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martedì, febbraio 09, 2010

Bernabei e la nostaglia per il Piccolo Fratello

Bernabei fa l'amarcord della "sua" RAI, che sarebbe servita a “Confortare e arricchire la gente comune” ed aggiunge:

" Non a caso tutti i Paesi dell’Europa occidentale, dovendo iniziare un servizio quotidiano di comunicazione televisiva, scelsero l’organizzazione pubblica più o meno direttamente partecipata dallo Stato."


La scelsero anche i Paesi dell'Europa Orientale, schiacciati sotto allo stivale chiodato russo ed i razzisti del Sudafrica dell'apartheid; vista la compagnia, non ne menerei vanto così rapidamente. La qualità della TV americana , tutta privata, non era certo inferiore alla TV statale degli europei durante gli anni di Bernabé - e almeno propagandava le gesta del Grande Fratello collettivista senza far pagare le spese ai propri sudditi.

Hat tip: malvino

domenica, novembre 08, 2009

Michael Moore dall'Annunziata: la fiera dell'assurdo

Lucia Annunziata oggi intervista Michael Moore. Per mezz'ora,  si fanno al regista americano le stesse domande che si porrebbero al presidente della Camera, ad un ambasciatore o ad un rispettato esperto d'economia e politica internazionali.
 Al pubblico di Raitre, ovviamente, viene presentato come un guru in possesso di una conoscenza perfetta delle condizioni degli USA e dei rapporti fra Italia ed USA. Peccato che Michael Moore sia un incrocio fra Di Pietro e Nanni Moretti, senza i (pochi) pregi di entrambi, ma con buona parte dei loro difetti: un regista di mezza tacca, che produce documentari infarciti di propaganda e falsità. Lucia Annunziata, un vero mastino e di norma una brava giornalista, ha improvvisamente un punto cieco e si mette in ginocchio di fronte ad un incompetente, che si diverte a definire gli avversari della riforma sanitaria come dei razzisti nostalgici della schiavitù, pronti ad uccidere  Obama in nome della supremazia razziale. L'unico momento in cui l'Annunziata si adombra è quello in cui Michael Moore fa notare che FIAT non ha  esattamente una grande reputazione negli USA; Marchionne o non Marchionne, i dati sull'affidabilità sono quelli che sono. E' un vero peccato che Moore non applichi gli stessi standard di rigore, quando si diverte a trinciare giudizi su ciò che non conosce e non vuole conoscere. 

Il canone RAI serve anche a questo: lasciare campo libero ai pregiudizi di un'altrimenti valida giornalista, prestandole l'autorità dell'imprimatur governativo e i soldi di ogni contribuente.

mercoledì, maggio 20, 2009

Minzolini, da avanspettacolo? La sinistra taccia, perché la colpa è sua

Augusto Minzolini è il nuovo direttore di Rai1. C'è chi lo ritiene un professionista serio, anche se eterodosso e chi non lo ama. Chi dovrebbe in ogni caso tacere, per senso della decenza, è la sinistra e tutti gli indignati di professione accampati in RAI, a scrocco del contribuente, da una vita.

Mi piacerebbe sentire i commenti dei difensori della natura statale della RAI, adesso. A lorsignori capita come a certi cattolici o comunisti: costruita l'Inquisizione e le purghe, si ritrovano purgati e inquisiti a loro volta, eppure mai li sfiora il dubbio che il problema sia la macchina infernale che hanno creato.
Chi è causa del suo mal pianga se stesso - e non berci di "svendita ai privati" la prossima volta che si cerca una soluzione al bubbone RAI.

Hat tip: Giornalettismo

mercoledì, aprile 15, 2009

He's got a point

Nessuno lo ascolterà , ma A Conservative Mind ha Due buoni motivi per lasciare Santoro dove sta. Perché anche a sinistra Santoro non lo sopporta nessuno, salvo i suoi fanatici - e quelli cercano soltanto qualcuno che ne faccia di nuovo un martire.

E ricorda un buon punto:


Perché Berlusconi nell’aprile del 2002 avrà pure emanato l’«editto bulgaro» contro Santoro, Enzo Biagi e Daniele Luttazzi, e non fu certo un capolavoro di marketing politico, ma tutti gli altri scontri Santoro li ha avuti con esponenti o dirigenti Rai di sinistra, convinti che l’informazione ultra-faziosa di Santoro rappresenti per la sinistra un modello perdente. Nel 1996 Enzo Siciliano, presidente della Rai dell’Ulivo, prima lo liquidò con il famoso «Michele chi?», e poi lo costrinse a trovare asilo nientemeno che a Mediaset. Cinque anni dopo il nostro, tornato in Rai, vide il direttore generale Pierluigi Celli mettere in palinsesto “Sciuscià” alle 11 di sera. Un modo garbato per sterilizzarlo. Santoro, che essendo un tantino egocentrico valuta le persone in base a quello che fanno per lui, accusò il manager voluto da Massimo D’Alema di «non avere coraggio».

martedì, novembre 18, 2008

Liete telenovelle?

Rai, accordo Pd-Pdl: Zavoli candidato per la Vigilanza.

Secondo Xavier
Si c'est vrai, c'est une bonne nouvelle.

Non saprei se sia il nuovo che avanza, o il vecchio che ci è avanzato.

Hat tip: Xavier

sabato, novembre 15, 2008

pesi e misure dei Videla

Berlusconi sarebbe un emulo del generale argentino? Curioso: le procedure sono state rispettate; la lettera e la sostanza della legge, pure.
E' vero che il Pdl aveva posto il veto su Leoluca Orlando, ilcandidato dell'IDV sostenuto dai democratici, chiedendo che l'opposizione scegliesse un altro candidato, ma vogliamo ricordarci di Pecorella?
Nell'elezione per la Corte Costituzionale la sinistra ha posto il veto su Gaetano Pecorella e la maggioranza ha accettato, ripiegando su di un candidato gradito all'opposizione.
Significa forse che il PD ha diritto di veto anche quando è in minoranza, persino per la Suprema Corte, ma il PdL non gode dello stesso diritto per la presidenza di una commissione?

martedì, dicembre 25, 2007

Bella domanda: chi è il senatore corruttore nella vicenda RAI?

A NoiseFromAmerika si pongono una domanda interessante:


Ce lo siamo chiesti in tanti, credo, e vale la pena riproporlo: nella vicenda Saccà -Berlusconi, possibile che non si riesca a conoscere il nome del senatore disposto a scambiare il proprio voto con posto in RAI per attricetta di fiducia?

Perché io posso capire chi si schifa, perché s'era illuso che Silvio Berlusconi potesse essere meglio dei suoi sinistri predecessori e compagni di viaggio; chi sperava che i politici di centrodestra avessero lottizzati meno dementi di certa gente di cui ci tocca ascoltare i deliri; ma vorrei essere comunque libero anche d'indignarmi con gli altri responsabili dello scandaletto in questione, in primis con qualcuno capace di vendersi il voto per una soubrette. Oppure le onnipotenti procure si fermano, di fronte ai rischi che l'imbarazzo di qualche senatore, per quanto traditore, porterebbe all'adorato governo Prodi?
Rimane il fatto che mi continua a sembrare meno grave segnalare un'attrice, che "avere" una banca a furia d'impiego di Palazzo Chigi a scopi privati.


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lunedì, novembre 05, 2007

Rainews24, meglio della Stasi?

Non ancora, ma ci sono speranze. 100 redattori, 3mila telespettatori , questi i numeri di Rainews24, la rete Rai tristemente famosa per aver superato a sinistra la Rai3 comunista sovietica di TeleKabul. Mai così tanti hanno indottrinato così pochi, a spese del contribuente. Il famigerato servizio segreto della ex Germania Est si vantava di avere a libro paga un suddito su dieci, però lì non c'era soltanto da confezionare le panzane, era anche necessario controllare che il popolo bue avesse ingoiato esca, amo e filo, oltre a far sparire chi non si beveva la versione governativa.
Altri 200 redattori ed i nostri nostalgici del Valoroso Partito ce la potrebbero comunque fare: una versione all'amatriciana de Le Vite degli altri è a portata di spreco.


Fonte: ilGiornale.it,Grendel

martedì, luglio 24, 2007

E poi ci lamentiamo della RAI

L'Italia ha sicuramente avuto la sua quota di censure radiotelevisive e cinematografiche in nome del "comune senso del pudore"; soprattutto in passato, la RAI ha censurato spesso e volentieri spettacoli che potessero essere definiti "sconvenienti". Nessuno aveva però pensato, come è avvenuto in Gran Bretagna, di impiegare una cartina geografica come regola per l'esibizione di un'erezione in un film.

Il British Board of Film Classification è l'ente che in Gran Bretagna decide le classificazioni di film, DVD e alcuni videogiochi e le sue linee guida vengono spesso adottate anche dalla televisione. Una di queste linee guida prevede il permesso di mostrare un pene maschile, salvo che sia in stato di piena erezione.
Per evitare contestazioni, il BBFC aveva elaborato nel 1992 una regola empirica per applicare la censura, basata su di un singolare criterio geografico: il BBFC avrebbe classificato un film come "per adulti" nel caso venisse mostrato un fallo eretto fino al punto in cui l'angolo dello stesso dalla verticale era maggiore di quello formato da una penisola scozzese sulle mappe geografiche: il Mull of Kintyre, Argyll and Bute, sulle mappe della Scozia.

Kintyre is highlighted in red. The "Mull of Kintyre" properly refers to the promontory at the southernmost end, but in this context the apparent angle of the whole peninsula is the relevant standard against which a penis would be compared.


Hat tip:Boing Boing
Fonte: Wikipedia


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lunedì, febbraio 19, 2007

Fiat e sindacati, marchette e sussidi: l'eterno ritorno

In Italia esistono cose che fanno dubitare della direzione del fluire del tempo; che essa sia circolare e non lineare e noi intrappolati in una pessima replica del "Giorno della marmotta".

Uno dei tratti peculiari della non compianta Prima Repubblica post-sessantottina e post-autunno caldo era la posizione peculiare della FIAT nel panorama economico italiano: anche dopo aver cessato di essere la più grande azienda privata italiana, il colosso di Torino aveva mantenuto una straordinaria preminenza, evidenziata in due comportamenti particolarmente odiosi a chi vorrebbe un'Italia più liberale.
Il primo era l'atteggiamento adulatorio dei media italiani e soprattutto della televisione, attenti a non mettere mai in cattiva luce gli Agnelli e la loro azienda principale. Gianni Agnelli divenne, anzi, il "re senza corona" d'Italia anche dal punto di vista mediatico: come un monarca, non venne quasi mai criticato apertamente dalla grande stampa e dalle televisioni.
Il secondo, la valanga di favoritismi di cui godeva FIAT, in cambio di una gestione delle risorse umane di fatto concordata con il neo-caporalato del sindacato metalmeccanici: il sindacato faceva ed otteneva cio' che voleva, almeno sul piano economico; il governo, in cambio, sovvenzionava FIAT: cassa integrazione e mobilità per gonfiare i livelli occupazionali, politiche fiscali, di trasporto e doganali che sembravano fatte apposta per favorire l'unico grande polo automobilistico italiano.

La crisi di Fiat ne ha ridotto drasticamente il peso specifico nel sistema economico e politico italiano, ma non lo ha mai del tutto eliminato, come paradossalmente esemplificato dalla vicenda di Lapo Elkann: mai sarebbe finita in pasto ai media, una generazione fa; mai sarebbe risorto tanto rapidamente, se non avesse avuto ancora le spalle abbondantemente coperte.

Con la ripresa industriale di cui Fiat è almeno temporaneamente protagonista, potremmo assistere ad una riedizione della "Monarchia" piemontese? Due di piccole cose, avvenute rispettivamente oggi e sabato, sembrano riportarci direttamente in quegli anni tutt'altro che formidabili e riproporre entrambi i fastidiosi comportamenti di cui si parlava.

Gianni Riotta, fresco direttore del TG1, ha imparato perfettamente come funzionano certi meccanismi e ce ne ha data una magistrale interpretazione. L'ex-ragazzo prodigio del Manifesto avrebbe dovuto essere un inflessibile fustigatore di ogni deviazione dal sacro dovere di cronaca, l'epuratore dell'epidemia di sicofanti berlusconiani; con un'agile capriola, il suo Tg1 ha propinato agli spettatori di TV7 una intervista a Sergio Marchionne nello stile da inginocchiatoio tipico delle interviste ai vertici Fiat degli anni di massima gloria. Una "marchetta" in piena regola: panegirico sulle immense doti del nuovo team di management, magnifiche sorti e progressiva di Fiat, elegante glissagigo sui motivi delle difficoltà precedenti. Sul finale, la rivendicazione di aver tagliato manager, ma quasi mai "colletti blu", come li ha definiti Marchionne, perché il problema non sarebbe stato di efficienza industriale, ma di cattiva leadership e mancanza di spinta commerciale e creativa.

Le parole di Marchionne suonano profondamente ironiche, di fronte alla seconda notizia, di oggi: 2mila operai in mobilità, a spese di Pantalone, a seguito di un accordo fra Fiat e Governo che ratifica quello fra Fiat e sindacati metalmeccanici. Ha un bello strillare Epifani, che prima usa i soldi del contribuente per colmare la differenza fra richieste sindacali e quelle dell'azienda, e poi si atteggia a Thatcher in trentaduesimo: è uno dei colpevoli, non un testimone impotente, di questo ennesimo assalto alla diligenza, guidata da un Romano Prodi, che alla FIAT e al sindacato ha fatto ben altri favori, in linea con la propria visione della società, tranquillamente definibile come "feudalesimo industriale".
Il documento recepisce le richieste del Gruppo e dei sindacati facendo riferimento "alla misura indicata" nell'accordo raggiunto tra Fiat e le confederazioni il 18 dicembre scorso. "Poi Fiat non chieda più nulla", ha commentato il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani.
Chi scrive ha un enorme rispetto per le doti dell'attuale AD di Fiat, doti dimostrate anche in altre occasioni tutt'altro che semplici. Eppure, rimane un sottile retrogusto amarognolo: che bisogno c'era, con una bella, vera storia di risanamento e rinascita industriale da raccontare, di ricorrere a certi mezzucci? Le cattive abitudini sono tanto dure a morire?


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martedì, dicembre 26, 2006

Fra compagni ci s'intende: la RAI rompe gli indugi e cala le braghe

Il compagno Presidente Petruccioli e il Gran Boiardo Direttore Generale Cappon hanno comunicato la resa ai ricatti della cosca - scusate, del sindacato dei giornalisti. I compagni dell'USIGRai ringraziano e cominciano ad adocchiare la cassaforte.
Per diplomazia, o magari per non perdere l'ultimo brandello di dignità, i vertici RAI non cedono immediatamente alle richieste sul contratto principale, non volendo abbandonare del tutto la linea della FNSI: a naso, lo faranno finito lo sciopero. Nel frattempo hanno annunciato che tratteranno sul "secondo livello", ossia sul contratto integrativo aziendale, senza neppure attendere l'esito di quello nazionale; livello al quale immaginiamo verrà concesso di tutto e di più, come sostiene il motto aziendale.
Una vera e propria pugnalata alla schiena per le altre aziende del settore, costrette a fare maggiormente i conti con le necessità di bilancio, non rimpinguato per tutti da freschi aumenti del canone. A Petruccioli ed al resto del Politburo ovviamente di questo non frega nulla: tanto, non sono soldi loro, ma del contribuente ormai abituatosi ad essere munto.

Ecco dove finirà l'aumento del canone, ecoc dove finisce il tentativo di ammodernare le pratiche del settore:
(ANSA)-ROMA, 26 DIC-La Rai,malgrado lo stallo nelle trattative per il contratto dei giornalisti,discutera' con l'Usigrai il rinnovo del Patto integrativo aziendale. Il Presidente Petruccioli e il Direttore Generale Rai Cappon hanno visto il Presidente della FIEG Biancheri cui hanno espresso l'intenzione di proporre alle rappresentanze sindacali aziendali dei giornalisti Rai l'apertura di un tavolo negoziale relativo al cosiddetto 'secondo livello di contrattazione'. L'Usigrai ha accolto l'iniziativa con soddisfazione.


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