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lunedì, dicembre 29, 2008

IndyMac verso il salvataggio?

Secondo quanto riporta il New York Times (via Calculated Risk) IndyMAc tarebbe per essere acquisita da un consorzio di private equity. IndMac è una delle banche finite sotto l'amministrazione del FDIC, il fondo americano per la garanzia dei depositi. Il deal è interessante perché costituirebbe il primo acquisto, da aprte dei fondi di private equity, al di fuori del perimetro della regolamentaizone finanziaria, di una banca americana soggetta alla regolamentazione federale e dimostrerebbe l'esistenza di un prezzo di equilibrio di mercato al di fuori degli interventi statali.

giovedì, ottobre 09, 2008

L'altra metà della crisi: Prestiti LBO nei guai

Il mercato subprime è stato soltanto uno dei mercati in cui si è manifestato l'eccesso di credito facile innescata dalle banche centrali negli ultimi anni.
L'altro mercato i cui fondamentali sono stati distori è quello dei prestiti erogati per finanziare operazioni di leveraged buy-out. Questo mercato è ora quasi chiuso e il deterioramento della qualità dei prestiti sta accelerando, almeno negli USA:il numero di prestiti definiti "problematici" è quasi triplicato .
[I prestiti sindacati, ossia erogati sa un gruppo di banche invece che da una sola, contengono una serie di requisiti patrimoniali che vengono regolarmente controllati per determinare gli spread che l'azienda deve pagare sul debito. Quando questi reuisiti vengono violati ni maniera seria, i prestiti vengono definiti "problematici"] .

The percentage of large syndicated US loans rated as problematic has
nearly tripled in the last year, highlighting the damage done by the lax
underwriting standards of the private equity boom, ...The annual federal “shared
national credits” survey - which examines credit committments of more than $20m
held by three or more banks - found that $373.4bn of such loans faced actual or
potential difficulties at the end of the second quarter.That was an increase of
$259.3bn from the total of “criticised” loans during the previous year. Such
problem credits accounted for 13.4 per cent of the total held by lenders in the
US, up from 5 per cent the previous year, the survey showed.

sabato, settembre 27, 2008

Medico, cura te stesso: private equity funds e Washington Mutual

Dedicato a chi crede che hedge fund e banchieri facciano soldi senza rischi: il fallimento di Washington Mutual non ha soltanto spazzato via decine di miliardi di dollari, ma anche una fetta del patrimonio di David Bonderman e del colosso di private equity TPG.
Si tratta della dimostrazione che i fondi di private equity hanno bisogno di una forte dose della loro stessa medicina.

Il fondo TPG aveva investito la rispettabile somma di 1.85 miliardi di dollari soltanto 5 mesi fa.
Non si tratta, ovviamente, della prima volta in cui un fondo di private equity deve accettare pesanti perdite: i guadagni stellari per cui sono spesso duramente criticati vengono percepiti anche grazie a rischi ingenti.


clipped from online.wsj.com
[Wipeout chart]

blog it


Le società di gestione di fondi di private equity non sono "locuste", come li definì a suo tempo uno sciagurato politicante tedesco, ma investitori con elevato appetito per il rischio e, almeno di norma, pronti a sostenere un team con le necessarie competenze manageriali per ristrutturare aziende sottovalutate. SI tratta di investitori che pagano con i propri soldi gli errori che fanno, al contrario di certi politicanti portati al "salvataggio" con le chiappe ed il portafoglio altrui.

Il caso TPG evidenzia tuttavia uno dei problemi derivanti dall'evoluzione di alcuni fondi di private equity: Al di la' della normale incertezza nelle valutazioni di un investimento, quando il fondo di private equity controlla totalmente l'azienda, questi rischi possono essere gestiti in prima persona ed in maniera diretta. Quando , come nel caso di TPG e di Washington Mutual, si limita a divenire un investitore seppure rilevante, la formula funziona meno bene - e le conseguenze possono essere catastrofiche. Un lezione importante ed un paradosso: il successo dei fondi di private equity e' dovuto alla capacita' di ristrutturare aziende, focalizzandole sui punti di eccellenza. Adesso sono i colossi del settore ad avere perso concentrazione, gettandosi nell'investimento "passivo" ed in attività più consone ad altri intermediari finanziari per investire la valanga di denaro attirata dalle ottime performance del passato.
Che sia ora di una ristrutturazione delle societa' di gestione di fondi di private equity - da parte degli stessi team inviarti a ripulire le aziende controllate?

Fonte:Business - WSJ.com

lunedì, agosto 11, 2008

Corsi e ricorsi per il leveraged loans

Cosa pensereste se qualcuno che vi ha venduto quello che adesso sembra essere un vero bidone, si ofre di ricomprarlo per metà prezzo? Lo ringraziereste oppure comincereste ad avere il dubbio che sia un arrivo la seconda fregatura?
Si tratta del dilemma che attanaglia due grandi banche anglosassoni, in trattativa con fondi di private equity per la liquidazione di portafogli contenenti prestiti concessi negli ultimi anni... a fondi di private equity, per operazioni di Leveraged buyout, che si starebbero di fatto ricomprando 13 miliardi di dollari del proprio debito. Stiamo parlando della crema dellI fondi, gestiti da alcuni dei migliori finanzieri ed esperti di ristrutturazioni di aziende in crisi ed il sospetto è quindi che il riacquisto avvenga a prezzi di saldo.

La funzione originaria dei fondi di private equity, ossia l'acquisto e la ristrutturazione di aziende in crisi o in stagnazione, è qualcosa di certamente positivo per l'evoluzione di un ordine economico, soprattutto quando questo porta al risanamento aziendale oppure risolve il problema della successione al fondatore di una azienda, tipico di molte medie imprese in nazioni sottosviluppate dal punto di vista del mercato dei capitali - fra le quali si colloca l'Italia.

Purtroppo, l'abbondanza di liquidità degli ultimi anni aveva innnescato un effetto perverso, con il passaggio da operazioni di ristrutturazione nel quale il debito serviva per disciplinareil management, ad acquisizioni dove l'unico motore della creazione di valore sembrava essere il credito concesso a prezzi irrisori, senza parlare dell'ingresso nel settore sdi operatori meno qualificati; il risultato era stata la diminuzione dell'attrattiva del modello, evidenziata dal tentativo dei fondatori del settore di quotare le proprie aziende, monetizzando il lavoro di una vita e rifilando i problemi al pubblico pagante.
Se qualcuno avesse avuto dei dubbi riguardo l'astuzia dei gestori di fondi di private equity, adesso se li può togliere.

martedì, giugno 03, 2008

Pecore

I particolari dell'acquisizione di GMAC e Rescap da parte di Cerberus gettano una luce inquietante sui comportamenti deli investitori istituzionali almeno nell'ultima parte del mercato toro.

Nel 2006 Cerberus acquistò il controllo di GMAC, la divisione finanziaria di General Motors che fornisce finanziamenti agli acquirenti dei mezzi del gigante automobilistico americano, nonché della controllata ResCap, che sottoscrive mutui immobiliari. Ai tempi, GM era in profonda crisi e GMAC era considerata il gioiello di famiglia, soprattutto per gli immensi utili garantiti dall'attività di leasing e di finanziamento. ResCap, che vendeva mutui appoggiandosi all'inizio proprio sui dati raccolti da GMAC al momento della vendita degli automezzi, era stata una vera miniera d'oro. Al momento del deal, tuttavia, cominciavano ad addensarsi le prime nubi all'orizzonte, i primi dubbi sulla sostenibilità del boom del credito.

L'acquisizione di GMAC era un vero atto di coraggio da parte di Cerberus, fondo di private equity specializzato proprio nella ristrutturazione e nel risanamento di aziende in crisi. Il coraggio non è stato, sinora, particolarmente premiato: la crisi del mercato immobiliare ha devastanto i conti di ResCap e delal controllante GMAC, che continua inoltre a soffrire del calo di vendite di General Motors: meno automobili vendute significa, ovviamente,meno utili dal finanziamento di tali acquisti.

Il Financial Times rivela adesso che Cerberus non è solo in questa avventura: quasi immediatamente dopo la chiusura dell'operazione, ha proceduto a vendere la maggioranza del capitale di GMAC a quasi novanta investitori istituzionali, soprattutto hedge fund, ma anche ad altri, fra cui la Aozora, banca che Cerberus controlla in Giappone.

Il problema è la modalità con cui la vendita sarebbe avvenuta: gli acquirenti non hanno di fatto avuto il tempo di effettuare un'analisi approfondita dei dettagli dell'operazone, ma sono stati messi di fronte ad una alternativa secca: prendere o lascia,e in brevissimo tempo. La maggior parte si è comportata come piccoli risparmiatori dilettanti, fidandosi del nome di Cerberus, dei risultati stellari ottenuti in passato grazie alla partecipazione ai deal del fondo (l'acquisizione di Aozora aveva portato ad un guadagno del 30% nel giro di pochi mesi) e investendo senza preoccuparsi delle conseguenze.

Ciò che disturba è quanti gestori, in teoria sofisticati animali razionali, si siano comportati come pecore, gettandosi alla cieca in un affare senza preoccuparsi di impiegare le enormi capacità di raziocinio per le quali vengono lautamente remunerati dagli investitori che affidano loro il proprio denaro. Sono un convinto sostenitore dell'utilità degli hedge fund e dei fondi di private equity nello sviluppo del sistema finanziario; proprio per questo, credo che un comportamento di questo genere sia assolutamente ingiustificabile.

FT.com / In depth - Investors share GMAC and Chrysler woes


Although Cerberus invested $7.4bn in both transactions when it took the companies private in two of the biggest deals of the leveraged buy-out boom, it has since sold on the majority of its equity, people familiar with the situation said.
[...]

Most of those joining the GMAC deal in 2006 did not have much time to do their due diligence.

Instead, Cerberus invited about 50 hedge funds to its Park Avenue office for a presentation by its chief administrative officer, Seth Plattus.

“It was a ‘trust me’ kind of trade,” says one investor, who bought a small piece of GMAC. “You had no time to do real due diligence. But it was a hot deal and everybody wanted in as part of the gang.”

Many of the people who took part in the deal were friends of Steve Feinberg, founder of Cerberus, and said they invested as a sign of faith in him. Some of the investors also say they made returns of up to 35 per cent after Cerberus invited them into its deal for Aozora.

“They had the wind at their back and got carried away by the momentum,” says the head of one fund of funds that declined to take part. “There was an element of the greater fool theory to it.

giovedì, ottobre 18, 2007

Hillary Clinton, amica dei poveri - o favorita di Wall Street?

Hillary Clinton è il candidato alle primarie che ha ricevuto maggiori donazioni dagli "squali" di Wall Street.
Non era l'amica dei poveri? Il suo programma è ora moderato, rispetto alla posizione tenuta negli anni della presidenza del marito, quando il suo piano di riforma del sistema sanitario e le sue opinioni socialisteggianti furono additate come una delle cause del peggior disastro elettorale nelle elezioni per il Congresso, talmente severo da essere definito la "Rivoluzione Repubblicana"; rimane tuttavia un candidato con credenziali impeccabilmente liberal (leggi: socialdemocratiche, per chi vive in Europa) .

Il favore dei grandi banchieri è un curioso parallelo con la pendenza a sinistra di buona parte di una certa finanza italica e la radice è probabilmente simile: la tendenza all'espansione del potere statale significa maggiori possibilità per coloro che prosperano all'ombra di sussidi e favori, anziché competere sul mercato. Una controprova deriva dai dati (forse non del tutto completi) sulle donazioni presso un'altra parte della comunità finanziaria, i fondi di private equity, spesso etichettati come "locuste" e nuovi simboli del capitalismo più sfrenato, ma per questo in grado di portare maggiori vantaggi agli investitori e maggiore innovazione per i consumatori. In questo caso, la senatrice Clinton è superata da Mitt Romney, Barack Obama e Rudy Giuliani


Fonti: New York Times, PEHub


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venerdì, settembre 07, 2007

Crisi? Quale crisi?

Alla faccia delal crisi: il gestore di fondi di private equity Carlyle ha chiuso le sottoscrizioni per un nuovo fondo da 7 miliardi circa di dollari,dedicato ad acquisizioni aziendali in Europa. Ultimi fuochi di paglia o il sintomo di una certa fiducia nel futuro?

Gli artisti del private equity sono abituati a pensare controcorrente: nulla è meglio di una crisi per convincere il management o i proprietari di un'azienda a vendere e per accelerare il passo della successiva ristrutturazione.
Rimane incoraggiante il fatto che abbiano trovato, a cavallo di una crisi di fiducia sui mercati finanziari, 7 miliardi da investitori istituzionali disposti a dare fiducia ai partner potrebbe segnalare che la propensione al rischio non è scomparsa da ogni classe di finanziatori, ma solo dal settore bancario, che sta scontando i propri problemi.
Rimane il dubbio se questo sia sufficiente, alla luce dei continui problemi sul fronte del mercato della liquidità, che , a giudicare dai dati macroeconomici, stanno cominciando ad inceppare l'economia "reale" almeno negli USA.

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giovedì, agosto 02, 2007

Oste, com'è il vino? Blackstone e le sue banche

Una parte degli scandali di Borsa che seguirono lo scoppio della bolla, nel 2000, era collegata al ruolo degli analisti, che molto spesso pubblicavano giudizi molto più correlati con le posizioni della propria banca che con le genuine opinioni su di un titolo od un'azienda.
A quanto pare, il lupo ha perso il pelo, ma non il vizio: mercoledì scorso era la prima giornata nella quale gli analisti delle banche d'affari potevano, legalmente, pubblicare giudizi su Blackstone, la società di gestione di fondi di Private equity appena sbarcata in Borsa. Il titolo è stato gratificato da da una lunga serie di "buy" e di lodi sperticate. Peccato che ad essere ottimisti siano stati soprattutto gli analisti delle numerose banche che hanno collaborato all'IPO .
Gli unici a nutrire qualche scetticismo sembrano essere gli analisti delle poche banche non coinvolte in affari con Blackstone - e gli investitori, che hanno visto l'azione perdere il 23% in poche sedute. Complimenti per l'indipendenza di giudizio.

Fonte: DealBook - New York Times

The Blackstone Group has been feeling a chill on many fronts lately — from Capitol Hill, labor unions and the stock market, just to name a few. But the private equity giant got a big batch of love letters Wednesday from the research departments at investment banks, which initiated coverage on Blackstone en masse with droves of “buy” ratings.

Banks say that their equity research is unaffected by their underwriting business. So Wednesday’s wave of optimism was theoretically unrelated to the fact that nearly every major Wall Street firm, and many minor ones, were on the team that helped sell Blackstone’s $4.7 billion offering to the public in June.

The highly anticipated offering not only raised billions for Blackstone, which buys companies in hopes of turning them around and selling them at a profit, but also allowed many of the firm’s insiders to cash out part of their stakes.

However, for many who bought the new shares — including the government of China — the I.P.O. has been a money-losing proposition.

Shares of Blackstone have declined 23 percent from their offer price, making it one of the year’s worst-performing I.P.O.’s. [...]

Reuters on Wednesday ticked off the banks issuing ratings of “buy”, “overperform” or “overweight” on Blackstone: Merrill Lynch, Citigroup, Lehman Brothers, Morgan Stanley, Deutsche Bank, Credit Suisse, and Banc of America Securities. All the banks had some role in the I.P.O., which was led by Morgan Stanley and Citi.

One of the few outliers was Wachovia Securities, where analyst Douglas Sipkin rated Blackstone’s shares a more-tepid “market perform.”


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lunedì, luglio 16, 2007

E' finita la benzina? DCX, LCDX, ABX e altre brutte sigle

In mezzo ad un mercato azionario che sembra ancora ottimista, lo strumento finanziario che ha enfatizzato il rally di Borsa adesso diviene una vera pietra al collo.

L'indice LCDX8, da 97.40 a 97.00 . L'indice è rappresentativo dei cosiddetti "leveraged loans", ossia i prestiti erogati ad aziende già indebitate oppure per finanziare l'acquisto a debito di aziende quotate. Si tratta insomma della benzina che ha alimentato il fuoco del private equity e dei leveraged buy-out. Questa volta il calo non è legato soltanto alle pessime prospettive del mercato immobiliare americano od a generici timori macroeconomici, ma, ad un elemento molto più concreto: l'andamento del pacchetto di finanziamento dell'acquisto di Chrysler da parte di Cerberus le difficoltà che le banche d'investimento stanno incontrando per "piazzare" il debito necessario per l'operazione.
Il timore di molti partecipanti del mercato è semplice: così come il fallimento del takeover di USAirways segnalò la fine della prima ondata di LBOs, quella dei "barbari alle porte" degli anni '80, così molti si stavano già chiedendo quale sarebbe stato l'affare che, non andando in porto, avrebbe segnalato il "rompete le righe". A giudicare dalla reazione, che sta coinvolgendo persino mercati "maturi" come quelli dei Titoli di Stato e dell'azionario, adesso lo sappiamo.


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martedì, luglio 10, 2007

Private equity a breve termine

Il 22 di Giugno si è svolta l'IPO del Blackstone Group, con risultati tutt'altro che incoraggianti: dopo sole 24 ore l'azione è tornata al di sotto dei 31 dollari del collocamento e lì tuttora sembra voler rimanere, fra la generale delusione. Nel frattempo,tuttavia KKR e Carlyle, concorrenti diretti, si preparano a quotarsi, nonostante la volatilità di mercato. I grandi compratori, che hanno sostenuto l'intero mercato, cominciano a vendere? Siamo alla fine del grande mercato al rialzo?

Quello che ci si dovrebbe chiedere è se la performance deludente, sia stata dovuta al pessimo momento del mercato in generale, influenzato da altri problemi, o se la correlazione vada nel "senso opposto", ossia si tratti di un segnale preoccupante di mercato esso stesso: i grandi fondi di private equity sono proprio una delle cause principali della salita dei mercati. Già il blog MarketBeat e il settimanale Barron's avevano sostenuto che l'IPO di Blackstone avrebbe segnato uno spartiacque. Nel nostro piccolo, avevamo scritto tempo fa sulla questione, con il dubbio che i tempi migliori per il settore fossero ormai passati.

La risposta più evidente è che la corsa verso l'uscita dei partner di Blackstone o di KKR è soltanto un'altra spia del nervosismo su di un elemento fondamentale del mercato: l'accesso al credito. Il carry trade valutario (ripreso con vigore dopo gli scossoni di Marzo), l'attività degli hedge fund, il boom immobiliare: sono tutti aspetti dell'ampia disponibilità di credito, che hanno portato ad un aumento notevole dei prezzi per ogni attività rischiosa nel mondo.
I fondi di private equity sono stati fra i grandi beneficiari di queste condizioni di ampia liquidità ed insieme il tramite, la cinghia di trasmissione con cui tale liquidità ha sostenuto tanto a lungo il mercato azionario. I fondi di private equity ritirano dai mercati quotati aziende a fronte di emissione di debito, rapidamente collocato presso hedge fund - che lo acquistano essenzialmente a credito, sfruttando la leva finanziaria delle linee di credito offerte dalle banche d'affari di cui sono clienti. Il risultato è che l'offerta di azioni si riduce, spingendo in alto i prezzi.
L'operazione è tanto profittevole e la domanda di titoli di debito talmente forte che il lavoro di alcuni fra maggiori fondi è cambiato: da specialisti nella ristrutturazione aziendale, sembrano essere diventati predatori interessati all'acquisto di aziende a scopo d'ingegneria finanziaria, come nel caso di HCA.
La crisi dei subprime loans negli USA, insieme a dati non troppo rosei sul fronte macroeconomico ed all'aumento dei tassi a lunga, sembra aver finalmente fornito il catalizzatore necessario per risvegliare gli investitori e far prendere loro coscienza dei rischi impliciti nella concessione di credito senza adeguati controlli.
In questo senso le difficoltà di Blackstone sono soltanto una conseguenza di un problema che sta avendo effetti ben più rilevanti su altri mercati (quello immobiliare negli USA e quello del credito); data l'importanza dei fondi di private equity per il mercato azionario, gli effetti potrebbero essere tuttavia diretti e molto visibili, accentuando gli effetti delle tensioni generali.

Questo è un quadro di breve periodo. Comunque vadano i mercati nel breve e nel medio periodo, tuttavia, i fondi di private equity e gli hedge fund non se ne andranno, ma al massimo ridurranno il proprio tasso di crescita, come altre volte è accaduto negli ultimi 25 anni. Perché,probabilmente, sotto molti aspetti sono il futuro dell'industria finanziaria. Al prossimo post per una prospettiva di più ampio respiro.


HT: Breaking Views (on KKR),WSJ, MarketBeat,


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martedì, marzo 27, 2007

Fine del rischio di credito o fine della bolla sul credito?

Per le banche, sicuramente. Per gli investitori, tuttavia, è solo l'inizio: per la prima volta, sono da soli a monitorare il rischio di prestare alle aziende; per la prima volta, ragazzini alle prime armi fanno i "banchieri" per vecchie volpi del mercato. Il risultato non è difficile da prevedere.
Si tratta probabilmente della bolla speculativa (razionale?) più esplicita della storia: quasi ogni partecipante al mercato sa lo ammette, ma tutti sperano che duri fino al prossimo bonus. La dimensione del problema è tale, da essere arrivata sul Wall Street Journal, in termini insolitamente espliciti:

clipped from online.wsj.com

Waves of money are coming at the markets from investors around the world. Bond and loan buyers have to put this money to work, even if the deals are shoddy. In the last year alone, they bought up $148 billion in new junk bonds from U.S. issuers, the largest sum in history by more than half for such high-risk debt.

The fuller answer tunnels into the Street's cynical heart, and why it has always been so profitable to work there: Hedge-fund managers, buyout artists, and bankers get paid for short-term performance. The long-term consequences of their actions are, conveniently, someone else's problem.

People inside the big banks are eerily candid about the credit cycle creeping to an end. They also candidly admit they don't want to get caught missing the next big deal. Their banks, and their own bonuses, might suffer. So they ply ahead.


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Tradizionalmente, i prestiti alle aziende rimanevano nei bilanci delle banche, che sopportavano il rischio in caso di ritardato pagamento od insolvenza. In cambio di condizioni economiche più favorevoli e flessibili rispetto al mercato obbligazionario, le banche ottengono informazioni più approfondite e riservate riguardo all'andamento aziendale ed un livello di garanzie maggiore rispetto ai "bond".
L'evoluzione del mercato nell'ultimo decennio ha modificato profondamente gli assetti tradizionali: l'evoluzione della tecnologia finanziaria permette alle banche di vendere il rischio di credito ad investitori non bancari, creando su misura prodotti che si adattano al profilo di rischio di tali investitori. questo sviluppo è indubbiamente positivo nel lungo periodo, come ogni innovazione che permette di diversificare i rischi.

Il problema nasce in questi ultimi tempi, per l'incrocio del processo d'innovazione con altri due fattori.
In primo luogo, la bolla sul carry trade: l'elevato ammontare di liquidità in circolazione, il basso livello di tassi reali e la situazione sullo yen hanno ampliato forse eccessivamente la domanda per qualsiasi attività finanziaria in grado di generare reddito.
In secondo luogo, l'emergere delle case di private equity come debitori di grandi dimensioni. Al momento, la situazione economica è ancora benigna per le aziende medio grandi; di conseguenza, la domanda di credito per operazioni di finanza ordinaria non è elevata e in aggregato viene soddisfatta ampliamente dai flussi di cassa prodotti dalle aziende stesse. Esiste quindi uno sbilancio fra il desiderio di investire in rischio di credito e la necessità da parte delle aziende di finanziarsi con debito. Le case di private equity quadrano il cerchio, comprando aziende con denaro preso a prestito. Anche in questo caso, in condizioni normali si tratterebbe di uno sviluppo fisiologico, che porta ad un aumento dell'efficienza nella circolazione del management. In queste condizioni, abbiamo invece casi di acquisizioni che sembrano motivate puramente dal desiderio di aumentare la leva finanziaria.
Le banche non costituiscono più un controllore affidabile, almeno per alcuni segmenti del mercato: rivendendo all'esterno fino al 95% dei prestiti erogati.Vero è che permane, per gli acquirenti di prestiti, l'accesso ad informazioni dettagliate ed in alcuni casi riservate, ma viene a mancare l'incentivo a disciplinare i prenditori di fondi da parte degli operatori più vicini ad essi.
Aggiungiamo a questo una caratteristica biografica: molti fra gli acquirenti di prestiti, ossia i veri prestatori di denaro, sono istituzioni finanziarie non bancarie (assicurazioni e fondi pensione) ed hedge funds, ossia attori entrati recentemente nel settore del credito, privi di esperienza in caso di crisi. I prenditori sono invece vecchie volpi, in alcuni casi veterani delle ultime ondate di LBOs.

E' vero che, storicamente, le banche vincono più spesso dei loro debitori; per la prima volta nella storia, tuttavia, oggi i "banchieri" sono meno esperti del ramo dei loro clienti. Nessun premio per chi indovina a chi resterà in mano il cerino.
clipped from online.wsj.com

Banks themselves have generally ceased their role as gatekeepers. They're now in the shipping business, not the storage business. They parcel out to other investors the big loan packages they cut, typically as much as 95% of the loans they originally underwrite. These are sliced and packaged into products and gobbled up by hedge funds, insurance companies and institutional investors hungry for anything with a sizable yield.

Structural changes in the way people buy and sell debt adds to the appetite. The Street's soothsayers say this has fundamentally changed markets, by spreading risk far and wide, like a rake shaping a deep sand trap into a large, shallow one.

In other words, don't worry about how these times will end. Just know that everyone will be getting paid until the day arrives. And no one will have to give it back.

No worries, indeed.


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