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sabato, luglio 05, 2008

Bettini Veltroni Pinocchio

Il partito a vocazione maggioritaria, quello che balla da solo e ce l'ha pacatamente duro si e' appena rimangiato tutto e si appresta a replicare la buona, vecchia strategia prodiana e prima ancora comunista e democristiana: demonizzazione retorica dell'avversario affidata a qualche utile idiota, imbarcamento di qualsiasi manica di pazzi con due voti, galleggiamento spinto in posizione di totale immobilita'.
Andreotti deve essere orgoglioso del suo imitatore Veltroni, l'allievo si avvicina a passi da gigante al maestro: anche il buco nelle casse comunali ricorda lo sfacelo in cui il CAF lascio' i conti pubblici italiani.

Altro che JFK e Clinton: ormai e' chiaro che il divo Giulio e' il mito di Wolter. Insieme, ovviamente, al padre nobile di tutti loro: Pinocchio.

Hat tip:DestraLab

giovedì, aprile 03, 2008

Good times, bad times

Il mercato continua a regalare soddisfazioni agli ottimisti, grazie ad un mix di fattori tecnici e alla speranza di una soluzione avvicinata alla crisi del credito. Le borse festeggiano, negli ultimi giorni l’indice Itraxx ha messo a segno la propria miglior performance di sempre. Si comincia a pensare che le massicce svalutazioni bancarie, unite alle prime defenestrazioni di manager ai massimi livelli e alla richiesta di nuovo capitale da parte delle banche, segnalino davvero l’inizio della fine della crisi del credito. Ma allora, perché prosegue il diluvio di nuove emissioni obbligazionarie di matrice bancaria, tutte a fortissimo sconto? E’ già troppo tardi per evitare il contagio alla cosiddetta “economia reale”, come ha oggi ammesso anche il governatore della Fed Bernanke?Continua a leggere su Macromonitor»

mercoledì, aprile 02, 2008

Regolare serve davvero?

Le Borse festeggiano ed il mercato del credito mette a segno performance da record; la speranza è che gli ultimi eventi ad UBS, Lehman e Deutsche Bank segnalino non soltanto la presa d'atto della crisi, ma anche le misure drastiche richieste per correggere le storture del sistema. Questo, insieme alle misure eccezionali prese dall'autorità monetaria, potrebbe finalmente sbloccare il mercato del credito e fornire di nuovo fiato all'economia, impedendo una recessione causata da eccessi monetari e conseguenti cattivi investimenti, bolla, crisi e razionamento del credito, del tipo descritto mirabilmente dagli economisti della Scuola Austriaca. Non si tratterebbe della fine, ma dell'inizio della fine della crisi. Sorgono a questo punto tre interrogativi.

Il primo è se l'inizio della fine non stia arrivando troppo tardi . Ben Bernanke, governatore della Fed, ha ammesso oggi che gli USA sono probabilmente già in recessione. Il Fondo Monetario internazionale ha limato le stime di crescita delle economie asiatiche, che sembrano essere ancora dipendenti dalla crescita USA. I dati macroeconomici sono poco incoraggianti e quelli delle singole aziende industriali o di settori ciclici, sono sinora deludenti. Il rischio è che il razionamento del credito posto in atto dalle banche per riparare i propri bilanci abbia danneggiato irreparabilmente le prospettive di crescita del settore aziendale non finanziario dell'economia, l'unico relativamente in buona salute.

Il secondo è se ci dobbiamo davvero augurare che la crisi sia già finita. Non sono una Cassandra e non godo certo nel vedere le sventure abbattersi sul mondo del credito, ma è purtroppo vero che vi sono stati eccessi, dovuti alla relativa "infanzia" di determinate categorie di prodotti e del loro uso scriteriato. L'attuale crisi dovrebbe servire almeno a ripulire il mercato da questi cattivi investimenti e da coloro che li hanno fatti e non a salvarli a spese del bilancio pubblico; questo, per il momento, non è ancora completamente avvenuto.

Nel settore finanziario, infatti, è stato bloccato a colpi di regolamentazioni e salvataggi uno dei principali meccanismi di autoregolazione del mercato, il fallimento di coloro che sbagliano, ma paradossalmente, quando gli effetti di tale blocco si manifestano in termini di crisi ricorrenti, ci lamenta del "mancato funzionamento" del mercato, quel mercato che si è bloccato e distorto in ogni maniera.
Questo ci porta dritti al terzo interrogativo, ossia se dobbiamo rallegrarci del modo in cui sia finita, sempre che sia finita, questa crisi: con un coinvolgimento tanto pesante delle autorità statali ed una prospettiva di ulteriore regolamentazione dle mercato finanziario. La mia opinione, come già scritto altre volte, è che la radice del problema non stia nella eccessiva libertà lasciata agli intermediari finanziari, ma al contrario, la eccessiva regolamentazione di alcuni di essi, coniugata ad eccessive tutele alla loro operatività.

E' stata infatti la protezione delle banche centrali a permettere alle banche di raccogliere denaro e prestare utilizzando pochissimo capitale proprio: la promessa implicita di salvataggio ha permesso alle banche di estendere credito agli intermediari non bancari senza dover prendere in considerazioni tutti i rischi collegati ed ha permesso agli investitori in cpaitale azionario di banche, in depositi presso le banche ed in obbligazioni bancarie di non dover esercitare o quasi alcun controllo, perché certi dell'operato della banca centrale. La regolamentazione che in teoria avrebbe dovuto tenere al sicuro le banche e, di fatto , sostituire la disciplina di mercato, è stata aggirata tramite veicoli fuori bilancio.

Quella degli attuali statalisti bancari è pura ipocrisia o miopia: i "colpevoli" della crisi non sono da ricercare negli intermediari finanziari non regolati, quali hedge fund o fondi di private equity, ma nelle banche, regolamentate e sottoposte a vigilanza e regolamentazione; ossia, la stessa medicina che si vorrebbe estendere ad altri, la stessa che mostra ogni volta di non funzionare e che ogni volta viene prescritta a dosi sempre più massicce. Perché, per una buona volta, lasciamo fare al mercato, quello vero, possibilmente?


mercoledì, febbraio 27, 2008

E' morto il padre del consevatorismo moderno

Oggi si è spento William F.Buckley Jr. , il fondatore della "National Review" e uno degli uomini che di più ha fatto per la storia di tutto l'arcipelago intellettuale che si oppone allo statalismo. Il suo cpaolavoro è stato quello di portare avanti l'idea del fusionismo, ossia della desiderabilità della convivenza e del dialogo fra liberali, libertari, anticomunisti e tradizionalisti conservatori.
Come ricorda oggi la National Review Online nel necrologio, è stato il primo a credere che unificare in un solo movimento, politico e culturale, avrebbe potuto fare la differenza contro lo statalismo ed il collettivismo dilaganti. Forse non è stato il primo a dichiarare che la storia non stava per "svoltare a sinistra", maè sicuramente stato fondamentale nel fornire, almeno negli USA, una "casa" a tutti coloro che lo pensavano, a creare un ambiente nel quale, dalla fusione e dal confronto di differenti tradizioni, si è potuto formare un nuovo conservatorismo, dotato di rispettabilità intellettuale e talmente fiducioso in se stesso da fornire alternativa a tutto tondo alla sinistra dilagante, ma anche a credere che il corso degli eventi non condannasse all'oblio coloro che non erano collettivsti. Barry Goldwater, Ronald Reagan, Margaret Thatcher gli debbono molto, moltissimo.
Noi europei gli dobbiamo ammirazione e il migliore dei complimenti : l'imitazione del suo esempio. Fino a quando non riusciremo a costruire una vera alternativa a tutto campo allo statalismo , liberale e conservatrice, fino a quando non avremo l'orgoglio di crederci e di poter fare a meno di vivere delle idee e dei rifugiati dal mondo collettivista, i partiti politici di centrodestra vinceranno le battaglie elettorali, ma perderanno sempre la guerra, perché si ritroveranno a fornire una versione annacquata del verbo socialista.

giovedì, febbraio 14, 2008

Pagliacci e buffoni

Il miglior commento lo trovate da Inoz:Veltroni non è più solo, ma con Di Pietro e l'Udeur calabrese: Adesso sì che "We can"

Berlusconi è sempre stato un personaggio relativamente poco incline al cerimoniale politico e diplomatico, per usare un eufemismo. Eppure, di fronte alle mattane di Ferrara ed alle ipocrisie veltroniane, che prima parla di semplificazione e poi imbarca gente simile, fa la sua figura: persino chi fa talvolta il pagliaccio sembra uno statista, se paragonato a buffoni del genere.

domenica, febbraio 10, 2008

Petrolio, il combustibile pulito

Benzina e diesel sono i carburanti che producono meno gas serra: biodiesel ed etanolo, semplicemente, richiedono processi di lavorazioni che annullano ogni possibile vantaggio dato dall'assorbimento di anidride carbonica delle piante che vengono convertite in combustibile. Niente scorciatoie, insomma.
Nel frattempo, l'intervento statale sta causando un boom artificiale nella coltivazione di granoturco, impiegato nella produzione di etanolo, a spese delle superfici coltivate a grano, oltre che a spese del contribuente. Il risultato è il rischio di un raccolto ridotto negli USA, che non potrebbero più esportare grano a buon mercato verso i paesi in via di sviluppo: come previsto da alcuni, i sogni di gloria verde degli ambientalisti nei paesi ricchi stanno contribuendo ad affamare i poveri.


Hat tip:The Corner on National Review Online


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Liberi, uniti e senza aspiranti balene?

Si è spesso scritto da queste parti quanto ci avrebbe fatto piacere un partito unico del centrodestra . Il momento sembra arrivato, finalmente. Soprattutto se i cosiddetti" centristi" di Udc e Udeur verranno davvero lasciati fuori, potrebbe essere la nascita di un vero partito liberale e conservatore in Italia; una conseguenza parzialmente inattesa, vista l'offerta estesa anche all'UDC. Si continua a sperare che si tratti di offerta di pura cortesia e non di genuino desiderio.
L'unico rischio è che Pierfurby venga costretto dal partito a lasciar perdere i propri sogni di gloria come ago della bilancia e piegare la testa: in men che non si dica, ce lo ritroveremmo a capo di una corrente dedita all'evirazione ideologica del partito.
In questo caso, Veltroni non avrebbe del tutto torto a definirla una operazione di maquillage. Se però si riuscisse a partecipare senza palle al piede, sarebbe il neodemocristiano sindaco di Roma a doverci spiegare in cosa la sua accozzaglia di apparati cattocomunisti, di esperti di propaganda e di intellettuali autodefinitisi "antropologicamente superiori" sarebbe migliore del partito delle Libertà

PS: Quasi inutile, se non per dovere di cronaca e lieve disgusto, commentare l'evidente pregiudizio contenuto nel titolo del Corriere. Ci si dimentica di quanto una svolta di questo tipo fosse stata reclamata a gran voce proprio dagli opinionisti del quotidiano, non viene analizzata la novità, né i suoi impatti sulla struttura politica italiana. No, si parla soltanto della "spaccatura" dovuta al rifiuto di Casini di accettare la realtà e si erige la ferita al narcisismo politico al rango di "crisi". Complimenti.

Hat tip: Calamity Jane

mercoledì, gennaio 30, 2008

Junk bond, da carnefici a vittime

Possiamo già vedere una luce in fondo al tunnel? Non proprio, ma almeno per alcuni mercati potremmo essere forse molto meno preoccupati che per altri . Il blog Accrued Interest ha pubblicato una succinta ma interessante analisi comparativa del mercato dei titoli high-yield, istruttiva anche per altri mercati, anche se è necessario essere cauti su alcune delle conclusioni a cui arriva.

continua su Macromonitor

giovedì, gennaio 24, 2008

Un lusso delizioso

'Arrestare l'esperienza di questo governo e' un lusso che l'Italia non si puo' permettere'. Lo ha detto Prodi parlando a Palazzo Madama.

I i senatori, quel lusso, se lo sono permesso eccome. Ex-Presidente Prodi, qualche sfizio ce lo potremo anche prendere, dopo questi 20 mesi di sofferenze, non crede?
Battute a parte, l'uscita di Romano Prodi da Palazzo Chigi tradisce ancora i difetti dell'uomo e della sua coalizione: l'arroganza di chi si ritiene indispensabile ed insostituibile, moralmente superiore a qualsiasi alternativa, a dispetto delle evidenze e del lavoro svolto. Altro che Silvio Berlusconi, a sentirsi "unto dal Signore" ed Uomo della Provvidenza era proprio il "progressista" professore bolognese.


Fonte:
ANSA.it - Italia - Prodi, un lusso lo stop a governo

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