Update: ci segnalano che, per una volta, anche i media italiani si sono accorti che esistono soluzioni diverse dal salvataggio a spese nostre. Ode a Luigi Zingales.
lunedì, maggio 03, 2010
La Grecia e il sacco di Bruxelles
Update: ci segnalano che, per una volta, anche i media italiani si sono accorti che esistono soluzioni diverse dal salvataggio a spese nostre. Ode a Luigi Zingales.
Posted by Unknown at 3:39 PM |
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Delirante per chi?
E' sicuramente un'accusa a Vittorio Feltri, ovviamente: si tratta di una oggettiva prova a sfavore della retorica feltrina, teoricamente liberista che si abbevera alla fonte dei sussidi pubblici tanto retoricamente disprezzati; la tesi per cui sarebbe l'unico modo di fare giornalismo è smentita dai fatti, anzi, dal Fatto. Un colpo di fortuna, forse, o una momento transitorio derivante dalla novità e dal progresso tecnologico; tuttavia rimane il sospetto che si potrebbe fare di più per non dover predicare bene e razzolare male. Personalmente si vorrebbe che i conti del Fatto li potessero mostrare Il Giornale o Libero, visto che qui si continua a sposarne le idee, al di là delel campagne ad personam; l'equilibrio economico sarebbe un forte sostegno alle idee liberali che teoricamente sposano. In mancanza di coerenza, si potrebbe adottare maggior buon gusto e far notare le giravolte finiane senza ricorrere ad argomenti degni di Novella 2000, visto che mancano sia i numeri che l'innocenza. Forse anche le vendite milgiorerebbero ed in alternativa il direttore avrebbe più tempo per trovarsi un amministratore degno di questo nome: l'esperienza insegna che ottimi direttori possono essere pessimi manager.
Posted by J.C. Falkenberg at 1:35 PM |
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1 Maggio - miglior aforisma
Far fare la festa del lavoro ai sindacati è come far fare la festa della salute al virus HIV. 29Settembre
Posted by J.C. Falkenberg at 1:21 PM |
Quanti spifferi nel PdL
Posted by J.C. Falkenberg at 1:17 PM |
Barack, impara da Clemente (Mastella)
Secondo l'ultimo sondaggio di Pew Research, il 62% dei cittadini americani (contro il 33%) pensa che lo “stimulus” non abbia avuto alcun effetto positivo sull'occupazione. Di questa opinione sono il 79% dei repubblicani, il 69% degli indipendenti e il 42% dei democratici. (The Right Nation)
Posted by Unknown at 10:41 AM |
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mercoledì, aprile 28, 2010
Salvataggio greco, autolesionismo europeo
Un salvataggio senza una ristrutturazione del debito che scarichi parte del costo sui creditori di Atene sarebbe il peggior segnale possibile per l'Europa.
martedì, aprile 27, 2010
S&P taglia il merito di credito della Grecia a BB+
La Grecia è ufficialmente un junk bond: Standard & Poor's ha declassato Atene a BB+ , allo steso livello di nazioni "emergenti" come la Turchia. L'accesso alla liquidità Banca Centrale per le banche greche rischia di essere compromesso, dato che non si possono dare in garanzia titoli di questo tipo.
Asta Bot , la paura greca arriva in Italia?
Brutte notizie dall'ultima Asta Bot, appena coperta . Mentre di norma la domanda supera notevolmente l'offerta, questa volta è stata a malapena superiore all'ammontare a disposizione.
E' arrivato il momento di preoccuparsi per un contagio greco? Non esattamente. La paura per gli eventi in Grecia riduce la domanda estera per strumenti di debito delle nazioni meno solide in Europa, ma l'Italia è , in un certo senso, la migliore delle nazioni peggiori; questo non implica scetticismo sui conti italiani, ma una più generica avversione al rischio nei momenti più acuti di una crisi. Il segnale è negativo, ma non tragico né imprevisto.
D'altro canto, i rendimenti quasi a zero non invogliano certo ad investimenti massicci in reddito fisso: il problema ha colpito persino la Germania, dove l'ultima asta bund è andata male a causa dei miseri rendimenti assoluti.
Posted by Unknown at 2:32 PM |
La condanna dei maestrini importati
Chiunque è libero di cambiare idea, ma molti di coloro che sono passati da destra a sinistra hanno hanno cambiato bandiera senza cambiare mentalità: hanno portato con loro, più o meno consciamente, i difetti congeniti nella cultura collettivista nella quale sono cresciuti. Ziggurat li definisce giustamente maestrini dalla ex penna rossa in un post tutto da leggere; sono la condanna della nostra parte politica nel medio e lungo periodo: non hanno alcun incentivo a lasciare rifiorire la cultura liberale e conservatrice, ma a trapiantare a destra la malapianta socialista.
Posted by Unknown at 10:57 AM |
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Province inutili? Anzi, facciamo una nuova regione : la Romagna
Mentre si discetta di province da abolire, la Lega ed uno spezzone di PdL alzano il tiro e propongono addirittura la creazione di una nuova Regione: la Romagna. Ci sia consentito il sospetto che l'eventuale secessione non sarebbe a costo zero.
Posted by Unknown at 10:12 AM |
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Gino, sono ancora partigiani?
I Talebani attaccano una scuola , a colpi di gas asfissiante. Ci piacerebbe sapere cosa ne pensa Gino Strada, ma soprattutto cosa ne pensano i partigiani italiani nella Seconda Guerra mondiale, visto che Strada ne abusa il nome per difendere barbari di questo genere.
Posted by Unknown at 9:13 AM |
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lunedì, aprile 26, 2010
Se Putin è liberale, Fini è Cavour
Gianfranco Fini non è mai stato un liberale DOC, ma ci chiediamo che razza di liberale stia diventando Silvio Berlusconi, se si rallegra di avere Vladimir Putin come docente dell'Università del pensiero liberale. Un liberale come l'antisemita e protezionista Zhirinovsky, probabilmente: di nome, ma non certo di fatto.
Hat tip: Phastidio, La Sentinella
Posted by Unknown at 5:28 PM |
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La cattiva lezione del salvataggio greco: solo i peggiori verranno aiutati
Un altro antisemita alla corte di Obama
Aggiungiamo James Jones, consigliere per la sicurezza nazionale, all'elenco di membri o aspiranti membri dell'enoturage di Obama con un punto di vista molto chiaro sugli ebrei: una manica di avidi commercianti. Perlomeno Jones non nega l'Olocausto, sostiene la necessità di eliminare Israele dalla cartina geografica o lo compara al Sudafrica dell'apartheid, ma si limita a cominciare un discorso sul Medio Oriente con una barzelletta a tinte antisemite. E' un miglioramento, dalle parti della corte di Barack, dove certe razze e certe religioni sembrano essere molto, molto più uguali di altre: ricordiamoci le reazioni inferocite della Casa Bianca per episodi molto meno gravi di questo.
Forse lo stato dell'Arizona avrebbe dovuto sostenere che la sua nuova legge sugli immigrati era diretta agli ebrei e non agli ispanici, se la sarebbe probabilmente cavata senza problemi.
venerdì, aprile 23, 2010
Umberto Bossi minaccia un nuovo ribaltone
L'intervista di Umberto Bossi non brilla per chiarezza, salvo che per gli insulti a Fini e l'annuncio dello sganciamento dal PdL. Basta poco per rinverdire i fasti del ribaltone e ringraziare della desistenza di fatto al Nord.
Le parole di Bossi al Corriere, una volta ripulite dalla propaganda pseudofederalista, sono inequivocabili: caro Silvio, grazie di averci lasciato campo libero al Nord e di avere azzerato l'opposizione interna. Adesso che non ci servi più e che non sei più una minacci aletale, siamo pronti a sostituirti con il PD, in modo da poterlo cannibalizzare, come abbbiamo cannibalizzato anche il PdL, ormai troppo debole per smascherare agli elettori la nostra sbandata a sinistra:
Saremo soli - conclude il leader leghista - senza Berlusconi. Berlusconi quindi diventerà il vero e unico baluardo anticomunista del Paese e prevedo che raccoglierà molti consensi.E , nel caso qualcuno se ne accorgesse, ecco che il Senatùr riparte con il secessionismo:
"Finita la stagione del federalismo, un concetto abbandonato, dobbiamo iniziare una nuova stagione, un nuovo cammino del popolo padano. Purtroppo oggi non ha più senso parlare di federalismo alla nostra gente che potrebbe sentirsi tradita da ciò che non siamo riusciti a fare. Una nuova strada ci aspetta e sarà una strada stretta, faticosa, difficile ma che potrebbe regalarci enormi soddisfazioni"
Posted by Unknown at 4:03 PM |
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Ottima analisi dello stato dell'arte del PdL in un'ottica di medio periodo su Ventinove Settembre.
La chiosa è la parte che qui si preferisce, ma consigliamo la lettura integrale
è facile fare intellettualmente meglio della nostra classe dirigente, essendo dei matusalemme senza né idee né principi. Il difficile è fare in modo che queste idee vengano poi realizzate, cosa che purtroppo richiede o l'eliminazione del potere, quando impedisce la realizzazione di queste idee, o il suo utilizzo per realizzarle, cosa che è possibile solo se l'elite di potere pensa che quelle idee siano nel suo interesse. L'Italia si sta avvicinando al punto in cui le cose si faranno così gravi che le elite avranno interesse a fare qualcosa di intelligente - contro le loro naturali attitudini - pure di conservare il sistema che ne garantisce la sopravvivenza. Questo non è liberalismo (la soluzione, anche solo parziale, del problema del potere), ma è reaganismo/thatcherismo: che in un paese in via d'estinzione è sempre meglio di niente.
Posted by Unknown at 3:46 PM |
Il popolo lo serve tua sorella
Vorremmo tanto conoscere il background dello sciagurato ghostwriter pidiellino che ha inserito la frase "servire il popolo" nel documento Pdl di ieri, uno slogan prontamente ripreso dal Corriere della Sera. Ci piacerebbe poter dire che lo slogan più celebre del genocidio maoista sia stato ripreso con perfidia dai titolisti del Corriere per tirare una frecciatina ad un partito in teoria di destra, ma profondamente infettato dai peggiori cascami della sinistra, ma temiamo che sia semplicemente passato inosservato.
Rimane il fatto che, con destrorsi così ( o così, o così), l'egemonia culturale della sinistra non ha purtroppo nulla da temere: a destra si continuano a barattare pochi anni di sottogoverno in cambio della lobotomizzazione d'intere generazioni.
Posted by Unknown at 2:27 PM |
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Amnesia della memoria storica
Update: Qui un'opinione meno ironica dell'intervista di Bossi.
Posted by Unknown at 2:20 PM |
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giovedì, aprile 22, 2010
Belle speranze
Obama: «Ci sarà una nuova crisi senza la riforma finanziaria» . Avrebbe potuto anche dire ch e"ci sarà un altro uragano senza una riforma delle assicurazioni danni", avrebbe avuto lo stesso senso logico.
Liquefazione greca
Finale di partita per la Grecia? I tassi a due anni toccano il 9.75% , il nuovo bond a 5 anni greco rende ormai sopra al 9% sulle notizie delle ultime rivelazioni sul baratro fiscale greco. Si avvicina il momento in cui i governi europei dovranno decidere: gettare altro denaro nella fornace ellenica, o accettare finalmente che la manipolazione delle regole di Maastricht e dei mercati non può più nascondere la realtà dell'insolvenza greca, diretta conseguenza di scelte politiche.
In tutto questo, ci preme ricordare che nelle scorse settimane gli speculatori e i malefici trader di CDS non hanno scommesso su una crisi, ma al contrario hanno chiuso le posizioni corte, rivelando una volta di più la futilità delle teorie del complotto tanto amate dai socialisti di destra e di sinistra. Il grafico sottostante indica l'ammontare di posizioni corte chiuse fra il 5 ed il 9 di aprile:
In realtà , non ci sarebbe neppure stato bisogno di monitorare i dati di DTCC. Uno studio del BaFin, l'autorità di vigilanza tedesca, aveva già evidenziato come sia i volumi che le posizioni aperte sui CDS fossero una percentuale trascurabile, rispetto a ai movimenti sul tradizionale mercato dei titoli di Stato.
Allora come oggi, il crollo attuale è tutto attribuibile a chi ha titoli greci in portafoglio e deisdera disfarsene. Speriamo che nessun eurocrate francese si faccia venire in mente di vietare di vendere quello che si è comprato da un governo: oltre al danno, anche la beffa no, per favore.
Qui si è convinti che non si prenderanno iniziative chiare: se dovessimo scommettere, lo faremmo su di un piano di salvataggio che metta una toppa temporanea ai problemi di liquidità di Atene, rimandando alle calende greche ogni soluzione politicamente fastidiosa. Il calendario elettorale tedesco potrebbe creare complicazioni, ma Francia e Germania non vogliono assumersi la responsabilità di scoperchiare il verminaio delle propprie responsabilità passate. L'attuale innalzamento dei tassi sta paradossalmente facendo il gioco di Atene, che può sostenere la favoletta di una crisi di cui sarebbe vittima e chiedere l'aiuto europeo, che in teoria potrebbe scattare soltanto di fronte all'impossibilità greca di finanziarsi sul mercato. Et voilà.
Posted by Unknown at 1:49 PM |
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mercoledì, aprile 21, 2010
Ma quale rIforma finanziaria USA
Posted by J.C. Falkenberg at 4:23 PM |
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Montezemolo scalda i motori?
IN attesa di sapere se lo spin off di FIAT sarà un'ardita mossa di creazione di valore o l'ennesimo pacco rifilato a banche e risparmiatori, una cosa è certa: Montezemolo ha le mani più libere per alzare il proprio profilo politico. Speriamo trovi un bravo Marchionne anche in quest'ultimo campo, perché la sua storia da manager è simile a quella di Lapo Elkan senza i trans.
Posted by J.C. Falkenberg at 9:17 AM |
Labels: Montezemolo , PD , Udc
lunedì, aprile 19, 2010
Libertiamo, Fini e la deriva leghista
Per concludere, è da sottoscrivere in pieno il suggerimento di Antonluca: per chiarire quale sia la radice del problema per l'intero PdL, al di là di Fini, basterebbe rileggersi il programma del 1994 e provare a rtenerlo a mente, nel futuro prossimo.
Posted by Unknown at 2:16 PM |
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Cameron, un Fini di successo?
Posted by Unknown at 12:17 PM |
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Copy & Paste giacaloniano
Letto sottoscritto e copiaincollato:
Come è possibile, allora, che un sistema così vuoto non crolli? Regge, finché regge, perché l’Italia è ricca. E perché Berlusconi è stato capace di dare un’interpretazione originale dei tempi e della situazione, offrendo a tutti, e principalmente agli avversari, una ragione per continuare a esistere. Credo noi si abbia ancora molte forze, da mettere in gioco, ma ce le giochiamo, se non si esce da questo stagnare di furibonda inconcludenza.
Gianfranco Fini ha delle ragioni, dalla sua parte. Anche nei sistemi presidenziali, anche in quelli spiccatamente leaderistici, la politica è il frutto del sommarsi d’idee e sensibilità diverse. La ricerca culturalmente libera, come anche l’iniziativa politica indipendente (ma coerente), devono essere viste come un bene, non come un fastidio. Una forza politica non può non avere sedi di collegialità e discussione. Ma ha accumulato anche torti non indifferenti. Non puoi passare mesi a far solo il controcanto, non puoi pensare di differenziarti su tutto, non puoi concentrarti nella gara a una successione che non c’è e non ci sarà, non puoi pensare di spingere il trasformismo al punto di smentire te stesso su quasi tutto, indossando i panni dell’opposto. Essersi accorto che Mussolini non era il più grande statista del secolo e che le leggi razziali furono un’infamia vergognosa è cosa buona e giusta, ma continuare a cercare di scandalizzare i radicali per eccesso di disinvoltura libertaria rischia di buttare tutto in farsa.
Lo scontro fra Berlusconi e Fini terrà banco ancora per un po’, ma è meno interessante e rilevante di quel che appare. Il tema vero è: porre fine all’agonia e restituire effettività ai ruoli e poteri istituzionali. Non sembra vi sia la consapevolezza di questa necessità, e il cielo non voglia che, in queste condizioni, i morsi della crisi rivelino a troppi che la nostra ricchezza non è un diritto acquisito nascendo nella parte giusta del mondo, ma un risultato conquistato con il rischio, il lavoro e il buon governo.
Posted by Unknown at 11:53 AM |
Vigilanza bancaria: i pompieri con il napalm
(continua)
Posted by Unknown at 10:40 AM |
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venerdì, aprile 16, 2010
Vianello e i doppi standard della sinistra
Posted by J.C. Falkenberg at 10:33 AM |
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Tasse, gli USA somigliano sempre più all'italietta
Il 15 aprile era la data ultima per la presentazione dell'equivalente statunitense del nostro 730 e le cose stanno andando di male in peggio. Anche senza considerare il livello assoluto della tassazione, la pura complessità del codice tributario rivaleggia con quello italiano: secondo The Economist, è passato da 400 pagine nel 1913 alle 70mila attuali. L'ottanta per cento della popolazione è costretto a ricorrere ad un aiuto professionale, includendo il capo dell'IRS, l'agenzia federale delle entrate. Il Presidente Obama, che ha promesso di semplificare il codice fiscale, ha appena creato un'intera nuova sezione da compilarem come corollario alla controversa riforma sanitaria.
Mal comune, in questo caso, non è mezzo gaudio, ma solo l'ennesimo segnale del rischio che gli USA si incamminino sulal strada italiota.
Posted by Unknown at 10:16 AM |
Fini giusti, strategia e tattica miserrimi
Qui si è sempre stimato e difeso Gianfranco Fini, senza mancare di criticarlo per alcune sue sbandate. La sbandata di ieri, tuttavia, sembra fuori misura, sempre che le indiscrezioni siano corrette. Non tanto per la sua durezza, ma per i suoi motivi: il governo Berlusconi ha sinora tradito la promessa di una riforma liberale del ruolo dello stato, ma Fini sembra avere eletto a cavallo di battaglia soprattutto tematiche care alla sinistra e di importanza relativamente minore, quali quelle cosiddette "etiche", oltre ad aver lanciato quella che sembra essere una pura guerra personale. Bene sintetizza Il fazioso, quando sostiene che sono la strategia (e la tattica, agigungerei io) ad essere sbagliate, non le critiche di Fini di per sé:
"Immaginiamo Fini aprire crepe puntando su riduzione tasse, liberalizzazioni, privatizzazioni, meno burocrazia, via le caste, riduzione dei costi della politica con l’abolizione delle province ecc Si sarebbe preso metà dell’elettorato del Pdl in poco tempo e sarebbe popolarissimo…. Un errore incredibile di avvicinamento alla rottura."Il rapporto parassitario della Lega nei confronti del PdL va sicuramente messo in luce, ma l'elettorato lo avrebbe capito di più se fosse stato inquadrato in un'ottica linerale di destra: puntando ossia il dito sullo slittamento a sinistra della Lega, sulla sua fame di poltrone, il suo neoconsociativismo ed il tradimento del suo elettorato in tema di tasse e liberalizzazioni adesso che può godere dei frutti del potere. La semplice acredine antibossiana svilisce invece l'intero dibattito ed impedisce ai cittadini di comprendere il nocciolo del problema, ammesso e non concesso che il nocciolo sia questo: ricordiamoci il ruolo di freno sul fronte liberale che ebbero AN e l'UDC nel precedente governo Berlusconi.
Posted by Unknown at 9:57 AM |
Labels: Gianfranco Fini , PdL , Silvio Berlusconi
giovedì, aprile 15, 2010
La vera lezione del decreto salvaliste
La totale disattenzione alla tecnica della politica si è ritorta clamorosamente contro il premier: il decreto salvaliste, su cui Berlusconi si era speso personalmente non è passato alla Camera.
Il risultato, più che di uno sgambetto, sembra dovuto ad un'evidente incompetenza da parte dei capigruppo: basterebbe fare i conti e imporre maggiore disciplina, ma evidentemente qualcuno, a Montecitorio, tratta la carica di capogruppo come una sinecura senza alcuna reale funzione. E' inaccettabile che Fabrizio Cicchitto si ricordi dei suoi doveri di capogruppo parlamentare con due anni e mezzo di ritardo e che si ricordi soltanto adesso di dovere imporre disciplina. Suona anche meschino che si cerchi di addossare tutta la colpa su Bocchino, supplente in assenza di Cicchitto: è implausibile che i parlamentari ragionino come un branco di studentelli, che fa chiasso quando c'è il supplente e non il professore di ruolo. Nel caso lo facessero, ci si dovrebbe chiedere perché pensano di poterlo fare impunemente: forse perché sono abituati a farlo, visto l'andazzo corrente, dettato dallo stesso capogruppo che adesso fa la voce grossa?
Ben vengano la gogna pubblica e l'esclusione dalle liste dei parlamentari assenteisti, ma siamo due anni in ritardo: il governo è finito in minoranza troppe volte, per illudersi che si tratti di un caso isolato. Insieme all'immondo pasticcio sulle candidature, sembra più la dimostrazione di una colpevole di attenzione alla qualità dei quadri dirigenti del partito. Ci sono ancora due anni e mezzo per dimostrare che ci sbagliamo, ma non vorremmo aspettare tanto a lungo.
Posted by Unknown at 2:08 PM |
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mercoledì, aprile 14, 2010
Zaia il ciociaro: Al 24ore Riottizzato saltano anche geografia e cronaca
al Sole 24Ore , i tagli e il riallineamento ideologico del compagno Gianni si cominciano a sentire. Prima abbiamo avuto edizioni domenicali degne dell'inserto culturale del Manifesto, poi difese a spada tratta di Gino Strada spacciate per reportage. Adesso, ci godiamo un trafiletto nel quale Luca Zaia diventa governatore del Lazio.
Lapsus freudiano o semplice, crassa ignoranza? In fondo si sa che, per lorsignori, chiunque non sia compagno è fascio per definizione.
A small reply
Un modesto commento al post di Oscar Giannino, che parte con le migliori intenzioni, ma mi sembra arrivi semplicemente a sanzionare la solita, trita linea sulla crisi: intanto salviamoli, poi vi promettiamo che da oggi cambierà tutto. Sappiamo quanto cambia, ossia nulla.
Il problema tedesco è che si sono comportati come dei levantini, ossia nel modo approvato da questo articolo.
Ragionando soprattutto come nell'ultimo paragrafo, non sarà mai tempo di lasciare chi sbaglia al proprio destino; per colpa di questa stessa mentalità si è lasciato che il Trattato di Maastricht fosse reso lettera morta dalle violazioni di tutti i paesi membri, ponendo le basi per la speculazione sulla Grecia. La speculazione al rialzo, intendo, in atto da 15 anni, non quella al ribasso, di cui si parla soltanto perché impedisce alla classe politica di avere la botte piena e la moglie ubriaca.
Potrà sembrare un paradosso, ma coloro che hanno scommesso contro la Grecia non sono gli speculatori: sono gli unici che hanno espresso una posizione basandosi sui fondamentali economici. I veri speculatori sono coloro che hanno scommesso sulla retorica politica. Per dieci anni, infatti, nessuno si è mai preoccupato della speculazione di coloro che hanno acquistato debito greco ad ogni prezzo, scommettendo sulla dimostrata codardia dei politici, incapaci di prendere decisioni dolorose sino a quando non è troppo tardi.
E' stato questo ragionamento che ha creato la bolla sui titoli di stato della periferia europea, se di bolla si può parlare. Dal punto di vista degli acquirenti, è perfettamente razionale: infatti, il Pantalone tedesco adesso è costretto a pagare per i propri errori ed il lassismo nell'imporre disciplina di bilancio. Salvare la Grecia non aiuterà nessuno: permetterà soltanto di continuare a fingere che tutto vada per il meglio, sino all'ennesima crisi.
Esiste un unico modo per far fare al mercato il proprio lavoro: lasciarglielo fare, da subito. Altrimenti, torneremo sempre in situazioni simili a quella che stiamo vivendo adesso.
lunedì, aprile 12, 2010
Il salvataggio greco è una condanna per l'Europa
Non si vuole discutere qui delle obiezioni di principio o giuridiche al salvataggio greco. Lasciamo da parte i dubbi sull'esplicito divieto da parte della BCE di salvare un governo inadempiente; non discutiamo dell'equità di un accordo che imporrà ai tedeschi, che vanno in pensione a 67 anni e reduci da un decennio di moderazione salariale, di salvare i dipendenti pubblici greci, felici pensionati a 61 e responsabili di una esplosione della spesa pubblica ed assistenziale degna di una cleptocrazia del Terzo Mondo.
Immaginiamo la lezione che ne trarranno Irlanda e Spagna: gli irlandesi hanno applicato rigorose politiche di risparmio e taglio dei costi, gli spagnoli al momento stanno sperperando decenni di prudenza fiscale. Se la ricompensa per la rettitudine di bilancio è quella di ritrovarsi a pagare per gli altri e se basta fingere di contribuire al salvataggio di un altra nazione in difficoltà per potersi comprare l'immunità da ogni sanzione, perché sforzarsi? Perché non trasformarsi tutti in piccole Atene, aspettando che Berlino alla fine, paghi il conto?
La disciplina di bilancio di Maastricht è probabilmente uno dei pochi risultati inequivocabilmente dell'intera costruzione europea: ha costretto sino ad ora delle classi politiche incapaci di disciplina a limitare ruberie e l'acquisto di voti senza rovinare in maniera irreparabile i propri sudditi, pardon contribuenti, in maniera suicida. Da questo momento in poi, è chiaro che abbiamo scherzato, con buona pace degli sforzi italiani per non sbracare e di quelli tedeschi per mantenere un minimo d'ordine. Non che questo faccia particolare differenza per la Grecia: lo spreco in spesa pubblica, e assistenzialismo anziché in infrastrutture e riforme, delle condizioni uniche generate dall'euro degli ultimi dieci anni rende quasi inevitabile una ristrutturazione del debito, o un crollo delle condizioni di vita. Il dubbio è soltanto sulle modalità in cui questo avverrà e quanta parte di tali costi verranno fatti sopportare ai contribuenti di altre nazioni, invece che ai greci che si sono goduti la festa.
Posted by Unknown at 2:56 PM |
Labels: BCE , Grecia , unione europea
Fannie Mae e Freddie Mac, l'eredità di Clinton avvelena Obama
Due delle vittime più illustri, ma in un certo senso più prevedibili , della crisi finanziaria sono state Fannie Mae e Freddie Mac, i due giganti parastatali dei mutui, affondati sotto il peso delle perdite accumulate; la garanzia governativa implicita ha permesso per anni alle due agenzie di finanziarsi a tassi simili a quelli governativi ed impiegare questi fondi per acquistare mutui, distorcendo in maniera rilevante il mercato e fornendo un sussidio implicito che ha giocato un ruolo rilevante nella bolla immobiliare.
Su Pajamas Media è uscito oggi un pezzo interessante sulle modalità con cui l'amministrazione Clinton utilizzò il consiglio d'amministrazione di Fannie Mae e Freddie Mac come parcheggio per amici e sostenitori. Il problema è che alcuni di questi sono attualmente alle dipendenze di Barack Obama, a partire da Rahm Emanuel, capo di gabinetto del Presidente. Il risultato è che ogni driforma delle due GSE incontra un muro di gomma.
Per fare un breve elenco:
- Rahm Emanuel, capo di gabinetto di Obama, ex responsabile della raccolta fondi della campagna elettorale di Clinton, poi suo senior adviser. Fu fra i principali sostenitori del progetot di riforma sanitaria che quasi affondò la prima presidenza Clinton. Ha ricevuto 320mila dollari per essere stato consigliere d'amministrazione di Fannie Mae per 14 mesi.
– Dennis DeConcini, ex senatore degli Stati Uniti, accusato di corruzione in relazione allo scandalo bancario delle Savings and Loans nel 1989; il comitato etico del Senato stabilì ch esi era comportaot in maniera impropria ed avevano abusato della propria posizione per interferire nelle operazioni della Federal Home Loan Bank Board, l'autorità di vigilanza; non venne mai tuttavia deferito al tirbunale ordinario. Bill Clinton lo ricompensò per il suo appoggio nominandolo consigliere d'amministrazione di Freddie Mac.
– Jamie Gorelick, amica intima di Hillary Clinton. Gorelick, avvocatoo venne nominata nel consiglio di Fannie Mae, e si licenziò nel 2003 , per essere assunta lo steso giorno da WilmerHale, lo studio legale che rappresentava la società.
– Harold Ickes, definito “l'uomo della spazzatura di Bill Clinton” perisno dalle pagine del progressista New York Times. Vicecapo di gabinetto, implicato nello scandalo in cui Clinton venne accusato di avere illegalmento accettato denaro da stranieri e di aver venduto l'accesso alla Casa Bianca al miglior offerente. Ickes si assunse tutta la responsabilità.
– Jack Quinn , il capo di gabinetto di Al Gore.
- Neil Hartigan, ex proocuratore generale dell'Illinois.
– Maynard Jackson, il sindaco democratico di Atlanta.
– Jose Villarreal, vicedirettore della campagna presidenziale del 1992 di Bill Clinton e "sneior adviser" di Hillary Clinton nella sua campagna per l anomination presidenziale del 2008.
– Garry Mauro, il fedelissimo dei Clinton in Texas , nominato dopo aver perso le elezioni a governatore dello Stato contor George W. Bush.
– William Daley, fratello del chiaccherato sindaco di Chicago Richard Daley Jr. e figlio del famigerato Richard Daley Senior; presidente della campagna presidenziale di Al Gore , segretario al commercio di Clinton , consigliere del team di transizione del President eObama.
Nessuno di loro ha alcuna competenza specifica in materia finanziaria. Nessuno di loro ha mai avuto alcun sentoore del marcio che si annidava nelle GSE, ma tutti hanno compreso i vantaggi, elettorali ed assistenziali , del programma.
Non si vuole qui negare la responsabilità enorme del partito repubblicano: per otto anni, Bush ed il leader parlamentari hanno permesso che le proposte di riforma rimanessero lettera morta e , soprattutto, non hanno mai toccato il feudo deocratico che le GSE erano diventate. Le centinaia di milioni di dollari che Fannie Mae e Freddie Mac hanno generosamente versato nelle casse della classe politica sono andate quasi completamente al partito democratico, ma sospettiamo che qualche rivolo abbia trovato la via dei repubblicani che hanno insabbiato i ripetuti tentativi di cambiare lo statu quo prima che fosse troppo tardi.
Posted by Unknown at 12:07 PM |
Labels: Fannie MAe , Freddie Mac , Obama
venerdì, aprile 09, 2010
La Grecia arriva alla crisi bancaria?
I dati sull'evoluzione dei depositi bancari in Grecia sono preoccupanti: sono in calo e il calo sta accelerando, in una "corsa agli sportelli" silenziosa. Sino ad ora, il buco derivante dalla differenza fra i depositi e i prestiti erogati dalle banche è stato colmato dalle operazioni con cui la BCE ha pompato liquidità in tutto il sistema bancario europeo, tamponando il problema. Tuttavia, le banche nel resto dell'Eurozona hanno incrementato la quota dei depositi sul totale delle fonti di copertura, riducendo il ricorso al mercato dei capitali; le banche greche, invece, stanno perdendo depositi ed insieme non riescono ad emettere obbligazioni. La BCE (tramite la Bank of Greece, la Banca Centrale Nazionale) è di fatto la loro unica fonte di liquidità, come si evince anche dal grafico qui sotto:
mercoledì, aprile 07, 2010
Forza Volpe
"Questi i dati ,nudi e crudi: -40% di audience nel primo trimestre 2010 per CNN con un picco di -42% per lo show dell’anchorman con le bretelle.Contestualmente il pirotecnico Beck incrementa del 50% gli ascolti della sua striscia quotidiana mentre Hannity sfonda quota 2 milioni di telespettatori."
Posted by Unknown at 2:20 PM |
Labels: CNN , FOX , mediaset , Rupert Murdoch
Vi ricordate l'Islanda?
Posted by J.C. Falkenberg at 9:52 AM |
Labels: crisi finanziaria , Islanda
venerdì, aprile 02, 2010
giovedì, aprile 01, 2010
Lega: libertaria ieri, balena verde oggi, laburista domani?
Posted by J.C. Falkenberg at 5:27 PM |
Labels: Lega , Silvio Berlusconi , Umberto Bossi
mercoledì, marzo 31, 2010
particelle regionali
Avrei voluto scrivere una sintesi, ma il90% del lavoro lo ha già fatto Simone. Si possono aggiungere soltanto due cose: la prima è che bisognerà capire quanto la Lega sia ancora un partito di destra, prima di subappaltarle definitivamente il Nord Italia, con o senza Lombardia. LA seconda è che il PD non riesce a vincere, neppure quando ha ottimi candidati e quando il PdL fa di tutto per fare harakiri. A sinistra pagando caro, ma non stanno ancora pagando tutto.
Posted by Unknown at 7:30 AM |
lunedì, marzo 29, 2010
L'integralismo cattolico gareggia con quello musulmano
Non c'è solo l'integralismo islamico: per reazione, ecco l'integralismo cattolico ...
Molti militanti laici, giustamente, sorvegliano da vicino l'integralismo islamico. Ma non bisogna dimenticare, con il pretesto che è meno visibile, l'integralismo cattolico che rischia di porre dei problemi maggiori tra qualche anno, già per il fatto che potrebbe bene allearsi con l'islam radicale.
Molto attivo in Francia, l'integralismo cattolico si sta espandendo a tal punto che la televisione svedese, paese dove i cattolici sono meno del 5%, si allarma di un processo di conversione all'integralismo cattolico dei giovani svedesi cresciuti in ambienti atei. I cattolici integralisti sono circa 120.000 in Francia, ma la loro proporzione tra i cattolici praticanti è stata moltiplicata per 20 in quarantanni passando da 0,5 a 10%
Gli integralisti cattolici hanno calcato i loro metodi su quelli dei musulmani e si assiste ad un processo di « alienazione » inverso a quello delle comunità immigrate. Mentre la prima generazione di integralisti cattolici (1970) era talmente integrata nella società che reclutava essenzialmente nella grande borghesia, la terza generazione ha più punti in comune con gli ambienti islamisti rispetto al resto della popolazione francese che è giusto chiedersi se ne fa ancora parte!
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Posted by Unknown at 11:29 AM |
Labels: Cattolici , Fondamentalismo , Islam
La propaganda obamiana sul 24 Ore
Forse è vero che La minaccia ad Obama parte dal Texas, ma di certo la sua elencazione dei padri nobili delle "due americhe" in guerra è profondamente errata e di parte.
Così Claudio Gatti, del Sole 24 Ore:
Tra l'Atlantico e il Pacifico, oggi più che mai esistono due Americhe. C'è l'America di Barack Obama e di Nancy Pelosi, rispettivamente figlio di un keniota e nipote di un abruzzese, che è quella che ha riformato il sistema di assicurazione sanitaria e ha come modelli Thomas Jefferson, Franklin Delano Roosevelt, i Kennedy (da John a Ted) e Martin Luther King Jr.
E c'è quella che ama presentarsi come la "real America" fatta di gente dai cognomi più tradizionali e che nella riforma vede un ennesimo passo nel processo di socializzazione dell'economia nazionale imposto da una classe politica corrotta e senza più alcun vincolo, né genetico né culturale, con i padri fondatori del paese.È l'America platealmente cristiana, che ha come miti politici il leader dell'esercito confederato Thomas " Stonewall" Jackson, Ronald Reagan e Newt Gingrich, e si sente rappresentata dalla Moral Majority e dalla National Rifle Association, la lobby delle armi da fuoco.
[...]Via anche Thomas Jefferson, uno dei padri fondatori del paese che nel 1801, da presidente, introdusse il concetto della separazione tra Stato e Chiesa con la sua interpretazione del primo emendamento della Costituzione
Gatti prende una delle frange più lunatiche della destra americana e la eleva a paragone per l'intero movimento, arrivando a contraddirsi, oppure a dimostrare una discreta ignoranza di ciò che sta a destra dei socialdemocratici che si spacciano per "liberal" . Thomas Jefferson è un'icona dei libertari e dei conservatori americani, a causa della sua strenua opposizione allo stato centralista ed all'invadenza governativa nella sfera personale; Jefferson è stato un eroe sia per Ronald Reagan sia per Newt Gingrich, deifniti da Gatti stesso i "miti politici" di quelli che lui nomina come i "portavoce" dell'America profonda, impiegandoli per descrivere metà dell'America come una banda di bifolchi creazionisti. La realtà è che, per quanto religiosi siano, pochissimi americani contestano la posizione di Jefferson sulla separazione fra Stato e Chiesa, una posizione che non è fra l'altro per nulla eccezionale fra i Padri Fondatori. Ci dispiace per Claudio Gatti, ma evidentemente ha letto troppo a lungo il New York Times , versione americana di Repubblica, invece di svolgere il proprio mestiere d'inviato. Il fatto che si permetta di paragonare Ted Kennedy a Roosevelt o a Jefferson getta molta più luce sui suoi pregiudizi, che su quelli dei repubblicani che vorrebbe infangare. Speriamo di non dover socprire che l'articolo è l'ennesimo copia e incolla dell'ennesiomo articolo di propaganda tipico dle New York Times nei suoi momenti peggiori.
Posted by Unknown at 10:25 AM |
Labels: Media , Propaganda , Sinistra
venerdì, marzo 26, 2010
Regionali: La Lega riesce ad essere più statalista del PD
I programmi dei candidati, quando presenti, danno insomma ragione a Bossi quando parla di Lega "del popolo" . Nel senso di partito degno del Fronte Popolare: la Lega è ormai più statalista ed assistenzialista del PD e le sue politiche di spesa implicano una spirale del debito oppure una ripetuta rapina fiscale ai danni dei ceti produttivi. Se la cosa va bene a Maroni e Bossi, ex-sinistri, stupisce che qualcuno ancora s'illuda che il partito padano sia antitasse ed antistatalista. Quando li sentite urlare "basta tasse ", non significa che ne pagherete di meno: significa che le pagherete alla Casta Lumbard, dalla Trota Renzo Bossi in giù, invece che a Montecitorio. Non ci pare un gran cambiamento.
Posted by Unknown at 4:36 PM |
Labels: Bossi , Lega , Statalismo
Grecia, il salvataggio: poco bastone, molta carota, probabile insuccesso
Da un lato, i paesi membri dell'Unione Europea si sono accordati su di un piano per garantire una rete di sicurezza nel caso Atene non riuscisse più ad accedere al mercato dei capitali. Al contrario di quanto riportano alcuni media tradizionali non sono previsti prestiti immediati, politicamente impossibili per la Germania sino a Maggio. I governi europei si sono invece impegnati in una garanzia: presteranno denaro tramite prestiti bilaterali, insieme al FMI, qualora il mercato dei capitali non sottoscrivesse più i bond greci. Quello che nessuno ha voluto chiarire sono i dettagli vitali del piano, a partire dalle condizioni per le quali scatterebbe la garanzia e le concessioni che Atene dovrebbe fare per essere salvata.
Secondo le dichiarazioni tedesche, non vi sarà necessità di prestiti fino a quando i mercati continueranno a prestare denaro ad Atene: non importa quanto onerose le condizioni e le cedole che la Repubblica Ellenica dovrà pagare, la garanzia è, secondo Berlino, da impiegare soltanto in casi disperati. Si vedrà fra poche settimane se la disciplina tedesca funzionerà oppure se farà la fine dei criteri di Maastricht, spesso disattesi nel silenzio generale.
Ricordiamo che non sarebbe difficile, per il governo greco, far scattare le garanzia. Il ministro delel finanze da qualche giorno ha già smesso di parlare di sopravvivenza ed è passato invece a lamentarsi dei tassi d'interesse che la Grecia deve pagare, a suo dire troppo onerosi. Se il ministero del Tesoro si rifiutasse di pagare i rendimenti richiesti dagli investitori internazionali per compensare il rischio greco, le aste dei titoli di stato elelnici andrebbero deserte ed Atene potrebbe invocare l'esecuzione del piano di garanzia.
Il percorso rischia di essere simile a quello avvenuto per Fannie Mae e Freddie Mac: una serie di garanzie statali che nessuno si aspetta di dover pagare, ma che ala fine hanno obbligato il governo americano ad assumere il controllo delle due agenzie, al costo di centinaia di miliardi di dollari: esattamente il risultato che si voleva evitare.Se la Grecia fosse un'azienda, un simile comportamento porterebbe all'amministrazione controllata, alla ristrutturazione del debito ed al licenziamento dei suoi dirigenti.
Essendo uno Stato sovrano, il commissariamento sarebbe improbabile, lasciando quindi Francia e Germania con un conto salato da pagare e quasi nessun modo per imporre alla Grecia un percorso di risanamento: la retorica nazionalista è già elevata, con il vice primo ministro greco che un mese fa dava dei "nazisti" ai tedeschi, colpevoli di voler imporre condizioni prima di ripagare i debiti contratti da Atene.
Il calendario elettorale tedesco condanna la Grecia?
Posted by J.C. Falkenberg at 8:30 AM |
Labels: Angela Merkel , Germania , Grecia
lunedì, marzo 22, 2010
Obamacare, Bush e la lezione per la politica italiana
I democratici hanno ricercato una soluzione ideologica, estendendo il principio per cui è una burocrazia assistenziale a decidere come debba essere gestito il settore sanitario. Invece di eliminare le distorsioni fiscali e legali per il funzionamento del mercato, si pone un ulteriore strato normativo che, con lo scopo di difendere i pazienti, rischia di crear eulteriori distorsioni. Assicurazioni, società farmaceutiche e dottori sono stati "comprati" con la promessa che i sussidi saranno rilevanti e che avranno a disposizione una nuova platea di persone obbligate ad assicurarsi; i cittadini si sono sentiti dire che non pagheranno nuove tasse e che la qualità delle cure fornite non peggiorerà, anche quando verranno imposti premi assicurativi più bassi; a tutti, che le tasse non aumenteranno, perché vi saranno risparmi rilevanti .grazie all'intervento governativo. Fra qualche anno, tutti gli attori in gioco scopriranno quanto sia saggio fidarsi della promessa di un politico.
La lezione per il centrodestra nostrano è chiara: se vogliamo davvero la "rivoluzione liberale" e riforme ch eci liberino dal peso oppressivo dello stato, queste vanno fatte il prima possibile; altrimenti, il peso degli interessi costituiti trasformeranno ogni partito liberale in una macchina assistenzialista. Questo processo è purtroppo in corso nel PdL, che parte già contaminato da un elevato numero di ex-sinistri che, al primo momento di cirsi, hanno abbandonato la livrea liberale per mostrare i propri autentici colori. Silvio Berlusconi , invece di correre a congratularsi, dovrebbe meditare sulla parabola del predecessore di Obama: il PdL rischia di fare la stessa fine del Partito Repubblicano, se abbandona ciò che lo distingue maggiormente dai propri avversari di sinistra. E' vero che i Repubblicani hanno abbandonato nei fatti l'antistatalismo, diventando un partito assistenzialista e sono sopravvissuti per un'intera legislatura a colpi di favori corporativi, ma il successivo crollo è stato devastante ed improvviso, non appena i democratici hanno trovato un volto pubblico credibile: il GOP non aveva più nulla da offrire che non fosse disponibile anche a sinistra, salvo una sottile velatura retorica pro-mercato.
I vertici della sinistra italiana, invece, stanno festeggiando la vittoria collettivista, in nome del "fine che giustifica i mezzi", come ai bei tempi del PCUS e del sangue nelle strade. iI passaggio della riforma sta avvenendo con stratagemmi al cui confronto i berluscones fanno la figura die dilettanti, ma ovviamente ai nostri democratici interessano soltanto le scorrettezze degli avversari. Ricordiamo che, ad esmepio, per ottenere il voto del senatore del Nebraska la legge garantisce con un codicillo ad hoc l'esenzione dia costi per la riforma per i residenti in quello stato. PEr ottenre iil voto della sinistra, si lascia aperta la possibilità che la mutua paghi l'aborto; per palcare gli antiabortisti, il presidente ha promesso che firmerà un executive order., ossia una circolare amministrativa, che ordinerà ai funzionari pubblici di non rimborsare gli aborti. La procedura con cui si sta cercando di passare la legge è poi di costituzionalità dubbia: il testo del Senato non era accettabile per tutti i democratici alla Camera, ma è necessario evitare la necesità di un secondo voto al Senato, non più blindato per i democratici; il progetto di legge è stato quindi dotato di un "sidecar", un'aggiunta nella quale si concentrano emendamenti e modifiche decise alla Camera, e rimandato in Senato; si spera ch eora siano necessari soltanto 51 voti e non i 60 normalmente richiesti in Senato. Rimarrà celebre il fuori onda di un deputato democratico "Regole? Le regole si fanno man mano che si procede ". I pidiellini sono dilettanti, a confronto di questi contorsionismi costituzionali (sui quali la Corte Suprema si dovrà probablilmente pronunciare). Qualcuno avvisi Bersani, Travaglio e Di Pietro: la loro sensibilità liberale alla santità delle procedure costituzionali potrebbe venire gravemente offesa dal loro idolo. Probabilmente lo sanno già, ma sanno anche che non si può fare la rivoluzione senza spaccare qualche testa, con buona pace degli ingenui che li seguono. L'aggettivo "liberal" appare sempre più una triste ironia, impiegata per definire qualcuno che di liberale non ha più nulla, se non quando gli è comodo per criticare un avversario.
Posted by Unknown at 8:50 AM |
Labels: obamacare , Silvio Berlusconi , USA
domenica, marzo 21, 2010
L'abbiamo fatto capire. Ora dobbiamo capirlo noi stessi
La manifestazione ha mandato un messagio chiaro ai cacicchi della sinistra:Noi ci siamo, e siamo tanti (HT: DAW). Perché , con tutti i difetti che si possa imputare alla destra italiana, ci manca quello di avere perennemente torto e di arrogarci il diritto di riscrivere la storia per nasconderlo dietro un velo di menzogne ed ipocrisie.
Posted by J.C. Falkenberg at 9:49 AM |
lunedì, marzo 01, 2010
A Taiwan nessuno vuole farsi annettere dalla Cina comunista. Come piacerebbe ad Obama.
La presidenza dell'isola può anche essere tornata al rappresentante del partito nazionalista, ma questo non vuol dire che gli elettori di Taiwan vogliano sottomettersi al regime di Pechino ed abbandonare il proprio regime - che non sarà eccessivamente liberale, ma li ha serviti infinitamente meglio della dittatura comunista. La vittoria del Kuomintang nel 2008 aveva illuso la dirigenza del partito di avere un mandato per negoziare legami sempre più stretti con la "madrepatria", mentre il risultato era probabilmente dovuto ai difetti dell'avversario: il partito indipendentista è stato travolto da un'ondata di scandali e corruzione ed aveva già visto indebolirsi il proprio consenso a causa di politiche troppo socialdemocratiche per un elettorato che preferisce il libero mercato. Una conferma della miopia dei nuovi vertici taiwanesi è giunta dalle urne, dove i nazionalisti hanno appena incassato una bruciante sconfitta. Un monito per chi è stato eletto perché il meno peggio ed ha creduto di poter vendere l'isola ai cinesi; un monito anche all'amministraizone Obama, che troppo spesso sembra orientata ad abbandonare Taiwan al proprio destino per compiacere Pechino.
Hat tip: Pajamas Media
