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martedì, novembre 30, 2010

Roma come il Cile? Magari

Nichi Vendola ha appena finito di sostenere che Roma sarebbe come il Cile: repressione borghese contro la sinistra. Magari. In questa storia, la polizia si è trattenuta anche troppo, mentre ai parassiti collettivisti che si fingono studenti è stata lasciata mano libera per tarpare le libertà di lavoratori e cittadini, senza che le forze dell'ordine potessero intervenire.
Oggi si sono visti delinquenti in casco, spranghe e scudi di plastica assaltare le camionette della polizia. Grazie alla copertura politica delle cosiddette associazioni studentesche, non sono stati trattati come avrebbero meritato: con le pallottole di gomma.

Nel frattempo, orde di "studenti" conciati come dei relitti da centro sociale hanno bloccato le stazioni ferroviarie, in spregio alla libertà di movimento ed ai diritti dei viaggiatori, regolarmente paganti; paganti, al contrario di chi protesta per poter continuare a scroccare al contribuente e, soprattutto, ai veri studenti bisognosi che non ricevono sufficienti aiuti perché le risorse necessarie vengono sprecate nei corsi gratuiti a somari e figli di papà che potrebbero pagarsi il corso di lavaggio del cervello che pretendono di definiscano "studi universitari".
Sarebbe interessante sapere, nella débacle ferrroviaria, chi abbia mancato ai propri obblighi: le Ferrovie, oltre a lamentarsi a mezzo stampa, hanno chiesto l'intervento della polizia per sgombrare i binari, come avrebbero fatto per ogni altro tentativo di occupazione? Se è così, questure e politici dovrebbero rispondere della propria ignavia e del tradimento del poprio dovere di garantire la libertà ed il rispetto dei contratti.
Se non è così, se le Ferrovie sono state acquiescenti, il sindacalista Moretti è un ipocrita, oltre che l'ennesimo servo sciocco della demenza assembleare e di delittuose mitologie rivoluzionarie.
Rimanendo in tema sindacale, i nostri applausi ai sindacati che hanno ben pensato di bloccare la metropolitana milanese proprio durante la protesta, paralizzando definitivamente la città e provocando danni ulteriori ai pendolari.

In Cile, caro Vendola, sarebbe andata molto diversamente. Per fortuna: basti guardare la differenza in civiltà, prosperità e tenore di vita anche per i più poveri, rispetto a paradisi del "socialismo" come la Bolivia.

giovedì, febbraio 26, 2009

Sciopero selvaggio e democrazia fra i lavoratori

Era ora: lo sciopero selvaggio non sarà più possibile. Il progetto di legge presentato dal ministro Sacconi è interessante ed in una sua parte dovrebbe essere estesa, secondo me, alla generalità delle astensioni dal lavoro. Parlo dell'obbligatorietà di un referendum consultivo fra i lavoratori prima dell'approvazione di uno sciopero, in modo che si possa dare una voce anche a coloro che non sono d'accordo con la linea del sindacato dominante.
Si tratta di un istituto presente anche, ad esempio, nelle nazioni anglosassoni, dove i sindacati sono spesso obbligati a consultare i lavoratori prima che venga riconosciuta la liceità di uno sciopero.
L'unica necessità da salvaguardare è quella che il ballottaggio avvenga a scrutinio segreto, in modo da evitare che i fautori dello sciopero possano intimidire i dissidenti.
Non a caso, la prima richiesta del sindacato AFL-CIO al neopresidente Barack Obama è stata proprio l'abolizione dello scrutinio segreto del sindacato. Obama per il momento nicchia, conscio dell'estrema impopolarità della misura presso l'elettorato, ma è difficile resistere ai desideri dell'organizzazione che, al di là della retorica sul rinnovamento, sulle piccole donazioni e sui volontari, ha fornito il maggior contributo in termini di denaro e di personale al partito democratico ed alla campagna elettorale del 2008.

Hat Tip: Camelot

lunedì, novembre 17, 2008

Una prospettiva differente

sciPErosnalment,e ritengo giustificate le maledizioni a chi tiene in ostaggio i cittaidni sfruttando una rendita di posizione, che siano dirigenti di monopoli più o meno sanzionati dallo Stato o sindacati altrettanto privilegiati. Per amor di par condicio (e, lo ammetto, di polemica), tuttavia, ecco una visione differente e non zeccuta sugli Scioperi bianchi e scioperi rossi.

Hat tip: BlacKnights

mercoledì, dicembre 12, 2007

Non è Atlante, purtroppo

Quanto è corretto, per un liberale, appoggiare una corporazione che sfrutta un oligopolio per imporre le proprie ragioni ad un altro?

Da simpatizzante oggettivista, è forte la tentazione di guardare all'agitazione degli autotrasportatori come ad uno "sciopero dei produttori", il rifiuto di chi crea, lavora e produce di continuare a lavorare, per non farsi più sfruttare dai propri simili. Una tentazione a cui resistere, perché, al di là delle lamentele legittime, i modi sono totalmente inaccettabili e le richieste dei trasportatori tradiscono a volte il modo di pensare di una corporazione, non di un'associazione di imprenditori in cerca di libertà.

Il punto di vista dei camionisti è stato ben descritto da Oscar Giannino, che ricorda la disparità di trattamento fra gli autotrasportatori nostrani nei confronti della concorrenza straniera: il carico fiscale asfissiante, le accise sul carburante, i controlli di "qualità", minuziosi per gli italiani, ma nulli sulle strade e quindi per i mezzi provenienti dall'estero.
Il governo ha gestito in maniera indegna l'intera vertenza, chiudendosi a riccio contro una categoria ritenuta ostile, gettando l'Italia nel caos per una questione di puntiglio, dal punto di vista dei collettivisti al potere: hanno calato le braghe di fronte a chiunque, adesso rifiutano di trattare per l'ennesima volta proprio con chi tiene il coltello sulla giugulare economica nazionale?

La richiesta di una tariffa minima e del "numero chiuso" o poco più per gli operatori del settore chiariscono la natura della protesta: gli autotrasportatori non vogliono maggiore libertà di competere, ma maggiore protezione e per questo hanno bloccato una nazione.
Si tratta di un errore , soprattutto da parte degli scioperanti: finché accettano di trattare all'interno delle regole dell'economia dirigista, dove l'obbiettivo è il piccolo aggiustamento della camicia di forza e non il suo smantellamento, nel lungo periodo saranno sempre perdenti, perché preda di un sistema che li considera come un gregge da mungere e da macellare.

Avrei potuto sopportare i disagi derivanti da una battaglia per la libertà di produrre, non certo per assistere all'ennesima richiesta di concessioni, protezioni e palliativi, per quanto questa possa essere giustificata: niente Atlante in rivolta, purtroppo, ma l'ennesimo scontro dove i razziatori si nascondono anche sia tra le file degli imprenditori che fra quelle dei governanti.


Hat tip: Jim Momo, Nicola Porro, Oscar Giannino,Radicali.it
Update: Oggettivista ne parla, da oggettivista, in maniera + chiara che qui

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