Il programma di acquisti di cartolarizzazioni di mutui e di titoli di Stato a lungo termine della Fed sembra essere andato incontro ad un flop spettacolare.
giovedì, giugno 11, 2009
mercoledì, febbraio 11, 2009
Derivati, Ricomincia la caccia all'untore
Ecoc un altro simpatico titolo, da un blog "finanziario" GLI ENTI PUBBLICI INVESTONO ANCORA IN STRUMENTI FINANZIARI DERIVATI.
Si riparte ocn la caccia all'untore contro i derivati, inquietante in qualcuno che sostiene di avere competenza in fatto di finanza e controproducente per chi vorrebbe risolvere il prolema, la cui radice non sta nello sturmento, ma nella corruzione di chi lo maneggia.
Come abbiamo già evidenziato altrove, i derivati sono uno strumento finanzario estremamente diffuso, non una espressione del Demonio.
Si tratta di una semplice forma tecnica, non di una truffa in ogni singolo caso. Se un risparmiatore compra un CCT o contrae un mutuo a tasso variabile, ad esempio, sta impiegando uno strumento derivato. Dovremmo avere sotlanto mutui a tasso fisso? Dovremmo definire incompetenti o delinquenti i mutuatari a tasso variabile, o gli investitori in CCT?
Il problema sono le truffe perpetrate nella compravendita di tali derivati, ma non sono originate dall'uso di derivati: si tratta di malversazioni che possono essere fatte da chiunque compri o venda beni e servizi per la pubblica amministrazione, in assenza di controlli sull'operato dei burocrati che la gestiscono. Vietare i derivati a causa delle perdite è paragonabile a vietare l'acquisto di carta igigenica per timore che qualcuno possa truccare gli appalti
Posted by Unknown at 2:43 PM |
Labels: corruzione , derivati , Mutui
venerdì, ottobre 31, 2008
Crolli assicurativi e code per il sussidio
Dopo il rally di lunedì e gli ultimi giorni di relativa calma, qualcuno si spinge a ipotizzare che il peggio sia passato e che non vedremo più gli assalti ai quotazioni di titoli finanziari a cui abbiamo assistito nei mesi scorsi.
Il peggio potrebbe essere passato, per ora, soprattutto graztie alla montagna di liquidità fornita dalle banche centrali e dalle vastissime garanzie fornite dai governi. La volatilità è comunquea ancora fra noi e il comparto assicurativo USA ne fa le spese: Hartford Financial ha dimezzato il proprio valore in una sessione, trascinandosi dietro il resto del settore.
Pare che il Tesoro e la Fed stiano studiando un omdo per offrire anche agli assicuratori un piano di salvataggio.
Nel frattempo, come avevamo già sospettato, anche il settore automobilistico si è messo in coda per avere un sussidio, arruolando un nutrito numero di politici a fare da portavoce. Il FMI, disprezzatissimo alfiere della mondializzaizone demopultogiudaicomassonica, ha predisposto un pacchetto di 100 miliardi per aiutare i paesi emergenti in crisi valutaria, ridiventando di colpo l'adorato zio d'America anche agli occhi dei go0verni più socialisti.
Di questo passo, quanto ci vorrà prima che siano i governi del G7 ad avere bisogno di un piano di salvataggio?
Non si tratta soltanto di moralismo a buon mercato: è stato il "moral hazard", la speranza che in caso di problemi lo Stato sia sempre pronto a salvare le nostre terga, a portarci dritti in questa cirsi; ogni successivo salvataggio scava voragini sempre più profonde non soltanto nei conti pubblici, che ne usciranno devestati, ma soprattutto nella mentalità occidentale.
Il pacchetto governativo di aiuti per chi non riesce a pagare il mutuo, per fare un esempio, sta già
creando incentivi perversi: chi sinora ha pagato il mutuo si chiede perché dovrebbe essere penalizzato, rispetto a chi ha comprato una casa che non poteva permettersi e adesso viene sussidiato dal governo, con denari prese dal reddito di tutti gli altri cittadini. Il risultato è che si fa strada la tentazione di smettere di pagare, dichiarandosi indigenti.
Hat tip: Calculated Risk
venerdì, agosto 22, 2008
Scricchiolii spagnoli
Mentre le Borse festeggiano l'interesse coreano per Lehman Brothers, dalla BCE arrivano segni di allarme per il modo in cui le banche europee, soprattutto spagnole, starebbero usando le linee di liquidità di "emergenza" come una fonte di finanziamento stabile per i propri pericolanti portafogli immobiliari, invece di impegnarsi in una inevitabile e dolorosa ristrutturazione. Il problema non è nuovo ed ora sta assumendo proporzioni imbarazzanti, ma la responsabilità è in buona parte della BCE stessa, talmente ansiosa di salvare le banche che supervisoina e regolamenta, da permettere ai banchieri di approfittarne di nuovo.Bank borrowing from ECB is out of control
By Ambrose Evans.
Article touches on the comments from ECB's Nout Wellink today inan interview with the Dutch financial daily, Dagblad.The European Central Bank has issued the clearest warning to date that itcannot serve as a perpetual crutch for lenders caught off-guard by the severityof the credit crunch.Not Wellink, the Dutch central bank chief and a major figure on the ECBcouncil, said that banks were becoming addicted to the liquidity window inFrankfurt and were putting the authorities in an invidious position."There is a limit how long you
can do this. There is a point where you takeover the market," he told Het Finacieele Dagblad, the Dutch financial daily.advertisement"If we see banks becoming very dependent on central banks, then we must push them to tap other sources of funding," he said.While he did not name the chief culprits, there are
growing concerns about thescale of ECB borrowing by small Spanish lenders and
'cajas' with heavy exposedto the country's property crash. Dutch banks have also
been hungry clients atthe ECB window.One ECB source told The Daily Telegraph
that over-reliance on the ECB funds hasbecome an increasingly bitter issue at
the bank because the policy amounts to acovert bail-out of lenders in southern
Europe."Nobody dares pinpoint the country involved because as soon as we do it
willcause a market reaction and lead to a meltdown for the banks," said the
source.This "soft bail-out" is largely underwritten by German and North
Europeantaxpayers, though it is occurring in a surreptitious way. It has become
aneuralgic issue for the increasingly tense politics of EMU.The latest data from
the Bank of Spain shows that the country's banks haveincreased their ECB
borrowing to a record €49.6bn (£39bn). A number havebeen issuing mortgage
securities for the sole purpose of drawing funds fromFrankfurt.These banks are
heavily reliant on short-term and medium funding from thecapital markets. This
spigot of credit is now almost entirely closed, making itvery hard to roll over
loans as they expire.The ECB has accepted a very wide range of mortgage
collateral from the start ofthe credit crunch. This is a key reason why the
eurozone has so far avoided amajor crisis along the lines of Bear Stearns or
Northern Rock.While this policy buys time, it leaves the ECB holding large
amounts ofquestionable debt and may be storing up problems for later.The
practice is also skirts legality and risks setting off a political storm.The
Maastricht treaty prohibits long-term taxpayer support of this kind for theEMU
banking system.Few officials thought this problem would arise. It was widely
presumed that thecapital markets would recover quickly, allowing distressed
lenders to return tonormal sources of funding. Instead, the credit crunch has
worsened in Europe.Not to miss out, Nationwide recently announced that it was
setting upoperations in Ireland, partly in order to be able to take advantage of
ECBliquidity if necessary. Any bank can tap ECB funds if they have a
registeredbranch in the eurozone, although collateral must be denominated in
euros.Jean-Pierre Roth, head of the Swiss National Bank, complained this week
thatlenders were getting into the habit of shopping for funds from
thoseauthorities that offer the best terms. The practice is playing havoc
monetarypolicy."What we should avoid is some kind of arbitrage by banks, which
say they aregoing to go to central bank X, instead of central bank Y, because
conditionsare more attractive," he said.
Fonte: Daily Telegraph
sabato, maggio 31, 2008
Mutui, i conti senza l'oste?
Una elaborazione sul post precedente e' "capitata" su Giornalettismo ;-)
All’inizio ci avevano raccontato che a pagare sarebbero state le banche, ma si era intuito quasi da subito che c’era dietro un trucco. E invece ce ne sono due, perché qualcuno i vostri debiti se li è comprati convinto che in questo paese variabili fossero i tassi. E non le regole del gioco.
L’accordo fra ABI e governo non è ancora definitivo, ma nella sua versione attuale si presentano già due notevoli nodi da sciogliere. Il primo deriva dall’assenza di dettagli riguardo alle modalità di calcolo dell’entità del conto accessorio e del rientro al regime di tassi variabili. Una definizione di tali modalità sarebbe superflua nel caso si rimuovessero invece gli ostacoli alla surrogazione del mutuo, che porrebbe il consumatore nella posizione di compiere una scelta fra molteplici offerte, invece di una “ossimorica fidelizzazione della clientela“. Dato l’attuale approccio dirigistico, invece, si delineano due scenari egualmente indesiderabili.
NIENTE CONCORRENZA, PLEASE - Da un lato l’assenza di una normativa, unita all’assenza di concorrenza nella fase di rinegoziazione, offrirebbe alle banche l’ennesima opportunità di lauti profitti, ben nascosta agli occhi del pubblico. Dall’altro abbiamo la proposta di una normativa dirigistica e pauperistica del genere adombrato dalle associazioni di “tutela” dei consumatori che porterebbe a sussidiare i mutuatari. Una operazione iniqua nei confronti di coloro che hanno scelto la rata a tasso fisso quando hanno potuto, sobbarcandosene i maggiori costi iniziali; una soluzione che spegnerebbe definitivamente ogni spinta alla crescita dell’informazione finanziaria in Italia, garantendo che qualsiasi speculazione andata male possa trovare un’ancora di salvataggio nel dichiararsi fessi e appellandosi al Governo per far fessa la controparte in un contratto.
CARTOLARIZZAZIONE MON AMOUR - Il secondo problema è l’impatto che l’accordo avrà sulle cartolarizzazioni dei mutui. Potenzialmente, un impatto devastante su un segmento del mercato dei capitali che, al di là della bolla finanziaria, ha permesso la grande espansione del credito di questi anni e, di conseguenza, l’accesso alla proprietà della casa a molte famiglie di reddito medio e basso. Lo strumento delle cartolarizzazioni è stato demonizzato dalla stampa, ma nella realtà si tratta di una tecnologia finanziaria che ha migliorato l’efficienza del sistema creditizio e dell’allocazione del credito. Tale tecnologia si basa sulla possibilità di assemblare i mutui erogati in portafogli che vengono poi ceduti a società veicolo che ne finanziano l’acquisto tramite l’emissione di obbligazioni particolari, vendute ad investitori istituzionali. Tali obbligazioni possono essere costruite “su misura” in base al profilo rischio-rendimento desiderato dalle differenti categorie di investitori e forniscono, almeno in teoria, una maggiore diversificazione ed una maggiore trasparenza riguardo al genere di attivo nel quale si investe rispetto al semplice acquisto di azioni od obbligazioni bancarie. Il rischio in capo all’investitore, inoltre, è soltanto quello relativo all’insolvenza dei mutui in portafoglio, indipendentemente (o quasi) dall’andamento della banca che li ha originati. Una volta eseguita la cessione, la banca che ha originato i mutui ceduti ha di nuovo le risorse per procedere ad ulteriori erogazioni, mentre in precedenza avrebbe dovuto obbligatoriamente reperire nuovo capitale, di rischio e di debito, prima di poter espandere le proprie attività.
AH! NON LE AVEVO DETTO CHE… - La bozza di accordo, di fatto, minaccia di modificare i contratti di mutuo contenuti nei portafogli cartolarizzati, alterandone arbitrariamente il profilo finanziario e scardinando proprio la certezza e la trasparenza dell’attivo delle società-veicolo. L’agenzia di rating Fitch ha già espresso alcune considerazioni al riguardo e Governo ed ABI sembrano coscienti della questione, a giudicare dal testo della dichiarazione: si è stati bene attenti a chiarire che la ristrutturazione avverrà tramite l’aggiunta di un nuovo contratto e non la modifica del vecchio. Tale precauzione non mette tuttavia al riparo le cartolarizzazioni esistenti dall’aumento dei rischi dovuti alla nascita di discrepanze fra il nuovo profilo finanziario dei mutui e il “vecchio” profilo delle obbligazioni emesse per finanziarli. Se i mutui divengono a tasso fisso e durata variabile, e non più a rata variabile ma scadenza fissa, cosa accade alle obbligazioni garantite da tali mutui, costruite di solito basandosi sui flussi di cassa dei mutui sottostanti? Le banche potrebbero intervenire vendendo alle società veicolo dei derivati che assicurino da tale rischio, ma in questa maniera si passerebbe da un rischio di tasso e di liquidità ad un rischio di controparte: se la banca controparte finisse in cattive acque, saremmo di nuovo punto e a capo. In ogni caso, il profilo di rischio si modifica drasticamente dal punto di vista degli investitori fra i quali, giova ricordarlo, troviamo moltissimi fondi pensione, assicurazioni vita e fondi comuni detenuti dai risparmiatori.
CHI PAGA? - Ammesso e non concesso che nessuno si rivolga al Tribunale, quale credibilità avrebbe il mercato italiano delle cartolarizzazioni, dopo un evento di questo tipo? Quanti investitori comprerebbero le prossime emissioni? Ben pochi, chiudendo un importante canale di finanziamento per gli istituti di credito e quindi riducendo il credito disponibile alle famiglie.
mercoledì, maggio 28, 2008
Rinegoziazione dei mutui casa, qualche considerazione
A spiegare la trovata del governo, i suoi pregi, i suoi difetti e le migliori alternative che già esistevano ci pensano in maniera egregia Claudio Borghi sul Giornale del 23-05-2008, Nicola Porro nella sua Zuppa e Phastidio da par suo.
Che il Governo, invece di una soluzione geniale, abbia scoperto l'acqua calda non è novità: i casi nei quali un governo sia in grado di elaborare una novità che non abbia a che fare con la rapina a danno del contribuente o del proprio vicino sono decisamente rari. Meglio però un governo che scopre l'acqua calda di uno che ti lascia morire intirizzito, anche se meglio di tutto sarebbe che il popolo bue accendesse il cervello quando s'incatena mani e piedi ad un pesante fardello finanziario.
Speriamo che ritrovarsi un mutuo a 30 anni invece che a 10 impartisca una lezione sufficiente, anche se la ciliegina sulla torta della possibilità di ricominciare a pagare il tasso variabile in caso di calo dei tassi diminuirà di parecchio il dolore necessario a questo genere di apprendimento.
Che sia qualcosa di trito e ritrito ne deriva anche da un piccolo aneddoto personale: un paio di settimane fa ho discusso ferocemente con la mia anima gemella , molto sensibile alle ragioni con coloro che sognano un focolare domestico e quindi portata a cercare soluzioni che impedissero lo sfratto coatto delle famiglie povere sottoposte all'aumento delle rate dei mutui a tasso variabile. Il sottoscritto, ex-aspirante randagio di lusso, sosteneva invece ragioni simili a quelle di Nicola Porro. Dopo un numero lubrificante di bicchieri di vino, la quadratura del cerchio era stata proprio quella di trovare un modo per estendere la durata del mutuo a condizioni non eccessivamente punitive, pur senza arrivare all'eleganza della soluzione phastidiosa....
Restano due nodi da sciogliere: il primo deriva dall'assenza di dettagli riguardo alle modalità di calcolo dell'entità del conto accessorio e del rientro al regime di tassi variabili: si aprono praterie sconfinate per sussidiare i mutuatari (come vorrebbero le associazioni dei consumatori) oppure offrire un'altra opportunità di profitto bancario ben nascosta agli occhi del pubblico . Il secondo è l'impatto che l'accordo avrà sulle cartolarizzazioni dei mutui, un impatto potenzialmente devastante su di un segmento del mercato dei capitali che, al di là della bolla finanziaria, ha permesso la grande espansione del credito di questi anni e di conseguenza l'accesso alla proprietà della casa a molte famiglie di reddito medio e basso.
mercoledì, marzo 19, 2008
Il settimo cavalleggeri per i mutui
Il ministro del Tesoro statunitense ha appena annunciato, di fatto, che Fannie Mae e Freddie Mac saranno autorizzati ad acquistare altri 200 miliardi di mutui. L’euforia torna in Borsa, ma sara’ sufficiente a fermare la crisi del mercato immobiliare? E’ davvero desiderabile salvare, ancora una volta, banche e proprietari di immobili a spese del contribuente, oppure salvare la stabilità del sistema con interventi che ne minano la credibilità nel lungo periodo?
La riduzione dei requisiti di capitale “in eccesso” per Freddie Mac e Fannie Mae è l’ennesima misura volta a sostenere il mercato immobiliare; in questo caso, vengono ridotti i requisiti patrimoniali delle due aziende “quasi statali” che si occupano di acquistare dalle banche i portafogli di mutui concessi per l’acquisto di immobili. Le due agenzie avranno la possibilità di acquistare nuovi mutui per circa 200 miliardi di dollari, stabilizzando - si spera - il mercato.
Le motivazioni di questa mossa sono evidenti dall’ultimo rapporto di Standard & Poor’s e Fitch sulla salute delle ABS su mutui residenziali .
Il 3% circa dei mutui “prime”, ossia garantiti da ipoteche su nuove case e senza ulteriori debiti gravanti sull’immobile e cartolarizzati fra il 2005 e il 2007 è “delinquent“, ossia ha almeno una rata non pagata. L’1% non paga da più di 90 giorni o è già incluso nelle procedure di escussione della garanzia, ossia sta per perdere la casa.
Passando all’insieme delle seconde ipoteche e dei rifinanziamenti, il 14% ha saltato almeno una rata e l’8% non paga da più di 90 giorni o è già incluso nelle procedure di escussione.
I numeri sembrano ridotti, ma si tratta di valori storicamente molto elevati - i mutui “prime” dovrebbero avere un tasso di delinquenza inferiore all’1% -2% anche nel caso peggiore, trattandosi dei “migliori” in circolazione.
Posted by Unknown at 3:49 PM |
Labels: ABS , Bailout , Fannie MAe , Freddie Mac , Mutui
giovedì, febbraio 08, 2007
Conoscere per deliberare, o improvvisare per Bersanizzare?
Stiamo parlando della norma sulla estinzione anticipata dei mutui. Come ben argomenta Phastidio, la norma è inutile: l'eliminazione per legge della penale comporterà semplicemente la necessità di rimodulare i tassi richiesti ai prenditori in modo da potersi rifare di tale rischio. Tale opzione di estinzione anticipata infatti, è già disponibile sul mercato, a pagamento. Azzerarne il costo per legge significa semplicemente costringere chiunque contragga un mutuo ad acquistare tale opzione, pagandone il prezzo tramite un incremento della rata. Ho anzi il sospetto che i margini effettivi per le banche addirittura aumenteranno, come sempre accade quando si mescolano e nascondono componenti di costo. L'unico a trarne vantaggio sarà un Governo a parole impegnatissimo a sostenere di aiutare il consumatore a spese dei produttori, ma che produce poco o nulla nei fatti
Tutta teoria per non voler osannare il Prode Pierluigi, difensore dei poveri, da Viale Stalingrado a Rocca Salimbeni? Per nulla: la migliore confutazione sperimentale alle teorie del ministro arriva direttamente da Oltreoceano.
Negli USA, infatti, è normale l'impiego di una struttura del mutuo che coniuga un tasso fisso molto lungo alla facoltà di rifinanziare (od estinguere) il mutuo in ogni momento: qualcosa di simile all'estinzione anticipata prevista da Bersani.
Il paradiso del mutuatario? Sicuramente sì, volendo osservare l'enorme flessibilità delle strutture proposte e il livello di reddito e di garanzie estremamente basso che viene richiesto da banche e finanziarie in quella nazione. Merito delle clausole di rifinanziamento non certo obbligatorie per legge, fra l'altro? Per nulla, persino volendo credere alla propaganda del Partito Democratico, impegnatissimo a proporre leggi per limitare i tassi applicabili alla clientela, a cominciare da quella meno abbiente, per combattere il fenomeno del "predatory lending", ossia l'usura, da parte dei "subprime lenders", ossia delle finanziarie che prestano o erogano muti anche a individui poveri e sprovvisti di adeguate garanzie.
La modesta opinione del sottoscritto (e non solo la sua) e' che tale fenomeno esista soprattutto nella mente dei politici "progressisti", che preferiscono vedere soltanto le rate incassate dalle banche, senza prendere in considerazione i rischi di prestito a persone dal reddito incerto o ridotto: i tassi di bancarotta nelle fasce più basse del mercato farebbero perdere il sonno ad un qualsiasi banchiere tradizionale. Abbassare per legge il tasso massimo a cui è possibile prestare non porterà ad un calo dei tassi, ma ad una riduzione dei prestiti ai più poveri o meno garantiti.
Abbiamo tuttavia un utile esempio su come non introdurre riforme e della destinazione d'arrivo per la demagogia liberalcomunista. Quello che lascia stupiti è l'ignoranza - simulata, a nostro parere - che il ministro sfoggia nei confronti della teoria quanto della pratica.
Nel frattempo, il boss del buon Bersani continua imperterrito a prenderci per il "Cuneo"
HT: Phastidio, OpinionJournal,Chris
