"Il quotidiano britannico Guardian, ripreso in Italia sia dal Corriere della Sera che dà la Repubblica ci racconta che gli attivisti imbarcati sulla Marmara sono stati uccisi con colpi in testa a bruciapelo, questo secondo le autopsie svolte in Turchia.
Si tratterebbe di pallottole da 9 millimetri, e secondo il medico legale turco che ha effettuato gli esami necroscopici Ibrahim Bilgen, 60 anni, è stato colpito per ben quattro volte alla tempia, al petto, ai fianchi e alla schiena. [...]
Altri due uomini sarebbero stati uccisi da almeno quatto colpi ciascuno e cinque delle vittime hanno ricevuto proiettili nella schiena.
In mezzo a tutti questi particolari ce ne è uno che getta un cono d'ombra sulla precisione delle notizie e pone interrogativi inquietanti: "pallottole calibro 9 millimetri".
Quasi sicuramente i militari israeliani avevano nelle fondine delle pistole di questo calibro, ma nel momento dell'aggressione, quando si sono trovati a dover fronteggiare decine di persone armate di bastoni spranghe e coltelli, e qualcuno anche di bombe Molotov; dovendo difendere la loro vita in quegli istanti concitati, cosa sarebbe stato più logico usare: i fucili mitragliatori che avevano già in mano e probabilmente pronti all'uso, oppure andare ad aprire le fondine estrarre le pistole ed armarle prima di fare fuoco?
[...]Considerando che i fucili mitragliatori in dotazione alle truppe d'assalto della marina israeliana sono i Colt M16 calibro 7X21 e non gli UZI calibro 9X18, arma non adatta ai compiti istituzionali della marina militare, da dove sono arrivati, eventualmente, i proiettili che hanno ucciso gli "attivisti"?
Considerando che due dei cinque soldati israeliani ricoverati dopo l'assalto erano feriti proprio da armi da fuoco di quel calibro, non è possibile pensare che nella bagarre chi ha sparato con pistole verso i militari israeliani che scendevano dagli elicotteri non si sia curato molto di chi c'era sulla linea di fuoco?
giovedì, giugno 10, 2010
Mavi Marmara e pallottole vaganti
Posted by J.C. Falkenberg at 2:22 PM |
Labels: Gaza , Israele , Mavi Marmara
Pallywood 2 maritime edition
Ci risiamo: Reuters rinverdisce i fasti della propaganda filofondamentalista degli anni scorsi e ricomincia a taroccare fotografie ad uso e consumo del popolo "progressista" e di quello islamista. Questa volta, si tratta di immagini dell'operazione sulla Mavi Marmara, da cui nella versione Reuters spariscono i coltelli impiegati dai "pacifisti" palestinesi per aggredire gli israeliani, oltre al sangue israeliano versato nel loro entusiastico impiego.
Gli stessi che, poco prima, avevano risposto alla richiesta di fermare i motori per evitare l'arrembaggio con un gentile invito a "tornare ad Auschwitz".
Hat tip: The Right Nation
mercoledì, maggio 13, 2009
Due parole sul terrorismo, Santità?
Il Papa saluta Gaza e si augura che finisca embargo. Nemmeno una parola sulle responsabilità di Hamas e sulla necessità dell'embargo per impedirgli di trasformare Israele in una distesa di macerie fumanti e l'intera Palestina in una teocrazia islamica, ovviamente.
Fonte: ANSA.it
giovedì, marzo 26, 2009
Razzisti mai, nazisti invece va bene
Per certi media americani, fare dell'umorismo prendendo spunto da una notizia di cronaca è razzismo, a causa di una labile connessione che potrebbe esistere fra l'uso di uno scimpanzé per descriver ela stupidità della manovra, ed il Presidente in carica, è razzismo.
Usare lo stile e la costruzione tipica delle vignette antisemite naziste e sovietiche per descrivere Israele, invece, è perfettamente lecito.
Aspettiamo fiduciosi che Pat Oliphant, autore della vignetta incriminata, tratti allo stesso modo gli arabi e Chavez.
Posted by J.C. Falkenberg at 11:46 AM |
Labels: Antisemitismo , Gaza , Israele , Media , Propaganda
mercoledì, gennaio 28, 2009
I nuovi nazisti
Oggettivista coglie nel segno: l'odio verso gil ebrei è la spia dell'odio verso la libertà individuale. Non è un caso, infatti, che nel campo antisemita ci siano collettivisti di tutti i colori.E’ infatti interessante vedere chi ha sposato la causa dei nuovi nazisti. Perché nel mazzo scopriamo tutti i movimenti collettivisti che dal partito nazionalsocialista di Hitler sono divisi solo da motivi di lotta tribale, non da vere differenze ideologiche. A negare la celebrazione dell’Olocausto sono i socialisti spagnoli, i cristiani progressisti svedesi, i cattolici tradizionalisti appena riconciliati con la Chiesa, i cattolici solidaristi (a partire dal mondo missionario), la sinistra post-comunista in Europa, tutti i partiti di matrice islamica, moderati o radicali che si definiscano, quindi dall’Akp in Turchia al regime iraniano, passando per i Fratelli Musulmani.
Gli ebrei sono sempre stati minoranza, ovunque tranne che in Israele. [...] Le minoranze (ebrei compresi) non hanno mai preteso di imporre le loro regole. Chiedono rispetto e sposano la causa di chiunque lasci loro incolumità fisica, libertà di culto e garanzia delle proprietà. [...] E allora si beccano l’odio di tutti i movimenti che non tollerano l’indipendenza dell’individuo, che vogliono sopprimere la libertà individuale nel nome di un bene “più alto”, collettivo. Se adesso notiamo un’impennata di antisemitismo è perché queste ideologie collettiviste tornano ad essere condivise dalla maggioranza. Viviamo in un periodo in cui capitalismo,
liberalismo e individualismo sono condannati moralmente.
I nuovi nazisti oggettivista Il Cannocchiale blog
Posted by J.C. Falkenberg at 2:02 PM |
Labels: Antisemitismo , Collettivismo , Gaza , Israele , Sinistra
martedì, gennaio 27, 2009
Festeggiamo il giorno della memoria: espelliamo i bambini ebrei dalle scuole
La Danimarca è stata in grado di tener testa, almeno parzialmente, all'arroganza barbarica dei fondamentalisti islamici e dei bigotti, musulmani o vaticani che fossero, che hanno chiesto la censura delle vignette su Maometto.
Purtroppo, non sempre questo spirito riesce a vincere nelle deboli menti della decadenza postmodernista. E' esemplare la reazione di alcuni presidi nelle scuole di Copenhagen, dove i musulmani angariano, minacciano ed aggrediscono i bambini ebrei: per evitare "disordini", in alcune di queste non verrà permesso di iscriversi ai bambini - quelli israeliti, non i loro aggressori. Di fatto, vengono espulse da scuola le vittime, mentre le autorità si piegano di fronte ai futuri carnefici. A quando sassi e stelle gialle ?
A Gaza, nel frattempo, Hamas festeggia il giorno della Memoria accoppando chi può. La tregua, in fondo, l'ha dichiarata Israele, mentre il resto del mondo finge che Hamas non abbia ripetutamente affermando di voler soltanto riprende respiro, riarmarsi e portare a termine quello che i nazisti lasciarono a metà.Schools caught up in Palestinian conflict: "A number of school administrators have come forth in recent days to confirm that they recommend Jewish children should not enrol at their schools.
According to school administrators, law enforcement officials and social workers, the on-going conflict in Gaza has led to heightened tensions between Jews and Arabs - particularly Palestinians - here in Denmark.
And although few headmasters of schools have faced the situation, most of those at schools with a high percentage of children of Arab descent say they try to prevent Jewish parents from enrolling their children there.
On Monday, headmaster Olav Nielsen of Humlehave School in Odense publicly admitted he would refuse Jewish parents' wish to place their child at his school."
Posted by Unknown at 10:17 PM |
Labels: Antisemitismo , Danimarca , Dhimmitude , Gaza , Hamas , Islam
A futura memoria
Il reportage di Cremonesi è un piccolo miracolo. Io griderò ancora di più al VERO miracolo se la sua carriera sopravviverà alla pubblicazione di un reportage che sbugiarda i miti della classe giornalistica italiana, venduta al padrone ma ocn la nostalgia della P38.
«Così i ragazzini di Hamas ci hanno utilizzato come bersagli» - dal Corriere della Sera
ubbi sul numero delle vittime: potrebbero essere 600 e non 1.300
«Così i ragazzini di Hamas
ci hanno utilizzato come bersagli»
Abitanti di Gaza accusano i militanti islamici: «Ci impedivano di lasciare le case e da lì sparavano»
GAZA - «Andatevene, andatevene via di qui! Volete che gli israeliani ci uccidano tutti? Volete veder morire sotto le bombe i nostri bambini? Portate via le vostre armi e i missili», gridavano in tanti tra gli abitanti della striscia di Gaza ai miliziani di Hamas e ai loro alleati della Jihad islamica. I più coraggiosi si erano organizzati e avevano sbarrato le porte di accesso ai loro cortili, inchiodato assi a quelle dei palazzi, bloccato in fretta e furia le scale per i tetti più alti. Ma per lo più la guerriglia non dava ascolto a nessuno. «Traditori. Collaborazionisti di Israele. Spie di Fatah, codardi. I soldati della guerra santa vi puniranno. E in ogni caso morirete tutti, come noi. Combattendo gli ebrei sionisti siamo tutti destinati al paradiso, non siete contenti di morire assieme?». E così, urlando furiosi, abbattevano porte e finestre, si nascondevano ai piani alti, negli orti, usavano le ambulanze, si barricavano vicino a ospedali, scuole, edifici dell’Onu.
In casi estremi sparavano contro chi cercava di bloccare loro la strada per salvare le proprie famiglie, oppure picchiavano selvaggiamente. «I miliziani di Hamas cercavano a bella posta di provocare gli israeliani. Erano spesso ragazzini, 16 o 17 anni, armati di mitra. Non potevano fare nulla contro tank e jet. Sapevano di essere molto più deboli. Ma volevano che sparassero sulle nostre case per accusarli poi di crimini di guerra», sostiene Abu Issa, 42 anni, abitante nel quartiere di Tel Awa. «Praticamente tutti i palazzi più alti di Gaza che sono stato colpiti dalle bombe israeliane, come lo Dogmoush, Andalous, Jawarah, Siussi e tanti altri avevano sul tetto le rampe lanciarazzi, oppure punti di osservazione di Hamas. Li avevano messi anche vicino al grande deposito Onu poi andato in fiamme E lo stesso vale per i villaggi lungo la linea di frontiera poi più devastati dalla furia folle e punitiva dei sionisti», le fa eco la cugina, Um Abdallah, 48 anni. Usano i soprannomi di famiglia. Ma forniscono dettagli ben circostanziati. E’ stato difficile raccogliere queste testimonianze. In generale qui trionfa la paura di Hamas e imperano i tabù ideologici alimentati da un secolo di guerre con il «nemico sionista».
Chi racconta una versione diversa dalla narrativa imposta dalla «muhamawa» (la resistenza) è automaticamente un «amil», un collaborazionista e rischia la vita. Aiuta però il recente scontro fratricida tra Hamas e Olp. Se Israele o l’Egitto avessero permesso ai giornalisti stranieri di entrare subito sarebbe stato più facile. Quelli locali sono spesso minacciati da Hamas. «Non è un fatto nuovo, in Medio Oriente tra le società arabe manca la tradizione culturale dei diritti umani. Avveniva sotto il regime di Arafat che la stampa venisse perseguitata e censurata. Con Hamas è anche peggio», sostiene Eyad Sarraj, noto psichiatra di Gaza city. E c’è un altro dato che sta emergendo sempre più evidente visitando cliniche, ospedali e le famiglie delle vittime del fuoco israeliano. In verità il loro numero appare molto più basso dei quasi 1.300 morti, oltre a circa 5.000 feriti, riportati dagli uomini di Hamas e ripetuti da ufficiali Onu e della Croce Rossa locale. «I morti potrebbero essere non più di 500 o 600. Per lo più ragazzi tra i 17 e 23 anni reclutati tra le fila di Hamas che li ha mandati letteralmente al massacro», ci dice un medico dell’ospedale Shifah che non vuole assolutamente essere citato, è a rischio la sua vita. Un dato però confermato anche dai giornalisti locali: «Lo abbiamo già segnalato ai capi di Hamas. Perché insistono nel gonfiare le cifre delle vittime? Strano tra l’altro che le organizzazioni non governative, anche occidentali, le riportino senza verifica. Alla fine la verità potrebbe venire a galla. E potrebbe essere come a Jenin nel 2002. Inizialmente si parlò di 1.500 morti. Poi venne fuori che erano solo 54, di cui almeno 45 guerriglieri caduti combattendo».
Come si è giunti a queste cifre? «Prendiano il caso del massacro della famiglia Al Samoun del quartiere di Zeitun. Quando le bombe hanno colpito le loro abitazioni hanno riportato che avevano avuto 31 morti. E così sono stati registrati dagli ufficiali del ministero della Sanità controllato da Hamas. Ma poi, quando i corpi sono stati effettivamente recuperati, la somma totale è raddoppiata a 62 e così sono passati al computo dei bilanci totali», spiega Masoda Al Samoun di 24 anni. E aggiunge un dettaglio interessante: «A confondere le acque ci si erano messe anche le squadre speciali israeliane. I loro uomini erano travestiti da guerriglieri di Hamas, con tanto di bandana verde legata in fronte con la scritta consueta: non c’è altro Dio oltre Allah e Maometto è il suo Profeta. Si intrufolavano nei vicoli per creare caos. A noi è capitato di gridare loro di andarsene, temevamo le rappresaglie. Più tardi abbiamo capito che erano israeliani». E’ sufficiente visitare qualche ospedale per capire che i conti non tornano. Molti letti sono liberi all’Ospedale Europeo di Rafah, uno di quelli che pure dovrebbe essere più coinvolto nelle vittime della «guerra dei tunnel» israeliana. Lo stesso vale per il “Nasser” di Khan Yunis. Solo 5 letti dei 150 dell’Ospedale privato Al-Amal sono occupati. A Gaza city è stato evacuato lo Wafa, costruito con le donazioni «caritative islamiche» di Arabia Saudita, Qatar e altri Paesi del Golfo, e bombardato da Israele e fine dicembre. L’istituto è noto per essere una roccaforte di Hamas, qui vennero ricoverati i suoi combattenti feriti nella guerra civile con Fatah nel 2007. Gli altri stavano invece allo Al Quds, a sua volta bombardato la seconda metà settimana di gennaio.
Dice di questo fatto Magah al Rachmah, 25 anni, abitante a poche decine di metri dai quattro grandi palazzi del complesso sanitario oggi seriamente danneggiato. «Gli uomini di Hamas si erano rifugiati soprattutto nel palazzo che ospita gli uffici amministrativi dello Al Quds. Usavano le ambulanze e avevano costretto ambulanzieri e infermieri a togliersi le uniformi con i simboli dei paramedici, così potevano confondersi meglio e sfuggire ai cecchini israeliani». Tutto ciò ha ridotto di parecchio il numero di letti disponibili tra gli istituti sanitari di Gaza. Pure, lo Shifah, il più grande ospedale della città, resta ben lontano dal registrare il tutto esaurito. Sembra fossero invece densamente occupati i suoi sotterranei. «Hamas vi aveva nascosto le celle d’emergenza e la stanza degli interrogatori per i prigionieri di Fatah e del fronte della sinistra laica che erano stato evacuati dalla prigione bombardata di Saraja», dicono i militanti del Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina. E’ stata una guerra nella guerra questa tra Fatah e Hamas. Le organizzazioni umanitarie locali, per lo più controllate dall’Olp, raccontano di «decine di esecuzioni, casi di tortura, rapimenti nelle ultime tre settimane» perpetrati da Hamas. Uno dei casi più noti è quello di Achmad Shakhura, 47 anni, abitante di Khan Yunis e fratello di Khaled, braccio destro di Mohammad Dahlan (ex capo dei servizi di sicurezza di Yasser Arafat oggi in esilio) che è stato rapito per ordine del capo della polizia segreta locale di Hamas, Abu Abdallah Al Kidra, quindi torturato, gli sarebbe stato strappato l’occhio sinistro, e infine sarebbe stato ucciso il 15 gennaio.
Lorenzo CremonesiPosted by Unknown at 2:39 AM |
Labels: Gaza , Hamas , Israele , Media , Pallywood , Propaganda , scudi umani
Mille negri non valgono un Arabo?
Crossposto il mio contributo su Giornalettismo
Affamati di tragedie, pronti a volteggiare su ogni cadavere disponibile e, se non c'è, a farselo da soli, i media nostrani ignorano stranamente una delle più ghiotte tragedie umane attuali. Per spirito di servizio la segnaliamo noi e, poi, ognuno la pensi come gli pare.
Posted by Unknown at 1:27 AM |
Labels: Gaza , Media , Propaganda , Uganda
domenica, gennaio 18, 2009
Riecco la notte dei cristalli
Un po' se ne sentiva la mancanza, in Europa. Vuoi mettere, dopo una riedizione delle radici cristiane e del dialogo con i bravi musulmani, un bel pogrom tutti insieme? In minoranza: Parole in libertà: "E contemporaneamente, per sapere che un caffè è stato incendiato con le molotov a Whitechapel perchè parte di una catena il cui presidente del consiglio di amministrazione è ebreo, o che i muri di un parco giochi lì vicino sono stati coperti di graffiti che incitano a uccidere gli ebrei, o che una chiesa in Lancashire è stata vandalizzata perchè ha la parola 'Sion' nel nome, che un camion di Tesco è stato assalito da una dozzina di persone al grido di Allahu Akhbar e il guidatore si è preso un mattone in testa, solo perchè Tesco è stato fondato da un signore di nome Cohen, non è il caso di rivolgersi alla BBC, a Sky o al Guardian - bisogna andare a leggersi i giornali locali e le mailing list antirazziste."
Posted by Unknown at 11:47 PM |
Labels: Antisemitismo , Gaza , Londra
martedì, gennaio 13, 2009
CNN e France 2 ammettono di aver diffuso falsi della propaganda islamista
Via The Right Nation, un paio di esempi di "lievissima" partigianeria, da parte della CNN e France 2. Entrambe scoperte a spacciare falsi completi costruiti ad arte da "rpeorter" arabi a fini di propaganda filo-palestinese. Peccato che France2 pare abbia avuto la decenza di togliere il suo "reportage", mentr ela CNN ha riproposto bellamente il video nella sezione degli archivi. E poi non volete chiamarlo il Communist News Network?
lunedì, gennaio 12, 2009
Ci regalate la Palestina? No grazie, tenetevela
Egitto e Giordania non ne vogliono sapere di riprendersi la Cisgiordania o Gaza, che rivendicavano fino alla fine degli anni '80. L'idea è rispuntata sul Washington Post a cura di John Bolton, neocon ambasciatore USA presso nel Nazioni Unite. Alcuni blogger criticano Bolton per l'idea, del tutto inapplicabile nella pratica, ed hanno ragione, vista l'impraticabilità dell'idea. Sbagliano, tuttavia, nell'affermare che sia sempre stata impossibile.
Ci si dovrebbe chiedere, tuttavia, il motivo della contraddizione per cui quasi tutte le nazioni arabe hanno sempre parlato di "fratellanza araba", ma hanno rifiutato la cittadinanza non soltanto ai profughi palestinesi, ma persino ai loro discendenti. Le uniche eccezioni in Medio Oriente sono Israele, stato ebraico, dove gli arabi hanno diritto di voto e di cittadinanza, e la Giordania, che ha fornito cittadinanza a tutti i palestinesi e ne è stata ricompensata con un tentativo di golpe da parte di Arafat durante il famoso Settembre Nero.
Il rifiuto dell'accoglienza è avvenuto anche quando si trattava di una esigua minoranza, comparabile in numero a quella ebraica che avevano appena espulso e quindi potenzialmente assimilabile; giova inoltre ricordare che che la Palestina non era considerata come una nazione separata, ma soltanto come la parte meridionale della Siria ottomana.
Per i nazionalisti arabi al potere in Siria e Egitto la contraddizione è ancora più lampante: la nazione araba era, secondo la propaganda nazionalista e soprattutto panarabista, una sola, tanto da portare alla unificazione formale di Egitto e Siria in una Repubblica Araba Unita ed all'intervento in Yemen proprio in base alla dottrina dell'unicità della nazione araba; neppure allora, per assurdo, ai palestinesi fu mai offerta la cittadinanza della R.A.U. e tuttora i figli di palestinesi nati in Siria od in Egitto non vengono riconosciuti quali cittadini dell'unica nazione nella quali sono nati e cresciuti.
Siamo sicuri, quindi, che la colpa sia soltanto dei complotti israeliani? Cosa sarebbe successo ai Balcani se agli esuli giuliano-dalmati fosse stata interdetta la cittadinanza italiana, oppure se neppure i nipoti dei turchi espulsi da Bulgaria e Grecia negli anni '20 fossero considerati cittadini di Ankara? Vogliamo discutere di cosa sarebbe accaduto in Europa Centrale, se la sorte dei milioni di tedeschi espulsi dalla Polonia o dalla Cecoslovacchia fosse stata quella di vivere come apolidi a causa del rifiuto della DDR o della RFT di accoglierli?
Siamo sicuri che siano soltanto gli israeliani a giocare con la vita degli arabi di Palestina?
Hat tip: Marginal Revolution
PS: i link di Wikipedia su panarabismo e nazionalismo arabo valgono come prova "Per assurdo", essendo di smaccatamente di parte pro-araba, sino a definire il partito Ba'ath come "ingiustamente" vituperato , trascurando i legami con il nazionalsocialismo, l'ideologia dichiaratamente totalitaria e dittatoriale, la relaizzazione compiuta di regimi totalitari in Siria ed Iraq, gli unici due stati dove ha preso il potere.
venerdì, gennaio 09, 2009
Pagare tributo ai barbari: Obama pronto a contatti clandestini con Hamas
Ditemi che non è vero. Perché se quello che scrive il sinistrorso, ma affidabile , Guardian è vero, la resa è vicina e invece del nuovo Roosevelt ci troveremo di fronte ad una copia carbone di Jimmy Carter.
HAmas è una organizzazione terroristica, ch enel proprio statuto proclama esplicitamente la necessità di elminiare Israele dalla faccia della Terra e gli ebrei dal Medio Oriente: sino a quando Hamas non rinuncerà allo sterminio quale obbiettivo politico, trovare un terreno comune per una trattativa sarebbe euqivalente a parlare con i nazisti riguardo alal "questione ebraica" alle porte di Treblinka. La politica seguita da Hamas è talmente impopolare da essere stato abbandonato persino dai regimi arabi moderati e dagli stessi palestinesi non fondamentalisti.
Adesso che questa organizzazione estremista sembra chiusa in un angolo e con meno amici che mai, giunge voce che l'amministrazione Obama potrebbe iniziare la propria attività nel Medio Oriente intavolando trattative clandestine con Hamas. Se fosse confermata, il segnale inviato sarebbe devastante: gli USA sono disponibile a vendersi la pelle di ogni alleato, pur di non dover affrontare le responsabilità del proprio ruolo.
Sarebbe l'inizio della fine, pura e semplice; prima per i moderati e i liberail nel mondo arabo, poi per Israele, infine per chiunque, liberale e democratico, nutrisse speranze contro avversari totalitari. Sarebbe soltanto quesitone di tempo.
Barack Obama administration 'prepared to talk to Hamas' World news guardian.co.uk: "The incoming Obama administration is prepared to abandon George Bush's doctrine of isolating Hamas by establishing a channel to the Islamist organisation, sources close to the transition team say."
Hat tip: The Right Nation
Gaza, le contraddizioni della tesi "democratica"
Il punto è ben posto: La sinistra filo-palestinese pretende di rimanere ancorata a due tesi che sono, però, in tensione tra loro
Non è possibile sostenere, per esempio, che Hamas non può essere trattata semplicemente alla stregua di una organizzazione terroristica perché ha vinto regolari elezioni – come ha fatto spesso D’Alema – e allo stesso tempo calare la mannaia del biasimo morale su Israele per le centinaia di vittime innocenti. Perché se i palestinesi di Gaza hanno sostenuto Hamas in maggioranza durante regolari elezioni, allora i palestinesi di Gaza sono anch’essi responsabili delle politiche di Hamas – per esempio del lancio di razzi. Se, invece, i palestinesi di Gaza sono vittime innocenti che Israele coinvolge in un conflitto con Hamas cui loro sono in realtà estranei, allora Hamas non ha il sostegno democratico della popolazione locale e merita in effetti di essere trattata alla stregua di qualsiasi altra organizzazione terroristica. Delle due, l’una.
Da Giornalettismo
mercoledì, gennaio 07, 2009
Scuola ONU di Gaza - tutti colpevoli
In questo video si mostrano i miliziani di Hamas impiegare la scuola ONU di GAza come base per l'artiglieria a partire dal 2007.
Colpire una scuola è crudele.
Eppure mi sembra molto peggio impiegarla come base di operazioni militari, usando gli scolari come scudi umani e sapendo che così si attirerà il fuoco avversario, ma fregandosene altamente. E' crudele, abietto e immorale.
Hat tip: Le Guerre Civili (http://tinyurl.com/7poymy)
lunedì, gennaio 05, 2009
Il giorno della rivolta
Io continuo a pensare che il titolo migiore per descrivere quanto sia avenuto nel nostro continente nel Weekend sia, purtroppo, quello del Sole 24Ore:
"Rivolta Araba in Europa"
Agitazioni del tipo che abbiamo avuto la sfortuna di vedere, nelle nazioni sane, vengono represse per ragioni di puro buongusto, ancora prima che di impossizione delle regole del vivere civile.
In Eurabia, invece, l'interrogativo è se le nostre classi poiltiche (definirle dirigenti sarebbe troppo onore) caleranno immediatamente le braghe o riusciranno a difendere, almeno per qualche tempo, le vestigia di una società civile.
Nella Repubblica Socialista di San Francisco, nel frattempo, le cose vanno così
Hat tip: The Right Nation
Posted by J.C. Falkenberg at 2:15 PM |
Labels: 2009 , Fondamentalismo , Gaza , Islam
mercoledì, dicembre 05, 2007
Manipolazione dell'informazione
La controprova arriva oggi: l'esercito israeliano ha reagito , dopo due giorni di lanci di mortai provenienti da Gaza, uccidendo tre membri di una cellula terroristica prima che ricominciassero il bombardamento.
La notizia riportata è quella del contrattacco israeliano, presentato senza alcuna motivazione né contesto; i morti sono genericamente "palestinesi", non terroristi palestinesi, senza indicazione di cosa stessero preparando o cosa fosse avvenuto nelle giornate precedenti.
Hat tip:ilsignoredeglianelli, Liberali per Israele
tag: Israele, Palestina, Islam, Gaza, Propaganda, Media
giovedì, novembre 15, 2007
Gaza, no autocensura, no party
"L'amministrazione di Hamas ha deciso di restringere l'accesso dei giornalisti alle sue manifestazioni, che sarà riservato soltanto ai reporter in possesso di una tessera stampa rilasciata dal ministero degli Interni, controllato dallo stesso movimento islamico. Lo hanno riferito funzionari dell'amministrazione di Hamas, che hanno chiesto l'anonimato. Per quanto riguarda la copertura di manifestazioni all'aperto o di eventi che riguardano altre fazioni palestinesi «non sono ancora state prese decisioni», hanno aggiunto i funzionari. La decisione era stata presa dopo gli scontri alle manifestazioni di lunedì in cui migliaia di sostenitori di Fatah hanno commemorato la morte di Yasser Arafat. La polizia di Hamas, in quell'occasione, aveva aperto il fuoco uccidendo sette dimostranti."
Fonte: Libero, via Informazione Corretta
tag: Propaganda, Media, Medio_Oriente, Gaza, Hamas
Posted by Unknown at 6:23 PM |
Labels: Gaza , Hamas , Media , Medio_Oriente , Propaganda
martedì, giugno 19, 2007
Chi la fa l'aspetti
Yasser Arafat potrebbe benissimo essere definito come il Fuhrer dei Palestinesi, il dittatore e leader carismatico che più ha fatto per trasformare i residenti di una espressione geografica, la Palestina, negli aderenti e simpatizzanti di una setta suicida e forse, in secondo luogo, in una nazione; il suo epilogo, d'altronde, è simile a quello dell'imbianchino austriaco: ha trascinato con sé, nella rovina, il proprio popolo.
La sua adesione al socialismo ed alla laicità, feticci della sinistra mondiale, sono serviti farlo diventare un santino fra gli intellettuali progressisti e nella cultura popolare occidentale. Così come era già avvenuto con Stalin e con Mao, un macellaio privo di scrupoli veniva glorificato come icona di democrazia e libertà, mentre i veri democratici, che tenevano elezioni e rispettavano il diritto, venivano crocifissi in effigie come fascisti.
Nel frattempo l'OLP diretta da Arafat organizzava attacchi contro civili inermi, cercava di rovesciare i governi che avevano il buon cuore di ospitarla e sostenere i profughi (Giordania e Libano), prosperava tramite l'estorsione organizzata ed ogni tipo di traffico.
Ancora peggio, dal punto di vista storico, l'organizzazione di Arafat trasformava i campi profughi, con pugno di ferro e metodi mafiosi, in enclave extraterritoriali ed in prigioni, sottratte all'autorità dei legittimi governi: secondo alcuni osservatori l'identità nazionale degli arabi palestinesi si plasma proprio nei campi profughi, finanziati generosamente dall'ONU per 40 anni e trasformati in trappole per i profughi stessi, in mondi chiusi dove il lavaggio del cervello era anche troppo semplice; gli stessi paesi ospiti, dimostrarono d'altronde ben poco desiderio di assorbire una massa di profughi che costituiva comunque una piccola percentuale della nazione araba presa nel suo complesso, smentendo così la propria stessa retorica riguardo l'esistenza di tale nazione, al di là dei confini nazionali postcoloniali.
I palestinesi, insomma, non sono nati come un popolo martire per misteriose volontà esterne; sono stati i governanti dei propri "confratelli" arabi, insieme ai propri leader, Yasser Arafat in testa, a martirizzarli, di proposito, per renderli utili strumenti politici.
Quando, alla fine, oltre ai campi profughi all'OLP venne consegnata anche parte della Palestina, abbiamo assistito allo scempio di un governo impegnato soprattutto nel saccheggio degli aiuti internazionali a fini privati e nella promozione del terrorismo, sotto una pesante coltre di propaganda.
Update: Jimmy, invece, immagino avrà sempre un posto nel cuore di Hamas (e degli ayatollah iraniani). CHi ha bisogno di nemici, con certi ex-presidenti?
Hat tip: Hurricane 53, The Right Nation
tag: Arafat, Gaza, Hamas, Israele, Palestina








