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martedì, febbraio 02, 2010

Riotta e la legge elettorale USA: lo strabismo italiano

Gianni Riotta ha definito la recente sentenza della Corte Suprema USA come una riapertura della politica alle lobby. In realtà la sentenza ci si limita a stabilire che il governo non ha il diritto di censurare il dissenso prendendo la legge elettorale come pretesto.
Come abbiamo già scritto, la legge attuale ha creato un sistema distorto a favore di politici, grande stampa, sindacati e grandi corporations, a discapito dei gruppi d'interesse più piccoli e delle semplici associazioni di cittadini: sindacati e media tradizionali hanno il diritto di fare le campagne che vogliono e di spendere quanto vogliono per sostenere i propri candidati, sino al paradosso per cui fra i dieci maggiori contribuenti alle campagne elettorali, sette sono organizzazioni sindacali. Le grandi aziende, dal canto loro, hanno la possibilità di assumere legali specializzati nell'aggirar ela legge attuale senza eccessive difficoltà. Come in Italia, insomma.
Chi rimaneva escluso ed , anzi , rischiava condanne penali sono i piccoli uomini d'affari e le organizzazioni anche senza scopo di lucro, alle quali vengono imposti limiti draconiani. La Corte Suiprema, con il suo verdetto, ha dato ragione ad una piccola organizzazione conservatrice, colpevole di aver prodotto un (pessimo) documentario contrario a Hillary Clinton e di aver cercato una rete via cavo che lo trasmettesse. La reazione del governo fu quella di minacciare multe e galera a chiunque avesse osato renderlo pubblico. Con la sentenza non viene vietato al Congresso di regolamentare le spese elettorali, né di vietare, come avviene già ora, ad aziende straniere di contribuire alle campagne politiche.
Più in generale, si dovrebbe notare che il legame fra lobbies e corruzione politica è estremamente tenue, almeno negli USA e nel mondo anglosassone. Anche il New York Times è entrato in lutto per la sentenza, eppure secondo uno articolo pubblicato dallo stesso quotidiano progressista , non vi sono prove di legami significativi fra le leggi sulle campagne elettorali a livello locale e il livello di corruzione politica da parte di gruppi d'interesse.
Numerosi studi hanno messo a confronto Stati, che hanno scarsa regolamentazione , come la Virginia, con stati come il Wisconsin, con regole molto rigide e non ha trovato molta differenza nei livelli di corruzione o di fiducia del pubblico. Jeff Milyo, economista presso l'Università del Missouri, ha messo a confronto gli Stati con rigidi divieti sui contributi delle imprese ai partiti politici e coloro senza limiti a tutti: "Non vi è alcuna prova rilevante che le leggi sul finanziamento delle campagne elettorali abbiano conseguenze rilevanti sulla corruzione effettiva".

Il direttore del Sole 24Ore forse non ha avuto il tempo di approfondire i difetti della legge elettorale americana attuale, o forse insiste nella vecchia abitudine italiana di prendere per oro colato qualsiasi editoriale del New York Times, imparziale di norma quanto lo sono Repubblica o il Fatto. Se si volesse essere maliziosi, si potrebbe notare come Riotta difenda una legge che rende il sistema americano più simile a quello italiano, un sistema di ipocriti vincoli che finiscono per favorire i politici già al potere e poche lobby organizzate a discapito di chiunque altro. Il piccolo particolare che il Sole24Ore sia di proprietà di una delle poche lobby autorizzate a godere di questa situazione, ossia Confindustria, e che Riotta ne sia il direttore, è sicuramente un particolare del tutto accidentale.

lunedì, novembre 19, 2007

Non è il partito delle Libertà. Potrà mai diventarlo?

Sognavo da tempo un colpo di reni come questo da parte di Silvio Berlusconi, un sonoro vaffa a centristi e "moderati" fino all'immobilismo ed alla rassegnazione. Purtroppo, come in certe favole, il sogno rischia di tramutarsi in un incubo, a causa del modo in cui si è realizzato. Purtroppo, ieri non è nato il Partito delle libertà, come qualcuno crede. E' nato un "Partito del Popolo italiano" , populista nel nome e nelle premesse:
«è quello che la gente vuole»
non mi pare esattamente una dichiarazione di principi liberali. La speranza è che, essendo aperto "a tutti" coloro che vorranno aderire, i liberali possano controbilanciare la spinta meramente populista: una notevole differenza rispetto al "partito liberale di massa" che Silvio Berlusconi ha sin qui proposto quale obbiettivo, ma è una sfida che si deve vincere.
Ci rimane una speranza, visto che la retorica individualista e liberale di Silvio Berlusconi e del suo partito rimane un'anomalia positiva, nel consenso collettivista del panorama italiano; ma siamo purtroppo ancora fermi alla retorica. Nella sostanza, questo Partito rischia di essere l'ennesima Balena Bianca da votare turandosi il naso, il meno peggio di fronte al neoandreottiano Veltroni ed all'inqualificabile partito del Basso Ventre capeggiato da Casini.
Concordo con quello che ha scritto Libero Pensiero: Fini ha ragione, ma Berlusconi ha i voti e vincerà, anche se sarà una vittoria di Pirro.
A che pro creare il primo partito italiano, per poi rifiutare il referendum appoggiato da Fini, accordarsi con Veltroni ed accettare una legge elettorale quasi puramente proporzionale? Il proporzionale alla tedesca ci rigetterebbe una in palude e ci ritroveremmo, causa legge elettorale demenziale, in un Parlamento governato dalle voglie di Mastella & Casini.
Bisogna davvero sperare che quella di Silvio Berlusconi sia una mera apertura tattica e che l'accordo avvenga su di una legge elettorale meno peggiore di quella tedesca, che sia essa quella spagnola o "referendaria". Perché senza la legge elettorale giusta, sarebbe inutile anche il rilancio delle politiche liberali all'interno del nuovo partito, perché la coraggiosa scommessa di Berlusconi avrà un solo vincitore: Casini.

Hat tip &roundup: Libero Pensiero, Mikereporter, RDM20,A conservative Mind, oggettivista,Wind Rose Hotel, Calamity Jane,Mithrandir,Dyotana,Cantor,Inyqua,NextCon

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martedì, ottobre 30, 2007

Con il sistema tedesco, Diliberto fuorilegge

Carlo Panella ben spiega perché In Italia il "sistema tedesco" sarebbe solo un pasticcio buono per evitare le urne o per reintrodurre il fallimentare sistema proporzionale fallimentare della Prima Repubblica.
Sicuramente il modello di legge elettorale tedesco può essere una soluzione per garantire una rappresentanza proporzionale ed è indubbiamente una soluzione migliore dello "scorporo" , per garantire insieme il diritto di tribuna. Le valutazioni positive, dal mio punto di vista, si fermano qui.

Adottare il modello tedesco significherebbe ben altro che modificare la legge elettorale, che di per sé non ha alcuna capacità di semplificazione: significherebbe riformare profondamente l'architettura politica italiana, sino alla modifica della Costituzione, ricorrendo forse a soluzioni drastiche riguardo la rappresentanza politica. Siamo pronti a farlo?
La stabilità del sistema è data da tre fattori, di cui due ricordati da Panella (la sfiducia costruttiva ed il Bundestrat). Il meccanismo della sfiducia costruttiva impedisce la caduta del governo sino a quando non sia presente una maggioranza alternativa; il Bundesrat è la camera alta, composta da rappresentanti nominati dai Lander, ossia le regioni, che non elegge il cancelliere ma è in grado di bloccare gran parte della normativa economica, garantendo così un contrappeso parziale al potere esecutivo centrale e imponendo spesso la moderazione alla coalizione vincitrice.
Il terzo è di origine storica: il sistema funziona anche grazie all'attività della Corte Costituzionale Federale , che non esitò a bandire il Partito Comunista e quello neonazista, privando di fatto il sistema di ali estreme destabilizzanti. In Italia, questo significherebbe mettere fuorilegge Storace, Mussolini, Diliberto, Cossutta, Bertinotti e compagnia: non tutto il male vien per nuocere, insomma, ma ne avremmo il coraggio?

Se la riforma deve riguardare soltanto la legge elettorale, se dobbiamo comunque rimanere all'interno di un sistema proporzionale e se vogliamo ridurre il numero di partiti, meglio allora una legge elettorale come quella spagnola. Soltanto un piccolo passo avanti, ma temo sia tutto quello che, al momento, possiamo permetterci.

fonte: L'Occidentale

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domenica, gennaio 07, 2007

Legge elettorale: centrodestra incoerente o rinsavito?

V'è chi critica il centrodestra per il supporto a referendum abrogativo di parti della riforma elettorale, introdotta dallo stesso centrodestra pochi mesi orsono. Qualcuno la chiama incoerenza; io sarei tentato di definirla un recupero di lucidità, un ritorno alla sanità mentale.
Il resto centrodestra ha subito, in passato, il ricatto dell'Udc, in occasione della riforma della legge elettorale, producendo la pessima legge elettorale che ci ritroviamo. Di conseguenza, gli unici incoerenti sarebbero i signori dell'Udc. Che tuttavia non sono incoerenti, sono senza vergogna: visto che con i tre voti che prenderebbero fuori dai poli non possono fermare nessuno, cercano di cavalcare di nuovo la tigre della riforma elettorale, confidando nel polverone e nella confusione per far dimenticare chi è il vero responsabile della legge esistente: Pierferdinando Casini.


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