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martedì, febbraio 02, 2010

A good point

Come Ayn Rand risponderebbe al Papa su Termini Imerese

E’ giusto che un uomo aspiri a trovare un lavoro? Certamente. E’ altrettanto giusto che qualcun altro gli fornisca il lavoro che richiede? No, esattamente come non sarebbe giusto imporre a un potenziale cliente di comprare il pane da un determinato panettiere. Ma il secondo esempio (sul panettiere) si coglie al volo, il primo (sul datore di lavoro) no. Eppure l’unica differenza fra i due è numerica. I lavoratori che reclamano un posto e uno stipendio sono una massa considerevole di individui. Se si aggiungono le loro famiglie, la massa diventa ancora più grande. Da qui nasce il discorso di “classe”: la “classe” proletaria è percepita come numericamente maggioritaria ed economicamente più svantaggiata.

Per evitare il conflitto, la posizione più “ragionevole”, per un politico, consiste nell’accontentare questo potenziale esercito di insoddisfatti per evitare un futuro conflitto civile. Ayn Rand, per descrivere lo Stato Sociale, usa giustamente la metafora di “guerra civile fredda”: lo Stato distribuisce soldi e benefici a una classe a scapito di altre per evitare che la guerra fredda diventi calda. Come in guerra, però, non vince il più giusto, ma il più forte e il più organizzato. Lo sa il Papa che sta legittimando la legge della giungla? Ma il conflitto, viene da chiedersi, è inevitabile? Se un uomo ottiene un posto di lavoro e l’altro no, i loro due interessi sono in conflitto? Non necessariamente.

venerdì, febbraio 27, 2009

Anti-Depressione a mezzo stampa: La Rivolta di Atlante

Le vendite di Atlas Shrugged negli USA sono in ulteriore aumento, dopo il record storico di 200mila copie vendute nel 2008.

Nonostante venga considerato un romanzo "liberatrio" , il libro e la sua autrice non erano libertari, ma oggettivisti, , ma sono spesso apprezzati da molti libertari ed anarchici americani.

Atlas Shrugged risente dello stile tipico del periodo in cui venne scritto, ma ha un indubbio interesse per almeno per un motivo: si tratta di una delle poche opere di narrativa dove non si offre la tradizionale campagna di odio sociale verso chiunque non sia un intellettuale disoccupato od un lavoratore in preda a gravissimi problemi esistenziali.
Il romanzo parla del crollo di una civiltà, dove gli sforzi dei socialisti e degli aspiranti benefattori a spese altrui portano alla catastrofe, grazie allo scoppio della contraddizione di chi chiama "capitalismo" qualcosa che in realtà è socialismo per gli amici degli amici e repressione delle libertà individuali.

Qualcuno comincia a "vedere la luce", o perlomeno le inquietanti somiglianze fra la distopia di Rand ed il nostro mondo in crisi? Bisogna ammettere che, come mi si faceva notare durante l'inaugurazione di Obama, il neo-presidente suona come alcuni dei personaggi di Ayn Rand: i riformatori pieni di ottime intenzioni, le cui azioni tuttavia trascinano alla rovina la società che vorrebbero migliorare per il "bene comune". Meglio, tuttavia, non farsi particolari illusioni.


Nel frattempo, anche il primo volume della trilogia in cui è stata divisa l'opera in Italia è esaurito. Non osiamo sperare che sia dovuto all'esttremo interesse del pubblico, ma ci piacerebbe almeno rivederlo nelle librerie.

Marginal Revolution: Counter-cyclical asset of the day: Atlas Shrugged

domenica, ottobre 05, 2008

Qualcosa di oggettivista dal mondo del cinema

Una piccola speranza, in questo mondo che viaggia verso il socialismo: esisotno ancora luoghi dove non tutte le perosne di spettacolo hanno portato il cervello all'ammasso: Angelina Jolie e Kirsten Dunst dimostrano come si possa essere attrici di fama mondiale senza doversi tatuare una stella rossa sull'anima e adorare unculto che porta dritto al deisgregamento della società aperta.

Hat Tip: Oggettivista

mercoledì, dicembre 12, 2007

Non è Atlante, purtroppo

Quanto è corretto, per un liberale, appoggiare una corporazione che sfrutta un oligopolio per imporre le proprie ragioni ad un altro?

Da simpatizzante oggettivista, è forte la tentazione di guardare all'agitazione degli autotrasportatori come ad uno "sciopero dei produttori", il rifiuto di chi crea, lavora e produce di continuare a lavorare, per non farsi più sfruttare dai propri simili. Una tentazione a cui resistere, perché, al di là delle lamentele legittime, i modi sono totalmente inaccettabili e le richieste dei trasportatori tradiscono a volte il modo di pensare di una corporazione, non di un'associazione di imprenditori in cerca di libertà.

Il punto di vista dei camionisti è stato ben descritto da Oscar Giannino, che ricorda la disparità di trattamento fra gli autotrasportatori nostrani nei confronti della concorrenza straniera: il carico fiscale asfissiante, le accise sul carburante, i controlli di "qualità", minuziosi per gli italiani, ma nulli sulle strade e quindi per i mezzi provenienti dall'estero.
Il governo ha gestito in maniera indegna l'intera vertenza, chiudendosi a riccio contro una categoria ritenuta ostile, gettando l'Italia nel caos per una questione di puntiglio, dal punto di vista dei collettivisti al potere: hanno calato le braghe di fronte a chiunque, adesso rifiutano di trattare per l'ennesima volta proprio con chi tiene il coltello sulla giugulare economica nazionale?

La richiesta di una tariffa minima e del "numero chiuso" o poco più per gli operatori del settore chiariscono la natura della protesta: gli autotrasportatori non vogliono maggiore libertà di competere, ma maggiore protezione e per questo hanno bloccato una nazione.
Si tratta di un errore , soprattutto da parte degli scioperanti: finché accettano di trattare all'interno delle regole dell'economia dirigista, dove l'obbiettivo è il piccolo aggiustamento della camicia di forza e non il suo smantellamento, nel lungo periodo saranno sempre perdenti, perché preda di un sistema che li considera come un gregge da mungere e da macellare.

Avrei potuto sopportare i disagi derivanti da una battaglia per la libertà di produrre, non certo per assistere all'ennesima richiesta di concessioni, protezioni e palliativi, per quanto questa possa essere giustificata: niente Atlante in rivolta, purtroppo, ma l'ennesimo scontro dove i razziatori si nascondono anche sia tra le file degli imprenditori che fra quelle dei governanti.


Hat tip: Jim Momo, Nicola Porro, Oscar Giannino,Radicali.it
Update: Oggettivista ne parla, da oggettivista, in maniera + chiara che qui

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