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martedì, ottobre 27, 2009

La censura di Obama fa bene agli ascolti di Fox

Nei giorni scorsi l'amministrazione Obama aveva bollato l'emittente conservatrice Fox News come "un partito politico" ed aveva annunciato che sarebbe stata trattata come una parte politica ostile. Una strategia mai vista negli USA . La strategia si è rivelata un boomerang: non soltanto l'autorevole Washington Post l'ha deifnita "bambinesca", ma ha anche causato un aumento considerevole negli asoclti di Fox News . Avanti così, presidente.

giovedì, settembre 24, 2009

V-blogstars e sviluppo in Cina

Gran pezzo di Gloria sulla libertà di espressione in Cina. Temo che la Cina rischi un'evoluzione simile a quella dell'Unione Sovietica o la Germania nazista: un regime che si tiene in piedi grazie allo sfruttamento dei fattori che ottiene a basso costo grazie ad un regime repressivo, mentre lascia alle nazioni libere l'incombenza di innovare. Una nazione può permettersi di rimanere non-democratica e in sviluppo a lungo, ma è quasi impossibile negare le libertà individuali e prosperare oltre un livello medio-basso di reddito.

Hat tip: Giornalettismo

martedì, settembre 22, 2009

Obama: censuriamo i blog, sussidiamo i giornali (amici, ovviamente)

In relazione a quanto scritto poco fa. Nel caso qualcuno credesse che Obama non condivida gli istinti da censura degli avvocati che lui stesso ha nominato, ecco le sue precise parole:

«Sono molto preoccupato per il tipo di informazione che circola nella blogosfera - spiega - dove si trova ogni sorta di informazioni e opinioni senza che vengano verificate, con il risultato di portare gli uni a gridare contro gli altri, rendendo più difficile la comprensione reciproca»

Ossia: "Non mi piace quelo che dite, quindi troverò un modo per tapparvi la bocca, alla faccia della Corte Suprema".
COme se poi non bastasse,ecco il "Newspaper Revitalization Act": sussidi ai giornali in crisi. Immaginiamo la maniera in cui tali sussidi verranno accordati: come in Italia, ossia agli amici degli amici.
Interessante l'esercizio descritto da Random Bits: sostituire "Berlusconi" con Obama e immaginare la cagnara da sinistra, confrontandola con l'assordante silenzio dalle redazioni nostrane.

Obama cerca di censurare blog e video ed i media tacciono

Una querela, in Italia, infiamma stampa e televisioni, ma una legge che permette al governo di censurare a volontà libri e cinema viene a malapena menzionata.

Vi piacerebbe che Berlusconi avesse il diritto di vietare la pubblicazione di un libro, soltanto perche’ parla di un politico? O che il quotidiano Repubblicapotesse scrivere sul governo, anche senza tener conto dei fatti, ma fosse illegale trasmettere un documentario che parla di politica? Benvenuti nella Nuova America: l’amministrazione Obama sta interpretando la legge in questo modo e cercando di passarne altre simili. In Italia, nessuno ne parla. Sui nostri media, impegnati ed imparziali, dove ogni starnuto di Bush veniva considerato al pari dell’invasione nazista della Polonia, il puro e semplice tentativo di vietare la pubblicazione di libri e documentari passa sotto silenzio. Negli USA, nel frattempo, si è scomodata la Corte Suprema, mentre giornali e TV tacciono. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è la censura governativa scattata sul documentario “Hillary: The Movie“. Si tratta di un lungometraggio prodotto da Citizens United, un’associazione non-profit conservatrice; è estremamente critico di Hillary Clinton e non esistono molti dubbi sullo scarso affetto che la produzione riserva alla ex-first lady. Sembra, in sintesi, una versione di destra dei capolavori propagandistici di Michael Moore. La differenza è che Moore non ha mai avuto problemi con le autorità federali, mentre la “nuova ” Casa Bianca ha minacciato la galera per i produttori del video, se avessero osato proporlo sulla TV via cavo. Ad inizio 2008 gli spot sul documentario erano già stati vietati in televisione dalla commissione elettorale, perché vennero ritenuti “propaganda elettorale non autorizzata” che avrebbe potuto interferire con le primarie del partito democratico. In seguito, la comissione elettorale e il governo federale hanno minacciato 5 anni di galera ai produttori, se il documentario fosse stato trasmesso via cavo, in pay-per-view. Il fatto sarebbe stato già grave e discriminatorio di per sé e la causa sembrava , ma ad Aprile 2009 il dream team obamiano è riuscito in un clamoroso autogol. Malcolm Stewart, il nuovo Solicitor General (avvocato generale) nominato da Obama, non ha trovato di meglio che sostenere che il governo ha il pieno diritto di bandire e censurare ogni pubblicazione che ritenga di natura politica. Ora, il Primo Emendamento della costituzione è una delle architravi della libertà americana, il primo dei diritti civili ed è molto chiaro: il diritto di parola, soprattutto nella sfera politica, è intangibile, per quanto abominevoli sano le opinioni espresse. Il Primo Emendamento è spesso servito a coprire numerosi abusi, ma la Corte Suprema non ne ha tollerato il ripudio esplicita ed ha preso un provvedimento eccezionale. Ha ordinato ai legali della difesa di ridefinire il caso; in questo modo, invece di chiarire la costituzionalità dei limiti di una sezione della legge elettorale, la Corte intende ristabilire il principio generale della libertà di parola anche in periodo elettorale. Malcolm Stewart non è più Solicitor general, ma la bomba è esplosa.

RIMEDIO PEGGIORE DEL MALE? La radice del problema è la serie di recenti leggi di riforma dei finanziamenti elettorali. La principale è il Bipartisan Campaign Reform Act del 2002, meglio noto come il McCain-Feingold Act. Il senatore repubblicano McCain ed il liberal, ossia socialdemocratico, Russ Feingold sono stati gli sponsor di un nobile tentativo di limitare l’influenza delle lobby aziendali e dei sindacati nelle campagne elettorali. Sono stati imposti limiti ai finanziamenti elettorali ed è scattato il divieto, per aziende e sindacati, di finanziare messaggi diretti ad attaccare o a sostenere candidati alle elezioni, per un periodo fra i trenta ed i sessanta giorni. L’autorità di specificare quali messaggi costituiscano propaganda politica è stata affidata ad un’agenzia governativa, la Federal Electoral Commission (FEC). Gli avversari della legge e sostennero che si stava concedendo a politici e burocrati il potere di censurare determinati gruppi di persone, quando il materiale riguarda i politici stessi, mentre i limiti alla spesa e le nuove regolamentazioni avrebbero favorito i grandi interessi, con le risorse per affrontare la burocrazia, ed i politici già al potere, che godono di “pubblicità gratuita sui media. Vennero definiti lacché delle corporations. Dopo soli sette anni, i difetti della norma sono evidenti: i limiti ai finanziamenti elettorali si sono rivelati fallimentari ed hanno paradossalmente favorito gli individui molto ricchi, le grandi aziende e le organizzazioni di massa, scoraggiando chiunque altro dall’intervenire. Adesso emergono anche gli effetti perversi dei limiti alla propaganda politica. La parte più contestata è il divieto di pubblicare materiale che sia finanziato in tutto od in parte da una “corporation”, ossia un’azienda. Il problema è l’inevitabile l’interpretazione data da politici e burocrati. In senso stretto, ad esempio, quasi ogni libro che non sia pubblicato a spese dell’autore viene finanziato da una corporation: la casa editrice. Ogni film ed ogni documentario hanno una pletora di finanziatori che non sono persone fisiche: la casa di produzione, il distrbutore che ha dato anticipi, il conglomerato dei media che ne acquista i diritti per l’uscita in DVD. Di conseguenza, la FEC è libera di considerare ogni lavoro che parli di un politico, soprattutto sotto elezioni, come una potenziale fonte di contributi elettorali non controllabili e di conseguenza si arroga il diritto di autorizzare o vietarne la pubblicazione. A decidere cosa sia una forma di espressione esente da censura e cosa sia invece propaganda, inoltre , è la FEC stessa, con l’eventuale copertura dell’amministrazione. I documentari sono ad esempio teoricamente esenti dalla legge; si tratta di una scappatoia impiegata abbondantemente da Michael Moore e che è stata invece preclusa dalla FEC ai produttori del documentario su Hillary Clinton. Una legge che si proponeva di migliorare la democrazia ha quindi fornito al governo i mezzi per minare la libertà di stampa. Mentre l’amministrazione Bush, con tutte le sue colpe, non ha mai fatto uso della norma, l’Amministrazione Obama ha dimostrato di non avere alcun problema a censurare le voci non gradite.

OBAMA PEGGIO DI ALFANO? – Il caso getta una luce ancora più inquietante sulla libertà di espressione su Internet. Un impiego estensivodelle leggi vigenti metterebbe a rischio l’attività politica su Internet, dove il confine fra informazione e attivismo non è mai stato lungo le linee tradizionali. Il governo Obama e la FEC hanno già sostenuto che le norme darebbero loro il diritto di intervenire e censurare blog e siti colpevoli di attività politica a ridosso delle elezioni; considerando che negli USA il ciclo elettorale è pressoché continuo, si comprende la gravità di una simile affermazione, su cui di recente si sta cercando di effettuare una precipitosa retromarcia. I media americani, in teoria sempre pronti ad insorgere contro ogni violazione della libertà di parola, hanno reagito soltanto debolmente. In parte, si tratta del pregiudizio positivo nei confrontidi Barack Obama, ma esistono motivazioni più sostanziose. Innanzitutto radio, televisioni e giornali registrati sono infatti esenti dalle regolamentazioni del McCain-Feingold; godono quindi di un privilegio concesso loro dalla legge, a scapito di chiunque altro. Questo significa che i media sono ancora liberi di spendere qualsiasi somma, appoggiando o dando l’assalto ad un candidato, senza che la commissione elettorale possa intervenire. Chiunque abbia avuto il piacere di una trasmissione con Santoro o Bruno Vespa quali conduttori dovrebbe accoglier econ una sana dose di scetticismo l’idea che i media siano naturalmente imparziali. Un’ipotetica stretta amministrativa di Obama su Internet libererebbe i media tradizionali da concorrenti temibili. Al confronto, il Decreto Alfano sembra decisamente materia per dilettanti. Concedere potere ad una burocrazia governativa si è rivelato un rimedio peggiore del male. Ancora una volta, la legge delle conseguenze inattese smentisce l’efficienza dell’approccio interventista ad un problema: norme nate con le migliori intenzioni vengono sistematicamente applicate per gli scopi peggiori. Non si capisce perché insistiamo a chiamarla “legge delle conseguenze inattese”: dopo decenni, le conseguenze dello statalismo dovrebbero essere quasi scontate.


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martedì, giugno 16, 2009

Iran, la censura sbarca su friendfeed

Il governo iraniano è riuscito a bloccare l'accesso a friendfeed, uno dei maggiori aggregatori di social network.
Ecco il grafico dell'andamento del traffico su FriendFeed dall'Iran:



Il crollo, in concomitanza con le elezioni, è quantomeno sospetto. Fa piacere comunque, vedere come l'Iran stia progredendo, grazie anche all'opposizione europea ad ogni tipo di sanzioni sulla vendita di tecnologia al regime iraniano. In fondo, ne fanno davvero buon uso.

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martedì, aprile 14, 2009

Obama più spione e antilibertario di Bush?

non so come mai, ma non mi stupisce apprendere che un presidente "liberal", ossia socialdemocratico, sia preoccupato del diritto alla riservatezza personale ancora meno di un reaizionario neocon. I fan di Obama sono avvisati: non vi piacerà - e a dirlo non è un think tank di fanatici di destra, ma la libertaria e non-partisan Electronic Frontier Foundation, interessata soltanto all'eliminazione di ogni sorta di censura da Internet e mai tenera con la precedente amministrazione: In Warrantless Wiretapping Case, Obama DOJ's New Arguments Are Worse Than Bush's

domenica, gennaio 13, 2008

Le femministe americane censurano i successi delle donne in Israele

Il periodico femminista "Ms.", una delle voci più rispettate del movimento femminista americano, ha censurato una pubblicità dell'American Jewish Congress, ritenendola legata ad un argomento "eccessivamente scottante", che darebbe adito a troppe polemiche.

L'annuncio,in realtà, non aveva alcun contenuto polemico: si limitava alla frase "questo è Israele", sopra alle fotografie delle tre donne che occupano altissime cariche istituzionali nella nazione mediorientale: la Presidente della Corte Suprema, la vicepremier e ministro degli esteri e la presidente del Parlamento.

Lo stesso periodico, tuttavia, non si è posto alcun problema nel pubblicare, nel 2004, un lungo reportage dle festival del Cinema di Ramallah, dove venivano descritti in termini amichevo9li lungometraggi che legittimavano atti di terrorismo verso civili israeliani. Le donne ebree non contano, quanto si parla di parità dei sessi?



clipped from pajamasmedia.com
Ms. Magazine has long been in the forefront of the fight for equal rights and equal opportunities for women. Apparently that is not the case if the women happen to be Israeli.

The magazine has turned down an AJCongress advertisement that did nothing more controversial than call attention to the fact that women currently occupy three of the most significant positions of power in Israeli public life. The proposed ad (The Ad Ms. Didn’t Want You To See) included a text that merely said, “This is Israel,” under photographs of President of the Supreme Court Dorit Beinish, VicePrime Minister and Minister for Foreign Affairs Tzipi Livni and Knesset Speaker Dalia Itzik.

“What other conclusion can we reach,” asked Richard Gordon, President of AJCongress, “except that the publishers − and if the publishers are right, a significant number of Ms. Magazine readers − are so hostile to Israel that they do not even want to see an ad that says something positive about Israel?”


blog it


Update: meglio di me, Fiamma Nirenstein

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mercoledì, dicembre 26, 2007

La verità su Betlemme

I media si sono concentrati sui posti di blocco, ma hanno convenientemente ignorato la fuga dei cristiani palestinesi, scacciati dall'aggressività dei propri "compatrioti" musulmani. L'autocensura continua, persino da parte dei semplici turisti.

«La Chiesa è la nostra risorsa economica», commenta Victor Batarseh, sindaco cristiano di Betlemme eletto in una lista civica insieme ad Hamas. È un maestro d’equilibrismo: da quando governa con il partito islamico radicale difende il dialogo interconfessionale fin quasi a negare i problemi tra palestinesi musulmani e palestinesi cristiani, maggioranza assoluta della popolazione di Betlemme nel 1948 e oggi appena uno su dieci. Eppure stavolta mister Batarseh si sbilancia: «Il futuro della città è legato al ritorno dei pellegrini». Che di sicuro non amano essere perquisiti al check-point, ma meno ancora apprezzano l’eco del muezzin avvolgere il centro mitico della cristianità.
«Un Natale unico, però quante moschee e quante donne velate in giro, molte più di noi», nota Franca. Questo, aggiunge, non lo racconterà alle colleghe di Ancona.
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sabato, dicembre 22, 2007

Epigoni: i libri non si bruciano, adesso si boicottano

La Fiera del Libro 2008 a Torino sarà dedicata al tema della bellezza quale salvezza del mondo, correlando così la fiera al ruolo di Torino quale capitale europea 2008 del design.
La manifestazione ha inoltre, quale nazione "ospite d'onore" per il 2008, lo stato d'Israele, nel sessantesimo anniversario della sua fondazione. Si tratta di un'occasione per far conoscere ai visitatori della Fiera il cinema, la letteratura e la storia israeliane.

Il "Forum per la Palestina" non ha trovato di meglio che invitare al boicottaggio della manifestazione. Si esige il boicottaggio di uno dei principali eventi culturali italiani, soltanto perché saranno presenti storici e letterati israeliani.

Si tratta di un lampante esempio d'ipocrisia e malafede: gli stessi "intellettuali" che si definiscono ad ogni passo "democratici" e "progressisti", nel nome del dialogo e della pace vorrebbero far cadere ogni difesa ed ogni cautela nei confronti di conclamati terroristi o apologeti del terrorismo; quando tuttavia sono i loro protetti a dar mostra di "razzismo" e "fascismo", quando non si limitano a rifiutare il confronto con intellettuali e storici israeliani, ma pretendono il boicottaggio, l'ostracismo nei confronti della controparte, cosa accade? Nulla. Non alzano un dito, non scrivono una sola riga. Immaginiamo soltanto cosa sarebbe accaduto se la comunità ebraica avesse chiamato al boicottaggio contro la Fiera del Cinema di Venezia, per la presenza di lavori ed artisti iraniani, siriani o palestinesi.

Perché accade? Forse perché accettare il confronto significherebbe dare dignità accademica ed umana a chi, in Italia soprattutto, non può averne: in una rivisitazione a poco prezzo e a basso rischio dei cliché e dei metodi antisemiti e stalinisti, le sprangate, le ingiurie, i roghi dei libri sono stati sostituiti dall'autocensura, dal mito del cattivo "revisionista", dalla congiura del silenzio, dai "boicottaggi" approvati da compagni e compagne.

Di libri temo ne abbiano letti ben pochi, se si escludono i testi di propaganda "democratica popolare", come ai certa gente piaceva farsi chiamare quando erano di moda. Altrimenti saprebbero riconoscere quello che sta accadendo, una volta ancora.


HT: LiberaliPerIsraele, Fuori dal Ghetto


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mercoledì, novembre 28, 2007

Internet sarebbe una minaccia terroristica?

Letta su Slashdot, inquietante: una legge passata circa un mese fa dal Congresso USA ha incluso Internet fra gli strumenti terroristici e che quindi il Congresso dovrà sviluppare ed implementare per combatterla. Altro che senatori distratti, hanno dei deputati dementi - e scusate per la ripetizione.

U.S. House Says the Internet is Terrorist Threat: "'The U.S. House of Representatives passed a bill (H.R. 1955) last month, by a vote of 404 to 6, that says the Internet is a terrorist tool and that Congress needs to develop and implement methods to combat it.'"


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martedì, luglio 24, 2007

E poi ci lamentiamo della RAI

L'Italia ha sicuramente avuto la sua quota di censure radiotelevisive e cinematografiche in nome del "comune senso del pudore"; soprattutto in passato, la RAI ha censurato spesso e volentieri spettacoli che potessero essere definiti "sconvenienti". Nessuno aveva però pensato, come è avvenuto in Gran Bretagna, di impiegare una cartina geografica come regola per l'esibizione di un'erezione in un film.

Il British Board of Film Classification è l'ente che in Gran Bretagna decide le classificazioni di film, DVD e alcuni videogiochi e le sue linee guida vengono spesso adottate anche dalla televisione. Una di queste linee guida prevede il permesso di mostrare un pene maschile, salvo che sia in stato di piena erezione.
Per evitare contestazioni, il BBFC aveva elaborato nel 1992 una regola empirica per applicare la censura, basata su di un singolare criterio geografico: il BBFC avrebbe classificato un film come "per adulti" nel caso venisse mostrato un fallo eretto fino al punto in cui l'angolo dello stesso dalla verticale era maggiore di quello formato da una penisola scozzese sulle mappe geografiche: il Mull of Kintyre, Argyll and Bute, sulle mappe della Scozia.

Kintyre is highlighted in red. The "Mull of Kintyre" properly refers to the promontory at the southernmost end, but in this context the apparent angle of the whole peninsula is the relevant standard against which a penis would be compared.


Hat tip:Boing Boing
Fonte: Wikipedia


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lunedì, luglio 23, 2007

Il silenzio è d'oro, caro Volonté

Dal Corriere.it:

Welby, prosciolto medico che aiutò a morire. L’anestesista Mario Riccio, che interruppe la ventilazione meccanica sollevato dall’accusa di «omicidio del consenziente».


Viste certe dichiarazioni, ci saranno gli estremi per una bella denuncia per diffamazione o rischiamo anche qui lo stop del Sovrano Parlamento, sempre unanime quando si tratta di marcare le differenze fra gli Eletti ed il volgo? Si sa, qualcuno è più uguale degli altri, come può ben testimoniare il querelante seriale d'Alema.

HT:Metilparaben

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venerdì, aprile 27, 2007

Karim Amir, martire della libertà.

"Dichiaro di rifiutare qualsiasi legge che non rispetti i diritti dell'individuo e la libertà personale".

Per questa dichiarazione, nonché per aver espresso altre opinioni "pericolose" in merito alla tolleranza religiosa e all'uguaglianza tra i sessi, in Egitto, lo studente ventiduenne Abdul Karim Suleiman, ossia Karim Amir, è stato condannato a quattro anni di carcere con l'accusa di avere insultato il presidente egiziano e la religione islamica.
Il ricorso in appello ha confermato la sentenza e l'accusa ha ostacolato il lavoro degli avvocati di Karim, che lo difendono a titolo gratuito.
La sua famiglia lo ha pubblicamente disconosciuto e il padre ha invocato l'applicazione della sharia (legge islamica).
Per aver difeso i principi della libertà di parola, lo Index of Censorship ha insignito Karim del Premio Hugo Young per il Giornalismo per il 2007, mentre il PEN Club britannico lo ha eletto membro onorario dell'organizzazione.
Quasi 6.000 persone hanno sottoscritto petizioni e inviato lettere al governo egiziano e al Dipartimento di Stato degli Stati Uniti chiedendo il rilascio di Karim. Il caso di Karim, quasi ignorato dai media italiani, è stato invece intensamente seguito da maggiori media del mondo.
Il 27 aprile, a Roma, in piazza Montecitorio, a partire dalle ore 10, un piccolo gruppo di persone che hanno a cuore i diritti degli individui si unirà agli svariati drappelli che, in altre capitali,
testimonieranno solidarietà a Karim Amer e chiederanno alle autorità politiche di adoperarsi per la sua liberazione.

Informazioni sulla campagna: http://www.freekareem.org/


domenica, aprile 08, 2007

Ayn Rand, il longseller sconosciuto. Soltanto in Italia.

Sul Sole 24 Ore di oggi (domenica 8 Aprile), mezza paginata di articoli e recensioni sulla riedizione italiana de "La rivolta di Atlante".
Finalmente, almeno il giornale dei capitalisti italiani si accorge i un'anomalia italiana: nella nostra strana nazione, un libro che a 50 anni dalla prima edizione vende 140mila copie l'anno negli USA e 250mila nel mondo non viene pubblicato da.... 49 anni.
Personalmente, trovo la prosa della Rand talvolta eccessivamente enfatica e prolissa e, a malincuore, non riesco a oggettivista ortodosso. Tuttavia non posso fare a meno di notare che, nel frattempo, pennivendoli di nessuno spessore e misere vendite, oppure accademici di materie agli antipodi di ciò di cui pontificano sono stati presentati al lettore italiano medio quali veri fari del pensiero e clamorosi successi mondiali, soprattutto se antioccidentali ed antirazionalisti.
L'egemonia culturale di certa sinistra, ovviamente, esiste solo nelle nostre menti bacate.



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domenica, marzo 18, 2007

Sircana ed i sottili pudori di Oggi

Quella delle fotografie a Silvio Sircana potrebbe essere la solita, noiosa storia di peccatucci personali e meschini tentativi di ricatti ad un personaggio pubblico di mezz'età. Le ultime dichiarazioni del direttore di "Oggi" e le azioni del Garante della Privacy, invece, trasformano la vicenda nell'ennesimo esempio lampante dell'atteggiamento da ancien régime di questa maggioranza, che si ritiene un'aristocrazia, una casta di eletti al di sopra della legge e della morale comuni.

«Quando mi proposero il servizio - ricostruisce il direttore di Oggi Pino Belleri - mi dissero che era arrivato da Roma pochi giorni prima. C’è stata una rapida trattativa e poi l’ho acquistato perché mi sembrava molto interessante anche se incompleto. E per evitare che finisse alla concorrenza. Poi non l’ho pubblicato perché volevo valutare meglio le circostanze visto che toccava una sfera sensibile come quella della privacy».
Uno dei maggiori azionisti di Rcs, che pubblica Oggi, è la Intesa-Sanpaolo, creatura di Giovanni Bazoli, sodale e sponsor massimo di Romano Prodi. Il dubbio sorge: privacy o tentativo d'insabbiamento?

Di per se', la faccenda è da pettegolezzo di bassa cucina, da giornaletto scandalistico insomma; rimarrebbe al massimo il disagio per il "portavoce unico" di governo che si fa sorprendere a rischiare la violazione di norme del codice, oltre che quella della decenza e del codice di comportamento preteso dal suo status di "cattolico".

Quello che la dovrebbe rendere degna di attenzione e di una battaglia civile è la sua natura esemplare. Chi scrive è convinto da parecchio tempo che i membri del circolo mortadella siano al di sotto di ogni sospetto: già Vincenzo Visco, ministro della Repubblica che sogna il terrorismo di stato contro i contribuenti, si è fatto condannare per abusivismo edilizio.
Poca sorpresa, quindi, ma una certa tristezza nell'assistere allo spettacolo di un Garante della Privacy che di colpo si trasforma in censore e protettore della privacy dell'amico degli amici, laddove Sottile, per molto meno, è stato linciato sulla pubblica piazza (salvo poi essere assolto con formula piena in Tribunale); molti fra coloro che ora si ergono a difesa di Sircana in nome della decenza e del diritto erano fra i più attivi lapidatori del portavoce di Gianfranco Fini. I tanti moralisti, prontissimi a criticare ogni passo falso dei membri del Governo Berlusconi, adesso si scoprono muti e sordi?

Lorsignori a sinistra credono davvero che essere progressisti renda "antropologicamente superiori", degli oltreuomini immuni alla legge ed agli standard morali che si pretenderebbe di far seguire al volgo, al popolino comune? Oppure, più semplicemente, i fustigatori dei costumi tengono anch'essi "famiglia" e si ricordano bene un particolare: a Mondadori od in Mediaset, il "padrone" non oserebbe cacciare un giornalista, per timore di essere accusato di conflitto d'interessi; anzi, è il giornalista non inclinato a sinistra che rischia l'epiteto di "servo del padrone" e l'ostracismo della categoria.
Chi paga gli stipendi altrove, ad Rcs per esempio, se n'è sempre invece bellamente fregato d'impiegare il Corriere della Sera come strumento di propaganda, figuriamoci quindi gli scrupoli con un "Oggi" qualsiasi. In fondo, gli avversari sono inferiori a prescindere, come insegnano i maitres a penser, da Lenin ad Asor Rosa. Gli amici, invece, sono sempre e comunque "compagni che sbagliano" da proteggere e difendere, riempiendosi la bocca di alti concetti per mascherare l'infimo interesse di protezione della casta.

Tutti dobbiamo campare, ma si camperebbe meglio se coloro che volessero farci la morale non fossero tanto impegnati a far sembrare Maria Antonietta ed il suo "dategli le brioches" un esempio di rispetto per la pubblica opinione.


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mercoledì, febbraio 14, 2007

Libertà per Karim Amer

Parte la mobilitazione internazionale in difesa del blogger arabo arrestato in Egitto per aver espresso idee democratiche ed esercitato il diritto alla libertà d'opinione. Leggere i "crimini" per cui è stato incarcerato mi fa venire la pelle d'oca.

LIBERTA' PER KARIM AMER
Il 15 febbraio manifestazioni di solidarietà in varie capitali occidentali . A Roma l'appuntamento è per le 19.00 davanti all'ambasciata egiziana. L'iniziativa ha ricevuto il sostegno, fra gli altri, di Daniele Capezzone, Antonio Martino e Gaetano Quagliariello.

Abdelkareem Nabil Soliman, più noto al popolo di Internet con il nome di Karim Amer, giovane blogger egiziano incarcerato nelle prigioni del paese arabo dal novembre scorso, è il nuovo simbolo della cruciale battaglia per la libertà di parola e di critica democratica nel mondo islamico. Per lui è stata lanciata una campagna di mobilitazione internazionale che il 15 febbraio prossimo registrerà manifestazioni di protesta contemporaneamente in varie capitali occidentali, fra cui Londra, New York, Parigi, Ottawa, Bucarest, Washington Dc e in altre città.

A Roma la manifestazione si terrà, davanti all'ambasciata egiziana, in Via Salaria, 267, a partire dalle ore 19. In Italia l'iniziativa è sostenuta, fra gli altri, da Gaetano Quagliarello, Daniele Capezzone e Antonio Martino che hanno inviato una lettera all'Ambasciata egiziana per chiedere rispetto per la vita e la libertà di Karim.

"Il nostro obiettivo è quello di liberare le donne dalle catene che ostacolano la loro partecipazione alla vita sociale" : è per aver espresso
questo tipo di opinioni, in cui si rivendicano maggiori diritti e più democrazia per le donne e gli uomini mussulmani, che lo studente ventiduenne
Karim si trova in un carcere dal novembre scorso. E’ stato arrestato dopo che, convocato dal Pubblico Ministero di Alessandria d'Egitto per essere
sottoposto a un interrogatorio in merito alle sue convinzioni politiche e religiose, si era rifiutato di ritrattare quanto aveva pubblicato sul suo
blog. A oggi le autorità egiziane gli impediscono di vedere il suo avvocato e i membri della sua famiglia. Le organizzazioni egiziane per la difesa dei
diritti umani temono per la sua sicurezza e affermano che, nella prigione di al-Hadra dove si trova detenuto, la sua vita è in pericolo.

Karim è accusato dei seguenti delitti: diffusione di informazioni e voci sediziose che mettono a repentaglio la pubblica sicurezza; diffamazione del Presidente egiziano; incitamento al rovesciamento del regime per mezzo della propagazione dell'odio e del disprezzo nei suoi confronti; incitamento allo "odio" nei confronti dell'Islam e violazione della serenità della vita pubblica; inopportuna evidenziazione e pubblica diffusione di aspetti che danneggiano la reputazione dell'Egitto.



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domenica, febbraio 11, 2007

Dhimmitudine made in Google: censura per gli atei?

Purtroppo sembra di si': Nick Gisburne e' un commentatore ateo che ha postato su YouTube alcuni video dove presenta argomentazioni di logica contro il Cristianesimo; le reazioni sono state limitate, contando la nascita di un piccolo movimento di "ateismo attivo" di utenti di YouTube ed uno speculare contromovimento cristiano.
Quando però la sua attenzione si è spostata sull'Islam, qualcosa è cambiato: il suo account Youtube è stato disabilitato l'8 di Febbraio.
La buona notizia è che il gesto sembra essere stato di natura prettamente burocratica: Nick si è potuto reiscrivere dopo soli due giorni, mentre il video in se stesso è stato ripostato su YouTube.
La cattiva, anzi, la pessima, è la maniera ipocrita e pusillanime con cui Google (cui YouTube appartiene) ha gestito la questione.
Risulta evidente che, nella sostanza, il video non è stato ritenuto offensivo o contrario alle condizioni di servizio di YouTube, altrimenti non si vede perché lasciarlo postare ad altri utenti e lasciare che lo stesso Gisburne si reiscrivesse. Tuttavia, qualcuno a Mountain View* ha pensato che l'offesa all'Islam richiedesse una reazione almeno formale; parlo di offesa non alla religione in generale, data la tolleranza per i precedenti video sul Cristianesimo, ma dell'Islam e soltanto dell'Islam.

YouTube: reader skraps notes that the Google property has recently banned the popular atheist commentator Nick Gisburne. Gisburne had been posting videos with logical arguments against Christian beliefs; but when he turned his attention to Islam (mirror of Gisburne's video by another user), YouTube pulled the plug, saying: 'After being flagged by members of the YouTube community, and reviewed by YouTube staff, the video below has been removed due to its inappropriate nature. Due to your repeated attempts to upload inappropriate videos, your account now been permanently disabled, and your videos have been taken down.'


*sede di Google

Hat tip: Slashdot

Update: Sembra che a Google diano molto peso anche ai rischi di offendere Putin

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