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martedì, maggio 12, 2009

Multietnici o Illiberali : definire per comprendere.

Si lanciano allarmi di illiberalismo del PdL, a causa delle dichiarazioni di Silvio Berlusconi riguardo alla "società multietnica. L'allarme per la deriva antiliberale è giustificato, ma non per questi motivi.

Credo che Berlusconi intendesse "multietnico" nella sua accezione più negativa, quella del mosaico di sette e gruppi tribali che condividono lo stesso territorio, ma ognuno rinchiudendo l'individuo nella propria ristretta visione del mondo: una balcanizzazione simile a quella subita dalle banlieue.

Si possono avere etnie, o meglio ancora origini genetiche differenti, se esiste accordo sulla cultura e la civiltà prevalente, se gli immigrati accettano di entrare nel crogiuolo e conformarsi almeno ai costumi pubblici della nazione che li ospita. Altrimenti, la Bosnia non è lontana - e non mi è mai parsa un luogo particolarmente liberale.

martedì, giugno 03, 2008

Certo centrodestra riscopre la laicità. Era ora

Ben detto da Camelot: Fedeli al Vaticano o alla Repubblica? Sia mai che questa sia l'occasione giusta perché molti a destra riscoprano la laicità, senza farsi ammaliare da chi bercia contro un supposto "laicismo" ?

E' banale, ma lo abbiamo spesso dimenticato: la Curia non si identifica con con la cultura liberale o più in generale con quella di destra. Ha differenti obiettivi e un'agenda differente e dovremmo fnalmente prenderne atto. Lo fece De Gasperi, capace, pur da democristiano e centrista, di opporsi ai desiderata del Vaticano.

Liberissimi i preti di dire la loro. Doveroso, per i politici, smettere di nascondersi fra leloro sottane,diventare adulti e cominciare a fare il proprio mestiere, per una volta.

lunedì, novembre 05, 2007

Di Rom, romeni ed italici gaglioffi

E bravo Mthrandir:

"Dio e il partito lo vogliono e tanto basta alle anime belle e miopi che chiacchierano a vanvera di meravigliose teorie e pretendono che debba essere la realtà ad uniformarsi ai loro deliri onirici. Invece succede che la gente italica, notissima nell’universo per avere una pazienza stoica e un livello di sopportazione da far pensare al fatto che abbia raggiunto la pace dei sensi, queste due caratteristiche non le possieda nelle dosi che vorrebbero le categorie di cui sopra, cioè infinita. E si rompe il cazzo, prima o poi, di dover subire violenze e indulti. Dopo di che succede che, fatti due conti e stabilito che chi delinque continua tranquillamente a farlo anche perché, quando lo beccano, rimedia al massimo una lavata di capo, qualcuno cominci a pensare che sia giunto il momento di ricorrere ad un sistema giudiziario un tantino più spiccio del normale e anche un filo più severo." Continua

Personalmente, credo che l'immigrazione sia una risorsa positiva per ogni nazione e che nessuno dovrebbe aver,e a priori, l'arbitrario privilegio di negare ad altri libertà di movimento. Questo non implica, tuttavia, che non si possa negare tale diritto nel caso l'individuo in questione non sia disposto a seguire un comportamento altrettanto rispettoso dei principi liberali, o perlomeno dei diritti di proprietà, di quanto lo dovrebbe essere l'ospite, o nel caso non fosse disposto ad accettare un qualche grado di assimilazione. Il melting pot è un crogiuolo, nel quale le culture, almeno in parte, si fondono, sotto la pressione ed il calore. Rifiutarsi di ammettere che il nomadismo possa creare difficoltà di gestione, quando il nomade rifiuta persino di ammettere la necessità di doversi adattare, significa che l'immagine che si vuole dare è quella dell'abbandono del campo.
Troppi, in Italia, si illudono che sia sufficiente ignorare il problema, rinunciare ad ogni sforzo: gli "antropologicamente superiori" sono oramai aspiranti suicidi culturali, pronti ad accettare la barbarie piuttosto che difendere e far progredire la civiltà che permette loro di esistere.

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domenica, settembre 16, 2007

Veltronate immigranti

Nel dibattito con Gianfranco Fini, parlando d'immigrazione, il sindaco di Roma e degno erede di Forlani, Moro e di un certo Andreotti ha ricordato come gl'Italiani sono stati popolo d'emigranti e quindi dovrebbero sapere come trattare coloro che vengono a cercare fortuna in Italia.
Forse dimentica che, quando gli albanesi eravamo noi, siamo stati trattati in maniera ben diversa e molto più dura, di quanto ci si sogni di fare con gli immigrati attuali.

Il futuro lìder maximo e candidato unico del Partito Democratico dovrebbe rileggersi qualcosa sull'argomento, anche soltanto "L'Orda", fatica di Gian Antonio Stella: gli Italiani al'estero vennero spesso trattati in maniera abominevole, dalla discriminazione perenne al linciaggio vero e proprio; sicuramente vennero fatti notevoli sforzi, liberali o dispotici, per assimilarli alle nazioni ospitanti, con risultati che nel lungo periodo resero almeno i loro figli in grado d'integrarsi e sperare in un futuro migliore, ma che certo non somigliano alle politiche intraprese dal centrosinistra italiano .
Veltroni ha smesso di citare il "melting pot", come faceva anni fa: forse qualcuno gli ha spiegato come il termine significhi "crogiolo" e sia ben diverso dal multiculturalismo d'accatto predicato dai sinistri nostrani, implicando l'assimilazione dei tratti basilari della cultura ospitante quale precondizione per essere riconosciuti quali membri della società. Un peccato: il metodo ha dimostrato di funzionare, nonostante il rischio dell'indifferenza verso le reazioni peggiori nei confronti di chi non riusciva a fondersi in tale crogiolo.

Al confronto, la società italiana si sta comportando in maniera estremamente tollerante con la quasi totalità degli immigrati. Tale permissivismo, nel breve periodo, permette forse di nascondersi il problema oppure di fingere di risolverlo cedendo alle pretese di chi vuole creare enclaves a sfondo etnico, ma ha un doloroso rovescio: crea dei ghetti, con le stesse prospettive e redditi molto simili alle nazioni d'origine. Meglio pensarci, prima di farci anestetizzare dal buonismo veltroniano.


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