sabato, febbraio 24, 2007

Questi fantasmi. Prodi, Follini, Moro

Era quasi scontato che questa non-maggioranza avrebbe cercato di riformare un non-Governo da rispedire alle Camere, impiegando il pretesto di una (pessima) legge elettorale e di bivaccare fino al 2009: le elezioni anticipate a breve sarebbero state, anche con Veltroni candidato, un massacro elettorale per l'Unione; nonostante a sinistra si blateri in continuazione di abnegazione, si conosce come fare il proprio "particulare" in spregio ad ogni altra considerazione, molto meglio che a destra.
Molto più semplice, quindi, imbarcare l'ennesimo naufrago nostalgico della Balena Bianca, previo atto di abiura , nel quale ci si genuflette all'egemonia trentennale della sinistra, DC o comunista che sia, e si chiede di essere riammessi a godere briciole che cadono dalla tavola alla quale detta sinistra si spartisce la refurtiva.

Marco Follini, alla ricerca di pezze d'appoggio per il proprio tradimento, ha scomodato Moro e l'esperienza del primo centrosinistra. Fini ha giustamente fatto notare quanto il centrosinistra fosse imperniato sul partito più moderato, mentre L'Unione è imperniata sull'ex-PCI e sulla sinistra dossettiana.
Purtroppo, se nel dettaglio ha ragione Fini, Follini è nel giusto dal punto di vista più generale; prima il centrodestra lo comprende, prima la finiremo questa piccola morte culturale nel campo alternativo alla sinistra e cominceremo a vivere fuori dalle catacombe.
Moro era esponente fondamentale dell'ambiente che promosse il primo centrosinistra, una formula che fu la conseguenza di un errore fondamentale, ma allora universale: la presunzione che il futuro sarebbe stato inevitabilmente socialista. L'alternativa era soltanto di tempi e modi, non riguardo all'esito finale: Un errore madornale e gigantesco, nato dall'eclisse della cultura liberale da parte del tribalismo socialista, di destra o di sinistra; ma la stessa CIA promuoveva in quegli anni governi di "sinistra democratica", quale alternativa al socialcomunismo sovietico, diffondendo involontariamente la malattia che cercava di contenere.
Ci volle un'altra generazione o quasi perché parte "Mondo libero" riconoscesse che avevano ragione coloro che affermavano che liberalismo e capitalismo erano l'unica alternativa possibile alla via della schiavitù.

Dico " in parte", perché in Italia tale messaggio non è ancora arrivato: Moro o La Malfa sono forse scusabili per aver errato quasi in buona fede, anche se rimane, ma chiunque si ostini a farvi riferimento ai nostri giorni va messo fra in nostalgici di un errore che ebbe conseguenze tragiche, insieme ai Cossutta di turno. Follini si troverà bene, insieme a Prodi, da quelle parti: come Moro, anch'egli ha preso voti a destra per poi sbandare a sinistra.
Gli Italiani, a cominciare da quelli che di sinistra non sono, dovrebbero smetterla di guardare con nostalgia ad esperimenti che, oggettivamente, sono stati al massimo il male minore. Non accaniamoci su Moro o sul primo centrosinistra, cercando di appropriarcene; abbiamo padri nobili ben più degni di ammirazione.



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Quando ci vuole ci vuole

La miglior definizione la dà Il Reazionario: "Una merda in calze di seta".

Con tante scuse a Talleyrand, che si sta rivoltando nella tomba per essrre accomunato ad un personaggio del genere.

giovedì, febbraio 22, 2007

DS: imbarcare l'UDC?

oggi un quotidiano rilevava come, nella riunione di maggioranza relativa alla crisi, i DS abbiano adombrato l'ipotesi di un recupero dell'Udc alla compagine ministeriale. Ipotesi del tutto coerente con lo scenario tratteggiato da Zamax, in un suo commento: Massimo d'Alema, d'accordo con alcuni "poteri forti" (leggi LcdM) potrebbe aver forzato la mano sapendo di perdere, al preciso scopo di far cadere il governo Prodi; in temrini differenti, se ne discute anche altrove. Possibile, anche se continuo a propendere per il passo falso: il personaggio è sin troppo portato ad atteggiamenti gladiatorii, soprattutto nei casi in cui, come ieri, potrebbe persino trarne vantaggio.


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Prodi redux

Jinzo riassume e compara i governi Prodi e Berlusconi. Per nostra sfortuna, il Governo Berlusconi ha fatto poco bene, anche se esistono circostanze attenuanti; il governo Prodi ha fatto anche troppo male.

mercoledì, febbraio 21, 2007

19:49 Prodi si è dimesso

Come riporta l'ANSA, Prodi ha rassegnato le dimissioni questa sera. E' stato fedele alla propria storia di democristiano di sinstra, di "cattolico adulto" spiritualmente pronto a cedere il passo al comunismo ed al socialismo già dagli anni '70: la durata del suo Governo è degna di un governicchio monocolore da Basso Impero democristiano.

Non ci mancherà per nulla. Come non ci mancheranno neppure certi suoi alleati: strateghi talmente fini da gettare la manifestazione di Vicenza, che doveva essere una valvola di sfogo, in un catalizzatore di prese di posizione ideologiche e prepolitiche, tali da far saltare il Governo; salvo poi non trovare di meglio che crogiolarsi nelle lacrime di coccodrillo. Come spiegarsi altrimenti le dichiarazioni quasi bellicose della vigilia, convinti forse che l'opposizione di centrodestra avrebbe alla fine fornito i voti necessari e permesso così alla sinistra comunista di votare a piacimento senza danni pert il governo; come conciliare tutto questo con i disperati tentativi di esorcizzare il danno compiuto, una volta compreso che questa volta si trattava di qualcosa d'irreparabile, grazie al rifiuto dell'opposizione di stare al gioco?

Adesso se lo ricorderanno, i nipotini dei comunisti, cos'ha appena dichiarato il loro padrino? A casa. Non mi illudo che sia alle urne, ma è un inizio.






Hat tip: The Right Nation, Siro, Freedomland, Cani Sciolti (solo per stavolta, deh)

Euforia o bolla?

Su Macromonitor, qualche pensiero riguardo alle curiose reazioni dei mercati finanziari : esiste davvero solo e sempre il lato positivo a qualsiasi notizia? Per quanto verranno ignorati i campanelli d'allarme per una pausa, se non per la fine, nel rally ?

Brutta la vita per gli atei

Almeno se si è atei e si è scelta la carriera politica negli USA, conviene avere una improvvisa fulminazione sulla via di Damasco: The Volokh Conspiracy riporta i risultati di un sondaggio Gallup, dal quale emerge che il 53% degli elettori appartenenti ai partiti maggiori non voterebbe per il proprio candidato, se questi fosse ateo.
Per fare una comparazione, solo il 43% non voterebbe per un candidato omosessuale, il 24% non vuole un mormone, il 12% per un ispanico, l'11% per una donna. A sorpresa, sono ad una cifra le percentuali di "rigetto" ad ogni costo per neri, ebrei e cattolici.

In un sondaggio separato, di Pew, nel 2005,il 38% degli americani è categoricamente contrario a votare un candidato musulmano. Curiosamente, Il 15% ha gli stessi sentimenti per un Cristiano Evangelico

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lunedì, febbraio 19, 2007

Fiat e sindacati, marchette e sussidi: l'eterno ritorno

In Italia esistono cose che fanno dubitare della direzione del fluire del tempo; che essa sia circolare e non lineare e noi intrappolati in una pessima replica del "Giorno della marmotta".

Uno dei tratti peculiari della non compianta Prima Repubblica post-sessantottina e post-autunno caldo era la posizione peculiare della FIAT nel panorama economico italiano: anche dopo aver cessato di essere la più grande azienda privata italiana, il colosso di Torino aveva mantenuto una straordinaria preminenza, evidenziata in due comportamenti particolarmente odiosi a chi vorrebbe un'Italia più liberale.
Il primo era l'atteggiamento adulatorio dei media italiani e soprattutto della televisione, attenti a non mettere mai in cattiva luce gli Agnelli e la loro azienda principale. Gianni Agnelli divenne, anzi, il "re senza corona" d'Italia anche dal punto di vista mediatico: come un monarca, non venne quasi mai criticato apertamente dalla grande stampa e dalle televisioni.
Il secondo, la valanga di favoritismi di cui godeva FIAT, in cambio di una gestione delle risorse umane di fatto concordata con il neo-caporalato del sindacato metalmeccanici: il sindacato faceva ed otteneva cio' che voleva, almeno sul piano economico; il governo, in cambio, sovvenzionava FIAT: cassa integrazione e mobilità per gonfiare i livelli occupazionali, politiche fiscali, di trasporto e doganali che sembravano fatte apposta per favorire l'unico grande polo automobilistico italiano.

La crisi di Fiat ne ha ridotto drasticamente il peso specifico nel sistema economico e politico italiano, ma non lo ha mai del tutto eliminato, come paradossalmente esemplificato dalla vicenda di Lapo Elkann: mai sarebbe finita in pasto ai media, una generazione fa; mai sarebbe risorto tanto rapidamente, se non avesse avuto ancora le spalle abbondantemente coperte.

Con la ripresa industriale di cui Fiat è almeno temporaneamente protagonista, potremmo assistere ad una riedizione della "Monarchia" piemontese? Due di piccole cose, avvenute rispettivamente oggi e sabato, sembrano riportarci direttamente in quegli anni tutt'altro che formidabili e riproporre entrambi i fastidiosi comportamenti di cui si parlava.

Gianni Riotta, fresco direttore del TG1, ha imparato perfettamente come funzionano certi meccanismi e ce ne ha data una magistrale interpretazione. L'ex-ragazzo prodigio del Manifesto avrebbe dovuto essere un inflessibile fustigatore di ogni deviazione dal sacro dovere di cronaca, l'epuratore dell'epidemia di sicofanti berlusconiani; con un'agile capriola, il suo Tg1 ha propinato agli spettatori di TV7 una intervista a Sergio Marchionne nello stile da inginocchiatoio tipico delle interviste ai vertici Fiat degli anni di massima gloria. Una "marchetta" in piena regola: panegirico sulle immense doti del nuovo team di management, magnifiche sorti e progressiva di Fiat, elegante glissagigo sui motivi delle difficoltà precedenti. Sul finale, la rivendicazione di aver tagliato manager, ma quasi mai "colletti blu", come li ha definiti Marchionne, perché il problema non sarebbe stato di efficienza industriale, ma di cattiva leadership e mancanza di spinta commerciale e creativa.

Le parole di Marchionne suonano profondamente ironiche, di fronte alla seconda notizia, di oggi: 2mila operai in mobilità, a spese di Pantalone, a seguito di un accordo fra Fiat e Governo che ratifica quello fra Fiat e sindacati metalmeccanici. Ha un bello strillare Epifani, che prima usa i soldi del contribuente per colmare la differenza fra richieste sindacali e quelle dell'azienda, e poi si atteggia a Thatcher in trentaduesimo: è uno dei colpevoli, non un testimone impotente, di questo ennesimo assalto alla diligenza, guidata da un Romano Prodi, che alla FIAT e al sindacato ha fatto ben altri favori, in linea con la propria visione della società, tranquillamente definibile come "feudalesimo industriale".
Il documento recepisce le richieste del Gruppo e dei sindacati facendo riferimento "alla misura indicata" nell'accordo raggiunto tra Fiat e le confederazioni il 18 dicembre scorso. "Poi Fiat non chieda più nulla", ha commentato il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani.
Chi scrive ha un enorme rispetto per le doti dell'attuale AD di Fiat, doti dimostrate anche in altre occasioni tutt'altro che semplici. Eppure, rimane un sottile retrogusto amarognolo: che bisogno c'era, con una bella, vera storia di risanamento e rinascita industriale da raccontare, di ricorrere a certi mezzucci? Le cattive abitudini sono tanto dure a morire?


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mercoledì, febbraio 14, 2007

DRM Windows Vista: un favore alle major o la loro condanna?

Il DRM di Windows Vista ha sinora sollevato soprattutto le proteste non sia (sol)tanto un pericolo per la privacy degli utenti, Bruce Schneier sostiene che l'aspetto principale, invece, sia quello di essere un cavallo di Troia ai danni sia dei produttori di contenuti che di quelli di hardware, televisioni comprese. Potremmo arrivare all'apparente paradosso per cui la libertà di copiare file multimediali verrà difesa dalle Major di Hollywood.

Vista è stato progettato in modo da impedire o degradare seriamente la riproduzione di un file multimediale, nel caso ritenga che l'utente non l'abbia ottenuto regolarmente. Per farlo, Microsoft impone due condizioni: da un lato e' necessario che il file in questione sia compresso in un formato in grado di trasportare anche informazioni riguardo ad una sua eventuale copia o manipolazione e che quindi i produttori di contenuti si adeguino a standard imposti da Microsoft stessa; dall'altro lato, è necessario che i produttori di hardware impostino i propri driver in maniera tale da permettere il blocco dell'apparato nel caso Vista rilevi una violazione del copyright nel file che si desidera riprodurre.

Grosso favore a chi produce contenuti multimediali, blindando le loro entrate? No, per due motivi.

Il primo è che il DRM di Microsoft è stato violato lo stesso giorno in cui è stato presentato al pubblico. Nessun vantaggio, quindi, in temrini di sicurezza delle entrate.

Il secondo: Vista impone ai produttori di contenuti di adeguarsi ad uno standard di fatto proprietario di Microsoft. Si tratta di una copia della strategia con il quale Apple ha spazzato via la forza contrattuale dell'industria musicale: la casa della mela offrì ampia collaborazione con le major per lo sviluppo di un modello di distribuzione digitale dei contenuti, durante la fase iniziale di iTunes; poco dopo, i leader dell'industria musicale scoprirono rapidamente di non essere più in grado di dettare le politiche di prezzo.
Microsoft potrebbe farlo con quella del cinema e della TV. Quello che sembra - e dulcis in fundo, con i produttori di hardware. Se questi ultimi vorranno che le apparecchiature vendute funzionino correttamente su PC dotati di Vista, dovranno adattare

Come è possibile che i colossi dell'intrattenimento siano ciechi a un rischio di questa portata? Non lo sono. EMI ha già annunciato un suo ripensamento al riguardo e Sony ha abbandonato il campo della "protezione" dopo la debacle del 2005; le altre major nel frattempo stanno offrendo ben poca collaborazione a Microsoft, visti i dubbi sulla efficacia del modello di business intorno al DRM e le reazioni inferocite degli utenti al minimo problema. Insomma, la libertà dei cosiddetti "pirati" rischia di essere tutelata grazie ad una schiera di avidi capitalisti?


Hat tip : boingBoing, Bruce Schneier


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Terrorismo di lotta e di Governo

Il terrorismo rialza la testa. Il Governo reprime. Un bisticcio in famiglia, perché i reduci, del '77 prima e quelli degli anni di piombo poi hanno ormai conquistato lo Stato che tanto odiavano e lo hanno trasformato in una greppia da cui estrarre una comoda rendita.

Per anni abbiamo assistito allo spettacolo di ex fiancheggiatori della violenza extraparlamentare assumere ruoli sempre più rilevanti, in troppi ambiti della vita civile italiana, incistandosi nella politica dell'egemonia culturale portata vanti del PCI, arrivando a spadroneggiare nell'industria culturale ed ai vertici RAI come in Mediaset; abbiamo goduto del piacere di centinaia di "reduci" che, a frotte, operavano come sindacalisti; dulcis in fundo, abbiamo avuto ex-BR al Viminale e un'aula del Parlamento intitolata ad un baldo giovane, degno erede di tali signori, morto mentre cercava di ammazzare un carabiniere. Un numero impressionante di brigatisti e terroristi di varia risma lavorano in enti statali o sovvenzionati dallo Stato.

Adesso, alcuni degli esclusi da tanto ben di Dio hanno deciso di riprendere l'attività di quei "formidabili" anni.
Qualcuno a sinistra ha avuto un soprassalto di decenza; la maggior parte ha scatenato un uragano di distinzioni e teorie del complotto. Abbiamo parlamentari e leader di partito che neppure fingono di non sapere, ma giustificano apertamente i neo-brigatisti. Abbiamo compagni che fanno a gara a consolare, accorrere e soccorrere. Abbiamo una federazione della stampa che minaccia scioperi antiberlusconiani (continuando a mangiare nel piatto dove sputano, ovviamente), ma che non riesce a produrre che una stitica noterella anodina quando si tratta di difendere giornalisti dalle intenzioni omicide dei "compagni che sbagliano".

Ascoltiamo sindacalisti come Giorgio Cremaschi, pronto a declamare il proprio "garantismo" nei confronti dei sindacalisti latitanti, ma incapace di accettare le responsabilità del sindacato, di riconoscere come le "infiltrazioni" siano in realtà una conseguenza della ideologia dominante nel sindacato , della sua tolleranza per qualsiasi estremismo non solo verbale, in nome della "unità a sinistra", non certo il prodotto di fantomatici "complotti".

Credo che abbia centrato il punto Oggettivista, che sostiene che siamo moralmente indifesi rispetto al terrorismo. Questa sinistra quasi priva di un anticorpi verso la seduzione della violenza è il prodotto finale della resa politica e culturale italiana al collettivismo, la cui natura contraddittoria e totalitaria porta anche troppo spesso alla scelta dell'illusione data da una soluzione di forza.
L'unico modo per uscirne è comprendere quanto il terrorismo sia davvero un sintomo e non la causa; non si tratta di un qualche malessere curabile con lo statalismo, ma di un male generato dallo stesso delirio di onnipotenza collettivista, vera malattia che pretende d'essere panacea. Finché non abbandoniamo tali illusioni, saremo un manicomio dove i pazzi pretendono di curare i sani.

Hat tip: Phastidio, Krillix, Joyce, Freedom-land, Oggettivista, JimMomo, The Right Nation, Chris

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Libertà per Karim Amer

Parte la mobilitazione internazionale in difesa del blogger arabo arrestato in Egitto per aver espresso idee democratiche ed esercitato il diritto alla libertà d'opinione. Leggere i "crimini" per cui è stato incarcerato mi fa venire la pelle d'oca.

LIBERTA' PER KARIM AMER
Il 15 febbraio manifestazioni di solidarietà in varie capitali occidentali . A Roma l'appuntamento è per le 19.00 davanti all'ambasciata egiziana. L'iniziativa ha ricevuto il sostegno, fra gli altri, di Daniele Capezzone, Antonio Martino e Gaetano Quagliariello.

Abdelkareem Nabil Soliman, più noto al popolo di Internet con il nome di Karim Amer, giovane blogger egiziano incarcerato nelle prigioni del paese arabo dal novembre scorso, è il nuovo simbolo della cruciale battaglia per la libertà di parola e di critica democratica nel mondo islamico. Per lui è stata lanciata una campagna di mobilitazione internazionale che il 15 febbraio prossimo registrerà manifestazioni di protesta contemporaneamente in varie capitali occidentali, fra cui Londra, New York, Parigi, Ottawa, Bucarest, Washington Dc e in altre città.

A Roma la manifestazione si terrà, davanti all'ambasciata egiziana, in Via Salaria, 267, a partire dalle ore 19. In Italia l'iniziativa è sostenuta, fra gli altri, da Gaetano Quagliarello, Daniele Capezzone e Antonio Martino che hanno inviato una lettera all'Ambasciata egiziana per chiedere rispetto per la vita e la libertà di Karim.

"Il nostro obiettivo è quello di liberare le donne dalle catene che ostacolano la loro partecipazione alla vita sociale" : è per aver espresso
questo tipo di opinioni, in cui si rivendicano maggiori diritti e più democrazia per le donne e gli uomini mussulmani, che lo studente ventiduenne
Karim si trova in un carcere dal novembre scorso. E’ stato arrestato dopo che, convocato dal Pubblico Ministero di Alessandria d'Egitto per essere
sottoposto a un interrogatorio in merito alle sue convinzioni politiche e religiose, si era rifiutato di ritrattare quanto aveva pubblicato sul suo
blog. A oggi le autorità egiziane gli impediscono di vedere il suo avvocato e i membri della sua famiglia. Le organizzazioni egiziane per la difesa dei
diritti umani temono per la sua sicurezza e affermano che, nella prigione di al-Hadra dove si trova detenuto, la sua vita è in pericolo.

Karim è accusato dei seguenti delitti: diffusione di informazioni e voci sediziose che mettono a repentaglio la pubblica sicurezza; diffamazione del Presidente egiziano; incitamento al rovesciamento del regime per mezzo della propagazione dell'odio e del disprezzo nei suoi confronti; incitamento allo "odio" nei confronti dell'Islam e violazione della serenità della vita pubblica; inopportuna evidenziazione e pubblica diffusione di aspetti che danneggiano la reputazione dell'Egitto.



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lunedì, febbraio 12, 2007

Bad news from down under: l'unico liberal che ci piace ha qualche problema

Un altro alleato d'acciaio di George W. Bush rischia d'avviarsi verso il viale del tramonto.
Gli ultimi sondaggi non portano buone notizie al premier australiano John Howard, in carica dal 1996: Kevin Rudd, laburista, è il più popolare capo dell'opposizione degli ultimi 35 anni; è anche il primo politico da cinque anni a questa parte a superare il leader del Partito Liberale come figura preferita come futuro premier. Come Margaret Thatcher in Gran Bretagna, Howard è stato raramente amato dai suoi concittadini, ma ha goduto spesso di un vasto consenso: necessario, insomma, anche se duro ed indigesto.
Howard ha già superato prove simili in passato, ma dopo quattro mandati consecutivi il compito è arduo. Peccato, perché il suo è quasi l'unico Liberal Party ad aver mantenuto fede alle proprie radici.
Una tenue speranza, insomma, mentre (grazie anche ad alcune fondazioni ) si cerca di evitare lo scippo del termine "liberale" già avvenuto negli Stati Uniti, dove i liberal americani non sono liberali, ma spesso socialdemocratici, da generazioni; da noi è già fin troppo abusato da sinistri e kennediani ammiratori che si dovrebbero tenere stretto il termine "socialismo", che si meritano a malapena, viste le mai rinnegate origini.

Opposition leader Kevin Rudd has overtaken conservative Prime Minister John Howard as the person Australians most want to lead the country, according to an opinion poll.
The ACNielsen poll published in the Sydney Morning Herald found that Rudd, who leads the left-of-centre Australian Labor Party, is the most popular opposition leader in 35 years, with an approval rating of 65 pct. He is also the first Labor leader in more than five years to supplant Howard as preferred prime minister, it said. Asked who they wanted as prime minister, 48 pct of the 1,412 voters polled answered Rudd and 43 pct said Howard. Nine pct were undecided. On a two-party preferred basis, which strips out the influence of minor parties, Labor was ahead of the coalition Liberal/National government 58 to 42 pct. -- Bernama-XFN-ASIA

Armi iraniane in Iraq: ci sono le prove, ma per farne cosa?

L'Economist cerca di instillare prudenza nelle elites dell'Anglosfera: secondo l'editoriale dell'ultimo numero, l'amministrazione Bush dovrebbe evitare una uscita di scena "wagneriana" con una guerra all'Iran e ricorrere invece a pressioni multilaterali sul governo iraniano.
Conviene che i redattori del settimanale inglese alzino ancora la voce: la presentazione delle prove dell'uso di armi iraniane nel paese negli attacchi contro i soldati della coalizione non promette nulla di buono. Rimane il dubbio: la velata accusa di essere complici della morte di 170 americani serve per rinforzare la mano della diplomazia o a spianare la strada per un'azione di forza?

domenica, febbraio 11, 2007

Dhimmitudine made in Google: censura per gli atei?

Purtroppo sembra di si': Nick Gisburne e' un commentatore ateo che ha postato su YouTube alcuni video dove presenta argomentazioni di logica contro il Cristianesimo; le reazioni sono state limitate, contando la nascita di un piccolo movimento di "ateismo attivo" di utenti di YouTube ed uno speculare contromovimento cristiano.
Quando però la sua attenzione si è spostata sull'Islam, qualcosa è cambiato: il suo account Youtube è stato disabilitato l'8 di Febbraio.
La buona notizia è che il gesto sembra essere stato di natura prettamente burocratica: Nick si è potuto reiscrivere dopo soli due giorni, mentre il video in se stesso è stato ripostato su YouTube.
La cattiva, anzi, la pessima, è la maniera ipocrita e pusillanime con cui Google (cui YouTube appartiene) ha gestito la questione.
Risulta evidente che, nella sostanza, il video non è stato ritenuto offensivo o contrario alle condizioni di servizio di YouTube, altrimenti non si vede perché lasciarlo postare ad altri utenti e lasciare che lo stesso Gisburne si reiscrivesse. Tuttavia, qualcuno a Mountain View* ha pensato che l'offesa all'Islam richiedesse una reazione almeno formale; parlo di offesa non alla religione in generale, data la tolleranza per i precedenti video sul Cristianesimo, ma dell'Islam e soltanto dell'Islam.

YouTube: reader skraps notes that the Google property has recently banned the popular atheist commentator Nick Gisburne. Gisburne had been posting videos with logical arguments against Christian beliefs; but when he turned his attention to Islam (mirror of Gisburne's video by another user), YouTube pulled the plug, saying: 'After being flagged by members of the YouTube community, and reviewed by YouTube staff, the video below has been removed due to its inappropriate nature. Due to your repeated attempts to upload inappropriate videos, your account now been permanently disabled, and your videos have been taken down.'


*sede di Google

Hat tip: Slashdot

Update: Sembra che a Google diano molto peso anche ai rischi di offendere Putin

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Digg Rock Star: come un dodicenne diventa un opinion maker

Cos'e' una Digg Rock Star? Un dodicenne che potrebbe decidere la prima pagina del vostro quotidiano, influenzando la vostra visione del mondo e le vostre decisioni di acquisto.

Si tratta della definizione coniata da Michael Arrington, leggendo sul WSJ dell'influenza sproporzionata di un numero ristretto di utenti dei siti di "social media" come Digg, Reddit o del.icio.us nella composizione delle "prime pagine" di tali servizi e quindi nelle opinioni di chi li impiega come fonte di notizie ed opinioni.
Lo studio del Wall Street Journal e di Dappit demolisce molta della retorica sulla natura democratica e paritaria dei social media: anche in "comunità" del genere nascono rapidamente reputazioni e gerarchie, con utenti rispettati e presenti in maniera massiccia, in grado di esercitare una influenza sproporzionata sulla percezione di notizie, link e prodotti. Ad esempio, nel caso di Digg (900mila utenti registrati), 30 utenti hanno postato un terzo delle notizie e dei link in home page.

La novità, per chi non frequenti troppo i bassifondi di Internet, sta nel profilo di questi utenti: mentre in altri campi i professionisti e gli esperti la fanno da padroni, alcuni fra i principali utenti sono minorenni: nel caso di Reddit, Adam Fuhrer, dodici anni, è stato in grado di rimanere a lungo nelle primissime posizioni, con storie votate da 500 utenti.
Henry Wang, 17 anni, è stato a più riprese "l'utente numero 2" di Digg. Una sua segnalazione (1700 voti) ha portato il sito Famster.com, allora appena lanciato, ad essere visitato da 50mila utenti unici al giorno.

Ogni filtro in termini di competenza ed autorità sembra essere saltato. Cosa succederebbe se qualcuno volesse approfittarne? User/Submitter.com e Netscape hanno portato il modello alle naturali conseguenze: la professionalizzazione dei maggiori "trovalink", da un lato; il tentativo di manipolazione della prima pagina a fini di sfruttamento commerciale e marketing, dall'altro.

Netscape, abbandonato il campo di portali e browser, si è rilanciata come sito di social news; fra i suoi dipendenti, ora troviamo "nostro" Mr Wang, al suo primo lavoro fisso. Il dubbio sorge spontaneo: il suo nuovo datore di lavoro potrebbe ordinare di orientare il flusso di link ed i commenti verso una direzione che potrebbe compiacere gli inserzionisti? Probabilmente i danni alla reputazione e quindi al traffico sul sito di Netscape, nel caso la società indulgesse ad pratica simile, costituiscono un potente incentivo alla trasparenza e sono sufficienti per scongiurare questi rischi.

Il problema maggiore si pone invece con individui e aziende che puntano chiaramente al "voto di scambio", promettendo denaro in cambio di voti su Digg. Esiste già un nome, "payola scheme", preso a prestito da una pratica illegale nell'ambiente della radio, ossia quella di pagare una stazione radio perché trasmetta una determinata canzone, spacciandola per normale programmazione. Tutti i siti di social media sono ben consci del problema e cercano di tenere sotto controllo la situazione; speriamo ci riescano, vista la potenziale enorme utilità dei social media, oltre alla loro popolarità.


Hat tip:TechCrunch. , Wall Street Journal, Searchenginejournal,Problogger

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Aiuti di Stato: quando il bue da' del cornuto all'asino

Curioso siparietto fra produttori di treni, nel quale la francese Alstom accusa la canadese Bombardier di praticare dumping e di ricevere aiuti in maniera clandestina. Ad esempio, Bombardier ha recentemente ottenuto l'assegnazione senza gara d'appalto della fornitura di treni per la metropolitana di Montreal, in Quebec (provincia d'origine di Bombardier); la stessa Bombardier ha poi vinto l'ultima analoga gara per le Ferrovie francesi nella la regione di Parigi, grazie ad un prezzo d'offerta che secondo Alstom garantirebbe una perdita, pur di risultare vincente.

L'ironia nasce dalla storia di Alstom: si tratta del campione nazionale francese del settore, storicamente produttore privilegiato e favorito entro i confini nazionali, tanto da essere ancora sul mercato soltanto grazie al salvataggio organizzato dal governo di Parigi nel 2005.
Come si dice "faccia tosta" in francese?



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sabato, febbraio 10, 2007

Franco Giordano, negazionista





350mila persone cacciate dalle loro case, dalle terre che li ospitavano da un millennio, a causa della lingua che parlavano. Uomini, donne, bambini, uccisi per la colpa d'essere italiani. Una vera e propria pulizia etnica. Questo dicono metri cubi di documenti, questo dicono migliaia di pagine di ricerca storica.
Questa è stata la tragedia istriana, dalmata, fiumana, giuliana.

Franco Giordano, adesso segretario di Rifondazione Comunista, preferisce sostenere la versione della propaganda vecchia di 50 anni di una ideologia totalitaria e negare l'evidenza: in cosa si distingue dai "negazionisti" di cui il suo stesso partito chiede a gran voce l'incarcerazione e che Mastella vorrebbe trasformare in capri espiatori?

Voi mettete sullo stesso piano i protagonisti della libertà di questo paese con coloro che la libertà l'hanno negata. State sbriciolando e offendendo il senso e lo spirito della resistenza democratica e repubblicana. State tradendo lo spirito della Costituzione.

Ringrazio Franco Giordano: grazie a persone come lui, non possiamo dimenticarci perché dirsi comunisti possa sembrare un'infamia.

Hat tip: Emile de la Penne
Round-up: The Right Nation, Liberaliperisraele

venerdì, febbraio 09, 2007

Anna Nicole Smith : American Dream?

Wonkette non poteva definire meglio il fascino della vicenda di Anna Nicole Smith: in un certo senso, ha incarnato L'American Dream. La definizione tuttavia non convince perché sia corretta, ma Un certo Sogno americano, andrebbe aggiunto: la sua versione degenerata, la sua parodia, che a Washington e nei salotti radical-chic europei sembra andare per la maggiore.

L'essenza del sogno americano riguarda la possibilità di vivere finalmente una vita libera, cercando la felicità seguendo proprie inclinazioni, per quanto permesso dalle proprie forze; la versione "sinistra" del Sogno Americano sembra invece essere un mix fra il volontarismo americano ed il disprezzo preindustriale per la ricchezza, che può essere ottenuta soltanto nei "modi tradizionali": rapina, eredità, matrimonio, mai in maniera veramente "onesta", tramite lavoro e fatica, quindi.

Non importa quanto la storia neghi tali pregiudizi, sembrano essere quasi innati nelle classi politiche e nei "chierici" che le contornano. L'ipotesi della mobilità economica come un gioco a somma zero, dove ad un vincitore deve necessariamente corrispondere un perdente, in senso assoluto - puo' essere ragionevole in alcune società pre-industriali; al contrario, il cambio di velocità legato all'onda delle rivoluzioni occidentali - quella scientifica, quella industriale e commerciale, quella liberale e capitalista- ha completamente stravolto il quadro: il fattore principale di accumulazione di ricchezza puo' divenire la produzione e non più la predazione. Gran parte delgi individui e delle componenti delle società occidentali si sono adeguate, traendone enorme beneficio, ma tale adattamento è ancora incompleto.

Politici ed intellettuali, infatti, rimangono troppo spesso legati agli stereotipi del passato regime: si tratta forse di una inconscia nostalgia per la totale supremazia che il chierico ed il guerriero avevano sul mercante ed il contadino, in tempi remoti? Questo vale anche e soprattutto quando si definiscono "rivoluzionari" e "progressisti": come faceva notare Hayek, il collettivismo è poco più dell'istinto di branco tipico delle tribu' primitive, riverniciato e riproposto.

Anne Nicole Smith , insomma, non è una icona del sogno americano ed Occidentale: è una vittima di coloro che detestano tale sogno. Ricordiamocene, mentre meditiamo sui possibili candidati presidenziali.

Trackbacked : The Right Nation, Phastidio

giovedì, febbraio 08, 2007

Conoscere per deliberare, o improvvisare per Bersanizzare?

Fra le varie liberalizzazioni "alle vongole", spicca un provvedimento che non si potrebbe neppure definire una liberalizzazione, ma, al contrario, l'imposizione di una regolamentazione aggiuntiva a carico delle banche, per puri scopi demagogici e con tutta probabilità senza alcun vantaggio per i consumatori, come ben spiegano sia la teoria che la pratica.
Stiamo parlando della norma sulla estinzione anticipata dei mutui. Come ben argomenta Phastidio, la norma è inutile: l'eliminazione per legge della penale comporterà semplicemente la necessità di rimodulare i tassi richiesti ai prenditori in modo da potersi rifare di tale rischio. Tale opzione di estinzione anticipata infatti, è già disponibile sul mercato, a pagamento. Azzerarne il costo per legge significa semplicemente costringere chiunque contragga un mutuo ad acquistare tale opzione, pagandone il prezzo tramite un incremento della rata. Ho anzi il sospetto che i margini effettivi per le banche addirittura aumenteranno, come sempre accade quando si mescolano e nascondono componenti di costo. L'unico a trarne vantaggio sarà un Governo a parole impegnatissimo a sostenere di aiutare il consumatore a spese dei produttori, ma che produce poco o nulla nei fatti

Tutta teoria per non voler osannare il Prode Pierluigi, difensore dei poveri, da Viale Stalingrado a Rocca Salimbeni? Per nulla: la migliore confutazione sperimentale alle teorie del ministro arriva direttamente da Oltreoceano.
Negli USA, infatti, è normale l'impiego di una struttura del mutuo che coniuga un tasso fisso molto lungo alla facoltà di rifinanziare (od estinguere) il mutuo in ogni momento: qualcosa di simile all'estinzione anticipata prevista da Bersani.
Il paradiso del mutuatario? Sicuramente sì, volendo osservare l'enorme flessibilità delle strutture proposte e il livello di reddito e di garanzie estremamente basso che viene richiesto da banche e finanziarie in quella nazione. Merito delle clausole di rifinanziamento non certo obbligatorie per legge, fra l'altro? Per nulla, persino volendo credere alla propaganda del Partito Democratico, impegnatissimo a proporre leggi per limitare i tassi applicabili alla clientela, a cominciare da quella meno abbiente, per combattere il fenomeno del "predatory lending", ossia l'usura, da parte dei "subprime lenders", ossia delle finanziarie che prestano o erogano muti anche a individui poveri e sprovvisti di adeguate garanzie.
La modesta opinione del sottoscritto (e non solo la sua) e' che tale fenomeno esista soprattutto nella mente dei politici "progressisti", che preferiscono vedere soltanto le rate incassate dalle banche, senza prendere in considerazione i rischi di prestito a persone dal reddito incerto o ridotto: i tassi di bancarotta nelle fasce più basse del mercato farebbero perdere il sonno ad un qualsiasi banchiere tradizionale. Abbassare per legge il tasso massimo a cui è possibile prestare non porterà ad un calo dei tassi, ma ad una riduzione dei prestiti ai più poveri o meno garantiti.

Abbiamo tuttavia un utile esempio su come non introdurre riforme e della destinazione d'arrivo per la demagogia liberalcomunista. Quello che lascia stupiti è l'ignoranza - simulata, a nostro parere - che il ministro sfoggia nei confronti della teoria quanto della pratica.

Nel frattempo, il boss del buon Bersani continua imperterrito a prenderci per il "Cuneo"



HT: Phastidio, OpinionJournal,Chris

Tulipani e palazzine: Immobiliare caldo

Equity office Properties è una società immobiliare americana che ha attirato l'interesse di due consorzi di società di Private Equity, diventando l'oggetto di una battaglia di Borsa che ha rischiato di farla diventare il Leverage buyout più grande della storia: superando il valore della transazione RJR-Nabisco del 1989, avrebbe fatto cadere uno dei simboli degli eccessi della precedente era delle società di private equity, immortalato persino in un best seller. L'altro ieri, la notizia dell'abbandono della battaglia da parte di uno dei due contendenti. I nuovi proprietari non hanno perso tempo: stanno già vendendosi il patrimonio immobiliare, prima ancora di aver formalmente acquisito il controllo della società .
Si tratta probabilmente del più veloce caso di speculazione immobiliare della storia americana ( c'e' chi compara con la mania dei tulipani): forse neppure ai nostri palazzinari era mai riuscito di vendere un immobile ancora prima di essere certi di averlo acquistato. Chi sostiene che la bolla immobiliare negli USA si sia oramai sgonfiata dovrebbe rifletterci.

Equity Office Properties ended the day lower, and the company’s new owners (to-be) are already dumping the portfolio, selling a massive block of buildings in New York, in what may be the fastest property flip in history, though our memory of the tulip bubble is a bit shaky at this point.

martedì, febbraio 06, 2007

Adesso bestemmio

No. Queste cose, molto semplicemente, non si possono dire. Perché sono peggio di un crimine: sono un errore. Un errore sul piano umano e su quello politico: una coalizione che perde per 27mila voti sostiene che una frazione della società italiana, della consistenza di un piccolo partito politico, vada esiliata in un'area politica aliena. Bella pirlata. Applausi.

Lascio la parola a qualcuno che la sa usare meglio di me: DAW e Daniele Priori:

[...]
Nel centrodestra i gay sono meno che nel centrosinistra o forse, semplicemente, meno visibili perché meno assidui ai gay pride, più attaccati a quegli ideali e a quei valori di destra come la famiglia e il rispetto di un certo pudore nel porsi di cui, invece, Lei magari ci immagina privi.
[...]
Non basta più, evidentemente, essere cittadini liberi che vogliono restare liberi, come Lei stesso affermava nel 1994. Che tristezza profonda, signor Presidente, vivere in un Paese in cui quasi si deve essere discriminati se si vuole essere accettati. Noi, questa esigua minoranza, molto meno della metà di niente, molto più che innamorati, inebriati addirittura di quell’ideale splendente che è la Libertà non smetteremo un istante di credere e lottare dalla parte giusta: il centrodestra
[...]
Così, caro Presidente, prima di assistere all’aborto legislativo che si preannuncia sarà la proposta del centrosinistra, prima di dover andare in esilio in quanto cittadini italiani gay discriminati per legge, solleviamo la testa con l’ultimo spunto di orgoglio e anche noi come Veronica chiediamo le sue scuse sentite e, mai come stavolta, motivate. Non permetteremo, infatti, mai a nessuno, signor Presidente, di mettere in dubbio la nostra legittimità, la nostra esistenza né tanto meno le nostre idee.

(qui il testo completo della lettera aperta)

lunedì, febbraio 05, 2007

Kefiah e Keffiyeh

Kefiah e Keffiyeh sono la stessa parola, pronunciata e traslitterata dall'arabo all'italiano ed all'inglese in modi differenti. Questa è la teoria: in pratica, la kefiah, il tovagliolo in testa ai miliziani palestinesi ed ai geni che li imitano in Occidente, riceve in Italia venerazioni da sacra Sindone, senza la minima riflessione su quanta "Pace" vogliano le bande armate che lanciano razzi su abitazioni civili ed uccidono passanti inermi.
Negli USA, le cose vanno diversamente per la Keffiyeh: persino nella terra del "business is business", appoggiarsi al terrorismo per vendere non è accettabile. Lo ha imparato a sue spese la catena Urban Outfitters, già nota per la scarsa correttezza politica, elemento che che normalmente costituisce un pregio; questa volta, però, ha messo in vendita le sciarpe simbolo del terrorismo palestinese come "sciarpe anti-guerra". Qualcuno forse ha pensato che gli americani fossero pronti al comune sentire dei dhimmi europei?
La reazione è stata molto diversa da quelle italiote: invece di un entusiastico rogo di bandiere israeliane, sono fioccate le lettere di protesta, non tanto per la vendita in se', quanto per la qualificazione della Keffiyeh quale simbolo pacifista. Nel giro di 24 ore il sito Web di Urban Outfitters non aveva più link al controverso accessorio.
Rimane un dubbio: quando mai avremo la gioia di vedere una kefiah fare la stessa fine di una keffiyeh, quando viene spacciata per ciò che non è mai stata?

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domenica, febbraio 04, 2007

Socialismo in azione: Zimbabwe e Venezuela

Nel 1980 Robert Mugabe veniva eletto Premier dell'ex-Rhodesia, ridenominata Zimbabwe dopo la fine della segregazione razziale. Marxista convinto, si è impegnato fondo in molte delle politiche di "costruzione del socialismo" allora imprescindibili per una Nazione africana "progressista" e che oggi sembrano tornare tanto di moda, ad esempio nel Venezuela di Chavez. Quello che i media nostrani sembrano dimenticare è il risultato di queste politiche: il totale collasso, esattamente come hanno sempre voluto dimenticare quasi ogni teoria o fatto che demolisse l'illusione collettivista nella quale vive la cupola che ci governa.

Esiste la probabilità che le condizioni di vita fossero comparativamente migliori nella Rhodesia del regime razzista bianco piuttosto che nello Zimbabwe di Mugabe. Il regime è di fatto una dittatura che si basa sull'intimidazione e la violenza da parte milizie di partito. Le politiche di nazionalizzazione hanno ridotto un settore dopo l'altro in rottami; la follia dell'esproprio e dell'espulsione degli agricoltori bianchi, negli ultimi anni, ha azzerato l'agricoltura commerciale, rimasto l'unica fonte di valuta pregiata dopo il decadimento del settore minerario; le campagne di persecuzione contro gli oppositori politici si susseguono a ritmo regolare. Lo Zimbabwe si sta letteralmente disintegrando: siamo al paradosso per cui, in uno Stato di polizia, un poliziotto su 10 ha richiesto di potersi dimettere dal servizio; ventitré guardie presidenziali avrebbero aperto il fuoco sul palazzo per protestare contro la riduzione delle razioni . Nonostante le tendenze sempre più autoritarie, l'appoggio di numerosi leader africani, fra cui il Presidente Sudafricano Thabo Mbeki, forse in ricordo dei comuni trascorsi marxisti.

In Venezuela, il Presidente venezuelano Chavez ha appena ricevuto pieni poteri per la realizzazione del socialismo; ossia , una ripetizione della lezione sovietica, europea orientale, africana. Il Venezuela potrebbe essere diretto verso lo stesso disastro? Molto probabilmente non nella stessa misura: il petrolio estratto dalle viscere della Nazione è fonte di reddito quasi indipendente dai disastri combinati in superficie e permette di rimanere in sella al Governo in carica: la spesa pubblica non viene finanziata tassando, anzi è possibile nel breve periodo mantenere una illusione di prosperità finanziando attività economiche fallimentari, ma tenute in piedi dalla pubblica carità - solitamente a costi enormi per l'Erario e costituendo una concorrenza sleale e mortale per le parti sane e non petro-dipendenti dell'ambiente. Ricordiamo però che anche lo Zimbabwe sarebbe in teoria dotato di notevoli risorse naturali, ma questo non ha impedito la discesa agli inferi.

Il risultato delle politiche di Mugabe era abbastanza prevedibile: la confutazione teorica del socialismo è vecchia di un secolo; le prime testimonianze dei risultati pratici dell'applicazione del socialismo, delle degenerazioni, delle tragedie, circolano da decenni; per chi non volesse farsi venire il mal di testa con la saggistica, abbiamo la narrativa: "La rivolta di Atlante" di Ayn Rand descrive, nella sua pars destruens, la meccanica della metastasi del cancro collettivista in una società sana, la sua inarrestabile proprio diffusione a causa delle ottime intenzioni e dell'altruismo degli individui. Come non è stato possibile non vedere? Perché nessuno ne parla, perché sui quotidiani "impegnati" ci sono soltanto i crimini israeliani ed i minimi problemi di ogni governo filo-occidentale, ma nulla delle gesta criminali degi "amici del popolo"?

Dal punto di vista storico, non si tratta purtroppo di una novità: da decenni ormai ogni buon socialista non solo rifiuta i risultati delle confutazioni teoriche del collettivismo, ma dimentica Storia e cronaca, aggrappandosi alle pochissime, fragili eccezioni (socialdemocratiche e molto sui generis) che confermano la regola.

E' quindi sempre utile ricordare come va a finire, quando si discute di "socialismo": l'utopia diventa un inferno, inevitabilmente. Rimane un dubbio: è bello e morale essere informati di ogni problema nelle Nazioni che si stanno aprendo al capitalismo, alla globalizzazione e spesso ad uno spiraglio di libertà. Sarebbe però ancora meglio che i nostri media non si dimenticassero di nazioni come lo Zimbabwe, o che ricordassero quanto peggiori siano in potenza i danni del socialismo e della chiusura collettivista.


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L'aviaria arriva in Inghilterra.

Il virus dell'aviaria è ufficialmente confermato sul suolo dellaGran Bretagna: la società inglese Bernard Matthews ha infatti abbattuto 159mila tacchini, dopo averne trovati 2500 morti per il virus.
Le scorte del vaccino contro l'aviaria, il Tamiflu, scadranno introno al 2009.
Incrociamo le dita e speriamo che i nostri adorati burocrati leggano i giornali, altrimenti fra pochi mesi riedrete le "notizie" sulla "emergenza improvvisa" , scusa perenne per l'incapacità congenita dello Stato assistenziale a gestire qualcosa di differente dalla mungitura del contribuente.


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sabato, febbraio 03, 2007

Ayn

Il 2 Febbraio 1905 nasceva Ayn Rand. I suoi lavori sono stati uno dei pochi esempi di letteratura e cultura popolari che coniugassero la difesa intransigente della libertà individuale ed un succesos strepitoso in termine di vendite e di influenza sulla mentalità americana.
Non è quindi un caso che i suoi lavori siano sempre stati pubblicati decisamente poco in Italia. Scarso interesse da parte di un popolo in fondo felice d'essere gregge o precisa strategia di una industria culturale egemonizzata da una casta intellettuale plasmata e foraggiata da un partito orgogliosamente collettivista, che rifiutò una edizione ai lavori di Popper e di Hayek?
Almeno quest'anno, tuttavia, una novità: è tornata in libreria la prima parte de "La Rivolta di Atlante", traduzione italiana di Atlas Shrugged.
Tralasciate le ultime righe della recensione, che contengono uno spoiler allucinante. Comprate eleggete il libro e basta.

venerdì, febbraio 02, 2007

Di chi è questo?

Una volta era più semplice... adesso c'è i test del Dna.

giovedì, febbraio 01, 2007

Corsi e ricorsi

Non so cosa ne pensiate riguardo all'utilità delle statistiche nello sport.In finanza, lasciano spesso il tempo che trovano. In economia, sono fondamentali. Però su alcune vale la pena di riflettere.

mercoledì, gennaio 31, 2007

Gizmo Call : telefonia gratis direttamente dal Web

LA società di VoIP SIPphone sta lanciando Gizmo Call , il primo servizio di telefonia IP (via Internet) che permette di chiamare numeri fissi e ha bisogno di alcun software installato sul PC: basta scaricare un plugin che gira su Flash Player, digitare il numero di telefono. Per ora, solo USA, ma Skype potrebbe cominciare a preoccuparsi: la facilità d'uso è sempre un vantaggio notevole, anche se la qualità .

martedì, gennaio 30, 2007

Repubblica censoria?

Pare che Repubblica faccia scomparire i commenti dal Forum sulle buste paga. Nulla di illegale, ma resta l'amaro in bocca per certe tirate da vestali della libertà d'informazione che is leggono su quelle stesse pagine.

Update: l'ottimo Phastidio mi fa notare come il commento esiste ancora. Evidentemente ho un blind spot su Repubblica....

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lunedì, gennaio 29, 2007

Liberalizzazioni bipartisan? Qualcuno conosce davvero il significato del termine?

E' sicuramente vero che i provvedimenti più importanti di liberalizzazione sarebbe meglio farli seguendo un metodo "bipartisan" e che, forse, in Italia questo sarebbe l'unico metodo per riuscire a realizzare una riforma liberale. Mario Monti, nel suo editoriale di ieri, espone un ragionamento sensato, ma con un notevole problema di applicazione. Il problema è che nel governo come in larghi settori dell'opposizione, si finge di non conoscere il significato del termine bipartisan, che non significa né "larghe intese" di trasformistica memoria, né la caduta del governo Prodi, né tantomeno una "resa senza condizioni" ai diktat del Bersani di turno in Parlamento.

Un approccio "bipartisan", se volesse seguire il metodo che viene definito da tale termine, implicherebbe un accordo sui singoli temi da parte dei leader di maggioranza ed opposizione. Tale accordo verrebbe finalizzato attraverso una serie di disegni di legge, presentati congiuntamente a firma di autorevoli esponenti di entrambi gli schieramenti parlamentari e votati in maniera palese dal Parlamento.
Il governo dovrebbe restarne, almeno formalmente ed almeno in Aula, al di fuori e dovrebbe ben guardarsi dal porre la fiducia. La "bipartisanship", infatti, si riferisce infatti alla sfera dell'azione parlamentare in un sistema bipolare. Parlamentare, si noti bene: avremmo un ritorno alle radici dell'istituto parlamentare, ultimamente ridotto alle funzioni di un "votificio" e che dovrebbe invece essere in teoria luogo di composizione e riconciliazione di interessi che in alcuni casi sono talmente importanti da coinvolgere gli opposti schieramenti in un sistema bipolare, fino a produrre una legislazione comune.

Un metodo di questo tipo avrebbe due enormi vantaggi: permetterebbe a maggioranza ed opposizione di dialogare, all0interno del Parlamento, su di un piano di parità, sancito in Italia anche dai numeri elettorali, senza la pressione e le "armi improprie" garantite dal controllo dell'attore governativo; eviterebbe che una delle due parti possa arrogarsi il merito delle riforme in via esclusiva, grazie alla paternità congiunta dei provvedimenti, iscritti nei termini delle leggi approvate, che renderebbe esplicito l'accordo.
Non sarebbe necessario né possibile alcun cambio di Governo: non ponendo la fiducia, l'iter della legge o del "pacchetto" di leggi non pregiudicherebbe l'esistenza del Governo; Governo che, d'altro canto, potrebbe rivendicare il merito di aver operato per favorire l'intesa e di aver successivamente applicato ed eseguito i dettati di legge in maniera efficiente, ma non potrebbe "metter cappello" sul lavoro parlamentare.

Le ipotesi previste invece da alcuni elementi nei due contrapposti schieramenti invece vanno in tre direzioni ben diverse, egualmente dannose sia per la Nazione che per le attuali tribù politiche che occupano Montecitorio.
La prima è quella della tentazione "neocentrista" o morotea: l'ennesimo compromesso storico in chiave trasformista, che sotto le spoglie dell'urgenza riformatrice celerebbe il desiderio di una modifica permanente della maggioranza parlamentare in chiave catto-socialista.
La seconda è l'ipotesi delle cosiddette "larghe intese": una Grande coalizione alla tedesca. Abbiamo visto il mediocre successo di una tale iniziativa: mischiando la necessità di un accordo su singoli provvedimenti con il controllo delle leve governative, si confondono due piani con il forte rischio di rendere il processo legislativo ostaggio degli equilibri di potere e poltrone nella sfera esecutiva.
La terza è la curiosa concezione di "collaborazione" di molti, troppi esponenti del centrosinistra: il ministro Bersani, o il Ministro Rutelli, inviano i propri piani quinquennali ehm pardon di modernizzazione al Parlamento, dove vengono entusiasticamente votati anche dall'opposizione, che, dopo aver ricevuto una pacca sulla spalla in conferenza stampa ed una grattatina mediatica dietro le orecchie, si ritira scodinzolante nelle comode cucce dell'emiciclo parlamentare.

Forse, un vero accordo bipartisan non è possibile, anche se esiste la speranza che i volenterosi ci sorprendano positivamente al riguardo. Certamente, il secondo ed il terzo degli scenari alternativi sono improponibili, mentre il primo sarebbe semplicemente una pietra tombale grande quanto lo Stivale.


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domenica, gennaio 28, 2007

Kasparov, l'Iraq e la Russia

Gary Kasparov è uno dei leader carismatici di "L'Altra Russia" , movimento di opposizione al governo Putin. L'OpinionJournal lo ha intervistato sulle condizioni dell'opposizione ad un governo conosciuto per non essere mai stato troppo tenero con i dissenzienti. L'intera intervista è abbastanza interessante, soprattutto per la maturità politica dimostrata dal grande scacchista.
Un punto singolare è stato il quesito su quale sarebbe stata la singola cosa che avrebbe maggiormente contribuito a mantenere, negli anni '90, la Russia nel sentiero della democrazia. La risposta? Abbattere Saddam Hussein nel 1991. Il messaggio ai dittatori ed agli aspiranti tiranni sarebbe stato fortissimo ed inequivocabile.
"Our hour nearly at an end, conversation drifts back to the early '90s and the discussions we used to have about Russia and its future. Is there something the U.S. might have done differently back then, I ask, that would have helped keep Russia on the path to democracy?

Mr. Kasparov gives a wry smile. 'I think the best thing [the U.S.] could have done was to get Saddam [Hussein] 15 years earlier,' he says. 'By going after Saddam in 1991, I think we could have saved Yugoslavia from a civil war and could have sent a message, a very powerful message, to many dictators. . . . In 1991, the United States was much stronger and everybody else was much weaker.'" (Fonte: OpinionJournal)

sabato, gennaio 27, 2007

Schwarzy come Bush Senior?

Su OpinionJournal di qualche tempo fa si commenta la defaillance di Arnold Schwarzenegger : di come avesse giurato e spergiurato di non aumentare mai le tasse e di come il suo nuovo piano di copertura sanitaria per i residenti californiani arrivi pericolosamente vicino alla rottura di questo impegno.
L'ultimo a violare palesemente l'impegno a non innalzare la pressione fiscale fu Bush Senior, che molto probabilmente perse di conseguenza la Casa Bianca. Visto che il Gubernator ci sta simpatico e che sembra per il momento l'unico Repubblicano in grado di tenere lo stato di Ronald Reagan nel campo "giusto", speriamo tutti che si ravveda: le esperienze in altri stati repubblicani dove si sperimentano soluzioni al problema del sistema sanitario (il bello del vero federalismo: 50 laboratori politici ed economici, 50 spaszi di libertà) dimostrano che non è necessario imporre tasse ad hoc.

giovedì, gennaio 25, 2007

Legge Mastella? Un nome, una garanzia

Chi ha già letto qualcosa in questo blog conosce la mia posizione su Israele e l'antisemitismo. Tuttavia, una proposta di legge come quella che porta il nome del ras di Ceppaloni, che propone sanzioni per i negazionisti dell'Olocausto, è tuttavia troppo pericolosa: seppellisce la stessa libertà di parola, per mano di un Governo che del concetto ha già dimostrato di avere un'idea molto confusa.
Io comprendo molte delle ragioni di chi ritiene, comunque, necessaria una legge di questo tipo, ma non posso esimermi dal ritenere che la censura per legge sia in fondo controproducente: una forma di proibizionismo, più che di proibizione.
Cosa sarebbe successo se in Italia si fossero emanate leggi simili riguardanti fascismo e lotta partigiana, leggi che sarebbero state applicate dal ceto intellettuale marxisteggiante e collettivista del che ben conosciamo? Per fare soltanto un esempio, De Felice non avrebbe subito una congiura del silenzio: sarebbe finito in galera, o probabilmente avrebbe scelto altri oggetti d'indagine e noi saremmo tutti più ignoranti.
La Storia preservata per legge diventa un testo sacro, una blasfema Bibbia o Torah. Per quanto sembri senza cuore lasciare che i negazionisti spandano il loro veleno, la risposta deve avvenire tramite la ragione, la persuasione, la verità storica, che sono dalla parte di coloro che negazionisti non sono.

Per chi , infine, invece pensa solo che la Shoah meriti uno strappo alla regola, solo perche' si trova nel novero delle "buone" cause, quelle che garantiscano il diritto di ledere la libertà altrui, quelle "di sinistra2, insomma, Libere Risonanze ha un ottimo post, con qualche esempio sul motivo per cui anche le zecchine invidiosette questa volta dovrebbero fermarsi e riflettere.


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Giovani dannunziani crescono

Complimenti, fratello, nell'Ascolano la primavera dei sensi arriva presto e bene.

martedì, gennaio 23, 2007

Una Unione in picchiata, un'altra bocciata

The Right Nation documenta il tracollo dell'Unione, almeno nei sondaggi. Il dato più interessante mostra invece la possibile irrilevanza di un'altra Unione, l'Udc, evento che potrebbe portare ad un inizio di risanamento del disastrato panorama politico italiano. La buona notizia, per il centrodestra, è che probabilmente la Casa delle libertà potrebbe togliersi di torno una serpe in seno senza quasi nulla perdere dal punto di vista elettorale.
I dati sembrano infatti bocciare il progetto neo-moroteo del "figliol prodigo" Casini: se i sondaggi Euromedia sono significativi, il 4,1% dell'Udc sarebbe inutile per il centrosinistra e superfluo al centrodestra. Buona fortuna ai volenterosi: L'Udc è il partito che mise il peggior freno alle stesse liberalizzazioni che adesso millanta di voler compiere insieme all'Unione. Con amici del genere, molto probabilmente di pura convenienza e pronti al tradimento appena messe le mani su qualche brandello di potere e visibilità, non credo servano loro nemici.

Si e' definito il progetto di Casini come "neo-moroteo" per un motivo storico: non è neppure degno di essere definito "neocentrista", termine impiegato dai DS nei loro momenti di paranoia.
De Gasperi raccoglieva voti di destra per impiegarli in un partito definito "di centro che guarda s sinistra" , operazione non molto gradevole, ma che significo' in realtà una politica centrista, moderatamente liberale in alcuni ambiti e moderatamente illiberale in altri.
Aldo Moro fece di molto peggio: convinto dell'inevitabile avvento del comunismo e mezzo socialista, pardon catto-sociale egli stesso, spianò la strada alla conquista del potere da parte delle sinistre, cercando di negoziare la resa ad un nemico che altri s'incaricarono di sconfiggere.
Casini, degenere epigono del disfattismo democristiano, prosegue nella tradizione di famiglia e si accontenta di un posto a tavola, o forse intorno alla tavola, fornito di livrea, con i nuovi padroni cattocomunisti. Se ne è soddisfatto, buon per lui.

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domenica, gennaio 21, 2007

Ragazzi in pigiama: cresciuti o fagocitati?

La Rete può davvero portare ad una rivoluzione nella comunicazione politica, nei contenuti oltre che nel puro contenitore, oppure verrà colonizzata dai "vecchi media"? Internet, negli USA, si sta consacrando mezzo primario di comunicazione politica, a pari dignità con TV e carta stampata. Questo successo nasconde tuttavia il rischio della conquista, da parte del vecchio establishment giornalistico, di una fonte di informazione che sembrava poter sfuggire all'egemonia collettivista nei media.

Hillary Clinton non è andata in televisione per annunciare la propria candidatura come pretendente del Partito democratico alla Presidenza USA; lo ha fatto tramite il proprio sito Internet: articolo e soprattutto un video per annunciare la nuova avventura.
Quasi in contemporanea, John F.Harris, il direttore della pagina politica del Washington Post, ed una pletora di commentatori politici escono da posizioni di prestigio e potere nei quotidiani, in radio e televisione, per partecipare all'avventura di The Politico, quotidiano esclusivamente politico e,per la prima volta, centrato sulla versione online - anche se vi saranno una edizione cartacea nei giornidi sedute parlamentari ed un accordo con CBS per l'impiego del materialiein TV.

Non possiamo che essere felici, ma rimane un dubbio: Saranno insomma i ragazzi in pigiama, i "citizen journalist" ad avere la prima fila nel nuovo contesto, oppure le vecchie volpi, la vecchia casta giornalistica ideologicamente modificata, si limiterà a traslocare dalla carta stampata e dalla televisione verso Internet? Il rischio a mio parere è forte, ma è e persino maggiore in Europa rispetto agli USA.
Da un lato, la migrazione di nomi celebri è una prestigiosa conferma ed aumenta esponenzialmente la credibilità di Internet. D'altro canto, uno spostamento in massa rischia di riproporre sul nuovo medium anche le dinamiche di potere, i tic e le propensioni all'autocensura emerse nel campo dei media tradizionali, spiazzando la blogosfera invece che integrarsi con essa.

Questo rischio è forte soprattutto nei Paesi dove i media tradizionali rimangono la riserva indiana di una nomenklatura che si è dimostrata nel torto ovunque ha espresso una visione, ma che rimane insuperabile nelle capacità propagandistiche e nell'autocensura.

In Italia, osserviamo attenzione alla notizia ed agli sviluppi americani; abbiamo una vibrante blogosfera ( oltre ai "soliti sospetti, abbiamo lui e lui per dare due esempi), coraggiose iniziative di citizen journalism, vuoi soprattutto politico, vuoi maggiormente generalista, addirittura di respiro internazionale, ma temo ci si ritrovi ancora troppo indietro: la politica non comprende, producendo anche troppo spesso siti Internet monchi, vetrine a malapena promozionali, presenti per volontà di pochi coraggiosi oppure pensati quali gadget necessari per non apparire "antichi". Il "big business" non è da meno: Telecom Italia subappalta il proprio sito di social news ad una gang di pur gradevoli simpatizzanti degli extraparlamentari di sinistra, che cercano di applicare istintivamente ad Internet gli stessi metodi censori appresi dai cantori dell'egemonia culturale "antropologicamente superiore".
In generale, temo che l'Italia soffra ancora dell'illusione pauperista di ottenere informazione gratuita, sia all'interno di canali generalisti che di pubblicazioni specializzate:in realtà quello che s'ottiene è, troppo spesso, propaganda; o nel migliore dei casi, pubblicazioni rese possibili da un mecenatismo politicamente schierato, che purtroppo lascia aperta la porta a guerre mediatiche sull'imparzialità degli autori e sull'influenza di fattori estranei al merito delle questioni.


Hat tip: Camillo, The Huffington Post

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mercoledì, gennaio 17, 2007

Mani rosse su Tocqueville: lo sciacallaggio culturale continua.

La Rossa Bologna ha deciso d'intitolare un rosso laureificio, pardon università, ad Alexis de Tocqueville. Mi aspetto che, proseguendo in questa logica, il prossimo atto del ministro Gentiloni sia la nomina di Annamaria Franzoni al vertice di Telefono Azzurro.
Questo perché persino i nomi di Partito Democratico e di Unione avrebbero fatto incupire de Tocqueville; il programma di tale forze, poi, sembra una esposizione puntuale di ciò che l'autore de "La democrazia in America" riteneva essere nocivo ad una società libera che si volga alla democrazia. Si tratta dell'ennesima operazione di sciacallaggio culturale: per sopravvivere alla bancarotta delle proprie idee, scippano la forma, ma non la sostanza, dei pensatori che osteggiavano fino alla sconfitta.

Tocqueville non fu soltanto un accanito avversario dell'allora nascente socialismo, di cui identifico' i difetti, ben evidenti da allora; fu soprattutto un sostenitore del cosiddetto governo misto e della separazione dei poteri, non solo in termini formali, ma anche in fatto di meccanismi di selezione delle classi dirigenti, di modo da evitare tirannie di qualsiasi tipo. Fu quindi un preoccupato osservatore dell'espansione illimitata del metodo democratico ad ogni aspetto della vita civile, a discapito di altri criteri di selezione, quali il merito, la rappresentanza geografica e settoriale, l'impegno. A parer suo questa evoluzione avrebbe portato ad un dispotismo "dolce", ad una dittatura della maggioranza, o di coloro che pretendono di rappresentare la maggioranza; dittatura che, priva di freni avrebbe sepolto la società sotto una cappa di conformismo, nel migliore dei casi; sarebbe caduta preda di mode e demagoghi, nel peggiore.
Per Tocqueville, il metodo democratico era uno strumento di rappresentanza e di mediazione fra istanze interne alla società civile, non certo una panacea. Da questo punto di vista, come fu detrattore dell'ancien regime,con il suo arbitrio e l'assenza di libertà , fu anche un aspro critico della Rivoluzione Francese, che quasi si limitò a sostituire l'idolo della volontà popolare a quello della legittimità, senza per questo migliorare le prospettive della libertà.

Aquesto punto, mi sembra chiaro l'assurdo: Bologna è la città simbolo di una coalizione innamorata proprio della dittatura della maggioranza, convinta che la soluzione ad ogni problema stia in una assemblea, in infinite, estenuanti consultazioni della "ggente, adeguatamente indottrinata in anticipo; convinta che fare numero, numero spesso ottenuto tramite la sopraffazione e l'inganno, significhi possedere la verità; che la libertà personale sia un orpello superfluo.
Inutile persino discutere di comunisti e comunismo: lascio i DS alle loro menzogne riguardo al fatto che nessuno di loro fosse comunista e fossero tutti socialisti.;ammettiamo per assurdo che sia vero. Anzi, fingiamo addirittura che il socialismo (di cui il comunismo e' poco più di una fase acuta, ma non particolarmente differente nelle conclusioni e negli effetti di lungo periodo) non abbia infettato l'intera Unione e che esistano dei sinceri "democratici progressisti". Il quadro, come possiamo osservare, non cambierebbe.
Non esiste un singolo partito all'interno dell'Unione che possa permettersi di citare la lezione di Alexis de Tocqueville in onestà: perché sono gli eredi di coloro che Tocqueville temeva che potessero soffocare la allora giovane pianta della libertà. La Storia ha dimostrato che aveva pienamente ragione.
Proprio per questo la sinistra italiana cerca di ripetere l'abominio compiuto con il pensiero liberale: dopo essere andata incontro al disastro per averne ignorato la lezione, ora se ne proclama l'erede - guardandosi bene, ovviamente, dal metterne in pratica la lezione.


Hat Tip: L'Indolente, Star-sailor


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sabato, gennaio 13, 2007

Free the soliders - liberate i soldati

Invece di piangere sui poveri ayatollah iraniani o libanesi, privati almeno in parte del loro sacrosanto diritto di tagliare la gola agli infedeli, provate a ricordarvi perche' e' cominciata.
Liberateli!

martedì, gennaio 09, 2007

Habemus iPhone

iPhone, il prodotto di Apple più atteso e su cui si è fantasticato più a lungo, sino a divenire quasi sinonimo di vaporware , è finalmente fra noi. Era il 2001 quando si incominciò a parlarne, adesso è una realtà .
Non sottovalutiamo l'evento, considerandolo una notizia per "nerd": e' riuscito a smuovere gli indici di Borsa, invertendo una tendenza fino a quel momento negativa.
Sarà vera gloria? Gli scettici, almeno dal punto di vista del successo economico e finanziario, abbondano e non hanno tuti i torti: nel 2001 un iPhone sarebbe stata una idea rivoluzionaria, adesso si tratta di un prodotto che di fatto già esiste, in versioni meno raffinate. Inoltre, il settore della telefonia cellulare è persino più competitivo di quello dei PC e dei lettori Mp3, dove almeno Apple aveva un'arma unica: il design, una leva che invece nel campo dei telefonini è già stata ampiamente sfruttata. Vero , d'altro canto, che si dicevano cose simili per iPod al momento della sua uscita.

Io so soltanto una cosa: guardo iPhone e, per la prima volta, sono quasi tentato di comprare un prodotto Apple.


Update: Giuro, non l'avevo visto



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Venezuela: Chavez nazionalizza ancora, verso il socialismo

Il titolo non è una iperbole: si tratta, in un certo senso, del riassunto del discorso di investitura di Hugo Chavez.
Il presidente venezuelano, emulo ed ammiratore di Fidel Castro, vorrebbe nazionalizzare ogni impresa che operi nei settori dell'elettricità e della produzione e trasmissione di energia elettrica. Inoltre, vorrebbe vedere approvata dal Parlamento una "legge di attuazione della rivoluzione" che gli conferirebbe il potere di legiferare per decreto ed eliminare l'autonomia della Banca Centrale. Dulcis in fundo, ha chiarito che la coalizione che lo supporta dovrà riunirsi e fondersi in un partito unico.
Si tratta di misure che avrebbero effetti devastanti sulle libertà dei venezuelani, trasformando la nazione in una vera e propria dittatura anche sul piano del diritto.

Le politiche economiche di Chavez hanno già trasformato il Venezuela in una monocoltura petrolifera, un petro-califfato nel quale ogni attività economica che non sia legata all'oro nero è stata spazzata via, distrutta dalle politiche folli del socialismo "chavista", deleterie come ogni politica di questo tipo. La popolazione del Venezuela sembra ormai dividersi fra una massa di straccioni, una plebe mantenuta dal panem et circenses bolivariano; i rimasugli di una borghesia mai troppo in salute, spazzata via dal socialismo; una élite bolivariana, ossia la corte di Chavez, ex-militari ed intellettuali d'estrema sinistra, impegnati a sfasciare una nazione mentre si godono i petrodollari.
L'unica ancora di salvezza è proprio il petrolio, ma persino PDVSA, il monopolio ufficiale venezuelano nel settore, regge a fatica e peggiora le proprie performance.

Le "riforme" politiche proposte, poi, sono semplicemente incredibili in una nazione "sviluppata" all'inizio del ventunesimo secolo: equivalgono di fatto e di diritto alla sospensione delle libertà politiche dei cittadini ed alla trasformazione del Venezuela in una dittatura. Stiamo parlando di una legge che affida al Presidente (sempre lui, Hugo Chavez) il potere di governare per decreto, ossia senza il consenso del Parlamento; un Parlamento comunque sterilizzato da una strategia di "unificazione" dei partiti politici che non promette nulla di buono per l'espressione non solo del dissenso, ma anche della semplice rappresentazione degli interessi all'interno dello stesso schieramento governativo. Non per nulla, somigliano molto ai provvedimenti presi dopo la Marcia su Roma: qui siamo ormai alla pessima imitazione di Mussolini.

Pensateci, quando sentite Fausto Bertinotti, fra gli altri, cantare le lodi dell'aspirante Fidel Castro in divisa dell'esercito venezuelano. Questo è quello che ci attende tutti.

Mr. Chávez, who will be sworn in Wednesday to another six-year term, announced his plans at the swearing-in of his new cabinet to a cheering crowd of supporters [...].

American corporations, including Verizon Communications, have large stakes in Venezuela’s largest telecommunications company, CANTV, and its biggest publicly traded electricity company, Electricidad de Caracas.

“Let it be nationalized,” MSalva come bozzar. Chávez said of CANTV. “All that was privatized, let it be nationalized.”[...] Venezuela’s currency, the bolívar, fell as much as 20 percent in black market trading here on Monday, traders said.

The announcement was the latest in a series of bold steps Mr. Chávez has taken since his re-election in December to consolidate his power and move Venezuela toward what he calls a socialist revolution. Mr. Chávez said he would also seek a “revolutionary enabling law” from Congress that would allow him to approve bills by decree, as well as a measure stripping the central bank of its autonomy.

[...] Last month, Mr. Chávez announced plans to meld the broad coalition of parties that support him into a single socialist party, raising concerns that he was following in the footsteps of Fidel Castro.

On Monday, in addition to the telecommunications and electricity nationalizations, Mr. Chávez also appeared to signal that he wanted control over four multibillion-dollar oil projects in the Orinoco River basin, which he said should become “state property.”(Fonte: NYT)

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