lunedì, agosto 30, 2010

Prodigi del collettivismo bipartisan

Il governo Berlusconi non sta dando grandi soddisfazioni al proprio elettorato liberale, ma sta paradossalmente attirando segmenti elettorali tipici della sinistra, secondo l'analisi di Luca Ricolfi. Da queste parti si è convinti che una robusta dose di libertà si ala miglior tutela anche per gli individui meno agiati, ma dubitiamo che sia questa la ragione per lo spostamento nel corpo elettorale. A questo punto, non possiamo che sottoscrivere l'esortazione di Hurricane:

Sarebbe buona cosa che il Presidente del Consiglio si ricordasse del proprio elettorato, perchè abbiamo l'impressione che i numerosi problemi di Palazzo, sembra lo abbiano un po' distratto, almeno stando a certe decisioni politiche. E qui sta la spiegazione di alcuni cali di consenso.


Dixit Ricolfi:

(...) lettura del quotidiano la Repubblica. Qui ho trovato la seguente definizione degli elettorati di destra e di sinistra: «È di destra chi vota avendo per guida i propri interessi, di sinistra chi vota pensando all’interesse collettivo» (Michele Serra). Un esempio perfetto di credenza metafisica, ossia di quel tipo di affermazioni che – non potendo essere confermate né falsificate – facevano andare in bestia il filosofo della scienza Karl Popper.


Per controllare la verità della credenza di Serra, infatti, dovremmo poter conoscere:

• qual è l’interesse collettivo (i migliori cervelli del ’900, compreso Kenneth Arrow, si sono arresi di fronte al problema);

• in che cosa consistono gli interessi di ogni individuo (ammesso che esistano, che lui li conosca, e che qualcuno li possa accertare);

• che cosa effettivamente farebbero i politici dei due schieramenti una volta al governo, e quale impatto le loro decisioni avrebbero sulle nostre vite (questioni che vanno ben oltre le capacità dei migliori analisti e futurologi).

Quel che possiamo fare, invece, è rispondere a una domanda assai meno ambiziosa: quali sono i gruppi sociali meno propensi a votare a destra (e quindi più inclini a votare Pd e Idv) e quali sono quelli più propensi a votare a destra (e quindi a scegliere Pdl e Lega)? La risposta, basata su una indagine nazionale condotta dall’Osservatorio del Nord Ovest nel 2008, è che Pd e Idv attirano laureati e diplomati, pensionati, dipendenti pubblici, lavoratori con contratto a tempo indeterminato, mentre Pdl e Lega attirano lavoratori autonomi, precari, disoccupati, giovani lavoratori, casalinghe.


Tendenzialmente, il Pd rappresenta la società delle garanzie, ossia l’insieme dei soggetti che già possono contare su varie forme di tutela, e sono quindi primariamente interessati a non perderle. Il Pdl, invece, rappresenta la società del rischio, ossia l’insieme dei soggetti più deboli o più esposti alle incertezze del mercato, per lo più dimenticati dalle organizzazioni sindacali. A quanto pare, dopo un biennio (quello dell’ultimo governo Prodi) in cui tutte le attenzioni della politica governativa si sono rivolte ai già garantiti, gli esclusi e i non garantiti hanno visto nel Pdl un’occasione di riscossa. Se questa ricostruzione empirica del voto ha qualche fondamento, la credenza che il voto a sinistra sia disinteressato e quello a destra sia autointeressato si trova improvvisamente di fronte un fatto imbarazzante: i segmenti più deboli della società italiana preferiscono la destra, quelli più tutelati preferiscono la sinistra.


Conclusione logica: se il voto a destra si fonda sugli interessi, e i deboli votano a destra, vuol dire che – secondo loro – la sinistra ha smesso di tutelarli. (...)


Luca Ricolfi Il Giornale

Dopo trent'anni, Guardian e Corsera ancora al fianco di Cernenko contro Mrs. Thatcher

Speriamo vivamente che nessuno, nel 2010, possa ritenere credibile la storia sottostante allo "scoop" del Guardian: non tanto che Margareth Thatcher bloccò aiuti sovietici ai minatori britannici in sciopero , ma che i sindacati russi fossero "indipendenti" e il milione di dollari che i sindacati russi pare fossero pronti a versare fosse "spontaneamente" versato dai lavoratori. Il Guardian scrive ed il Corriere riporta, senza fare commenti, quasi avallando la panzana. Ricordiamo come l'URSS, ancora negli anni'80, rispondesse alle proteste dei minatori a colpi di carrarmato e deportazioni nei gulag e che l'indipendenza dei sindacati russi nei confronti del partito fosse pari a zero. Quel milione era una semplice mossa provocatoria dei leader dell'URSS, ma evidentemente c'è ancora chi vuole credere alla menzogna comunista a discapito delle innumerevoli prove della mostruosità del regime sovietico.
Pur d'insultare Margareth Thatcher, a quanto pare, ogni riciclaggio è buono.

In quanti da Glenn Beck?

Lasciamo l'analisi dell'oceanica riunione tea-party organizzata dalla parte più socialmente conservatrice del poliedrico movimento a chi ne ha visto e a chi vi ha meditato più di noi. Faccimo notare come, in ogni caso, i media tradizionali abbiano pubblicato stime totalmente irrealistiche ed al ribasso riguardo al numero di partecipanti. Pajamas Media ha fatto alcuni calcoli, in maniera alquanto prudente ed il risultato è un multiplo di quello della TV mainstream ( e un po' sinistrorsa) CBS . A voi il giudizio sulla precisione dei calcoli, ma la conclusione rimane valida : "da qui si vede novembre2 , ossia l'ampiezza della mobilitazione antigovernativa che potrebbe causare sconquassi alle elezioni di Novembre.

Follie sussidiate

Secondo Robert Barro, estendere la durata dei sussidi di disoccupazione è stata una "follia" costata tre punti percentuali. Barro non è un estremista politico, ma un rispettato professore di macroeconomia più volte considerato come vicino al Nobel.

Pecunia non olet, anche per Nichi

La doppia morale è una caratteristica dei vecchi comunisti e Nichi Vendola pare non fare eccezione: vorrebbe lo stato onnipotente, ma poi tocca affidarsi ai (finti) privati per far funzionare la baracca sanitaria, malgestita dai burocrati pubblici. Palmiro Togliatti faceva votare per la costituzionalizzazione del concordato, amnistiò i gerarchi fascisti che sino ad un secondo prima voleva tutti al muro e prese in considerazione l'ipotesi di sostenere l'opzione monarchica, in barba alla coerenza con i propri principi. Nel caso di Togliatti, erano scelte di vita o di morte, nel caso di Vendola, si parla d'interessi di bottega. D'altronde, anche il buon Marx sosteneva che la storia si ripete sempre: la prima volta in forma di tragedia. Oggi si assiste alla farsa, anche perché Vendola non ha l'abilità acrobatica di Togliatti nel giustificare i propri voltafaccia.

Hat tip il Fazioso:

Su internet è scoppiata una polemica a sinistra a proposito dei finanziamenti della giunta vendoliana in Puglia. Il punto è che Vendola sta concedendo, senza gara pubblica, un mega appalto per un ospedale a Taranto alla fondazione San Raffaele di Don Verzè. Insomma fa affari con un berlusconiano doc e socio d’affari del premier. Il bello (o la normalità se volete) è che il tutto è nascosto, censurato, smentito (anche se non è possibile smentire) perchè non può passare l’idea che un comunista vecchio stampo come Vendola possa favorire la sanità privata e soprattutto un amico di Berlusconi.

Vendola, tramite il suo blog, ha risposto alle domande di chi ha scoperto questa situazione con la solita fuffa e addirittura alla domanda 10 (Signor governatore sa che il suo amico don Verzé è socio d’affari di Berlusconi?) è riuscito incredibilmente a rispondere “No” e basta… Tra l’altro Vendola indirettamente fa capire che, nelle emergenze, è necessario bypassare l’iter lunghissimo della burocrazia italiana. Stile “emergenza-grandi appalti” per intenderci…

Incentivi, il cavallo non beve. Per fortuna

Il cavallo no beve: Dalla cucina agli elettrodomestici per i bonus c'è ancora posto: secondo il Sole24Ore viene utilizzato solo il 58% dei fondi messi a disposizione dal ministero... Per fortuna, ci verrebbe da dire: gli incentivi sono semplicemente uno stratagemma per modificare il profilo di spesa, incentivando il consumatore ad anticipare spese già programmate. Il costo per il bilancio pubblico è occulto e nel futuro, come molte altre manovre a debito ed i benefici sono molto ridotti: gli incentivi avrebbero un senso solo se si credesse che la crisi della domanda sia un fenomeno destinato a finire in pochi mesi e ad essere seguito da una fase di domanda elevata e superiore alle capacità produttive italiane; una traslazione della domanda aiuterebbe a bilanciare il carico produttivo ed anche in questo caso, le spese per questo bilanciamento sarebbero a carico del contribuente, mentre i vantaggi andrebbero alle imprese domestiche, anche se il 24Ore, organo confindustriale, dimentica di farlo notare.
La condizione attuale non ha nessuno di questi prerequisiti: la crisi è strutturale, non temporanea, non si vedono vie d'uscita veloci né rischi di carenza di capacità produttiva nell'immediato futuro; l'unico rischio, semmai, è per un ulteriore aumento dell'indebitamento delle famiglie. D'altronde, si tratta dello stesso errore che porta le banche centrale a riproporre la stessa medicina nonostante la mancanza d'efficacia. Non si vedono quindi le condizioni per cui gli incentivi siano utili a qualcuno di differente da un ristretto numero d'industriali troppo pigri o troppo indebitati per reagire innovando, oppure ad ad una classe politica schiava di palliativi e di dichiarazioni magniloquenti, incapace d' intraprendere serie, dolorose riforme volte a ridurre la mano morta governativa e dei finti capitalisti che protegge.

domenica, luglio 25, 2010

Perché Wal-Mart merita il Nobel

- In Bangladesh la condizione femminile migliora grazie al tanto vituperato “sfruttamento capitalista delle multinazionali”. E non è l’unico luogo comune di una certa visione anticapitalista che viene smentito.

Lungi dall’essere un motore di sfruttamento, è noto che le multinazionali tendono a pagare meglio delle aziende locali, a trasferire più competenze e a trattare la forza lavoro in maniera più umana. In Bangladesh, ad esempio, sono un vero e proprio motore di alfabetizzazione e miglioramento della condizione femminile: lo sviluppo dell’industria tessile sta fornendo alle donne in questa nazione musulmana una fonte di reddito indipendente, aiutandone l’emancipazione.

Si sta inoltre smentendo un altro dei luoghi comuni del pauperismo socialista, ossia che l’industrializzazione avverrebbe a scapito della scolarizzazione: nei villaggi dove prospera l’industria tessile le percentuali di scolarizzazione femminile aumentano di molto, nonostante un parziale calo fra le ragazze fra i 16 ed i 19 anni d’età, secondo gli studi di Ahmed Mushfiq Mobarak, accademico di Yale che sta conducendo un rigoroso studio empirico sull’argomento. I motivi non sono del tutto chiari, ma almeno due fattori certamente lo sono. In primo luogo, la maggiore disponibilità di reddito permette alle famiglie di mandare a scuola anche le figlie, di solito svantaggiate rispetto ai maschi; soprattutto, però, conta il vantaggio economico immediato: una operaia scolarizzata viene valorizzata e pagata di più e quindi esiste un forte incentivo finanziario.

Tabella_Walmart

Il terzo luogo comune che viene smentito è quello della necessità di un forte intervento governativo per “correggere” le storture dello sviluppo industriale. L’aumento della scolarizzazione non è merito di sforzi particolari del governo bengalese, ma dell’abilità di individui e famiglie di cogliere le opportunità offerte dallo sviluppo e dal capitalismo: sono i privati, e non lo stato, a promuovere lo sviluppo economico e sociale. Si tratta dell’ennesima dimostrazione del paradosso per cui il bene pubblico viene servito meglio dalla privata “avidità” che dall’interferenza di burocrati con le migliori intenzioni: Wal-Mart e gli altri grandi magazzini che sono i grandi promotori nella globalizzazione del settore tessile stanno dando un contributo involontario ma essenziale allo sviluppo bengalese, un contributo molto più efficiente di quello fornito da decenni di aiuti allo sviluppo della cooperazione internazionale, basato su metodi e sistemi pianificati e gestiti con metodi collettivisti.

E’ articolo di fede tra i media e le caste intellettuali occidentali che il capitalismo sia la fonte di tutti i mali e soprattutto di un aumento dello sfruttamento delle masse lavoratrici, rispetto ai “tempi felici” dell’era preindustriale; unica salvezza per i ceti disagiati sarebbero sempre stati i governi di tendenza collettivista, fossero socialisti o conservatori di stampo paternalistico. Questo approccio è divenuto moneta corrente grazie all’istruzione di stato, amministrata dalle stesse burocrazie che ne vengono esaltate, ed ha alterato la percezione della realtà storica da parte di intere generazioni. La storia economica offre innumerevoli esempi della fallacia di tale approccio; l’esperienza ed i dati in nostro possesso dimostrano ad esempio che, per quanto brutali fossero le condizioni degli operai nell’Inghilterra industriale, esse erano preferibili a quelle delle campagne nei decenni precedenti.

Sino ad ora è stato possibile appigliarsi agli argomenti anticapitalisti sostenendo la limitatezza degli studi storici e dei dati disponibili e la validità della vulgata tradizionale, ma ora studi come quello in Bangladesh forniscono evidenze difficili da confutare. L’impetuoso sviluppo industriale dei paesi emergenti permette, in un certo senso, una “replica della storia” in un contesto dove abbiamo risorse ed opportunità per effettuare studi rigorosi. I risultati, sinora, ribadiscono le potenzialità di un sistema di mercato e l’effetto positivo del capitalismo sulla libertà ed il progresso civile, oltre che economico. Rimane il difficile compito di rompere il muro di gomma dei pregiudizi e dei luoghi comuni.

crossposted su Libertiamo
hat tip: Carpe Diem

lunedì, luglio 12, 2010

Somma zero o negativa

Concordo con JimMomo: sostituire Fini con Casini sarebbe peggio che A somma zero, sarebbe una perdita secca.
Ricordiamoci chi è Casini e di quanto è peggiore del resto della masnada di ex sinistri e centristri imbarcati nel PdL. I Cicchitto, i Bondi e i Bonaiuti sono dannosi loro malgrado, i Verdini sono problematici per il sospetto di abitudini socialiste quali il furto con destrezza; Gianfranco Fini, dal canto suo, sembra soffrire d'essere il secondo e non il delfino, ma vediamo ben poche discrepanze d'ordine ideologico che non siano tattiche: temiamo che le idee siano al servizio dell'ambizione e non viceversa.
Non crediamo che Berlusconi abbia bisogno di un politico che l'ha tradito con gusto, dopo averne pervertito il programma ed averne bloccato la direzione nell'azione di governo, quando ancora ne aveva una. Pierferdinando Casini e l'UdC assommano i difetti di Fini, dei colonnelli berlusconiani più ottusi e sospettabili di cleptocrazia ed un'abitudine al tradimento degna del Bossi annata 1994.

domenica, luglio 11, 2010

La vacanza obamiana

L'ex-Presidente G.W.Bush è stato a lungo preso in giro e criticato per le sue lunghe vacanze. Barack OBama viene osannato, anche se si comporta allo stesso modo: il presidente sta organizzando la terza vacanza dall'inizio dell'emergenza nel Golfo del Messico, dopo aver promesso di "non riposarsi" sino a quando il problema non sarebbe stato risolto. Attendiamo fiduciosi le feroci satire dei media cosiddetti progressisti.

Hat tip Gateway Pundit

giovedì, luglio 08, 2010

Baltic Dry contro Maersk

Il Baltic Dry index è l’indice dell’andamento dei noli, ossia dei prezzi pagati per il trasporto delle merci via mare. E’  storicamente un ottimo indicatore stato uno dei segnali premonitori del grande crollo e,  soprattutto, un indicatore sintetico molto efficace dell’andamento del commercio internazionale: una diminuzione delle esportazioni dall’Asia si riflette immediatamente sulle quotazioni dei prezzi per il trasporto merci. In questo periodo, l’indice ha smesso di correre insieme a quelli di Borsa, ma ha cominciato un ripido calo.  D’altro canto,  oggi il colosso dei trasporti marittimi Maersk ha migliorato le proprie previsioni per il 2010, così come...
Continuo su bananamarkets  e Macromonitor

USA: chi è il razzista, il Michigan o l'Arizona?

Lo stato dell'Arizona ha reso l' immigrazione clandestina un reato penale e non più un illecito amministrativo, scatenando le ire dell'amministrazione Obama per quello che viene definito un atto di razzismo. Saremmo cuiriosi di sapere cosa ne pensa suddetta amministrazione riguardo alla brillante idea che ha auto il distratto scolastico di Canton: discriminare le assunzioni degli insegnanti in base alla razza, in modo da garantire una sorta di apartheid a rovescio. Un segnale fantastico da dare, all'interno di una scuola: i vostri insegnanti non vengono selezionati in base al merito, ma in base al colore della loro pelle; fatelo anche voi, in futuro, possibilmente sfruttando le ingiustizie subite alcune generazioni fa, e potrete anche voi sperar ein un trattamento di favore. Alla faccia della democrazia, della promozione del merito e della diversità.
Da notare che non si cerca di aiutare i poveri, o le minoranze in generale: come per altri programmi appoggiati dalla sinistra USA, si vogliono favorire le minoranze preferite, lasciando ai margini i bianchi poveri e quelle minoranze che non vengono percepite come poco aperte alle sirene assistenziali, quali ad esempio gli asiatici, colpevoli di lavorare duro, studiare e cercare d'integrarsi. Al confronto, la legge dell'Arizona sembra decisamente meno razzista: non fa alcun riferimento al colore della pelle, ma si limita a consentire agli agenti di polizia nello stato di chiedere i documenti a chi viene fermato.
I democratici americani sono semplicemente razzisti alla rovescia: vengono identificate alcune minoranze per le quali devono essere garantite delle quote, in base alla lealtà politica od alla mitologia che vorrebbero spacciarci come realtà. Sono passati purtroppo i bei tempi in cui i "progressisti" americani ascoltavano Martin Luther King, che predicava la "cecità al colore" e disprezzava i programmi di aiuti basati sul colore della pelle.  Adesso, esigono un privilegio basato sul colore della pelle, esattamente come i segregazionisti che Martin Luther King combatteva

mercoledì, luglio 07, 2010

Ancora meglio del Tea Party?

Perché la politica deve essere noiosa? A sinistra si abusa delle sagre di paese e dei concerti per propagandare un'allucinazione collettiva.
E' ora di controbattere, senza scendere al livello dei collettivisti. I Tea Party sono un inizio interessante, ma si potrebbe prendere ulteriore spunto dagli USA, dove viene organizzato da ormai 8 anni organizzato il party ATF: Alcool, Tabacco, & armi da fuoco, un deliberato sberleffo all'agenzia americana che vorrebbe regolamentar e se possibile estirpare tutte e tre le cose, senza preoccuparsi di cosa ne pensino i comuni mortali.
Facciamo incavolare gli adoratori dello stato-mamma assistenziale: la libertà è anche divertirsi in un poligono con alcool, carabine e stecche di Marlboro, per poi passare ad un ottimo pranzo e poi parlare di politica. Per una importazione italiana, bisognerebbe forse sostituire le armi da fuoco con qualcos'altro; dato l'enorme numero di divieti imposti dalla nostra casta politica a quello che essi ritengono il popolo bue, abbiamo soltanto l'imbarazzo della scelta.

L'assemblea degli sfrattati

Ottima definizione di un ipotetico terzo polo , data da Davide Giacalone

Più che un movimento politico, quello dei terzi, sembra un’assemblea degli sfrattati. Rutelli è stato eletto sindaco dalla sinistra, è stato candidato della sinistra contrapposto a Berlusconi, ha cofondato il partito della sinistra, ma, ad un certo punto, s’è scoperto una vocazione da terzo incomodo. Dice che, per soddisfarla, ha rinunciato alla poltrona. Non è che, per la precisione, sia stata l’assenza della medesima ad avergli solleticato lo spirito critico? Lo stesso Fini ha tutte le ragioni quando sostiene il diritto al dissenso e al mettere a confronto idee politiche diverse. Solo che, se entrasse in una macchina del tempo e potesse incontrare il sé stesso nel corso degli anni, potrebbe utilmente dibattere con sé medesimo, accusandosi da sé solo di estremismi contrapposti: dal duce (minuscolo, proto, minuscolissimo) più grande statista del secolo a male assoluto, dai maestri che non siano froci ai diritti degli omosessuali, dall’Europa nazione e la legge sull’immigrazione al venite, integriamoci e votate. Posto che, senza l’entusiasmo del neofita, tendo a condividere gli approdi e detestare le sponde da cui salpò, prima di aprire il dibattito si deve fare come per i vini: stabilire l’annata di riferimento.

mercoledì, giugno 30, 2010

Clown e agenzie di rating

 La migliore della nottata: l'agenzia di rating Standard And Poor's ha posto in osservaizone il rating di Moody's, l'altra  grande societò di rating USA.  Il motivo: "Crediamo che vi saranno rischi aggiuntivi per Moody's e per le agenzie basate negli USA, dopo la recente legislazione statunitense che  potrebbe portare ad una riduzione dei margini  ed aumentare i costi legali per i futuri contenziosi . In pratica, S&P sminaccia di declassare Moody's per esattamente i  problemi che stanno entrambe avere, dato che si trovano nella medesima situazione. Un commentatore l'ha paraagenzia, è retrocessione Moody's, una agenzia di rating del credito, sulla regolamento preoccupazioni finanziarie, si comprometta di rating del credito agenzie. E 'come quella vecchia scenetta dove un clown si punta una  pistola alla testa e urla "Smettetela o sparo!"

martedì, giugno 29, 2010

Grecia chiama CGIL: sciopero di 24ore

I sindacati greci mostrano una notevole somiglianza con quelli italiani. La reazione ad ogni problema, a quanto pare, è di scioperare: un dirigente sindacale  ha appena annunciato la convocazione di uno sciopero generale ad inizio luglio per protestare  contro la riforma delle pensioni, quellla riforma che porterebbe i greci a non poter più godere di una trentina d'anni di pensione in cambio di un paio di decenni di contributi.  Quello che non vogiono capire, ovviamente, è che le proteste sono inutili : serviranno soltanto ad affossare ancora di più un'economia sull'orlo della bancarotta ed un governo che, non ci stancheremo mai di ripeterlo, non è illiquido, ma insolvente. Il fallimento, pardon la ristrutturazione, è quasi inevitabile a meno di sforzi eroici. Da quel che vediamo, la tragedia si sta già trasformando in farsa, anche se dubitiamo che alcun sindacalista d'ascendenza FIOM e di discendenza comunista riuscirà mai a cogliere l'amara ironia di un sindacato che sta devastando il futuro dei lavoratori.

Debacle dei titoli di stato periferici e BCE

Ulteriori segnali di fragilità del mercato: La BCE conferma la chiusura di uno dei programmi di finanziamento straordinario per le banche ed il mercato vira al peggio.

Continua

lunedì, giugno 28, 2010

Un Tea (party) a Roma

Veni, vidi , vici? La strada è lunga, ma i primi passi sono stati fatti: sabato abbiamo avuto la soddisfazione di vedere il primo Tea Party a Roma, nonostante una meteorologia inclemente con tanto di pioggia monsonica ed una burocrazia altrettanto capricciosa (e per fortuna che, nominalmente, siamo tutti a destra).  In fondo, il semplice fatto che si sia tenuto un Tea Party a Roma, normalmente considerata città-simbolo dello statalismo, non può che essere di buon auspicio.
Oltre a Roma, questa settimana ha visto i Tea Party di Aversa  ed Alessandria. Avanti così, per ricordare alla nostra classe politica un fatto  semplice quanto scomodo: i livelli attuali di esazione fiscali non sono soltanto immorali e deleteri per i cittadini, ma anche dannosi per gli stessi politici. Una volta rovinati i contribuenti, di cosa pretenderà di nutrirsi l'ipertrofica macchina statale?

Italian American


Su CafePress

Pere di saggezza

Non siamo mai stati dei fan sfegatati di Marcello Pera, laico fulminato a suo tempo sulla via di San Pietro, ma l'analisi che presenta nella sua intervista sul La Stampa (via Clandestinoweb) è centrata, anche se pessimista: gli italiani non vogliono una rivoluzione liberale e Berlusconi si è adeguato, non essendo né un Reagan né una Thatcher e valutando la popolarità nel breve periodo al di sopra di ogni considerazione da statista. Rimane il problema: le scelte alternative a Berlusconi sono apparse, nell'ultimo quindicennio, persino peggio dell'uomo di Arcore. Faute de mieux...

Per una vera destra d'impronta liberale in senso classico ci servirebbe qualcuno come Margareth Thatcher, in grado di accettare una temporanea impopolarità mentre dimostra che il mercato può fornire la soluzione che, erroneamente, si ritiene possa essere fornita soltanto dallo statalismo. Essendo questa l'Italia, non credo sarebbe impossibile, come pensa Pera, ma certamente difficile. Il periodo d'impopolarità non sarebbe brevissimo e vi sarebbe molto da spiegare: come ha ben detto Camelot, questa nazione ha conosciuto in un secolo una sola politica economica, quella statalista e corporativa. Purtroppo per noi, è ormai evidente che il termine "impopolare" è bestemmia nel vocabolario berlusconiano e si preferisce galleggiare, a destra come a sinistra, accanandosi a mantenere in vita quello che Antonio Martino ha precisamente  definito lo stato sociale catto-comunista.A spese nostre, s'intende.

sabato, giugno 26, 2010

Basta debito: come tutte le droghe, sta smettendo di funzionare

La ripresa sembra indebolirsi. Significa che la Fed dovrebbe ricominciare ad acquistare debito pubblico e privato, pompando liquidità e sostenendo i livelli attuali di debito e tassi? Da Annaly Capital Management ecco un'ottima sintesi dei motivi per cui sarebbe un errore devastante, simile a quello già compito dai giapponesi. Non soltanto si tratta di un'operazione dannosa nel lungo periodo, ma l'efficacia della droga debitoria diminuisce ad ogni successivo stimolo e quindi rischierebbe di risultare inutile anche nel breve termine.


(Hat tip: PragCap)


By Annaly Capital Management:

Some recent economic data (like today’s downwardly-revised “final” reading on 1Q 2010 GDP) have suggested that the economic recovery is waning. Not surprisingly, talk of additional stimulus has started to show up. A widely circulated column from today’s UK Telegraph titled “Ben Bernanke Needs Fresh Monetary Blitz as US Recovery Falters” theorizes that the Fed is debating further asset purchases. The rationale is that since there is reduced appetite for further fiscal stimulus, the Fed will pick up the baton and expand its balance sheet, possibly to $5 trillion.


Our modest proposal? Don’t.


The Fed should certainly do its part to facilitate the orderly functioning of financial markets, through the various lending facilities it has already set up (and in some cases shut down). But more asset purchases? What is the point? The 10-year Treasury is already approaching 3%, and corporate borrowing rates are more than reasonable on an absolute basis. 30-year fixed mortgage rates are already at brand new lows, and this is after the Fed concluded its Agency MBS purchase program.


Click Here to Enlarge Chart


There is an iron-clad law in economics called the law of diminishing marginal returns, which usually refers to labor. The more workers you continue to add, holding all other inputs constant, the less productive are those additional new workers. As we’ve already seen by looking at the money multiplier, the Fed’s balance sheet is also subject to diminishing marginal returns. The Fed’s expansion of the monetary base is having a smaller and smaller effect on the overall money supply. We believe further growth of the Fed’s balance sheet will have an even smaller effect than the first expansion, which seems to have only given us a ripping year-long rally in risk assets.


In the light of calls for new government stimulus, we should point out that the same law of diminishing marginal returns applies to total debt outstanding in the economy. As the total amount of debt to GDP has grown, the marginal return of an additional dollar of debt has shrunk dramatically. The chart below breaks out by decade the addition to GDP per each additional dollar of credit market debt outstanding.


Click Here to Enlarge Chart


To construct this chart, we looked at the nominal growth in GDP and divided it by the nominal growth in total credit market debt outstanding. As you can see, in the 1960s each additional dollar of debt created just over $0.65 of GDP. The 1980s saw this ratio cut in half to $0.34 dollars of marginal GDP per $1 of marginal debt, and we have since cut that in half again to $0.18 of GDP per $1 of debt created. We seem to be quickly approaching a level of total debt outstanding where additional indebtedness doesn’t add to economic growth at all. And the Fed has already reached a level in its Federal Funds Rate where it can’t cut any lower.


Attempts to stop a deleveraging economy with quantitative easing and government deficit spending have reached a point of no (marginal) return. Recessions, though painful, have the effect of purging the economy’s excesses and setting the stage for future growth. Preventing this process often causes more problems than it solves. Just ask the Japanese.

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