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martedì, febbraio 17, 2009

colazione da Tiffany per Warren Buffett

Warren Buffett, una leggenda vivente fra gli investitori americani, sta trasformandosi sempre più in banchiere oltre che azionista delle imprese che apprezza. Data la sua preferenza per aziende e strumenti che ritiene sottovalutati, è un buon segnale, ma è anche un buon investimento?
Il "saggio di Omaha" ha appena acquistato 250 milioni di nuove obbligazioni emesse da Tiffany , il tempio della gioielleria made in USA. Le obbligazioni scadono in due tranche, fra 8 e 10 anni e pagano una cedola a cedola del 10% , sicuramente interessante per un'azienda ancora "investment grade".


Per Buffett e la sua Berkshire Hathaway non è stato un grande anno, con un calo del 32% nel prezzo dell'azione. Buffett, che cerca investimenti sicuri e in grado di rendere soddisfazioni nel lungo periodo, non è particolarmente preoccupato - e nemmeno i suoi fan: in fondo, il 20% è decisamente meglio dell'8.5% che costituisce il ritorno medio del mercato azionario americano nel lungo periodo. Questo dato potrebbe spiegare lo spostamento dell'attenzione di Buffet lontano dagli investimenti in azioni verso quelli in debito: di recente Berkshire ha acquistato debito ed azioni privilegiate non solo di Goldman Sachs, ma anche di General Electric, Swiss Re, Harley Davidson . Tutto al 10% circa.



Hat tip: MarketBeat

mercoledì, gennaio 14, 2009

R.I.P. Nortel: da 400 miliardi a zero in 8 anni

La società canadese Nortel ha richiesto l'amministrazione controllata per buona parte delle proprie controllate americane il giorno prima del pagamento di una cedola da 107 milioni di dollari.
La società, che produce componenti di infrastrutture per comunicazioni, era una delle beniamine globali ai tempi delle dot com: nela metà 2000 la capitalizzazione di borsa era arrivata a 360 miliardi di dollari canadesi, equivalente al 35 per cento del listino di Toronto. Ieri era di 190 milioni.
La società spera di poter salvare almeno le proprie sussidiarie asiatiche, latino-americane ed il business delle forniture ad enti statali.

Si tratta di un altro nome illustre vittima della crisi del credito che cerca riparo nel Chapter 11, dopo l'irlandese Waterford Wedgwood, l'inglese Woolworths e la parte americana di LyondellBasell, erede di molti nomi storici della petrolchimica europea ed americana; al contrario dei casi precedenti, affondati dalla mole eccessiva di debito accumulata da capitalisti con poco capitale, la società canadese è crollata per ragioni industriali: rimasta indietro sulla concorrenza , è divenuto un competitore marginale, destinato ad essere spazzato via dalla prima contrazione ciclica.
Come dice il proverbio "Quello che non scoprono gli analisti lo scoprono le recessioni"

lunedì, gennaio 05, 2009

Dolenti cose di casa

Brutte notizie per gli amanti dello stile Martha Stewart, classico borderline sul kitsch: Waterford Wedgwood, lo storico produttore di porcellane e altri articoli in vetro e porcellane, è ufficialmente in bancarotta. La sorpresa non è enorme: la società è nei guai da anni e arriva da cinque anni di perdite nonostante il boom nei mercato dei casalinghi di lusso, quindi la sua sopravvivenza in un periodo di crisi era tutt'altro che assicurata.
I precedenti proprietari avevano già investito 400 milioni per tentare di risollevarla, senza successo e d al momento non hanno grandi possibilità di insistere: l'azienda è di proprietà di Landsbanki, una delel banche islandesi fallite, e di Baugur, colosso del reailing inglese di origine islandese. Quando si dice la fortuna.

domenica, dicembre 07, 2008

La soluzione di Bernanke: più droga per tutti

Bernanke identifica correttamente l'origine della crisi attuale, nella bolla creditizia degli ultimi anni: l'eccesso di liquidità creato dalla Fed, che ha permesso alle banche commerciali, protette e implicitamente garantite dalla Fed, di prestare e prendere ulteriormente a prestito a condizioni eccessivamente favorevoli. Finché tutto andava bene , si sono intascati dividendi e capital gains; se le cose fossero andate male, ehi,ci sono i polli alla Fed e al Tesoro. E' esattamente quello che è avvenuto.

La soluzione proposta è per questo demenziale, anche se perfetta per Bernanke e soci: fornire ancora più liquidità e protezione da parte della Fed. Una garanzia che la bolla si riproporrà a breve, con gli stessi difetti e gli stessi problemi. La liquidità verrà male impiegata, esattamente ocme la regolamentazione, per quanto oppressiva verrà aggirata e la garanzia statale abusata.

Insomma, spariamoci ancora un'altra dose in vena e i nostri problemi scompariranno - fino a quando l'effetto della magica polverina non sarà passato, di nuovo.

Hat tip: Reason

lunedì, ottobre 13, 2008

Banche Centrali, l'ennesima opzione "nucleare"

D'accordo con la Fed, la Bank Of Engliand, la BCE e la Swiss National Bank hanno annunciato che offriranno liquidità illimitata in dollari.
La mossa è un fatto senza precedenti: la politica monetaria della Fed viene ora esplicitamente implementata anche tramite altre banche centrali, alle quali di contro viene di fatto subappaltata la possibliità di stampare denaro nella divisa nordamericana a propria discrezione.
I rischi e le opportunità divengono enormi: il coordinamento della politica monetaria mondiale diviene sempre più stretto, mentre i rischi di una deflazione si riducono in favore di quelli verso una espolosione inflazoinistica, nel caso le banche centrali sbagliassero nel dirigere questo ifume di cartamoneta.

Se si tratti di atto di supremo coraggio o di lucida follia dettata dalla disperazone, non vogliamo davvero saperlo.


LONDON -- The Bank of England, the European Central bank and the Swiss National bank Monday said they will offer unlimited U.S. dollar funds to banks.

In a joint statement, the central banks said the terms of their respective currency swap arrangements with the U.S. Federal Reserve had been altered to "accommodate whatever quantity of U.S. dollar funding is demanded."

In the statement, the Bank of Japan said it's considering the introduction of similar measures.

The central banks will offer seven-, 28- and 84-day U.S. dollar funding at fixed interest rates that are set in advance of each operation.

"Counterparties... will be able to borrow any amount they wish against the appropriate collateral," all five central banks said in a statement.

Central banks will continue to work together amid the financial crisis and are prepared to take "whatever measures are necessary" to provide sufficient liquidity, the statement said.

venerdì, ottobre 03, 2008

Socialisti per colpa della compagnia dei telefoni e di Conan il Barbaro?

sulle pagine di FT Alphaville si parla dei notevoli costi associati ad uno spostamento verso il socialismo e del rischio che diventino inevitabili.
I costi di uno spostamento verso una eocnomia socialista sono evidenti per tutti: minore occupazione, maggiori deficit, minore crescita dovuta ad un pegigoramento nel meccanismo di allocazione delel risorse.
Tuttavia, la crisi del mercato monetario rischia di farsi sentire dove fa più male: il credito alle aziende e persino agli enti locali sta diventando sempre più scarso, con grandi aziende quali AT&T che lamentano le difficoltà di rifinanziare il proprio debito a brevissimo termine e lo Stato della California che si prepara a chiedere una linea di liquidità per 7 miliardi al governo USA.
Alphaville sostenere che quando enti locali ed aziende non pagheranno gli stipendi perché nessuno fa loro credito, salirà la richiesta di un salvataggio delle banche, non importa in quale forma.
Non siamo decisamente a questo punto e a ben leggere, si tratta dell'Ennesimo problema di moral hazard: sia AT&T che lo stato della California sono in questa situazione a causa di un profilo finanziario troppo aggressivo, con fonti di finanziamento a lungo termine abbandonate negli anni buoni in favore dell'economico credito a breve - credito che adesso è più difficile e caro da ottenere.
Anche oggi, comunque, non avrebbero problemi ad ottenere il credito che vogliono se fossero disposti a pagare costi maggiori. Il socialismo può attendere, insomma, a meno che non si voglia diventare socialisti per far risparmiare AT&T e Arnold Schwarzenegger.

martedì, settembre 30, 2008

La crisi dei subprime? Colpa del Presidente. Bill Clinton, non Bush

La crisi economica, la catastrofe di Fannie Mae e Freddie Mac è responsabilità della perfida amministrazione Bush, degli avidi speculatori giudaicomassonici e del mercato globbal totale, almeno secondo la versione ufficiale presente sulla stampa italiana.
Peccato che sia un falso, come dimostra persino l'archivio del giornale più democratico e spocchioso d'America, un Repubblica fatto meglio ossia il New York Times.
Un articolo apparso sul New YorkTimes nel 1999 e disponibile su Internet annuncia infatti la disponiblità delle due agenzie ad acquistare mutui subprime dalle banche. Ricorda le pressioni dell'amministrazione Clinton al riguardo e registra le perplessità e lo scetticismo dei think tank conservatori e liberali nell'estendere ulteriormente il ruolo delle agenzie parastatali nel mercato immobiliare americano:

Fannie Mae, the nation's biggest underwriter of home mortgages, has been under increasing pressure from the Clinton Administration to expand mortgage loans among low and moderate income people and felt pressure from stock holders to maintain its phenomenal growth in profits.

Le intenzioni di Bill Clinton erano forse ottime, ma le conseguenze inasttese sono state disastrose. Leconseguenze, tuttavia, erano inattese soltanto per clintoniani alla Veltroni ed altri collettivisti: i rischi non erano erano evidenti soltanto ai conservatori dell'American Enterprise Institute citati nell'articolo, ma persino ai giornalisti del New York Times, di certo non sospetaibli di antipatie verso Bill Clinton:

In moving, even tentatively, into this new area of lending, Fannie Mae is taking on significantly more risk, which may not pose any difficulties during flush economic times. But the government-subsidized corporation may run into trouble in an economic downturn, prompting a government rescue similar to that of the savings and loan industry in the 1980's.

''From the perspective of many people, including me, this is another thrift industry growing up around us,'' said Peter Wallison a resident fellow at the American Enterprise Institute. ''If they fail, the government will have to step up and bail them out the way it stepped up and bailed out the thrift industry.''


Alcuni anni dopo, i tentativi di Greenspan, di alcuni membri dell'amministrazione Bush e del Congresso sarebbero stati troppo flebili per spezzare il circolo vizioso.

Ancora una volta: alcuore della crisi esistono molti fattori, ma per quanto riguarda il crollo di Fannie Mae e Freddie Mac è sempre più evidente come ilmercato c'entri poco, mentre molto c'entrano alcuni politici.

lunedì, settembre 29, 2008

Metafore

Da un amico anglofono:

The tectonic plates of finance are moving at an accelerated pace. Financial climate change is intensifying to such an extent that instead of creating a banking Pangaea as first may seem apparent with consolidation, I only envisage an
archipelago of heavily emasculated entities awash in a toxic pool of illiquid assets.


Traduzione
Le placche tettoniche della finanza si stanno muovendo ad un ritmo accelerato. Il cambiamento del clima finanziairo si sta intensificando in misura tale che invece di creare una banca-Pangea, come prima poteva sembrare evidente a furia di consolidamenti successivi, adesso posso solo immaginare un arcipelago di entità castrate, immerse sino alla gola in un pool di illiquide attività tossiche .

domenica, settembre 28, 2008

Bailout americano, mito collettivista e realtà oggettiva

Come previsto , l'accordo sull'acquisto governativo di bond strutturati per 700 miliardi è quasi giunto in porto. Il pacchetto non era strettamente necessario in primo luogo, se non ci si fosse lasciati prendere dal panico e si fosse stati realisti riguardo alla drastica correzione necessaria per riportare l'economia occidentale su di una traiettoria realistica e sostenibile.

Volendo proprio continuare a manipolare la situazione, esistevano probabilmente alternative meno peggiori; così com'è costruito , il piano appare un gran favore ad alcuni, mentre aiuta soltanto in maniera indiretta l'economia reale - uno degli obbiettivi ufficialmente dichiarati dai neosocialisti americani, che tanto vogliono essere populisti e popolari.
Invece di spendere 700 miliardi per togliere scorie tossiche dai bilanci bancari, ci si dovrebbe concentrare su segnali preoccupanti quali il calo del credito in termini assoluti del credito bancario: qualcosa di mai avvneuto prima, un fattore che non sarebbe devastante in uuna economialibera, ma che appare preoccupante in una come l'attuale, drogata dall'intervento statale: in questo contesto, la Fed svolge il suo lavoro, quando pompa liquidità nel sistema; dovrebbe farlo ancora di più in questi momenti ed evitare invece di farlo in tempi normali, lasciando che chi ha effettuato investimenti sbagliati ne paghi le conseguenze.

Barron's ha un bel dire che il contribuente americano ne verrà fuori guadagnandoci; un nuovo ed ampio studio del Fondo Monetario Internazionale dimostra come i salvataggi bancari siano di norma costosi per le pubbliche tasche. Se non lo fossero, d'altronde, ci si dovrebbe chiedere perché non siano i privati a fornire capitale, come infatti è avvenuto per numerose banche.

Lasciateli affondare, ripeto. I migliori si salveranno e gli altri finiranno liquidati, rendendo l'economia più efficiente ed eliminando gli eccessi degli ultimi anni; finchè i depositi sono assicurati ed esistono chiare e rigorose procedure di commissariamento e liquidazione, non esiste il rischio di ripetere gli errori che dettero origine alla Grande Depressione.
Tramite salvataggi e misure straordinarie, da un lato si istiga il panico, dall'altro si lanacia il chiaro messaggio che il governo aiuterà gli amici in ogni caso, quindi - nel lungo periodo - perchè preoccuparsi di investire, risparmiare e migliorare?
Rischiamo di ripetere gli errori giapponesi, con banche che si trascinano per anni inuno stato semicomatoso , mentre nessuno vuole ammettere la realtà; stiamo già cominciando a ripetere gli errori italiani delgi anni sessanta e settanta, con le nazionalizzazioni selettive e la trasformazione del boom in una grande sbronza collettivista, seguita da una crisi profonda, non soltanto economica.

Fonti + hat tip: Calculated Risk, WSJ, Naked Capitalism

martedì, settembre 23, 2008

L'assalto alla diligenza è iniziato

Gli USA stanno imparando una lezione che noi europei abbimao appreso decenni fa, anche se la dimentichiamo ad ogni momento: quando si comiuncia a spendere denaro del contribuente per sostenere alcune industrie, non si finisce più.
Avevamo già scritto che i fabbricanti di automobili stavano chiedendo decine di miliardi di dollari al governo: se aziende con dei compratori, come AIG, ricevono denaro, perchè non GM,Ford e Chrysler?
Grazie all'ultimo maxipiano per il sostegno al mercato dei mutui, sembra che potrebbero ottenere circa 25 miliardi di dollari. Si tratta di un vero e proprio assalto alla diligenza, del genere a cui si assiste in Italia ogni volta che deve passar eun provvedimento di spesa: ogni parlamentare prova ad inserirvi l'azienda favorita.
Benvenuti nel nuovo mondo socialista. Ayn Rand si sta rivoltando nella tomba.

Source: DetNews

giovedì, settembre 18, 2008

New York come il Giappone: tassi d'interesse negativi

Ieri lo Zio Sam è stato pagato per ricevere denaro in prestito. Non è una buona notizia.

Ieri sera i titoli di stato americani a brevissimo termine sono stati scambiati ad un tasso nominale negativo: il panico è tale che gli acquirenti sono letteralmente disposti a pagare , invece che esssere pagati, per prestare denaro al dif uori del sistema bancario.
Persino in Gaippone questo È accaduto soltanto in alcune rar eoccasioni
Peccato che il Tesoro americano si stia comportando , di fatto, come il garante per l'intero sistema. Il rifugio sicuro potrebbe non essere tanto sicuro.

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