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lunedì, febbraio 14, 2011

Il budget della guerra all'America di Obama

Secondo l'ultimo annuncio la Casa Bianca si attende un deficit di bilancio di 1650 miliardi di dollari, il 10.9% del PIL. Numeri da brivido, per ogni nazione. Ogni commento parrebbe superfluo, se non temessimo le difese d'ufficio degli obamiani nostrani.

La presidenza Obama non è la responsabile della situazione ereditata, ma lo è della sua gestione ideologica. E' vero che G.W. Bush ha sprecato otto anni prima dell'arrivo di Obama in un programma statalista anche se conservatore, ma aveva almeno all'inizio l'attenuante di un'emergenza geopolitica; è vero che gli unici compromessi politicamente possibili con i repubblicani sono quelli relativi al taglio delle imposte, ma tale realtà politica deriva soltanto dalle necessità elettorali e dall'ideologia collettivista dei democratici, che rende loro impensabile accettare tagli ai programmi assistenziali che stanno affondando gli USA anche dopo la batosta subita grazie.
Rimane il fatto che il presidente non ha quasi fornito alcuna ricetta per risolvere i problemi fondamentali che affliggono la società americana, se si esclude un timido tentativo di riforma scolastica rimasto sinora lettera morta a causa dell'opposizione dei sindacati, grandi finanziatori e lobbisti dell'Amministrazione. Si aggiunga inoltre l'inquietante sospetto che l'entourage del Presidente, di estrazione radicalmente sinistrorsa, si sia rallegrato della crisi per poter infliggere alla nazione un'agenda di riforme stataliste apporifttando dell'emergenza e giocando sul panico, come accadde durante il New Deal. Il famigerato commento di Rahm Emanuel, per cui "non si può sprecare una crisi" per poter plasmare una società, volente o nolente, non è di certo servito a fugare i sospetti sulla duplicità delle ricette economiche di un Presidente già molto più a sinistra del suo elettorato.

Tutta benzina sul fuoco dei TEA Party, da qui al 2012. Se il tasso di disoccupazione non scende, fosse anche a colpi di sussidi, Barack Obama comincerà a sembrare più Jimmy Carter che F.D. Roosevelt.
Con una differenza: Carter , perlomeno, ha lasciato che un uomo come Alfred Kahn inventasse la deregulation. Barack Obama, rischia di essere ricordato per aver importato i modi e metodi dell'IRI negli USA.

Hat tip: WSJ.com

sabato, novembre 20, 2010

Obama proclama la "giornata mondiale dell'imprenditore", ma pensa solo ai faccendieri.

Barack Obama ha provlamato la giornata nazionale dell'imprenditore.

Purtroppo, sia le sue azioni che le sue amicizie sembrano indicare come non conosca la differenza fra un faccendiere ed un imprenditore. Parliamo del Presidente che ha minato la certezza del diritto commerciale, si è vantato di aver aumentato burocrazia e regolamentazioni, interferisce allegramente con il funzionamento del mercato ogni volta che può e che, dulcis in fundo, vorrebbe alzare le tasse proprio sulla classe imprenditoriale.

Sarebbe una crudele ironia, la beffa dopo l'insulto, anche senza considerare un'ipotesi ancora più inquietante: che Obama non conosca la differenza fra imprenditori e faccendieri. Gli "imprenditori" di Obama non sono i produttori di ricchezza, se non incidentalmente. Sono coloro che hanno beneficiato di aiuti di Stato, dei favori di burocrati ed amministratori pubblici, o la cui carriera si basa su "affari" all'ombra delle pressioni politiche. D'altronde, Obama si è sempre circondato ed ha fatto carriera in un ambiente ben poveri d'imprenditori, ma pieno, oltre che di terroristi e razzisti, di faccendieri come Tony Retzko, condannato di recente, o come il suo ex "zar dell'automobile", Steve Rattner, colto con le mani nel sacco a corrompere consiglieri di fondi pensione e che rischia l'interdizione a vita dall'industria finanziaria.

Hat tip (con alcunoe interessanti note storiche) su Downsizing the federal government

lunedì, settembre 20, 2010

Obama ci fa rivalutare Carter


Splendida copertina della National Review:


Nel bene e nel male, Jimmy Carter somiglia parecchio ad Obama, soprattutto per quanto riguarda la retorica. Sul piano dei fatti, sembrerà difficile da credere, ma il georgiano distrutto da Reagan dopo solo quattro anni di presidenza è stato più liberale e più efficace di Obama. Il che è tutto dire.

domenica, luglio 11, 2010

La vacanza obamiana

L'ex-Presidente G.W.Bush è stato a lungo preso in giro e criticato per le sue lunghe vacanze. Barack OBama viene osannato, anche se si comporta allo stesso modo: il presidente sta organizzando la terza vacanza dall'inizio dell'emergenza nel Golfo del Messico, dopo aver promesso di "non riposarsi" sino a quando il problema non sarebbe stato risolto. Attendiamo fiduciosi le feroci satire dei media cosiddetti progressisti.

Hat tip Gateway Pundit

giovedì, luglio 08, 2010

USA: chi è il razzista, il Michigan o l'Arizona?

Lo stato dell'Arizona ha reso l' immigrazione clandestina un reato penale e non più un illecito amministrativo, scatenando le ire dell'amministrazione Obama per quello che viene definito un atto di razzismo. Saremmo cuiriosi di sapere cosa ne pensa suddetta amministrazione riguardo alla brillante idea che ha auto il distratto scolastico di Canton: discriminare le assunzioni degli insegnanti in base alla razza, in modo da garantire una sorta di apartheid a rovescio. Un segnale fantastico da dare, all'interno di una scuola: i vostri insegnanti non vengono selezionati in base al merito, ma in base al colore della loro pelle; fatelo anche voi, in futuro, possibilmente sfruttando le ingiustizie subite alcune generazioni fa, e potrete anche voi sperar ein un trattamento di favore. Alla faccia della democrazia, della promozione del merito e della diversità.
Da notare che non si cerca di aiutare i poveri, o le minoranze in generale: come per altri programmi appoggiati dalla sinistra USA, si vogliono favorire le minoranze preferite, lasciando ai margini i bianchi poveri e quelle minoranze che non vengono percepite come poco aperte alle sirene assistenziali, quali ad esempio gli asiatici, colpevoli di lavorare duro, studiare e cercare d'integrarsi. Al confronto, la legge dell'Arizona sembra decisamente meno razzista: non fa alcun riferimento al colore della pelle, ma si limita a consentire agli agenti di polizia nello stato di chiedere i documenti a chi viene fermato.
I democratici americani sono semplicemente razzisti alla rovescia: vengono identificate alcune minoranze per le quali devono essere garantite delle quote, in base alla lealtà politica od alla mitologia che vorrebbero spacciarci come realtà. Sono passati purtroppo i bei tempi in cui i "progressisti" americani ascoltavano Martin Luther King, che predicava la "cecità al colore" e disprezzava i programmi di aiuti basati sul colore della pelle.  Adesso, esigono un privilegio basato sul colore della pelle, esattamente come i segregazionisti che Martin Luther King combatteva

giovedì, giugno 17, 2010

L'ipocrisia di Obama su BP

Il comportamento di Obama durante la tragedia BP è quanto di meno americano si possa immaginare: ideologico, populista ed ipocrita. 
Da un lato, l'amministrazione ha lasciato che i propri legami con i sindacati e le proprie antipatie politiche rallentassero drammaticamente gli aiuti e impedissero l'accesso alla migliore tecnologia per contenere il disastro. Dall'altro, si  è inutilmente trasformata BP in un capro espiatorio, danneggiando la reputazione degli USA e facendo compiere al governo americano un altro passo verso l'eurosclerosi. 

BP ha enormi responsabilità ed è certo che dovrà pagare. Fortunatamente, negli USA esistono  leggi specifiche ed esistono i tribunali, notoriamente poco inclini a lasciar correre. Esiste anche una legione di avvocati specializzati nel mungere le multinazionali  per le cause più assurde, che non  avranno alcuna difficoltà nel costringere  BP a pagare, di fronte a cotanto disastro. Non serve che il presidente degli USA si debba comportare come i un gangster di Chicago e cercare qualcuno da "prendere  a calci in culo", come ha dichiarato recentemente. Non si vede alcuna necessità per la quale un governo debba effettuare un intervento extra-legale, come sta avvenendo in questi giorni.  Si tratta di una reazione che sa di tattica elettorale disperata, diseducativa e deleteria per gli interessi americani all'estero: il prossimo demagogo che deciderà di espropriare o mungere un'azienda occidentale potrà sostenere di essersi ispirato al compagno Barack Obama, con tanti saluti alla Rule of Law ed alla certezza del diritto.

La necessità di trovare un capro espiatorio è urgente, a causa di una gestione dell'emergenza a dir poco criticabile, tanto da essere considerata dai residenti della Lousiana  peggiore della gestione dell'uragano Katrina .  L'ipocrisia dell'amministrazione Obama è ancora più ecidente se si considera come non  abbia "trovato tempo "per autorizzare i governatori repubblicani ad impiegare i volontari della Guardia Nazionale per intere settimane e come si sia rifiutata di sospendere il Jones Act, una norma protezionistica che impedisce a navi straniere o con marinai non americani di navigare nelle acque interne USA e che ha costretto l'amministrazione a rifiutare inizialmente l'offerta olandese di navi attrezzate con barriere di contenimento e di attrzzature per sifonare il petrolio. E' una legge che è stata sospesa durante l'uragano Katrina, ma che viene difesa dai sindacati, i maggiori finanziatori e sostenitori della campagna elettorale di Obama . Il fatto che alla Casa Bianca si pensa che irritare i sindacati sia peggio che lasciare coprire il Golfo del Messico da una marea nera la dice lunga sulle priorità di questa amministrazione.

Per Obama i sindacalisti sono più importanti del disastro nel Golfo

Barack Obama  ha recentemente sostenuto che "non accetterà di non fare nulla" riguardo al disastro del Golfo. Eppure si è rifiutato di sospendere una norma protezionista  per non irritare i sindacati, impedendo così l'impiego di tecnologie e mezzi vitali per ridurre il disastro ambientale. L'amministrazione Bush non esitò a sospendere la legge nel 2005, per permettere agli aiuti internazionali di arrivare dopo l'uragano Katrina, ma evidentemente era più interessato al benessere degli elettori rispetto a quello dei sindacalisti. La stessa cosa non si può dire per questo Presidente.

Il Jones Act  è una norma degli anni '20  che vieta la navigazione interna negli USA a navi che non siano costruite e possedute da statunitensi ed impone che l'intero equipaggio sia composto di cittadini e di residenti USA. Per colpa di questa legge, le società che stanno cercando di contenere il disastro hanno dovuto rifiutare le offerte d'aiuto prvenienti dall'Olanda, che avrebbe potuto fornire  vascelli in grado di stendere barriere protettive e pompare petrolio dalla superifice. 
E' una legge che viene difesa dai sindacati, i maggiori finanziatori della campagna elettorale di Obama e le organizzazioni che hanno fornito il maggior numero degli pseudo-volontari a pagamento che i telegiornali italiani hanno sempre finto di non vedere; se durante l'emergenza Katrina l'0amministrazione Bush non ebbe alcun problema ad ottenere una sospensione della legge, non si vede perché l'amministrazione Obama dovrebbe averne, se non per motivi puramente politici: meglio ritardare gli aiuti e trovare un capro espiatorio, piuttosto che irritare i propri compagni di merende, pardon, di "hope and change".

mercoledì, giugno 16, 2010

Sondaggi: Obama peggio di Bush nella gestione dell'emergenza nel Golfo

Per gli abitanti della Lousiana, definire il disastro del Golfo "La Katrina di Obama" comincia a sembrare un Complimento. Ad Obama: secondo alcuni sondaggi, la maggioranza ritiene che (persino) Bush Jr. abbia fatto un lavoro migliore durante Katrina, rispetto a quello che Obama sta facendo adesso.
Non si tratta di semplice frustrazione verso tutti i politici coinvolti: il governatore della Lousiana, il repubblicano Bobby Jindal viene giudicato positivamente dal 65 percento degli intervistati.
D'altronde, la Casa Bianca si è rifiutata di autorizzare alcune delle misure richieste dal governatore Jindal più di un mese fa, per motivi ancora da chiarire; se fossimo di sinistra, staremmo suggerendo oscuri complotti per screditare il l'indiano e repubblicano Jindal, astro nascente del panorama conservatore. I metodi da gang della Chicago anni'30 che l'amministrazione ha impiegato verso gli avversari interni al partito, dalle minacce alla promessa di poltrone statali, potrebbero far sospettare.
Essendo liberali ma non liberal, ci limitiamo tuttavia a considerare un'ipotesi più semplice: incompetenza organizzativa di una macchina che, in poche settimane, ha già collezionato un numero impressionante di "zar" e commissari straordinari.


Hat tip: The corner

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