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sabato, febbraio 21, 2009

Casini come Sharon?

Il miglior commento lo faNextcon, parlando di Kadima in salsa umbra



A Todi oggi parte il nuovo progetto dell'Unione di Centro del liquido Pierferdinando Casini che ha come modello il Kadima di Sharon e Livni.
Guarda caso, oggi in Israele, l'incarico di formare il nuovo governo è andato al leader del Likud Nethanyahu.
La storia, come la politica è capace di grande ironia....


Sharon è stato un militare, una persona di convinzioni granitiche e capace di organizzare rappresaglie brutali ed offensive devastanti .
Casini, con i il suo ruggito da coniglio, gli riesce ad assomigliare adesso che Sharon è sottoterra.

martedì, agosto 26, 2008

Formigoni e l'Udc: l'uovo oggi o la serpe domani?

Ricomincia a circolare l'ipotesi di un rientro dell'Udc nella coalizione, una ipotesi rilanciata da Formigoni per mmotivi elettorali lombardi. Si tratterebbe di un errore per il Pdl: i voti dell'Udc possono essere conquistati senza doverne imbarcare gli eletti, mentre salvare dall'estinzione ed imbarcare di nuovo le serpi in seno neodemocristiane metterebbe in pericolo la nascita di un vero partito anticollettivista in Italia.

Dal punto di vista tattico, i maggiori oppositori della grazia ai rottami casiniani sono l'ala destra ex-an ed i nonclericali del pdl, scettici sulla sincerità casiniana e sulla solidità del voto centrista. Il ragionamento è sensato: la vicinanza fra udc e PdL su numerosi temi è evidente, così come la vicinanza dei rispettivi elettori; la scomparsa dell'Udc a seguito di una carestia di posti di sottogoverno porterebbe gran parte dei suoi elettori a votare centrodestra, senza la necessità di dover accogliere e sfamare una masnada di doppiogiochisti e serpi in seno.

La spinta maggiore alla riunificazione viene ovviamente dalla componente ex-democristiana, che spera di trasformare il PdL in una replica della defunta balena bianca, clientelismo incluso. Il governo DC a partire dagli anni 60 si è basato però sull'inganno, grazie al quale il bacino elettorale di centrodestra venne impiegato dal centrosinistra per implementare politiche socialdemocratiche che affondarono il Miracolo Economico. Adesso siamo a corto di materia prima, ossia di imprenditori e cittadini da spennare.

In maniera meno ovvia, la questione è stata posta da Roberto Formigoni, ex democristiano ben integrato e in apparenza poco bisognoso di una restaurazione cattosocialista; le sue ragioni eminentemente pratiche e locali.

Il governatore lombardo è rimasto deluso per ora nei suoi sogni di passaggio a ruoli di primo piano a livello nazionale, nonostante l'appoggio militare di CL; trombato a Roma, si trova costretto a combattere per conservare la propria poltrona.
Non esistono rischi di sconfitta elettorale per il centrodestra alle regionali, dove lega e Pdl hanno probabilmente i due terzi dei voti, ma per Formigoni esiste il rischio concreto di non essere candidato: la Lega reclama a gran voce la poltrona presidenziali per uno dei suoi nel 2010 e persino molta dirigenza PdL comprende che sarebbe un sacrificio necessario, con l'aggiunto beneficio di ridurre lo strapotere ciellino sulla spartizione delle risorse del bilancio regionale.

Il modo più sicuro, per Formigoni, di mantenere la poltrona e quindi un trampolino di lancio per Roma è duplice: far vincere alla coalizione le provinciali del 2009 e rinsaldare il proprio potere sul PdL, rimpolpando la fazione clericale.
un accordo con l'Udc costituirebbe una via agevole per avvicinarsi ad entrambi gli obbiettivi, anche se velenosa nel lungo periodo; priverebbe infatti il Partito Democratico lombardo dell'unico alleato accettabile ed in grado di evitargli un disastro elettorale, un potenziale alleato che i leader lombardi del PD stanno blandendo da settimane. Una successiva confluenza dell'Udc nel PdL sposterebbe poi l'asse politico nel partito, portando nuovi politicanti all'ala clericale, l'ala che probabilmente difenderebbe con + vigore Formigoni. Ecco spiegata, quindi, la sortita formigoniana: a lui, come ad altri ex-democristiani, i nuovi elettori talvolta interessano meno di certi eletti.

mercoledì, agosto 13, 2008

Tengo famiglia

"Tengo Famiglia" era il motto che secondo Leo Longanesi gli italiani avrebbero dovuto cucirsi sulla bandiera: le necessità familiari sono sempre un buon paravento per giustificare le proprie azioni, manetnendo una coscienza intatta.
La distanza dal potere pesa particolarmente, se sei un democristiano in crisi d'astinenza da poltrona ed hai una intera famigghia politica da mantenere, oltre a due mogli e relativi pargoli .

Cosi' Casini comincia a tenennare:

'Mai dire mai in politica. Gia' ci troviamo nel Ppe, per cui lavoriamo insieme costruttivamente a livello europeo'. . Il leader dell'Udc ha risposto a una domanda sulla possibilita' che un giorno l'Udc si ritrovi con Berlusconi e Fini.

Fortunatamente, al PdL nicchiano; il ricordo dei voltafaccia, delle pugnalate alle spalle e del freno a mano tirato su molte, troppe riforme è ancora fresco. Di socialisti, cattolici o meno, ne abbiamo poi ancora ampia scorta. Purtroppo.

Fonte: Ansa

lunedì, novembre 19, 2007

Non è il partito delle Libertà. Potrà mai diventarlo?

Sognavo da tempo un colpo di reni come questo da parte di Silvio Berlusconi, un sonoro vaffa a centristi e "moderati" fino all'immobilismo ed alla rassegnazione. Purtroppo, come in certe favole, il sogno rischia di tramutarsi in un incubo, a causa del modo in cui si è realizzato. Purtroppo, ieri non è nato il Partito delle libertà, come qualcuno crede. E' nato un "Partito del Popolo italiano" , populista nel nome e nelle premesse:
«è quello che la gente vuole»
non mi pare esattamente una dichiarazione di principi liberali. La speranza è che, essendo aperto "a tutti" coloro che vorranno aderire, i liberali possano controbilanciare la spinta meramente populista: una notevole differenza rispetto al "partito liberale di massa" che Silvio Berlusconi ha sin qui proposto quale obbiettivo, ma è una sfida che si deve vincere.
Ci rimane una speranza, visto che la retorica individualista e liberale di Silvio Berlusconi e del suo partito rimane un'anomalia positiva, nel consenso collettivista del panorama italiano; ma siamo purtroppo ancora fermi alla retorica. Nella sostanza, questo Partito rischia di essere l'ennesima Balena Bianca da votare turandosi il naso, il meno peggio di fronte al neoandreottiano Veltroni ed all'inqualificabile partito del Basso Ventre capeggiato da Casini.
Concordo con quello che ha scritto Libero Pensiero: Fini ha ragione, ma Berlusconi ha i voti e vincerà, anche se sarà una vittoria di Pirro.
A che pro creare il primo partito italiano, per poi rifiutare il referendum appoggiato da Fini, accordarsi con Veltroni ed accettare una legge elettorale quasi puramente proporzionale? Il proporzionale alla tedesca ci rigetterebbe una in palude e ci ritroveremmo, causa legge elettorale demenziale, in un Parlamento governato dalle voglie di Mastella & Casini.
Bisogna davvero sperare che quella di Silvio Berlusconi sia una mera apertura tattica e che l'accordo avvenga su di una legge elettorale meno peggiore di quella tedesca, che sia essa quella spagnola o "referendaria". Perché senza la legge elettorale giusta, sarebbe inutile anche il rilancio delle politiche liberali all'interno del nuovo partito, perché la coraggiosa scommessa di Berlusconi avrà un solo vincitore: Casini.

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lunedì, novembre 12, 2007

Alzheimer politico o andreottismo da sinistra?

Cari compagni ehm amici ehm democratici, dopo le dichiarazioni di Walter Veltroni sulla riforma elettorale, è ormai palese che chi vi hanno rifilato come conducator o è un clone di Giulio Andreotti, praticamente Belzebù, oppure un personaggio già afflitto da Alzheimer a 52 anni.

Se vogliamo illuderci che certi nostri politici conservino ancora un briciolo di pudore e di buona fede quando si rivolgono ai cittadini, che no intendano giocare con le architravi del sistema politico, la Costituzione e la legge elettorale, per minuscole esigenze tattiche, allora l'ipotesi di una forma d'Alzheimer è l'unica possibile, se vogliamo spiegare perché alcune delle menti più inutilmente brillanti* della politica italiana abbiano completamente dimenticato la storia recente di questa Nazione, nonché buona parte della scienza politica, sino al punto di affermare che il sistema elettorale proporzionale favorirebbe il bipolarismo.

In Germania, il bipolarismo esiste nonostante la presenza di un sistema proporzionale ed è stato garantito da altri aspetti dell'assetto costituzionale e dalla contingenza storica.
L'argomento per cui sistema proporzionale sarebbe in qualche modo connaturato al carattere nazionale italiano è poi semplicemente risibile: al massimo, è connaturato alla nostalgia della casta dirigente italica, abituata a generazioni di totale commistione trasversale al momento della spartizione delle spoglie. RCS, Rai e compagnia cantante riusciranno probabilmente a fare il lavaggio del cervello agli italiani, ma i fatti parlano chiaro: la Prima Repubblica, una volta eliminato ogni residuo liberale, strangolò il miracolo economico nella culla e creò le condizioni per avviare l'Italia al declino.
Come dimostrato dal discreto funzionamento del sistema maggioritario nelle elezioni per gli enti locali, il problema non sono gli italiani: sono i politici che hanno approvato a livello nazionali leggi elettorali pessime, sapendo che si trattava di pessime leggi, e poi si sono stupiti del loro cattivo funzionamento.

Sappiamo tutti, sfortunatamente, che non si tratta di Alzheimer, ma di una manovra di quart'ordine: la nostalgia del Pentapartito, della restaurazione partitocratica, sembra davvero dare alla testa. Comprendo Casini, per il quale un ritorno al passato sarebbe l'unica possibilità di guadagnare all'Udc una sopravvivenza politica nel ruolo di un arbitro, un ago della bilancia che garantirebbe la totale degenerazione del Parlamento italiano nell'immobilismo più assoluto.
Mi delude Veltroni, pronto a consegnarsi ad un partito che dovrebbe avere una mignatta nel proprio simbolo. D'altronde, l'alternativa sarebbe tenersi l'abominio politico italiano, i due partiti comunisti e mezzo che ci ritroviamo costantemente legittimati dalla sinistra moderata più demente e tendenzialmente suicida d'Europa.
Purtroppo il problema non è facilmente risolvibile dai liberalsocialcomunisti nostrani: i trotzkisti non si possono più spedire nei gulag o in clinica, come si faceva ai bei tempi in URSS, in Cina oin Cambogia, quei bei tempi in cui Wolter era un rampante militante della gioventù comunista sovvenzionata e affascinata da quei regimi totalitari. Adesso , gli toccano Casini e soci.


*=nel senso che brillano della luce dei riflettori puntati costantemente dai media di partito o di famigghia.

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