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giovedì, agosto 02, 2007

Oste, com'è il vino? Blackstone e le sue banche

Una parte degli scandali di Borsa che seguirono lo scoppio della bolla, nel 2000, era collegata al ruolo degli analisti, che molto spesso pubblicavano giudizi molto più correlati con le posizioni della propria banca che con le genuine opinioni su di un titolo od un'azienda.
A quanto pare, il lupo ha perso il pelo, ma non il vizio: mercoledì scorso era la prima giornata nella quale gli analisti delle banche d'affari potevano, legalmente, pubblicare giudizi su Blackstone, la società di gestione di fondi di Private equity appena sbarcata in Borsa. Il titolo è stato gratificato da da una lunga serie di "buy" e di lodi sperticate. Peccato che ad essere ottimisti siano stati soprattutto gli analisti delle numerose banche che hanno collaborato all'IPO .
Gli unici a nutrire qualche scetticismo sembrano essere gli analisti delle poche banche non coinvolte in affari con Blackstone - e gli investitori, che hanno visto l'azione perdere il 23% in poche sedute. Complimenti per l'indipendenza di giudizio.

Fonte: DealBook - New York Times

The Blackstone Group has been feeling a chill on many fronts lately — from Capitol Hill, labor unions and the stock market, just to name a few. But the private equity giant got a big batch of love letters Wednesday from the research departments at investment banks, which initiated coverage on Blackstone en masse with droves of “buy” ratings.

Banks say that their equity research is unaffected by their underwriting business. So Wednesday’s wave of optimism was theoretically unrelated to the fact that nearly every major Wall Street firm, and many minor ones, were on the team that helped sell Blackstone’s $4.7 billion offering to the public in June.

The highly anticipated offering not only raised billions for Blackstone, which buys companies in hopes of turning them around and selling them at a profit, but also allowed many of the firm’s insiders to cash out part of their stakes.

However, for many who bought the new shares — including the government of China — the I.P.O. has been a money-losing proposition.

Shares of Blackstone have declined 23 percent from their offer price, making it one of the year’s worst-performing I.P.O.’s. [...]

Reuters on Wednesday ticked off the banks issuing ratings of “buy”, “overperform” or “overweight” on Blackstone: Merrill Lynch, Citigroup, Lehman Brothers, Morgan Stanley, Deutsche Bank, Credit Suisse, and Banc of America Securities. All the banks had some role in the I.P.O., which was led by Morgan Stanley and Citi.

One of the few outliers was Wachovia Securities, where analyst Douglas Sipkin rated Blackstone’s shares a more-tepid “market perform.”


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martedì, luglio 10, 2007

Private equity a breve termine

Il 22 di Giugno si è svolta l'IPO del Blackstone Group, con risultati tutt'altro che incoraggianti: dopo sole 24 ore l'azione è tornata al di sotto dei 31 dollari del collocamento e lì tuttora sembra voler rimanere, fra la generale delusione. Nel frattempo,tuttavia KKR e Carlyle, concorrenti diretti, si preparano a quotarsi, nonostante la volatilità di mercato. I grandi compratori, che hanno sostenuto l'intero mercato, cominciano a vendere? Siamo alla fine del grande mercato al rialzo?

Quello che ci si dovrebbe chiedere è se la performance deludente, sia stata dovuta al pessimo momento del mercato in generale, influenzato da altri problemi, o se la correlazione vada nel "senso opposto", ossia si tratti di un segnale preoccupante di mercato esso stesso: i grandi fondi di private equity sono proprio una delle cause principali della salita dei mercati. Già il blog MarketBeat e il settimanale Barron's avevano sostenuto che l'IPO di Blackstone avrebbe segnato uno spartiacque. Nel nostro piccolo, avevamo scritto tempo fa sulla questione, con il dubbio che i tempi migliori per il settore fossero ormai passati.

La risposta più evidente è che la corsa verso l'uscita dei partner di Blackstone o di KKR è soltanto un'altra spia del nervosismo su di un elemento fondamentale del mercato: l'accesso al credito. Il carry trade valutario (ripreso con vigore dopo gli scossoni di Marzo), l'attività degli hedge fund, il boom immobiliare: sono tutti aspetti dell'ampia disponibilità di credito, che hanno portato ad un aumento notevole dei prezzi per ogni attività rischiosa nel mondo.
I fondi di private equity sono stati fra i grandi beneficiari di queste condizioni di ampia liquidità ed insieme il tramite, la cinghia di trasmissione con cui tale liquidità ha sostenuto tanto a lungo il mercato azionario. I fondi di private equity ritirano dai mercati quotati aziende a fronte di emissione di debito, rapidamente collocato presso hedge fund - che lo acquistano essenzialmente a credito, sfruttando la leva finanziaria delle linee di credito offerte dalle banche d'affari di cui sono clienti. Il risultato è che l'offerta di azioni si riduce, spingendo in alto i prezzi.
L'operazione è tanto profittevole e la domanda di titoli di debito talmente forte che il lavoro di alcuni fra maggiori fondi è cambiato: da specialisti nella ristrutturazione aziendale, sembrano essere diventati predatori interessati all'acquisto di aziende a scopo d'ingegneria finanziaria, come nel caso di HCA.
La crisi dei subprime loans negli USA, insieme a dati non troppo rosei sul fronte macroeconomico ed all'aumento dei tassi a lunga, sembra aver finalmente fornito il catalizzatore necessario per risvegliare gli investitori e far prendere loro coscienza dei rischi impliciti nella concessione di credito senza adeguati controlli.
In questo senso le difficoltà di Blackstone sono soltanto una conseguenza di un problema che sta avendo effetti ben più rilevanti su altri mercati (quello immobiliare negli USA e quello del credito); data l'importanza dei fondi di private equity per il mercato azionario, gli effetti potrebbero essere tuttavia diretti e molto visibili, accentuando gli effetti delle tensioni generali.

Questo è un quadro di breve periodo. Comunque vadano i mercati nel breve e nel medio periodo, tuttavia, i fondi di private equity e gli hedge fund non se ne andranno, ma al massimo ridurranno il proprio tasso di crescita, come altre volte è accaduto negli ultimi 25 anni. Perché,probabilmente, sotto molti aspetti sono il futuro dell'industria finanziaria. Al prossimo post per una prospettiva di più ampio respiro.


HT: Breaking Views (on KKR),WSJ, MarketBeat,


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