Lo stato della California comincerà a pagare stipendi e fornitori in cambiali, invece che in contanti. Il motivo è semplice: ha letteralmente finito i soldi e quindi, al posto del pagamento in contanti, tocca ricorrere a promesse di pagamento da incassarsi soltanto fra qualche mese. Stiamo parlando del maggiore Stato americano, che se fosse una nazione indipendente sarebbe l'ottava potenza economica mondiale.
La notizia è meno terribile di quanto possa sembrare a prima vista , ma rimane estremamente preoccupante. La ragione immediata della crisi è lo scontro in corso fra il governatore Arnold Schwarzenegger, repubblicano moderato, e il parlamento californiano, a maggioranza democratica di sinistra. Il congresso califroniano non vuole saperne di tagli alle spese, mentre il governatore non è favorevole ad un aumento generalizzato della tassazione, che sarebbe comunque molto difficile da realizzare, grazie alla particolare struttura della tassaizone, plasmata a colpi di referendum dalle periodiche rivolte fiscali di un elettorato stanco della famigerata autorefernzialità della classe politica californiana: molte imposte possono essere impiegate soltanto per coprire determinate voci di spesa e molte aliquote fiscali sono vincolate da formule prestabilite per referendum.
Il confronto è simile a quello che durante la Presidenza Clinton obbligò, di fatto, molti dipartimenti del Governo Federale a chiudere bottega per settimane (senza che i cittadini sentissero particolarmente la mancanza di molti dei burocrati in questione). La differenza sostanziale sta nel momento congiunturale.
La chiusura del governo federale avvenne per una diatriba riguardo ai programmi di espansione dello stato assistenziale che Clinton cercava d'imporre al Congresso ed ai tagli alla spesa pubblica ed alla burocrazia statale che il Congresso della "Rivoluzione Repubblicana" sveva in programma ed il presidente invece rifiutava di avallare; l'economia era allora ragionevolmente stabile ed il deficit pubblico sotto controllo ed in procinto di divenire, per un breve periodo, un surplus. La macchina statale californiana rischia invece di bloccarsi fra breve anche se il contrasto istituzionale vneisse risolto imemdiatamente: la recessione ha svuotato le casse statali, già provate da un decennio di finanza allegra durante il predominio dell'ala sinistra del Partito Democratico (coadiuvato dai pochi repubblicani arrivati al potere); i problemi sottostanti, già presenti ed ingigantiti dalla crisi economica, sono adesso enormi e il deficit dei conti pubblici veleggia verso una previsione di 42 miliardi di dollari.
Anche l'agenzia di rating Standard & Poor's si è accorta della gravità della situazione e ha ben pensato di tagliare il merito di credito del governo di Sacramento al livello più basso fra i 50 Stati dell'Unione, un "rating" simile a quello della scalcagnata Repubblica Italiana.
In Italia la soluzione del confronto istituzionale sarebbe molto semplice: il governo si limiterebbe a pagare lo stipendio ai ministeriali, fare qualche riverenza a sindacalisti ed agli amici degli amici; per tutti gli altri fornitori e creditori, inclusi i contribuenti, seguirebbe la prassi da sempre seguita dai gloriosi tempi delle strette di Ciampi: si imita il Marchese del Grillo nel suo immortale "non ti pago" , lasciando le fatture insolute per mesi, se non per anni. Negli USA, invece, dove l'arroganza del potere è per il momento più limitata e la giustizia non del tutto morta, tocca inventarsi i pagherò di Stato.
Hat tip:FT Alphaville
mercoledì, febbraio 11, 2009
La California va a cambiali
Posted by Unknown at 12:21 PM |
Labels: Bailout , California , Clinton , Obama , Schwarzenegger
martedì, settembre 30, 2008
La crisi dei subprime? Colpa del Presidente. Bill Clinton, non Bush
La crisi economica, la catastrofe di Fannie Mae e Freddie Mac è responsabilità della perfida amministrazione Bush, degli avidi speculatori giudaicomassonici e del mercato globbal totale, almeno secondo la versione ufficiale presente sulla stampa italiana.
Peccato che sia un falso, come dimostra persino l'archivio del giornale più democratico e spocchioso d'America, un Repubblica fatto meglio ossia il New York Times.
Un articolo apparso sul New YorkTimes nel 1999 e disponibile su Internet annuncia infatti la disponiblità delle due agenzie ad acquistare mutui subprime dalle banche. Ricorda le pressioni dell'amministrazione Clinton al riguardo e registra le perplessità e lo scetticismo dei think tank conservatori e liberali nell'estendere ulteriormente il ruolo delle agenzie parastatali nel mercato immobiliare americano:
Fannie Mae, the nation's biggest underwriter of home mortgages, has been under increasing pressure from the Clinton Administration to expand mortgage loans among low and moderate income people and felt pressure from stock holders to maintain its phenomenal growth in profits.Le intenzioni di Bill Clinton erano forse ottime, ma le conseguenze inasttese sono state disastrose. Leconseguenze, tuttavia, erano inattese soltanto per clintoniani alla Veltroni ed altri collettivisti: i rischi non erano erano evidenti soltanto ai conservatori dell'American Enterprise Institute citati nell'articolo, ma persino ai giornalisti del New York Times, di certo non sospetaibli di antipatie verso Bill Clinton:
In moving, even tentatively, into this new area of lending, Fannie Mae is taking on significantly more risk, which may not pose any difficulties during flush economic times. But the government-subsidized corporation may run into trouble in an economic downturn, prompting a government rescue similar to that of the savings and loan industry in the 1980's.
''From the perspective of many people, including me, this is another thrift industry growing up around us,'' said Peter Wallison a resident fellow at the American Enterprise Institute. ''If they fail, the government will have to step up and bail them out the way it stepped up and bailed out the thrift industry.''
Alcuni anni dopo, i tentativi di Greenspan, di alcuni membri dell'amministrazione Bush e del Congresso sarebbero stati troppo flebili per spezzare il circolo vizioso.
Ancora una volta: alcuore della crisi esistono molti fattori, ma per quanto riguarda il crollo di Fannie Mae e Freddie Mac è sempre più evidente come ilmercato c'entri poco, mentre molto c'entrano alcuni politici.
Posted by Unknown at 10:21 PM |
Labels: Clinton , Credit crunch , Crisi , Subprime
mercoledì, agosto 13, 2008
venerdì, marzo 21, 2008
Discrete notizie
In realtà sono comunque i favoriti, al contrario dei loro omonimi e scimmiottatori italiani, ma avranno comunque da lavorare, soprattutto contro McCain.
Hat tip: Kudlow's Money Politic$
lunedì, gennaio 28, 2008
Anche Kennedy salta sul treno di Obama
E' paradossale che un deputato da 30 anni a Washington, che ha costruito la propria carriera su basi dinastiche e sul cadavere dei dei fratelli si schieri con Obama, che mena vanto della propria relativa lontananza dal mondo della Washington "politicante".
Proprio per questo, tuttavia, l'appoggio del più avvinazzato dei Kennedy potrebbe costituire un segnale preoccupante per la Clinton: si tratta del cedimento di uno dei segmenti più clintoniani del partito democratico, quello della casta politica tradizionale del Partito. Se Hillary non può mantenere la lealtà di coloro che sta difendendo a costo di perdere voti alle primarie, la sua campagna fa davvero acqua.
tag: USA, USA2008, Primarie, Democratici, Clinton, Kennedy, Obama,
giovedì, ottobre 18, 2007
Hillary Clinton, amica dei poveri - o favorita di Wall Street?
Non era l'amica dei poveri? Il suo programma è ora moderato, rispetto alla posizione tenuta negli anni della presidenza del marito, quando il suo piano di riforma del sistema sanitario e le sue opinioni socialisteggianti furono additate come una delle cause del peggior disastro elettorale nelle elezioni per il Congresso, talmente severo da essere definito la "Rivoluzione Repubblicana"; rimane tuttavia un candidato con credenziali impeccabilmente liberal (leggi: socialdemocratiche, per chi vive in Europa) .
Il favore dei grandi banchieri è un curioso parallelo con la pendenza a sinistra di buona parte di una certa finanza italica e la radice è probabilmente simile: la tendenza all'espansione del potere statale significa maggiori possibilità per coloro che prosperano all'ombra di sussidi e favori, anziché competere sul mercato. Una controprova deriva dai dati (forse non del tutto completi) sulle donazioni presso un'altra parte della comunità finanziaria, i fondi di private equity, spesso etichettati come "locuste" e nuovi simboli del capitalismo più sfrenato, ma per questo in grado di portare maggiori vantaggi agli investitori e maggiore innovazione per i consumatori. In questo caso, la senatrice Clinton è superata da Mitt Romney, Barack Obama e Rudy Giuliani
Fonti: New York Times, PEHub
tag: Private Equity, Private_Equity, Presidenziali2008, USA, USA2008, Obama, Giuliani, Romney, , Hillary Clinton
Posted by Unknown at 5:12 PM |
Labels: Clinton , Giuliani , Obama , Presidenziali2008 , Private Equity , Private_Equity , Romney , USA , USA2008








