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mercoledì, febbraio 18, 2009

Greenspan, decisore "pubblico"

Bel pezzo del mio carissimo socio Phas sulla conversione di Alan Greenspan al verbo nazionalizzatore. Ha ragione quando ricorda che la mutazione genetica del sistema finanziario americano ha ben poco a che fare con il liberismo; aggiungerei però che ha invece molto a che fare con gli errori commessi da coloro che si autodefiniscono la "soluzione", ossia da governi e dalle banche centrali, includendo lo stesso Greenspan. La cosiddetta Greenspan put, ossia l'abitudine ad intervenire con una vagonata di liquidità ad ogni piccolo problema di mercato ha contribuito non poco a mantenere la bolla speculativa nel settore immobiliare americano.
Nazionalizzare le banche, in questo contesto, significherebbe consegnare il sistema finanziario a quello politico, ossia agli stessi responsabili unici del danno: è vero che chi rompe paga e i cocci sono suoi, ma lorsignori hanno rotto e hanno pagato con i soldi del contribuente.
Vedremo se i cocci serviranno alla famosa "politica industriale", regalando credito agli amici e strangolando tutti gli altri. Mi spiace, ma dopo i disastri combinati dai decisori statali anche benintenzionati e liberali, come Greenspan, ho difficoltà a scommettere che ne esistano di tanto efficienti, incorruttibili ed imparziali.

lunedì, giugno 23, 2008

Banche e monoline: negoziare con la pistola sul tavolo.

Se si volesse essere maliziosi, la si chiamerebbe una competizioni fra ladri, finita con l'intervento di un poliziotto che sembra decisamente poco imparziale.

Per anni, banche ed investitori in genere hanno acquistato strumenti ben poco trasparenti, affidandosi anche alle garanzie fornite dalle assicurazioni monoline: i più trascurati - o aggressivi - non hanno mai davvero guardato cosa cvi fosse "sotto il cofano", perché tanto le obbligazioni cartolarizzate erano dotate di uno stellare rating AAA, gentilmente fornito dalle monoline in cambio di una adeguata commissione.

Per chi si illudeva di avee scroccato un pasto gratis, il sipario è cominciato a calare oggi, in due fasi: la prima, uno scoop del Financial Times, che rivelava l'esistenza di trattative fra le banche e le monoline per terminare contratti di assicurazione su CDO (scritti in forma di CDS)per un totale di 125miliardi di dollari . L'obbiettivo sarebbe una "commutazione" dei contratti, ossia cancellazione degli stessi in cambio di un pagamento da parte dell'assicurazione.

I rischi, per le banche, sono evidenti: al posto di pagare un premio ed essere certe di recuperare in teoria il pieno valore di acquisto dei CDO, gli istituti che rinunciano alla protezione dei CDS sarbebero costretit a valutarne la qualità impilcita e quindio ad accettare pesanti svalutazioni dei titoli in portafoglio. D'altro canto, le monoline non sono più AAA e quindi i bond da loro garantiti andrebbero svalutati comunque, perlomeno al livello di un bond emesso da uan azienda di rating AA e forse, a breve, singola A; per non parlare del premio al rischio di mercato per le monoline, di fatto simile a quello di un bond Caa, ben all'interno della categoria dei junk bond.

Il discorso e le trattative sono tecnicamente complesse e dovranno essere portate avanti per ogni singolo CDO, ma le autorità di vigilanza hanno appena fornito un forte incentivo ad una rinegoziazione.

Eric Dinallo, il commissario alle assicurazioni dello Stato di New York, ha di fatto suggerito l'equivalente dell'amministrazione controllata per le maggiori monoline, nel caso sospettasse rischi alla solivibilità; oggi, la società di rating ed analisi CreditSights ha pubblicato un report con una analisi dettagliata del significato di una mossa del genere. Le conclusioni sono chiarissime: le autorità possono scegliere di privilegiare la funzione "originaria" delle monoline e continuare a garantire i bond municipali, riducendo gli assicurati di altri prodotti al rango di creditori residuali.

Una prospettiva che sta sicuramente rendendo molto appetibile l'idea di prendere pochi , maledetti soldi subito ed accettare le perdite successive a denti stretti.

Hat tip: Naked capitalism

domenica, febbraio 10, 2008

Rating, avevamo scherzato

La notizia è di qualche giorno fa, ma un post di C.D.Ward su Macromonotor me l'ha fatta tornare alla mente: Moody's avrebbe intenzione di aggiungere un prefisso per identificare i rating dati ai bond di finanza strutturata.
Nel caso di strumenti come i CDO, al tradizionale rating, ad esempio "Aaa", verrebbe aggiunto il suffisso ".sf", per chiarire come i rating in questione non siano relativi, in un certo senso , a "veri" strumenti di debito emessi da società.
Mi sembra una ammissione di colpa di proporzione epocale: in teoria, una scala di rating come quelle impiegate da Moody's dovrebbero proprio servire a dare giudizi comparabili fra differenti settori e forme di debito riguardanti le possibilità di pagare interessi e rimborsare il capitale nei tempi previsti e di fornire quindi implicitamente indicazioni sulle probabilità di default.
La proposta di separare le due scale di rating, negando a posteriori dignità di rating "vero e proprio" a quelli forniti alla alla finanza strutturata, mi pare un tentativo disperato di confondere le acque, per non ammettere di essere stati presi per i fondelli da coloro che sfruttavano buchi nel sistema di rating per ottenerne di molto migliori rispetto a quelli "reali".

I modelli impiegati da Moody's funzionano di solito correttamente per le aziende industriali, anche se tendono a riflettere ben poco di ciò che avviene nel breve e medio periodo ad una azienda, risultando talvolta "in ritardo" rispetto all'evolversi degli eventi.
Nel caso della finanza strutturata, tuttavia, il sistema è andato in cortocircuito: l'impressione è che molti strumenti siano stati costruiti a partire dai modelli di rating ed ottimizzati per ottenere valutazioni ottime sui punti che avrebbero portato ad un rating eccellente, a spese di altri fattori che ne avrebbero minato la solidità, ma che non sarebbero stati rilevati dai modelli.
Sino a quando è stato troppo tardi.

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lunedì, novembre 05, 2007

Super senior, super problema? Dopo i subprime, il nuovo problema nascosto fra le pieghe dei bilanci bancari

Nel momento in cui assistiamo ad un’altra ondata di allargamenti degli premi al rischio, soprattutto sul settore bancario, Merrill Lynch ha per la prima volta evidenziato un ulteriore problema rimasto latente sino ad oggi: le esposizioni alle tranches super senior.

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mercoledì, ottobre 31, 2007

"carina" quanto il Titanic: da inaffondabile a poco meglio che spazzatura nle giro di una notte

Le agenzie di rating vengono profumatamente pagate ed universalmente rispettate per il proprio ruolo di cani da guardia, ma questo rispetto viene messo alla prova dalle recenti azioni sul rating di alcuni CDO, passati nel giro di una notte dal massimo giudizio ad essere considerati a malapena solidi.

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