venerdì, giugno 30, 2006

Sogno o son desto?

Se il pacchetto di liberalizzazioni riuscira' a passare le forche caudine dei ricatti incrociati fra coporazioni ed ideologi, tanto di cappello ai riformisti a sinistra. A volte i miracoli , soprattutto quelli piccoli piccoli,accadono (alla faccia di certi asini bianchi di centro-quasi-destra, impauriti dallapropria ombra).
Dopo le farmacie, per coerenza tocchera' ai sindacati , vero?

giovedì, giugno 29, 2006

Bagarre senatoriale

Malan aveva ragione. Al di la' dell'indegna gazzarra, degli attacchi di vittimismo e delle mitragliate di stupidaggini che si sono scmabiate i due schieramenti, l'eccezione e le proteste sollevate dal centrodestrra per la violazione del regolamento parlamentare sono starte alla fine recepite.
Altro che Malan come Tejero; fa notare il Master, dovremmo parlare di Tejero Marini, o meglio ancora di Fujimori Marini. Come spesso accade, JimMomo lo spiega chiaramente. NB Jim e' schierato a sinistra.


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mercoledì, giugno 28, 2006

Referendum, la sindrome di Stoccolma

Ho dovuto attendere quaalche giorno: se avessi commentato prima, avrei vomitato l'inverosimile. Soprattutto contro un centrodestra pavido, diviso, incapace d'incidere.

Perche' se abbiamo una classe dirigente che andrebbe chiamata "classe digerente" , non e' (tutta) colpa loro. E' colpa nostra, degli Italiani non sinistri, dalla classe dirigente in giu' fino alla massa degli elettori. Assenteisti, disinformati, poco interessati alla politica. Senza comprendere che, se vogliamo essere lasciati in pace per il novantanove per cento della nostra vita, dobbiamo fare in modo che al governo non ci vadano statalisti e collettivisti di vario tipo. Altrimenti, si ritorna ad essere pecore da mungere dal lunedi' successivo alle elezioni.

Mi vorrei concentrare su di un punto che ho trovato particolarmente irritante: il clamoroso complesso d'inferiorita' , che questo referendum non ha fatto altro che ribadire in maniera esemplare.
A sinistra, ogni singolo quotidiano, ogni trasmissione televisiva marginalmente gestita od influenzata dai "progressisti" non si e' limitata a pubblicare i commenti dei costituzionalisti contrari alla riforma; si e' letteralmente scatenata, inventandosi panzane belle e buone e pubblicando manifesti allucinanti, gonfi di contraddizioni ed inesattezze neppure lontanamente collegate alla riforma. Nessuno, o quasi, ha fiatato di fronte a bufale degne di agit-prop staliniani (la ghianda non cade mai lontano dall'albero); un esempio clamoroso sono i manifesti DS a Roma, che promettevano meno burocrazia e piu' diritti votando NO - certo, guardando questo Governo si vede come sta sfoltendo la burocrazia, a partire da ministr e sottosegretari.

Il fronte del si', con qualche valorosa eccezione, si e' limitato ad una difesa d'ufficio a mezza voce . Mediaset e' stata, nella migliore delle ipotesi, neutrale.Nella peggiore, un'altra voce per il NO.

E tuttavia, al primo stormir di fronde, al primo messaggio politico per il si', da sinistra e' partito l'assalto all'arma bianca con l'accusa di essere "di parte". Al solito, chi scrive da sinistra e' per definizione imparziale e corretto, anche quando urla il falso o l'assurdo, anche quando fa esplicitamente parte di un comitato. Chi comunica da destra, invece, ha torto a prescindere.
Fino a qui, siamo nella triste normalita'. Quello che mi ha sconvolto e' stata la quasi totale assenza di reazione dagli esponenti politici del centrodestra, di fronte ad una occasione del genere. Zero. Come se anche i nostri "digerenti" fossero convinti della verita' della propaganda avversaria.
Se combattiamo battaglie del genere come se fossero gia' perse, come possiamo pensare di vincere quelle davvero difficili? Siamo in piena sindrome di Stoccolma.

lunedì, giugno 26, 2006

Beppe Grillo a Barcellona

Chissa' se Beppe Grillo ha qualcosa da dire anche del tentativo no global di esportare certe pratiche eque e solidali  di casa nostra. Gli spagnoli hanno gia' detto la loro.

Servira' ben altro che Revel

Un lettore dell'Economist si chiede cosa succederebbe se gli USA continuassero a migliorare nel gioco del calcio:
SIR – Soccer is immensely popular among the young here, to the extent that you can count on the United States eventually becoming a contender for the World Cup. Think you hate us now? Just wait until our guys actually win the thing. Seems that our women already have.

Siamo sicuri che una vittoria sportiva meriti l'ennesimo sfogo antiamericano :-) Inoltre, ricordiamo che i giganti calcistici hanno la brutta abitudine di essere poco competitivi in altri campi. La COppa non vale una recessione. O si'?

Maledizione dei vincenti

Da Lavoce.info arriva la conferma di un sospetto che era sorto in una discusisone domenicale fra amici: vincere il mondiale non e' affare per Nazioni in crescita economica. Portera' male?


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domenica, giugno 25, 2006

Etanolo, la soluzione?

Non sappiamo ancora se la produzione di biodiesel sia la soluzione; la questione della efficienza energetica della prpduzione di etnaolo e' dubbia persino in Brasile. Per non sbagliare, il governo ha gia' cominciato a distorcere  l'allocazione di mercato, come si legge sul NYT di oggi, scatenando un mini boom economico nel Midwest, ma ponendo a rischio l'equilibiro economico della regione.
La produzione d'etanolo e' infatti pesantemente sussidiata : 51 centesimi al gallone, in una nazione dove il prezzo della benzina alla pompa e' di 3 dollari a gallone.
Oltretutto, il sussidio viene erogato soltanto quando l'etanolo e' prodotto da cereali: la produzione da cereali e' ancora piu' inefficiente e costosa del 30%, rispetto ad esempio alla produzione a partire dalla canna da zucchero - la cui produzione e' sussidiata anch'essa, ma per altri canali. Un bel regalo ad agricoltori gia' pesantemente sussidiati e ad alcune aziende agroindustirali, quale ADM (evitiamo complotti: Cargill , l'altro colosso del settore negli USA, e' al contrario scettica). Inoltre, il sussidio distorce il mercato per una larga serie di articoli alimentari, facendo aumentare i prezzi della base della catena dell'industria alimentare, rischio che non si avrebbe con altre colture.
I sussidi sono almeno serviti a sviluppare l'industria? No, quello che ha veramente fatto decollare la produzione e' il  petrolio a 70$ , grazie al quale il margine lordo sembra essere del 120%. i sussidi non servono, servono cervello e mercato.


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sabato, giugno 24, 2006

Addio, Aaron

Aaron Spelling se n'e' andato. Pochi, soprattutto in Italia, conoscevano il suo nome. Eppure si potrebbe sostenere che sia stato uno degli uomini piu' influenti nel mondo della comunicazione e dello spettacolo degli ultimi ven'tanni.

E' stato il re delle serie televisive, considerato il ruolo preminente che i produttori ricoprono negli USA: sue sono l'idea e la produzione di Charlie's Angels, Dinasty e Beverly Hills 90210, solo per citarne tre che hanno cambiato il panorama televisivo americano.
"Dinasty" fu la prima serie TV, insieme a Dallas, ad essere presa "sul serio", a guadagnarsi la prima serata; "Beverly Hills" ed i suoi spin-off furono veri e propri fenomeni di costume semiplanetari ed i maggiori successi (almeno in termini economici) della TV americana di quegli anni, gli ultimi in cui i teenager erano il target di consumatori chiave per i network.
Riflettendoci, quanto delle idee e dei gusti di Aaron Spelling abbiamo visto in quei telefilm? Ancora meglio, dovremmo chiederci se l'influenza di forme d'itrattenimento siano paragonabili a quelle di opere ben piu' considerate dai critici d'arte: quante persone sanno citarvi film d'autore e quanti invece possono dirvi tutt'ora i nomi dei protagonisti di almeno una delle serie di Spelling?

Bush si ricorda d'esssere fusionista

Era ora. Dopo aver dato prova di  tendenze social-cristiane degne di Fanfani, finalmente Bush si ricorda dell'altra meta' del GOP, quella che ha il piccolo particolare di aver trasformato il Partito Repubblicano in un partito vincente, dopo mezzo secolo di calci nei denti da parte dei (social)democratici.
La decisione della sul caso  Kelo v. City of New London di fatto concedeva agli enti locali poteri di esproprio simili a quelli italioti - teoricamente illimitati; difatti, il caso trattava di proprieta' fondiarie ed immobiliari espropriate per un progetto di "riqualificazoine urbana, simili a quelli che vengono normalmente condotti in Italia. Nessuno, tuttavia, s'interroga da noi perche' un municipio abbia il diritto di pagarti una miseria e portarti via casa per costruire un centro culturale, mentre negli USA sono tanto retrogadi da offendersi per uin trattamento del genere: la potesta' di espropriare beni di proprieta' privata e' sempre stato uno dei maggiori problemi di un assetto giuridico; liberale: puo' essere la extrema ratio contro le rendite parassitarie e per forzare la mano a proprietari opportunistici o desiderosi di bloccare progett di pubblica utilita',  ma nasce da una tradizione dispotica e la sua pratica in Europa dimostra quanto il suo uso sia una china discendente: si comincia a forzare una vendita a prezzi di mercato, si finisce col prendersi il bene e risarcire con un tozzo di pane il precedente proprietario.
Il Presidente Bush ha firmato oggi un Executive Order (sorta di decreto leggge) che dovrebbe per il momento limitare strettamente il potere di esproprio ai casi di costruzione di opere pubblica utilita' , almeno da parte del Governo Federale: le "riqualificazioni urbane" andranno fatte pagando il terreno e non imitando Casarini e Caruso negli espropri proletari. Nulla impedira' ai consiglieri comunali di New London di prendersi le case dei quartieri bassi e regalarle agli amichetti nelel societa' miste. 
Se vi sembrano storie antiche avete ragione: in Italia , in gran parte d'Europa, abbiamo cominciato decenni fa, anzi, non abbiamo mai smesso di permettere ai nostri governanti di prender cio' che aggrada loro (ultimo caso, Cornigliano, come documentato dalLe Guerre civili ). Ma forse e' questo che s'intende quando si sostiene che gli USA dovrebbero prendere esempio dalla civile, equa e solidale  Europa ed eliminare il liberismo "selvaggio": stiamo insegnando loro gli accorgimenti necessari per una transizione morbida verso il socialismo,  senza scosse per gli amici degli amici, accampando ipocritamente "il bene pubblico" quale giustificazione. Complimenti.

Fallimento Manifesto

Magari chiudessero, come si augura u commentatore al post di Star-Sailor , ma non accadra'. SOno sopravvissuti al crollo dei regimi che adoravano, allo sbugiardamento di ogni loro illusione, alla puntuale confutazione di ogni loro argomentazione, ad ogni dimostrazione empirica della propria fallacia, dei propri errori; cosa volete che sia il rischio di unpiccolo fallimento?
Se proprio non arriveranno amici, compagni (di merende), sodali e "progressisti" a tassametro vari, al peggio i soldi li metteremo noi contribuenti, per salvare quel monumento all'idiozia ed al rifiuto della realta' che va sotto il nome di Manifesto.
Non e' concepibile, per Lorsignori, che degli specchiati paladini della liberta' ,della democrazia, del Presidente Mao e di Pol Pot, dei coraggiosi compagni guerrieri pardon imparziali giornalisti si ritrovino a spasso, solo perche' il loro giornale non se lo fila nessuno.
La notizia, tuttavia, non mi rende per nulla felice, per un motivo: la crisi del Manifesto non e' lo specchio di una crisi dell'illusione socialista, ma, come si fa notare, il risultato del successo nelle redazioni italiane di tale impostazione . Non serve piu' un Manifesto, quando ci sono Corsera e Repubblica a spandere lo stesso liquame. Abbiamo poco da ridere, insomma.



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giovedì, giugno 22, 2006

Brutte notizie per Microsoft

quando l'8% dei tuoi dipendenti non impiegano il tuo prodotto, ma quello della concorrenza, e' ora d'iniziare a preoccuparti. the Inquirer , via Slashdot:

l'80% di richieste di ricerca in entrata sul dominio della Microsoft arrivano dal motore di ricerca di Google [MSN viene impiegato soltanto dal 20% dei dipendenti di Microsoft!]. Il 64% dello taff di Yahoo! ed il 100% di quello di Google usa il motore di ricerca delle proprie aziende

Billl, ripensaci...

Il Riformista antropologicamente Superiore

Il proprietario di questo blog e' solitamente orgoglioso di risultare Antropologicamente e moralmente inferiore; il Paradiso in terra lo lascio volentieri ad altri, visto che sono abbastanza scettico anche su quello in Cielo.
Tuttavia, certe cose ancora stupiscono: questa sera mi e' finito sott'occhio il Riformista di oggi (21 Giugno) , col suo bel corsivo intitolato "Caro Diario", con una dichiarazione di superiorita' dell'elettore di centrosinistra che fa impallidire le sparate di Flores d'Arcais, Asor Rosa e Michele Serra.

Se si tratta di satira, stavolta e' venuta davvero malissimo. O forse, visto quanta spocchia si ritrova nei giornali "progressisti", ormai e' impossibile farne satira, perche' risulta indistinguibile dall'originale, all'occhio poco allenato.

mercoledì, giugno 21, 2006

Senso dell'umorismo

Butirrometro  intervista  Luigi Castaldi, aka Malvino. Pensavo avrei trovato piu' stilettate verso T-V, invece le conto sulle dita di una mano;   vi trovo invece un giudizio che condivido (immaginare quale, non e' poi cosi' difficile leggendo l'intervista).

Intervista con Gary Becker

The New Economist ha un paio di pezzi interessanti: una intervista a Gary Becker, sostenitore della capacita' umana di compiere scelte razionali in quasi ogni situazione, se correttamente responsabilizzati e dati i vincoli che gli vengono imposti , ed un pezzo sul fantasma della stagflazione, parola che fa tanto anni'70, ma che sembra essere quotata a sproposito per gli USA e l'economia mondiale in genere. Per quanto riguarda l'Europa, temo invece che la possibilita' esista: noi siamo ancora un'economia sclerotizzata e con serie rigidita' strutturali, che rendono estremamente doloroso e problematico  quasi ogni adattamento all'evoluzione della societa' e dell'economia


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Ghana, Pantsil e i Tartufi avvelenati a sinistra

Immaginate cosa sarebbe accaduto se un giocatore di calcio, per festeggiare un goal ai mondiali,  avesse tirato fuori una bandiera palestinese dopo un goal, per onorare la nazione che lo ospita; immaginate cosa sarebbe accaduto se, come reazione a tale gesto, la stampa israeliana fosse insorta avesse deifnito "stupido ed ignorante" , "agente segreto e provocatore", il giocatore in questione.  le prime pagine dei giornali sarebbero state coperte di pensosi editoriali sugli istinti imperialisti e razzisti della societa' israeliana, i telegiornali invasi di interviste a "progressisti" con la bava alla bocca per l'offesa alla liberta' di espressione.

Non e' accaduto; invece, e' accaduto questo, che ha scatenato questo . L'aspetto peggiore di tutta la vicenda e' proprio il silenzio colpevole  e razzista  dell'intera Europa, sempre pronta a correre in difesa degli Ocalan e degli Hamas di turno, sempr epronta a difendere chi le bandiere le brucia, in nome della liberta'; questa vicenda dimostra quanto tale giustificazione sia falsa e tendenziosa: non si difendono i palestinesi per pieta', ma per odio verso i loro avvesari, cio' che rappresentano e coloro che li difendono. 



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martedì, giugno 20, 2006

Disonore

Michael Yon e' uno dei miei fotoreporter preferiti; ha narrato la guerra in Iraq in maniera esemplare. Quello che ho letto qui , con colpevole ritardo, sul trattamento riservato a lui ed alla sua opera, mi sono chiesto: Sfruttamento commerciale o pura canaglieria?
Grazie a Wellington e a Dallas per la traduzione e la diffusione e grazie a Vincenzo Fiorentini, per l'elenco dei magazine spacciati in Italia da Hachette.



l fotografo freelance americano Michael Yon,
autore di molte famose immagini scattate sul fronte iracheno,
sta cercando di far circolare per la blogosfera questo suo testo. Noi
aderiamo alla sua richiesta su segnalazione del nostro amico e
affezionato commentatore Dallas che ha anche effettuato la
traduzione in Italiano. Chiunque lo desideri può riprodurre il seguente testo sul suo blog (o anche solo linkare questo post).

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Disonore.


Recentemente,
una nuova rivista è stata pubblicata negli Stati Uniti ed in Canada da
uno degli imperi editoriali internazionali più importanti.


HFM è un’azienda francese nota per la pubblicazione di altri ben conosciuti periodici:

American
Photo, Boating, Car and Driver, Cycle World, ELLE, ELLE Decor,
ELLEgirl, Flying, For Me, Home, Metropolitan Home, Popular Photography
& Imaging, Premiere, Road & Track, Road & Track Road Gear,
Road & Track Speed, Sound & Vision, Woman’s Day and Woman’s Day
Special Interest Publications.


La loro ultima rivista si chiama “SHOCK”.


Nel
comunicato stampa distribuito su larga scala che ne annunciava il
debutto, Mike Hammer – capo redattore – l’ha definita come “il Life
magazine per il nuovo millennio”.




Le
persone dietro questa rivista già conoscono bene l’effetto di immagini
di un certo tipo; essi contano proprio sulla forza di quell’effetto per
il successo della rivista.


Lo stesso Hammer ha detto più volte, su più pubblicazioni e siti web:


“Shock
evoca un responso fortemente emozionale da parte dei consumatori quando
essi ne vedono le foto e leggono le storie che si celano dietro di
esse. Shock riempie uno spazio per il consumatore di oggi il cui
appetito visivo è cresciuto ma non è stato efficacemente servito ancora
da nessun medium. Shock fornisce invece un banchetto sfolgorante per
gli occhi, e con carattere.”



Ed
in effetti, stanno decisamente rimepiendo degli spazi con un sacco di
qualcosa, ma c’è certamente molto poco di sfolgorante nel modo in cui
SHOCK ha usato una delle mie foto più famose - senza il mio permesso e
senza che io ne fossi nemmeno a conoscenza – servendolo come portata
principale del primo piatto di quel “banchetto per gli occhi, e con
carattere”.



L’immagine più prominente sulla copertina è la mia foto del Maggiore Mark Bieger che
culla una bambina iraquena – Farah – ferita a morte dallo scoppio di
un’ autobomba, un attentato ad opera di insorgenti che coinvolse
brutalmente un gruppo di ragazzini mentre correvano incontro a militari
statunitensi in pattuglia, per salutarli.


Ma
la foto è macchiata dal titolo sensazionalistico “LA GUERRA E’ ANCORA
UN INFERNO , la Stridente Prova che l’Iraq è il nuovo Vietnam”.


L’articolo
interno relativo alla copertina non è altro che una ristampa di foto di
entrambe le guerre, posizionate a coppie affiancate, al fine di provare
come queste guerre siano simili. L’utilizzo del mio lavoro in questo
contesto potrebbe far insinuare che questa sia [anche] la mia opinione.





Sopra:Foto del Maggiore mentre culla Farah.



Le
circostanze catturate in quell’immagine, così come il fatto chiave che
quella foto l’avevo scattata io, erano facilmente conoscibili.


Infatti,
non riesco a capire come una qualsiasi agenzia fotografica potesse
ragionevolmente affermare di non sapere che quella era una mia
fotografia, che era stata scattata immediatamente dopo che
l’attentatore aveva attaccato i bambini, e che io ero appena riuscito
ad emergere da una protratta disputa con l’esercito [americano] per
proteggerne il copyright. La ragione per la quale posso affermare senza
dubbio che il team responsabile di SHOCK sapesse tutto questo e lo
stesso abbia operato con un preciso intento, si può trovare all’interno
della copertina.




infatti – assieme all’indice dei contenuti – c’è una mia foto mentre
tengo una copia incorniciata dell’immagine in questione. Quella foto fu
scattata per accompagnare un articolo di Mitch Stacey per l’Associated
Press. Il testo di accompagnamento di me con la mia foto all’interno
della copertina, recita:


“Il
fotografo dilettante Michael Yon ha catturato un momento di storia
nello scattare la nostra foto di copertina mentre raccoglieva contenuti
per il suo blog di guerra. Vuoi essere il nostro prossimo fotografo di
copertina? Inviaci le tue foto!”



E
data questa descrizione, non ho faticato a capire perché così tanti
lettori ce l’avessero con me. SHOCK ha evidentemente implicato che io
abbia fornito loro la foto e che sia in qualche modo affiliato alla
rivista.


Quindi HFM sapeva chiaramente che io fossi l’autore di quella fotografia.


Quando
confrontati, hanno affermato di aver ricevuto la foto “legalmente” da
un’agenzia fotografica, Polairs Images; peccato che io non abbia alcuna
relazione con Polaris e che non li abbia mai autorizzati a distribuire
il mio lavoro.




Quando
abbiamo contattato Polaris Images, per prima cosa ci siamo sentiti dire
che era possibile che avessero ricevuto il permesso di vendere quella
fotografia dalla moglie del soldato raffigurato in essa.


Ma
la moglie del Maggiore – che ha l’abitudine di conservare il suo
scambio di email - ha rapidamente messo fine a queste affermazioni
senza senso.


Alla
fine, non ha davvero più importanza fuori dell’aula di tribunale chi
sapesse cosa e quando ne siano venuti a conoscenza, poiché una volta
chiaro come davvero stessero le cose, l’orologio ha iniziato a scandire
il tempo sull’obbligo di una chiara rettifica della situazione da parte
loro.




Ed
è per questo che quando appresi del palese copyright infringement sulla
mia foto, rilasciai immediatamente una dichiarazione dove spiegavo come
non avessi fornito alcun permesso per l’utilizzo e che mai avrei
acconsentito ad usare un’immagine che io stesso ho definito “sacra” per
me, in un flgrante contesto in cui si cercasse di approfittarne per
discreditare e demonizzare i soldati americani. Ciò che mi ha
oltraggiato di più, peraltro, è stata la tempistica con cui il lancio
della rivista con la mia immagine sia coinciso con il Memorial Day
weekend, mettendo in circolazione 300,000 copie di questo subdolo
attacco lo stesso giorno in cui gli americani stavano onorando i loro
soldati in tutta la nazione. Sono così disgustato dall’utilizzo che si
è fatto di questa foto che per me simboleggia la vera natura del nostro
esercito, che ne ho richiesto all’editore il ritiro da tutti gli
scaffali.



HFM
non solo si è rifiutata, ma mi ha fatto sapere per iscritto che mi
avrebbero potuto accusare di diffamazione a causa delle proteste
ricevute da terze parti per l’utilizzo non autorizzato della mia foto.
Il mio avvocato, John Mason, ha iniziato quindi ad intraprendere i
necessari passi legali in questa debacle e per i primi giorni della
disputa sono rimasto in silenzio - a parte la dichiarazione che ho
fatto sul mio sito web - come forma di rispetto del normale svoglimento
della giustizia.



Ma
la mia buona fede si è scontrata con dosi altalenanti di squallide
scuse e fallimenti di una ragionevole negoziazione. Presunti avvocati e
vari critici mediatici sono entrati nel turbinìo ed ognuno sembrava
avere una sua prospettiva particolare della verità. Ma questa disputa
va ben oltre la legge. Va ben oltre il denaro. Ed è arrivato il momento
in cui io parli apertamente di quello che è emerso fin qui.



Come
la maggiorparte degli usi illegali, tutto questo è arrivato alla mia
attenzione solo dopo che i lettori lo hanno scoperto. Succesivamente,
quando ho iniziato a ripulire il mio buon nome, diversi blogger ne
hanno iniziato a parlare inserendo anche le informazioni di contatto
con l’editore, che ha iniziato ad essere quindi inondato di proteste.
In quel momento, HFM si è rivolto verso me ed ha iniziato a
minacciarmi, per iscritto, di farmi causa per diffamazione. No, non si
tratta di un errore di stampa: si sono impadroniti del mio lavoro,
l’hanno usato in modo volgare, hanno poi disonorato il nostro esercito
pubblicando la rivista nello stesso weekend del Memorial Day e quando
qualche blogger patriottico ha iniziato a lamentarsi di questa storia,
hanno minacciato me. Persone che intraprendono un’attività
professionale cercando deliberatamente di offendere ed insultare gli
altri, dovrebbero perlomeno essere abituati alle lamentele.



E’
scontato, c’è sempre qualcosa di scioccante in ogni esempio di cattivo
gusto ed in questo senso la nuova rivista SHOCK è ben titolata. Come
altro definire una rivista che promette ai suoi lettori scorci di esami
rettali e cadaveri in decomposizione? Se SHOCK rimanesse nei confini
del materiale rivoltante, è altamente improbabile che riuscirebbe ad
ottenere altro che l’attenzione di un limitato numero di osservatori
mediatici e di ragazzini di dodici anni. Ma se la pubblicazione è
davvero interessata a spingere solo il contesto visivo, perché allora
scegliere di fare il lancio promozionale con una storia di copertina
fortemente intrisa di significato politico che ipotizza “prove
scioccanti” della similitudine delle guerra in Vietnam ed in Iraq, per
poi produrre invece solo la giustapposizione di fotografie che hanno a
malapena qualche riferimento in contenuto o composizione? L’unica cosa
scioccante è il suo evidente squallore e l’unica cosa che prova è
quanto in basso possa arrivare un mega gruppo editoriale francese, Hachette Filipacchi Media, per riuscire a rimediare un paio di dollari da un’arrogante profittazione degli altri.



Mike
Hammer, capo redattore di SHOCK, era su CNN l’altro giorno, gustando il
proprio ruolo di “bellezza del poco evoluto”, vantandosi con la
correspondente Jeani Moos del fatto che “noi pubblichiamo foto che la
maggior parte dei media non hanno il coraggio di pubblicare”. Oh,
davvero? E allora perché fare il lancio promozionale con una fotografia
di copertina che è stata su più di 50 giornali americani, è stata
scelta come foto dell’anno dai lettori di Time Magazine Online, è stata
selezionata da MSNBC per il suo “Anno 2005 in Fotografie” ed è stata
presa in considerazione per il Pulitzer?



La risposta si trova nello scioccantemente basso numero di pubblicità che adorna le sue pagine.



Quando il Wall Street Journal riportò dell’imminente lancio di SHOCK, si soffermò sulle sue possibilità di sopravvivenza.


Le
nuove riviste, così come i nuovi ristoranti, sono tra le attività più
rischiose. Il Wall Street Journal ha considerato SHOCK più rischiosa
della maggiorparte di esse:



“Outlook:
Le foto rivoltanti non sono per tutti, così la rivista include un po’
di foto rubate alle celebrità. Non a caso compare Jessica Simpson che
fa un gesto osceno. La rivista dovrebbe attrarre la stessa risma di
lettori maschili di Maxim ed FHM, ma molto probabilmente avrà scarsa
attrattiva per i pubblicitari”



Ebbene questa si è rivelata una previsione esatta, come Daryl Lang ha precisato nel suo articolo ““Gross-Out Magazine Shock Comes To The U.S” per PDNONLINE:



“Questo numero ha solo 5 pubblicità, per JVC, Bowflex, Girls Gone Wild, un servizio di telefoni cellulari ed una scuola cinematografica”



Il
futuro di SHOCK dipende dalle vendite al dettaglio. Io spero che il
numero di persone che pagheranno quei circa due dollari per avere
l’opportunità di vedere una pila di teste di gallina insanguinate
ingrandite-su-due-pagine, non sia abbastanza per supportare una rivista
con una tiratura di 300,000 copie. Specialmente quando esiste un
surplus di programmi televisivi (pensate a MTV Jack-Ass) e siti
“gotcha” (come rotten.com) che forniscono una più che abbastanza
zelante visione delle disgrazie altrui anche per il più pigro degli
adolescenti. E sono tutte gratis.



Questa
rivista non ha speranza d’avere successo a meno che l’editore non
riesca a piazzarla in moltissime vetrine e non riesca a renderne più
attraente la copertina rispetto a tutte le altre che potenzialmente
possono sviare l’attenzione del consumatore.



Ma non con la mia foto, non lo faranno.



Il
mio avvocato sta contattando tutte le aziende elencate come
distributrici di SHOCK informandole che il nostro intento è perseguire
chiunque abbia avuto od abbia parte in questo inconsistente, subdolo
sfruttamento di un vero eroe americano.



E
mentre questa battaglia procede, è importante spiegare perché ho deciso
di citare in giudizio HFM, Polaris Images e chiunque altro intenda
profittare dalla distribuzione non autorizzata. E’ anche importante
notare che io non ho mai citato in giudizio nessuno in vita mia.
Abbiamo tentato di negoziare un intendimento, ma io insisto sul fatto
che le riviste debbano essere ritirate come parte di qualsiasi
possibile accordo. Loro lo hanno rifiutato. C’è stato molto trambusto,
come quando questa mattina, Samantha Melamed ha riportato in MediaLife:



“Shock
ha già tolto l’immagine dal suo sito internet, dove era stata postata
come parte di un montaggio di coperina dichiarando ‘
LA GUERRA E’ ANCORA UN INFERNO , la Stridente Prova che l’Iraq è il nuovo Vietnam’”.



Il
vice presidente per la comunicazione corporate di Hachette, Anne Janas,
dice che l’azienda ha rimosso la fotografia dal sito come una
“dimostrazione di buona volontà”, scambiando la controversa copertina
con una alternativa che era stata preparata prima del lancio.



Quello
di cui Janas non ha fatto menzione è che mentre stavano facendo sfoggio
di “buona volontà” sul sito web, stavano anche ricoprendo Los Angeles
con poster della rivista con la copertina originale intatta.





Photo credit: Michael B.



Questo
è stato il lancio promozionale di una rivista con una tiratura iniziale
di 300,000 copie. Il redattore è andato recentemente da Paula Zahn, in
CNN, a prendersi un po’ di pubblicità gratis. La mia unica
proeoccupazione nell’ingigantire questa situazione è di fornire loro
pubblicità gratuita. Ma HFM sta già ottenendo molta visibilità e lo
stesso rifiutano di pervenire ad un ragionevole accordo in relazione
all’utilizzo non autorizzato della mia foto. Non mi tirerò indietro.




Io
non posso bloccare SHOCK, ma la gente che compra e che si abbona alle
riviste di HFM può avere un impatto sulle future decisioni di business
di HFM. Similmente, quelle aziende che si servono di Polaris Images
dovrebbero fare molta attenzione.


HFM
è nella classe dei pesi massimi dell’editoria, ed ha disonorato i
nostri veterani e la nostra nazione, nel weekend del Memorial Day per
giunta. Malgrado i tentativi d’insabbiamento e le palesi minacce, non
mi metteranno a tacere. Alcuni di questi stessi distributori hanno già
tolto dagli scaffali le riviste che contenevano offese ai Musulmani e
che hanno provocato risse in tutto il mondo. Altri hanno rimosso
riviste che promuovevano valori non conformi alle proprie preferenze.
Sarà interessante vedere quanti toglieranno questa rivista dalle loro
vetrine per i principi in gioco, questa volta. Scommetto che i
negozianti saranno più sensibili alle opinioni dei propri clienti, e
scommetto che la maggior parte degli americani sarebbe d’accordo che
quest’ultimo colpo basso francese ai nostri soldati, è stato quello di
troppo.



Link to original text:


http://www.michaelyon-online.com/wp/dishonor.htm


Michael Yon’s homepage:


http://www.michaelyon-online.com


in Italia HFM pubblica, tramite la sua controllata Rusconi:

Gente, Eva3000,
GenteMotori, Tuttomoto, Auto&Fuoristrada, GenteViaggi, Green,
Quark, Hotel&Lodge, Elle, Gioa, MarieClaire, Rakam.




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Chicca di stagione

Tutti hanno delgi scheletri nell'armadio. Il problema e' che qualcuno vi si ritrova interi ossari ad ogni cambio di stagione




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Premiata ditta Ferrando

RadiCons  si dispera per l'Italia, nazione alle prese con sfide ed opportunita' eopcali, che si perde nella costituzione dell'ennesimo PArtito COmunista. COme non dargli ragione? Eppure c'era da aspettarselo. Buona parte della sinistra e' stata nutrita a pane e slogan alla "tutto e subito, rivoluzione o niente", educata al confronto radicale, a una visione manichea della vita e della politica, dove l'avversario non e' qualcuno che la pensa diversamente, magari anche da esecrare per questo, ma e'  un nemico, anzi persino peggio, e' Satana, essere antropologicamente inferiore, irrecuperabile ostacolo alla costruzione del Mondo Nuovo.
Era quindi  probabile, quindi, che l'ascesa alle soffici poltrone ministeriali ed alle alte cariche parlamentari dei vertici dellle organizzazioni storicamente antagoniste, scatenasse la reazione della base dura e pura: alcuni dei suoi componenti, imbevuti di tale propaganda  cercano d'essere essere coerenti con le basi incoerenti ed irrazionali della visione del mondo che hanno fatto propria, al contrario dei propri leader, che certe stupidaggini le hanno sparate per procacciarsi la carne da cannone che li ha portati sin dentro le stanze del potere - che si guarderanno bene dal demolire, ovviamente.
Non che Ferrando e soci mi ispirino maggiore fiducia: sono dannosi all'evoluzione della societa' italiana, offrendo soluzioni messianiche fuori tempo massimo. Nella migliore delle ipotesi, saranno dei nuovi Bertinotti: demagoghi intenti a cavalcare la protesta fino alle Porte del Palazzo, ansiosi di farvisi cooptare.  Nella peggiore, sono altrettanto invasati dei loro seguaci.



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Baronetti

In Inghilterra, sono appena stati nominati baronetti il fondatore di EasyJet , 39 anni, ed il fondatore dei negozi Top Shop, Miss Selfridge e Dorothy Perkins.
In Italia ? Per carita' di patria, taccio....

Convincere i riottosi

Complimenti ai 2twins e a Tiziano Buzzacchera, che per conto dell'IBL hanno prodotto uno studio sulle partecipazioni azionarie degli enti locali. Studio sconsolante: il socialismo "Comune per COmune" e' vivo e vegeto, con il 73 per cento dei comuni che resta l'unico proprietario delle municipalizzate, nel 23,6 per cento dei casi ne mantiene il controllo e solo nel 3,4 per cento dei casi le aziende si muovono secondo logiche privatistiche, senza neppure contare quanto il mercato di tlai servizi sia stato effettivamente liberalizzato.
Oltre a quantificare il danno, si cerca di suggerire uno strumento per forzare una evoluzione del quadro attuale: tagliare i trasferimenti centrali ai comuni riottosi a privatizzare e liberalizzare, fornire al contrario incentivi agli Enti Locali che si aprono al mercato.
Vero e' , come sostiene Paolo Del Debbio su Il Giornale , che le motivazioni della proprieta' comunale possono riflettere considerazioni extraeconomiche o legate alla struttura dei trasferimenti fra governo centrale e locale. Credo pero' che sia ora d'intervenire in maniera drastica, soprattutto se l'approvazione della riforma costituzionale spianasse la strada ad un genuino federalismo fiscale.

No al governo imprenditore, sia esso nazionale o locale. Quello regolatore, di governo, fa gia' abbastanza danni.

Se proprio si vuol pensare a soluzioni diverse da una societa' di capitali, perche' non pensare ad una cooperativa - di quelle vere, non la versione geneticamente modificata che passa per tale in Italia? Ogni utente sarebbe anche proprietario ed avrebbe voce diretta in capitolo, nonche' interesse diretto a contemperare un buon livello di servizio con l'economicita' della gestione.


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Facciamo i bipartisan

E' bello leggere un appello cosi' e scoprire (grazie a loro) che e' stato promosso dal Presidente della Commissione Attivita' Produttive di una maggioranza di Centrosinistra .
Nel merito, credo che nell'ambito dell'Italia di Prodi, sia un manifesto a cui aderire, per una ragione pragmatica: non abbiamo e non avremo nulla di meglio per qualche tempo, quindi abituiamoci a questa minestra.
Mi rimane un solo, maligno dubbio: perche', invece di un manifesto-appello, Capezzone non ha portato avanti una iniziativa legislativa? Forse perche' rischierebbe di esporre le contraddizioni della sua maggioranza? O forse perche' teme di ricevere piu' consensi dagli "avversari" che dagli alleati?

Update: Oggettivista va oltre il momento e ne trae una riflessione sul ruolo della politica. Da leggere.

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Prodi ha studiato l'aritmetica

Secondo Prodi, la riforma federale potrebbe costare fino a 250 miliardi di Euro; quello che mi preoccupa e' che , visto che sarebbe lui ad implementarla, rischiamo sul serio di pagare quella cifra: La cifra e' infatti pari, per ammissione implicita dello stesso Prodi, alla intera spesa amministrativa per le funzioni delegate alle Regioni. Questo presuppone che in caso di decentramento non verrebbero trasferite le streutture periferiche dello Stato centrale, ma i dipendenti statali delle amministrazioni periferiche resterebbero in servizio, a fare nulla visto il trasferimento di funzioni, mentre le Regioni dovrebbero assumere nuove persone e ricostruituire gli uffici. Non commento oltre, perche' siamo davvero alla frutta: se questo e' il metodo di ragionamento del capo del governo italiano, se questo e' un esempio del piano di risanamento dello Stato che ha in mente il lider maximo dell'Ulivo, quanti mesi mancano allo sfascio?



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lunedì, giugno 19, 2006

Sestri takeways and fallout and follow up


Primo: complimenti ed applausi a chi ha materialmente organizzato il convegno di Sestri e, non pago, ne fa cronaca. Non sono certo di aver titolo per discutere di Sestri. Non sono un aggregatore, non sono un "comunicatore" . Sono stato semplicemente uno spettatore, che di passaggio nota che una delle sintesi migliori appartiene ad una blogger che non c'era e che e' troppo logorroico per tacere. Voglio solo ringrazaire chi c'era, chi ho incontrato per la prima volta e quelli che gia' conoscevo e che mi ha fatto davvero piacere incontrare di nuovo.

Visto che c'e' chi ha gia' scritto, o addirittura registrato, una cronaca (di cui non si puo' che ringraziare l'ottimo Ale, conosciuto ieri, aspettando RAZ) , oppure un contrappello, passiamo ai commenti.
Personalmente non credo che qui abbiamo una applicazione della legge di Sturgeon, anche se comprendo in pieno le motivazioni della stizza di Jinzo: e' vero che vi e' stata una sorta di "mutazione genetica" semi-ufficiale del convegno, che ha parzialmente modificato le priorita' di molti dei partecipanti .
In termini generali, la prima giornata del convegno e' forse partita un po' lentamente, pur avendo alcuni spunti interessanti; ma forse ho quest'impressione perche' era la parte che interessava meno ai "tocqueville-party-goers" ed ai rifondatori liberali come il sottoscritto, ma era centrale per gli interessati ai media in senso lato.
La seconda giornata e' sicuramente partita meglio, avendo chiarito alcune delle posizioni su T-V e soprattutto cosa c'e' nei suoi "dintorni" all'interno della CdL, in termini di iniziative culturali.

Personalmente sono d'accordo con Jinzo riguardo all'opportunita' di lasciare le briglie sciolte a T-V, opportunita' resa piu' agevole dalle nuove scelte tecnologiche di cui si e' sentito parlare a Sestri.
Per quanto riguarda lo sviluppo ulteriore, editoriale, come vorrebbe il mio politico preferito , non credo oltretutto che questa "anarchia metodologica" possa portare problemi: senza necessita' che l'aggregatore debba strutturarsi eccessivamente o
addirittura trasformarsi direttamente in un progetto politico
esplicito, CJ (che spero vivamente non metta in pratica la minaccia d'abbandono della blogosfera), ha tratteggiato la soluzione nell'estensione degli strumenti a disposizione dei cittadini di tocque-ville.it, per collegarsi in vista di progetti maggiormente mirati, sia dal punto editoriale che da quello politico e puntare su di uno sviluppo parallelo di partei della blogosfera intorno a T-V, grazie anche a IdeAzione e alla Fondazione Ideazione, od anche a progetti gia' avviati, come Neo-lib, senza dover con questo stravolgere la parte originaria di tocque-ville, ossia l'aggregatore fusionista e lib-con, utilissima agora' per tutti i componenti delle culture politiche dell'area liberale e moderata.


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Streghe rosse

Lo Strega alla Costituzione? Non stupiamoci, e' in linea con il comportamento della nostra casta "intellettuale", come ricorda magistralmente A Conservative Mind. I nostri chierici hanno forse letto Benda, ma tifavano per il tradimento.

Chapeau

da Wittgenstein, con i miei ringraziamenti



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venerdì, giugno 16, 2006

Prove generali di sganciamento?

Si tratta di Dagospia, quindi prendiamolo con le molle. Ma e' sintomatico di una certa aria che tira: il partito piu' dannoso per la CdL , l'ircocervo mezzo sanguisuga e mezzo serpe in seno e' al di sotto di ogni sospetto, anche di quello di tradimento a poche settimane da una sconfitta di cui ha moltissime colpe. Auguro che una certa parte dell'UDC faccia all'Ulivo quello che ha fatto alla CdL.


PIERFURBY SI STACCA DALLA CDL E SI ATTACCA ALL’ULIVO (TABACCI E FOLLINI PRONTI PER MASTELLA)
Avviso ai naviganti: "Da ieri Pierfurby Casini ha preso il largo dalla Casa delle Libertà. La decisione è stata presa dopo un tempestoso colloquio con il Cavaliere di Arcore durante il viaggio in aereo a bordo del modesto Gulfstream dell'ex-presidente del Consiglio. L'operazione sarà anticipata dal passaggio di Harry Potter-Follini e Bruno Tabacci nel grembo meridionalista e democristiano di Clemente Mastella. Subito dopo l'esito del referendum Pierfurby Casini scioglierà gli ormeggi e per evitare di essere bruciato sul tempo dal redivivo secessionista padano, Umberto Bossi, si avvicinerà con la sua flotta a Palazzo Chigi. Tempo previsto: 2 anni, durante i quali prenderà corpo il disegno di un nuovo Governo che sarà presieduto da Massimo D'Alema".

Mercati su tutto

Ecco un esempio del potenziale rivoluzionario di un aspetto di Internet:   la sua capacita' di ridurre drasticamente i costi di transazione e quindi di ampliare a nuove aree delle attivita' umane quel  sistema di distribuzione ed elaborazione di informazioni che e' il mercato:

(liberamente tradotto da Marginal Revolution)
In tre citta' degli USA gli automobilisti saranno in grado di fare due lire soltanto uscendo dal parcheggio. SpotScout e' un sito che incrocia chi sta per lasciare un pacheggio e chi lo sta cercando in quell'area. Utilizzando un cellulare, il guidatore avvisa SpotScout quiando lasceranno libero il parcheggio, dove si trova e quanto vogliono essere pagati per l'informazione.
Il servizio, che  sara' lanciato il mese prossimo a New York,  Boston e San
Francisco, incrocia queste informazioni con le richieste di chi sta invece cercando un buco per parcheggiare.
(ecco il link alla notizia originale)


Quasi quasi chiedo la licenza per Roma e Milano.


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Piccone saggio

Marco Taradash ieri parlava di tre associazioni di un certo tipo. In realta' ce ne sono quattro e Francesco cossiga coglie nel segno, seppure con la sua tradizionale perfidia, con questa dichiarazione:

(Ansa) - ''L'annunciato no al referendum sulla riforma della Costituzione di Giovanni Bazoli, padre spirituale del governo dell'Unione, valga bene l'assorbimento di Capitalia in Banca Intesa''Piccone . Lo afferma il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga. ''Spero - rileva il senatore a vita - che gli amici Prodi e Padoa Schioppa lo comprendano e riconoscano questo merito di Bazoli che, a ben vedere, e' un suo diritto''.

giovedì, giugno 15, 2006

Walker Senatore!

Cominciamo male, non posso che citare Walking Class

Basta, smettetela. Magari, invece, andate al Senato a votare. Alla prima votazione sul caso-Mussi, assenteismo a gogò negli scranni del centrodestra. Poi non lamentatevi se l'Unione regge sul voto dei senatori a vita. Se foste stati tutti in aula, se aveste semplicemente fatto il vostro dovere, il dovere per il quale vi abbiamo votato e vi paghiamo con le tasse, allora l'Unione sarebbe andata in minoranza. Allora, o andate a votare, o la smettete di menarcela con questa storia del recount. O magari, fatele tutte e due 'ste cose.

Fantastico Taradash


La
Lega Coop è per il No, la Compagnia delle Opere per l'astensione. Non
ci resta che sperare nel Sì della terza associazione di interessi del
genere.

Nessun diritto di rubare, nessun privilegio feudale.

Kagliostro ha ragione ad imbufalirsi per certe sparate di chi, in tema di peer-to-peer , fa retorica pauperistica e nega il principio per il quale chi produce un'opera d'ingegno abbia il diritto di rivendicarne la proprieta'. Sono d'accordo, a patto che i produttori di tali opere d'ingegno applichino un po' di tale ingegno a trovare un modo per farsi pagare, invece di limitarsi ad urlare al ladro.

Personalmente, credo che il tentativo degli autori di contenuti di marcare in maniera univoca il proprio lavoro e successivamente di cercare di ricavarne denaro sia uno sviluppo positivo; come gia' faceva notare K. , in caso contrario verrebbe in parte a mancare l'incentivo economico per la produzione di opere digitali, non (sol)tanto artistiche, ma anche e soprattutto di natura tecnica. L'evoluzione tecnologica ha posto in crisi i precedenti meccanismi statali di tutela della proprieta', inadatit alla Rete, che si e' sviluppata in condizioni particolari; ha ridotto il valore posto dalla generalita' degli individui su alcuni beni e ne ha aumentati altri; mi sembra naturale che sia la stessa tecnologia a fornire soluzioni a tale problema, concettualmente simile a quelli che si aprono in qualsiasi frontiera.

Quello che trovo sgradevole e' che questo attualmente avvenga troppo spesso in maniera poco trasparente e che limita la fruibilita' dei contenuti stessi da parte dell'acquirente, anche dove questo non sia stato esplicitamente concordato fra le parti. Il caso del DRM Sony e' eclatante, ma non isolato.
Quello che poi trovo francamente poco accettabile e' che, invece di cercare soluzioni individuali e di mercato al problema, troppi (non certo tutti) produttori di contenuti si limitino a pretendere di avere una sorta di diritto divino ad invocare l'intervento della forza pubblica perche' non sono in grado di rendere profittevole il proprio modello di business per assenza di capacita' di riscuotere pagamenti, con l'effetto di ritardare la costruzione di un modello di pagamenti e di diritti di proprieta' davvero adatto alla Rete.

Riguardo al presunto "diritto" alla liberta' di copiare contenuti digitali, credo si debbano chiarire alcuni malintesi.
Penso che La Rete non sia mai sata anarchica, nel senso comune (ed errato) di una assenza di leggi: e' stata invece parzialmente anarchica nella definizione puntuale del termine, ossia al suo interno priva di un'autorita' dotata del monopolio nell'uso e nell'abuso della forza. Non esisteva polizia, insomma, ne' Parlamenti, ma sono sempre esistite norme legali emerse da processi di organizzazione - Hayek, non Hobbes. Ha sicuramente dovuto interagire con altre forze esterne, alcune delle
quali di origine statale, altre dotate di monopoli protetti dallo Stato
(ma su questo tornero' in seguito), ma questi sono rimasti al disotto e al di fuori dell'organizzazione "sociale" della Rete.

Io ricordo ancora l'era dei modem a 1200/2400bps in Italia, quando Internet non c'era ancora, almeno in Italia: ci si connetteva direttamente alle BBS ed ogni stratagemma per risparmiare sui costi telecom era il benvenuto.
Credo si possa ascrivere a quel periodo, o meglio al periodo in cui gli USA si trovavano allo stesso stadio, l'origine della particolare attitudine alla proprieta' intellettuale che troviamo in Rete: anche i piu' granitici sostenitori della proprieta' privata (me compreso) si sono scontrati con la dura realta' di fornitori di servizi che prezzavano gli scarsi servizi offerti in maniera assolutamente irrazionale, dietro la protezione di monopoli sanzionati dallo Stato.
Di conseguenza, era invalsa la giustificazione per la quale scroccare telefonate non era un furto, ma una rivolta contro una sopraffazione statale che permetteva ai monopoli delle TLC di far pagare prezzi totalemente avulsi da ogni possiible definizione di valore dei propri servizi, certi che nessuno avrebbe potuto competere con loro.
La mia impressione e' che i sostenitori della "libera copia" abbiano cercato di estendere per analogia lo stesso argomento ai contenuti audiovisivi apparsi in rete, senza voler riconoscere le differenze fra le due situazioni. Le politiche di prezzo di molti fornitori di tali contenuti, che non si sono adeguati alla sfida della Rete, hanno fornito una sorta di giustificazione.

Non sto cercando di giustificare nessuno, ma di porre in prospettiva il problema: per molto, troppo tempo la Rete ha sofferto del paradosso di essere un mondo ipercompetittivo circondato o meglio limitato da aree prive di concorrenza, monopoli sanzionati dall'attivita' di Stato. Una sorta di citta' libera medievale, circondata da feudatari. Di conseguenza, ogni tentativo i far pagare qualcosa che tecnicamente fosse liberamente fruibile e' stato visto come un sopruso, in quanto le esperienze precedenti erano di questo tipo. Non si tratta di un ragionamento corretto, ma di una generalizzazione eccessiva; tuttavia ha preso piede.

Volendo sintetizzare: per fare in modo che la gente paghi, va benissimo costruire sistemi che richiedano strumenti di controllo. Ma l'onere di non violare la privacy degli acquirenti e di sottostare alle regole dello scambio sta in capo al venditore.





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mercoledì, giugno 14, 2006

Non ha tutti i torti...

Da un lato, fa piacere che la Chiesa Cattolica abbia finalmente deciso che l'esercizio del voto sia una virtu' . Dall'altra, Wittgenstein in parte ha ragione: hanno la faccia come il voto

Un anno dopo il referendum sulla fecondazione assistita, e oplà: "Insomma, secondo i vescovi, non conta tanto quale dei due schieramenti prevarrà, l'importante è la partecipazione che "in caso di referendum confermativo" spiega la Sir "è un dovere civico ancora più rilevante, un'espressione di 'fedeltà alla Repubblica', per riprendere il deposito etico dell'articolo 54, di cura ed attenzione per le istituzioni, che sono di tutti".
Un dovere civico quello al quale i vescovi richiamano gli italiani, temendo l'astensionismo. Tanto più significativo oggi se si pensa che solo un anno fa, quando gli elettori dovettero esprimersi nel referendum sulla riproduzione assistita - dove però c'era il quorum - l'invito fu esplicitamente all'astensione"


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PayPal via Skype :-O

DownloadBlog riporta uno scoop di  Random Good Stuff: la nuova versione di Skype integrerà la possibilità di inviare e ricevere denaro via Paypal. Vedere  per credere seguendo il link




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Rossa, fuori i nomi

Dall'Ansa:
'Chi fece morire mio padre ora
parli': e' l'appello di Sabina Rossa, figlia del
sindacalista ucciso dalle Br nel 1979 a Genova. Lo ha detto
in un'intervista al settimanale Grazia. Rossa, eletta
senatrice Ds alle ultime elezioni, aggiunge :'E' venuta
fuori solo la punta dell'iceberg. Gran parte della verita'
sta ancora sott'acqua.Deve collaborare quel mondo di
intellettuali che non stava ne' con lo Stato ne' con le Br'.

Spero che la sua dichiarazione di contiguita' a quel mondo, espressa nella candidatura per i DS,  la possa aiutare. Temo purtroppo che dovremo aspettarne  il decesso, tanto per non rischiare un altro caso Calabresi-Sofri.

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Il Caffe' fa bene ai beoni

Lo sapevo che bere il Black Russian era cosa buona...  Ottime notizie per chi apprezza sia caffe' che alcool : uno studio condotto su 125mila persone, un team medico di Oakland in California ha scoperto che il caffe' sembrerebbe proteggere contro l'insorgenza di cirrosi da alcolismo.

"People drinking one cup of coffee per day were, on average, 20% less likely to develop alcoholic cirrhosis. For people drinking two or three cups the reduction was 40%, and for those drinking four or more cups of coffee a day the reduction in risk was 80%."

martedì, giugno 13, 2006

E siamo a uno

Tocque-ville compie un anno. Questo blog non e' stato fra i fondatori, ma vi ha aderito il prima possibile. Quindi Tanti auguri a noiii - e complimenti al Nostro Sindaco , insieme a tutti quelli che hanno permesso la nascita di questo grande progetto.
Ed ora - tutti a Sestri!

Bigiotteria etica, vero. Ma le stanze del buco sono anche peggio.

Marco Taradash ha coniato la definizione di bigiotteria etica, versione persino piu' meschina e provinciale della bigotteria, , e' semplicemente perfetta per descrivere certe reazioni pavloviane e certi errori di metodo di una buona parte della CdL non appena si parla di alcuni temi "etici".

Errori di metodo, e gravi. Perche' nel merito, in quanto liberale e liberista rimango perplesso riguardo alla soluzione statalista e deresponsabilizzante delle  "stanze del buco" e dei PACS;  perplessita' che rimangono inalterate, sebbene da libertario comprenda le ragioni della simpatia e dell'appoggio dei Salmoni a certe proposte.


Mi spiego: da libertario, sono assolutamente antiproibizionista in tema di sostanze psicotrope, nonostante abbia la fortuna di poter acquistare legalmente in Italia alcool, caffeina e nicotina, le mie droghe favorite . Sono convinto che i rapporti fra due o piu' persone andrebbero regolati da contratti fra le parti, non da interventi legislativi, sempre troppo simili al letto di Procuste in queste  faccende. Sono certo che la ricerca scientifica sulle staminali non porti a rischi di una nuova eugenetica e che le ragioni di una interruzione di gravidanza entro una certa data non siano affare del governo o di chiunque altro, al di fuori della coppia o della donna che debbono subire questo calvario.

Da liberale, ho gia' spiegato altrove perche' i PACS mi lasciano perplesso: ritengo che una battaglia per la liberazione del diritto di famiglia dalle molte, troppe imposizioni stataliste  a cui e' stato sottoposto sarebbe  battaglia molto piu' meritevole di quella per la semplice ricerca di qualche nuovo privilegio per una data forma di rapporto sociale.

Allo stesso modo, Mi lascia molto perplesso l'idea delle "stanze del buco" : detto in estrema sintesi, sono personalmente a favore di un antiproibizionismo estremo ma
responsabile: si vende quel che si vuole, si compra quel che pare, ma
le conseguenze le paga il singolo individuo, completamente e con gli
interessi, senza che altri debbano essere obbligati a portargli aiuto. Non credo che i soldi altrui debbano essere spesi
per procacciare un bell'angolino caldo in cui uno si possa drogare in
pace o un letto d'ospedale in cui curarsi.
Non mi preoccupo che vengano impiegati anche i soldi di chi non e' d'accordo con il progetto , come giustamente fa Astrolabio  - ad esempio, la maggioranza cattolica in questa Nazione ha spesso usato i soldi che il governo mi estorce in maniera alquanto discutibile. Anche se i fondi impiegati dal Governo fossero soltanto quelli di coloro che fossero favorevoli all'inizativa, da liberale non potrei che obiettare vigorosamente, a causa dello straordinario potere lasciato a chiunque abbia in mano il governo.
Credo che la liberta' si configuri come una sfera di autonomia, che deve essere protetta dall'intromissione statale, dove ognuno tuttavia e' responsabile delle azioni che sceglie di compiere. In nome di
un approccio "pragmatico" al problema,  si scivola qui ulteriormente verso
la china di una sorta di  "socialismo del buco", dove lo Stato talvolta
fornisce la droga, fornisce gli aghi ed ora fornisce anche il luogo
dove consumare; infine, fornisce l'eliminazione della responsabilita'
individuale per le conseguenze delle proprie azioni; ma nulla in questo
mondo e' gratuito: il prezzo e' anche la fine della liberta', la
sanzione del diritto di chi controlla il governo d'impicciarsi anche
delle scelte personali piu' intime.
Questa volta e' per il bene dei drogati; la prossima volta,  a chi tocchera'? Ricordiamoci che tutta l'architettura paternalista desiderata dai socialisti umanitari e costruita con le migliori intenzioni, venne sin troppo rapidamente impiegata dai totalitari dei piu' vari colori.




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Rieccoci

Tornato dal Regno Hashemita di Giordania. Una esperienza entusiasmante, di cui non posso che ringraziare una persona che prima o poi riusciro' a convincere a partecipare ai miei deliri nella blogosfera. Forse ne postero' , ma prima devo vincere una certa ritrosia a mischiare le mie due persoalita' dissociate, quella offline e quella vera :)

A presto. E se non prima, a Sestri.

giovedì, giugno 01, 2006

chiuso per ferie

Questo blog, gia' pochissimo agigornato per eccessi lavorativi e preparazione per un viaggio, che comincera' domani e che m'impedira' di postare almeno fino a meta' mese.
Arrivederci a tutti, JCF

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