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domenica, novembre 22, 2009

Brunetta-Tremonti: bersaglio gusto, motivi sbagliati

Brunetta attacca (di nuovo) Tremonti . Purtroppo, esiste il sospetto che il ministro valtellinese venga attaccato per i motivi sbagliati e che unsuo ridimensionamento non porterebbe quindi ad un avanzamento del(piccolo) programma liberale del governo, ma di un semplice ed illiberale aumento di spesa statale.
L'insoddisfazione nel governo deriverebbe infatti dai veti posti alle richieste di spesa dei ministeri; si tratta di una politica che invece ha aiutato e sta aiutando l'Italia a non avere problemi eccessivi con il proprio immane debito pubblico. Uso il condizionale, perché Brunetta si limita a parlare di semplice "opposizione" alle riforme, ma si tratta di un artificio retorico da parte del ministro della Funzione pubblica. IL Ministero del Tesoro ha poteri di veto soltanto quando si tratta di sborsare fondi e reperire risorse aggiuntive, ossia infilare le mani nel portafoglio dei contribuenti. Nel caso riforme e provvedimenti non abbiano alcun aggravio di spesa,non vediamo come il ministero dell'Economia potrebbe vietare alcunché agli altri ministeri. Sembra quindi legittimo il dubbio che si parli di "investimenti" e "riforme" intendendo "spesa" e "tasse".
La giustificazione secondo la quale il ministro del Tesoro dovrebbe allentare i cordoni della borsa per facilitare l'introduzione di riforme strutturali od investimenti imprescindibili non sembra particolarmente valida. Molte delle riforme necessarie non richiedono maggiori spese, dato che sono probabilmente a costo nullo o talmente ridotto da essere reperite mediante qualche sano taglio alla spesa; nuovi fondi potrebbero addirittura ridurre l'urgenza di modificare pratiche inefficienti e costose. La parziale eccezione, dal mio punto di vista, è costituita dalle spese per difesa e da quelle per le forze dell'ordine, includendo in senso lato anche protezione civile e vigili del fuoco. Su questi capitoli siamo colpevolmente in ritardo; in questo blog si ritiene lo stato un male necessario, ma pare ovvio che, data la sua esistenza, gradiremmo che i suoi compiti essenziali venissero svolti decentemente, prima di spendere denaro in campi che neppure lo statalista più incallito potrebbe definire come più importanti dell'ordine pubblico. Gli investimenti necessari per i piani di sviluppo delle infrastrutture possono essere finanziati tramite accordi con soggetti privati; si tratta di una strada che probabilmente garantirebbe minori costi e sicuramente maggior trasparenza, sia per quanto riguarda tempi e modi di spesa sia per la validità dei progetti.
Brunetta ha invece ragione quando critica il conservatorismo di cui si è fatto araldo Tremonti, ma non spende una parola per definirlo meglio: il vero delitto è quello che è stato definito "l'imbalsamazione del Paese" , uno sbandamento statalista e nostalgico verso quel modello corporativo che ci ha regalato il mostro del parastato, ha strangolato il miracolo economico nella culla e ci ha portati ad un passo dal fallimento in stile argentino. Forse Brunetta non ne parla per solidarietà generazionale e storica: questo "ancièn regime" che tanti danni ha procurato è eredità condivisa fascista, socialista e democristiana. Il modello a cui TRemonti sembra talvolta voler tornare ha devastato l'italia, non appena è divenuto dominante; la vicenda imbarazzante dei Tremonti-bond, gli interventi a favore di Alitalia e FIAT, il progetto della Banca del Sud sono tutte iniziative deleterie per lo sviluppo economico del paese, utili soltanto per fare demagogia spicciola sulla pelle delle future generazioni. Ci piacerebbe vedere Giulio Tremonti sostituito da qualcuno in grado di coniugare il suo rigore dal lato delle spese con una visione della società e degli individui più a tono con un governo che si ostina a definirsi "liberale" . Di questo, purtroppo, non si sente parlare.

martedì, ottobre 20, 2009

Il piano nel cassetto? qualcuno avvisi Tremonti

Secondo Mario Sechi, Silvio Berlusconi penserebbe ad un rilancio della flat tax: stavolta potremmo assistere davvero al famoso taglio delle tasse. Non bestemmiamo, chiamandola rivoluzione reaganiana; con un collettivista come Tremonti al governo, possiamo sperare in una tregua temporanea, prima che il Leviatano statale torni a chiedere denaro per sussidiare caste e burocrazie assortite.
Banca del Sud, meno mobilità sociale, protezionismo, un settore bancario a sovranità limitata. Giulio Tremonti si sta ponendo sempre più apertamente come il successore di ALberto Beneduce, ex-socialista poi fascista, fondatore dell’IRI ed apostolo del corporativismo che tanti danni ha provocato all'Italia. Speravamo che quella razza si fosse estinta con il suo ammiratore cattolico, Amintore Fanfani.
Una riduzione del carico fiscale è una componente necessaria, ma non sufficiente dell'azione politica di un uomo liberale ed è utile allo sviluppo nazionale soltanto nel breve e brevissimo periodo. Le ultime uscite di Tremonti sono di segno opposto a quello che ogni liberale e conservative vorrebbe sentire dal ministro dell'Economia di un governo che talvolta si definisce ancora di centrodestra e la presa di posizione di Brunetta compensa soltanto parzialmente la deriva socialisteggiante e sinistra di questo governo.
Vorremmo ricordare quanto la "rivoluzione reaganiana" di cui si parla incluse anche una sostanziale riforma del codice fiscale ed il tentativo di ridurre drasticamente il peso dello Stato. nell'economia; un tentativo valoroso e lungimirante: ricordiamo di nuovo che . La deregolamentazione e la liberalizzazione dei mercati ebbero un enorme successo , ma l'idea di tagliare le tasse per imporre un taglio delle spese non funzionò: si dette la stura, involontariamente, ad una nuova variante della peste keynesiana. Invece di affamare la bestia, si aprirono voragini nel bilancio che il Congresso, in mano ai democratici, si guardò bene dal chiudere. Ronald Reagan s'illuse che i politici di sinistra avrebbero tenuto fede alle proprie promesse di rettitudine fiscale; se ne fregarono e lasciarono esplodere il deficit, pur di non far mancare sussidi ed assistenzialismo al proprio bacino elettorale.
Nel caso italiano, abbiamo un ministro attento al bilancio nel breve periodo, ma pronto a distruggere le basi stesse della libertà nel lungo periodo.

Non posso che associarmi all'analisi di Simone e dell'Oggettivista. Qualcuno, per favore, dica faccia qualcosa veramente di destra, invece che qualche scimmiottamento nazional-socialista.

clipped from www.freedom-land.it

No, non è un refuso. Ormai il centrodestra non governa più e le parole di Giulio Tremonti oggi sanciscono la fine del sogno liberale di guidare questo paese. Ci avevano avvisato, amici più o meno vicini alla nostra parte politica, che questo era un governo fin troppo di centrosinistra anche per palati non raffinati come i nostri.

Oggi Tremonti annuncia urbi et orbi che crede nel posto fisso e che rifugge la peste terribile chiamata “mobilità, variabilità del posto di lavoro”. Va bene, accettiamo anche questo, come una sorta di atto di chiarezza per dire a tutti che quel sogno, noi, l’abbiamo riposto nel cassetto e abbiamo pure buttato via la chiave.


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