Egitto e Giordania non ne vogliono sapere di riprendersi la Cisgiordania o Gaza, che rivendicavano fino alla fine degli anni '80. L'idea è rispuntata sul Washington Post a cura di John Bolton, neocon ambasciatore USA presso nel Nazioni Unite. Alcuni blogger criticano Bolton per l'idea, del tutto inapplicabile nella pratica, ed hanno ragione, vista l'impraticabilità dell'idea. Sbagliano, tuttavia, nell'affermare che sia sempre stata impossibile.
Ci si dovrebbe chiedere, tuttavia, il motivo della contraddizione per cui quasi tutte le nazioni arabe hanno sempre parlato di "fratellanza araba", ma hanno rifiutato la cittadinanza non soltanto ai profughi palestinesi, ma persino ai loro discendenti. Le uniche eccezioni in Medio Oriente sono Israele, stato ebraico, dove gli arabi hanno diritto di voto e di cittadinanza, e la Giordania, che ha fornito cittadinanza a tutti i palestinesi e ne è stata ricompensata con un tentativo di golpe da parte di Arafat durante il famoso Settembre Nero.
Il rifiuto dell'accoglienza è avvenuto anche quando si trattava di una esigua minoranza, comparabile in numero a quella ebraica che avevano appena espulso e quindi potenzialmente assimilabile; giova inoltre ricordare che che la Palestina non era considerata come una nazione separata, ma soltanto come la parte meridionale della Siria ottomana.
Per i nazionalisti arabi al potere in Siria e Egitto la contraddizione è ancora più lampante: la nazione araba era, secondo la propaganda nazionalista e soprattutto panarabista, una sola, tanto da portare alla unificazione formale di Egitto e Siria in una Repubblica Araba Unita ed all'intervento in Yemen proprio in base alla dottrina dell'unicità della nazione araba; neppure allora, per assurdo, ai palestinesi fu mai offerta la cittadinanza della R.A.U. e tuttora i figli di palestinesi nati in Siria od in Egitto non vengono riconosciuti quali cittadini dell'unica nazione nella quali sono nati e cresciuti.
Siamo sicuri, quindi, che la colpa sia soltanto dei complotti israeliani? Cosa sarebbe successo ai Balcani se agli esuli giuliano-dalmati fosse stata interdetta la cittadinanza italiana, oppure se neppure i nipoti dei turchi espulsi da Bulgaria e Grecia negli anni '20 fossero considerati cittadini di Ankara? Vogliamo discutere di cosa sarebbe accaduto in Europa Centrale, se la sorte dei milioni di tedeschi espulsi dalla Polonia o dalla Cecoslovacchia fosse stata quella di vivere come apolidi a causa del rifiuto della DDR o della RFT di accoglierli?
Siamo sicuri che siano soltanto gli israeliani a giocare con la vita degli arabi di Palestina?
Hat tip: Marginal Revolution
PS: i link di Wikipedia su panarabismo e nazionalismo arabo valgono come prova "Per assurdo", essendo di smaccatamente di parte pro-araba, sino a definire il partito Ba'ath come "ingiustamente" vituperato , trascurando i legami con il nazionalsocialismo, l'ideologia dichiaratamente totalitaria e dittatoriale, la relaizzazione compiuta di regimi totalitari in Siria ed Iraq, gli unici due stati dove ha preso il potere.
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lunedì, gennaio 12, 2009
Ci regalate la Palestina? No grazie, tenetevela
martedì, giugno 19, 2007
Chi la fa l'aspetti
Spiace prendersela con i defunti, ma questa è davvero giustizia poetica: la casa di Yasser Arafat sarebbe stata saccheggiata da miliziani di Hamas. Allora forse è vero, che chi semina vento raccoglie tempesta; Hamas è anche figlio di Arafat, frutto della cultura suicida, del totalitarismo e della corruzione tipiche dell'OLP, prima e dopo il rientro in Palestina.
Yasser Arafat potrebbe benissimo essere definito come il Fuhrer dei Palestinesi, il dittatore e leader carismatico che più ha fatto per trasformare i residenti di una espressione geografica, la Palestina, negli aderenti e simpatizzanti di una setta suicida e forse, in secondo luogo, in una nazione; il suo epilogo, d'altronde, è simile a quello dell'imbianchino austriaco: ha trascinato con sé, nella rovina, il proprio popolo.
La sua adesione al socialismo ed alla laicità, feticci della sinistra mondiale, sono serviti farlo diventare un santino fra gli intellettuali progressisti e nella cultura popolare occidentale. Così come era già avvenuto con Stalin e con Mao, un macellaio privo di scrupoli veniva glorificato come icona di democrazia e libertà, mentre i veri democratici, che tenevano elezioni e rispettavano il diritto, venivano crocifissi in effigie come fascisti.
Nel frattempo l'OLP diretta da Arafat organizzava attacchi contro civili inermi, cercava di rovesciare i governi che avevano il buon cuore di ospitarla e sostenere i profughi (Giordania e Libano), prosperava tramite l'estorsione organizzata ed ogni tipo di traffico.
Ancora peggio, dal punto di vista storico, l'organizzazione di Arafat trasformava i campi profughi, con pugno di ferro e metodi mafiosi, in enclave extraterritoriali ed in prigioni, sottratte all'autorità dei legittimi governi: secondo alcuni osservatori l'identità nazionale degli arabi palestinesi si plasma proprio nei campi profughi, finanziati generosamente dall'ONU per 40 anni e trasformati in trappole per i profughi stessi, in mondi chiusi dove il lavaggio del cervello era anche troppo semplice; gli stessi paesi ospiti, dimostrarono d'altronde ben poco desiderio di assorbire una massa di profughi che costituiva comunque una piccola percentuale della nazione araba presa nel suo complesso, smentendo così la propria stessa retorica riguardo l'esistenza di tale nazione, al di là dei confini nazionali postcoloniali.
I palestinesi, insomma, non sono nati come un popolo martire per misteriose volontà esterne; sono stati i governanti dei propri "confratelli" arabi, insieme ai propri leader, Yasser Arafat in testa, a martirizzarli, di proposito, per renderli utili strumenti politici.
Quando, alla fine, oltre ai campi profughi all'OLP venne consegnata anche parte della Palestina, abbiamo assistito allo scempio di un governo impegnato soprattutto nel saccheggio degli aiuti internazionali a fini privati e nella promozione del terrorismo, sotto una pesante coltre di propaganda.
Hamas è il frutto avvelenato di quegli anni, della politica applicata dalle Nazioni Unite e sfruttata da Arafat e dalle nazioni arabe: all'interno di una società resa paranoica dal lavaggio del cervello mediatico, la reazione al malgoverno ed alla corruzione ha preso la forma di una regressione al fanatismo religioso. Stupisce poco, a questo punto, il parricidio simbolico.Yasser Arafat potrebbe benissimo essere definito come il Fuhrer dei Palestinesi, il dittatore e leader carismatico che più ha fatto per trasformare i residenti di una espressione geografica, la Palestina, negli aderenti e simpatizzanti di una setta suicida e forse, in secondo luogo, in una nazione; il suo epilogo, d'altronde, è simile a quello dell'imbianchino austriaco: ha trascinato con sé, nella rovina, il proprio popolo.
La sua adesione al socialismo ed alla laicità, feticci della sinistra mondiale, sono serviti farlo diventare un santino fra gli intellettuali progressisti e nella cultura popolare occidentale. Così come era già avvenuto con Stalin e con Mao, un macellaio privo di scrupoli veniva glorificato come icona di democrazia e libertà, mentre i veri democratici, che tenevano elezioni e rispettavano il diritto, venivano crocifissi in effigie come fascisti.
Nel frattempo l'OLP diretta da Arafat organizzava attacchi contro civili inermi, cercava di rovesciare i governi che avevano il buon cuore di ospitarla e sostenere i profughi (Giordania e Libano), prosperava tramite l'estorsione organizzata ed ogni tipo di traffico.
Ancora peggio, dal punto di vista storico, l'organizzazione di Arafat trasformava i campi profughi, con pugno di ferro e metodi mafiosi, in enclave extraterritoriali ed in prigioni, sottratte all'autorità dei legittimi governi: secondo alcuni osservatori l'identità nazionale degli arabi palestinesi si plasma proprio nei campi profughi, finanziati generosamente dall'ONU per 40 anni e trasformati in trappole per i profughi stessi, in mondi chiusi dove il lavaggio del cervello era anche troppo semplice; gli stessi paesi ospiti, dimostrarono d'altronde ben poco desiderio di assorbire una massa di profughi che costituiva comunque una piccola percentuale della nazione araba presa nel suo complesso, smentendo così la propria stessa retorica riguardo l'esistenza di tale nazione, al di là dei confini nazionali postcoloniali.
I palestinesi, insomma, non sono nati come un popolo martire per misteriose volontà esterne; sono stati i governanti dei propri "confratelli" arabi, insieme ai propri leader, Yasser Arafat in testa, a martirizzarli, di proposito, per renderli utili strumenti politici.
Quando, alla fine, oltre ai campi profughi all'OLP venne consegnata anche parte della Palestina, abbiamo assistito allo scempio di un governo impegnato soprattutto nel saccheggio degli aiuti internazionali a fini privati e nella promozione del terrorismo, sotto una pesante coltre di propaganda.
Update: Jimmy, invece, immagino avrà sempre un posto nel cuore di Hamas (e degli ayatollah iraniani). CHi ha bisogno di nemici, con certi ex-presidenti?
Hat tip: Hurricane 53, The Right Nation
tag: Arafat, Gaza, Hamas, Israele, Palestina
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