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domenica, marzo 11, 2012

Sul fiscal compact, Germania e Spagna errano simmetricamente

L'ammirato socio espone lucidamente alcune perplessità sul Fiscal Compact, ossia il patto di stabilità a livello europeo e si chiedendosi, a titolo d'esempio, perché dovrebbe essere la Spagna a pagare per i danni causati dalla recessione e non da proprie scelte. La triste risposta è che nessun altro pagherà per loro, tranne un ricco zio teutonico che, consapevole dei propri precedenti errori, adesso pretende austeri pentimenti. Possiamo discutere della lungimiranza del suddetto zio, ma visti i precedenti della Germania orientale e del Mezzogiorno italiano, non saprei se augurar loro buona fortuna. In ogni caso, siamo nel reame della politica e non in quello dell'economia, dove possiamo lamentarci a volontà delle colpe tedesche, che sono numerose anche se non sono quelle comunemente additate. Rimane il punto che se si vuole che il governo tedesco paghi il conto, si deve purtroppo accettare che detti il menu. Se si preferisce scegliere, e sarebbe preferibile, si deve pagare di tasca propria o rifiutarsi di farlo, chiamando il bluff tedesco e probabilmente accettando ancora più dure ristrutturazioni nel breve periodo.

E' probabile che io ricada, spiritualmente se non geograficamente, nel novero degli austriaci ai quali sarebbe concesso d'astenersi dal commentare la bontà del principio di valutare il deficit strutturale, depurato dagli effetti della recessione, invece che il puro rapporto fra deficit e PIL, perché la nostra risposta sarebbe già scontata.
Eppure, tale principio potrebbe invece avere una sua validità, se il patto fosse approvato da contraenti con bilanci in equilibrio e livelli di debito ridotti e omogenei. In questo caso, l'impatto fiscale di una recessione potrebbe essere attutito da un bilancio nazionale in grado di sopportare l'accresciuto debito senza allarmare i creditori.
Questo, purtroppo, non è il nostro caso: ci si trova di fronte a governi che hanno perseguito politiche fiscali ed economiche eccessivamente accomodanti nei periodi sbagliati del ciclo, oppure che si sono rifiutati di accettare la necessaria implicazione di un'unione monetaria, ossia un'economia flessibile ed innovativa, meno soffocata da lacci e lacciuoli governativi.
In assenza delel necessarie riforme, l'aggiustamento avverrebbe tramite un'ondata di ristrutturazioni aziendali (e bancarie) che riporti equilibrio nei livelli di debito e rigeneri drasticamente la gestione nelle aziende gestite meno prudentemente.
Tale soluzione è il meno peggio dal punto di vista economico, ma è inaccettabile da quello politico: nel caso concreto, sia in Spagna che in Germania la radice del problema creditizio sono le banche di proprietà statale o di enti locali, i cui dirigenti sono inesorabilmente legati a filo doppio con la classe politica. I banchieri tedeschi hanno operato scelte poco felici, prestando a debitori nella periferia indegni di credito, quali molte Cajas spagnole, il governo greco e numerosi enti locali iberici ed italioti. Il necessario fallimento di questi debitori sarebbe insopportabile dal punto di vista politico e di conseguenza si è ricorso a "salvataggi" a vantaggio di creditori che meriterebbero d'essere falcidiati e dirigenti che meriterebbero il licenziamento, a spese di contribuenti e cittadini che ne pagano le conseguenze.

L'unico modo per uscirne sarebbe affrontare la realtà, esercizio troppo difficile per la nostra classe politica. Meglio pretendere che la colpa sia delle banche cattive e che i buoni politici stiano cercando solo di rimediare al danno, invece che ammettere che cercano di nascondere sotto il tappeto una fiaccola accesa, sperando che qualcuno prima o poi rovesci dell'acqua.

martedì, giugno 29, 2010

Debacle dei titoli di stato periferici e BCE

Ulteriori segnali di fragilità del mercato: La BCE conferma la chiusura di uno dei programmi di finanziamento straordinario per le banche ed il mercato vira al peggio.

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lunedì, ottobre 13, 2008

Banche Centrali, l'ennesima opzione "nucleare"

D'accordo con la Fed, la Bank Of Engliand, la BCE e la Swiss National Bank hanno annunciato che offriranno liquidità illimitata in dollari.
La mossa è un fatto senza precedenti: la politica monetaria della Fed viene ora esplicitamente implementata anche tramite altre banche centrali, alle quali di contro viene di fatto subappaltata la possibliità di stampare denaro nella divisa nordamericana a propria discrezione.
I rischi e le opportunità divengono enormi: il coordinamento della politica monetaria mondiale diviene sempre più stretto, mentre i rischi di una deflazione si riducono in favore di quelli verso una espolosione inflazoinistica, nel caso le banche centrali sbagliassero nel dirigere questo ifume di cartamoneta.

Se si tratti di atto di supremo coraggio o di lucida follia dettata dalla disperazone, non vogliamo davvero saperlo.


LONDON -- The Bank of England, the European Central bank and the Swiss National bank Monday said they will offer unlimited U.S. dollar funds to banks.

In a joint statement, the central banks said the terms of their respective currency swap arrangements with the U.S. Federal Reserve had been altered to "accommodate whatever quantity of U.S. dollar funding is demanded."

In the statement, the Bank of Japan said it's considering the introduction of similar measures.

The central banks will offer seven-, 28- and 84-day U.S. dollar funding at fixed interest rates that are set in advance of each operation.

"Counterparties... will be able to borrow any amount they wish against the appropriate collateral," all five central banks said in a statement.

Central banks will continue to work together amid the financial crisis and are prepared to take "whatever measures are necessary" to provide sufficient liquidity, the statement said.

venerdì, agosto 22, 2008

Scricchiolii spagnoli

Mentre le Borse festeggiano l'interesse coreano per Lehman Brothers, dalla BCE arrivano segni di allarme per il modo in cui le banche europee, soprattutto spagnole, starebbero usando le linee di liquidità di "emergenza" come una fonte di finanziamento stabile per i propri pericolanti portafogli immobiliari, invece di impegnarsi in una inevitabile e dolorosa ristrutturazione. Il problema non è nuovo ed ora sta assumendo proporzioni imbarazzanti, ma la responsabilità è in buona parte della BCE stessa, talmente ansiosa di salvare le banche che supervisoina e regolamenta, da permettere ai banchieri di approfittarne di nuovo.


Bank borrowing from ECB is out of control
By Ambrose Evans.

Article touches on the comments from ECB's Nout Wellink today inan interview with the Dutch financial daily, Dagblad.The European Central Bank has issued the clearest warning to date that itcannot serve as a perpetual crutch for lenders caught off-guard by the severityof the credit crunch.Not Wellink, the Dutch central bank chief and a major figure on the ECBcouncil, said that banks were becoming addicted to the liquidity window inFrankfurt and were putting the authorities in an invidious position."There is a limit how long you
can do this. There is a point where you takeover the market," he told Het Finacieele Dagblad, the Dutch financial daily.advertisement"If we see banks becoming very dependent on central banks, then we must push them to tap other sources of funding," he said.While he did not name the chief culprits, there are
growing concerns about thescale of ECB borrowing by small Spanish lenders and
'cajas' with heavy exposedto the country's property crash. Dutch banks have also
been hungry clients atthe ECB window.One ECB source told The Daily Telegraph
that over-reliance on the ECB funds hasbecome an increasingly bitter issue at
the bank because the policy amounts to acovert bail-out of lenders in southern
Europe."Nobody dares pinpoint the country involved because as soon as we do it
willcause a market reaction and lead to a meltdown for the banks," said the
source.This "soft bail-out" is largely underwritten by German and North
Europeantaxpayers, though it is occurring in a surreptitious way. It has become
aneuralgic issue for the increasingly tense politics of EMU.The latest data from
the Bank of Spain shows that the country's banks haveincreased their ECB
borrowing to a record €49.6bn (£39bn). A number havebeen issuing mortgage
securities for the sole purpose of drawing funds fromFrankfurt.These banks are
heavily reliant on short-term and medium funding from thecapital markets. This
spigot of credit is now almost entirely closed, making itvery hard to roll over
loans as they expire.The ECB has accepted a very wide range of mortgage
collateral from the start ofthe credit crunch. This is a key reason why the
eurozone has so far avoided amajor crisis along the lines of Bear Stearns or
Northern Rock.While this policy buys time, it leaves the ECB holding large
amounts ofquestionable debt and may be storing up problems for later.The
practice is also skirts legality and risks setting off a political storm.The
Maastricht treaty prohibits long-term taxpayer support of this kind for theEMU
banking system.Few officials thought this problem would arise. It was widely
presumed that thecapital markets would recover quickly, allowing distressed
lenders to return tonormal sources of funding. Instead, the credit crunch has
worsened in Europe.Not to miss out, Nationwide recently announced that it was
setting upoperations in Ireland, partly in order to be able to take advantage of
ECBliquidity if necessary. Any bank can tap ECB funds if they have a
registeredbranch in the eurozone, although collateral must be denominated in
euros.Jean-Pierre Roth, head of the Swiss National Bank, complained this week
thatlenders were getting into the habit of shopping for funds from
thoseauthorities that offer the best terms. The practice is playing havoc
monetarypolicy."What we should avoid is some kind of arbitrage by banks, which
say they aregoing to go to central bank X, instead of central bank Y, because
conditionsare more attractive," he said.

Fonte: Daily Telegraph

martedì, giugno 17, 2008

behold the collateral (damage?)

La BCE era stata soprannominata ad un certo punto "il maggior SIV del pianeta", all'insaputa o quasi di molti suoi cittadini. Questa settimana l'Economist ha ridocrdato il problema - era ora.

Chi è senza peccato, fra le banche centrali, scagli la prima pietra: la Federal Reserve ha dovuto estendere credito anche alle banche d'affari; la Bank of Enlgandha dovuto nazionalizzare una banca e allargare di molto i cordoni della borsa per altre.
Noi europei siamo stait virtuosi e senza problemi? Magari. La BCE non lo pubblicizza, ma è ben risaputo che è la banca centrale con la maggiore esposizione a cartolarizzaiozni di dubbia origine: temendo il minore sviluppo dei mercati europei rispetto a quelli del dollaro, la BCE ha inondato di liquidità il mercato in manier maggiore della Fed ed ha sempre accettato cartolarizzazioni di qualità inferiore rispetto a quelli della Bank of England, arrivando al paradosso di avere intere carolarizzazioni costruite al solo scopo di essere rifilate alla Banca Centrale d aparte delle stimatissime banche commerciali europee.


clipped from www.economist.com

The Fed accepts complex credit derivatives in its liquidity operations, which the others do not; the Bank of England, with its Special Liquidity Scheme dating from April, accepts AAA securities of all types, but only those held on a bank's balance sheet before the end of last year. The British bank also applies more stringent “haircuts”—ie, it is tougher on valuations—than the ECB, according to market participants. The result, unless the ECB changes its tune, is that it could well end up as the repository of last resort. If banks start to default, the ECB—and ultimately the euro-zone taxpayer—could be left holding a lot of toxic assets. Almost as bad—for those with a mind for justice—is the thought that the same supposed rocket scientists, using the same benighted techniques that caused the mess, may be taking everyone for a ride again.

blog it

mercoledì, dicembre 12, 2007

gonfiare non è sufficiente

Dopo la manovra concertata delle banche centrali, il percorso scelto sembra ormai chiaro: le SIV e gli altri veicoli fuori bilancio verranno smantellati ed il loro patrimonio riportato sul bilancio delle banche che li avevano istituiti; le banche finanzieranno tali "nuove" posizioni non più tramite prestiti a breve da parte degli investitori, spesso fondi speculativi a loro volta finanziati generosamente dalle stesse banche, ma attraverso prestiti delle autorità monetarie, ossia statali.

La maggiore liquidità dovrebbe permettere una ordinata ripresa del mercato per il rishcio di credito, generando prezzi realistici e permettendo la "selezione naturale" fra gestori competenti e partecipanti gofniati dal puro carry trade, senza capacità di selezione. Ricordiamo, come sempre, che la "crisi dei subprime" non è stata una crisi data da eventi inattesi: le statistiche sull'andamento dei mutui di quella categoria sono abbondanti e pubbliche. E' stata una crisi generata dall'incrocio perverso fra avidità d'incompetenti e una regolamentazione del sistema bancario insieme ottusa e protezionista.

Adesso, si cerca di guadagnare tempo tramite la creazione di nuova moneta, che si spera rimanga "congelata" a supporto di attività finanziarie più o meno redditizie e non vada a scatenare spirali inflazionistiche, né vada a gonfiare un'altra bolla in un'altra parte del sistema finanziario (le commodities sono un buon candidato). Se il tempo guadagnato servisse per liberare finalmente il settore finanziario dalla protezione dello Stato, sia in termini di indebito sostegno che in quelli d'indebita ingerenza, allora potremmo davvero applaudire. Speriamo invece che le autorità monetarie non stiano semplicemente cercando di arginare i danni e continuare con un sistema dove banche protette dallo stato in cambio della libertà di fare i propri comodi ed essere salvate nel momento del bisogno, sono costrette a fare i comodi del governo.

Al lettore il compito di immaginare quali siano, purtroppo, le probabilità dei due scenari.


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