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martedì, giugno 15, 2010

War accounting

LibertyFirst spiega brillantemente perché l'idea che le guerre si fanno "per rubare risorse" e per fare soldi è una stupidaggine , impiegando l'esempio della guerra in Iraq.

mercoledì, novembre 12, 2008

Nassirya, per non dimenticare gli uomini, gli eroi e gli sciacalli

A Nassiriya sono morte 23 persone che stavano svolgendo il proprio dovere in una missione di pace.
In Italia, alcuni membri del Governo che in teoria stavano servendo non hanno trovato di meglio che ridere sulle loro bare.
In Italia, migliaia di ipocriti, che si definiscono pacifisti ma si commuovono e marciano per la libertà di mandanti di vere e proprie stragi, migliaia di coloro che aborrono la violenza ma condonano la bassa macelleria guerrigliera, non hanno trovato di meglio che infangarne il nome ed osannarne gli assassini, sputando sulle bare di coloro ch eosno morti perché loro potessero continuare a vivere senza pensare.

Hat tip (fra gli altri): DAW

martedì, maggio 27, 2008

Da leggere per capire la guerra in Iraq

E' uscito in Aprile Moment of Truth in Iraq, di Michael Yon.
Michael Yon non è una cheerleader, ma un reporter di guerra che fa quello che troppi giornalisti evitano: invece di starsene nella hall di un albergo a farsi indottrinare, sta in mezzo alle truppe, raccontandone vita ed esperienze sino a farsi cacciare dagli alti ufficiali a causa della mancanza di peli sulla lingua nel descrivere l'inettitudine di alcuni comandanti. Questo testimone scomodo ha una verità scomoda, per i disfattisti occidentali: la nuova strategia americana in Iraq sta funzionando.
A proposito:è l'autore di una fotografia che ha fatto il giro dle mondo e che è stata travisata, distorta e manipolata da Michael Moore, che ne ha stravolto il significato.

Hat tip : Grendel

lunedì, marzo 03, 2008

Dateci la Tomb Raider e ripigliatevi le altre

Angelina Jolie, in qalità di "ambasciatrice" dell'Alto Commissariato per i diritti umani, ha visitato l'Iraq ed i profughi iracheni. E non è assolutamente d'accordo con Sean Penn ed il resto del fan club di hollzwood per dittatori e satrapi: da quello che ha visto, abbandonare l'Iraq sarebbe un errore ed un atto di viligaccheria, ardentemente desiderato da terroristi ed aspiranti despoti, ma non certo dagli iracheni.

La domanda sorge spontanea: se ci è arrivata Angelina Jolie, che per formazione e carriera fa tutt'altro, quanto poco ci vorrebbe a politici di professione quali Obama o d'Alema, se fossero in buona fede?

lunedì, gennaio 07, 2008

Venezuela: il doppio delle vittime dell'Iraq

In Venezuela, che ha una popolazione simile a quella irachena, hanno avuto il doppio di morti violente rispetto all'Iraq liberato. La prossima volta che qualcuno vi parla del "pacificatore" Chavez, dei macellai americani, o si diverte col pallottoliere a contare le bare,, sapete cosa rispondergli.

El ministro del Interior ha dado unas cifras sobre la violencia en Venezuela: 12.249 personas fueron asesinadas entre el 1 de enero y el 30 de noviembre de 2007. Esto supone que cada día mueren violentamente unas 35 personas. Algunos blogs han aprovechado la similitud de población con Irak (algo más de 27 millones) y el período de relativa calma terrorista para concluir que en la actual Venezuela asesinan al doble de personas que en el actual Irak: 1500 / 3000, aproximadamente, en estos últimos tres meses...sigue leyendo en lugoliberal.es

blog it


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venerdì, maggio 04, 2007

Iraq: 30 miliardi di debito condonati

Buone notizie per l'Iraq. Le nazioni creditrici, fra cui Regno Unito, Cina e Arabia Saudita, si sono accordate per ridurre di oltre 30 milliardi di dollari, riducendo del sessanta per cento il peso del debito estero lasciato in eredità dal regime di Saddam Hussein, senza richiedere contropartite; rimangono alcune difficoltà con la Russia, che pretenderebbe di poter ottenere concessioni petrolifere in cambio della svalutazione dei debiti contratti dal regime baathista.
La rinegoziazione del debito renderà più semplice ottenere nuovi finanziamenti per migliorare l'infrastruttura del paese.


Fonte: FT.com


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lunedì, marzo 19, 2007

La vita in Iraq sta migliorando?

Sono certo che una notizia del genere dia su tutte le prime pagine dei quotidiani italiani, soprattutto di quelli pacifisti, popolari e democratici : secondo un sondaggio inglese, secondo gli Iracheni stessi la situazione starebbe migliorando.
Un sondaggio fra 5mila iracheni ha scoperto che soltanto il 27%pensa vi sia una guerra civile. Nonostante un abitante di Baghdad su quattro abbia avuto un familiare ucciso negli ultimi anni ed uno su tre ha un familiare emigrato; eppure, la stragrande maggioranza ritiene che la vita sotto il regime di Saddam fosse molto più pericolosa. Forse l'attuale regime iracheno non brilla per efficienza e competenza, ma evidentemente persino un governo corrotto ed inefficiente costituisce un miglioramento rispetto agli anni del terrore con Saddam Hussein.

"MOST Iraqis believe life is better for them now than it was under Saddam Hussein, according to a British opinion poll published today.
The survey of more than 5,000 Iraqis found the majority optimistic despite their suffering in sectarian violence since the American-led invasion four years ago this week.
One in four Iraqis has had a family member murdered, says the poll by Opinion Research Business. In Baghdad, the capital, one in four has had a relative kidnapped and one in three said members of their family had fled abroad. But when asked whether they preferred life under Saddam, the dictator who was executed last December, or under Nouri al-Maliki, the prime minister, most replied that things were better for them today.
Only 27% think there is a civil war in Iraq, compared with 61% who do not, according to the survey carried out last month." (fonte: The Sunday Times)



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lunedì, febbraio 12, 2007

Armi iraniane in Iraq: ci sono le prove, ma per farne cosa?

L'Economist cerca di instillare prudenza nelle elites dell'Anglosfera: secondo l'editoriale dell'ultimo numero, l'amministrazione Bush dovrebbe evitare una uscita di scena "wagneriana" con una guerra all'Iran e ricorrere invece a pressioni multilaterali sul governo iraniano.
Conviene che i redattori del settimanale inglese alzino ancora la voce: la presentazione delle prove dell'uso di armi iraniane nel paese negli attacchi contro i soldati della coalizione non promette nulla di buono. Rimane il dubbio: la velata accusa di essere complici della morte di 170 americani serve per rinforzare la mano della diplomazia o a spianare la strada per un'azione di forza?

domenica, gennaio 28, 2007

Kasparov, l'Iraq e la Russia

Gary Kasparov è uno dei leader carismatici di "L'Altra Russia" , movimento di opposizione al governo Putin. L'OpinionJournal lo ha intervistato sulle condizioni dell'opposizione ad un governo conosciuto per non essere mai stato troppo tenero con i dissenzienti. L'intera intervista è abbastanza interessante, soprattutto per la maturità politica dimostrata dal grande scacchista.
Un punto singolare è stato il quesito su quale sarebbe stata la singola cosa che avrebbe maggiormente contribuito a mantenere, negli anni '90, la Russia nel sentiero della democrazia. La risposta? Abbattere Saddam Hussein nel 1991. Il messaggio ai dittatori ed agli aspiranti tiranni sarebbe stato fortissimo ed inequivocabile.
"Our hour nearly at an end, conversation drifts back to the early '90s and the discussions we used to have about Russia and its future. Is there something the U.S. might have done differently back then, I ask, that would have helped keep Russia on the path to democracy?

Mr. Kasparov gives a wry smile. 'I think the best thing [the U.S.] could have done was to get Saddam [Hussein] 15 years earlier,' he says. 'By going after Saddam in 1991, I think we could have saved Yugoslavia from a civil war and could have sent a message, a very powerful message, to many dictators. . . . In 1991, the United States was much stronger and everybody else was much weaker.'" (Fonte: OpinionJournal)

domenica, gennaio 07, 2007

I Democratici USA contemplano la resa, Israele si prepara.

I Democratici americani ammirano davvero gli europei: la loro soluzione al problema mediorientale che sta emergendo, forse inconsciamente, sembra infatti tipica del nuovo metodo europeo per evitare un conflitto: frignare ed arrendersi.
IN apparenza, business as usual: Steny Hoyer, capogruppo del Partito Democratico alla Camera, sostiene di che un Iran dotato di armi nucleari sarebbe "inaccettabile".Rassicurante. Pecccato che non basti agitare il ditino di fronte ai cattivi ayatollah: ci provò già Jimmy Carter, che abbandonò lo Shah in quanto poco democratico e progressista, salvo ritorvarsi Khomeini davanti; non finì particolarmente bene. Saranno in grado di fare i duri? Come no.
E' bastata una intemperanza degli attivisti pacifisti, che hanno pacificamente vandalizzato una riunione democratica, per spaventarli, spingendo Nancy Pelosi prima a protestare, ed ora a suggerire un taglio dei fondi alla missione in Iraq.
Quale potrà essere, al tavolo delle trattative, la credibilità di un Governo americano che ha già segnalato di volersi ripiegare su se stesso, o meglio sui propri contribuenti? Zero, probabilmente, esattamente quanto valgono adesso le minacce ed i buffetti di Italiani e Francesi. Prima o poi capiranno che l'arena internazionale non è una riunione di parrocchia od un'assemblea del movimento studentesco, ma al massimo un corteo del 1977: spranghe e pistole.

Toccherà di nuovo agli israeliani risolvere il problema, come nel 1984, per poi ritrovarsi coperti d'insulti per anni, prima che la Storia dia loro ragione? Secondo The Sunday Times, l'aviazione israeliana starebbe addestrando uno squadrone ad una operazione del genere. Visti i precedenti, un'ottima idea, perché da queste parti l'aria di Monaco è sempre più forte.


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sabato, gennaio 06, 2007

Per gli americani, i media sono disfattisti sull'Iraq

E poi sarebbero loro i creduloni, mentre noi europei saremmo quelli scafati... fino a quando cadono i Muri e i valorosi eroi, come Stalin o Khomeini, chissa' come mai non sono proprio i santi che ci avevano descritto i media progressisti.
Il 56% degli americani ritiene che i media siano poco accurati nella loro copertura degli eventi in Iraq. Solo il 36 per cento ritiene che stiano edulcorando la situazione; il 61 per cento pensa invece che diano una versione pessimista della situazione.

56% of Americans Think the Media Coverage of Iraq Is Inaccurate, according to a Gallup poll. 36 percent think it makes the situation appear to be better than it actually is, while 61 percent said it makes it appear worse. (CBS Public Eye)

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Ai Democratici americani bastano due giorni per perdere una guerra?

Due giorni. Quanto è servito ai nuovi leader Democratici del Senato e della Camera per intimare al Presidente George Bush di mollare, di rinunciare ai previsti aumenti di truppe e di togliere i militari americani dal fronte per dedicarli all'addestramento, logistica e "antiterrorismo". Non coglio neppure pensare sia bastato questo, perché sarebbe indegno persino per loro. Chi si aspettava che d'Alema e Zapatero facessero scuola negli USA? Immagino i festeggiamenti di Al-Qaida e dei baathisti sunniti, che probabilmente non credono ai loro occhi.
I nuovi "lider maximi" del centrosinistra americano sono davvero tanto ignoranti da non conoscere la Storia? La medesima politica , in Vietnam: è vero che accelerò la fine del conflitto, ma fu una delle cause della sconfitta americana, perché segnalò l'indebolimento della detemrinazione americana; la sconfitta dette ossigeno al grande nemico di allora, il movimento comunista mondiale, con la sua corte di utili ed inconsapevoli idioti. Si tratta di un errore che potrebbe ripetersi, anche se non si tratta di una minaccia immediata.
Immagino che Reid e la Pelosi fossero parte, come altri, di tali utili idioti, della quinta colonna "sinistra" antioccidentale che, inconsciamente o meno, rischiò di spianare la strada ai macellai d'Oltrecortina, ma come non comprendere che, oggi come allora, tale politica costituisce una via verso la sconfitta in Iraq, con l'aggiunta di un impatto mediatico devastante? Perché non prendersi, allora, le proprie responsabilità, risparmiare la vita a qualche soldato e chiedere l'immediato ritiro? Meglio che la Casa Bianca concluda il più rapidamente possibile la propria revisione in tema di sicurezza. Nel frattempo, Al-Qaida, un certo numero di stati canaglia ed ogni nemico della civiltà occidentale, inclusi troppi fra noi, ringraziano il ritorno degli utili idioti al potere.



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