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lunedì, febbraio 14, 2011

Cosa Tasserano Dopo? Non è satira, è la triste realtà

Da Animal Farm, un bel video per ironizzare sull'eccesso di tassazione nella nostra vita: Cosa Tasserano Dopo?


La tragedia è che buona parte di quanto descritto non è fantascienza, né un aspetto la realtà spinto all'assurdo: è la pura verità. Noi già paghiamo tasse ogni volta in cui apriamo il rubinetto dell'acqua, accendiamo il gas o facciamo benzina. Il fisco è tuttavia abbastanza furbo da non dover chiedere neppure il nostro consenso, come avviene nel video: si limita a inserirle nel prezzo dei beni che acquistiamo ogni giorno. Salvo poi prendersi di nuovo altro denaro ogni volta che siamo noi a ricevere un pagamento, sempre senza chiedere permesso a nessuno, tramite l'odiosa servitù del sostituto d'imposta, con cui obbliga il cittadino a farsi alternativamente vittima o carnefice dei propri simili.
E' ora di dire basta.

mercoledì, luglio 07, 2010

Ancora meglio del Tea Party?

Perché la politica deve essere noiosa? A sinistra si abusa delle sagre di paese e dei concerti per propagandare un'allucinazione collettiva.
E' ora di controbattere, senza scendere al livello dei collettivisti. I Tea Party sono un inizio interessante, ma si potrebbe prendere ulteriore spunto dagli USA, dove viene organizzato da ormai 8 anni organizzato il party ATF: Alcool, Tabacco, & armi da fuoco, un deliberato sberleffo all'agenzia americana che vorrebbe regolamentar e se possibile estirpare tutte e tre le cose, senza preoccuparsi di cosa ne pensino i comuni mortali.
Facciamo incavolare gli adoratori dello stato-mamma assistenziale: la libertà è anche divertirsi in un poligono con alcool, carabine e stecche di Marlboro, per poi passare ad un ottimo pranzo e poi parlare di politica. Per una importazione italiana, bisognerebbe forse sostituire le armi da fuoco con qualcos'altro; dato l'enorme numero di divieti imposti dalla nostra casta politica a quello che essi ritengono il popolo bue, abbiamo soltanto l'imbarazzo della scelta.

giovedì, giugno 10, 2010

Perle da Tea-Party

Dall'intervista de l'Occidentale, "L'Italia del Tea Party vuole meno tasse e più libertà"


A proposito di movimenti, nel Nord-Est le "Tute Bianche" sono contro le tasse che deprimono l'iniziativa e la creatività individuale

Sono contento che Luca Casarini se ne sia accorto. Forse dopo aver fatto l'estremista ha finalmente iniziato a lavorare, provando sulla propria pelle che vuol dire cavarsela da soli.

Anche la Lega si batteva contro un fisco troppo oppressivo

Fino a quando non è diventata forza di governo.



Ricordiamo ai quattro gatti che ci leggono e che possono (al contrario di chi scrive), che a Roma il 26 di Giugno il Tea Party Italia sarà in piazza a protestare per l'eccesso di Stato nella vita dei cittadini e a distribuire i moduli per richiedere al datore di lavoro il proprio stipendio lordo, abolendo quella servitù feudale che è il sostituto d'imposta.

Fidenato , Santoro e la RAI

Bello vedere come la RAI abbia finalmente concesso spazio a Giorgio Fidenato, alla sua battaglia libertaria ed alla sua critica a tutto tondo verso la finzione che i collettivisti di vario colore ci vorrebbero far passare per realtà. Intristisce il pensiero che l'unico a dargli spazio sia stato Santoro, su AnnoZero, con pura finalità di strumentalizzazione: temiamo che il contenitore santoriano non screditi il contenuto.

HT: Phastidio

martedì, maggio 11, 2010

Italian Tea Party: libertà si, stato no. Finalmente.




Arriva anche in Italia il Tea Party: libertà si, stato no: un movimento che si propone di contrastare la pretesa dei gruppi di pressione e della classe politica di disporre del nostro portafoglio come se fosse il loro. Un atteggiamento non soltanto deleterio dal punto di vista economico, ma letale per la libertà individuale: le risorse che vanno allo stato , infatti, riducono le nostre opportunità di perseguire i nostri fini nel modo che più preferiamo. Non importa quanto fintamente libertarie siano le leggi a sfondo etico o sociale: un governo che mette impunemente le mani nel nostro portafoglio, troverà sempre un modo per entrare prima o poi nelle nostre camere da letto, per non parlare del resto della nostra vita.

Primo appuntamento, l'ostica Prato. In bocca al lupo!





Hat tip: Camelot

giovedì, febbraio 04, 2010

Il falso individualismo degli "anarchici" latini

Da Broncobilly un post illuminante sul nostro povero individualismo e sul "paradosso dell'italiano", che è poi un paradosso universale: molti cinici ed "anarcoidi" non sono altro che degli statalisti nascosti, nonostante il loro monopolio su temrini che non dovrebbero neppure usare.

[...]
Se andiamo oltre Borges, ecco presentarsi uno spiazzante paradosso: quell' intima ostilità ad ogni governo... chiede incessantemente "più Governo".
[...]
Presso gli studiosi delle democrazie la storiella è conosciuta come "il paradosso dell' italiano": l' italiano è quello strano tipo che nutre una sfiducia atavica verso il suo governo e, contemporaneamente, accetta e chiede interventi governativi sempre più ipertrofici. Chi "disprezza" tanto alla fine "compra", forse aveva ragione la nonna.

Insomma, da noi dietro chi dice "piove, governo ladro" si nasconde quasi sempre un pianificatore incallito.

Ora si scopre che il fenomeno è pressochè universale: il cinismo è nemico della libertà. Peggio un Governo lavora e più cresce la richiesta dei suoi servigi.

Come spiegare tutto cio'? Forse la sfiducia del cinico è tale per cui solo un "unto del Signore" puo' salvarci. Il cinico pessimista puzza di scommasse pascaliane anche quando parla di politica. Se l' accentramento dei rischi per lui è razionale, quello dei poteri è la logica conseguenza.

Il cinico è un giocatore disperato: non gli resta che puntare tutto su una carta.


Soprattutto, il cinico in questione non è tanto cinico, quanto pirla: rassegnarsi allo statalismo è un conto, chiederne doppia dose è autolesionismo puro.

lunedì, novembre 23, 2009

Stato usuraio

Lo Stato usuraio (HT NeoLib):

"Sempre pronto ad ergersi come paladino dei poveri e dei deboli, è proprio lo Stato però che nei fatti finisce con l'applicare tassi usurai ai suoi poveri sudditi; al solito, quel che viene proibito ai comuni mortali - pena la galera - diventa invece come per magia legale quando a compiere gli stessi atti sono gli sgherri del fisco. E' successo così a Vibo Valentia che per il mancato pagamento di una tassa Irpef di 1.800 euro, scaturita da un conguaglio e mai notificata al contribuente, sia scattata una richiesta di 3.600 euro, senza che peraltro sia stato inviato il dovuto avviso di pagamento per lettera raccomandata come prescritto, e senza quindi che venisse indicato il responsabile del procedimento. L'ignara vittima, nel tentativo di informarsi su quanto accaduto, ha fatto trascorrere ulteriori giorni senza pagare quanto richiesto, così che oggi per chiudere la pratica sarebbero necessari 4.600 euro, roba da far impallidire per l'appunto i piu' terribili usurai. Con una sostanziale differenza: che l'usuraio chiede il conto in virtù di un accordo volontario, per quanto indotto da esigenze spesso improcrastinabili, lo Stato invece fa della coercizione la sua sola ragion d'essere."

venerdì, novembre 06, 2009

Anarchici e fondamentalisti: Guy Fawkes e la distruzione della storia

Nonostante sia un amante dei fumetti, mi rendo conto dei danni che possono provocare, soprattutto quando il suo autore li impiega come veicolo di propaganda. Un comportamento legittimo, ma deleterio quando il pubblico che li legge non è soltanto ignorante riguardo agli eventi descritti e spesso distorti, ma non è neppure più abituato al pensiero critico; prende quindi per buona la versione inventata dei fatti, senza neppure pensare a controllare la veridicità dei fatti descritti. E' vero che i fumetti sono soltanto opere di finzione; il dramma è che la maggior parte della cosiddetta "opinione pubblica" conosce la storia soltanto da quello che legge nelle opere di narrativa o che vede al cinema. Il risultato è che non conosce la storia, ma una sua versione propagandistica e falsa, che impedisce di prendere decisioni informate e che ha giocato un ruolo non minore nella diffusione delle ideologie collettiviste. Come è anche il caso del film "JFK", le menzogne storiche diventano una sorta di "conoscenza comune", dove nessuno contesta più una versione della storia falsata, quando non inventata di sana pianta, al fine di migliorare l'impianto narrativo o di vendicare i pregiudizi ideologici dell'autore. L'opinione pubblica si forma, di fatto, su di una menzogna, portando così a una percezione distorta della realtà. Temo che l'abominio postmodernista, la menzogna secondo la quale la realtà non esisterebbe, ma esisterebbero soltanto "narrative condivise", derivi buona parte della propria popolarità proprio dal desiderio di giustificare questo stato di cose, sia da parte degli intellettuali, che da parte delle "vittime" meno disposte ad ammettere le proprie responsabilità.
Questo non avviene soltanto, purtroppo, nella mente degli appartenenti alla cosiddetta sinistra: Fabristol sostiene che molti, troppi libertarian che hanno letto "V" stiano commettendo un tragico errore. Sono soltanto parzialmente d'accordo, ma sia il post che lo scambio di opinioni che ne segue è interessante.

Immaginatevi se il giorno dell’11 Settembre 2001 Mohammed Atta e i suoi compagni terroristi fossero stati arrestati dalla CIA. Fra 400 anni negli USA si festeggerebbe l’11 Settembre come un giorno di libertà dove 3500 persone scamparono alla morte orchestrata dai fanatici religiosi. E’ un parallelo a quello che successe 400 anni fa in Regno Unito, quando un fondamentalista cattolico di nome Guy Fawkes con altri congiurati cattolici cercò di far esplodere il Parlamento inglese a Londra, con migliaia di persone dentro, compresi molti cattolici. Qualcosa non funzionò, la CIA dell’epoca lo arrestò e fu bruciato vivo. Fawkes agì perché come cattolico veniva perseguitato nel Regno Unito. Il suo obiettivo era quello di restaurare il cattolicesimo di stato in un periodo di guerre di religioni che infiammavano l’Europa continentale. Fawkes era un neoconvertito. Apparteneva ad una famiglia nobiliare dello Yorkshire e dopo la conversione al cattolicesimo si arruolò come mercenario per conto della Spagna nella guerra delle Fiandre. Combattè per dieci anni a fianco dei cattolici fiamminghi e spagnoli e imparò ad usare gli esplosivi. Provate a sostituire Fiandre con Afghanistan e 11 Settembre con 5 Novembre.


I britannici festeggiano il 5 Novembre perché Guy Fawkes/Mohammed Atta fu arrestato e arso vivo, non perché Guy Fawkes voleva far esplodere il parlamento. Il problema arriva quando esce il fumetto di Alan Moore V per Vendetta, seguito dal film. Il fumetto così come il film ribaltano la situazione (prendendo spunto da molti anarchici dell’800) definendo Guy Fawkes un anarchico che voleva eliminare lo stato o perlomeno i simboli di uno stato oppressivo. Tuttora molti libertarian festeggiano Guy Fawkes perché pensano sia un anarchico che aveva come scopo l’abbattimento dello stato, quando invece l’obiettivo del terrorista Fawkes era quello di restaurare il cattolicesimo di stato e riportare il Regno Unito nell’orbita del papa re, e magari alla mercè della Spagna dove vigeva l’Inquisizione. In realtà questi libertarian festeggiano il fumetto di V per Vendetta non Guy Fawkes day.

mercoledì, ottobre 28, 2009

Città private, una realtà di successo per 40 milioni di americani

Il volume "Libertà e istituzioni nella città volontaria" parla delle città private, ossia di quelle comunità che si organizzano al di fuori dell'imposizione di regole di tipo statale. Recensiscono bene alla Libreria del Ponte:

Un grande successo di libertarismo applicato: l'esempio delle città private americane

Nelle nostre realtà urbane, le regole d'uso del suolo e le infrastrutture e i servizi territoriali sono stati tradizionalmente garantiti dall'amministrazione pubblica.
In tempi recenti stanno invece guadagnando sempre più spazio forme volontarie e private di organizzazione della convivenza e di fornitura autonoma di servizi comuni, che si fondano sull'accettazione volontaria di un insieme condiviso di regole per la cura del proprio ambiente di vita.Si tratta di piccoli quartieri o addirittura piccole cittadine residenziali, chiusi, all'interno dei quali l'organizzazione degli spazi, dei servizi, ecc. sono decisi dalla comunità che li abita, e non dall'amministrazione pubblica

Come è noto, questo tipo di forme associative volontarie a base territoriale si sta sviluppando soprattutto negli Stati Uniti, dove circa quaranta milioni di statunitensi vivono in comunità di questo genere.


E' ora di smetterla di fingere che lo stato sia l'unico modo per fornire beni pubblici. I privati, sia in forma cooperativa che aziendale, possono svolgere tali compiti come o meglio di una burocrazia governativa, protetta dalla politica. Esistono soluzioni migliori di quella classica, ossia abbandonare la scelta pubblica nelle mani delle decisioni di una maggioranza spesso poco informata, oppure di politici di fato irresponsabili.

martedì, giugno 30, 2009

Fidenato update: niente collaborazionismo fiscale

Da The Diamond Age - Fidenato strikes back! : un aggiornamento sulla battaglia di Giorgio Fidenato e i suoi dipendenti contro la grande truffa del sostituto d'imposta. Ha ragione: nessuno dovrebbe essere obbligato a farsi complice in qualcosa che come minimo è un ipocrita mistificazione (il "lordo " di un dipendente non è il costo totale dle lavoro per l'imprenditore) , ma che talvolta prende i contorni dell'estorsione.

Giorgio Fidenato alza il tiro. Non è che finora l’imprenditore veneto e i suoi operai abbiano scherzato, ma da adesso la partita entra nella fase più caliente, dove non sarà permesso distrarsi, perché è arrivata l’occasione di faregoal e sarebbe un crimine sprecarla. A dire il vero, la melina è stata tutta dalla parte dei giannizzeri statali, fisco e INPS, che hanno preferito traccheggiare a metà campo con passaggi blandi, molto spesso al proprio portiere, giusto per non stuzzicare un avversario che intuiscono agguerrito. Per uscire di metafora, gli avvocati di Giorgio intendono mettere in mora il creditore, rovesciando la prospettiva di chi da sempre è abituato a esigere con i metodi coercitivi del tizio che ha (perché glielo hanno fatto credere troppe volte) il coltello dalla parte del manico. Fidenato è un piccolo industriale che da quattro mesi, ormai quasi cinque, consegna ai propri dipendenti la busta paga più pesante di quanto mai abbiano avuto. Più pesante, cioè lorda, senza trattenute e contributi, anzi, per essere precisi, senza il calcolo delle trattenute e dei contributi che spetterebbero loro in rapporto ai soldi che ricevono. ‘Spetterebbero’ è parolina fuorviante, giacché in realtà al dipendente non tocca nulla, e il valsente sparisce dritto nelle capienti tasche dello stato, le quali lo dovrebbero tenere in caldo per il momento della pensione (una fetta), o distribuirlo in mille rivoli minuscoli (un’altra fetta), in modo da soddisfare tutti gli appetiti di un mucchio di gente che non c’entra un cappero con il lavoro degli operai e di Fidenato stesso. Ora, ci raccontano la favoletta che, così facendo, lo stato rende ai lavoratori un grandissimo favore, perché toglie loro l’incomodo di foraggiare i commercialisti per farsi dire quanti dindi vadano a lui, allo stato, per gli incommensurabili servizi che offre alla collettività, ivi compresi gli operai di Fidenato. Questo sistema si chiama ‘sostituto d’imposta’ e obbliga il datore di lavoro a riscuotere le tasse per conto dello stato. Così lo stato non si sporca le manine e fa bella figura, mentre le maledizioni e i mugugni vanno al porco padrone, per via della busta sempre più magra. Quasi gli restassero appiccicati alle dita gli spiccioli della gran ladreria ipocrita, mentre invece col cavolo che lo stato paga l’imprenditore per siffatto esercizio da Lupin dei poveri: no, no, metta all’opera i suoi Fantozzi dell’ufficio stipendi e non banfi, ché trattasi di obbligo di legge. Ma il tosto Fidenato deve essere uno che si fa amare e capire dai suoi operai, perché tutti si sono trovati solidali con il padrone, quando gli è venuta la grandiosa idea di rifiutare l’odioso compito di gabellare, in tutti i sensi, chi suda e fatica per la pagnotta pagata da Giorgio. Il discorso è stato, più o meno, questo: io vi retribuisco per intero e voi date di vostra sponte il dovuto all’Agenzia delle Entrate e all’INPS, così toccate con mano quanto vi prendono. E così si smonta il meccanismo studiato per contrapporre lavoratori dipendenti e autonomi: studiato dai sindacati, che hanno bisogno di tenere in piedi questa artificiosa suddivisione, giacché sono loro i primi a temere el pueblo unido nel ricacciargli in gola tutte le balle sesquipedali sull’evasione fiscale degli autonomi. Perché questi non hanno la busta paga e gli altri sì. Peccato che i primi si facciano un mazzo per adempiere agli oneri burocratici, spesso assurdi, spesso inutili, spesso dannosi, che costano, oh, se costano!, e i secondi hanno una pappa fatta che sa di rancido, di inganno, di presa per il culo. Se Fidenato riuscisse a saldare le speranze dei dipendenti con le incazzature degli autonomi, e viceversa, sarebbe un gran successo. E sarebbe una liberazione l’abbandono di quest’imbroglio di sostituto d’imposta. Giorgio vuole arrivare fino alla Corte Costituzionale, poiché ritiene una servitù intollerabile fare le pulci alle buste paga per conto di uno stato pitocco. E noi dipendenti, smettiamola di vedere inesistenti travi nell’occhio di qualsivoglia imprenditore, e sfiliamoci dai nostri, di occhi, le pagliuzze lunghe un chilometro, che ci hanno ficcato dentro a forza i cattivi maestri dell’invidia sociale. Sosteniamo anche con un sacrificio in denaro la lotta libertaria, con un versamento magari piccolo, ma meritorio, al seguente IBAN:IT47N0200864951000041181330, Movimento Libertario, precisando quale causale “Sostegno a Giorgio Fidenato”. Infine, un consiglio per gli acquisti: procuratevi il libro di Leonardo Facco, Elogio dell’evasore fiscale. Vi troverete anche la storia di Giorgio.

venerdì, giugno 05, 2009

Rieducazione collettivista




Hat tip: La Voce del Gongoro: Collective Hope #35

Qui la serie completa

domenica, novembre 09, 2008

Almeno una buona notizia

La fine politica di Ralph Nader, bravo difensore dei consumatori e pessimo politico. Ha preso meno voti del senatore McCarthy (si, quello dle maccartismo) nel suo momento peggiore.

Non che sia andata bene per i libertarian, per carità. La speranza è che la fine dell'era Bush significhi anche la fine dello strapotere evangelico-socialista sul Partito Repubblicano ed il ritorno alla formula che ha creato e reso dominante ed innovativo il GOP negli ultimi trent'anni: l'alleanza fra libertari e conservatori sociali.
Nel frattempo, ci consoliamo con la Nuova Zelanda, dove il partito libertario ACT ha compiuto un balzo in avanti ed entrerà nel nuovo governo di centrodestra.

Ralph Nader (Various Parties): 661,736 votes. A huge letdown for him, too, given the improved organization and ballot access he achieved this campaign. It's his second-worst performance in four runs for president, worse even than 1996, when he got 685,297 votes with a "non-campaign" on fewer state ballots. That year he scored 237,016 votes in California. This year he scored less than 90,000, even though Barack Obama was winning the biggest Democratic landslide there since FDR beat Alf Landon. Overall Nader got fewer votes than Eugene McCarthy in his forgotten 1976 run. I'd say something like this plus his racial attacks on Barack Obama mean "his career is finished," but when a guy's determined to become as relevant as those Jimmy Buffett for President bumper stickers there's not much you can do.

lunedì, ottobre 13, 2008

Viking age iceland

Visotil diluvio di pessime notizie sull'Islanda, è d'obbligo ricordare la lunga ed interessante storia dell'isola, fra cui spicce il primo periodo vichingo, visto come uno dei pochi esempi di organizzazione libertaria: una nazione dotata di leggi, ma priva di un governo in grado di impiegare la coercizione. Il periodo non era certo una impossibile utopia anarco-collettivista od un paradiso anarco-cpaitalista, ma non sfigurava di certo nel panorama intriso di sangue dell'Europa d'allora.

Immagine di Viking Age Iceland

martedì, giugno 24, 2008

Perot, Barr e il Wolter dell'Illinois

Da Sgembo, un post sull'effetto Barr, il controverso candidato libertarian ( che a noi non pare proprio tnto libertarian). I terzi candidati negli Stati Uniti sono spesso una sciagura per l'area politica di riferimento: il verde Ralph Nader non èriuscito a fare abbastanza danni alla sinsitra americana, ,ma Ross Perot e la demenza del partito repubblicano della California regalarono gli USA a Clinton.
Bob Barr regalerà l'America alla versione americana di Wolter Veltroni?
Come lui, Barack Obama sfoggia un vuoto abbellito da una retorica patinata e amabile perché completamente priva di contenuti . Come lui, ha collaboratori che condividono il peggio delle idee d'una certa Europa, già pronta alla resa senza condizioni ed al declino.

lunedì, maggio 12, 2008

L'epifania di Mamet

David Mamet, intellettuale liberal, ha ha visto la luce. , grazie a Thomas Sowell. E' il benvenuto e speriamo porti parecchi amici; magari anche qualche radical-chic di casa nostra non si vergognerà più di leggere qualcosa di differente dalle veline del MinCulPop in tinta progressista.

Hat tip: Broncobilly

lunedì, novembre 19, 2007

Stato, male necessario anche pe run libertario

LibertyFirst esprime un maniera chiara e sintetica un discorso che ho cercato più volte di affrontare, con risultati mediocri. Lo Stato è un male necessario, soprattutto perché non si tratta dell'unica istituzione od organizzazione che viola i diritti umani e si arroga il diritto d'impiegare la coercizione. Il libertario deve, talvolta, essere quindi favorevole all'intervento statale?

Dal mio punto di vista, si tratta di scegliere, anche in questo caso, il minore fra due mali. una organizzazione che si arroga il diritto d'impiegare la forza somiglia od addirittura diviene, in un certo senso, uno Stato. E come tale, il nemico di ogni libertario.


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lunedì, luglio 30, 2007

Snow Crash di nuovo in edicola: è il romanzo libertario da cui è nato Second Life

Snow Crash di Neal Stephenson torna finalmente in edicola. Si tratta di un romanzo di fantascienza, visionario, ironico, folle e fenomenale: ad esempio, ha prefigurato e descritto il Metaverso, ossia l'evoluzione di Internet in un mezzo di comunicazione ed espressione di cui Second Life sembra essere soltanto una misera ricostruzione a sfondo ludico-onanistico.
Non si tratta dell'unica caratteristica interessante e dirompente dle romanzo; ben "peggiori", dal punto di vista della cultura italiana, sono lo sguardo condiscendente verso le dottrine libertarie ed l'anarco-capitaliste e una teoria sull'origine della religione estremamente particolare.
Snow Crash si svolge infatti in un futuro nel quale si è resa inevitabile un costante ritiro del governo dalla vita degli individui, fino alla quasi completa scomparsa del governo federale USA. I romanzi cyberpunk davano una visione distopica del mondo ed esploravano i primi effetti della rivoluzione dell'informazione e della globalizzazione, dandone sempre un ritratto in tinte cupe e talvolta profetiche(rileggere ora alcune delle "cronache del basso futuro di Sterling" fa semplicemente venire i brividi), mentre Stephenson è fra i pochi a descrivere con simpatia uno sviluppo anarco-capitalistae a dare un valore chiaramente positivo ai punti di vista libertari dei suoi personaggi.

Purtroppo, la mia avverione a svelare le trmae dei romanzi mi impedisce di parlare delle teorie religiose, epistemologiche e neurologiche di Snow Crash: enormemente stimolanti, sicuramente blasfeme.

La versione italiana di Wikipedia ha un articolo sul romanzo. Molto, molto meglio quella in inglese, dove nonh viene il dubbio che termini come "anarco-capitalista" e "privatizzazione" vengano impiegati come insulti.


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martedì, maggio 01, 2007

Siamo Schiavi?

Siamo, sicuramente, servi. Videoappello di Leonardo Facco, per capire perché non si può non essere libertari. Poi, se vi va, potete tranquillamente essere anche reazionari, non si offende nessuno, anzi :)



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