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lunedì, dicembre 27, 2010

Come la "stabilizzazione" statalista genera instabilità

A pragCap si chiedono se contino ancora Lyr valutazioni basate sul valore: utili, flussi di cassa, redditività. I dati sintetici che distinguono nel medio periodo le aziende sane dall scommesse, insomma. La tesi di pragCap è che la "Greenspan put" abbia definitivamente alterato il mercato. In peggio, a mio parere.

Gli interventi continui delle banche centrali e dei governi vorrebbero stabilizzare il mercato, ma sembra che ottengano l'effetto opposto.
Invece di scelte che forniscono fondi ad aziende che crescono aumentando innovazione ed occupazione, veniamo premiati per anticipare il prossimo salvataggio o il prossimo stimolo.
Grazie alla Fed ed agli interventisti, non abbiamo più indicatori affidabili per l'allocazione delle risorse? se è così, siamo fregati: non esiste sviluppo senza investimento e se qualcuno trucca le carte, dagli investimenti passiamo al gioco d'azzardo. gli statalisti otterranno l'oppostodi quanto desiderano, almeno a parole. Se invece sognano di generare un fallimento di Stato da attribuire al mercato, così da giustificare ulteriore socialismo, allora sono sulla strada giusta.
EQUITY VALUATIONS ARE STRETCHED, BUT DOES IT MATTER?

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martedì, novembre 30, 2010

Roma come il Cile? Magari

Nichi Vendola ha appena finito di sostenere che Roma sarebbe come il Cile: repressione borghese contro la sinistra. Magari. In questa storia, la polizia si è trattenuta anche troppo, mentre ai parassiti collettivisti che si fingono studenti è stata lasciata mano libera per tarpare le libertà di lavoratori e cittadini, senza che le forze dell'ordine potessero intervenire.
Oggi si sono visti delinquenti in casco, spranghe e scudi di plastica assaltare le camionette della polizia. Grazie alla copertura politica delle cosiddette associazioni studentesche, non sono stati trattati come avrebbero meritato: con le pallottole di gomma.

Nel frattempo, orde di "studenti" conciati come dei relitti da centro sociale hanno bloccato le stazioni ferroviarie, in spregio alla libertà di movimento ed ai diritti dei viaggiatori, regolarmente paganti; paganti, al contrario di chi protesta per poter continuare a scroccare al contribuente e, soprattutto, ai veri studenti bisognosi che non ricevono sufficienti aiuti perché le risorse necessarie vengono sprecate nei corsi gratuiti a somari e figli di papà che potrebbero pagarsi il corso di lavaggio del cervello che pretendono di definiscano "studi universitari".
Sarebbe interessante sapere, nella débacle ferrroviaria, chi abbia mancato ai propri obblighi: le Ferrovie, oltre a lamentarsi a mezzo stampa, hanno chiesto l'intervento della polizia per sgombrare i binari, come avrebbero fatto per ogni altro tentativo di occupazione? Se è così, questure e politici dovrebbero rispondere della propria ignavia e del tradimento del poprio dovere di garantire la libertà ed il rispetto dei contratti.
Se non è così, se le Ferrovie sono state acquiescenti, il sindacalista Moretti è un ipocrita, oltre che l'ennesimo servo sciocco della demenza assembleare e di delittuose mitologie rivoluzionarie.
Rimanendo in tema sindacale, i nostri applausi ai sindacati che hanno ben pensato di bloccare la metropolitana milanese proprio durante la protesta, paralizzando definitivamente la città e provocando danni ulteriori ai pendolari.

In Cile, caro Vendola, sarebbe andata molto diversamente. Per fortuna: basti guardare la differenza in civiltà, prosperità e tenore di vita anche per i più poveri, rispetto a paradisi del "socialismo" come la Bolivia.

lunedì, novembre 29, 2010

Pubblico non è sinonimo di statale, non solo nell'acqua

Giordano Masini affronta bene  la vicenda dell'acqua (statale)  all'arsenico Non è la proprietà statale dell'acqua ad evitare danni ; Al contrario, indebolisce i controlli e la moltepicità degli attori  che permette pesi e contrappesi nella gestione di un bene tanto prezioso. UNa società privata sarebbe controllatamolto più severamente da una burocrazia statale, o ancora meglio da istituti di sorveglianza privati e dai media, rispetto all'attuale controllo effettuato da una branca della burocrazia su di un'altr,a con l'indipndenza che possiamo immaginarci.

Una sola nota: non usiamo più il termine "pubblico", per favore, al posto di statale: è fuorviante. Acqua "pubblica" dovrebbe solo significare disponibile a tutti coloro che la pagano, senza discriminazioni. Una società che fornisca un servizio di questo tipo potrebbe essere benissimo privata, come accade in molti altri contesti. A contare, qui, è la proprietà governativa, statale. La confusione fra i  due termini è il solito, patetico tentativo di inquinare la lingua per impedire un dibattito razionale. I collettivisti chiamano le pretese "diritti", i socialdemocratici "liberali",  e così via, per acquisire un vantaggio morale, indipendentemente dalla bontà delle posizioni che propongono.

sabato, novembre 27, 2010

DOmande e risposte

Ecco quello che succede a lasciare la bandiera liberale in mano a una masnada di ex-socialisti ed ex-comunisti che non sono neppure tanto ex-, visto quanto si vantano del proprio passato. Non dovremmo stupirci, se quella bandiera la usano prima come foglia di fico e poi come carta igienica.
La maggior parte dei nostri parlamentari è avvocato. Già questo dovrebbe farci capire che qualcosa funziona male: è come se il CdA di un ospedale fosse in maggioranza composto da esponenti delle pompe funebri. Nicola Porro realizza che abbiamo di fronte un governo Illiberale, visto che ha reintrodotto le tariffe minime per gli avvocati. Aggiungo che ha anche di di colpo riservato tutta una serie di materie agli azzeccagarbuigli, condannando alla disoccupazione stimati professionisti con vent'anni di carriera alle spalle.

Nicola si domanda:

Ma questi il mercato se lo sognano solo nei programmi elettorali?

"

Non tutti, ma troppi, sì. Ed è ora di smetterla di fare sconti agli illiberali, ai furbi, ai collettivisti ed agli arraffoni, soltanto perché si fingono "dei nostri". Non sono dei nostri, sono dei loro e non aspettano altro che pugnalarci alle spalle, per ricominciare a scroccare impunemente.

sabato, novembre 20, 2010

Obama proclama la "giornata mondiale dell'imprenditore", ma pensa solo ai faccendieri.

Barack Obama ha provlamato la giornata nazionale dell'imprenditore.

Purtroppo, sia le sue azioni che le sue amicizie sembrano indicare come non conosca la differenza fra un faccendiere ed un imprenditore. Parliamo del Presidente che ha minato la certezza del diritto commerciale, si è vantato di aver aumentato burocrazia e regolamentazioni, interferisce allegramente con il funzionamento del mercato ogni volta che può e che, dulcis in fundo, vorrebbe alzare le tasse proprio sulla classe imprenditoriale.

Sarebbe una crudele ironia, la beffa dopo l'insulto, anche senza considerare un'ipotesi ancora più inquietante: che Obama non conosca la differenza fra imprenditori e faccendieri. Gli "imprenditori" di Obama non sono i produttori di ricchezza, se non incidentalmente. Sono coloro che hanno beneficiato di aiuti di Stato, dei favori di burocrati ed amministratori pubblici, o la cui carriera si basa su "affari" all'ombra delle pressioni politiche. D'altronde, Obama si è sempre circondato ed ha fatto carriera in un ambiente ben poveri d'imprenditori, ma pieno, oltre che di terroristi e razzisti, di faccendieri come Tony Retzko, condannato di recente, o come il suo ex "zar dell'automobile", Steve Rattner, colto con le mani nel sacco a corrompere consiglieri di fondi pensione e che rischia l'interdizione a vita dall'industria finanziaria.

Hat tip (con alcunoe interessanti note storiche) su Downsizing the federal government

martedì, settembre 21, 2010

Comunismo e socialismo

Una delle migliori definizioni della differenza fra comunismo e socialismo: Sotto il comunismo, il dibattito politico comincia con una pistola puntata alla tempia. Sotto il socialismo, il dibattito politico finisce con una pistola puntata alla tempia.
In effetti, ho difficoltà a notare altre differenze, se non nel periodo più o meno breve fra l'inizio e la fine della transizione.

"The difference between communism and socialism: Under communism, politics begins with a gun in your face; under socialism, politics ends with a gun in your face.(The Politically Incorrect Guide to Socialism)"


giovedì, settembre 09, 2010

Belgio: l'Italia sarebbe potuta finire così

Se volete avere un'idea di come sarebbe potuta finire l'Italia senza la rottura maggioritaria di Segni e dei radicali, o senza la discesa in campo di Berlusconi, guardate il Belgio: il sistema politico è ancorato da un sistema istituzionale iperproporzionale e iperparlamentare. Un assetto molto simile a quello della Prima Repubblica italiana, che ne ha riprodotto molti dei vizi: la debolezza della leadership si è coniugata ad uno stato sociale pesante ed all'invadenza oppressiva della mano pubblica, uno strapotere burocratico ed una resistenza al cambiamento della struttura economica per preservare l'esistente a scapito dei nuovi settori che hanno replicato il vecchio patto sociale italiano: alte tasse, spese per proteggere gli insider a spese degli outsider.
Il Belgio si è salvato grazie ad un maggiore livello di sviluppo, ad una minore corruzione, che hanno fatto guadagnare tempo, ma soprattutto allo sviluppo delle Fiandre, tenute ai margini del precedente sistema economico. Tuttavia, lo sviluppo a nord, coniugato con la crisi del sud francofono e prima dominante hanno favorito l'emergere dei movimenti autonomisti fiamminghi, accomodato attraverso una frammentazione lungo linee economico-linguistiche ed alla balcanizzazione culturale, anche grazie ad una esasperata e malintesa correttezza politica.
Stiamo adesso arrivando al limite del modello: dopo sei mesi di crisi di governo, La prospettiva di una disintegrazione del Belgio non è più una chimera. Persino nella frazione francofona del Partito socialista, il baluardo dell'Unità nazionale, il vice primo ministro Laurette Onkelinx ha dichiarato che "bisogna cominciare a prepararsi per la fine del Belgio". E' molto probabile che si tratti di una forzatura dialettica, per ricompattare i partiti e trovare finalmente una maggioranza stabile. E' tuttavia indicativo che una figura di primo livello di un partito da sempre graniticamente favorevole all'unità rompa un tabù del genere.
La situazione italiana dei primi anni'90 aveva ovvie differenze, ma anche caratteristiche comuni. Anche in Italia domina(va?) un assetto istituzionale assembleare, unito ad una cultura assistenzialista e corporativo-sindacalista condivisa da quasi tutti i partiti "storici" ed in buona parte anche dai nuovi partiti emergenti, come la Lega. La principale differenza è il peso demografico delle regioni coinvolte dal successo dei partiti separatisti: il Nord Italia che, nel 1992, vide la Lega sfondare era limitato alle regioni "pedemontane": Lombardia, Veneto, Friuli, Piemonte, Trentino, Liguria. il 38% della popolazione, laddove i fiamminghi in Belgio costituiscono la maggioranza degli elettori. D'altro canto, l'attività economica è concentrata nelle regioni pedemontane italiane in misura molto maggiore che nelle zone fiamminghe, anche perché include sia le aree industrializzate tradizionali sia quelle a più sviluppo.
E' possibile tuttavia chiedersi per un momento cosa sarebbe accaduto se Mariotto Segni, Marco Pannella e Silvio Berlusconi avessero giocato diversamente nei primi anni '90: l'Italia sarebbe stata un Belgio più povero e molto più problematico. Uno scenario che potrebbe far piacere soltanto ai Di Pietro, ai Cirino Pomicino ed ai Vendola di questo mondo, che nello sfortunato Belgio tengono ancora banco. E, forse, ai colonnelli di Bossi, molti dei quali potrebbero finalmente sfogare le proprie pulsioni stataliste e assistenzialiste senza timori di concorrenza.

martedì, settembre 07, 2010

Stress test bacati, il segreto di Pulcinella

La manipolazione dei numeri negli stress test delle banche europee, un segreto di Pulcinella per gli addetti ai lavori, sta emergendo anche sulla grande stampa. Molte banche avrebbero giocato con i numeri, inserendo negli stress test soltanto i titoli contenuti in alcune tipologie di portafogli invece che dichiarare tutte le posizioni detenute. La reazione dei mercati è ovviamente negativa, anche se dovuta in realtà ad un accumulo di fattori più che al semplice articolo del Wall Street Journal: un pesismo dato economico tedesco e le difficoltà irlandesi nella gestione di Anglo-Irish, banca nazionalizzata, avrebbero avuto un effetto comunque negativo.
Siamo di fronte ad un mercato psicolabile, come ben lo definisce Phastidio? Ci sono parecchi dubbi che lo si possa persino definire un mercato, dato l'intervento continuo a gamba tesa di banche centrali e governi; sembrerebbe invece l'ultimo esempio completo di quell'economia corporativa tanto cara a socialdemocratici, democristiani e collettivisti di destra. E' difficile definire "capitalista" un sistema come quello bancario, dove chi comanda non sono gli azionisti, ossia i capitalisti, ma i burocrati dell'autorità di vigilanza, che selezionano quali banche e quali banchieri possano entrare nel mercato e quali possano prosperare, tramite il monopolio sulla moneta, l'oligopolio sul credito e la connivenza con la politica.



domenica, luglio 25, 2010

Perché Wal-Mart merita il Nobel

- In Bangladesh la condizione femminile migliora grazie al tanto vituperato “sfruttamento capitalista delle multinazionali”. E non è l’unico luogo comune di una certa visione anticapitalista che viene smentito.

Lungi dall’essere un motore di sfruttamento, è noto che le multinazionali tendono a pagare meglio delle aziende locali, a trasferire più competenze e a trattare la forza lavoro in maniera più umana. In Bangladesh, ad esempio, sono un vero e proprio motore di alfabetizzazione e miglioramento della condizione femminile: lo sviluppo dell’industria tessile sta fornendo alle donne in questa nazione musulmana una fonte di reddito indipendente, aiutandone l’emancipazione.

Si sta inoltre smentendo un altro dei luoghi comuni del pauperismo socialista, ossia che l’industrializzazione avverrebbe a scapito della scolarizzazione: nei villaggi dove prospera l’industria tessile le percentuali di scolarizzazione femminile aumentano di molto, nonostante un parziale calo fra le ragazze fra i 16 ed i 19 anni d’età, secondo gli studi di Ahmed Mushfiq Mobarak, accademico di Yale che sta conducendo un rigoroso studio empirico sull’argomento. I motivi non sono del tutto chiari, ma almeno due fattori certamente lo sono. In primo luogo, la maggiore disponibilità di reddito permette alle famiglie di mandare a scuola anche le figlie, di solito svantaggiate rispetto ai maschi; soprattutto, però, conta il vantaggio economico immediato: una operaia scolarizzata viene valorizzata e pagata di più e quindi esiste un forte incentivo finanziario.

Tabella_Walmart

Il terzo luogo comune che viene smentito è quello della necessità di un forte intervento governativo per “correggere” le storture dello sviluppo industriale. L’aumento della scolarizzazione non è merito di sforzi particolari del governo bengalese, ma dell’abilità di individui e famiglie di cogliere le opportunità offerte dallo sviluppo e dal capitalismo: sono i privati, e non lo stato, a promuovere lo sviluppo economico e sociale. Si tratta dell’ennesima dimostrazione del paradosso per cui il bene pubblico viene servito meglio dalla privata “avidità” che dall’interferenza di burocrati con le migliori intenzioni: Wal-Mart e gli altri grandi magazzini che sono i grandi promotori nella globalizzazione del settore tessile stanno dando un contributo involontario ma essenziale allo sviluppo bengalese, un contributo molto più efficiente di quello fornito da decenni di aiuti allo sviluppo della cooperazione internazionale, basato su metodi e sistemi pianificati e gestiti con metodi collettivisti.

E’ articolo di fede tra i media e le caste intellettuali occidentali che il capitalismo sia la fonte di tutti i mali e soprattutto di un aumento dello sfruttamento delle masse lavoratrici, rispetto ai “tempi felici” dell’era preindustriale; unica salvezza per i ceti disagiati sarebbero sempre stati i governi di tendenza collettivista, fossero socialisti o conservatori di stampo paternalistico. Questo approccio è divenuto moneta corrente grazie all’istruzione di stato, amministrata dalle stesse burocrazie che ne vengono esaltate, ed ha alterato la percezione della realtà storica da parte di intere generazioni. La storia economica offre innumerevoli esempi della fallacia di tale approccio; l’esperienza ed i dati in nostro possesso dimostrano ad esempio che, per quanto brutali fossero le condizioni degli operai nell’Inghilterra industriale, esse erano preferibili a quelle delle campagne nei decenni precedenti.

Sino ad ora è stato possibile appigliarsi agli argomenti anticapitalisti sostenendo la limitatezza degli studi storici e dei dati disponibili e la validità della vulgata tradizionale, ma ora studi come quello in Bangladesh forniscono evidenze difficili da confutare. L’impetuoso sviluppo industriale dei paesi emergenti permette, in un certo senso, una “replica della storia” in un contesto dove abbiamo risorse ed opportunità per effettuare studi rigorosi. I risultati, sinora, ribadiscono le potenzialità di un sistema di mercato e l’effetto positivo del capitalismo sulla libertà ed il progresso civile, oltre che economico. Rimane il difficile compito di rompere il muro di gomma dei pregiudizi e dei luoghi comuni.

crossposted su Libertiamo
hat tip: Carpe Diem

giovedì, luglio 08, 2010

USA: chi è il razzista, il Michigan o l'Arizona?

Lo stato dell'Arizona ha reso l' immigrazione clandestina un reato penale e non più un illecito amministrativo, scatenando le ire dell'amministrazione Obama per quello che viene definito un atto di razzismo. Saremmo cuiriosi di sapere cosa ne pensa suddetta amministrazione riguardo alla brillante idea che ha auto il distratto scolastico di Canton: discriminare le assunzioni degli insegnanti in base alla razza, in modo da garantire una sorta di apartheid a rovescio. Un segnale fantastico da dare, all'interno di una scuola: i vostri insegnanti non vengono selezionati in base al merito, ma in base al colore della loro pelle; fatelo anche voi, in futuro, possibilmente sfruttando le ingiustizie subite alcune generazioni fa, e potrete anche voi sperar ein un trattamento di favore. Alla faccia della democrazia, della promozione del merito e della diversità.
Da notare che non si cerca di aiutare i poveri, o le minoranze in generale: come per altri programmi appoggiati dalla sinistra USA, si vogliono favorire le minoranze preferite, lasciando ai margini i bianchi poveri e quelle minoranze che non vengono percepite come poco aperte alle sirene assistenziali, quali ad esempio gli asiatici, colpevoli di lavorare duro, studiare e cercare d'integrarsi. Al confronto, la legge dell'Arizona sembra decisamente meno razzista: non fa alcun riferimento al colore della pelle, ma si limita a consentire agli agenti di polizia nello stato di chiedere i documenti a chi viene fermato.
I democratici americani sono semplicemente razzisti alla rovescia: vengono identificate alcune minoranze per le quali devono essere garantite delle quote, in base alla lealtà politica od alla mitologia che vorrebbero spacciarci come realtà. Sono passati purtroppo i bei tempi in cui i "progressisti" americani ascoltavano Martin Luther King, che predicava la "cecità al colore" e disprezzava i programmi di aiuti basati sul colore della pelle.  Adesso, esigono un privilegio basato sul colore della pelle, esattamente come i segregazionisti che Martin Luther King combatteva

venerdì, giugno 18, 2010

Liberali, liberal e socialisti italioti

Spiace contraddire Enzo, ma purtroppo i liberali pro-spesa pubblica non sono una specie tutta italiana. Si chiamano "liberal" e sono socialisti che si nascondono dietro un termine che hanno violentato dopo averlo scippato ai veri liberali, esattamente come sta succedendo in Italia. Pirla noi liberali veri che abbiamo lasciato fare dai tempi di Zanone, passando per d'Alema per arrivare a Tremonti prime ed agli innumerevoli socialisti non pentiti che infestano la destra italiota.

mercoledì, giugno 16, 2010

Economia sociale ? Socialista

Altro che economia sociale di mercato, come ironizzano Libertiamo.it: sono troppo gentili con lorsignori in Parlamento. In Italia stiamo sperimentando quella che definirei economia socialista con elementi parodistici di mercato; non offendiamo il povero Erhard, che inventò la definizione di "economia sociale di mercato"; rispetto ai nostri politici sembrerebbe un incrocio fra Ron Paul e Mrs. Thatcher. Nella nostra povera penisola, abbiamo prima avuto la gioia della "terza via" corporativa, poi la "terza via" della cosiddetta economia mista, con i risultati che tutti conosciamo: lo spreco dell'occasione storica del miracolo economico, l'arricchimento di una vasta classe di sottogoverno e di faccendieri dediti alla raccolta di rendite parassitarie o quasi ed erroneamente definiti "imprenditori", l'impoverimento e la sclerosi di una nazione intera. Prima di blaterare di mercatismo, dovremmo smetterla d'illuderci di aver trovato terze vie, chimere che permetterebbero ai politici di avere la botte piena da spartire con le proprie clientele e la moglie ubriaca che lavora in maniera efficiente.

venerdì, gennaio 15, 2010

Se non l'aveva capito lui

Figuriamoci se lo possiamo -o vogliamo - capire noi, cosa fosse Il socialismo:

"Interno notte. E’ il 15 luglio 1996 e sono quasi le tre del mattino. Bettino è accanto a Luca e sta ammaliando un bivacco di attenti ragazzotti. Da ore. Discorsi pazzeschi che spaziano dai più incredibili retroscena sul terrorismo a improbabili affreschi sulla guerra d’Africa, e in quel momento non c’è altro luogo al mondo dove valga la pena di essere. Si parla anche di socialismo, ovviamente. Il socialismo di qua, il socialismo di là. Perché il socialismo, del resto il socialismo. “Che poi il socialismo – scandisce Bettino, e ci mette in mezzo un pausa delle sue, lunga, ma lunga – che cazzo sia, non l’ha ancora capito nessuno”. Risate timide. Poi isteriche. I ragazzotti stramazzano dal ridere e Bettino li guarda come se gli stessero facendo un affronto, ma poi sorride, comincia a ridere anche lui, forte, ma un po’ di lato, perchè si vergogna."


Filippo Facci via toscanoirriverente via Cormorano

lunedì, ottobre 26, 2009

Il Compagno Obama non ha tempo per il muro di Berlino.

Barack Obama volerà ad Oslo per ricevere il premio Nobel per la Pace. Non avrà tempo, invece, per presenziare ai festeggiamenti per il crollo del Muro. Evidentemente il Compagno Presidente non trova nulla da festeggiare nella maggiore vittoria della libertà e degli USA, allineandosi a molti altri ex-comunisti, collettivisti e compagni di strada assortiti.

Il sospetto che l'attuale Presidente americano sia molto più a sinistra di quanto si creda è sempre stato presente. Fra i propri maggiori consiglieri spiccano figure quali l'ex terrorista Bill Ayers, il comunista dichiarato Van Jones e la "maoista" Anita Dunn; il sostegno alle cause antiamericane e l'odio per la difesa della libertà individuale sono una costante nelll'ambiente delle associazioni no-profit e ONG come ACORN, che prosperano distribuendo denaro pubblico in cambio di appoggi clientelari; questo è l'ambiente dove Obama è cresciuto professionalmente e che lo hanno sostenuto durante la campagna elettorale.
Poche settimane fa, il Presidente aveva deciso di festeggiare l'anniversario dell'invasione sovietica della Polonia con l'eliminazione dello scudo missilistico sopra l'Europa del'Est: il presidente di quello che una volta era il mondo libero marcava i settant'anni dall'inizio della riduzione in schiavitù di metà del continente europeo con un gesto di acquiescenza verso le mire espansionistiche della Russia, uno stato al cui vertice segue un apologeta del tiranno Stalin. Alla luce delle preferenze culturali dei suoi collaboratori e delle scelte in questi mesi, non ci si sorprende di chi si diverte a disegnare Barack Obama come un nostalgico del socialismo. Un motivo in più per essere amato da quei nostalgici che in fondo non si danno ancora pace per la fine del più tirannico e criminale dei regimi moderni e che preferivano la bugia di un mondo di eguali nella miseria, rispetto alla promessa di una libertà in cui ognuno è responsabile delle proprie scelte.

mercoledì, settembre 30, 2009

Rutelli e Veltroni: non è mai troppo tardi?

Francesco Rutelli e Walter Veltroni si accorgono che il socialismo è in crisi. Sono alcuni anni in ritardo, ma non potevamo certo pretendere che se ne accorgessero se non per via delle proprie poltrone traballanti causa disastro elettorale continentale. IN fondo, la crisi del socialismo era stata preconizzata e spiegata soltanto da decenni, ma non si può pretendere che a sinistra se ne fossero accorti: per i nostri sinistri, nulla esiste se non viene scippato da un pensatore progressista e quindi nessuno ha mai preso in considerazione, da Pareto ad Hayek, le confutazioni del collettivismo. Dopo vent'anni in cui è la pura la realtà a prenderli a calci in faccia, stanno cominciando a comprendere; aspettiamoci quindi l'annuncio che non solo Veltroni non è mai stato comunista, ma che non è mai stato Justify Fullsocialista ed anzi, che ha sempre teorizzato la morte del socialismo.

Personalmente, non credo alla "Morte del socialismo". Sono sempre i migliori che se ne vanno e questo da solo dovrebbe garantire che l'atavismo socialista rimarrà fra noi a lungo. Il suo appeal, si basa sul prevalere sull'istinto del branco, una pulsione animalesca e difficilmente sopprimibile attraverso l'uso della ragione, sull'illusione infantile che si possa ottenere ciò che si vuole soltanto deisderandolo a sufficienza e sul desiderio di avere un capro espiatorio, qualcuno a cui dar ela colpa di tutto. Nella sua versione socialdemocratica, non ha certo lo stesso potere di seduzione delle varianti totalitarie naziste e comuniste, dove si aggiungeva il potere catartico della violenza più animalesca, ma è sufficiente per garantirci la sua sopravvivenza per il futuro.

venerdì, settembre 11, 2009

Il conto dei pasti gratis

Su Lakeside Capital, ecco il conto per l'INNSE: Aedes cederà "gratis" il terreno, in cambio del permesso a cementificare altre aree di Milano.

Non esistono pasti gratis. Se a qualcuno sembra che ne esistano, li sta rubando e corre il rischio che qualcuno, prima o poi, consideri il ladro come il suo prossimo pasto.
Sindacalisti e socialisti di vario genere dovrebbero ricordarselo, quando spacciano false speranze ai lavoratori e illudono le masse di poter ottenere il paradiso in terra, rubando ricchezza altrui: quando finisce di divorare i ricchi, la rivoluzione divora i propri figli e degenera in un inferno.

martedì, agosto 18, 2009

Obama ammaina la bandiera sulla gogna di stato

Questa volta non ce l'ha fatta. Il Presidente Obama aveva annunciato la nascita di un indirizzo presso la Casa Bianca dove i cittadini avrebbero potuto denunciare chi forniva loro informazioni "sospette", ossia contrarie, alla riforma sanitaria. L'amministrazione avrebbe poi provveduto a replicare ed a pubblicare una lista delle organizzazioni nominate. Una vera e propria gogna mediatica accoppiata ad un invito alla delazione, insomma.
La reazione contro l'iniziativa è stata abbastanza forte da convincere la Casa Bianca ad alterare il piano: vi ala casella email, rimane soltanto un form per chiedere informazioni sul progetto di riforma. Non una parola sul motivo del cambiamento, o sul buon gusto di parlare continuamente di equità per tutti, a patto che siano d'accordo con il Presidente.
clipped from hotair.com
Almost two weeks after the White House launched its Snitch Central in order to get reports on political dissent over ObamaCare, it appears that the Obama administration and its chief propagandist have quietly thrown in the towel. Matt Drudge reported this morning that all e-mails to flag@whitehouse.gov have begun bouncing back as undeliverable.
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lunedì, luglio 20, 2009

The New Normal: bastonate per tutti

Sagge parole . "Come rimetti a posto un'economia basata sui consumi, quando i consumatori sono disoccupati?" . Soprattutto quando molti di questi consumatori non hanno in effetti abilità che permettano loro di trovare un nuovo lavoro nella loro vecchia professione, almeno senza un drastico taglio di stipendi.
La soluzione sarebbe semplice: abbandonare l'ossessione per il consumo sussidiato dal governo e ripartire pensando all'offerta, restituendo libertà agli individui; non verrà perseguita. Molto più semplice, demagogico e politicamente gradevole, ri-regolamentare ed opprimere, sino alla prossima esplosione. I programmi assistenziali e il rafforzamento del potere dei sindacati manterranno felici le masse durante il declino, almeno sino a quando non sarà rimasto più nulla da predare, pardon, spartire.


clipped from www.pimco.com
Bob Herbert. “No Recovery in Sight” was the heading and his opening sentence asked, “How do you put together a consumer economy that works when the consumers are out of work?” That is really all one needs to ask when divining our economy’s future fortune
As unemployment approaches 10%, what is less well publicized is that the number of “underutilized” workers in the U.S. has increased dramatically from 15 to 30 million. Those without jobs, as well as those individuals who only work part-time and have become discouraged and stopped looking, total 30 MILLION people. The number is staggering. Commonsensically, one has to know that many or most of these are untrained for the demands of a green-oriented, goods-producing future economy. Imagine a welding rod in the hands of an investment banker or mortgage broker and you’ll understand the implications quicker than any economist using an econometric model.

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clipped from www.pimco.com
But to add to the woes of the investor class, one has only to observe that their share of the pie is shrinking. What does the General Motors example tell us all about the rebalancing of power between the investor class and the proletariat? What do trillion-dollar deficits and the recent reinitiation of PAYGO government programs tell you about the future of corporate tax rates? They’re headed higher. Do you really think that a national health care program can be paid for with cost-cutting as opposed to tax hikes at insurance companies and benefit-paying corporations throughout all sectors of the American economy? The new normal will not be investor-friendly unless your forecasting dial is turned to “Pollyanna” or your intelligence quotient is significantly less than 100.
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domenica, luglio 19, 2009

Riflessioni mercatiste

Si continuano a sentire invettive contro i "mercati" che non funzionerebbero, ma talvolta mi cchiedo chi le pronuncia abbia mai controllato contro cosa si scaglia.
Il problema è che siamo abituati a chiamare "mercato" qualcosa che invece vengono manipolate a scopi politici e redistributivi, oppure non sono un mercato se non nel nome.
Il meccanismo di mercato funziona, sempre, ma è necessario che esista un mercato, un'arena dove una pluralità di compratori e venditori può interagire, senza coercizione. Quando osserviamo da vicino i cosiddetti "fallimenti di mercato, non è un caso che si scopra come siano invece frutto di pesanti interventi politici, sussidi e trattamenti di favore che hanno bloccato o distorto il funzionamento del mercato. E adesso, per "correggere" tali difetti, non si cerca di riparare il meccanismo, ma di distorcerlo ulteriormente, con il rischio che si infranga del tutto.
Prendiamo il caso dlela crisi dei mercati finanziari: si accusano la "speculazione" e i titoli tossici, ma chi è che ha sofferto di più? Proprio le istituzioni più sorvegliate e regolate dal governo, che hanno lavorato male, prendendosi rischi assurdi in base ad assunzioni errate. Tanto, sapevano perfettamente che il governo le avrebbe salvate, date le dimensioni e le garanzie implicite della regolamentazione bancaria.
Ricordiamocelo, la prossima volta che un Krugman o un Mucchetti qualsiasi blatereranno d'aumento dell'intervento pubblico: sono i politici ad aver creato, per stupidità, questa bolla. Dar loro ancora più potere garantisce soltanto che il danno sarà intenzionale e non accidentale, come la triste storia dell'economia europea è qui a dimostrare.

mercoledì, luglio 08, 2009

Napolitano e Obama convergono: fra compagni ci s'intende

Per Napolitano vi sono forti vonvergenze con gli Usa. Già: sotto Barack Obama, gli USA cominciano a somigliare all'Italia dell'IRI: una nazione arricchitasi attraverso il capitalismo e che ora cerca risolvere i propri problemi tramite dosi sempre più massicce di socialismo, senza rendersi conto che la "cura" è causa del problema. Napolitano conosce perfettamente il prodotto; speriamo soltanto che si ricordi di avere abiurato le lodi ai carri armati sovietici nel 1956, altrimenti ci cominceremmo a preoccupar edi ulteriori "convergenze".

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