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martedì, febbraio 10, 2009

Foibe, in Istria e Dalmazia il ricordo di una tragedia e di un tradimento

Oggi ricorre il giorno del ricordo delle foibe, una tragedia italiana di persecuzione razziale e politica, ignorata per vigliaccheria e per crudele calcolo politico dai partiti collettivisti che hanno dominato l'Italia del dopoguerra.
La popolazione italiana costituiva il 40 percento dell'Istria ed era schiacciante maggioranza nei centri urbani. Zara e Spalato erano italiane da tempo immemorabile, con la popolazione slava parzialmente italianizzata fino alla prima guerra mondiale. Eppure, nessuno dei partiti "di massa" osò aprire bocca per difendere le centinaia di migliaia di istriani e dalmati cacciati dalle loro case.
Nessuno fiatò di fronte ai racconti delle persecuzioni e degli eccidi, quando nelle sole foibe finirono decine di migliaia di persone, quando a Zara e Spalato i comunisti annegarono centinaia di persone colpevoli di parlare la lingua sbagliata.
I democristiani se ne lavarono le mani, fedeli alla codardia che li caratterizza da generazioni; i comunisti si schierarono dalla parte dei macellai titini, avallandone le operazioni e negando addirittura la qualifica di profughi agli italiani d'Istria e Dalmazia, dipingendoli invece come un'orda di fascisti e profittatori:


« Non riusciremo mai a considerare aventi diritto ad asilo coloro che si sono riversati nelle nostre grandi città. Non sotto la spinta del nemico incalzante, ma impauriti dall'alito di libertà che precedeva o coincideva con l'avanzata degli eserciti liberatori. I gerarchi, i briganti neri, i profittatori che hanno trovato rifugio nelle città e vi sperperano le ricchezze rapinate e forniscono reclute alla delinquenza comune, non meritano davvero la nostra solidarietà né hanno diritto a rubarci pane e spazio che sono già così scarsi.[43] »
(
Piero Montagnani su "L'Unità" - Organo del Partito Comunista Italiano, Edizione dell'Italia Settentrionale - Anno XXIII - N. 284, Sabato 30 novembre 1946)

Così scriveva Piero Montagnani, "partigiano" e poi senatore comunista, parlando di 250mila uomini, donen e bambini, intere famiglie per la stragrande maggioranza in Istria e Dalmazia letteralmente da secoli. Partigiano per amor di tirannide in mezzo a partigiani per amor di libertà? Le argomentazioni ricordano, nella loro finezza, le peggiori tirate naziste e fasciste, oltre che quelle staliniane.

Ricordano anche l'allucinazione collettiva per cui i tiranni diventano "liberatori", simile a quella che provano i nipotini di Montagnani, ossia i "progressisti" sostenitori di Hamas.

Mi chiedo una cosa, a proposito di Palestina e di sinistri vari: secondo loro esiste un diritto al ritorno degli arabi in Israele, anche dopo tre generazioni, le offerte di risarcimento, l'espulsione di ebrei nello stesso numero da parte dei regimi arabi.
Questo diritto sarebbe talmente forte dal giustificare il lancio di razzi sui civili israeliani, gli attentati suicidi nelle discoteche e nei bar, l'omicidio di vecchi e bambini a sangue freddo; i responsabili di tali atti sarebbero anzi degli eroi, quando sono marxisti e non fondamentalisti religiosi (che vanno comunque bene).

In base a questo raigonamento, cosa sarebbe autorizzata a fare l'Italia? Potremmo far bombardare Istria e Dalmazia da una milizia friulana, sicuri di avere cortei adoranti di centri sociali a rimorchio?


Foiba

Il termine "foiba" è una corruzione dialettale del latino "fovea", che significa "fossa", le foibe, infatti, sono voragini rocciose, a forma di imbuto rovesciato, create dall'erosione di corsi d'acqua; possono raggiungere i 200 metri di profondità. In Istria sono state registrate più di 1700 foibe.

Causa di morte
1- Proiettili d'arma da fuoco, di solito sparati al cranio
2- precipitazioni dall'alto con gli effetti che ne derivano: fratture multiple, commozione, shock traumatico grave, embolia, etc.
3- trauma da corpo contundente (bastone, calcio di fucile, bottiglie, etc.) o acuminato con conseguenti fratture;
4- questi diversi momenti variamente combinati, sia come cause sovrapposte, sia come concorretni

L'effetto, cioè la morte, non deve essere stato necessariamente immediato: è ammissibile anche che, nonostante ferite e traumi, la morte sia avvenuta a distanza di tempo o per sete o per fame...

NON VOGLIAMO RISCRIVERE LA STORIA, SOLO FARLA CONOSCERE. TUTTA.

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Il Siculo

domenica, febbraio 10, 2008

Nel giorno del ricordo

L'Italia è troppo spesso una nazione senza memoria. Per uno degli episodi più dolorosi della nostra storia, il Parlamento ha cercato finalmente di sollevare il velo di omertà, proclamando il 10 febbraio quale giornata del ricordo per la tragedia:
"La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale «Giorno del ricordo» al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale."

Non voglio nemmeno spendere parole sul colpevole silenzio della stampa e di troppi esponenti politici, con la meritoria eccezione del Presidente della Repubblica, fra i pochissimi politici che, almeno per un momento, è riuscito a superare la propria storia.

Per conoscere meglio la tragedia delle foibe, leggete il post di Hurricane53.

In maniera più esplicita, riguardo al lato politico della questione, condivido in pieno
oggettivista: nel giorno del ricordo, ricorda chi è il colpevole






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Chapeau - 2

Il nostro Presidente della Repubblica non mi ha mai entusiasmato: colpa del suo passato e della sua storia: uno può essere uno sciagurato, anche quando ha maniere impeccabili. Oggi, invece , si è dimostrato all'altezza del compito, dimostrando di aver sinceramente rinnegato almeno parte della propria storia: celebrando il 10 febbraio, giornata del ricordo delle foibe, ha consegnato 75 medaglie ai familiari di altrettante vittime ed ha ricordato le reazioni inconsulte della Croazia alla definizione di "pulizia etnica" data da Napolitano stesso nelle celebrazioni dello scorso anno.

Fonte: Corriere della Sera

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