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lunedì, maggio 03, 2010

Delirante per chi?

Dispiace vedere baruffa fra due blogger che si apprezzano.  1972 accusa  altri di avere "coda di paglia" ,  a causa di un post phastidioso colpevole di aver fatto notare come il quotidiano Il Fatto parrebbe essere un successo anche economico, laddove i "nostri" giornali non possano essere certo considerati paragoni di oculata gestione. Diciamo che si è caduti in un equivoco: non ci pare che far notare come un quotidiano possa funzionare senza sussidio pubblico significhi sposarne le idee; la miglior performance economica non è una manifestazione di superiorità culturale della propria parte politica, altrimenti a Repubblica non avrebbero parteggiato per una lunga serie di perdenti cronici. Siamo certi che non sia questo il senso del post e quindi ci pare difficile interpretarlo, come fa 1972, come una accusa alle idee di centrodestra.

E'  sicuramente un'accusa a Vittorio Feltri, ovviamente: si tratta di una oggettiva prova a sfavore della retorica feltrina, teoricamente liberista che si abbevera alla fonte dei sussidi pubblici tanto retoricamente disprezzati; la tesi per cui sarebbe l'unico modo di fare giornalismo è smentita dai fatti, anzi, dal Fatto. Un colpo di fortuna, forse, o una momento transitorio derivante dalla novità e dal progresso tecnologico; tuttavia rimane il sospetto che si potrebbe fare di più per non dover predicare bene e razzolare male. Personalmente si vorrebbe che i conti del Fatto li potessero mostrare Il Giornale o Libero, visto che qui si continua a sposarne le idee, al di là delel campagne ad personam; l'equilibrio economico sarebbe un forte sostegno alle idee liberali che teoricamente sposano. In mancanza di coerenza, si potrebbe adottare maggior buon gusto e far notare le giravolte finiane senza ricorrere ad argomenti degni di Novella 2000, visto che mancano sia i numeri che l'innocenza. Forse anche le vendite milgiorerebbero ed in alternativa il direttore avrebbe più tempo per trovarsi un amministratore degno di questo nome: l'esperienza insegna che ottimi direttori possono essere pessimi manager.

mercoledì, giugno 10, 2009

Malvinata interessante epperò miope

Qui Malvino commenta la delusione di DAW:

"Non voglio farla troppo complicata, dico solo – l’ho già detto – che si tratta di una sensazione assai sgradevole. A me aveva detto che voleva fare la rivoluzione liberale, e mi pregava di chiudere un occhio sulla immensa cafonaggine, perché vendeva merce ottima. Imperdonabile coglione, of course."


Noi liberali siamo stati presi per i fondelli? Forse, ma il vero, drammatico problema, rimane: se escludi Berlusconi, devi votare per gente che nemmeno prende di prenderti per il culo. Pretende il tuo culo e ti chiede di ringraziarli pure, prima, durante e dopo il lavoretto che ti faranno.

martedì, ottobre 07, 2008

Nya

E bravo Jinzo - sempre ottime idee.


Non c’è ragione alcuna perchè le castronerie del socialismo imperante e
dello statalismo sempre più disgustoso che si diffondono apertamente anche nei
meandri della blogosfera debbano passare come inosservate e impunite. La libertà
di parola è un bene prezioso, ma di certo è un bene prezioso anche la libertà,
da parte nostra, di sbertucciare i numerosi improvvisatori che dalle stanze
putrescenti di un centro sociale o dalla divisa-grembiulino di un circolo di
Forza Italia si dedicano all’insegnamento di improbabili discipline stataliste,
derise dagli esperti e difese naturalmente dai politici loro padroni. Nyarlathotep è il
blog-gogna che sulla scia del progetto La Zecchina
Invidiosetta
, si propone di incorniciare le scemenze che ci rifilano questi
Mozart della castroneria. Nyarlathotep ha bisogno delle vostre segnalazioni! Se
desiderate essere linkati e partecipare al progetto di sbertucciamento, lasciate
la URL del vostro blog nei commenti di Nyarlathotep. Le info nella colonna a
destra. Grazie per la cortese attenzione.
http://nyarlath0tep.wordpress.com/

lunedì, ottobre 15, 2007

Wolter e Mario, Sto ancora ridendo

Sì, lo so, è crudele ed ingiusto, ma non ci posso far nulla. Rido. Rido, nonostante avessi sperato che un blogger, solo perché blogger, potesse far qualcosa, soprattutto in quel deserto popolato da guitti da teleschermo che è una certa sinistra. Non so, un qualche punto percentuale, per dimostrare che la sinistra, dotata di ogni difetto, è ancora in grado almeno di darci spettacolo, come fece eleggendo Cicciolina. Non è andata e non resta che ridacchiare.
D'altronde, era difficile insinuarsi in una manifestazione popolare spontanea quanto le adunate oceaniche di Mosca e Norimberga, od una elezione di partito in Corea del Nord. una questione di stile: noi si abbonda di gente con bandane discutibili, ma almeno i bagni di folla e le acclamazioni dell'Unto del Signore se le pagano i candidati ed i loro capipartito, senza il pessimo gusto di far cacciare i soldi ai "votanti". Altro che popolo bue, il gregge qui si fa anche tosare.

Roundup: fra i tanti, Il Megafono Inyqua,Phastidio, StarSailor. Per godersi un po' di sana polemica blogosferica. Wlaking Class, per stile.

lunedì, settembre 24, 2007

Dan Rather senza vergogna

Dan Rather ha fatto causa al network americano CBS per averlo costretto a pubbliche scuse per il Memogate. Il fatto che un altro nome per lo scandalo fosse RatherGate non ha impedito all'ex-anchorman di punta d'impersonare il ruolo della vittima, quando probabilmente la CBS avrebbe potuto citarlo per i danni alla propria immagine.

Il giornalista settantacinquenne, già plurimilionario, ha chiesto 70 milioni di danni sostenendo che CBS lo avrebbe usato come capro espiatorio per quietare funzionari governativi inferociti per la scoperta, nel pieno della campagna elettorale del 2004, di documenti che avrebbero dovuto dimostrare come George W. Bush avrebbe evitato il Vietnam grazie ad un episodio di favoritismo che gli avrebbe permesso di arruolarsi nella guardia nazionale del Texas.

Forse Rather, che della CBS era anche un dirigente, dimentica che sull'autenticità dei documenti gravano pesantissimi dubbi, se non la certezza che siano stati fabbricati soltanto più tardi: si trattò del caso più eclatante in cui la blogosfera riuscì a superare in abilità analitica ed investigativa uno dei più rispettati programmi d'informazione americani.
Forse dimentica che i documenti furono il fulcro di una puntata di 60 minutes, il programma da lui condotto e diretto personalmente, dando la massima rilevanza alla notizia e facendo pesare tutto il proprio prestigio per dare rilevanza alla notizia, nonostante non fossero stati sottoposti ad un controllo delle fonti accettabile per gli standard di CBS. Il tutto nel pieno di una campagna elettorale dove la questione del servizio militare era stata portata all'attenzione generale da John Kerry, il concorrente democratico.

Chi altri avrebbe dovuto andare in televisione a scusarsi, se non il giornalista responsabile del disastro mediatico che ha intaccato in maniera pesante l'immagine del giornalismo televisivo americano? Non di fronte al governo, ma di fronte al proprio pubblico, che a questo punto si cominciava a chiedere quanto fosse meritata la reputazione di giornalismo investigativo imparziale e rigoroso che 60 minutes si era guadagnato in trent'anni. La risposta definitiva, purtroppo, la stiamo avendo adesso.

Hat tip : JonahGoldberg

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domenica, settembre 23, 2007

La blogsfera ha superato imedia tradizionali. Ed ora , dove si va?

L'oggettivista Atlas Society ha un ottimo articolo che ripercorre la storia e i probabili sviluppi della blogosfera americana (Atlas Mugged: How a Gang of Scrappy, Individual Bloggers Broke the Stranglehold of the Mainstream Media).
I blog, insieme alle nuove radio, sono stati fra i grandi ribelli che hanno sfruttato la fine del bavaglio imposto dalla "dottrina dell'equità", l'ennesima politica socialista introdotta durante il New Deal: una regola che teoricamente impedisce ai proprietari di stazioni radio e televisive di trasmettere materiale che non sia "equo e bilanciato"; ottime intenzioni, come sempre nel caso di riforme socialdemocratiche, con risultati fallimentari, come sempre.
Di fatto, si è lasciato libero diritto di manipolazione delle notizie ad una ristretta élite "culturale": una versione moderata del consenso fra la casta giornalistica, protetta da interferenze esterne, è divenuto il metro per giudicare cosa fosse "equo e bilanciato". Purtroppo che tale consenso è completamente fuori linea rispetto alle opinoini dell'americano medio e,normalmente anche della realtà degli avvenimenti. Ricorda qualcosa? Termini come RAI e Par condicio tornano per caso alla mente? L'egemonia di sinistra nei media italiani non sembra più così strana?
I blog sono stati l mezzo che ha permesso la rinascita dell'accesso alla pubblicazione anche per privati cittadini, come avveniva all'epoca dei Padri Fondatori degli USA. Dopo l'11 Settembre, la blogosfera ha evidenziato un contrasto forse insabnabile: da un lato, le possibili visioni di un avvenimento, l'ampiezza e fecondità del dibattito possibile e la capacità di raggiungere a risultati approfonditi e più accurati di quelli che si trovano nelle pagine del New York Times ; dall'altro, la realtà di una cupola mediatica che intende l'imparzialità come il tacito accordo a dare tutti la stessa versione della storia, moderatamente riscaldata a seconda del canale televisivo.

mercoledì, febbraio 14, 2007

Libertà per Karim Amer

Parte la mobilitazione internazionale in difesa del blogger arabo arrestato in Egitto per aver espresso idee democratiche ed esercitato il diritto alla libertà d'opinione. Leggere i "crimini" per cui è stato incarcerato mi fa venire la pelle d'oca.

LIBERTA' PER KARIM AMER
Il 15 febbraio manifestazioni di solidarietà in varie capitali occidentali . A Roma l'appuntamento è per le 19.00 davanti all'ambasciata egiziana. L'iniziativa ha ricevuto il sostegno, fra gli altri, di Daniele Capezzone, Antonio Martino e Gaetano Quagliariello.

Abdelkareem Nabil Soliman, più noto al popolo di Internet con il nome di Karim Amer, giovane blogger egiziano incarcerato nelle prigioni del paese arabo dal novembre scorso, è il nuovo simbolo della cruciale battaglia per la libertà di parola e di critica democratica nel mondo islamico. Per lui è stata lanciata una campagna di mobilitazione internazionale che il 15 febbraio prossimo registrerà manifestazioni di protesta contemporaneamente in varie capitali occidentali, fra cui Londra, New York, Parigi, Ottawa, Bucarest, Washington Dc e in altre città.

A Roma la manifestazione si terrà, davanti all'ambasciata egiziana, in Via Salaria, 267, a partire dalle ore 19. In Italia l'iniziativa è sostenuta, fra gli altri, da Gaetano Quagliarello, Daniele Capezzone e Antonio Martino che hanno inviato una lettera all'Ambasciata egiziana per chiedere rispetto per la vita e la libertà di Karim.

"Il nostro obiettivo è quello di liberare le donne dalle catene che ostacolano la loro partecipazione alla vita sociale" : è per aver espresso
questo tipo di opinioni, in cui si rivendicano maggiori diritti e più democrazia per le donne e gli uomini mussulmani, che lo studente ventiduenne
Karim si trova in un carcere dal novembre scorso. E’ stato arrestato dopo che, convocato dal Pubblico Ministero di Alessandria d'Egitto per essere
sottoposto a un interrogatorio in merito alle sue convinzioni politiche e religiose, si era rifiutato di ritrattare quanto aveva pubblicato sul suo
blog. A oggi le autorità egiziane gli impediscono di vedere il suo avvocato e i membri della sua famiglia. Le organizzazioni egiziane per la difesa dei
diritti umani temono per la sua sicurezza e affermano che, nella prigione di al-Hadra dove si trova detenuto, la sua vita è in pericolo.

Karim è accusato dei seguenti delitti: diffusione di informazioni e voci sediziose che mettono a repentaglio la pubblica sicurezza; diffamazione del Presidente egiziano; incitamento al rovesciamento del regime per mezzo della propagazione dell'odio e del disprezzo nei suoi confronti; incitamento allo "odio" nei confronti dell'Islam e violazione della serenità della vita pubblica; inopportuna evidenziazione e pubblica diffusione di aspetti che danneggiano la reputazione dell'Egitto.



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domenica, gennaio 07, 2007

Not there yet

Se persino Instapundit , il padre di tutti i blogger senza le zecche, colui che ha più lettori del 99 percento dei quotidiani americani, ha bisogno di Popular Mechanics per avere una suite ed un accredito per seguire il CES - il Consumer Electronic Show - di Las Vegas, significa che c'è ancora molta strada da fare. Negli USA. Qui dobbiamo ancora capire dove sia la strada...

martedì, gennaio 02, 2007

Quei Bravi Ragazzi

Quanto accaduto a Phastidio e' quantomeno singolare . Aderire ad una piattaforma significa firmare un accordo commerciale od uno di matrimonio? Anche nel migliore dei casi, si tratta di un passo falso per una iniziativa interessante.

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