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giovedì, settembre 24, 2009

Banche, prove tecniche di sganciamento

Unicredito e Banca Intesa si preparano a dimostrare di poter fare a meno del soffocante abbraccio governativo.
Il 29 Settembre si svolgeranno i CdA di Unicredit ed IntesaSanpaolo. In quella sede, la dirigenza di entrambe le banche avrebbe intenzione di presentare misure straordinarie per raccogliere capitale, evitando il ricorso ai Tremonti bond. Come avevamo già riportato, Intesa punterebbe ad emettere uno strumento ibrido, una sorta di Tremonti Bond collocato presso investitori istituzionali. Unicredit starebbe pianificando un aumento di capitale vero e proprio, ma sinora il principale scoglio era la resistenza delle fondazioni bancarie che, congiuntamente, controllano la banca. Queste, per legge, dovrebbero ridurre gradualmente la propria quota, in modo da potersi concentrare sulla propria missione di supporto del territorio e delle opere a valenza sociale. In pratica, il processo è sempre stato molto lento e le partecipazioni bancarie sono state un utile fonte di cassa e di potere politico. Durante la crisi, Profumo ha però azzerato i dividendi pagati da Unicredit, esacerbando i malumori fra i propri azionisti-rentiers ed un aumento di capitale, privo del supporto degli azionisti più rilevanti, verrebbe accolto con notevole scetticismo. Uno spiraglio si sarebbe aperto ieri: alcune fondazioni sarebbero disposte a partecipare, se il dividendo venisse ristabilito. Adesso che la liquidità regalata dalle banche centrali permette profitti facili, almeno sulla carta, la proposta potrebbe essere accettata senza creare preoccupazioni sul mercato riguardo alla stabilità finanziaria della banca.

Mentre le sconquassate Banca Popolare di Milano e Banco Popolare, con l’aggiunta quasi certa di Monte dei Paschi e credito Valtelllinese, non hanno avuto altra scelta che piegare il capo ed accettare l’aiuto di Tremonti, le due banche maggiori potrebbero evitarlo. L’antistatalismo c’entra poco: il settore bancario ha sempre goduto e tuttora gode di ampi privilegi, in cambio della sottomissione ai voleri della banca centrale e di alcuni segmenti della classe politica, ma non ha mai dovuto rinunciare ad ogni margine di manovra e sottomettersi ad impegni espliciti, quali quelli richiesti dal ministro valtellinese; la distanza ideologica fra questo governo e la dirigenza di Intesa e Unicredit, inoltre, non aiuta di certo.

Se Tremonti volesse davvero riformare il settore o rompere le reni alla casta bancaria, abbonderebbero strumenti meno rozzi e per una volta estranei all’arsenale socialista . Per un governo sedicente liberale, esistono rimedi molto migliori di una battaglia dirigista per imporre dall’alto diktat politici e populisti, addolciti dalla carota avvelenata del denaro pubblico. Meglio, molto meglio indagare le cause dell’elevato costo dei servizi bancari in Italia e proporre semplici cure liberali. Invece di lamentarsi per le dimensioni delel banche in Italia, meglio sarebbe rimuovere gli ostacoli all’aumento della competizione bancaria, unico modo per ridurre i prezzi praticati alla clientela; aiuterebbe molto eliminare i sussidi e le garanzie che ancora fanno pretendere che nessuna banca, soprattutto le grandi, fallirà mai. E’ ora di rinunciare al patto scellerato per cui un cartello bancario è autorizzato a rapinare una clientela che, dal canto suo, non si prende neppure la briga di confrontare prezzi e condizioni, perché , tanto , “le banche non saltano”. Se questo governo si ricordasse di essere di centrodestra e non una riedizione del peggior socialcomunismo all’amatriciana o una replica economica del corporativismo da Ventennio, potrebbe farci un pensierino.

Crosspost con Giornalettismo e Macromonitor


venerdì, settembre 21, 2007

Rudy "Maggie" Giuliani?

Rudy Giuliani ha attraversato l'Atlantico per una visita di tre giorni nel Regno Unito, con due obbiettivi: rafforzare la sua immagine nei confronti dell'ala meno moderata del GOP e ridurre la percezione di candidato "domestico", meno attento di altri allo scenario internazionale.
L'ex sindaco di New York ha rafforzato le proprie credenziali "conservatrici", grazie all'appoggio di Lady Thatcher e dell'ala tatcheriana dei Tories inglesi: Rudiy Giuliani incontrerà laoggi Lady Tatcher e riceverà la prima Margaret Thatcher Medal of Freedom. Inoltre, a dar man forte alla campagna presidenziale di Giuliani arrivano Robert Conquest e Nile Gardiner, tatcheriani doc e storici consiglieri personali di Maggie.

L'incontro con il Primo ministro Gordon Brown ha puntato invece a dimostrare che le doti di leadership mostrate dopo l'11 Settembre sono apprezzate anche al di fuori dei confini americani, ribattendo a coloro che ritengon Rudy un candidato con poca esperienza e poco peso in politica estera.

Fonte: The Washington Post




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mercoledì, luglio 25, 2007

Chrysler e Boots: macchine e creme, lacrime e sangue

Le banche d'affari stanno scoprendo a caro prezzo il motivo per cui i fondi di Private Equity hanno pagato tutte quelle grasse commissioni, intascate apparentemente senza sforzi e senza rischi per sottoscrivere e successivamente collocare emissioni per finanziare LBO e fusioni. Adesso che non si collocano più, le banche si ritrovano con un prodotto che nessuno vuole e dei debitori che, molto semplicemente, hanno risposto con un sonoro "arrangiatevi, abbiamo già dato".

L'acquisto di Chrysler verrà postposto e finanziato almeno in parte, pare metà, dalle banche che hanno sottoscritto i bridge loans e che non sono più riuscite a piazzare successivamente il debito agli investitori istituzionali, scaricando rischio e tenendosi le laute commissioni che vengono corrisposte per il lavoro - ed il rischio d'insuccesso.
Ancora peggio, è fresca la notizia su Alliance Boots. Il rivenditore di farmaci e cosmetici inglese è stato acquisito da KKR e dall'italiano Stefano Pessina in Aprile. L'acquisizione è stata finanziata da un consorzio di otto banche, guidato da Deutsche Bank e che include Unicredito e JPMorgan, che hanno anticipato i 5 miliardi di sterline di debito necessari in cambio del mandato al successivo collocamento. Anche dopo aver esteso la scadenza del collocamento e ritoccato i termini economici, il consorzio non è riuscito a piazzare l'intero ammontare, ma soltanto 1.75 miliardi di sterline di "junior loans" subordinati, che verranno oltretutto rivenduti in perdita, azzerando gli utili da commissioni generati dall'affare. Le banche dovranno inoltre tenere sui propri bilanci 3.75 miliardi di sterline di prestiti "senior", quelli meglio garantiti, che non sono stati in grado di piazzare.
In entrambi i casi, sembra che KKR e Cerberus abbiano risposto in maniera molto simile alle richieste d'aiuto delle banche: non se ne parla, abbiamo pagato commissioni esorbitanti per anni, è ora di guadagnarvi quei soldi.

In generale, sempre più collocamenti vengono posticipati, sperando in condizioni di mercato migliori; all'ultimo conteggio, si tratta di operazioni su almeno 35 aziende.
Le acquisizioni che hanno generato tale debito sono già state finalizzate, quindi tale debito è di fatto già nel sistema finanziario e non può essere ripagato immediatamente, ma rimarrà nei bilanci delle banche d'affari in attesa di essere scaricato. Si alimenta così perversamente i timori di un "glut", di un ingorgo che peserà sul mercato nei mesi a venire, ritardandone la stabilizzazione.

Fonti: WSJ, TheDeal.com, Bloomberg, DealBook


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