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martedì, ottobre 26, 2010

The Venetian Conspiracy

The Venetian Conspiracy è una serie di post che delinea una teoria metastorica particolare sulla Repubblica di Venezia: ritenuta da sempre un faro di civiltà, qui viene rappresentata come il male che ha quasi distrutto l'Europa, il vettore di contagio del peggiore dispotismo orientale - oltre che della peste. Non concordo per nulla e ritengo che Venezia sia stata, con le sue molte luci e le sue molte ombre, un fattore positivo nella storia del continente; si tratta comunque di un esempio illuminante della differenza fra fatti ed interpretazioni - oltre che un ottimo caso di studio sulla teoria della cospirazione.
Qui la serie completa di conferenze che fa da base a questa... giudicate voi. Quante dei nostri giudizi storici sono, in realtà, pregiudizi? Dovremmo fermarci spesso e provare a confutare le nostre intuizioni, come sosteneva Popper, ma noi siamo animali che raccontano una storia ed interrompere la narrazione è talvolta impossibile, anche a costo della verità.

domenica, luglio 25, 2010

Perché Wal-Mart merita il Nobel

- In Bangladesh la condizione femminile migliora grazie al tanto vituperato “sfruttamento capitalista delle multinazionali”. E non è l’unico luogo comune di una certa visione anticapitalista che viene smentito.

Lungi dall’essere un motore di sfruttamento, è noto che le multinazionali tendono a pagare meglio delle aziende locali, a trasferire più competenze e a trattare la forza lavoro in maniera più umana. In Bangladesh, ad esempio, sono un vero e proprio motore di alfabetizzazione e miglioramento della condizione femminile: lo sviluppo dell’industria tessile sta fornendo alle donne in questa nazione musulmana una fonte di reddito indipendente, aiutandone l’emancipazione.

Si sta inoltre smentendo un altro dei luoghi comuni del pauperismo socialista, ossia che l’industrializzazione avverrebbe a scapito della scolarizzazione: nei villaggi dove prospera l’industria tessile le percentuali di scolarizzazione femminile aumentano di molto, nonostante un parziale calo fra le ragazze fra i 16 ed i 19 anni d’età, secondo gli studi di Ahmed Mushfiq Mobarak, accademico di Yale che sta conducendo un rigoroso studio empirico sull’argomento. I motivi non sono del tutto chiari, ma almeno due fattori certamente lo sono. In primo luogo, la maggiore disponibilità di reddito permette alle famiglie di mandare a scuola anche le figlie, di solito svantaggiate rispetto ai maschi; soprattutto, però, conta il vantaggio economico immediato: una operaia scolarizzata viene valorizzata e pagata di più e quindi esiste un forte incentivo finanziario.

Tabella_Walmart

Il terzo luogo comune che viene smentito è quello della necessità di un forte intervento governativo per “correggere” le storture dello sviluppo industriale. L’aumento della scolarizzazione non è merito di sforzi particolari del governo bengalese, ma dell’abilità di individui e famiglie di cogliere le opportunità offerte dallo sviluppo e dal capitalismo: sono i privati, e non lo stato, a promuovere lo sviluppo economico e sociale. Si tratta dell’ennesima dimostrazione del paradosso per cui il bene pubblico viene servito meglio dalla privata “avidità” che dall’interferenza di burocrati con le migliori intenzioni: Wal-Mart e gli altri grandi magazzini che sono i grandi promotori nella globalizzazione del settore tessile stanno dando un contributo involontario ma essenziale allo sviluppo bengalese, un contributo molto più efficiente di quello fornito da decenni di aiuti allo sviluppo della cooperazione internazionale, basato su metodi e sistemi pianificati e gestiti con metodi collettivisti.

E’ articolo di fede tra i media e le caste intellettuali occidentali che il capitalismo sia la fonte di tutti i mali e soprattutto di un aumento dello sfruttamento delle masse lavoratrici, rispetto ai “tempi felici” dell’era preindustriale; unica salvezza per i ceti disagiati sarebbero sempre stati i governi di tendenza collettivista, fossero socialisti o conservatori di stampo paternalistico. Questo approccio è divenuto moneta corrente grazie all’istruzione di stato, amministrata dalle stesse burocrazie che ne vengono esaltate, ed ha alterato la percezione della realtà storica da parte di intere generazioni. La storia economica offre innumerevoli esempi della fallacia di tale approccio; l’esperienza ed i dati in nostro possesso dimostrano ad esempio che, per quanto brutali fossero le condizioni degli operai nell’Inghilterra industriale, esse erano preferibili a quelle delle campagne nei decenni precedenti.

Sino ad ora è stato possibile appigliarsi agli argomenti anticapitalisti sostenendo la limitatezza degli studi storici e dei dati disponibili e la validità della vulgata tradizionale, ma ora studi come quello in Bangladesh forniscono evidenze difficili da confutare. L’impetuoso sviluppo industriale dei paesi emergenti permette, in un certo senso, una “replica della storia” in un contesto dove abbiamo risorse ed opportunità per effettuare studi rigorosi. I risultati, sinora, ribadiscono le potenzialità di un sistema di mercato e l’effetto positivo del capitalismo sulla libertà ed il progresso civile, oltre che economico. Rimane il difficile compito di rompere il muro di gomma dei pregiudizi e dei luoghi comuni.

crossposted su Libertiamo
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lunedì, gennaio 18, 2010

Quando Pasolini parlava come Flores D'Arcais

Bel post di Zamax su Pasolini ed il mito comunista . Per chiunque ancora sostiene che non esiste a sinistra il mito della superiorità antropologica, ecco Pasolini scrivere, nel 1974, in termini analoghi ai nazisti quando parlavano di ebrei o ai comunisti che parlavano di borghesi e kulaki. Pasolini era troppo colto e troppo scrittore di pregio per elaborare pienamente il concetto e darsi alla pura invettiva, come avavano fatto i comunisti russi una generazione prima e come stavano facendo quelli cinesi in quegli anni, definendo gli avversari "insetti, pidocchi, cimici, batteri" e sterminandoli di conseguenza.
Immaginiamo comunque le conseguenze, se i "superiori" avessero potuto fare di noi "inferiori" ciò che preferivano. Dal Corriere della Sera del 1974:


Il Partito comunista italiano è un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico. In questi ultimi anni tra il Partito comunista italiano, inteso in senso autenticamente unitario – in un compatto “insieme” di dirigenti, base e votanti – e il resto dell’Italia, si è aperto un baratto: per cui il Partito comunista italiano è divenuto appunto un “Paese separato”, un’isola. Ed è proprio per questo che esso può oggi avere rapporti stretti come non mai col potere effettivo, corrotto, inetto, degradato: ma si tratta di rapporti diplomatici, quasi da nazione a nazione. In realtà le due morali sono incommensurabili, intese nella loro concretezza, nella loro totalità.




lunedì, marzo 30, 2009

Barack Obama è Roosevelt o Herbert Hoover?

Secondo naked capitalism, è più Herbert Hoover, che ebbe la sfortuna di presiedere sulla fase più critica della Depressione, mentre Roosevelt prese in cura una nazione che non lo sapeva, ma era sulla via della ripresa - e provvide a farla rimpiombare nella Grande Depressione grazie all'assalto anticapitalista chiamato New Deal.
Abbiamo la tremenda sensazione che Obama sarà Hoover, ma abbia il potenziale per diventare Roosevelt, sia per gli effetti devastanti sulla salute a lungo termine della libertà negli USA, sia nella sua capacità di nascondere la realtà dietro la propaganda, grazie all'aiuto di una casta mediatica graniticamente schierata per il socialismo, come negli anni '30.
Speriamo di sbagliarci.

venerdì, febbraio 27, 2009

E queste sarebbero scuse?

Fra poco sentirete dire che Richard Wiliamson, il vescovo lefebvriano negazionista, si è scusato per le sue dichiarazioni ed ha ritrattato. In una parola, è falso.

Dalla BBC : "Richard Williamson said if he had known the full harm his comments would cause, he would not have made them. "

Traduzione " Richard Williamson ha detto che se avesse saputo l'entità del danno che i suoi commenti avrebbero causato , non li avrebbe fatti". Ha poi proseguito sostenendo di aver semplicemente ripetuto opinioni che aveva formato vent'anni fa, sulla base delle informazioni allora disponibili.

Questa non è una ritrattazione od una ammissione della falsità delle proprie opinioni : sono delle scuse al Papa, che lo ha riammesso nella Chiesa, per avergli creato problemi sui media. Vedremo se al Vaticano basteranno, o se pretenderà finalmente che un suo vescovo cessi di negare la realtà fattuale, almeno quando non si tratta di dottrina della Chiesa. O dobbiamo credere che l'Olocausto venga negato soltanto pubblicamente, mentre in privato una parte della Curia continui a ritenere gil ebrei meritevoli di persecuzione sempre e comunque?

venerdì, febbraio 13, 2009

Padre della Patria ed Imprenditore

Che dite, meglio Castro e Chavez, o un leader che , dopo aver già dimostrato la propria abilità nel produrre ricchezza, si ritira per tornare a lavorare si lancia addirittura una nuova ? Non sto parlando di Silvio Berlusconi, ma di George Washington , imprenditore di successo sia prima che dopo essere stato generale, rivoluzionario e Presidente. in un certo senso, incarna perfettamente gli USA milgiori: laddove Franklin è l'inventore e Jefferson il filosofo liberale e aristocratico costruttore di splendide ville, Washington è il busineesman che ha costruito aziende e sviluppato attività commerciali ed agroindustriali.

His business ventures are impressive in their own right. During America's time as an English colony, Washington ran a fishing operation that processed 1.5 million fish per year and sold them throughout the 13 American colonies and the British West Indies. The mill he built ground 278,000 pounds of flour annually that was shipped through America and even exported to England and Portugal. In the 1790s, during the last years of his life, Washington built one of the largest whiskey distilleries in the new nation. No wonder he ended up
first in the hearts of his countrymen.

Whereas Franklin built gadgets at his homestead, and Jefferson built fancy buildings,
Washington built was a series of integrated businesses. It may be time to think of him as Steve Jobs 1.0.

In the 2006 biography The Unexpected George Washington, Harlow Giles Unger calls Washington "one of America's leading entrepreneurs" and chronicles Washington's transformation of Mount Vernon from a sleepy tobacco farm into a forward-looking industrial village. As Unger writes, Washington "expanded a relatively small tobacco plantation into a diversified agroindustrial enterprise that stretched over thousands of acres and included, among other ventures, a fishery, meat processing facility, textile and weaving
manufactory, distillery, gristmill, smithy [blacksmith shop], brickmaking kiln, cargo-carrying schooner, and, of course, endless fields of grain."

lunedì, ottobre 13, 2008

Viking age iceland

Visotil diluvio di pessime notizie sull'Islanda, è d'obbligo ricordare la lunga ed interessante storia dell'isola, fra cui spicce il primo periodo vichingo, visto come uno dei pochi esempi di organizzazione libertaria: una nazione dotata di leggi, ma priva di un governo in grado di impiegare la coercizione. Il periodo non era certo una impossibile utopia anarco-collettivista od un paradiso anarco-cpaitalista, ma non sfigurava di certo nel panorama intriso di sangue dell'Europa d'allora.

Immagine di Viking Age Iceland

lunedì, marzo 17, 2008

Moro: non si dovrebbe dire

ilblogdibarbara non lo dovrebbe dire, nella ricorrenza di Via Fani. Nel resto dell'anno, tuttavia, dovremmo davvero pensarci: i macellai delle Brigate Rosse, senza saperlo, hanno trasformato in martire un politicante, ma forse hanno paradossalmente limitato il danno per l'Italia. Qualcuno avesse combinato qualcosa a Fanfani vent'anni prima, avremmo statue formato mignon in giro per l'Italia, ma forse saremo una nazione un pochino più seria.

domenica, febbraio 10, 2008

Chapeau - 2

Il nostro Presidente della Repubblica non mi ha mai entusiasmato: colpa del suo passato e della sua storia: uno può essere uno sciagurato, anche quando ha maniere impeccabili. Oggi, invece , si è dimostrato all'altezza del compito, dimostrando di aver sinceramente rinnegato almeno parte della propria storia: celebrando il 10 febbraio, giornata del ricordo delle foibe, ha consegnato 75 medaglie ai familiari di altrettante vittime ed ha ricordato le reazioni inconsulte della Croazia alla definizione di "pulizia etnica" data da Napolitano stesso nelle celebrazioni dello scorso anno.

Fonte: Corriere della Sera

lunedì, ottobre 15, 2007

FestivalStoria o Festival-Propaganda?

Lo scandalo del Festivalstoria: una lodevole iniziativa per aumentare la conoscenza della storia è diventata un'occasione per fare propaganda, senza alcun ritegno, sino a negare al pubblico la possibilità di porre domande. Leggere per credere.


Hat tip:ilblogdibarbara

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venerdì, giugno 22, 2007

Autolesionismi palestinesi

Si dice che la storia non si ripeta, ma che talvolta vada "in rima". Vale anche per la vicenda palestinese, dove la storia non si ripete eguale a se stessa, ma in versioni rivedute e corrette, in cui gil arabi palestinesi sembrano ogni volta scegliere, pervicacemente, la soluzione peggiore. Calro Panella sintetizza molto meglio di quanto potrei fare io la vicenda della guerra civile palestinese del 1937-39, dove migliaia di morti arabi furono il prezzo per impedire la costituzione di due minuscole enclave ebraiche in terra palestinese:

Il 7 luglio 1937 la Commissione Peel pubblicò il suo rapporto, che fu elaborato essenzialmente mediando tra le posizioni [...]. Un minuscolo stato sionista di soli 5.000 chilometri quadrati, meno di un quinto della Palestina (un quarto di Israele attuale), grande circa come il Trentino, per di più separato in due zone non comunicanti, uno stato palestinese, una zona – Gerusalemme – sotto controllo britannico e infine un dislocamento bilanciato di sionisti e palestinesi per rendere omogenee le rispettive zone. Il dibattito all’interno del movimento sionista fu intensissimo[...], ma il piano di bipartizione fu infine accettato dal ventesimo Congresso Sionista di Zurigo [...].
Dunque, il movimento sionista, nel 1937, accettò non solo il principio, ma la proposta concreta, assolutamente sfavorevole e impraticabile, di un Israele minuscola e per di più formata da due enclavi circondate dallo stato arabo e non comunicanti. Un precedente che va ricordato, perché nel 2007, chissà perché, Massimo D’Alema non è il solo a dare mostra di non saperlo, o di non volerlo sapere.


Già. Gli israeliani, si sa, hanno sempre complottato per il dominio del mondo e della Terra Promessa, ai danni dei pacifici e gandhiani palestinesi, come si vede oggi e come avvenne allora, grazie anche all'intervento dello zio di Yasser Arafat, il filonazista Gran Muftì: una minoranza impose, con la violenza più brutale, la propria volontà al resto della popolazione.
Continuare a leggere Esperimento per credere


Hat tip: Esperimento



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domenica, giugno 10, 2007

Spediamo Fini a Baghdad

Non Gianfranco, quell'altro, Massimo, quello che ultimamente somiglia troppo spesso a Drieu La Rochelle. Perché Mises (il blog, non quell'altro) ha ragione, parola, per parola.

Certi discorsi li abbiamo già sentiti, da gente che pur di avere un ideale, uno qualsiasi, non ha esitato a mettersi la divisa delle SS, o la stella rossa, od entrambe, a corrente alternata; ssorge il dubbio che per certa gente non solo il fine giustifichi i mezzi, ma qualsiasi fine possa andare, purché i mezzi siano violenti.
Sembra che certa gente non sia soddisfatta fino a quando non spedisce dei ragazzini a farsi scannare, o non si accorge che i propri "idealisti" e santi compagni dipartito non si fanno scrupoli ad immergere le zampe nel sangue fino ai gomiti ed oltre. A quel punto, talvolta, si scandalizzano, soprattutto quando il sangue è di un amico.

Onestamente, preferisco una gretta società materialistica, con tutti i suoi difetti e le sue miserie, come quella che ha dato vita all'Occidente come lo conosciamo; dove la gente muoia per infarto e noia e non per fame, grazie alla collettivizzazione, o per aver dubitato del Partito e del Funzionario addetto alla sua felicità.
Soprattutto se l'alternativa è immolare me stesso e magari qualche dozzina, se non un centinaio, di milioni di miei simili per una utopia "ideale" , una delle tante religioni, laiche o clericali, che ci hanno promesso il Paradiso in Terra, riuscendo solo a consegnarci ad un molto rispettabile Inferno.

Signor Fini, siamo sicuri che la fuga dalla noia valga il sangue di un'intera generazione?



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Come demolire una società libera

L' agente del KGB e successivamente disertore e dissidente sovietico, Yuri Bezmenov, spiega come il KGB lavorava dall'interno dell'università per demoralizzare e minare dall'interno la società americana nel giro di una generazione. Direi che una parte del lavoro gli è riuscita abbastanza bene, vista certa accademia di là e di qua dell'Atlantico... prima o poi si renderanno conto d'essere stati gli utili idioti di un regime totalitario? Per quanto rimarranno in circolazione , certe scorie radioattive intellettuali , ad avvelenare la vita culturale del mondo libero?

Coloro che denunciavano cosa stava avvenendo, in quegli anni, erano soltanto paranoici, vero?
I comunisti italiani, negli stessi anni, erano ovviamente soltanto illuminati amanti della pace, immagino; non esisteva alcune alcuna relazione con ciò che stava accadendo altrove, che in Italia non è mai accaduto, nonostante il santo protettore e martire del comunismo italiano, Antonio Gramsci, sia stato proprio il maggior teorico del controllo egemonico sulla cultura da parte del partito comunista.
Soltanto un caso di omonimia, certo.





Hat tip: Pajamas Media

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sabato, febbraio 10, 2007

Franco Giordano, negazionista





350mila persone cacciate dalle loro case, dalle terre che li ospitavano da un millennio, a causa della lingua che parlavano. Uomini, donne, bambini, uccisi per la colpa d'essere italiani. Una vera e propria pulizia etnica. Questo dicono metri cubi di documenti, questo dicono migliaia di pagine di ricerca storica.
Questa è stata la tragedia istriana, dalmata, fiumana, giuliana.

Franco Giordano, adesso segretario di Rifondazione Comunista, preferisce sostenere la versione della propaganda vecchia di 50 anni di una ideologia totalitaria e negare l'evidenza: in cosa si distingue dai "negazionisti" di cui il suo stesso partito chiede a gran voce l'incarcerazione e che Mastella vorrebbe trasformare in capri espiatori?

Voi mettete sullo stesso piano i protagonisti della libertà di questo paese con coloro che la libertà l'hanno negata. State sbriciolando e offendendo il senso e lo spirito della resistenza democratica e repubblicana. State tradendo lo spirito della Costituzione.

Ringrazio Franco Giordano: grazie a persone come lui, non possiamo dimenticarci perché dirsi comunisti possa sembrare un'infamia.

Hat tip: Emile de la Penne
Round-up: The Right Nation, Liberaliperisraele

giovedì, gennaio 25, 2007

Legge Mastella? Un nome, una garanzia

Chi ha già letto qualcosa in questo blog conosce la mia posizione su Israele e l'antisemitismo. Tuttavia, una proposta di legge come quella che porta il nome del ras di Ceppaloni, che propone sanzioni per i negazionisti dell'Olocausto, è tuttavia troppo pericolosa: seppellisce la stessa libertà di parola, per mano di un Governo che del concetto ha già dimostrato di avere un'idea molto confusa.
Io comprendo molte delle ragioni di chi ritiene, comunque, necessaria una legge di questo tipo, ma non posso esimermi dal ritenere che la censura per legge sia in fondo controproducente: una forma di proibizionismo, più che di proibizione.
Cosa sarebbe successo se in Italia si fossero emanate leggi simili riguardanti fascismo e lotta partigiana, leggi che sarebbero state applicate dal ceto intellettuale marxisteggiante e collettivista del che ben conosciamo? Per fare soltanto un esempio, De Felice non avrebbe subito una congiura del silenzio: sarebbe finito in galera, o probabilmente avrebbe scelto altri oggetti d'indagine e noi saremmo tutti più ignoranti.
La Storia preservata per legge diventa un testo sacro, una blasfema Bibbia o Torah. Per quanto sembri senza cuore lasciare che i negazionisti spandano il loro veleno, la risposta deve avvenire tramite la ragione, la persuasione, la verità storica, che sono dalla parte di coloro che negazionisti non sono.

Per chi , infine, invece pensa solo che la Shoah meriti uno strappo alla regola, solo perche' si trova nel novero delle "buone" cause, quelle che garantiscano il diritto di ledere la libertà altrui, quelle "di sinistra2, insomma, Libere Risonanze ha un ottimo post, con qualche esempio sul motivo per cui anche le zecchine invidiosette questa volta dovrebbero fermarsi e riflettere.


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Hat tip: Il Signore degli Anelli, Libere Risonanze, Zecchine Invidiosetta

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