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lunedì, aprile 26, 2010

Se Putin è liberale, Fini è Cavour

Il termine liberale, si sa, è merce rara che ha sempre attirato numerosi scippatori: in America è stato ormai sequestrato e pervertito dai socialdemocratici, che hanno il vezzo di definirsi "liberal"; analoga sorte rischia di fare nel Regno Unito, dove il girotondino Clegg sta facendogli fare la stessa fine. In Italia, pare, ci stiamo adeguando.
Gianfranco Fini non è mai stato un liberale DOC, ma ci chiediamo che razza di liberale stia diventando Silvio Berlusconi, se si rallegra di avere Vladimir Putin come docente dell'Università del pensiero liberale. Un liberale come l'antisemita e protezionista Zhirinovsky, probabilmente: di nome, ma non certo di fatto.

Hat tip: Phastidio, La Sentinella

martedì, settembre 29, 2009

Putin, la barzelletta del giorno

Il primo ministro Putin annuncia piu' privatizzazioni. Ci piacerebbe sapere quali sarebbero state le precedenti privatizzazioni. Sotto Putin, non vi è stata una sola privatizzazione in Russia; i monopoli di Stato si sono al contrario ingrassati a spese del settore privato, sia durante il boom che durante le recente crisi, attraverso una serie di espropri e vendite forzose degne del regime di Chavéz. A farne le spese non sono stati soltanto gli ex-oligarchi, espropriati tramite la violenza e processi-farsa e non tramite una procedura degna di una nazione civile; anche le aziende straniere, indotte ad investire miliardi per ammodernare il cadente impero industriale sovietico, si sono ritrovate di fronte a contratti radicalmente alterati in maniera unilaterale.
L'ex-presidente avrebbe addirittura definito l'economia russa un sistema di "mercato liberale". La Russia attuale è la parodia di un regime capitalista, qualcosa di più simile alle menzogne denigratorie impiegate dai libri di testo stalinisti piuttosto che alla realtà. Vista la riabilitazione staliniana che Putin sta introducendo, sorge il dubbio che il problema sia proprio questo: Putin starebbe plasmando la Russia in quello che uno stalinista ritiene essere una nazione capitalistica. Peccato che questo si chiami fascismo, o rocporativismo, non liberalismo.
Speriamo di sbagliarci, ma negli ultimi otto anni non abbiamo visot altro che conferme di questa tendenza.

domenica, maggio 03, 2009

I "liberatori" sovietici pardon putiniani si annettono le loro conquiste pardon stati fratelli ex-georgiani

Il primo di maggio la Russia si è di fatto annessa Abkhazia e Ossetia meridionale, ossia le due province georgiane strappate al governo di Tblisi prima tramite il foraggiamento di due signori della guerra e poi impiegate come pretesot per l'invasione. La Russia sta violando la lettera e lo spirito del trattato di pace, dove aveva confermato quello che la propaganda filomoscovita ha urlato per settimane : "non è una guerra di conquista".
Cos'avranno adesso da dire i politici europei, che invece di difendere un alleato NATO lo hanno gettato in pasto all'orso e si sono vantati del proprio acume?

Dovrebbe far riflettere i socialisti di destra e sinistra che continuano a non preoccuparsi, a illudersi che ci sia stata una "guerra difensiva" contro i georgiani - un'affermazione dubbia nel migliore dei casi, adesso completamente smentita dalla mossa russa.

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lunedì, marzo 30, 2009

La Russia vuole il ritorno al gold standard

Se ci arrivano anche i russi, c'è qualcosa che ci sfugge... Russia backs return to Gold Standard .

martedì, gennaio 06, 2009

schadenfreude gassosa

I rossi s'inchinavano di fronte a Mosca per servitù ideologica. Noi abbiamo scoperto le terga per qualche metro cubo di gas, che i geni di Mosca non riescono neppure a consegnare grazie ad una commistione di ottusità e disperazione tutta comunista sovietica.

Razionalità non offuscata dalla vodka farebbe sperare che, prima di scatenare una guerra commerciale, ci si premuri di non ritrovarsi con la giugulare tagliata. I russi, a quanto pare, hanno cercato invece di tirare una fucilata a chi gli tiene un machete sul collo.
Sono anni che l'Ucraina paga sottocosto le proprie forniture di gas, facendo leva sulla propria posizione strategica nel trasporto del gas e minacciando quindi Mosca con lo stesso potere di monopolio che l'Orso Russo agita di fronte agli europei. Esistono almeno altri due gasdotti in grado di trasportare il gas naturale russo, di cui uno attraverso la Bielorussia, vera e proprio stato-fantoccio russo al confine con la Polonia, a cui tutti noi abbiamo dovuto pagare il pizzo per garantirne la sopravvivenza tramite un prestito del FMI.
Perché scatenare una crisi di questo genere adesso, allora? Una teoria è che il monopolista statale russo del gas, Gazprom, sia tanto disperato da dover mettere a rischio i miliardi europei per estorcere poche centinaia di milioni agli ucraini in un momento in cui sa di non poter fare ancora a meno del gasdotto ucraino. Il cedimento europeo sulla Georgia potrebbe aver convinto il governo russo che anche gli ucraini possano essere "pacificati" rapidamente, mentr elgi europei non hanno ancora la possibilità di rivolgersi ad altri fornitori, grazie anche all'opposizione ambientalista ai rigassificatori.

E' per questo che l'Occidente ha scucito svariati miliardi di dollari e sopportato l'0umiliazione della guerra georgiana, per blandire una banda di ex-spie sovietiche rivelatasi adesso incapace di onorare un contratto?

ANSA.it - TopNews - Gas: Ue, taglio forniture supera 20%

venerdì, gennaio 02, 2009

Soldi buttati : il FMI presta Due milliardi e mezzo alla Bielorussia

La Bielorussa è l'ultimo regime pienamente dittatoriale in Europa, uno stato-satellite della Russia gestita in maniera autocratica e fallimentare da un ex-burocrate sovietico autoincoronatosi presidente, che ha mummificato la nazione in una brutta copia dell'URSS ai tempi di Breznev.
Non esisterebbe nessun rischio sistemico in un fallimento governativo ed una maggiore pressione da parte degli organismi internazionali avrebbe potuto migliorare le condizioni di vita della popolazione e limitare gli abusi autocratici dell'apparato poilziesco che di fatto mantiene il resto dei bielorussi in servitù.
La Russia ha già prestato due miliardi di dollari al regime-fantoccio del presidente Lukashenka, come ricompensa per essere l'ultimo vassallo europeo della potenza eurasiatica.
Il Fondo Monetario ha oggi deciso di buttare altri 2.5 miliardi in un tentativo di stabilizzazione dell'economia, con l'unica precondizione di una promessa di maggiore disciplina fiscale e di un rafforzamento delal rete di siculrezza sociale per i più poveri. Un'altra occasione persa.

IMF to Lend $2.5 Billion to Belarus - WSJ.com

The International Monetary Fund announced plans to lend Belarus $2.5 billion to help the Eastern European country cope with the global economic crisis.

If the fund's executive board approves the 15-month standby facility in a decision expected this month, Belarus would get immediate access to about $800 million of the financing.

Following news of the deal, the Belarus central bank said it will devalue its currency by 20% as of Jan. 2 and raise its key refinancing rate.

The Belarus economy, still largely in state hands, hasn't been hit as hard by the global financial crisis as have those of neighboring Russia and Ukraine, but the country has had to spend some of its reserves to maintain its currency above a floor of 2,200 rubles to the U.S. dollar.

As of Friday, the rubles rate will be 2,650 to the dollar. The central bank will raise its key refinancing rate to 14% as of Jan. 8, from 12%.

Belarus, facing a sharp drop in international reserves, is taking "strong actions" to restore economic stability, and the program deserves the support of the international community, he added.

As part of the IMF program, the government agreed to tighten fiscal policy through spending cuts for public investment and public-sector wage constraints. The social safety net also will be strengthened to protect the poor.

In November, Russia pledged a $2 billion stabilization loan to the former Soviet country.

martedì, ottobre 14, 2008

Lezioni dalla Russia: ai sussidi non c'è mai fine

Le società russe a cui il governo ha offerto sussidi per circa cinquanta miliardi di dollari stanno già richiedendo una ulteriore dose di capitale a spese del contribuente.
Noi italiani lo sappiamo bene e dovremmo ricordarcelo: quando il governo comincia a finanziare aziende, è sin troppo facile continuare a chiedere soldi, invece di cercare una soluzione di mercato. Sono sorpreso che i russi non se lo ricordino.

By Alex Nicholson
Oct. 13 (Bloomberg) -- Russian companies are already asking
for more than the $50 billion offered by state development bank
Vnesheconombank, Chairman Vladimir Dmitriev said today.
Thirty-five companies and 20 financial institutions have
already applied for loans, Dmitriev said in comments shown by
state broadcaster Vesti-24.
Each borrower will be able to seek no more than $2.5 billion
and no less than $100 million, he said. Applications would be
processed in 18 days.

martedì, ottobre 07, 2008

L'Orso Russo in Islanda

Effetti geopolitici della crisi finanziaria: la Russia salva l'Islanda con un prestito da 4 miliardi di dollari. Una vendetta storica, visto il ruolo islandese nella Guerra fredda e il presidio sulla rotta polare, la più breve per un possibile assalto fra Nordamerica e Russia.

l'Islanda è in crisi nera, il governo ha appena annunciato che verranno garantiti soltanto i depositi indivuduali, ma che le banche dovrnano arrangiarsi per quanto riguarda le proprie attività sia all'estero che in patria. Subito dopo, la seconda banca del paese, Landsbanki, ha dichiarato la sospensione dei pagamenti ed è stat aposta in amministrazione straordinaria.

Update: Imbatrazzante retromarcia dle govenratore della Banca d'Islanda: il prestito è ancora in "discussione" , non ci sarebbe nulal di definitivo e vincolante. Nel frattempo, è stato annunciato che la corona islandese verrà ancorata all'euro e ad un paniere di divise estere. Buona fortuna.

Oct. 7 (Bloomberg) -- Iceland's central bank
Governor DavidOddsson said an announcement that the government had agreed a
4billion-euro ($5.43 billion) loan from Russia was ``overstated''and that talks
were still ``ongoing.''

martedì, agosto 19, 2008

Come volevasi dimostrare

Le truppe russe si sarebbero (forse) ritirate da Gori, dove avevano di fatto tagliato in due la Georgia, ma pare abbiano occupato il porto di Poti. Il porto è il principale del Caucaso, l'unico che permetta alle nazioni della zona di commerciare liberamente con l'Occidente; non è all'interno delle enclave che la Russia vorrebbe "proteggere" ed è gestito da una società commerciale di proprietà georgiana, occidentale e del fondo sovrano di uno degli EMirati Arabi Uniti.
Perchè allora violare quasi immediatamente i termini della tregua appena sottoscritta? Come si era già scritto, una delle maggiori motivazioni dell'intervento russo sarebbe la ricerca di una nuova base navale, nel caso gli Ucraini sfrattassero la flotta del Mar Nero dalla Crimea nel 2017. Neutralizzare Poti è l´ennesimo passo in quella direzione?



Hat tip: WSJ

venerdì, agosto 15, 2008

A cosa serve l'Abkhazia?

Quali sono i motivi russi per concedere protezione tramite la fizione dei "passaporti " e la realta'  dei bombardamenti su porti, oleodotti e citta' georgiane, oltre alla chiusura dell'unico oleodotto dal Caspio all'Europa che ancora  non controlla?  Una base navale:

"Piu' dell’Ossezia meridionale, che di fatto  e'gia' russa al 90 per cento, al Cremlino interessa l’Abkhazia, punto strategico per il transito energetico e sbocco sul Mar Nero che i russi vorrebbero usare per basarvi parte della flotta sotto (possibile) sfratto in Crimea nel 2017."

Boomerang polacco per la Russia

Il governo russo ha imposto la prova di forza in Georgia anche per convincere le altre nazioni una volta appartenenti all'Impero che nessuno le puo' difendere in caso di contrasti con Mosca. Il primo risultato e' di segno opposto: la Polonia ha firmato ieri un accordo per l'installazione di basi americane sul proprio territorio. La Polonia e' gia' un membro NATO e quindi e' probabilmente gia' data per "persa" dagli strateghi russi, ma l'inizio non e' comunque dei migliori.

lunedì, dicembre 03, 2007

Buone e cattive notizie

Quella buona: in Venezuela, il castrista Chavez dovrà far scivolare piano piano la nazione nel caos e nella povertà socialista, invece che buttarcela in un colpo solo. In Russia, invece, lo Zar è di nuovo saldamente al comando.
In entrambe la nazioni , il briciolo di sviluppo economico indipendente viene schiacciato, grazie all'enorme cuscino fornito dalle entrate petrolifere, ovviamente monopolizzate dalla casta al potere.
Anche la Spagna aveva oro ed allume, anche l'URSS ha mantenuto un impero e l'illusione del socialismo funzionante, grazie a grano e petrolio.
Ci divertiremo al prossimo movimento di mercato o al prossimo cambio di tecnologia, ossia al primo ribasso ciclico dei prezzi, a vedere quali saranno le scuse accampate e soprattutto chi verrà additato quale ennesimo capro espiatorio per il fallimento del collettivismo, sia in versione corporativa che in versione socialista.



ht:riflessidiTana

lunedì, ottobre 29, 2007

In Russia è caccia aperta agli ambientalisti. Che dicono Diliberto e Pecoraro?

Mentre Diliberto se ne va in Russia a commemorare la Rivoluzione d'Ottobre e s'offende se gli si fa notare il tono antiquario della sua visita, il Cremlino s'impegna a ricordarci che i buoni vecchi metodi sovietici vengono ancora tenuti in alta considerazione, anche se aggiornati a questi tempi moderni. Ad esempio quando si tratta di gestire il dissenso, inutile prendersi il disturbo di spedire la gente nei gulag in Siberia , gli ecologisti vengono incastrati, denigrati o semplicemente ammazzati.
Se fossi in Pecoraro Scanio, ci penserei due volte prima di considerare "naturale" l'incesto perenne fra i politici ambientalisti nostrani e gli ultimi comunisti. Non sia mai che qualcuno voglia usare una carabina...

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domenica, giugno 10, 2007

Come demolire una società libera

L' agente del KGB e successivamente disertore e dissidente sovietico, Yuri Bezmenov, spiega come il KGB lavorava dall'interno dell'università per demoralizzare e minare dall'interno la società americana nel giro di una generazione. Direi che una parte del lavoro gli è riuscita abbastanza bene, vista certa accademia di là e di qua dell'Atlantico... prima o poi si renderanno conto d'essere stati gli utili idioti di un regime totalitario? Per quanto rimarranno in circolazione , certe scorie radioattive intellettuali , ad avvelenare la vita culturale del mondo libero?

Coloro che denunciavano cosa stava avvenendo, in quegli anni, erano soltanto paranoici, vero?
I comunisti italiani, negli stessi anni, erano ovviamente soltanto illuminati amanti della pace, immagino; non esisteva alcune alcuna relazione con ciò che stava accadendo altrove, che in Italia non è mai accaduto, nonostante il santo protettore e martire del comunismo italiano, Antonio Gramsci, sia stato proprio il maggior teorico del controllo egemonico sulla cultura da parte del partito comunista.
Soltanto un caso di omonimia, certo.





Hat tip: Pajamas Media

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domenica, giugno 03, 2007

Sbirro buono , sbirro cattivo

Mosca vuole discutere di progetto Nato-Russia:

Da Mosca il ministro degli Esteri rilancia la scelta diplomatica: "Riprendiamo i colloqui"

Putin: "Pronto a puntare i missili sull'Europa se gli Usa non cambieranno idea"

mercoledì, maggio 02, 2007

Scudo antimissile: disponibilità georgiana, paranoia Russa

Georgia sarebeb disponibile ad ospitare l'installazione del dispositivo di difesa missilistico americano e NATO. La reazione russa non si è fatta aspettare:
Sergei Lavrov, the Russian foreign minister, said it was unacceptable for Nato infrastructure to be “creeping up to the Russian border”.
Il sistema in questione ha scopi prettamente difensivi ed è rivolto verso l'Iran, tanto che gli USA hanno offerto di localizzare un simile impianto in Russia, sotto supervisione congiunta russa ed americana, in modo da provare la buona fede NATO.
Sorge il sospetto che il governo russo sappia perfettamente di non correre rischi, ma che veda ancora qualsiasi attività militare nei propri ex-satelliti come una diminuzione del proprio prestigio e della propria influenza nella regione: un sistema del genere sarebbe probabilmente inutile persino nel caso di un intervento russo nella piccola Georgia, ma costituisce comunque un'onta per la visione imperiale russa riguardo al proprio ex "giardino di casa".

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domenica, gennaio 28, 2007

Kasparov, l'Iraq e la Russia

Gary Kasparov è uno dei leader carismatici di "L'Altra Russia" , movimento di opposizione al governo Putin. L'OpinionJournal lo ha intervistato sulle condizioni dell'opposizione ad un governo conosciuto per non essere mai stato troppo tenero con i dissenzienti. L'intera intervista è abbastanza interessante, soprattutto per la maturità politica dimostrata dal grande scacchista.
Un punto singolare è stato il quesito su quale sarebbe stata la singola cosa che avrebbe maggiormente contribuito a mantenere, negli anni '90, la Russia nel sentiero della democrazia. La risposta? Abbattere Saddam Hussein nel 1991. Il messaggio ai dittatori ed agli aspiranti tiranni sarebbe stato fortissimo ed inequivocabile.
"Our hour nearly at an end, conversation drifts back to the early '90s and the discussions we used to have about Russia and its future. Is there something the U.S. might have done differently back then, I ask, that would have helped keep Russia on the path to democracy?

Mr. Kasparov gives a wry smile. 'I think the best thing [the U.S.] could have done was to get Saddam [Hussein] 15 years earlier,' he says. 'By going after Saddam in 1991, I think we could have saved Yugoslavia from a civil war and could have sent a message, a very powerful message, to many dictators. . . . In 1991, the United States was much stronger and everybody else was much weaker.'" (Fonte: OpinionJournal)

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