le battaglie elettorali, ma perderanno sempre la guerra, perché si ritroveranno a fornire una versione annacquata del verbo socialista.

lunedì, febbraio 12, 2007

Bad news from down under: l'unico liberal che ci piace ha qualche problema

Un altro alleato d'acciaio di George W. Bush rischia d'avviarsi verso il viale del tramonto.
Gli ultimi sondaggi non portano buone notizie al premier australiano John Howard, in carica dal 1996: Kevin Rudd, laburista, è il più popolare capo dell'opposizione degli ultimi 35 anni; è anche il primo politico da cinque anni a questa parte a superare il leader del Partito Liberale come figura preferita come futuro premier. Come Margaret Thatcher in Gran Bretagna, Howard è stato raramente amato dai suoi concittadini, ma ha goduto spesso di un vasto consenso: necessario, insomma, anche se duro ed indigesto.
Howard ha già superato prove simili in passato, ma dopo quattro mandati consecutivi il compito è arduo. Peccato, perché il suo è quasi l'unico Liberal Party ad aver mantenuto fede alle proprie radici.
Una tenue speranza, insomma, mentre (grazie anche ad alcune fondazioni ) si cerca di evitare lo scippo del termine "liberale" già avvenuto negli Stati Uniti, dove i liberal americani non sono liberali, ma spesso socialdemocratici, da generazioni; da noi è già fin troppo abusato da sinistri e kennediani ammiratori che si dovrebbero tenere stretto il termine "socialismo", che si meritano a malapena, viste le mai rinnegate origini.

Opposition leader Kevin Rudd has overtaken conservative Prime Minister John Howard as the person Australians most want to lead the country, according to an opinion poll.
The ACNielsen poll published in the Sydney Morning Herald found that Rudd, who leads the left-of-centre Australian Labor Party, is the most popular opposition leader in 35 years, with an approval rating of 65 pct. He is also the first Labor leader in more than five years to supplant Howard as preferred prime minister, it said. Asked who they wanted as prime minister, 48 pct of the 1,412 voters polled answered Rudd and 43 pct said Howard. Nine pct were undecided. On a two-party preferred basis, which strips out the influence of minor parties, Labor was ahead of the coalition Liberal/National government 58 to 42 pct. -- Bernama-XFN-ASIA

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