Su internet è scoppiata una polemica a sinistra a proposito dei finanziamenti della giunta vendoliana in Puglia. Il punto è che Vendola sta concedendo, senza gara pubblica, un mega appalto per un ospedale a Taranto alla fondazione San Raffaele di Don Verzè. Insomma fa affari con un berlusconiano doc e socio d’affari del premier. Il bello (o la normalità se volete) è che il tutto è nascosto, censurato, smentito (anche se non è possibile smentire) perchè non può passare l’idea che un comunista vecchio stampo come Vendola possa favorire la sanità privata e soprattutto un amico di Berlusconi.
Vendola, tramite il suo blog, ha risposto alle domande di chi ha scoperto questa situazione con la solita fuffa e addirittura alla domanda 10 (Signor governatore sa che il suo amico don Verzé è socio d’affari di Berlusconi?) è riuscito incredibilmente a rispondere “No” e basta… Tra l’altro Vendola indirettamente fa capire che, nelle emergenze, è necessario bypassare l’iter lunghissimo della burocrazia italiana. Stile “emergenza-grandi appalti” per intenderci…
lunedì, agosto 30, 2010
Pecunia non olet, anche per Nichi
venerdì, giugno 18, 2010
Sanità, grimaldello per la spesa
LA diligenza non è ancora partita, ma l'assalto è già cominciato. Contro le ipotesi di taglio di una delle grandi fabbriche di sottogoverno,sprechi e rendite parassitarie, ecco levarsi la voce dell'ennesimo ministro preso in ostaggio da coloro che dovrebbe controllare, se non dirigere: Fazio spera di evitare il blocco del turn over nella sanita', oltre che un sano emendamento sui precari del settore. Prima dovrebbe spiegarci in cosa un burocrate dell'ASL sia differente da uno al ministero, o perché i "precari " della sanità siano superiori a quelli altrui. Altrimenti, questo sarò soltanto l'inizio della fine per quel poco di disciplina imposto alle centrali di spesa.
martedì, novembre 10, 2009
Obamacare, la riforma sbagliata per i motivi sbagliati
Su Zuppa di Porro trovate un ottimo riassunto su alcuni dei luoghi comuni riguardo alla riforma sanitaria Obama. Vale la pena di aggiungere un elemento importante: gli obbiettivi della riforma sarebbero stati raggiungibili semplicemente eliminando alcune regolamentazioni e, soprattutto, una distorsione del codice fiscale, senza imbarcarsi in una costosa avventura burocratica ed in una massiccia interferenza governativa nelle scelte individuali.
Una parte consistente dei non assicurati, ad esempio, è costituita da persone che non hanno assicurazione soltanto temporaneamente; si tratta soprattutto di coloro che stanno cambiando lavoro. La perdita dell'assicurazione in caso di disoccupazione deriva dal fatto che la stragrande maggioranza delle polizze sanitarie non sono individuali, ma legate ad un piano definito dal datore di lavoro e spesso gestito in coabitazione con il sindacato. Il codice fiscale permette al datore di lavoro di non pagare tasse sui contributi ai piani sanitari aziendali, mentre non esistono agevolazioni per i premi versati da chi sottoscrive assicurazioni sanitarie individuali. Il lavoratore che volesse ricevere in busta paga quanto versato dall'azienda e poi assicurarsi individualmente, mantenendo la copertura anche in caso di licenziamento, dovrebbe quindi prima pagare le tasse su quell'importo, rimanendo con meno denaro per pagare l'assicurazione.
L'abrogazione di questo vantaggio fiscale, oppure la sua estensione a tutti i tipi di polizze sanitarie ridurrebbe istantaneamente il numero di non assicurati, da un terzo alla metà.
Altre proposte sono relative alla rimozione dei vincoli legali e dettati dall'ordine dei medici, che hanno di fatto permesso a dottori, ospedali e cliniche di stabilire cartelli e monopoli locali in numerose città americane, oltre che dalla rimozione del divieto di vendere assicurazioni di portata nazionale e non soltanto locale.
Se per queste ultime ipotesi di riforma può esistere un margine di controversia, la modifica del codice fiscale non parrebbe avere alcuna conseguenza negativa possibile. Non si tratta di una misura complessa, né costosa, dato che il governo esenta già i premi versati. John McCain, il candidato repubblicano alla Presidenza nel 2008, aveva già proposto un piano del genere. In questo caso, il problema principale è tutto politico: i sindacati preferiscono il sistema attuale, che da' loro potere, prestigio e accesso alla gestione dei fondi sanitari aziendali. La dirigenza democratica e l'amministrazione presidenziale hanno sempre dichiarato di volere minimizzare lìimpatto sulla libertà di scelta ed il bilancio statale, ma poi non hanno neppure preso in considerazione le ipotesi di riforma meno stataliste. Ancora una volta, sorge il dubbio che per Obama l'aumento dell'assistenzialismo e della dipendenza dal governo siano proprio uno dei lati positivi della riforma: un bene in sé, non dei mali necessari.
E’ passata alla camera usa la riforma sanitaria americana. Ora tocca al senato.
1. Finalmente ogni americano avrà il diritto alla salute. Falso. Ricordate che nella migliore delle ipotesi ci saranno sei milioni di immigrati che non avranno diritto ad un bel niente.
2. Meglio dei 47 milioni di poveracci che oggi sono fuori da ogni assistenza. Conviene ricordare al vostro interlocutore che ci sono già oggi vari programmi di sostegno ai più deboli. Medicare per i tutti gli over 65 e il Medicaid per famiglie a reddito basso e disabili: coprono 75 milioni di amnericani.
3. Prima non c’era solidarietà pubblica. In Italia la spesa sanitaria pro capite è di 2686 (dollari a parità di potere di acquisto) rispetto ai 3280 (solo pubblici) spesi in america. Insomma riescono ad essere più spendaccioni anche di noi. Il che non è necessariamente una cosa buona, come è facile capire. E’ semplicemente un fatto.
4. Se passa la riforma Obama lo Stato offrirà polizze in concorrenza con i privati, così da calmierare i prezzi. Bene, perfetto. L’abbiamo già vista questa storia. Vi ricordate Freddie e Fannie hanno offerto mutui a tassi competitivi. Sono fallite e hanno alimenato la bolla subprime. Ma certo le loro intenzioni originali erano davvero buone: dare un a casa in proprieatà a tutti gli americani. Attenzione dunque a questa follia americana di mettere in concorrenzxa stato e mercato. per poi far pagare il fallimento dello Stato sul primo, ma a distanza di anni.
5. Generosi con la cure plastiche, ma con l’aborto no. parlatene con i nostri salottieri progressisti. Le polizze di Obama coprono molto, ma non l’aborto (di qualsiasi tipo). Sulla vicenda c’è stato uno scontro furibondo che ha visto vincere la Chiesa. Se una polizza sanitaria di tipo pubblico dovesse coprire l’interruzione di gravidanza, verrebbero subito meno i sussidi pubblici. Insomma Obama progressista, ma non troppo.
6. Ma molti non vogliono alcuna assicurazione. L’economista Feldstein calcola che nei prossimi dieci anni ci saranno ancora 30 milioni di non coperti. Molti degli attuali no coperti infatti semplicemente non vogliono essere tutelati. Da domani pagheranno le multe previste per coloro che non si assicurano obbligatoriamente: costano meno di una polizza. E secondo la nuovo riforma potranno assicurarsi solo al momento di un’eventuale malattia. Come dire mi assicuro l’auto solo quando faccio un incidente e prima pago una piccola multa. Mica male.
Prime riflessioni su una riforma che è stata universalmente salutata come un grande passo avanti. Le vie dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni, diceva qualcuno.
mercoledì, ottobre 14, 2009
Grandi momenti della medicina statalizzata
Il paziente è stato posto nel cosiddetto "sentiero della morte", la direttiva dello NHS che stabilisce le linee guida per interrompere le cure ai pazienti anziani con malattie difficilmente curabili: oltre una certa soglia d'età ed a determinate condizioni, i medici possono sospendere la somministrazione di farmaci, acqua e cibo. Vengono forniti soltanto antidolorifici e sedativi.
Triste, ma comprensibile, se fosse il paziente a chiedere di interrompere l'accanimento terapeutico. In quanti dei ventimila casi in cui la direttiva è stata applicata il paziente non era d'accordo? Ed in quanti di tali casi la diagnosi era errata?
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Posted by J.C. Falkenberg at 10:36 AM |
Labels: Gran Bretagna , Sanità
martedì, luglio 07, 2009
Riforma sanitaria. La via esiste, ma ai politici non piace: c'è troppo poco per loro
Competizione e libera scelta; basta con i sussidi alle imprese , liberalizzate la sanità e rendete le polizze sanitarie detraibili per gli individui e mostrate loro i veri costi della sanità.
Michael Tanner del Cato Institute ripete, per l'ennesima volta, quali sono le riforme che davvero potrebbero risolvere molti dei problemi della cura della salute in America, ma sarà inutile, come sempre.
Sono anni che si sa cosa serve per riformare la sanità americana (e quella europea). Il problema è che la strada giusta non è quella che da' i maggiori vantaggi ai politici ed ai burocrati sanitari e di conseguenza la maggior parte dei politici preferisce accettarle in teoria e ignorarle in pratica oppure semplicemente boicottarle.
CARPE DIEM: Real Healthcare Reform: Competition and Choice
Posted by J.C. Falkenberg at 1:57 PM |
Labels: cato institute , Sanità , USA
venerdì, luglio 03, 2009
Wal-Mart e la statalizzazione dell'assistenza sanitaria
"Supporting new regulations is usually good business if your company is big enough to absorb compliance costs that could slow down or cripple your competitors. Even better if can you sign on early and win over a few influential opinion makers, interest groups, and politicians so you'll have some pull over how the regulations are written."
Reason Magazine
Posted by J.C. Falkenberg at 2:14 PM |
Labels: corporativismo , Obama , Sanità , Statalismo , sussidi , USA , Wal-mart
giovedì, giugno 25, 2009
La sanità italiota è bellissima - quanto le tasse.
Gli americani non sono scontenti della loro sanità: sono preoccupati dei costi in aumento - e il piano democratico aggraverà il problema. Da Freedomland- Quant’è bella la sanità americana: "More than eight in 10 said they are satisfied with the quality of care they now receive and relatively content with their own current expenses, and worry about future rising costs cuts across party lines and is amplified in the weak economy. [Washington Post]
Oh,perbacco: ben 8 americani su 10 sono soddisfatti del sistema sanitario a stelle e strisce. Adesso fate un sondaggio così in Italia, se ottenete un risultato soltanto simile possiamo tornare alla sagra dei luoghi comuni, alla sanità americana buona solo per i ricchi, ai Pronto Soccorso con la Carta di Credito e a tutte le idiozie che vi hanno raccontato sugli Stati Uniti. Altrimenti, andiamo oltreoceano e importiamo pure quella."
Un paio di commenti al post si dichiarano pronti a scambiare l'assicurazione sanitaria USA con il sistema italiano. Senza negare gli enormi problemi di quella USA, io ci starei attento. e, ragazzi, se voi vi prendete anche il "contributo sanitario" del 31% del vostro salario. Siete davvero convinti che il SSN valga il 31% dello stipendio , oltre ai miliardi di euro in debiti che accumula ogni anno, che non vengono conteggiati nelle statistiche e che prima o poi dovremo pagare?
Il problema del mercato sanitario americano è il solito: una regolamentazione che aiuta solo burocrati ed aziende, mischiato ad un codice fiscale che incentiva il peggior tipo di assicurazione sanitaria e scoraggia i cittadini dall'assicurarsi, premiando invece soluzioni che bloccano il metodo di controllo dei costi più efficiente: la concorrenza. Proviamo a rendere gli individui davvero responsabili e vediamo cosa succede? No, ovviamente: è il Governo che deve intervenire, nonostante i precedenti "interventi" abbiano probabilmente aggravato situazione
Da notare anche il problema dell'approccio attuale al problema della sanità: un miscuglio di bugie, affermazioni oltraggiose e smentite precipitose. Il il CBO, sorta di Corte dei conti USA, strettamente indipendente, ha calcolato che i due piani sanitari democratici sarebbero costati fra i 1000 ed i 1500 miliardi di dollari nei primi dieci anni, senza una chiara strategia sulle fonti da cui reperire i fondi - o meglio, con una strategia da veri socialisti europei: "risparmi" e nuove tasse.
Una bella "differenza" rispetto ai proclami obamiani, per cui sarebbe possibile riformare il sistema senza aggravi aggiuntivi, ed un esempio di come la retorica Democrat sia affascinante, ma persino più fuorviante delle tirate evangeliche dei repubblicani di destra.
Posted by J.C. Falkenberg at 11:58 AM |
Labels: Obama , Sanità , Statalismo
mercoledì, giugno 17, 2009
USA, la fine della Repubblica
Benjamin Franklin aveva ragione: "quando l'elettorato può votare per regalarsi dei soldi, siamo alla fine della Repubblica". Racchiude, in una frase, la transizione del governo da male necessario per difendere la libertà di persone e famiglie a macchina edita all'imposizione delle opinioni di chi la controlla ed alla rapina per beneficiare chi è dalla "parte giusta".
In Europa, la degenerazione è arrivata con la nobilitazione dello scrocco ad opera dei socialisti , marxisti o cattolici, che hanno coniugato parassitismo e lavoro forzato, chiamandolo "solidarietà".
Negli USA, ci stiamo arrivando, grazie ad un Presidente straordinariamente eloquente e pronto a tutto pur di sfruttare una crisi, creata dagli eccessi dello statalismo per aumentare ancora di più il peso del governo.
Qualcuno lo fermi.
Hat tip: The Diamond Age. masstrovato
Posted by Unknown at 2:46 PM |
Labels: Benjamin Franklin , health care , Liberalismo , Sanità , Statalismo
sabato, gennaio 27, 2007
Schwarzy come Bush Senior?
L'ultimo a violare palesemente l'impegno a non innalzare la pressione fiscale fu Bush Senior, che molto probabilmente perse di conseguenza la Casa Bianca. Visto che il Gubernator ci sta simpatico e che sembra per il momento l'unico Repubblicano in grado di tenere lo stato di Ronald Reagan nel campo "giusto", speriamo tutti che si ravveda: le esperienze in altri stati repubblicani dove si sperimentano soluzioni al problema del sistema sanitario (il bello del vero federalismo: 50 laboratori politici ed economici, 50 spaszi di libertà) dimostrano che non è necessario imporre tasse ad hoc.
Posted by Unknown at 12:13 PM |
Labels: California , Sanità , USA








