Visualizzazione post con etichetta Tecnologia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Tecnologia. Mostra tutti i post

lunedì, ottobre 13, 2008

La civiltà continua

Anche se scosso dalla crisi finanziaria e dall'emergere di culture dall'incerta tendenza alla sperimentazione, il complesso tecnologico occindentale fa del suo meglio: ecco un microscopio talmente piccolo da stare su di un singolo chip, costruito con materiali disponibili in un qualsiasi catlaogo di elettronica commerciale. A quando il tricorder?

sabato, luglio 05, 2008

Sola Apple o sola TIM?

L'Iphone 3g arriva in ITalia e la Tim svela le sue tariffe iPhone.
Per avere 5Gb di traffico servono 200 euro, in pratica. IN Germania, T-Mobile li offer a 50 euro al mese di listino e spesso a meno durante le varie offerte speciali.
La fregatura e' di Tim, oppure iPhone costa cosi' tanto da spingere a questo genere di tariffe? Uno socntro fra titani, vista la capcita' di rapina di entrambe le aziende.

PS: escludendo i temrinali Win Mobile, continuo a preferire Blackberry Bold: se proprio devo scegli ere un prodotto "alla moda", fatemi scegliere qualcosa che non sia tecnologicamente arretrato.


Hat tip: Hurricane_53.ilcannocchiale.it

mercoledì, ottobre 10, 2007

GMail 2.0, una sfida per Microsoft Outlook?

Garrett Rogers di ZDNet ha una serie di indizi che indica come Google si starebbe preparando ad una nuova versione di GMail. Grande novità: l'impiego di Google Gears per permettere la consultazione "offline" della posta. Se implementata anche per il calendar, avremmo un'alternativa a Microsoft Outlook, tutta in un browser?
Personalmente, cerco da anni un'alternativa all'odiatissimo Outlook, ma purtroppo non sono particolarmente ottimista: la possibilità di lavorare offline è essenziale, anche se è un problema meno grave rispetto ai problemi di sincronizzazione e di gestione delle liste di attività, per buona parte della clientela corporate: buona parte degli smartphone permette la sincronizzazione quasi soltanto con Outlook, mentre le versioni mobili di siti online subiscono il problema della necessità di essere comunque online, ai costi che conosciamo e a costante rischio di blackout.
Per chi, invece, impiega Outlook soprattutto per la posta elettronica, come calendario e come rubrica... preparatevi a buttarlo!



Hat tip: Google Wired Blog

tag: , , , , ,

martedì, settembre 18, 2007

Yahoo! acquista Zimbra. Una nuova minaccia per Microsoft Office?

Microsoft deve ocminciare a preoccuparsi: si moltiplicano le incursioni, da parte di concorrenti determinati, contro una delleproprie galline dalle uova d'oro.
Yahoo! ha appena speso $350 milioni per acquistare Zimbra, fornitore di soluzioni aziendali che rivaleggia direttamente con Microsoft Office ed Exchange, impiegando un approccio che combina open source e Web 2.0.

L'alternativa proposta da Zimbra per eliminare il server Exchange di Microsoft e Microsoft Office include:

  • webmail
  • desktop client
  • Rubrica
  • calendario/Agenda
  • word processing
  • spreadsheets
  • Salesforce integration
  • un forte componente per l'impiego tramite dispositivo mobile (PDA/cellulare).
Tutto gira su di un server connesso alla rete; l'interfaccia, per l'utente finale, si limita al solo browser, senza necessità di ulteriori installazioni. Non esiste neppure il problema della disconnessione dai server: è possibile lavorare offline e sincronizzare i propri dati in seguito. Il codice , nella versione base, è open source e gratuito: Zimbra fa pagare soltanto per l'edizione commerciale.
Manca un database ed è fatta: abbiamo un altro concorrente di Microsoft Office, la cui versione puramente Web-based è, lasciatevelo dire, ancora deludente, per non parlare dei noti problemi di Office in generale. Qualcuno sente aria di debolezza e di spazi da conquistare in quello che era un monopolio virtuale per Microsoft: Google sta sviluppando seriamente la propria suite di prodotti, IBM ha rilanciato Lotus Symphony, sulla falsariga di Open Office, Yahoo! , dulcis in fundo, acquista il concorrente forse più elegante dal punto di vista tecnico, garantendo notevoli doti di marketing, accesso al cliente e un portafogli ben fornito per finanziare l'espansione.

A volte ritornano: riecco Symphony

IBM sfida Microsoft, riesumando un nome veterano di mille battaglie contro Excel, Lotus Symphony - ed adattandolo al mondo open source.

Una seiitmana fa IBM si è accordata con OpenOffice.org, che cerca di sviluppare una suite di programmi che operi seguendo standard condivisi. Adesso, ha annunciato che rilascerà gratuitamente una suite che faccia concorrenza a Microsoft Office, recuperando un glorioso nome dell'informatica dei primi anni '90 : Symphony.

Idealismo? Ovviamente no. IBM non ha interessi nel campo del sistema operativo e non ha più una divisione che costruisca PC, mentre è invece fortissima nella fornitura di servizi e soluzioni, ossia grandi server centrali ed orde di programmatori per sviluppare soluzioni ad hoc. Qualsiasi cosa riduca le prestazioni necessarie per un PC da ufficio libera risorse da spendere nei sistemi centrali e quindi incentiva la crescita del segmento di mercato dove IBM è più forte, ai danni di Microsoft. Si tratta dello stesos motivo per cui IBM è uno dei maggiori sostenitori di Unix e Linux: il software è gratuito , ma gli informatici che lo gestiscono, personalizzano e mantengono no; inoltre, la gratuità di alcuni software permette di spendere budget su applicativi personalizzati e sull'integrazione di programmi e reti, ossia due dei punti di forza di IBM .

Per assurdo, verrebbe da chiedersi come il commissario per la concorrenza dell'UE potrebbe vedere la decisione di IBM : Microsoft ha aggiunto gratuitamente nuovi prodotti a Windows, mentre la società di Armonk vorrebbe addirittura regalare software per spostare la concorrenza con Microsoft su una nuova arena competitiva.
Sono questi i modi in cui si diffondono le innovazioni, metodi che vengono purtroppo danneggiati dalle stesse legislazoni antitrust che vorrebbero difendere la concorrenza. Le azioni antitrust hanno la tendenza a congelare il mercato in una struttura apprezzata dai regolatori, senza garanzia che si tratti della soluzione ottimale o che tale struttura non possa divenire un ostacolo all'evoluzione del mercato per venire in contro alle esigenze degli individui.
Una concorrenza derivante dalla competizione fra aziende pronte anche a ridefinire l'arena competitiva, sino al punto di rendere gratuito un bene od un servizio, nel proprio stesso interesse, porta invece ad un adattamento molto più veloce alle esigenze dei consumatori.

tag: , , , , , ,


Fonte: Slashdot | IBM Challenges Microsoft with Free Office Suite

domenica, luglio 29, 2007

Microsoft reinventa Bittorrent - a spese della bolletta Telecom

Microsoft riesce sempre a stupire. Mentre i Governi si scatenano in una "guerra alla pirateria" che giustifica ogni dubbio sul motivo per cui si dovrebbe continuare a pagar tasse agente del genere, a Redmond hanno trovato un modo per approfittare di BitTorrent - legalmente, è ovvio.
Il nuovo Secure Content Downloader (MSCD) di MS ha più che qualche somiglianza con un clone BitTorrent. E' deifnito come una "peer-assisted technoology" con la quale un client può scaricare contenuti anche da altri client, oltre che da un server centrale. PEr il momento, si tratta di una versione di test diretta a supportare il download di alcune release beta di prodotti Microsoft; probabilmente, in un vicino futuro, vedremo l'impiego della tecnologia MSCD per facilitare gli aggiornamenti di grandi dimensioni dei pacchetti Microsoft: oltre a scaricarlo dal serve,r vi sarano come fonti anche i computer giàaggiornati e connessi in banda larga. Maggiore velocità a parità di banda disponibile sul server, con migliori prestazioni - forse- per gli utenti ed un risparmio nella bolletta telefonica - sicuro - per Microsoft.
Insomma, siete partiti scroccando canzoni su Internet e finirete per dare una mano a ridurre la bolletta per la banda larga di Bill Gates; siete felici? Un genio. Del male, ma un genio.



Fonte: Slashdot - Microsoft Reinvents Bittorrent

tag: , , , ,

martedì, luglio 24, 2007

USB senza fili?

L'annuncio e' apparso ieri su USB.org. Lo USB Implementers Forum (USB-IF) ha approvato i prodotti Wireless USB di sei aziende - Dell, D-Link, IOGEAR and Lenovo. Il nuovo standard punta a unire l'estrema facilità d'uso dello standard USB via cavo (molto spesso è sufficiente attaccare letteralmente la spina) alla comodità del collegamento senza fili. Sino ad ora, l'alternativa era costituita da Bluetooth - decisamente più macchinoso, almeno dal mio punto di vista. E' finalmente in vista un ufficio senza cavi - o con qualche cavetto di meno?


tag: , ,

mercoledì, luglio 18, 2007

iPhone ? Made in Taiwan

Il New York Times riporta la sempre crescente importanza di Taiwan per la manifattura di prodotti elettronici, compresa la nuova icona apple, l'iPhone. Sebbene concepito e disegnato negli USA e materialmente assemblato in Cina, iPhone dovrebbe, secondo il quotidiano, riportare un bel marchio "Made in Taiwan" .

L'isola infatti è il luogo dove ormai viene costruita la maggior parte dei componenti per computer e per telecomunicazioni:un telefonino su 8 è prodotto da società di Taiwan, come ormai il 70% dei PDA , l'87% dei modem ADSL ed il 70% dei modem wireless. Tre quarti della produzione effettiva, tuttavia, si svolge negli impianti della Cina continentale, di proprietà taiwanese.

Tale predominio produttivo è ancora poco visibile a causa del ruolo svolto le aziende di Taiwan: come avveniva alcuni anni fa nel campo dei PC veri e propri, si tratta di "made-to-order manufacturers", ossia appaltatori che gestiscono la produzione e l'assemblaggio dei dispositivi per conto delle grandi aziende di elettronica come Ericsson o Toshiba, senza vendere direttamente al pubblico.


tag: , , , , , ,

mercoledì, luglio 11, 2007

Liberate il Wi-MAX. Dallo Stato e dai legislatori, innanzitutto.

Liberate il Wi-MAX. Questo è il grido di guerra lanciato alla vigilia dell'apertura delle frequenze di funzionamento del Wi-Max, sinora detenute dal Ministero della Difesa .
"Liberare" il Wi-Max è possibile e doveroso, come si faceva notare anche su questo blog alcuni mesi fa ; la soluzione tecnica prospettata è interessante, ma quello che stride è la retorica messa in campo, che, puntando il dito contro le aziende di telecomunicazioni, mi sembra manchi il vero bersaglio, attaccando un sintomo e non la causa del problema.

La soluzione è molto semplice di quello che sembra e non richiede alcuna guerra contro le aziende, grandi o piccole: non servono grandi guerre contro i "monopoli", è sufficiente che lo Stato cessi di vietare l'impiego ai privati di certe frequenze. Punto. Rilasciamo liberamente lo spettro e lasciamo che siano tecnologia, imprenditori ed utenti a evolvere un sistema per l'utilizzo di tale porzione di spettro.
Il rischio maggiore proviene viene quasi sempre dalla regolamentazione statale, dalla legislazione e dai regolamenti imposti dall'autorità centrale, spesso con ottime intenzioni: all'ombra del Governo si annida l’unico tipo di oligopolio o di monopolio impossibile da superare, ossia quello legale, sanzionato dall'autorità del Parlamento e protetto dai carabinieri.
Ogni altro tipo di barriera all’entrata può essere superata e verrà superata, se la tecnologia lo permette e se una sfida concorrenziale al monopolista diviene economicamente profittevole.
E' insufficiente firmare petizioni, se si lascia che lo Stato crei una trappola legale: a quel punto, poco importa che il monopolio sia gestito direttamente dai burocrati o che venga appaltato agli amici.

HT: DF

Fonti: Articolo Originale Wi-MAX,Ministero Difesa. Me medesimo


tag: , ,

giovedì, giugno 14, 2007

Rivoluzioni e boomerang: eBay ritira la pubblicità da Google

Google stavolta sembra aver oltrepassato il segno, almeno agli occhi dei dirigenti di eBay. Per promuovere Google Checkout, servizio di pagamenti concorrente a PayPal, posseduto da eBay, Google ha tenuto un party in concomitanza con l'annuale convention dei negozianti online di eBay. Nulla di male, salvo un po' di cattivo gusto, se non fosse stato per l'ambientazione, che rievocava il Boston Tea Party, l'inizio della Rivoluzione americana.
eBay non ha deve aver apprezzato il paragone con l'oppressore inglese ed ha reagito ritirandosi da Google AdSense, il network pubblicitario da dove Google trae gran parte delle proprie entrate.
Per il momento, il gesto sembra di natura temporanea, volto a rendere espliciti per Google i rischi di una competizione fra i due gruppi. Il messaggio è chiaro: Google deve scegliere se essere un concorrente od un fornitore, perché eBay non ci sta a fare da (grosso) cliente pagante per Google e nel frattempo a rischiare di vedere una parte del proprio business cannibalizzata dalla medesima società

Fonte: InfoWorld

tag: , , ,

martedì, maggio 15, 2007

Un foglio di carta o uno schermo a colori? Entrambi

L'E-paper è l'ultima frontiera negli schermi portatili: creare uno schermo che abbia le stesse doti di contrasto, luminosità e flessibilità della carta e che non richieda energia se non quando l'imagine od il testo vengono modificati, aprirebbe la strada ad innovazioni quasi rivoluzionarie: immaginate uno strumento delle dimensioni di un libro o di una rivista, in grado di connettersi ad Internet e di una capacitò d'immagazzinamento dati di alcuni Gigabyte. Le tecnologie disponibili sinora, quasi pronte per una distribuzione commerciale, si erano concentrati su riproduzioni monocromatiche, mirando a replicare i vantaggi di libri e quotidiani.
La notizia di oggi è che L.G. Philips ha sviluppato la prima E-paper a colori. La forma è quella di un foglio di carta, delle dimensioni di uno schermo da 14 pollici; è completamente flessibile e ha un angolo visuale di 180 gradi, così che le immagini appaiono nitidamente anche con lo schermo piegato.


"LG.Philips LCD has announced it has developed the world's first 14.1-inch flexible color E-paper display, equivalent in size to an A4 sheet of paper. The 14.1-inch flexible color E-paper uses electronic ink from E-Ink Corp. to produce a maximum of 4,096 colors. It can be viewed from a full 180 degrees, so that images always appear crisp, even when the display is bent."


Fonte: Physorg, Slashdot

martedì, maggio 08, 2007

Microsoft , la nuova General Electric ?

John Battelle si domanda se a Microsoft non converrebbe seguire la stessa traiettoria di General Electric: da società tecnologica a conglomerato in grado di gestire un portafoglio di attività diversificate, lasciando autonomia di gestione alle società controllate, ma fornendo una infrastruttura comune in termini di pianificazione strategica e flessibilità finanziaria.
L'idea sembra estremamente interessante: i ripetuti scontri con Google hanno ormai dimostrato come per prevalere Microsoft debba cambiare il campo di gioco della partita: il vantaggio strategico di Microsoft non stia, ormai, nella pura tecnologia, ma proprio nell'ampiezza del ventaglio di attività e nella robustezza finanziaria. Anche General Electric ha d'altronde iniziato la propria storia come una azienda innovativa specializzata in tecnologia d'avanguardia: la lampadina elettrica e le turbine a vapore erano le applicazioni "di frontiera" degli ultimi anni del XIX secolo.
L'approccio potrebbe cominciare proprio dall'affare con Yahoo!, dove una combinazione avrebbe senso, ma dove la forte differenza di cultura aziendale fra il colosso di Redmond e quello di Sunnyvale. Una acquisizione in un ottica "GE", ossia lasciando autonomia del management, pur all'interno di una più rigida cornice di valutazione delle performance, permetterebbe di superare le maggiori obiezioni, mantenendo molte delle possibili sinergie di una combinazione: l'unione degli asset di Yahoo! con la potenza di fuoco finanziaria e l'imponente macchina commerciale di Microsoft.

Hat tip: Searchblog

tag: , , , , ,

giovedì, maggio 03, 2007

Addio a Pandora

Il servizio di radio virtuale Pandora non sarà più disponibile per gli utenti al di fuori degli USA. Ringraziamo caldamente la SIAE per questo.
Pandora fornisce uno dei servizi più interessanti ed innovativi nel campo della musica online: è possibile creare canali musicali personalizzati sui gusti dell'ascoltatore a partire dalla semplice indicazione di un artista o di un brano; un algoritmo prende in considerazione circa 400 parametri per poi fornire in streaming musica simile a quella scelta inizialmente. Quasi perfetto per scoprire nuovi autori, insomma.
Il servizio aveva già avuto difficoltà a causa dell'aumento di tre volte delle royalties da pagare per legge negli USA, l'unica nazione in cui il servizio era in teoria disponibile; la limitaizone era facilmente aggirabile indicando un qualsiasi CAP (ZIP code) americano per la residenza. Purtroppo, Pandora ha appena chiuso questa scpapatoia, bloccando gli utenti delle nazioni con cui non ha accordi per il pagamento delle royalties. Conoscendo la velocità della nostra SIAE, siamo condannati a rimanere senza Pandora per un bel pezzo.

Ecco il testo della lettera inviata agli utenti internazionali:

Dear Pandora listener,

Today we have some extremely disappointing news to share with you. Due to international licensing constraints, we are deeply, deeply sorry to say that we must begin proactively preventing access to Pandora's streaming service for most countries outside of the U.S.

It is difficult to convey just how disappointing this is for us. Our vision remains to eventually make Pandora a truly global service, but for the time being, we can no longer continue as we have been. As a small company, the best chance we have of realizing our dream of Pandora all around the world is to grow as the licensing landscape allows.

We show your IP address is '85.XX.XX.XX', which indicates you are listening from Italy. If you believe you are seeing this by mistake, we offer our sincere apologies and ask that you please reply to this email.

Delivery of Pandora is based on proper licensing from the people who created the music - we have always believed in honoring the guidelines as determined by legislators and regulators, artists and songwriters, and the labels and publishers they work with. In the U.S. there is a federal statute that provides this license for all the music streamed on Pandora. Unfortunately, there is no equivalent license outside the U.S. and there is no global licensing organization to enable us to legitimately offer Pandora around the world. Other than in the U.K., we have not yet been able to make significant progress in our efforts to obtain a sufficient number of international licenses at terms that would enable us to run a viable business. The volume of listening on Pandora makes it a very expensive service to run. Streaming costs are very high, and since our inception, we have been making publishing and performance royalty payments for every song we play.

Until now, we have not been able to tell where a listener is based, relying only on zip code information provided upon registration. We are now able to recognize a listener's country of origin based on the IP address from which they are accessing the service. Consequently, on May 3rd, we will begin blocking access to Pandora to listeners from your country. We are very sad to have to do this, but there is no other alternative.
We will be posting updates on our blog regarding our ongoing effort to launch in other countries, so please stay in touch. We will keep a record of your existing stations and bookmarked artists and songs, so that when we are able to launch in your country, they will be waiting for you. We deeply share your sense of disappointment and greatly appreciate your understanding.


domenica, marzo 18, 2007

Dopo iPhone, Googphone?

Google sta testando una risposta ad iPhone, il rivoluzionario telefono-palmare-ipod di Apple? C'è chi sostiene di aver partecipato ad una indagine a pagamento riguardo alla fattibilità del progetto e di avere in mano le prime immagini e qualcosa sulle specifiche del prodotto. Sappiamo cosa può fare Photoshop e comunque stiamo parlando di una "survey", non di un vero e proprio lancio, ma non si tratta comunque dell'unico indizio: la voce gira da alcuni giorni ed esiste persino una specie di conferma da parte di un manager della stessa Google.




(Hat tip: Business 2.0, Engadget)

tag: , , ,

mercoledì, febbraio 14, 2007

DRM Windows Vista: un favore alle major o la loro condanna?

Il DRM di Windows Vista ha sinora sollevato soprattutto le proteste non sia (sol)tanto un pericolo per la privacy degli utenti, Bruce Schneier sostiene che l'aspetto principale, invece, sia quello di essere un cavallo di Troia ai danni sia dei produttori di contenuti che di quelli di hardware, televisioni comprese. Potremmo arrivare all'apparente paradosso per cui la libertà di copiare file multimediali verrà difesa dalle Major di Hollywood.

Vista è stato progettato in modo da impedire o degradare seriamente la riproduzione di un file multimediale, nel caso ritenga che l'utente non l'abbia ottenuto regolarmente. Per farlo, Microsoft impone due condizioni: da un lato e' necessario che il file in questione sia compresso in un formato in grado di trasportare anche informazioni riguardo ad una sua eventuale copia o manipolazione e che quindi i produttori di contenuti si adeguino a standard imposti da Microsoft stessa; dall'altro lato, è necessario che i produttori di hardware impostino i propri driver in maniera tale da permettere il blocco dell'apparato nel caso Vista rilevi una violazione del copyright nel file che si desidera riprodurre.

Grosso favore a chi produce contenuti multimediali, blindando le loro entrate? No, per due motivi.

Il primo è che il DRM di Microsoft è stato violato lo stesso giorno in cui è stato presentato al pubblico. Nessun vantaggio, quindi, in temrini di sicurezza delle entrate.

Il secondo: Vista impone ai produttori di contenuti di adeguarsi ad uno standard di fatto proprietario di Microsoft. Si tratta di una copia della strategia con il quale Apple ha spazzato via la forza contrattuale dell'industria musicale: la casa della mela offrì ampia collaborazione con le major per lo sviluppo di un modello di distribuzione digitale dei contenuti, durante la fase iniziale di iTunes; poco dopo, i leader dell'industria musicale scoprirono rapidamente di non essere più in grado di dettare le politiche di prezzo.
Microsoft potrebbe farlo con quella del cinema e della TV. Quello che sembra - e dulcis in fundo, con i produttori di hardware. Se questi ultimi vorranno che le apparecchiature vendute funzionino correttamente su PC dotati di Vista, dovranno adattare

Come è possibile che i colossi dell'intrattenimento siano ciechi a un rischio di questa portata? Non lo sono. EMI ha già annunciato un suo ripensamento al riguardo e Sony ha abbandonato il campo della "protezione" dopo la debacle del 2005; le altre major nel frattempo stanno offrendo ben poca collaborazione a Microsoft, visti i dubbi sulla efficacia del modello di business intorno al DRM e le reazioni inferocite degli utenti al minimo problema. Insomma, la libertà dei cosiddetti "pirati" rischia di essere tutelata grazie ad una schiera di avidi capitalisti?


Hat tip : boingBoing, Bruce Schneier


tag: , , , ,

domenica, febbraio 11, 2007

Digg Rock Star: come un dodicenne diventa un opinion maker

Cos'e' una Digg Rock Star? Un dodicenne che potrebbe decidere la prima pagina del vostro quotidiano, influenzando la vostra visione del mondo e le vostre decisioni di acquisto.

Si tratta della definizione coniata da Michael Arrington, leggendo sul WSJ dell'influenza sproporzionata di un numero ristretto di utenti dei siti di "social media" come Digg, Reddit o del.icio.us nella composizione delle "prime pagine" di tali servizi e quindi nelle opinioni di chi li impiega come fonte di notizie ed opinioni.
Lo studio del Wall Street Journal e di Dappit demolisce molta della retorica sulla natura democratica e paritaria dei social media: anche in "comunità" del genere nascono rapidamente reputazioni e gerarchie, con utenti rispettati e presenti in maniera massiccia, in grado di esercitare una influenza sproporzionata sulla percezione di notizie, link e prodotti. Ad esempio, nel caso di Digg (900mila utenti registrati), 30 utenti hanno postato un terzo delle notizie e dei link in home page.

La novità, per chi non frequenti troppo i bassifondi di Internet, sta nel profilo di questi utenti: mentre in altri campi i professionisti e gli esperti la fanno da padroni, alcuni fra i principali utenti sono minorenni: nel caso di Reddit, Adam Fuhrer, dodici anni, è stato in grado di rimanere a lungo nelle primissime posizioni, con storie votate da 500 utenti.
Henry Wang, 17 anni, è stato a più riprese "l'utente numero 2" di Digg. Una sua segnalazione (1700 voti) ha portato il sito Famster.com, allora appena lanciato, ad essere visitato da 50mila utenti unici al giorno.

Ogni filtro in termini di competenza ed autorità sembra essere saltato. Cosa succederebbe se qualcuno volesse approfittarne? User/Submitter.com e Netscape hanno portato il modello alle naturali conseguenze: la professionalizzazione dei maggiori "trovalink", da un lato; il tentativo di manipolazione della prima pagina a fini di sfruttamento commerciale e marketing, dall'altro.

Netscape, abbandonato il campo di portali e browser, si è rilanciata come sito di social news; fra i suoi dipendenti, ora troviamo "nostro" Mr Wang, al suo primo lavoro fisso. Il dubbio sorge spontaneo: il suo nuovo datore di lavoro potrebbe ordinare di orientare il flusso di link ed i commenti verso una direzione che potrebbe compiacere gli inserzionisti? Probabilmente i danni alla reputazione e quindi al traffico sul sito di Netscape, nel caso la società indulgesse ad pratica simile, costituiscono un potente incentivo alla trasparenza e sono sufficienti per scongiurare questi rischi.

Il problema maggiore si pone invece con individui e aziende che puntano chiaramente al "voto di scambio", promettendo denaro in cambio di voti su Digg. Esiste già un nome, "payola scheme", preso a prestito da una pratica illegale nell'ambiente della radio, ossia quella di pagare una stazione radio perché trasmetta una determinata canzone, spacciandola per normale programmazione. Tutti i siti di social media sono ben consci del problema e cercano di tenere sotto controllo la situazione; speriamo ci riescano, vista la potenziale enorme utilità dei social media, oltre alla loro popolarità.


Hat tip:TechCrunch. , Wall Street Journal, Searchenginejournal,Problogger

tag: , , , , ,

mercoledì, gennaio 31, 2007

Gizmo Call : telefonia gratis direttamente dal Web

LA società di VoIP SIPphone sta lanciando Gizmo Call , il primo servizio di telefonia IP (via Internet) che permette di chiamare numeri fissi e ha bisogno di alcun software installato sul PC: basta scaricare un plugin che gira su Flash Player, digitare il numero di telefono. Per ora, solo USA, ma Skype potrebbe cominciare a preoccuparsi: la facilità d'uso è sempre un vantaggio notevole, anche se la qualità .

domenica, gennaio 21, 2007

Ragazzi in pigiama: cresciuti o fagocitati?

La Rete può davvero portare ad una rivoluzione nella comunicazione politica, nei contenuti oltre che nel puro contenitore, oppure verrà colonizzata dai "vecchi media"? Internet, negli USA, si sta consacrando mezzo primario di comunicazione politica, a pari dignità con TV e carta stampata. Questo successo nasconde tuttavia il rischio della conquista, da parte del vecchio establishment giornalistico, di una fonte di informazione che sembrava poter sfuggire all'egemonia collettivista nei media.

Hillary Clinton non è andata in televisione per annunciare la propria candidatura come pretendente del Partito democratico alla Presidenza USA; lo ha fatto tramite il proprio sito Internet: articolo e soprattutto un video per annunciare la nuova avventura.
Quasi in contemporanea, John F.Harris, il direttore della pagina politica del Washington Post, ed una pletora di commentatori politici escono da posizioni di prestigio e potere nei quotidiani, in radio e televisione, per partecipare all'avventura di The Politico, quotidiano esclusivamente politico e,per la prima volta, centrato sulla versione online - anche se vi saranno una edizione cartacea nei giornidi sedute parlamentari ed un accordo con CBS per l'impiego del materialiein TV.

Non possiamo che essere felici, ma rimane un dubbio: Saranno insomma i ragazzi in pigiama, i "citizen journalist" ad avere la prima fila nel nuovo contesto, oppure le vecchie volpi, la vecchia casta giornalistica ideologicamente modificata, si limiterà a traslocare dalla carta stampata e dalla televisione verso Internet? Il rischio a mio parere è forte, ma è e persino maggiore in Europa rispetto agli USA.
Da un lato, la migrazione di nomi celebri è una prestigiosa conferma ed aumenta esponenzialmente la credibilità di Internet. D'altro canto, uno spostamento in massa rischia di riproporre sul nuovo medium anche le dinamiche di potere, i tic e le propensioni all'autocensura emerse nel campo dei media tradizionali, spiazzando la blogosfera invece che integrarsi con essa.

Questo rischio è forte soprattutto nei Paesi dove i media tradizionali rimangono la riserva indiana di una nomenklatura che si è dimostrata nel torto ovunque ha espresso una visione, ma che rimane insuperabile nelle capacità propagandistiche e nell'autocensura.

In Italia, osserviamo attenzione alla notizia ed agli sviluppi americani; abbiamo una vibrante blogosfera ( oltre ai "soliti sospetti, abbiamo lui e lui per dare due esempi), coraggiose iniziative di citizen journalism, vuoi soprattutto politico, vuoi maggiormente generalista, addirittura di respiro internazionale, ma temo ci si ritrovi ancora troppo indietro: la politica non comprende, producendo anche troppo spesso siti Internet monchi, vetrine a malapena promozionali, presenti per volontà di pochi coraggiosi oppure pensati quali gadget necessari per non apparire "antichi". Il "big business" non è da meno: Telecom Italia subappalta il proprio sito di social news ad una gang di pur gradevoli simpatizzanti degli extraparlamentari di sinistra, che cercano di applicare istintivamente ad Internet gli stessi metodi censori appresi dai cantori dell'egemonia culturale "antropologicamente superiore".
In generale, temo che l'Italia soffra ancora dell'illusione pauperista di ottenere informazione gratuita, sia all'interno di canali generalisti che di pubblicazioni specializzate:in realtà quello che s'ottiene è, troppo spesso, propaganda; o nel migliore dei casi, pubblicazioni rese possibili da un mecenatismo politicamente schierato, che purtroppo lascia aperta la porta a guerre mediatiche sull'imparzialità degli autori e sull'influenza di fattori estranei al merito delle questioni.


Hat tip: Camillo, The Huffington Post

T'back: The Right Nation, Phastidio.net

tag: , , ,

martedì, gennaio 09, 2007

Habemus iPhone

iPhone, il prodotto di Apple più atteso e su cui si è fantasticato più a lungo, sino a divenire quasi sinonimo di vaporware , è finalmente fra noi. Era il 2001 quando si incominciò a parlarne, adesso è una realtà .
Non sottovalutiamo l'evento, considerandolo una notizia per "nerd": e' riuscito a smuovere gli indici di Borsa, invertendo una tendenza fino a quel momento negativa.
Sarà vera gloria? Gli scettici, almeno dal punto di vista del successo economico e finanziario, abbondano e non hanno tuti i torti: nel 2001 un iPhone sarebbe stata una idea rivoluzionaria, adesso si tratta di un prodotto che di fatto già esiste, in versioni meno raffinate. Inoltre, il settore della telefonia cellulare è persino più competitivo di quello dei PC e dei lettori Mp3, dove almeno Apple aveva un'arma unica: il design, una leva che invece nel campo dei telefonini è già stata ampiamente sfruttata. Vero , d'altro canto, che si dicevano cose simili per iPod al momento della sua uscita.

Io so soltanto una cosa: guardo iPhone e, per la prima volta, sono quasi tentato di comprare un prodotto Apple.


Update: Giuro, non l'avevo visto



tag: , ,

lunedì, gennaio 08, 2007

Motorola, i guai non finiscono mai?

Non c'è pace per Motorola. Dopo il capitombolo in Borsa dovuto al profit warning per il 2007, ecco una grana anche peggiore: Nokia ha presentato al CES di Las Vegas il nuovo N76, di fatto un clone, stilisticamente parlando, del Motorola Razr.
Il Razr è il telefonino che ha risollevato le sorti di Motorola, grazie alle doti estetiche ed a soluzioni tecniche all'avanguardia; il punto debole è sempre stato il software, dall'assenza del T9 alla generale lentezza e ridotta facilità d'uso.
Nokia fornisce un design virtualmente identico, aggiungendo però il miglior software in circolazione, proprio sui punti deboli del RAZR. A meno di clamorosi autogol di Nokia o di un colpo di scena, l'impressione è che non ci sarà partita.


Technorati tags: , ,

Template Designed by Douglas Bowman - Updated to Beta by: Blogger Team
Modified for 3-Column Layout by Hoctro. Credits: Daryl Lau, Phydeaux3