Secondo l'ultimo annuncio la Casa Bianca si attende un deficit di bilancio di 1650 miliardi di dollari, il 10.9% del PIL. Numeri da brivido, per ogni nazione. Ogni commento parrebbe superfluo, se non temessimo le difese d'ufficio degli obamiani nostrani.
Rimane il fatto che il presidente non ha quasi fornito alcuna ricetta per risolvere i problemi fondamentali che affliggono la società americana, se si esclude un timido tentativo di riforma scolastica rimasto sinora lettera morta a causa dell'opposizione dei sindacati, grandi finanziatori e lobbisti dell'Amministrazione. Si aggiunga inoltre l'inquietante sospetto che l'entourage del Presidente, di estrazione radicalmente sinistrorsa, si sia rallegrato della crisi per poter infliggere alla nazione un'agenda di riforme stataliste apporifttando dell'emergenza e giocando sul panico, come accadde durante il New Deal. Il famigerato commento di Rahm Emanuel, per cui "non si può sprecare una crisi" per poter plasmare una società, volente o nolente, non è di certo servito a fugare i sospetti sulla duplicità delle ricette economiche di un Presidente già molto più a sinistra del suo elettorato.








