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mercoledì, giugno 16, 2010

L'FMI arriva in Spagna?

Il presidente del FMI Dominique Strauss-Kahn sarà in visita da Zapatero venerdi'.
Nonostante il rally dei mercati, la fragilità della situazione è evidenziata dal fatto che la notizia ha immediatamente generato voci di un piano da 250miliardi per aiutare Madrid. Le voci sono state smentite dalla Commissione Europea, ma la situazione è talmente seria da far sospettare che il piano esista, ma che non si vogliano spaventar ei mercati discutendone apertamente. La Spagna ha un serio problema di deficit pubblico, un debito in rapido aumento, un sistema bancario in crisi ed un'economia in profonda crisi, legata ad un mercato immobiliare che mostra ben pochi segni di ripresa e con ben pochi settori in grado di avvantaggiarsi della debolezza dell'euro in maniera abbastanza significativa da far uscire la nazione dalla recessione. Per il momento, le aste dei titoli di Stato stanno avendo successo, ma non è chiaro quanto questo sia il risultato della fiducia degli investitori o invece della moral suasion della banca centrale spagnola verso le "proprie" banche, incentivate ad acquistare titoli, per non parlare delle operazioni di acquisto diretto di obbligazioni da parte della BCE.
Le grandi aziende spagnole, nelle parole del presidente del colosso bancario BBVA, stanno avendo sempre più difficoltà a finanziarsi sui mercati esteri, uno sviluppo comprensibile data la pessima reputazione della nazione che le ospita e la concorrenza sempre crescente del debito pubblico sovrano. La difficoltà di finanziarsi toglie ulteriormente ossigeno ai piani di investimento e sviluppo del settore privato, riducendo le probabilità di una forte ripresa indispensabile per un rientro dall'emergenza fiscale.
Come abbiamo scritto più volte, è la Spagna il vero problema dei cosiddetti PIGS, non la Grecia. E la struttura della SPV alla base del progetto di salvataggio paneuropeo , con tutti i suoi problemi, sta per essere seriamente messa alla prova.

venerdì, ottobre 31, 2008

Crolli assicurativi e code per il sussidio

Dopo il rally di lunedì e gli ultimi giorni di relativa calma, qualcuno si spinge a ipotizzare che il peggio sia passato e che non vedremo più gli assalti ai quotazioni di titoli finanziari a cui abbiamo assistito nei mesi scorsi.
Il peggio potrebbe essere passato, per ora, soprattutto graztie alla montagna di liquidità fornita dalle banche centrali e dalle vastissime garanzie fornite dai governi. La volatilità è comunquea ancora fra noi e il comparto assicurativo USA ne fa le spese: Hartford Financial ha dimezzato il proprio valore in una sessione, trascinandosi dietro il resto del settore.
Pare che il Tesoro e la Fed stiano studiando un omdo per offrire anche agli assicuratori un piano di salvataggio.
Nel frattempo, come avevamo già sospettato, anche il settore automobilistico si è messo in coda per avere un sussidio, arruolando un nutrito numero di politici a fare da portavoce. Il FMI, disprezzatissimo alfiere della mondializzaizone demopultogiudaicomassonica, ha predisposto un pacchetto di 100 miliardi per aiutare i paesi emergenti in crisi valutaria, ridiventando di colpo l'adorato zio d'America anche agli occhi dei go0verni più socialisti.
Di questo passo, quanto ci vorrà prima che siano i governi del G7 ad avere bisogno di un piano di salvataggio?
Non si tratta soltanto di moralismo a buon mercato: è stato il "moral hazard", la speranza che in caso di problemi lo Stato sia sempre pronto a salvare le nostre terga, a portarci dritti in questa cirsi; ogni successivo salvataggio scava voragini sempre più profonde non soltanto nei conti pubblici, che ne usciranno devestati, ma soprattutto nella mentalità occidentale.
Il pacchetto governativo di aiuti per chi non riesce a pagare il mutuo, per fare un esempio, sta già
creando incentivi perversi: chi sinora ha pagato il mutuo si chiede perché dovrebbe essere penalizzato, rispetto a chi ha comprato una casa che non poteva permettersi e adesso viene sussidiato dal governo, con denari prese dal reddito di tutti gli altri cittadini. Il risultato è che si fa strada la tentazione di smettere di pagare, dichiarandosi indigenti.


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