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giovedì, aprile 15, 2010

La vera lezione del decreto salvaliste

La totale disattenzione alla tecnica della politica si è ritorta clamorosamente contro il premier: il decreto salvaliste, su cui Berlusconi si era speso personalmente non è passato alla Camera.
Il risultato, più che di uno sgambetto, sembra dovuto ad un'evidente incompetenza da parte dei capigruppo: basterebbe fare i conti e imporre maggiore disciplina, ma evidentemente qualcuno, a Montecitorio, tratta la carica di capogruppo come una sinecura senza alcuna reale funzione. E' inaccettabile che Fabrizio Cicchitto si ricordi dei suoi doveri di capogruppo parlamentare con due anni e mezzo di ritardo e che si ricordi soltanto adesso di dovere imporre disciplina. Suona anche meschino che si cerchi di addossare tutta la colpa su Bocchino, supplente in assenza di Cicchitto: è implausibile che i parlamentari ragionino come un branco di studentelli, che fa chiasso quando c'è il supplente e non il professore di ruolo. Nel caso lo facessero, ci si dovrebbe chiedere perché pensano di poterlo fare impunemente: forse perché sono abituati a farlo, visto l'andazzo corrente, dettato dallo stesso capogruppo che adesso fa la voce grossa?

Ben vengano la gogna pubblica e l'esclusione dalle liste dei parlamentari assenteisti, ma siamo due anni in ritardo: il governo è finito in minoranza troppe volte, per illudersi che si tratti di un caso isolato. Insieme all'immondo pasticcio sulle candidature, sembra più la dimostrazione di una colpevole di attenzione alla qualità dei quadri dirigenti del partito. Ci sono ancora due anni e mezzo per dimostrare che ci sbagliamo, ma non vorremmo aspettare tanto a lungo.

domenica, novembre 22, 2009

Brunetta-Tremonti: bersaglio gusto, motivi sbagliati

Brunetta attacca (di nuovo) Tremonti . Purtroppo, esiste il sospetto che il ministro valtellinese venga attaccato per i motivi sbagliati e che unsuo ridimensionamento non porterebbe quindi ad un avanzamento del(piccolo) programma liberale del governo, ma di un semplice ed illiberale aumento di spesa statale.
L'insoddisfazione nel governo deriverebbe infatti dai veti posti alle richieste di spesa dei ministeri; si tratta di una politica che invece ha aiutato e sta aiutando l'Italia a non avere problemi eccessivi con il proprio immane debito pubblico. Uso il condizionale, perché Brunetta si limita a parlare di semplice "opposizione" alle riforme, ma si tratta di un artificio retorico da parte del ministro della Funzione pubblica. IL Ministero del Tesoro ha poteri di veto soltanto quando si tratta di sborsare fondi e reperire risorse aggiuntive, ossia infilare le mani nel portafoglio dei contribuenti. Nel caso riforme e provvedimenti non abbiano alcun aggravio di spesa,non vediamo come il ministero dell'Economia potrebbe vietare alcunché agli altri ministeri. Sembra quindi legittimo il dubbio che si parli di "investimenti" e "riforme" intendendo "spesa" e "tasse".
La giustificazione secondo la quale il ministro del Tesoro dovrebbe allentare i cordoni della borsa per facilitare l'introduzione di riforme strutturali od investimenti imprescindibili non sembra particolarmente valida. Molte delle riforme necessarie non richiedono maggiori spese, dato che sono probabilmente a costo nullo o talmente ridotto da essere reperite mediante qualche sano taglio alla spesa; nuovi fondi potrebbero addirittura ridurre l'urgenza di modificare pratiche inefficienti e costose. La parziale eccezione, dal mio punto di vista, è costituita dalle spese per difesa e da quelle per le forze dell'ordine, includendo in senso lato anche protezione civile e vigili del fuoco. Su questi capitoli siamo colpevolmente in ritardo; in questo blog si ritiene lo stato un male necessario, ma pare ovvio che, data la sua esistenza, gradiremmo che i suoi compiti essenziali venissero svolti decentemente, prima di spendere denaro in campi che neppure lo statalista più incallito potrebbe definire come più importanti dell'ordine pubblico. Gli investimenti necessari per i piani di sviluppo delle infrastrutture possono essere finanziati tramite accordi con soggetti privati; si tratta di una strada che probabilmente garantirebbe minori costi e sicuramente maggior trasparenza, sia per quanto riguarda tempi e modi di spesa sia per la validità dei progetti.
Brunetta ha invece ragione quando critica il conservatorismo di cui si è fatto araldo Tremonti, ma non spende una parola per definirlo meglio: il vero delitto è quello che è stato definito "l'imbalsamazione del Paese" , uno sbandamento statalista e nostalgico verso quel modello corporativo che ci ha regalato il mostro del parastato, ha strangolato il miracolo economico nella culla e ci ha portati ad un passo dal fallimento in stile argentino. Forse Brunetta non ne parla per solidarietà generazionale e storica: questo "ancièn regime" che tanti danni ha procurato è eredità condivisa fascista, socialista e democristiana. Il modello a cui TRemonti sembra talvolta voler tornare ha devastato l'italia, non appena è divenuto dominante; la vicenda imbarazzante dei Tremonti-bond, gli interventi a favore di Alitalia e FIAT, il progetto della Banca del Sud sono tutte iniziative deleterie per lo sviluppo economico del paese, utili soltanto per fare demagogia spicciola sulla pelle delle future generazioni. Ci piacerebbe vedere Giulio Tremonti sostituito da qualcuno in grado di coniugare il suo rigore dal lato delle spese con una visione della società e degli individui più a tono con un governo che si ostina a definirsi "liberale" . Di questo, purtroppo, non si sente parlare.

mercoledì, settembre 02, 2009

Questione di Costituzione

Sofia Ventura si chiede se Può un’idea moderna di Patria fondarsi sui valori della Costituzione. Direi di sì, basta stare attenti a quale Costituzione usare come fondamento. Quella italiana è materiale buono per la casetta dei tre porcellini.

mercoledì, marzo 11, 2009

Tafazzi abita da Franceschini

Con proposte così, Berlusconi può dormire sonni tranquilli per altre due legislature senza fare assolutamente nulla. Noi anche, perché è molto meglio un governo che non fa nulla. che uno che da' sfoggio di socialismo clericale

ANSA.it - TopNews - Pd: una tantum redditi 120mila euro: "'Un contributo straordinario' per il 2009 di 2 punti sui redditi superiori ai 120.000 euro:e' la proposta del Pd annunciata da Franceschini. Il segretario ha annunciato che la proposta si tradurra' in un'iniziativa parlamentare e che servira' per finanziare 500 mln da destinare al contrasto della poverta'"

Alzare le tasse... Un programma che frutterà una valanga di voti.

Update: il tafazzismo impera anche a destra: Bossi apre alla proposta di Franceschini. Per fortuna che la Lega blaterava di essere il partito antitasse, altrimenti questa bella tosatura bipartisan come sarebbe uscita?
Se vogliamo esser esicuri di aumentare il sommerso e' evasione, continuiamo così, tartassando chi guadagna e fregandocene del resto.

giovedì, gennaio 29, 2009

Auguri Arturo

Sulla candidatura di Diaconale alla guida del PLI non posso che condividere Giacalone :


"Auguro al Partito Liberale che Arturo Diaconale sia eletto segretario. Nel vasto mondo della diaspora laica, egli è l’unico che può vantare la produzione costante, giorno dopo giorno, per anni, di idee, proposte ed iniziative politiche, sapendo gestire una squadra e mandandone il lavoro in edicola. Non è stato un fascista, non deve pentirsi di avere gridato “onore al duce” (minuscolo, proto, minuscolo) o di non aver condannato le leggi razziali. Non è stato comunista, non deve vergognarsi d’esser campato con soldi sporchi di sangue, né pentirsi di aver lasciato che i fessi, troppo credenti nelle sue parole di un tempo, abbiano lanciato delle bombe. E’ un liberale, vero. Pertanto è rimasto in minoranza anche quando si sono scoperti liberali quelli che non avevano più un’idea decente e spendibile cui attaccare l’ambizione d’arrampicarsi.
[...] Diaconale ha annunciato la scelta dello schieramento: il centro destra. Non può fare diversamente, oggi. Ho l’impressione, però, che sia il centro destra a dovere fare una scelta di schieramento, se vuole avere un futuro: liberale. "


Hat tip:Le Guerre Civili

lunedì, gennaio 26, 2009

Capiamo benissimo Ronnie

Marc Eliot racconta della trasformazione ideologica di Ronald Reagan nel suo Reagan: The Hollywood Years : il primo stimolo al suo passaggio da liberale di sinistra a conservatore "di destra" fu dovuto all'inizio non alla superiorità intellettuale di Goldwater, ma allo schifo nei confronti dei "sinistrorsi in limousine" , dei radical-chic che infestavano Hollywood, allora come oggi. La scoperta della possiblità di una fusione fra liberari e conservatori fece il resto, facendogli trovar euna nuova "casa" politica.
Il sottoscritto, ha una storia differente, ma direi proprio che si tratta di una storia in cui molti fra noi liberali e libertari di destra riconoscersi, con la differenza che in Italia non siamo ancora arrivati al fusionismo di quarant'anni fa in USA . Avanti, marsch?


Hat tip : Reason

lunedì, gennaio 19, 2009

Un modello per il centrodestra italiano? Forse. Magari.

Ancora una volta, sottoscrivo molto di quello che scrivono  Phastidio e Benedetto Della Vedova, ma temo cheil tempo a disposizione per trarne la corretta lezione si riduca di giorno in giorno.
Le elezioni in Assia dimostrano l'enorme potenziale di una coalizione fra conservatori e liberali/libertari. Le vicende di casa nostra, invece, dimostrano il potenziale di rincitrullimento, con contorno di rischio di suicidio elettorale, per chi non riesce a pensarci e si rifugia nel più becero galleggiare. Perché non omaggerò  del termine nobile di "conservatori"   chi si è lasciato allucinare da una squallida riedizione del peggior compromesso clerico-socialista. Riciclare la sbobba collettivista che ha distorto e forse privato l'Italia e mezza Europa di un futuro di libertà non è degno neppure dei nostalgici del Mascellone:  non c'è nulla di antico, tradizionale o "rivoluzionario", soltanto molto di vecchio.

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lunedì, dicembre 08, 2008

Libertà o licenza?

Secondo A Conservative Mind

Su Libero e sul suo blg, martedì 18 novembre:

«A ben guardare la casa delle libertà, quella vera, dove ognuno fa quello che gli pare, è il Partito democratico».
Sul Riformista, Arturo Parisi:
«Ho paura che il Pd sia la vera casa delle libertà».


A mio parere, esiste una profonda differenza fra libertà e licenza. Il PD non mi sembra la Casa delle libertà mi sembra il casino dove ci si prendono alcune libertà con certe signorine di facili costumi.

La sinistra prima occupa e poi protesta

Conosciamo tutti la favola del lupo e dell'agnello. La Casta Italiana, felicemente progressista e collettivista, anche se divisa in rossa o bianca, ne ha fatta una ragione di vita: accusa il caimano, ma ha già divorato le istituzioni in maniera degna del peggiore alligatore.
Non sappiamo quanto Berlinguer, sbattuto in prima pagina dalla De Gregorio, sarebbe contento della mutazione genetica comunista: ai suoi tempi, il PCI era popolato moralisti con le mani lorde di sangue altrui; adesso, invece, da ipocriti che prima occupano ogni strapuntino di sottopotere con la scusa della "questione morale" e poi sbraitano agitando la "superiorità antropologica" pur di mantenerlo.

La sinistra potrebbe cambiare, o potrebbe definitivamente compromessa da questi scandali. Una cosa invece sarà molto più difficile da cambiare: il danno permanente fatto alla psiche dei "progressisti italiani", che potranno magari abbandonare il PCI/PD, ma non potranno mai abbandonare il proprio complesso di superiorità, la sindrome da popolo eletto, da razza superiore che gli è stata inculcata in questi decenni. Il mezzo diventa un fine: il lavaggio del cervello a fine di egemonia culturale è diventato un tratto caratteriale che il Partito non riesce più a controllare e che rischia di farlgi perdere il gregge ed il fedele branco di intellettuali da guardia. Di Pietro ringrazia, Berlinguer, forse, un po' meno


Il quotidiano Libero del 7 febbraio del 2008 pubblica a pagina 11 una mappa del potere all'interno della Rai tv. L'analisi sui posti occupati dal Pd, definiti con il colore rosso, è inquietante: «Il rosso vince, il blu perde e il verde galleggia». Nell'inchiesta si ricorda che «i rossi occupano il 60% delle caselle».La situazione ai vertici dirigenziali dell'azienda è questa: «Su 36 posizioni, 21 sono occupate dal centrosinistra, 13 dal centrodestra e 2 da tecnici». La situazione «precipita» quando si vanno a vedere le posizioni relative all'area editoriale e staff della Rai: «Su 165 posizioni, 95 sono colorate di rosso, 62 di blu e 7 di verde». Ma il Pd lavora anche di fantasia. Basta guardare il governo ombra, composto da 84 persone tra collaboratori di partito, ministri e sottosegretari. Tanti rispetto ai 60 membri del governo Berlusconi. Veltroni è stato costretto a nominare i sottosegretari per accontentare tutti. Si è anche inventato anche il responsabile delle iniziative di massa. E bravi gli eredi di Berlinguer.


Hat tip:Hurricane_53

sabato, luglio 05, 2008

Bettini Veltroni Pinocchio

Il partito a vocazione maggioritaria, quello che balla da solo e ce l'ha pacatamente duro si e' appena rimangiato tutto e si appresta a replicare la buona, vecchia strategia prodiana e prima ancora comunista e democristiana: demonizzazione retorica dell'avversario affidata a qualche utile idiota, imbarcamento di qualsiasi manica di pazzi con due voti, galleggiamento spinto in posizione di totale immobilita'.
Andreotti deve essere orgoglioso del suo imitatore Veltroni, l'allievo si avvicina a passi da gigante al maestro: anche il buco nelle casse comunali ricorda lo sfacelo in cui il CAF lascio' i conti pubblici italiani.

Altro che JFK e Clinton: ormai e' chiaro che il divo Giulio e' il mito di Wolter. Insieme, ovviamente, al padre nobile di tutti loro: Pinocchio.

Hat tip:DestraLab

mercoledì, giugno 25, 2008

il calunniato

L'Italia è Qualunquista? Magari! Mondadori pubblica un volume su Guglielmo Giannini, antistatalista calunniato dai socialisti di ogni colore: rossi, neri, bianchi e "libberali".
Era ora.
Era un guitto? Forse, ma un guitto che aveva ragione, al contrario della molto rispettabile teppaglia che ci ha regalato quarant'anni di lento declino, dopo pochi anni di miracolo economico frutto di politiche che mal sopportavano e di cui nulla capivano.

giovedì, aprile 10, 2008

Speriamo bene

Perché se non è come dice Mithrandir, le speranze di rinnovamento sono poche. Soprattutto vista l'altra formazione politica, il trionfo del falso allo stato puro, a cominciare dal suo leader - il comunista che non è mai stato comunista, il vicepremier di PRodi che si propone come la rottura e l'alternativa a Prodi stesso, l'ambientalista con Bassolino a carico.

Il Popolo della Libertà fa respirare l'aria del '94. Lo spirito di chi, spavaldamente e coraggiosamente, pretende di cambiare gli scenari della politica. Farà bene a Forza Italia, che potrà emanciparsi dal centro democristiano meno intraprendente; e farà bene ad Alleanza Nazionale, che, libera da molti residui fascistoidi, potrà ultimare il cammino di avvicinamento verso il popolarismo europeo.
Sarà un partito destinato a divenire la costola italiana del Partito Popolare del vecchio continente, magari con una spruzzatina del repubblicanesimo americano, per il quale chi scrive ha un vero e proprio debole. Sarà quello che Forza Italia sarebbe dovuta essere ed è stata solo in parte. Non solo un partito dalle idee liberali, intendiamo anche qualcosa in più. Deve essere il luogo di ritrovo per chi ha l'ambizione di cambiare, ammodernare e migliorare questo paese. Più liberale, certo, ma anche e soprattutto più decisionista e coraggioso. Ed è un peccato che sia nato in questa stagione balorda, fatta di qualunquismo e antipolitica.
Lo so cosa staranno pensando tanti lettori. Che è l'ennesima promessa vuota, di chi strepita per la libertà e poi non fa nulla per difenderla. Che lascia a casa tanti individui innovativi e liberali, imbarcando vecchi tromboni democristiani e/o statalisti. Ma al di là di tutto questo c'è un fatto. Per come è nato, il Popolo della Libertà è il contenitore ideale per le idee di chi la pensa come noi. Senza gli opposti estremismi dei ciarlatani della discontinuità, questo partito ha un substrato culturale da creare. Proprio ora che muove i rimi passi, ha bisogno della buona volontà e dell'innovazione di persone disposte a fare il bene di questa nazione. Poi verranno le tasse da tagliare, il nucleare da rilanciare, la spesa pubblica da ridimensionare, la politica estera. Prima, però, servono idee.


mercoledì, febbraio 27, 2008

Primarie? Ripijateve er piacione!

Le primarie sono già finite nel dimenticatoio? Dal loft, ci hanno triturato le parti intime fino a desiderare quasi almeno l'anestesia, se non la castrazione chimica, con le primarie e con il loro contenuto rivoluzionario.
Eppure, nella pratica, di primarie se ne sono viste pochine: Veltroni è stato scelto come segretario di un partito, non quale candidato premier. I segretari regionali ed i candidati per le liste bloccate sono stati selezionati in maniera ben poco "democratica".
Dulcis in fundo, Francesco Rutelli è stato di fatto incoronato quale candidato del PD dal sindaco uscente, lo stesso Veltroni, senza nemmeno fingere un plebiscito che confermasse almeno dal punto di vista formale la scelta. Complimenti, siamo passati dai soviet al politburo a tempo di record.

lunedì, febbraio 25, 2008

Madia per Uòlter

Su TEMIS, le foto e la descrizione della nuova scoperta di Valter Veltroni. Quella precedente, in effetti, romai l'avevano "scoperta" in parecchi, in effetti.

domenica, febbraio 10, 2008

Liberi, uniti e senza aspiranti balene?

Si è spesso scritto da queste parti quanto ci avrebbe fatto piacere un partito unico del centrodestra . Il momento sembra arrivato, finalmente. Soprattutto se i cosiddetti" centristi" di Udc e Udeur verranno davvero lasciati fuori, potrebbe essere la nascita di un vero partito liberale e conservatore in Italia; una conseguenza parzialmente inattesa, vista l'offerta estesa anche all'UDC. Si continua a sperare che si tratti di offerta di pura cortesia e non di genuino desiderio.
L'unico rischio è che Pierfurby venga costretto dal partito a lasciar perdere i propri sogni di gloria come ago della bilancia e piegare la testa: in men che non si dica, ce lo ritroveremmo a capo di una corrente dedita all'evirazione ideologica del partito.
In questo caso, Veltroni non avrebbe del tutto torto a definirla una operazione di maquillage. Se però si riuscisse a partecipare senza palle al piede, sarebbe il neodemocristiano sindaco di Roma a doverci spiegare in cosa la sua accozzaglia di apparati cattocomunisti, di esperti di propaganda e di intellettuali autodefinitisi "antropologicamente superiori" sarebbe migliore del partito delle Libertà

PS: Quasi inutile, se non per dovere di cronaca e lieve disgusto, commentare l'evidente pregiudizio contenuto nel titolo del Corriere. Ci si dimentica di quanto una svolta di questo tipo fosse stata reclamata a gran voce proprio dagli opinionisti del quotidiano, non viene analizzata la novità, né i suoi impatti sulla struttura politica italiana. No, si parla soltanto della "spaccatura" dovuta al rifiuto di Casini di accettare la realtà e si erige la ferita al narcisismo politico al rango di "crisi". Complimenti.

Hat tip: Calamity Jane

lunedì, febbraio 04, 2008

Inyqua, Teodori e Ferrara

Inyqua, Teodori e Ferrara. Perché se non ci fossero due fra questi tre, bisognerebbe inventarli.


Questo mi era sfuggito. Ma la lettura non può che confermarmi che Massimo Teodori è uno scrittore giornalista che amerei mi rappresentasse nella prossima legislatura. Ovunque fosse candidato. Ed ammesso che in questa italietta di atei devoti, di coglioni integralisti, di comunisti confusi, di fascisti senza palle e di imprenditori acritici, qualcuno lo voglia candidare...

Ce lo chiedevamo tutti

Ma il Partito democratico non doveva correre da solo? E invece no. Anche se Veltroni continua a sostenerlo e a ribadire quanto sia più audace di Berlusconi, che ancora si aggrappaa ad una "armata Brancaleone", il leader del PD si prepara allo sgambetto.


Hat tip: Camelot

Sussulti di civiltà

Bruno Berardi si candida alle elezioni. Pare che AN sia disponibile a garantire l'ingresso in Parlamento a coloro che possono dare testimonianza una diretta di quanto poco "formidabili" siano stati quegli anni, soprattutto peri familiari di coloro che vennero massacrati per aver difeso la libertà italiana, contro coloro che volevano annegarla in un mare di sangue per "salvarla" e che in troppi casi s'annidano oggi nel sottobosco governativo, dove continuano a fare propaganda.

Ha Tip: Orpheus

giovedì, gennaio 24, 2008

Un lusso delizioso

'Arrestare l'esperienza di questo governo e' un lusso che l'Italia non si puo' permettere'. Lo ha detto Prodi parlando a Palazzo Madama.

I i senatori, quel lusso, se lo sono permesso eccome. Ex-Presidente Prodi, qualche sfizio ce lo potremo anche prendere, dopo questi 20 mesi di sofferenze, non crede?
Battute a parte, l'uscita di Romano Prodi da Palazzo Chigi tradisce ancora i difetti dell'uomo e della sua coalizione: l'arroganza di chi si ritiene indispensabile ed insostituibile, moralmente superiore a qualsiasi alternativa, a dispetto delle evidenze e del lavoro svolto. Altro che Silvio Berlusconi, a sentirsi "unto dal Signore" ed Uomo della Provvidenza era proprio il "progressista" professore bolognese.


Fonte:
ANSA.it - Italia - Prodi, un lusso lo stop a governo

lunedì, dicembre 10, 2007

Alleanza per l'Italia = Forza Adolfo!

A leggere Adolfo Urso, potremmo finalmente vedere un partito "quasi liberale" a destra:
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In questo sforzo di immaginare il partito di domani, a fare da avanguardia è la fondazione Farefuturo, che prefigura quella "apertura" verso gli esterni che Fini vorrebbe dare ad An. L'animatore del think-tank, Adolfo Urso, è entusiasta dell'operazione e ne illumina il retroterra politico: "A sinistra hanno fatto il Pd e la Cosa rossa, Berlusconi ha lanciato il Pdl e solo Fini dovrebbe restare fermo?". Nella testa del "liberal" Urso, "Alleanza per l'Italia sarà una destra capace di spiegare ai taxisti che 500 licenze in più possono essere una necessità, che può dire ai lavoratori dell'Alitalia che può essere obbligatoria una ristrutturazione anche dolorosa. Come ha fatto Sarkozy con gli insegnanti francesi".

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Purtroppo, sembrano esistere ben altre pulsioni nel ventre molle di AN. Anche se dobbiamo notare che quella di Urso è una dichiarazione, mentre di seguito Repubblica confeziona un collage di virgolettati:
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Il nome, anche quello è già stato definito, sarà appunto: "Alleanza per l'Italia".

In questo disegno c'è il rammarico di Fini per il fallimento della stagione aperta con il Patto per l'Italia, quando sembrava che una parte del mondo del lavoro e delle imprese avesse iniziato a fidarsi del centrodestra. Ma c'è anche la consapevolezza di "poter aspirare a un 35% di elettorato potenziale", come dicono i sondaggi i via della Scrofa. Su questa strada c'è un partito che vuole diventare "il garante del lavoro e della giustizia sociale", contro il liberismo di Forza Italia.

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Speriamo si tratti di una libera mala interpretazione di Repubblica: se l'idea è quella di fare l'ennesimo partito socialista a destra, Fini ha sbagliato tutto, dal punto di vista strategico come da quello tattico.
Dal punto di vista tattico, dove starebbe la differenza? Abbiamo già abbastanza socialisti in Forza Italia, altro che liberismo duro e puro - quello l'immagina soltanto la mente allucinata del propagandista a libro paga di Scalfari e De Benedetti, purtroppo
.
Da quello strategico, si tratta di un errore ancora maggiore: non ci si può distinguere dalla sinistra soltanto per l'uso più generoso del manganello e della genuflessione di fronte all'altare: ci sono già l'ala teodem del PD e Sergio Cofferati a fingere di presidiare quel tipo d'elettorato.
Purtroppo, le calunnie republicones suonano verosimili, a causa della storia di AN, in cui molt dirigenti conitnuano a nutrire incoffessabili pulsioni collettiviste.
Non resta che urlare "Forza Adolfo" contro i lapsus "freudiani" del resto di AN?




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