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lunedì, settembre 20, 2010

Obama ci fa rivalutare Carter


Splendida copertina della National Review:


Nel bene e nel male, Jimmy Carter somiglia parecchio ad Obama, soprattutto per quanto riguarda la retorica. Sul piano dei fatti, sembrerà difficile da credere, ma il georgiano distrutto da Reagan dopo solo quattro anni di presidenza è stato più liberale e più efficace di Obama. Il che è tutto dire.

martedì, ottobre 20, 2009

Il piano nel cassetto? qualcuno avvisi Tremonti

Secondo Mario Sechi, Silvio Berlusconi penserebbe ad un rilancio della flat tax: stavolta potremmo assistere davvero al famoso taglio delle tasse. Non bestemmiamo, chiamandola rivoluzione reaganiana; con un collettivista come Tremonti al governo, possiamo sperare in una tregua temporanea, prima che il Leviatano statale torni a chiedere denaro per sussidiare caste e burocrazie assortite.
Banca del Sud, meno mobilità sociale, protezionismo, un settore bancario a sovranità limitata. Giulio Tremonti si sta ponendo sempre più apertamente come il successore di ALberto Beneduce, ex-socialista poi fascista, fondatore dell’IRI ed apostolo del corporativismo che tanti danni ha provocato all'Italia. Speravamo che quella razza si fosse estinta con il suo ammiratore cattolico, Amintore Fanfani.
Una riduzione del carico fiscale è una componente necessaria, ma non sufficiente dell'azione politica di un uomo liberale ed è utile allo sviluppo nazionale soltanto nel breve e brevissimo periodo. Le ultime uscite di Tremonti sono di segno opposto a quello che ogni liberale e conservative vorrebbe sentire dal ministro dell'Economia di un governo che talvolta si definisce ancora di centrodestra e la presa di posizione di Brunetta compensa soltanto parzialmente la deriva socialisteggiante e sinistra di questo governo.
Vorremmo ricordare quanto la "rivoluzione reaganiana" di cui si parla incluse anche una sostanziale riforma del codice fiscale ed il tentativo di ridurre drasticamente il peso dello Stato. nell'economia; un tentativo valoroso e lungimirante: ricordiamo di nuovo che . La deregolamentazione e la liberalizzazione dei mercati ebbero un enorme successo , ma l'idea di tagliare le tasse per imporre un taglio delle spese non funzionò: si dette la stura, involontariamente, ad una nuova variante della peste keynesiana. Invece di affamare la bestia, si aprirono voragini nel bilancio che il Congresso, in mano ai democratici, si guardò bene dal chiudere. Ronald Reagan s'illuse che i politici di sinistra avrebbero tenuto fede alle proprie promesse di rettitudine fiscale; se ne fregarono e lasciarono esplodere il deficit, pur di non far mancare sussidi ed assistenzialismo al proprio bacino elettorale.
Nel caso italiano, abbiamo un ministro attento al bilancio nel breve periodo, ma pronto a distruggere le basi stesse della libertà nel lungo periodo.

Non posso che associarmi all'analisi di Simone e dell'Oggettivista. Qualcuno, per favore, dica faccia qualcosa veramente di destra, invece che qualche scimmiottamento nazional-socialista.

clipped from www.freedom-land.it

No, non è un refuso. Ormai il centrodestra non governa più e le parole di Giulio Tremonti oggi sanciscono la fine del sogno liberale di guidare questo paese. Ci avevano avvisato, amici più o meno vicini alla nostra parte politica, che questo era un governo fin troppo di centrosinistra anche per palati non raffinati come i nostri.

Oggi Tremonti annuncia urbi et orbi che crede nel posto fisso e che rifugge la peste terribile chiamata “mobilità, variabilità del posto di lavoro”. Va bene, accettiamo anche questo, come una sorta di atto di chiarezza per dire a tutti che quel sogno, noi, l’abbiamo riposto nel cassetto e abbiamo pure buttato via la chiave.


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mercoledì, settembre 02, 2009

JFk, repubblicano. Altro che Ted Kennedy

Certi fans della famiglia di Camelot avrebbero bisogno di un corso di storia. Perché forse ammirano la persona giusta per il motivo sbagliato.

La morte di Ted Kennedy, ultimo rappresentante di una delle dinastie politiche regnanti sul Partito Democratico americano, ha scatenato una salva di eulogie e di rimandi nostalgici agli illustri fratelli. La sua posizione è sempre stata dipinta come la naturale continuazione dell’opera del celeberrimo JFK e di Bob Kennedy, una battaglia contro le forze della reazione e dell’oscurantismo, spesso personificate soprattutto all’estero dal Presidente Richard Nixon. Il “leone progressista” , insieme a buona parte dell’establishment democratico, ha costruito la propria carriera sulla difesa dei diritti delle minoranze e nell’estensione dello stato assistenziale, anche a costo di un aumento del carico fiscale e dell’intervento statale nell’economia. La sinistra democratica, inoltre, ha sempre avuto il pacifismo fra le proprie bandiere, soprattutto nei confronti dei regimi politici di sinistra.
Peccato che Ted, nei fatti, sembri più vicino alle peggiori idee di NIxon che alle posizioni dell'eroe e fratello. Il motivo lo leggete su Giornalettismo

lunedì, gennaio 26, 2009

Capiamo benissimo Ronnie

Marc Eliot racconta della trasformazione ideologica di Ronald Reagan nel suo Reagan: The Hollywood Years : il primo stimolo al suo passaggio da liberale di sinistra a conservatore "di destra" fu dovuto all'inizio non alla superiorità intellettuale di Goldwater, ma allo schifo nei confronti dei "sinistrorsi in limousine" , dei radical-chic che infestavano Hollywood, allora come oggi. La scoperta della possiblità di una fusione fra liberari e conservatori fece il resto, facendogli trovar euna nuova "casa" politica.
Il sottoscritto, ha una storia differente, ma direi proprio che si tratta di una storia in cui molti fra noi liberali e libertari di destra riconoscersi, con la differenza che in Italia non siamo ancora arrivati al fusionismo di quarant'anni fa in USA . Avanti, marsch?


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