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mercoledì, luglio 01, 2009

Quote latte: quando ci sveglieremo?

Da LibertyFirst, l'ennesima protesta di una categoria ormai talmente dipendente dall'aiuto statale da aver dimenticato che esiste un modo più semplice ed efficace er risolver ei propri problemi: agire sul mercato: gli allevatori.
I nostri produttori di latte protestano per l'importazione di latte comunitario, chepotrebbe essere causato dalle cosiddette quote latte.
Anche se fosse vero, sarebbe una conseguenza "inattesa" dell'avidità degli stessi produttori italiani ed europei di latte.
Prima si è preteso un prezzo obbligatorio, imposto dal governo, che è un multiplo del prezzo mondiale. Il risultato è stata una sovraproduzione massiccia di latte, senza domanda, rifilato ai governi UE ad un prezzo irrealistico per una parte e scaricato sul mercato per un'altra.
Per evitare di far saltare il banco, la UE ha dovuto imporre delle quote, per meglio spartire il bottino senza rischiare il fallimento.

Sarei 'accordissimo ad abolire le quote latte - insieme al prezzo amministrato per il latte. Vediamo come reagirebbero gli allevatori di sussidi.

Se gli allevatori vogliono davvero difendere il latte italiano, la strada è semplice: registrino il marchio e ci diano dentro con la promozione, il marketing e il miglioramento della qualità. Non aspettino che sia il governo a fare tutto per loro, lo facciano e poi deducano le spese dalle tasse.
Perlomeno, se sceglieremo di pagare il latte italiano il triplo del prezzo corrente, lo faremo con cognizione di causa e non perché costretti da un qualche burocrate.


sabato, aprile 18, 2009

OGM e Zaia: non molto altro da dire

Benedetto Della Vedova parla di ogm e della politica illiberale e controproducente del ministro dell'Agricoltura Zaia. Centra il problema principale al cuore della posizione di Zaia:

"Quel “mondo antico” – i campanili e le campagne – che Zaia vorrebbe difendere era un mondo di bassa qualità dei prodotti, di scarso igiene e di povertà dei lavoratori. Ciò che oggi chiamiamo produzioni doc e dop, slow food et similia, sono il frutto del progresso e dell’innovazione di prodotto e di processo, non della conservazione del sistema produttivo “dei nonni”."


Ovviamente, la posizione del ministro è sostenuta soprattutto da coloro che ingrassano ogni giorno al trogolo degli "aiuti" comunitari all'agricoltura e si nascondono dietro le comode barriere protezionistiche erette dal governo.

domenica, agosto 26, 2007

Persino l'Espresso ?

L'Espresso s'accorge come il cibo organico non sia una cura miracolosa per i mali del mondo, ma possa essere un rischio globale. Strano come certi giornali siano pronti a tradurre e pubblicare entro poche ore trafiletti di cronaca dell'Economist se parlano male dell'odiato Berlusconi, ma si lascino sfuggire per mesi ponderosi reportage in prima pagina, quando ciò che non rientra nella visione del mondo "antropologicamente superiore" della sinistra di Capalbio.
Movimenti ed associazioni organici, "equi e solidali" sono sicuramente pieni di buone, ottime intenzioni, ma troppo spesso appaiono ciechi alle conseguenze inattese del proprio comportamento e troppo pronti a scomunicare coloro che puntano il dito sulle contraddizioni di una visione utopica che talvolta sembra sostituire la scienza, nella difesa delle ragioni del biologico, che in fin dei conti può avere successo quale tecnica, non certo come teologia.

Hat tip:A Conservative Mind

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