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mercoledì, agosto 13, 2008

Mercato al lavoro, nonostante Robin Hood

Ennesima giornata pesante per i prezzi del petrolio. La fine della guerra in Georgia aiuta, ma soprattutto aiuta il crollo della domanda negli USA ed in Cina. Un risultato prevedibile, dopo gli aumenti di prezzo negli ultimi mesi ; un risultato che deriva dall'azione del meccanismo dei prezzi, quella cosa che si chiama "mercato" e di cui qualcuno dovrebbe ripassarsi il funzionamento, prima di farsi prendere dal panico ed invocare il ritorno a Beneduce solo perchè l'aggiustamento non è istantaneo.

Barack Obama, Gordon Brown e Giulio Tremonti hanno in comune la curiosa idea che punire i produttori di un bene porti ad un aumento dello stesso ed ad una riduzione del prezzo. Gordon Brown ha cambiato recentemente idea e fatto marcia indietro, dopo soltanto 11 anni dall'introduzione della Windfall Tax. Speriamo che Tremonti ed Obama non ci mettano tanto e che si ricordino che non esistono pasti gratis: qualcuno paga sempre, anche se l'intervento statale mostra spesso soluzioni facili, rapide, semplici, popolari, apparentemente indolori- e tremendamente sbagliate, anche se l'errore si rivela solamente dopo qualche tempo.



Fonti: BBC

martedì, agosto 12, 2008

Petrolio, indossate gli elmetti. Comunque.

Abbiamo avuto una guerra a un passo da uno dei principali oleodotti che riforniscono l'Europa, eppure il prezzo del pretrolio non ha fatto che scendere. Dobbiamo festeggiare la fine del carovita o preoccuparci?
Il blog del Financial Times, FT Alphaville, ha un'ottima sintesi di quello che rivela il comportamento del greggio nella giornata di ieri. E non c'è per nulla da stare allegri: il prezzo non scende perchè sta salendo l'offerta, ma perchè stanno crollando i consumi persino in Cina; l'importazione di petrolio sarebbe scesa del 7% .
La ragione non è l'improvvisa conversione all'ambientalismo del Partito Comunista Cinese, ma l'impietoso funzionamento del mercato: il prezzo che sale sta riducendo i livelli di attività economica, a causa dell'aumento dei costi di trasporto. Pecorari Scani a parte, non conosco nessuno che voglia una recessione, pardon una decrescita felice, per risolvere i nostri problemi ambientali ed è per questo che questa discesa del petrolio non è una bellissima notizia: se siamo più poveri, un prezzo del petrolio più basso non sarà una grande consolazione.

Fonti: Alphaville

sabato, luglio 19, 2008

Tanto peggio tanto meglio

SI dice che una volta e' un caso, due sia coincidenza, alla terza qualcuno ci sta provando. E' vero che le buone notizie non interessano a nessuno, ma la stampa italiano ha bellamente ignorato, per quanto possibile, il drastico calo del petrolio e l'inizio della fine dell'emergenza rifiuti (di cui pare che Bassolino stia cercando di prendersi il merito).
In Italia, pare proprio che l'unica cosa che interessi la stampa siano i pettegolezzi su Berlusconi, le sbandate di Tremonti e gli onanismi mentali della magistratura; di cio' che accade nel resto dell'universo non frega nulla, se non porta fango sul nano di Arcore ed i buzzurri che lo votano o se non si conforma alla mentalita' da socialisti in andropausa dominante nelle redazioni.



Hat tip: JimMomo, DAW

venerdì, giugno 15, 2007

Oleodotti e strategia

L'esempio di come la tecnologia ed una buona idea possano aiutare a risolvere un dilemma geopolitico.

Il Dubai Multi Commodities Center avrebbe trovato un modo per poter trasportare gas e petrolio fuori dal Golfo Persico, senza attraversare lo Stretto di Hormuz. La società degli Emirati Arabi ha intenzione di costruire un terminal di stoccaggio per il gas naturale a Fujiarah, subito fuori lo stretto e di collegarlo con un gasdotto ed un oleodotto ai campi petroliferi ed alle infrastrutture esistenti, tutti all'interno del Golfo Persico.
Lo stretto di Hormuz è il sottile braccio di mare che collega il Golfo Persico all'Oceano Indiano, dal quale passa gran parte del petrolio prodotto nella zona: chiunque controlli lo stretto, può bloccare l'esportazione da parte dei maggiori produttori mondiali. Il problema è che tale potere è al momento anche in mano all'Iran, che ha minacciato ripetutamente il ricorso al blocco nel caso la comunità internazionale decidesse azioni per impedire violazioni delle norme internazionali. Si tratta di un ricatto in piena regola, il vero fattore che impedirà l'impiego delle maniere forti contro Teheran: nessuno vuole spingere le cose troppo in là, quando si ritrova un coltello puntato alla giugulare.
Il progetto del DMCC, soprattutto se replicato in scala maggiore, potrebbe disinnescare o comunque rendere meno pericolosa la minaccia iraniana: la Repubblica Islamica sarebbe costretta ad un vero e proprio bombardamento, inaccettabile persino per gli Ayatollah perché porterebbe molto probabilmente ad una guerra in piena regola, una guerra che il regime islamico non avrebbe speranze di passare indenne.


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