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domenica, gennaio 18, 2009

In minoranza: Parole in libertà

Splendida sintesi sulla risposta di Israele a Gaza. Da leggere tutto, qui soltanto un paio di esempi:

"L'ONU, da quelle parti, ha una storia piena di ombre, a partire da quando, nel 1967, su richiesta di Nasser, ritirò senza neanche far finta di protestare le truppe di interposizione in preparazione ad un attacco egiziano - attacco che poi non andò esattamente secondo i piani. Più di una volta le Nazioni Unite sono state viste come parte in causa piuttosto che super partes, e per esempio pochi mesi fa il preside di una scuola dell'ONU è stato ucciso da un raid israeliano mentre con alcuni complici costruiva razzi Qassam nel cortile della scuola; in seguito alla ridda di accuse e controaccuse è stato rivelato che era un comandante locale della Jihad Islamica e che l'ONU, a Gaza, non controlla molto accuratamente la gente che assume perchè "i nomi arabi si assomigliano tutti". Più di una volta degli UAV israeliani hanno filmato miliziani di Hamas mettere in batteria dei mortai e aprire il fuoco a ridosso di scuole e installazioni ONU, e nel caso specifico della scuola colpita pochi giorni fa, fra le vittime c'erano diversi miliziani di Hamas. In tutti i casi l'ONU ha negato recisamente anche davanti all'evidenza, e vietato categoricamente al proprio personale di parlare con la stampa di ciascun episodio: un comportamente che i maligni potrebbero definire sospetto.'
[...]
La guerra va avanti da 2 settimane, con un numero variabile di incursioni aeree, da 20 a 60 al giorno, con F-15E Strike Eagle e F-16; ogni incursione andrebbe in teoria eseguita da due aerei, ma la dimostrazione non perde di generalità (visto, professoressa S.? Almeno la terminologia me la ricordo ancora) se ci limitiamo ad un aereo per incursione. Assumiamo una media di 30 incursioni al giorno, e dal momento che gli israeliani hanno molti più F-16 che Strike Eagle, assumiamo una proporzione di 2:1 fra gli aerei coinvolti.

Se Israele volesse sterminare la popolazione civile, colpirla deliberatamente, o uno qualsiasi degli altri crimini di cui la BBC la accusa in media ogni 10 minuti, tutto quel che dovrebbe fare è caricare su ogni Strike Eagle le 24 bombe Mk82 da 227 chilogrammi che può portare. 227 chili per 24 bombe per 10 missioni al giorno per 15 giorni fa quasi esattamente 817 tonnellate. In più, potrebbe caricare 4 bombe Mk83 (454 chilogrammi) su ogni F-16. 454 chili per 4 bombe per 20 aerei al giorno per 15 giorni fa 544 tonnellate. In tutto, circa 1360 tonnellate, e considerato che gli esplosivi moderni sono almeno 4 volte più potenti del TNT, abbiamo un totale di circa 5.4 kiloton, un'arma nucleare tattica da un terzo di quella di Hiroshima.

Se Israele avesse voluto colpire deliberatamente la popolazione civile di Gaza, avrebbe potuto riversarle sulla testa l'equivalente di una bomba nucleare tattica. Oggi, molto semplicemente, Gaza non esisterebbe più.

Israele avrebbe potuto fare di meglio? Probabilmente. Israele aveva opzioni diverse dalla guerra? Può essere. Israele sta deliberatamente colpendo i civili? Minchiate.


In minoranza: Parole in libertà

giovedì, maggio 14, 2009

Una crociata disarmata, di solito.

Smettiamola, per favore, di dire che il Vaticano è un alleato nella battaglia per l'Occidente. E', nel migliore dei casi, un compagno di viaggio sempre in attesa di poterci gettare in pasto al primo brigante, pur di salvarsi.

"“La Terra Santa e i suoi luoghi santi appartengono al Cristianesimo, il Vero Israele“. È il 14 maggio 1948 e da quel momento in poi, la parola Israele diventa un tabù e perfino Paolo VI, primo papa in Terra Santa, riesce a non pronunciarla mai, né prima, né durante, né dopo il suo viaggio nello Stato - appunto - di Israele. La ferita è ancora fresca, diciamo."
[...]
il gesuita Samir Khalil Samir, che oggi è il più ascoltato consigliere vaticano per il Medioriente, può tranquillamente dire, nel preparare il viaggio di Benedetto XVI, che “il problema [israelo-palestinese] risale alla creazione dello stato d’Israele e alla spartizione della Palestina nel 1948, decisa dalle grandi potenze senza tener conto delle popolazioni presenti in Terra Santa. È questa la causa reale di tutte le guerre che ne sono seguite. Per porre rimedio a una grave ingiustizia commessa in Europa contro un terzo della popolazione ebrea mondiale, la stessa Europa, appoggiata dalle altre nazioni più potenti, ha deciso e ha commesso una nuova ingiustizia contro la popolazione palestinese, innocente rispetto al martirio degli ebrei“.Da Una crociata disarmata : Giornalettismo


PS: la crociata vaticana contro Israele non è sempre disarmata. Vedasi la storia di Hilarion Capucci, vescovo difensore del terrorismo arabo e mercante d'armi per conto dei palestinesi, per credere.

venerdì, settembre 21, 2007

“Jenin, Jenin” sotto processo. Quando il documentario diventa pura propaganda

Il "documentario" “Jenin, Jenin” è stato oggetto di una richiesta di danni da parte di cinque soldati israeliani. Un'occasione per ricordare l'opera di propaganda e distorsione della realtà perpetrata dai media arabi e ripresa da troppi media occidentali senza neppure accordare il beneficio del dubbio all'esercito israeliano.


Il documentario accusava l'esercito israeliano di essersi macchiato di genocidio e crimini di guerra durante gli scontri avvenuti all'interno del campo profughi di Jenin, avvalorando la tesi palestinese di oltre 500 morti in un'azione contro la popolazione inerme. Le inchieste internazionali smentirono buona parte della ricostruzione dei fatti di parte araba, rivelando come il "massacro di civili" fosse stato in realtà una battaglia fra l'esercito israeliano e terroristi palestinesi pesantemente armati, infiltrati fra la popolazione civile: le vittime confermate furono 52 ( di cui 38 armate) da parte palestinese e non 500; di contro, i morti da parte israeliana furono 23. Un rapporto del genere negli scontri fra un esercito ed una "popolazione civile" è assolutamente incredibile, a meno di non confermare la verisone israeliana della presenza di forze combattenti palestinesi addestrate ed inquadrate.

Lo stesso Muhammad Bakri, regista e produttore del film, ammise di aver falsificato alcune scene del documentario. Ciononostante, la Corte Costituzionale israeliana permise la proiezione del film in tutta Israele, dimostrando la solidità delle istituzioni a tutela della libertà di espressione nella nazione - verrebbe da chiedersi quale sarebbe stato il fato di un simile documentario o del suo regista se vi fosse stato un qualche regime arabo nel ruolo d'Israele: il sequestro, il carcere o l'esilio, indubbiamente. In Israele, l'unico rischio che correrà Bakri, se fosse colpevole, sarà quello di dover pagare un risarcimento ai soldati che avrebbe diffamato. Differenza notevole, dal mio punto di vista.



HT: ilsignoredeglianelli.ilcannocchiale.it

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sabato, novembre 25, 2006

Tecniche nuove per Hamas: ammassare scudi umani a difesaa dei razzi

Hamas ingiunge ai fedeli di ammassarsi intorno alle staizoni di lancio dei razzi Qassam. Questo moltiplica le vittime: quelle che i razzi fanno in Israele, quelle ch einvolontariamente Israele fa distruggendo le postazioni nemiche, ritenendo vi si trovino soltanto terroristi, infine la terza categoria: la vertia'.

I media occidentali ci cascano completamente, amo, lenza e filo... o sono complici, tradendo cosi' il lettore e piegando lopinione pubblica occidentale ai desideri della propaganda islamica?



La nuova tecnica palestinese si chiama “scudi umani”, come scrive il Jerusalem Post. Sabato sera centinaia di palestinesi, comprese donne e bambini, sono stati fatti schierare attorno all’abitazione di Mohammed Baroud, un capo delle squadre di lanciatori di missili Qassam dei Comitati di Resistenza Popolare. Venerdì scorso diversi predicatori affiliati a Hamas avevano ingiunto ai fedeli di “occupare” ogni edificio minacciato d’essere colpito dalle forze israeliane, contando sul fatto, ben noto a Gaza, che le forze israeliane cancellano un’operazione quando sanno di non poter evitare perdite civili. “Anziché andarsene, i proprietari devono restare dentro e chiamare quanta più gente possibile – aveva affermato uno dei predicatori –. Gli scudi umani sono la nostra

migliore difesa”.




(Hat tip: liberali per Israele)





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mercoledì, agosto 23, 2006

Equivicinanza o cecita'?

Da Pinocchio, una citazione per chiunque  creda all'equivicinanza o all'equivalenza  delle "ragioni" di Israele e di Hamas:

La Dichiarazione di indipendenza di Israele (1948) dice: “Richiamiamo gli abitanti arabi di Israele a tornare alle vie della pace e a svolgere la loro parte nella costruzione dello stato sulla base di una piena e uguale cittadinanza e di una dovuta rappresentanza in tutte le sue istituzioni. Porgiamo una mano di pace e unità a tutti gli stati vicini e li invitiamo a stabilire legami di cooperazione e mutuo aiuto”.

La Carta di fondazione di Hamas (1988, art. 7) recita: “Il Profeta, Allah lo benedica e gli assicuri salvazione, ha detto: il giorno del giudizio non verrà finché i musulmani non combatteranno gli ebrei, quando l’ebreo si nasconderà dietro le pietre e dietro gli alberi. Le pietre e gli alberi diranno: oh musulmano, oh servo di Allah, vi è un ebreo dietro di me, vieni e uccidilo”
Parole ed idee, vero. Ma le parole possono essere pietre, le idee hanno conseguenze. E quali conseguenze!




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sabato, luglio 15, 2006

Disinformazione al Corriere

Due premesse. La prima, sono filo-israeliano. La seconda, temo che questa volta Israele stia eccedendo nella risposta.

Qualunque sia l'opinione sul conflitto, tuttavia, una cosa mi sembrerebbe ovvia: i fatti andrebbero controllati, soprattutto se ben documentati, prima di aprir bocca sull'argomento. E' quello che non fa invece il Corriere della Sera, secondo cui Israele bombarda la casa del Presidente del Parlamento libanese. Secondo la geografia, sta colpendo la zona da cui partono i razzi lanciati da Hezbollah.

Ancora peggio:

Numerosi razzi lanciati da oltre frontiera dai guerriglieri sciiti libanesi di Hezbollah anno colpito oggi la città di Tiberiade, situata nel nord d'Israele. Si tratta del secondo attacco diretto contro una località dello Stato ebraico dal territorio del Libano

SOltanto due attacchi, secondo il Corsera. Magari fosse cosi'. I mesi, gli anni passati da Hezbollah ed Hamas a lanciare razzi sugli insediamenti Israeliani passano nel dimenticatoio, nel tentativo - riuscito - di invertire la responsabilita' ed i fatti storici. Prima sono venuti i razzi, poi la reazione, giusta, sbagliata od eccessiva che sia.

Si potrebbe trattare di un semplice malinteso. Ma perche' certe "frasi infelici" errano sempre dal punto di vista favorevole alla stessa parte? Lapsus freudiano?


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lunedì, novembre 28, 2005

Snistra ed Israele

Sul Corriere della Sera Angelo Panebianco spiega perche' Fassino ha detto qualcosa di nuovo giovedi' scorso, al convegno sinistro su Israele:

"Dire che la Palestina dovrà ospitare, fianco a fianco, due democrazie significa congedare due verità di fede che la sinistra italiana ha abbracciato per lunghissimo tempo. Il primo tabù infranto riguarda Israele. Se si valorizza la democrazia, il giudizio su Israele, unica vera democrazia del Medio Oriente, diventa molto più benevolo e simpatetico di quanto non sia stato a lungo: non il brutale stato militarista oppressore dei palestinesi come per anni lo si è dipinto, ma una democrazia i cui standard di civiltà sono simili ai nostri, una democrazia spaventata, che lotta per la sua sicurezza (facendo anche, come è inevitabile, molti errori), circondata da milioni di uomini a cui è stato insegnato che distruggere l’«entità sionista » è fare la volontà di Dio. Il secondo tabù riguarda i palestinesi. Perché se ciò che si vuole non è uno «Stato palestinese » qualsiasi ma una democrazia, allora ne consegue che non tutto può essere scusato, che occorre essere esigenti con i palestinesi, appoggiare solo quei leader e quelle azioni che vanno nella direzione della costruzione della democrazia."

mercoledì, dicembre 05, 2007

Manipolazione dell'informazione

Qualche giorno fa si notava come la riapertura dei confini di Gaza da parte di Israele non avesse fermato gli atti terroristici contro i villaggi israeliani e che la notizia non fosse quasi arrivata sulla stampa occidentale,m forse perché era difficile trovare un modo per distorcere gli avvenimenti in chiave filoaraba ed antioccidentale.

La controprova arriva oggi: l'esercito israeliano ha reagito , dopo due giorni di lanci di mortai provenienti da Gaza, uccidendo tre membri di una cellula terroristica prima che ricominciassero il bombardamento.
La notizia riportata è quella del contrattacco israeliano, presentato senza alcuna motivazione né contesto; i morti sono genericamente "palestinesi", non terroristi palestinesi, senza indicazione di cosa stessero preparando o cosa fosse avvenuto nelle giornate precedenti.

Hat tip:ilsignoredeglianelli, Liberali per Israele


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lunedì, gennaio 07, 2008

Meglio Israele? Per gli arabi che ci vivono, sì

I palestinesi che vivono sotto l'autorità israeliana preferiscono rimanerci piuttosto che unirsi ai "fratelli" ai fratelli asserviti all'OLP e ad Hamas. Una dimostrazione di razionalità che vinceil nazionalismo, da unlato.
Soprattutto, una smentita almeno parziale a tante, troppe calunnie riguardo allo status "servile" degli arabi in Israele.

Due sondaggi resi noti la scorsa settimana da Keevoon Research, Strategy & Communications e dal quotidiano in lingua araba As-Sennara, condotti su campioni rappresentativi di adulti arabo-israeliani sulla questione dell'annessione all'AP, corroborano quanto asserito da Gheit. Alla domanda: "Preferiresti essere cittadino israeliano o di un neo-Stato palestinese?", il 62 per cento degli intervistati ha risposto di volere continuare ad avere la cittadinanza israeliana e il 14 per cento ha detto di voler far parte di un futuro Stato palestinese. Alla domanda: "Appoggeresti l'idea di trasferire il Triangolo [un'area a dominazione araba nel nord di Israele] sotto il controllo dell'AP?", il 78 per cento degli intervistati ha ricusato l'idea e il 18 per cento si è detto favorevole.

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mercoledì, ottobre 24, 2007

Amnesty, meglio tardi che mai

Amnesty International è normalmente pronta a chiudere un occhio sui danni collaterali delle valorose gesta dei terroristi palestinesi e molto diposta invece a castigare ferocemente le mancanze di Israele. L'attività di cane da guardia dei diritti umani è meritoria,
Adesso persino Amnesty accusa Hamas e Fatah di violazioni nei diritti umani e civili degli oppositori politici. Con calma e un po' in silenzio, purtroppo.
Il dubbio che ci coglie è immediato: com'è possibile che le due fazioni palestinesi siano tanto brutali fra loro, ma molto spesso non ci si preoccupa neppure di osservare il loro comportamento in caso di scontri con Israele?

Grazie a: esperimento

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domenica, gennaio 13, 2008

Le femministe americane censurano i successi delle donne in Israele

Il periodico femminista "Ms.", una delle voci più rispettate del movimento femminista americano, ha censurato una pubblicità dell'American Jewish Congress, ritenendola legata ad un argomento "eccessivamente scottante", che darebbe adito a troppe polemiche.

L'annuncio,in realtà, non aveva alcun contenuto polemico: si limitava alla frase "questo è Israele", sopra alle fotografie delle tre donne che occupano altissime cariche istituzionali nella nazione mediorientale: la Presidente della Corte Suprema, la vicepremier e ministro degli esteri e la presidente del Parlamento.

Lo stesso periodico, tuttavia, non si è posto alcun problema nel pubblicare, nel 2004, un lungo reportage dle festival del Cinema di Ramallah, dove venivano descritti in termini amichevo9li lungometraggi che legittimavano atti di terrorismo verso civili israeliani. Le donne ebree non contano, quanto si parla di parità dei sessi?



clipped from pajamasmedia.com
Ms. Magazine has long been in the forefront of the fight for equal rights and equal opportunities for women. Apparently that is not the case if the women happen to be Israeli.

The magazine has turned down an AJCongress advertisement that did nothing more controversial than call attention to the fact that women currently occupy three of the most significant positions of power in Israeli public life. The proposed ad (The Ad Ms. Didn’t Want You To See) included a text that merely said, “This is Israel,” under photographs of President of the Supreme Court Dorit Beinish, VicePrime Minister and Minister for Foreign Affairs Tzipi Livni and Knesset Speaker Dalia Itzik.

“What other conclusion can we reach,” asked Richard Gordon, President of AJCongress, “except that the publishers − and if the publishers are right, a significant number of Ms. Magazine readers − are so hostile to Israel that they do not even want to see an ad that says something positive about Israel?”


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Update: meglio di me, Fiamma Nirenstein

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lunedì, febbraio 09, 2009

Dopo le parole , i fatti. Hlarion Capucci ci riprova

Siamo certi che la Santa Sede sia assolutamente antisemita. Purtroppo, temo che abbiano allora un piccolo problema a farsi obbedire dai suoi stessi sacerdoti, molto meno disciplinati dei politici italiani: Dopo le parole del vescovo lefebvriano quasi pentito, trascurate da chi in teoria doveva controllarne l'ortodossia, sono arrivati i fatti, con il nuovo arresto di Hilarion Capucci, che il Vaticano aveva promesso di tenere ben lontano da Israele.

Chi è Hilarion Capucci potete leggerlo sul Blog di Barbara: vescovo melchita, ossia cattolico di rito siriano, viene pizzicato nel 1977 con il bagagliaio della macchina piena d'armi ed esplosivi destinati ad attentati in Israele e condannato a 12 anni di galera.
Grazie alle pressioni del Vaticano, Israele accetta di rilasciarlo a condizione che non torni più in Medio Oriente e cessi le proprie attività antiebraiche; queste condizioni vengono solennemente accettate dal Vaticano, che non si accorge come dopo alcuni mesi Capucci abbia ricominciato le proprie attività. La buona fede e la fedeltà alla parola data tipiche della Santa Sede sono confermate nuovamente quando Capucci viene nominato vescovo emerito di Gerusalemme e di Cesarea, ossia esattamente dei luoghi da dove il Vaticano aveva promesso di tenerlo lontano.
L'apoteosi è arrivata nel fine settimana, con il fermo di Hilarion Capucci a bordo di una nave che cercava di forzare il blocco di Gaza per portare aiuti umanitari - per fargli probabilmente far ela stessa fine di quelli che Hamas ha letteralmente rapinato, armi in pugno, all'ONU.

Si tratta solo di una delle numerose conferme dell'equidistanza del Vaticano, come quando ha taciuto in occasione dei lanci di mortaio di Hamas contro i gruppi di pellegrini che tornavano dalle celebrazioni del Natale (quando normalmente basta il fermo di tre cristiani arabi da parte israeliana per scatenare le accuse di repressione). Viste il tipo di attività pastorali del vescovo Capucci, non dovremmo stupirci, anche se ci sfugge ancora come la difesa del gregge cristiano in Palestina possa essere coerente con la connivenza con un movimento fondamentalista islamico come Hamas, noto per incoraggiare la propaganda e la discriminazione dei cristiani arabi .

domenica, luglio 29, 2007

E te ne vanti?

In una intervista televisiva il leader di Hezbollah in Libano, Hassan Nasrallah, si è premurato di demolire ogni argomentazione del nostro Ministro degli Esteri a favore di Hezbollah ed Hamas, che Massimo d'Alema vorrebbe coinvolgere nelle trattative diplomatiche e politiche come forze democratiche e stabilizzatrici della regione.

La realtà è all'opposto delle illusioni di D'Alema: Nasrallah ha esplicitamente ammesso di voler impedire che il governo libanese democraticamente eletto possa estendere la propria autorità su tutto il territorio nazionale e, quindi, obbligare Hezbollah a divenire un normale partito politico e non un esercito fondamentalista dedito alla conquista territoriale ed all'instaurazione di uno stato islamico. Questo sarebbe uno dei motivi per cui Hezbollah ha scatenato la guerra dell'anno scorso: l'atacco ad Israele e la manipolazione della propaganda sino ad invertire la realtà riguardo i motivi e l'estensione della reazione militare, è riuscito a ridurre l'ostilità della maggioranza dei libanesi nei confronti del fondamentalismo e ad indebolire il prestigio del governo libanese, scosso dall'invasione.
Questo è il "partito politico" dai cui esponenti il nostro Ministro degli Esteri si è fatto accompagnare durante una sua visita in Libano; questo è il partito-fratello di Hamas, che d'Alema sosteneva si dovesse inculder enei processi di pace, proprio mentre i fondamentalisti trasformavano una vittoria elettorale locale nell'occasione per un golpe.

Forse il nostro Ministro degli Esteri ha un pregiudizio naturalmente positivo, dettato dalla nostalgia, verso guerriglieri appoggiati da Stati esteri che hanno come obiettivo l'imposizione di un regime totalitario e terrorista: forse pensa che siano gli eredi dei Viet Cong, dei barbudos cubani, dei cinesi di Mao o dei comunisti che, spalleggiati dall'Armata Rossa, organizzarono il colpo di stato di Praga del 1948, perché delusi dal rifiuto dei cecoslovacchi di votare per il partito "giusto". Altrimenti, si hanno serie difficoltà a comprendere come qualcuno possa pensare che interlocutori del genere possano essere ritenuti credibili per una pace duratura.
E, per favore, non impieghiamo la scusa per cui non esisterebbero alternative democratiche: ilLibano è una democrazia, sebbene una democrazia illiberale, dove la magigranza della ppolazione non vuole Hezbollah fra i piedi, ma che subisce le angherie di una milizia finanziata dla precedente occupante, la Siria. In Palestina, i moderati sono sempre stati ignorati in un'Europa ammaliata prima da Arafat ed ora da Hamas, ma esistono.

Adesso, l'UNIFIL sta per pagare care le ambiguità della propria missione: Hezbollah si sta riarmando e potrebbe decidere di spazzare via il contingente ONU, nel caso non servisse più ai propri scopi. Potrebbe, perché siamo certi che il Ministro D'Alema non avrebbe difficoltà a spiegarci perché la missione andrebbe smantellata molto prima di giungere alle armi, dopo aver svolto egregiamente il proprio compito: permettere ai fondamentalisti di riorganizzarsi e riarmarsi in pace, in modo da poter prendere il potere in Libano od aggredire di nuovo Israele.



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venerdì, giugno 22, 2007

Autolesionismi palestinesi

Si dice che la storia non si ripeta, ma che talvolta vada "in rima". Vale anche per la vicenda palestinese, dove la storia non si ripete eguale a se stessa, ma in versioni rivedute e corrette, in cui gil arabi palestinesi sembrano ogni volta scegliere, pervicacemente, la soluzione peggiore. Calro Panella sintetizza molto meglio di quanto potrei fare io la vicenda della guerra civile palestinese del 1937-39, dove migliaia di morti arabi furono il prezzo per impedire la costituzione di due minuscole enclave ebraiche in terra palestinese:

Il 7 luglio 1937 la Commissione Peel pubblicò il suo rapporto, che fu elaborato essenzialmente mediando tra le posizioni [...]. Un minuscolo stato sionista di soli 5.000 chilometri quadrati, meno di un quinto della Palestina (un quarto di Israele attuale), grande circa come il Trentino, per di più separato in due zone non comunicanti, uno stato palestinese, una zona – Gerusalemme – sotto controllo britannico e infine un dislocamento bilanciato di sionisti e palestinesi per rendere omogenee le rispettive zone. Il dibattito all’interno del movimento sionista fu intensissimo[...], ma il piano di bipartizione fu infine accettato dal ventesimo Congresso Sionista di Zurigo [...].
Dunque, il movimento sionista, nel 1937, accettò non solo il principio, ma la proposta concreta, assolutamente sfavorevole e impraticabile, di un Israele minuscola e per di più formata da due enclavi circondate dallo stato arabo e non comunicanti. Un precedente che va ricordato, perché nel 2007, chissà perché, Massimo D’Alema non è il solo a dare mostra di non saperlo, o di non volerlo sapere.


Già. Gli israeliani, si sa, hanno sempre complottato per il dominio del mondo e della Terra Promessa, ai danni dei pacifici e gandhiani palestinesi, come si vede oggi e come avvenne allora, grazie anche all'intervento dello zio di Yasser Arafat, il filonazista Gran Muftì: una minoranza impose, con la violenza più brutale, la propria volontà al resto della popolazione.
Continuare a leggere Esperimento per credere


Hat tip: Esperimento



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lunedì, giugno 01, 2009

Abu Mazen nega Israele,di nuovo. E sarebbero gli israeliani a boicottare il processo di pace?

Mahmoud Abbas, alias Abu Mazen, presidente palestinere: " Non accetto lo Stato ebraico, chiamatelo come vi pare".


“Lo dico chiaramente: non accetto lo Stato ebraico, chiamatelo come vi pare”, ha detto alla conferenza preliminare del Parlamento giovanile palestinese a Ramallah.
Alla fine della conferenza hanno presentato ad Abbas una grande carta incorniciata della “Palestina” che ricopre l’intera area di Israele.
La fotografia della carta, tenuta in alto da un sorridente Abbas, è stata pubblicata con grande rilievo in prima pagina su entrambi i quotidiani dell’AP. Si noti che sulla carta la parola “Palestine” compare in inglese.


Ricordatevelo, la prossima volta in cui si presenterà di fronte alle telecamere, fingendo di essere un perseguitato: è un bugiardo, che di fronte ai suoi proclama la volontà di annientare lo stato d'Israele, mentre di fronte all'Occidente piagnucola di aver fatto di tutto e di esser epronto a tutto. Salvo, evidentemente, a riconoscere agli ebrei il diritto di esistere.


Hat tip LiberaliPerIsraele

martedì, luglio 25, 2006

Problemi di equivicinanza per l'ONU

Normalmente, le Nazioni Unite ed i loro inviati si distinguono per gli aiuti agli arabi di Palestina, che talvolta e' travalicato nell'acquiescenza alle posizioni minacce contro Israele: ricordiamoci che Hezbollah e' nato anche all'ombra della forza multinazionale d'interposizione ONU in Libano.
Jan Egeland, attuale sottosegretario generale ONU per gli affari umanitari e le emergenze umanitarie, non sembra fare eccezione alla regola: ha spesso gli USA per la propria avarizia nel concedere aiuti e piu' recentemente ha accusato Israele di "violazione della legge umanitaria" a seguito dei bombardamenti sul Libano.


Eppure, qualcosa non deve aver funzionato come avrebbe voluto il Partito di Dio: anche Egeland condanna ora Hezbollah, definendoli vigliacchi: "Ho sentito che gli Hezbollah si dicevano fieri di aver perso pochi guerrieri e che le vittime erano per lo più civili", ha affermato Egeland, "non penso che si possa essere fieri di avere più donne e bambini uccisi che uomini".(da Walking Class)

Un poscritto: controllando su Google News la notizia, trovo come fonti Repubblica, l'Arab News Agenzia , EuroNews, Radio Vaticana, La Stampa, L'Unita'.... i miei complimenti a chi sceglie i feed e l'indicizzazione del servizio.



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martedì, gennaio 27, 2009

A futura memoria

Il reportage di Cremonesi è un piccolo miracolo. Io griderò ancora di più al VERO miracolo se la sua carriera sopravviverà alla pubblicazione di un reportage che sbugiarda i miti della classe giornalistica italiana, venduta al padrone ma ocn la nostalgia della P38.



«Così i ragazzini di Hamas ci hanno utilizzato come bersagli» - dal Corriere della Sera


ubbi sul numero delle vittime: potrebbero essere 600 e non 1.300

«Così i ragazzini di Hamas
ci hanno utilizzato come bersagli»

Abitanti di Gaza accusano i militanti islamici: «Ci impedivano di lasciare le case e da lì sparavano»

GAZA - «Andatevene, andatevene via di qui! Volete che gli israeliani ci uccidano tutti? Volete veder morire sotto le bombe i nostri bambini? Portate via le vostre armi e i missili», gridavano in tanti tra gli abitanti della striscia di Gaza ai miliziani di Hamas e ai loro alleati della Jihad islamica. I più coraggiosi si erano organizzati e avevano sbarrato le porte di accesso ai loro cortili, inchiodato assi a quelle dei palazzi, bloccato in fretta e furia le scale per i tetti più alti. Ma per lo più la guerriglia non dava ascolto a nessuno. «Traditori. Collaborazionisti di Israele. Spie di Fatah, codardi. I soldati della guerra santa vi puniranno. E in ogni caso morirete tutti, come noi. Combattendo gli ebrei sionisti siamo tutti destinati al paradiso, non siete contenti di morire assieme?». E così, urlando furiosi, abbattevano porte e finestre, si nascondevano ai piani alti, negli orti, usavano le ambulanze, si barricavano vicino a ospedali, scuole, edifici dell’Onu.

In casi estremi sparavano contro chi cercava di bloccare loro la strada per salvare le proprie famiglie, oppure picchiavano selvaggiamente. «I miliziani di Hamas cercavano a bella posta di provocare gli israeliani. Erano spesso ragazzini, 16 o 17 anni, armati di mitra. Non potevano fare nulla contro tank e jet. Sapevano di essere molto più deboli. Ma volevano che sparassero sulle nostre case per accusarli poi di crimini di guerra», sostiene Abu Issa, 42 anni, abitante nel quartiere di Tel Awa. «Praticamente tutti i palazzi più alti di Gaza che sono stato colpiti dalle bombe israeliane, come lo Dogmoush, Andalous, Jawarah, Siussi e tanti altri avevano sul tetto le rampe lanciarazzi, oppure punti di osservazione di Hamas. Li avevano messi anche vicino al grande deposito Onu poi andato in fiamme E lo stesso vale per i villaggi lungo la linea di frontiera poi più devastati dalla furia folle e punitiva dei sionisti», le fa eco la cugina, Um Abdallah, 48 anni. Usano i soprannomi di famiglia. Ma forniscono dettagli ben circostanziati. E’ stato difficile raccogliere queste testimonianze. In generale qui trionfa la paura di Hamas e imperano i tabù ideologici alimentati da un secolo di guerre con il «nemico sionista».

Chi racconta una versione diversa dalla narrativa imposta dalla «muhamawa» (la resistenza) è automaticamente un «amil», un collaborazionista e rischia la vita. Aiuta però il recente scontro fratricida tra Hamas e Olp. Se Israele o l’Egitto avessero permesso ai giornalisti stranieri di entrare subito sarebbe stato più facile. Quelli locali sono spesso minacciati da Hamas. «Non è un fatto nuovo, in Medio Oriente tra le società arabe manca la tradizione culturale dei diritti umani. Avveniva sotto il regime di Arafat che la stampa venisse perseguitata e censurata. Con Hamas è anche peggio», sostiene Eyad Sarraj, noto psichiatra di Gaza city. E c’è un altro dato che sta emergendo sempre più evidente visitando cliniche, ospedali e le famiglie delle vittime del fuoco israeliano. In verità il loro numero appare molto più basso dei quasi 1.300 morti, oltre a circa 5.000 feriti, riportati dagli uomini di Hamas e ripetuti da ufficiali Onu e della Croce Rossa locale. «I morti potrebbero essere non più di 500 o 600. Per lo più ragazzi tra i 17 e 23 anni reclutati tra le fila di Hamas che li ha mandati letteralmente al massacro», ci dice un medico dell’ospedale Shifah che non vuole assolutamente essere citato, è a rischio la sua vita. Un dato però confermato anche dai giornalisti locali: «Lo abbiamo già segnalato ai capi di Hamas. Perché insistono nel gonfiare le cifre delle vittime? Strano tra l’altro che le organizzazioni non governative, anche occidentali, le riportino senza verifica. Alla fine la verità potrebbe venire a galla. E potrebbe essere come a Jenin nel 2002. Inizialmente si parlò di 1.500 morti. Poi venne fuori che erano solo 54, di cui almeno 45 guerriglieri caduti combattendo».

Come si è giunti a queste cifre? «Prendiano il caso del massacro della famiglia Al Samoun del quartiere di Zeitun. Quando le bombe hanno colpito le loro abitazioni hanno riportato che avevano avuto 31 morti. E così sono stati registrati dagli ufficiali del ministero della Sanità controllato da Hamas. Ma poi, quando i corpi sono stati effettivamente recuperati, la somma totale è raddoppiata a 62 e così sono passati al computo dei bilanci totali», spiega Masoda Al Samoun di 24 anni. E aggiunge un dettaglio interessante: «A confondere le acque ci si erano messe anche le squadre speciali israeliane. I loro uomini erano travestiti da guerriglieri di Hamas, con tanto di bandana verde legata in fronte con la scritta consueta: non c’è altro Dio oltre Allah e Maometto è il suo Profeta. Si intrufolavano nei vicoli per creare caos. A noi è capitato di gridare loro di andarsene, temevamo le rappresaglie. Più tardi abbiamo capito che erano israeliani». E’ sufficiente visitare qualche ospedale per capire che i conti non tornano. Molti letti sono liberi all’Ospedale Europeo di Rafah, uno di quelli che pure dovrebbe essere più coinvolto nelle vittime della «guerra dei tunnel» israeliana. Lo stesso vale per il “Nasser” di Khan Yunis. Solo 5 letti dei 150 dell’Ospedale privato Al-Amal sono occupati. A Gaza city è stato evacuato lo Wafa, costruito con le donazioni «caritative islamiche» di Arabia Saudita, Qatar e altri Paesi del Golfo, e bombardato da Israele e fine dicembre. L’istituto è noto per essere una roccaforte di Hamas, qui vennero ricoverati i suoi combattenti feriti nella guerra civile con Fatah nel 2007. Gli altri stavano invece allo Al Quds, a sua volta bombardato la seconda metà settimana di gennaio.

Dice di questo fatto Magah al Rachmah, 25 anni, abitante a poche decine di metri dai quattro grandi palazzi del complesso sanitario oggi seriamente danneggiato. «Gli uomini di Hamas si erano rifugiati soprattutto nel palazzo che ospita gli uffici amministrativi dello Al Quds. Usavano le ambulanze e avevano costretto ambulanzieri e infermieri a togliersi le uniformi con i simboli dei paramedici, così potevano confondersi meglio e sfuggire ai cecchini israeliani». Tutto ciò ha ridotto di parecchio il numero di letti disponibili tra gli istituti sanitari di Gaza. Pure, lo Shifah, il più grande ospedale della città, resta ben lontano dal registrare il tutto esaurito. Sembra fossero invece densamente occupati i suoi sotterranei. «Hamas vi aveva nascosto le celle d’emergenza e la stanza degli interrogatori per i prigionieri di Fatah e del fronte della sinistra laica che erano stato evacuati dalla prigione bombardata di Saraja», dicono i militanti del Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina. E’ stata una guerra nella guerra questa tra Fatah e Hamas. Le organizzazioni umanitarie locali, per lo più controllate dall’Olp, raccontano di «decine di esecuzioni, casi di tortura, rapimenti nelle ultime tre settimane» perpetrati da Hamas. Uno dei casi più noti è quello di Achmad Shakhura, 47 anni, abitante di Khan Yunis e fratello di Khaled, braccio destro di Mohammad Dahlan (ex capo dei servizi di sicurezza di Yasser Arafat oggi in esilio) che è stato rapito per ordine del capo della polizia segreta locale di Hamas, Abu Abdallah Al Kidra, quindi torturato, gli sarebbe stato strappato l’occhio sinistro, e infine sarebbe stato ucciso il 15 gennaio.

Lorenzo Cremonesi

mercoledì, luglio 15, 2009

La Federazione Internazionale della Stampa adotta l'antisemitismo

Allucinante. Nel sito della stessa federazione Israele non esiste, da ani. Esiste soltanto la Palestina, con capitale Gerusalemme. In cambio, la stessa federazione ha condannato l'oscuramento della TV di Hezbollah in Francia, che incitava al linciaggio di tutti gli ebrei.
La decisione della Federazione internazionale dei giornalisti di espellere i colleghi israeliani è il culmine di una campagna ideologica che va avanti da cinque anni. Triste sincronia, l’espulsione arrivava mentre il direttore d’orchestra israeliano Daniel Barenboim e il cantante canadese Leonard Cohen, impegnati per la pace, dovevano cancellare i concerti a Ramallah dopo che i palestinesi ne avevano chiesto il boicottaggio. Intanto un grande giornale europeo di sinistra, El País, pubblicava indisturbato una vignetta di Romeu. “Come fa Israele a violare nella totale impunità ogni legge umana e internazionale?”, chiede una donna. Risponde un ebreo ortodosso con il nasone: “Ci costa molti soldi”.
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venerdì, gennaio 09, 2009

Pagare tributo ai barbari: Obama pronto a contatti clandestini con Hamas

Ditemi che non è vero. Perché se quello che scrive il sinistrorso, ma affidabile , Guardian è vero, la resa è vicina e invece del nuovo Roosevelt ci troveremo di fronte ad una copia carbone di Jimmy Carter.
HAmas è una organizzazione terroristica, ch enel proprio statuto proclama esplicitamente la necessità di elminiare Israele dalla faccia della Terra e gli ebrei dal Medio Oriente: sino a quando Hamas non rinuncerà allo sterminio quale obbiettivo politico, trovare un terreno comune per una trattativa sarebbe euqivalente a parlare con i nazisti riguardo alal "questione ebraica" alle porte di Treblinka. La politica seguita da Hamas è talmente impopolare da essere stato abbandonato persino dai regimi arabi moderati e dagli stessi palestinesi non fondamentalisti.
Adesso che questa organizzazione estremista sembra chiusa in un angolo e con meno amici che mai, giunge voce che l'amministrazione Obama potrebbe iniziare la propria attività nel Medio Oriente intavolando trattative clandestine con Hamas. Se fosse confermata, il segnale inviato sarebbe devastante: gli USA sono disponibile a vendersi la pelle di ogni alleato, pur di non dover affrontare le responsabilità del proprio ruolo.
Sarebbe l'inizio della fine, pura e semplice; prima per i moderati e i liberail nel mondo arabo, poi per Israele, infine per chiunque, liberale e democratico, nutrisse speranze contro avversari totalitari. Sarebbe soltanto quesitone di tempo.

Barack Obama administration 'prepared to talk to Hamas' World news guardian.co.uk: "The incoming Obama administration is prepared to abandon George Bush's ­doctrine of isolating Hamas by establishing a channel to the Islamist organisation, sources close to the transition team say."


Hat tip: The Right Nation

domenica, gennaio 07, 2007

I Democratici USA contemplano la resa, Israele si prepara.

I Democratici americani ammirano davvero gli europei: la loro soluzione al problema mediorientale che sta emergendo, forse inconsciamente, sembra infatti tipica del nuovo metodo europeo per evitare un conflitto: frignare ed arrendersi.
IN apparenza, business as usual: Steny Hoyer, capogruppo del Partito Democratico alla Camera, sostiene di che un Iran dotato di armi nucleari sarebbe "inaccettabile".Rassicurante. Pecccato che non basti agitare il ditino di fronte ai cattivi ayatollah: ci provò già Jimmy Carter, che abbandonò lo Shah in quanto poco democratico e progressista, salvo ritorvarsi Khomeini davanti; non finì particolarmente bene. Saranno in grado di fare i duri? Come no.
E' bastata una intemperanza degli attivisti pacifisti, che hanno pacificamente vandalizzato una riunione democratica, per spaventarli, spingendo Nancy Pelosi prima a protestare, ed ora a suggerire un taglio dei fondi alla missione in Iraq.
Quale potrà essere, al tavolo delle trattative, la credibilità di un Governo americano che ha già segnalato di volersi ripiegare su se stesso, o meglio sui propri contribuenti? Zero, probabilmente, esattamente quanto valgono adesso le minacce ed i buffetti di Italiani e Francesi. Prima o poi capiranno che l'arena internazionale non è una riunione di parrocchia od un'assemblea del movimento studentesco, ma al massimo un corteo del 1977: spranghe e pistole.

Toccherà di nuovo agli israeliani risolvere il problema, come nel 1984, per poi ritrovarsi coperti d'insulti per anni, prima che la Storia dia loro ragione? Secondo The Sunday Times, l'aviazione israeliana starebbe addestrando uno squadrone ad una operazione del genere. Visti i precedenti, un'ottima idea, perché da queste parti l'aria di Monaco è sempre più forte.


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