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mercoledì, dicembre 26, 2007

La verità su Betlemme

I media si sono concentrati sui posti di blocco, ma hanno convenientemente ignorato la fuga dei cristiani palestinesi, scacciati dall'aggressività dei propri "compatrioti" musulmani. L'autocensura continua, persino da parte dei semplici turisti.

«La Chiesa è la nostra risorsa economica», commenta Victor Batarseh, sindaco cristiano di Betlemme eletto in una lista civica insieme ad Hamas. È un maestro d’equilibrismo: da quando governa con il partito islamico radicale difende il dialogo interconfessionale fin quasi a negare i problemi tra palestinesi musulmani e palestinesi cristiani, maggioranza assoluta della popolazione di Betlemme nel 1948 e oggi appena uno su dieci. Eppure stavolta mister Batarseh si sbilancia: «Il futuro della città è legato al ritorno dei pellegrini». Che di sicuro non amano essere perquisiti al check-point, ma meno ancora apprezzano l’eco del muezzin avvolgere il centro mitico della cristianità.
«Un Natale unico, però quante moschee e quante donne velate in giro, molte più di noi», nota Franca. Questo, aggiunge, non lo racconterà alle colleghe di Ancona.
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giovedì, novembre 15, 2007

Gaza, no autocensura, no party

Non che l'Olp non lo facesse, ma erano più discreti. Anche perché non ne aveva bisogno, essendo un movimento nominalmente socialista e di sinistra; i giornalisti europei di solito si autocensurano immediatamente appena si tratta di un partito "compagno" , o perlomeno s'impegnano ad edulcorare il tutto nella meravigliosa tradizione dell'agit-prop di stampo sovietico.

"L'amministrazione di Hamas ha deciso di restringere l'accesso dei giornalisti alle sue manifestazioni, che sarà riservato soltanto ai reporter in possesso di una tessera stampa rilasciata dal ministero degli Interni, controllato dallo stesso movimento islamico. Lo hanno riferito funzionari dell'amministrazione di Hamas, che hanno chiesto l'anonimato. Per quanto riguarda la copertura di manifestazioni all'aperto o di eventi che riguardano altre fazioni palestinesi «non sono ancora state prese decisioni», hanno aggiunto i funzionari. La decisione era stata presa dopo gli scontri alle manifestazioni di lunedì in cui migliaia di sostenitori di Fatah hanno commemorato la morte di Yasser Arafat. La polizia di Hamas, in quell'occasione, aveva aperto il fuoco uccidendo sette dimostranti."


Fonte: Libero, via Informazione Corretta

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venerdì, giugno 15, 2007

Oleodotti e strategia

L'esempio di come la tecnologia ed una buona idea possano aiutare a risolvere un dilemma geopolitico.

Il Dubai Multi Commodities Center avrebbe trovato un modo per poter trasportare gas e petrolio fuori dal Golfo Persico, senza attraversare lo Stretto di Hormuz. La società degli Emirati Arabi ha intenzione di costruire un terminal di stoccaggio per il gas naturale a Fujiarah, subito fuori lo stretto e di collegarlo con un gasdotto ed un oleodotto ai campi petroliferi ed alle infrastrutture esistenti, tutti all'interno del Golfo Persico.
Lo stretto di Hormuz è il sottile braccio di mare che collega il Golfo Persico all'Oceano Indiano, dal quale passa gran parte del petrolio prodotto nella zona: chiunque controlli lo stretto, può bloccare l'esportazione da parte dei maggiori produttori mondiali. Il problema è che tale potere è al momento anche in mano all'Iran, che ha minacciato ripetutamente il ricorso al blocco nel caso la comunità internazionale decidesse azioni per impedire violazioni delle norme internazionali. Si tratta di un ricatto in piena regola, il vero fattore che impedirà l'impiego delle maniere forti contro Teheran: nessuno vuole spingere le cose troppo in là, quando si ritrova un coltello puntato alla giugulare.
Il progetto del DMCC, soprattutto se replicato in scala maggiore, potrebbe disinnescare o comunque rendere meno pericolosa la minaccia iraniana: la Repubblica Islamica sarebbe costretta ad un vero e proprio bombardamento, inaccettabile persino per gli Ayatollah perché porterebbe molto probabilmente ad una guerra in piena regola, una guerra che il regime islamico non avrebbe speranze di passare indenne.


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venerdì, maggio 11, 2007

Al-Hurrah: finanziata dagli USA, simpatizza per il terrorismo

Cosa succede quando si mettono insieme 70 milioni di dollari di finanziamenti statali, il Medio Oriente ed un produttore della CNN? Ecco a voi Al-Hurrah, un canale televisivo dove si celebra l'11 settembre, si intervista genuflessi il capo di Hezbollah e poi lo si critica come troppo moderato, si appoggiano i denigratori dell'Olocausto e si definisce Israele "lo stato giudaico sulle terre di Palestina ".

Il reportage di Joel Mowbray è inquietante. Al-Hurrah è stata fondata con il denaro del Dipartimento di Stato USA, allo scopo di fornire una fonte d'informazioni che fosse all'altezza degli standard occidentali in tema di accuratezza dell'informazione e per contestare la propaganda e le menzogne più smaccate che in Medio Oriente vengono quotidianamente spacciate come realtà storica a mezzo televisivo.
Sotto la guida del suo primo direttore, il musulmano libanese Mouafac Harb, Al-Hurrah ha frequentemente assolto al proprio compito. Un esempio lampante è l'Olocausto, negato o schernito in tutta l'area: per la prima volta in assoluto, una TV araba mandò in onda una intervista ad Eli Wiesel, sopravvissuto ai campi di sterminio, nonché le celebrazioni del 60mo anniversario della liberazione di Auschwitz.

Dallo scorso Novembre, la direzione è stata assunta da Larry Register, ex produttore per la CNN, anche nota come Communist News Network fra i conservatori americani. Il cambio di direzione non poteva essere maggiormente chiaro: adesso, Al-Hurrah ha trasmesso le celebrazioni per il 19mo anniversario dell'Hezbollah libanese. Ha inoltre seguito in maniera molto dettagliata e favorevole la conferenza iraniana dedicata alla negazione dell'Olocausto, definendo "non scientifici" gli storici occidentali che sostenevano l'esistenza della Shoah e presentando invece in una luce favorevole .
In cambio, qualcosa è stato tagliato: i servizi che denunciavano corruzione e violazioni dei diritti umani nei Paesi arabi sono quasi scomparsi.
Probabilmente, per far posto all'intervista di 30 minuti con Hassan Nasrallah, capo dell'Hezbollah libanese responsabile dei lanci di razzi contro obbiettivi civili nel Nord d'Israele, intervista seguita da un dibattito nel quale lo stesso Nasrallah è stato criticato per essere "troppo moderato". O alle trasmissioni nel quale il membro di Al-Qaida Muhammed Hanja celebrava la "sconfitta" americana dell'11 Settembre.

D'altronde, non è tutta colpa di Mr.Register: non parla arabo, di conseguenza potrebbe sostenere di non essere al corrente di quello che la "sua" emittente trasmette.

A questo punto ci si dovrebbe chiedere a cosa serve un sussidio da 70 milioni di dollari, per avere un clone di al-Jazeera, senza nemmeno la denuncia della corruzione imperante? E' la domanda che ha posto di recente una commissione bipartisan del Congresso americano. La risposta non è stata gradevole.

Ai tempi della Cortina di Ferro e dell'oppressione comunista, i dissidenti dell'Europa Orientale si ricvolgevano ad emittenti come Radio Free Europe e Voice of America come a fonti per ottenere ciò ch ei media ufficiali non dicevano. Qualcuno davvero crede che la Guerra Fredda sarebbe finita prima, se si fosse permesso al Cremlino di trasmettere la propria propaganda anche dalle onde radio appoggiate dall'Occidente?

Fonte: OpinionJournal, Joel Mowbray, Powerline

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