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giovedì, gennaio 05, 2012

Valencia, o dell'altro buco nero spagnolo sommerso

La regione di Valencia, in Spagna, è prospera e relativamente avanzata, anche se provata dallo scoppio della bolla immobiliare in maniera più dura che altrove. Eppure, mercoledì ha mancato un pagamento di 130 milioni di euro ad una banca e pare si sarebbe salvata dal default solo grazie all'intervento di una banca spagnola, che dietro "sollecitazione" (leggi: pedata nel didietro) del governo centrale si sarebbe accollata il debito.

Perché il governo ha dovuto intervenire in maniera tanto indiretta? La Spagna è d fatto uno stato federale e, al contrario ad esempio della Germania, il governo centrale non garantisce il debito degli enti locali. La conseguenza è che il debito delle regioni non viene consolidato con quello nazionale, riducendo così il dato "ufficiale" impiegato nelle comparazioni a livello internazionale. Per ridurre il deficit e i dati sul debito, presentato all'Unione Europea, il governo centrale ha tagliato i trasferimenti agli enti locali, che invece di ridurre la spesa, hanno colmato il deficit ricorrendo al debito.
Il problema è che la spesa pubblica ed il debito a livello locale sono di dimensioni molto rilevanti: a seconda delle misure impiegate, le regioni controllano da un terzo alla metà della spesa totale. Inoltre, sono poco responsabilizzate, dato che il federalismo fiscale si applica alle spese, ma meno alle entrate: i politici preferiscono che sia il distante governo centrale a prendersi le colpe delle tasse, mentre essi godono dei benefici politici derivanti dalla parte assistenziale e clientelare della spesa pubblica; si tratta di un problema che noi italiani conosciamo bene e che avremmo conosciuto anche con il cosiddetto "federalismo fiscale" promosso dalla Lega Nord dopo la sua trasformazione nel campione del voto di scambio.
Il debito nascosto sta cominciando ad emergere, anche perché la spesa è ormai fuori controllo: lo sforamento di quasi 2 punti percentuali del PIL è dovuto quasi interamente alla riottosità regionale al taglio della spesa assistenziale.
Il governo si trova di fronte ad una scelta difficile: tagliare sul serio, o pretendere che il "modello spagnolo" stia continuando a funzionare davvero e che non sia un Mezzogiorno più abile a spendere il bottino derivante dalla spartizione dei fondi strutturali. L'episodio valenciano non fa ben sperare: il governo centrale è intervenuto per mantenere la finzione, sfruttando banche amiche ma rifiutandosi di garantire il debito, per non aprire il vaso di Pandora; vedremo per quanto a lungo questo rimarrà possibile.
E' vero che le due grandi banche spagnole sono molto solide, ma ci si deve chiedere quanto potranno ancora donare alla causa se, oltre a garantire il successo delle aste governative a colpi d'acquisti "strategici", dovranno anche finanziare a pié di lista i Bassolino iberici.

martedì, aprile 27, 2010

Province inutili? Anzi, facciamo una nuova regione : la Romagna

Mentre si discetta di province da abolire, la Lega ed uno spezzone di PdL alzano il tiro e propongono addirittura la creazione di una nuova Regione: la Romagna. Ci sia consentito il sospetto che l'eventuale secessione non sarebbe a costo zero.

lunedì, gennaio 25, 2010

Falsi federalismi

Ennesimo scandalo siciliano :

Raffaele Lombardo ha lavorato sino a notte fonda, fiancheggiato dai suoi "saggi". E alla fine ha sentenziato: alla Sicilia servono quei nove supermanager. Altri nove? Sì, altri nove. Non bastavano i 2.111 dirigenti che hanno consegnato alla Regione il record della burocrazia italiana.

Uno ogni 5,6 dipendenti. In Lombardia ce ne solo 300, uno ogni dodici impiegati. Per non parlare dello Stato, dove il rapporto è di uno a cinquanta. Ma nella pletora isolana di burocrati graduati, ha stabilito la giunta Lombardo, non ci sono le professionalità richieste. Ci vogliono gli "esterni". E pazienza se, con le loro indennità oscillanti da 150 a 250 mila euro i prescelti graveranno per un milione mezzo di euro sul bilancio colabrodo dell'ente. Idonei e arruolati.


Uno scandalo, dicevamo, ed il nostro socio propone una soluzione radicale. Personalmente, non credo che sia necessario togliere autonomia, ma al contrario estenderla anche alle entrate, oltre che alle spese. E' sufficiente togliere le risorse non provenienti dal territorio dalla responsabilità regionale: a Palermo come a Trento possono fare quel che pare a loro con i denari raccolti dai propri cittadini ed elettori, ma soltanto con quelli. In generale, il federalismo, quello vero, deve essere inestricabilmente legato al semplice concetto per cui chi paga poi decide. Altrimenti si tratta di mero assistenzialismo, carità nascosta nei sussidi: il livello di governo che raccoglie determinate risorse le spende, senza eccezioni e si presenta agli elettori a rispondere dell'uso del denaro raccolto.
In questa maniera, vengono meno le possibilità di sprechi di denaro non appartenente al corpo votante che ha eletto un determinato livello di governo. Se i siciliani - o gli altoatesini, che ricevono sussidi anche maggiori - volessero continuare a farsi spennare, liberissimi. Perlomeno, in questo caso le responsabilità sarebbero chiare.

giovedì, maggio 07, 2009

La fine del federalismo americano è la fine della libertà?

Un altro segnale del rischio di declino della libertà e della prosperità americane: Per la prima volta nella storia, gli stati ricevono più fondi dal governo federale che dalle tasse che raccolgono in proprio . La fine dell'autosufficienza fiscale significa anche la fine del federalismo?
La struttura federale del governo è un tassello importante del policentrismo istituzionale che ha sinora impedito al governo USA di espandersi e fagocitare la società civile, minando le libertà fondamentali dell'individuo come è avvenuto invece in Europa.
Il partito democratico è un partito statalista e potenzialmente collettivista, che controlla il parlamento, la presidenza e che adesso è in grado di ricattare gli stati dell'Unione per ottenere ciò che vuole.

Chi dubitasse dei metodi spicci dell'amministrazione democratica, deve soltanto ricordarsi di cosa sta accadendo con Chrysler, dove Obama, godendo dell'appoggio di un giudice compiacente e pronto a passare sopra ai dubbi di legalità del procedimento, non ha avuto remore ad impiegare una retorica populista e vere e proprie minacce per ottenere l'acquiescenza dei creditori, costringendoli a violare gli obblighi di legge verso i propri clienti.

Hat tip:Reason Magazine - States Become Welfare Queens

lunedì, novembre 19, 2007

Stato, male necessario anche pe run libertario

LibertyFirst esprime un maniera chiara e sintetica un discorso che ho cercato più volte di affrontare, con risultati mediocri. Lo Stato è un male necessario, soprattutto perché non si tratta dell'unica istituzione od organizzazione che viola i diritti umani e si arroga il diritto d'impiegare la coercizione. Il libertario deve, talvolta, essere quindi favorevole all'intervento statale?

Dal mio punto di vista, si tratta di scegliere, anche in questo caso, il minore fra due mali. una organizzazione che si arroga il diritto d'impiegare la forza somiglia od addirittura diviene, in un certo senso, uno Stato. E come tale, il nemico di ogni libertario.


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