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lunedì, gennaio 18, 2010

Viva Piñera ! Il Cile torna a casa. Noi, invece?

In Cile, finisce l'era democristiano-socialista e si torna ad una destra liberale, per la prima volta dalla fine del regime di Pinochet. Ricorda qualcosa? Ci provammo anche noi nel 1994, ma siamo solo riusciti a tornare a Fanfani.

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Sebastián Piñera vence a Eduardo Frei con un 51,61% contra un 48,38%

Si conferma l'esito del primo turno alle presidenziali del Cile, una nuova maggioranza di centrodestra alle redini di Santiago, finisce così l'epoca della concertacion tra socialisti e democristiani succedutasi agli anni della dittatura Pinochet.
La piattaforma programmatica del nuovo presidente Sebastiàn Pineram, un imprenditore prestato alla politica, è una piattafora liberale.
Il fatto, dopo l'asseverazione popolare del golpe anti Zelaya in Honduras da parte del Gen. Micheletti, un golpe alla fine nel risultato delle urne giudicato dalla gente un male minore in confronto alla concreta possibilità di una riforma forzosa in senso social-comunista prossima ad essere imposta da Zelaya, segna una svolta nel cambio di clima politico all'interno del continente sud-americano.
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HT Roark, The Right Nation

domenica, settembre 27, 2009

Germania contro Portogallo, liberali contro socialisti? Affare fatto

Spiacente per gli amanti del Fado ( e sicuramente le pagine di certi giornali di sinisitra), ma non credo proprio che il risultato elettorale del Portogallo controbilancerà quello in Germania la Germania. Soprattutto una Germania dove i liberali del FDP incrementano del 50% i propri voti ed arrivano al 15 per cento. Potrebbe essere la dimostrazione che non è necessario sbandare a sinistra o darsi alla demagogia per avere buoni risultati elettorali anche durante una crisi; potrebbe anche trattarsi del freno alla deriva centrosinistra di Angela Merkel.
Ultima noticina: ci piacerebbe che anche in Italia il premier decidesse di governare con i liberali. La grande coalizione con i resti del partito socialista non ci sta portando molto lontano.

lunedì, luglio 06, 2009

Passi falsi messicani

In Europa la recessione ha premiato i partiti di centrodestra e, in alcune nazioni (come la Germania e l'Olanda), soprattutto i partiti liberisti, evidenziando come l'elettorato comprenda che la crisi non sia avvenuta a causa dell'economia di mercato, ma dell'eccessiva commistione fra governi ed operatori economici. In Messico, le elezioni parlamentari hanno penalizzato il partito della sinistra, il PRD, ma l'insoddisfazione generata dalla crisi ha premiato il PRI, partito della sinistra moderata e punito il partito conservatore, il PAN. Il PRI è stato il partito che ha detenuto più a lungo il potere nella storia moderna e non si può definire un partito di estrema sinistra, ma un partito "pigliatutto" basato soprattutto su di un blando populismo ed un messaggio ecumenico quanto vago. Si tratta probabilmente di un avvertimento alla destra al potere, anche perché il potere esecutivo rimane fermamente nelle mani del Presidente. Il calo nei consensi è da attribuire più alla percezione di un certo immobilismo nella realizzazione del programma : se bisogna galleggiare, allora meglio dare potere ai "galleggiatori" per eccellenza.
Ogni possibile paragone con l'Italia (non) è puramente casuale.

lunedì, giugno 11, 2007

Brame d'altrui francofilie

Sinistra socialcomunista al 35%, centrodestra maggioranza assoluta, centristi spazzati via.
Se i risultati saranno confermati, non sarebbe una sconfitta, ma un massacro. Spero davvero che i trotzkisti francesi, François Bayrou e Ségolène Royal siano ancora gl'idoli della sinistra italiana, come lo erano appena prima del secondo turno nelle elezioni presidenziali: quando Bayrou veniva visto come la prova provata della bontà del progetto di Partito Democratico, visto il sorprendente successo ottenuto con una formula che imitava il Pd, a sentire i nostri commentatori; quando Sègolène sembrava essere il modello per ogni futuro leader della sinistra de noantri, insieme materna e dura, solidale e di successo.

Se i nostri Democratici e le nostre sinistre-sinistre ne seguissero le orme, a giudicare da questo primo turno, forse il centrodestra italiota potrebbe farcela senza bisogno di un Sarkozy, merce abbastanza rara: vinceremmo per harakiri dell'avversario.
Non risolverebbe, certo, i nostri problemi; soprattutto quello di una classe dirigente che oscilla fra sospetti di appartenenza alle categorie protette e masochismo allo stato puro, ma la vittoria è paragonabile alla ricchezza: non da' la felicità, ma averla aiuta. Parecchio.

PS: Ad uno così si perdona persino d'essere francese.


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mercoledì, febbraio 21, 2007

Brutta la vita per gli atei

Almeno se si è atei e si è scelta la carriera politica negli USA, conviene avere una improvvisa fulminazione sulla via di Damasco: The Volokh Conspiracy riporta i risultati di un sondaggio Gallup, dal quale emerge che il 53% degli elettori appartenenti ai partiti maggiori non voterebbe per il proprio candidato, se questi fosse ateo.
Per fare una comparazione, solo il 43% non voterebbe per un candidato omosessuale, il 24% non vuole un mormone, il 12% per un ispanico, l'11% per una donna. A sorpresa, sono ad una cifra le percentuali di "rigetto" ad ogni costo per neri, ebrei e cattolici.

In un sondaggio separato, di Pew, nel 2005,il 38% degli americani è categoricamente contrario a votare un candidato musulmano. Curiosamente, Il 15% ha gli stessi sentimenti per un Cristiano Evangelico

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